[BEST OF 2017] Le migliori serie tv scelte da Ferretti Cammina con Me

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Tema: cosa ho fatto quest’anno invece di trovarmi un lavoro. Svolgimento:

10) American Crime S3 [Abc]

La migliore serie che non avete guardato. E infatti l’hanno chiusa. Li mortacci vostra. Fin dal nome è facile confonderla con American Crime Story, ma in realtà c’entra poco. Mentre la serie su OJ Simpson è in realtà un dramma giudiziario convenzionale e piuttosto scemo con John Travolta che cerca di fare il maggior numero di faccette buffe possibili senza slogarsi la mandibola, American Crime è un attacco spietato e serissimo ai mali della società statunitense. Attraverso il pretesto di un poliziesco senza poliziotti, AC vi spiattella sullo schermo argomenti simpatici come omofobia, razzismo, brutalità poliziesca e altre cose divertenti che non farò mai più. La terza stagione è la più desolata delle tre: le storie si frammentano e si moltiplicano, in una fotografia spietata di un mondo in cui tutti sono vittime, anche i carnefici.

9) Big Little Lies [HBO]

Sapete cos’è irritante? Quanto una serie approda in tv con l’arroganza di essere l’evento dell’anno. BLL è così. Un grosso produttore, cinque attrici di prima fascia, un regista quasi premio Oscar e un tema di attualità: una serie pensata per fare incetta di premi. Sapete cos’è ancora irritante? Che se li merita tutti.

8) America Gods S1 [Starz]

Adesso dico una cosa che mi frutterà dei nemici nella temibilissima comunità nerd: American Gods, il romanzo di Neil Gaiman, non è poi granché. Lo showrunner Bryan Fuller, così come aveva fatto per quel capolavorone di Hannibal, migliora il materiale di partenza riuscendo ad esservi perfettamente fedele e a stravolgerlo allo stesso tempo: se da un lato riprende intere scene e dialoghi in modo testuale, dall’altro approfitta del tempo in più concessogli per allargare lo sguardo, ricomporre le digressioni e approfondire i personaggi secondari solo abbozzati nel romanzo (gli episodi sulla backstory di Laura Moon, non a caso, sono tra i migliori). Il tutto viene ulteriormente impreziosito da una narrazione molto visiva, che non ha paura che la gente cambi canale durante le scene mute, e che per questo si permette lunghe parentesi psichedeliche. Una menzione speciale la meritano le scene con Bilquis e la convention dei gesucristi (che non è quella che ho fatto io dopo essermi chiuso la mano nella portiera della macchina).

7) Better Call Saul S3 [Amc]

Dopo una prima stagione goffa (che è un modo delicato per dire che faceva cacare), BCS è riuscita a costruirsi un proprio mondo indipendente dalla serie madre. Con la terza stagione, diventa sempre più chiaro che vedere la nascita del sottobosco criminale a cui abbiamo dato solo un’occhiata in Breaking Bad è la cosa meno interessante della serie. Il meglio di BCS sta nella parte più autonoma da Breaking Bad: l’evoluzione del rapporto e lo scontro Jimmy e Chuck. Una menzione particolare nell’ottimo cast se la merita Jonathan Banks, che riesce a essere credibile come duro minaccioso anche dimostra un milione di anni e non riesce manco a chinarsi.

6) Legion S1 [Fx]

La via intellettuale al supereroe. Noah Hawley, il signor Fargo, prende un personaggio secondario vagamente collegato agli X-Men e lo usa per tirarci fuori un caleidoscopio psichedelico con l’occhio puntato sugli anni ’60. Se c’è un filo conduttore in questa classifica, che unisce American Gods, Legion e (spoiler) la prima classificata, è la predilezione per un racconto che procede con le immagini più che con le parole. Se avessi una vaga idea di quello che sto dicendo parlerei di significante e di significato, ma a semiotica m’hanno bocciato due volte quindi fa niente. In Legion le scene psichedeliche siano delle parentesi ininfluenti nel flusso della storia; al contrario, sono lo strumento principale per portare avanti il viaggio dentro la mente di quell’allegro pazzerello del protagonista. E la serie è tutta una sequela di trovate surreali una meglio dell’altra. La mia preferita? La parte in cui c’è Jemaine Clemaine vestito da palombaro che vive in un cubetto di ghiaccio.

