La capitale Domenica è stata ancora una volta bloccata dal traffico, stavolta da un traffico umano però. La fiumara di partecipanti alla XVIII edizione della maratona di Roma, ha infatti costretto la città a bloccare numerose linee dei mezzi pubblici e a limitare la viabilità per poter svolgere al meglio la manifestazione sportiva. Nonostante il risentimento di alcuni (pochi) turisti, l’evento si è svolto alla grande e con percepibile entusiasmo. All’arrivo i corridori (tra agonisti e amatori) erano ben 12688, cifra che supera anche il record dello scorso anno (12611) e che quindi conferma il valore d’intrattenimento di questa corsa.
IL PERCORSO- Affascinante per la difficoltà del tragitto e per la prestigiosità dei luoghi che attraversa, ha attirato anche stavolta un Numero non esiguo di corridori di alto livello: 75 per la precisione i top-runner partecipanti. Ad essere precisi il percorso ha subito alcune lievi modificazioni, proprio per ovviare all’estrema durezza che contraddistingue la maratona romana rispetto a quella di altre metropoli (vedi quella di Londra che oppone la facilità di un fondo piano alla difficoltà delle salitelle e dei s.pietrini nostrani). Nonostante le leggere modifiche non è stato registrato alcun record, secondo tempo di sempre quello ottenuto dal vincitore. Ma a scanso di equivoci, per coloro che non seguono troppo una disciplina come questa, i record sulla maratona assumono un’importanza assolutamente irrilevante rispetto ai record delle gare su pista. Nella maratona il fondo di gara cambia di luogo in luogo con una discriminante ogni volta davvero troppo variabile, cosa che può rendere il record solamente un dato indicativo.
UN ALTRO DERBY- Nel piacevole avvio in cui la folla dei partecipanti ha colorato il sentiero cittadino, si è distinto da subito il gruppo degli agonisti guidato a spron battuto da un collettivo quasi in toto africano. Tra i primi 25 piazzamenti infatti un vero e proprio alternarsi tra Kenya ed Ethiopia con l’unica eccezione al dodicesimo piazzamento del fondista ucraino Vasyl. Si può dire quindi che la capitale ha stavolta ospitato un altro derby, straniero e tutto diverso. L’ennesimo tra etiopi e kenyani che proseguono in questa sfida tra titani che li ha resi ormai padroni di quasi tutte le piazze di qui a vent’anni (unica vera debolezza nello strapotere è stata forse la naturalizzazione a statunitense del volpone Bernard Lagat che prima correva per il Kenya). Ebbene la sfida sui 42 di Filippide se la aggiudicano le casacche rosse e nere del Kenya, grazie alla superlativa prestazione del giovane Kanda Lokobe capace di chiudere in 2h08’04″. Il gioiellino kenyano, davvero giovane (24 anni) per configurarsi già come maratoneta, si è dimostrato un atleta già praticamente maturo sia dal punto di vista tecnico che mentale, chissà se avremmo occasione di vederlo macinare km anche in pista. La seconda piazza va ancora al Kenya (con Samson), solo un terzo posto per la nazione del diesel Bekele (ancora fuori) con Abebe. Anche la classifica femminile ha visto trionfare la keniota Kimutai, al secondo posto l’etiope Bekele (non Kenenisa, è chiaro) e terzo piazzamento per la russa Kolayova.
La corsa si è conclusa verso le 16, orario fino al quale corridori e spettatori sono rimasti a ravvivare la bellissima atmosfera creata da questa manifestazione. Una giornata che ancora una volta può far riflettere sull’importanza di sostenere un simile evento, momento d’aggregazione eccezionale e veicolante i valori che più contano della cultura sportiva. Il tutto è stato purtroppo parzialmente avvilito dalla morte (causata da un malore) di un anziano che militava nell’assistenza alla corsa, un brutto accaduto che proprio non ci voleva.
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