[BEST OF 2017] I migliori album elettronici scelti da Bad Selection

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Ciao. Hai visto che bello? Un altro anno è agli sgoccioli e con esso, probabilmente, la tua fiducia nella vita. Sta di fatto che questo è esattamente quel bel periodo in cui si parte da un assunto che dovrebbe riempirti di orgoglio, e cioè che tu, povera ameba di un essere umano comune, abbia vissuto per dodici mesi con le orecchie improsciuttate ed il cervellino spento, in una sorta di coma uditivo che ti abbia impedito di ascoltare/recepire qualsivoglia suono o nota musicale.


Ed è proprio a questo punto che entrano in giuoco quelli bravi, eroi indiscussi del mondo dell’internet e profeti del verbo universale, che in fretta e furia iniziano a stilare classifiche su classifiche per salvarti da questo tuo imperdonabile vuoto, dandoti oltretutto la possibiltà di superare con decenza l’impasse di una conversazione civile con altri esseri umani talvolta si palesasse l’argomento musicale. O perlomeno nel tentativo di renderti pur sempre meno ameba che se nessuno ti avesse preso per la manina e ti avesse detto quali siano i dischi che ti debbano piacere di più e in quale ordine. Supporre che tu sia in grado di farlo per conto tuo è semplicemente utopico, eretico e blasfemo, perciò fatti servire. Ciuccia dalla tettina dei tuoi amichetti musicofili e vivi felice.

Non ti sembra esattamente la premessa perfetta per presentarti una bella classifica di fine anno?
Benissimo.
Qui sotto trovi quello che a nostro parere è stato degno di nota, per un motivo o per un altro. Magari perchè, ad esempio, qualcuno di questi tizi è un nostro amichetto scappato di casa e ci ha chiesto per favore di inserirlo. O magari perchè qualcuno di questi dischi ha una copertina ipnotica e non lo abbiamo neanche ascoltato davvero.
Chissà… Sappiamo benissimo che non ci troverai alcune di quelle cosine lì di cui tutti i tuoi eroi parlano e hanno parlato, ma d’altra parte se ci guardi bene noi non siamo proprio lo stereotipo degli eroi, o quantomeno non abbiamo (ancora) un bel costume calzamaglioso. Non ti diciamo chi/cosa manca dalla lista così non ti mettiamo la pulce nell’orecchio, ma se ti dovesse venire in mente e ciò dovesse farti innervosire, sei liberissimo di andare a leggere quelli che ti infilano tutti i tuoi preferiti.  Tanto sappiamo perfettamente che leggi le classifiche soltanto per veder confermato quello che già pensi e di certo non per beccare qualcosa di bello che ti possa essere sfuggito, quindi siamo più che fiduciosi che tu sappia darti soddisfazione anche senza il nostro aiuto.

Note:

– Abbiamo volutamente escluso gli EP, altrimenti la classifica sarebbe stata troppo lunga e sappiamo bene che la tua attenzione dopo una manciata di minuti inizia a vacillare, quindi abbiamo evitato (però, tipo, vatti a sentire di corsa Eris Harmonia dei Lakker e Skin degli Emptyset);

– I dischi che vedi sono in ordine sparso, non abbiamo un numero uno nè un numero dieci. O magari ce li abbiamo ma vogliamo fare i politically correct. O magari è una responsabilità troppo grande, e non essendo quegli eroi di cui sopra, non ce la sentiamo e preferiamo fare i pusillanimi.

❤ D-Key.

Fuori classifica —> Autechre – JNSN CODE GL16 / spl47 :

Ok, avevamo detto niente EP, ma stai calmo.
Gli Autechre sono belli a prescindere, qualsiasi cosa facciano. Da quando si alzano la mattina e accendono le lucine di Natale del loro studio -anche senza aver fatto colazione o essersi lavati i denti-, a quando si mettono il pigiamotto e si ritirano sotto le pezze calde.
Se si mettessero a fare una lasagna, probabilmente la farebbero meglio di tua nonna.
Sono fuori classifica perchè sono fuori dal mondo e dall’umana comprensione, e perchè di fatto quest’anno ci hanno regalato “solo” un EP.
Così, giusto per solleticare la fantasia e stuzzicare ancora i tuoi neuroncini dopo i duecentoquaranta e passa minuti di Elseq 1-5 dello scorso anno. Che per inciso hanno bisogno di ben più di un anno per essere seriamente metabolizzati.