5) Mindhunter S1 [Netflix]

Più che una canonica caccia al serial killer, la serie prodotta da David Fincher è una ricostruzione storica degli albori delle tecniche di profiling nell’F.B.I. In questo senso è una specie di Masters of Sex coi morti ammazzati al posto del sesso. Con la differenza che Mindhunter è meglio perché l’omicidio seriale è più bello vederlo su uno schermo che parteciparvi nella vita reale. Al contrario del sesso.

4) Rick & Morty S3 [Cartoon Network]

Dan Harmon è un ometto con gli occhi da pazzo che ama sfoggiare una folta barba bianca e una bella pancia rotonda. Incidentalmente, quando non è occupato ad acconciarsi la barba o a ingozzarsi di carboidrati complessi, è il migliore scrittore che sia in giro per la televisione americana in questo momento. Dopo aver guidato per cinque delle sue sei stagioni Community, vale a dire la migliore serie comica degli anni 2000, adesso è al timone insieme a Justin Roiland di quel carosello impazzito di umorismo, sci-fi e ultraviolenza di nome Rick & Morty. In questa stagione, tra le altre cose, Rick sfida Barack Obama a una sfida mortale a colpi di armi ipertecnologiche e poi si trasforma in un cetriolo. Se non ve lo vendo così.

3) The Handmaid’s Tale S1 [Hulu]

THT è così alta in classifica non solo perché c’è Elisabeth Moss, vale a dire l’attrice più brava e talentuosa e affascinante e bella e carismatica e DIO ELISABETH SPOSAMI SUBITO NON MI IMPORTA CHE SEI DI SCIENTOLOGY.

Ma sto divagando.

THT, come la migliore fantascienza, usa la distopia per spiegarci quanto è facile per uno stato diventare dittatura nell’indifferenza generale, e anzi con l’appoggio delle persone normali e non solo di quelle che votano Adinolfi. Ed il merito vero è che ci riesce senza fare un predicozzo col ditino alzato, ma attraverso un racconto che non smette mai di essere avvincente.

2) Bojack Horseman S4 [Netflix]

Alla quarta stagione, BH si conferma una delle cose meglio scritte che si possano vedere in televisione. Prima ti distrae con gli animaletti buffi, poi ti prende a calci sui denti. Proprio come la vita.

1) Twin Peaks: The Return [Showtime]

Che sorpresa, vero? Non solo è la nostra intestazione a obbligarci a questa scelta, ma anche il fatto che il Times e i Cahiers du Cinema ci hanno preceduti nell’eleggere il ritorno di Twin Peaks come serie dell’anno. E vi immaginate se gli davamo torto poi la stampa internazionale come ci ricamava sopra? Già vedo i titoli: “Ferretti Cammina Con Me smentisce i Cahiers Du Cinema”… no, meglio evitare le polemiche.

E parlare del ritorno della madre di tutte la televisione moderna non è facile. Venticinque anni fa Twin Peaks è sbarcato sugli schermi e ha spiegato al mondo che un’altra televisione è possibile. Oggi, si ripresenta trasformato in una scheggia impazzita di pura follia in prima serata, che non somiglia a nient’altro che abbiate mai visto e al cui confronto le altre serie tv sembrano tutte Un Posto Al Sole. Volevate il revival puro e semplice delle atmosfere della serie originale? Ah! Lynch vi ride in faccia, poi vi strappa di mano il cofanetto con i dvd delle prime due stagioni, gli dà fuoco e si allontana cantando Otis Redding con le spalle rivolte all’esplosione.

Ci vediamo tra altri venticinque anni, maestro.

Firmato: i Geni della pagina Ferretti Cammina Con Me  

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