La Canzone:  JNSN CODE GL16

James Holden & The Animal Spirits – The Animal Spirits:

Quel ragazzotto dalla faccetta un pò scema ma con il cervellino grande grande di Giacomino è cresciuto, ha messo su una band e ha deciso di iniziare a giocare anche con gli strumenti veri (e per “veri” intendiamo quelle cose che si suonano con plettri, bacchette e dita) oltre che con i bellissimi trip di spippolamenti synthosi che lo hanno da sempre contraddistinto.
Non che avesse bisogno di crescere, sia chiaro, ma tu assecondaci lo stesso.
Il risultato è bello tanto, pieno zeppo di idee e di sostanza.
Ipnotico, onirico, a tratti psichedelico, ricco di respiri progressive e con sfiziose derive esotiche, ma senza affatto sembrare un feticcio nostalgico settantiano.
Il tutto è poi condito dal fatto che si tratti di un’unica mega registrazione live in studio senza troppi smanacciamenti di post-produzione, cosa che in qualche modo lo rende ancor più fascinoso.
E bravo Giacomino!

La Canzone: Each Moment Like The First

Nathan Fake – Providence :

Ed ecco qui il compagno di merende del ragazzotto di cui sopra. Da cui però ha divorziato per approdare sulla Ninja Tune, a quanto pare soprattutto per dare una bella sferzata al suo sound e proporre un Nathan diverso da tutti i modi in cui si era fatto conoscere.
Sbucano persino un paio di collaborazioni. Una, inaspettatissima, con Prurient (), ed una, curiosa, con Raphelle dei Braids.
Providence è potente e sporchissimo, contemporaneamente rumoroso e morbido, distaccato ma avvolgente, familiare ma alieno.
Cercando un’audace metafora di quelle che funzionano tanto nelle recensioni perchè non vogliono dire nulla, sembra un pianeta gassoso con l’atmosfera densissima color rosa salmone, zeppo di flash di luci colorate sgargianti che si palesano da tutte le parti.
Anche senza aver preso acidi. Leggermente ambizioso/presuntuoso, forse, ma noi tifiamo sempre per i presuntuosi. Quando se lo possono permettere.

La Canzone: DEGREELESSNESS feat. Prurient

Arca – Arca :

Che ti parliamo a fare ormai di Arca? Da quando lo abbiamo ficcato due anni fa nella prima classifica ad oggi, è semplicemente sulla bocca di tutti. Sarebbe quasi più sensato parlare del suo ultimo raffinatissimo outfit di scena e di quel golosissimo tacco dodici smaltato, piuttosto che sprecare altre parole inutili sulla bellezza delle sue cose.
Con questo self-titled (come dicono quelli bravi), si fa avanti in prima persona anche in qualità di cantante, cosa che prima di rapirti e straziarti l’anima ed il cervello, potrebbe crearti qualche piccolo scompenso. Ma tu sii coraggioso e prosegui sulla tua strada fino in fondo.
Ne uscirai massacrato emotivamente, preso a sassate da armonie struggenti e accoltellato da una voce straniante, ma fidati che ne sarà valsa la pena.

La Canzone: Reverie

Brainwaltzera – Poly-Ana :

Chi è costui? Non ne abbiamo la minima idea (uno di quegli amichetti scappati di casa di cui parlavamo? Chissà…).
Eppure Poly-Ana è davvero un bel disco.
Un mito da omaggiare ed un obiettivo chiaro e deciso da raggiungere, quasi dichiarato, a tratti ostentato: Aphex Twin ed il suono della Rephlex Records in generale.
Eppure il risultato si discosta da una mera e fredda imitazione, divenendo qualcosa a se stante, di cui sono innegabili le origini culturali ma dalle quali riesce in qualche modo ad emanciparsi con stile e personalità.
Un esordio interessante che promette un futuro ampio e brillante.

La Canzone: 9 kurrytee [MIDI_2_CV]

Blanck Mass – World Eater :

Ormai lanciatissimo sulla sua carriera da solista, Blanck Mass, al secolo Benjamin John Power ma soprattutto ex Fuck Buttons, se ne esce con un disco aggressivissimo, violento e pieno di energico fomento. E non lo diciamo soltanto soltanto perchè a suggerirlo in copertina ci sono le fauci di una qualche bestiolina feroce.
Distorsione, noise e adrenalina sono le parole chiave alla base di World Eater, senza però disdegnare momenti più rilassati così come innesti di strutture più “pop” (leggi “paracule”) che ne alleggeriscono e potabilizzano l’ascolto pur senza intaccarne la possenza.
Uno di quei dischi che dovresti metterti a ripetizione e a volume altissimo prima di andare a litigare con il tuo capo.

La Canzone: Silent Treatment

Mount Kimbie – Love What Survives :

I già promettenti e succosissimi Mount Kimbie fanno decisamente un bel salto di qualità dimostrando di essere finalmente diventati grandi e ripagando a pieno la fiducia in loro riposta.
Ci si discosta dai rigidi beat più strettamente elettronici, verso incursioni delle influenze più disparate.
La regia di questa man bassa di suoni è impeccabile, e Love What Survives prende la forma di un’opera incredibilmente interessante e matura, personalissima e strapiena di spunti.
Accattivante e sensuale, trasversale tanto nelle atmosfere che nell’approccio, i Mount Kimbie confezionano un prodotto elegantemente delizioso nonchè capace di conquistare davvero tutti.
Potrebbe essere la scelta musicale giusta per darti un tono senza sembrare pazzo da legare quando vuoi fare colpo sulla mal capitata di turno.

La Canzone: Audition

Shackleton & Anika – Behind The Glass :

Shackleton è un piccolo cuoricino di genietto, e se non te lo sei mai filato abbastanza, vedi di recuperare alla svelta.
Quest’ultimo lavoro con Anika sembra l’ennesimo delirio di un artista pazzoide vittima della sua brillante ispirazione estemporanea. Una di quelle cose che non puoi fare a meno di amare a prima vista, insomma.
Si tratta di quattro lunghissimi pezzi in grado di catapultarti all’istante in un mondo di sciamanesimo e percussioni esotiche, attraverso synth assurdi ed arrangiamenti fuori dal mondo. Tutto ciò mentre la voce di Anika ti accompagna per manina come un mantra messianico che ti risuona nei meandri del cervello.
Qualcosa di ipnotico e seducente dentro cui abbandonarti verso un trip catartico e sensuale.
Se te lo stai chiedendo, no, non ci è presa un’anacronistica deriva new age, ma Behind The Glass è la cosa più vicina ad una meditazione che tu possa sperimentare quest’anno.
Ayahuasca facoltativa.

La Canzone:  The Future Is Hurt / Dirt and Fields

Forest Swords – Compassion :

Emozionalità e trip rarefatti degni di una mente malaticcia ed iper-sensibile.
Matthew Barnes conferma tutte le ciarle positive che girano sul suo conto fin dai tempi di Dagger Paths nell’ormai lontano 2010.
Rispetto ai capitoli precedenti, le atmosfere vanno sempre più perdendosi in una matassa eterea che punta a prenderti a pugni direttamente in pancia mentre ti fa l’agopuntura sul cervelletto.
Il tutto viene condito da un’onnipresrnte anche se mai soverchiante sensazione di rituale occulto primordiale, che conferisce all’insieme un sapore di intrigante misteriosità.
Se sei una persona patologicamente iper-sensibile è probabile che Compassion ti faccia riflettere sul senso della vita e del mondo, spingendoti a bere più del solito.
Hai visto? Ti abbiamo trovato anche una scusa per concederti due shot in più. Come se poi ne avessi bisogno.

La Canzone: Raw Language

Alessandro Cortini – Avanti :

Che si tratti di un giudizio volto alla perfezione del sound design e alla bellezza delle timbriche prodotte dai synth utilizzati, o che sia invece un ascolto basato sulla struggenza delle semplici ma devastanti melodie composte, Cortini non sbaglia mai un colpo.
In qualche modo riesce a tradurre la complessità della ricerca sonora di cui è inguaribile nerd, in un messaggio così talmente umano ed emozionale da riuscire a commuovere senza fatica l’animo più cinico e finanche il tuo cuoricino di pietra.
Anche se eri nascosto nel buio della tua cameretta, lo sappiamo che hai pianto come un bimbo, quindi non fare il vago.
Avanti è solo la conferma di una formula già consolidata ed infallibile a cui neanche stavolta siamo in grado di resistere.
Pelle d’oca e kleenex alla mano.

La Canzone: Perdonare

Jasss – Weightless :

Una signorina ispanica che fino ad una manciata di settimane fa non sapevamo neanche esistesse, e che invece a metà dicembre, praticamente sul “gong”, se ne esce con questo LP di debutto che ci ha fatto decisamente strabuzzare gli occhietti.
Proveniente da lavori certamente più dancefloor e ritmici, fortemente influenzati da una certo qual gusto post punk ed industrial ma impiantato su strutture techno, electro ed acid (prego ascoltare l’EP “Mother”), con Weightless Jasss cambia registro andando brutalmente a scavare nella matrice più sperimentale della sua personalità artistica.
Il risultato è un disco impregnato si di industrial, ma un’industrial masticato e digerito insieme a drone, soundscapes, noise e persino qualche innesto di malatissimo jazz, in un percorso cerebrale ed emotivo oscuro ed alienante, magnetico ed attraente.
Decisamente uno degli artisti da tener d’occhio nel prossimo futuro.

La Canzone: Every Single Fish In The Pond

Grandi esclusi dalla nostra selezione sono Clark (ormai gli vogliamo bene come a md uno di famiglia), Ben Frost (che ha la barba più bella del mondo) e Antwood (quell’amico un pò strano che però ti fa sempre un sacco di tenerezza).
Avremmo voluto ficcarceli dentro a tutti i costi, ma converrai con noi sul fatto che una “classifica” da 13 posti non si possa vedere.
Quindi abbiamo barato e in pratica te li abbiamo citati qui, altrimenti non ci saremmo potuti guardare allo specchio domani mattina.
Ciao, ci vediamo fra dodici mesi.