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Creatura: l’infernale mostro sonoro degli OvO

Creatura: l’infernale mostro sonoro degli OvO

Parlare di Creatura degli OvO nel 2017 mi risulta meno ostico di lavori universalmente riconosciuti come meno spigolosi a livello di sonorità: sarà una questione di empatia.

Questo disco lo immagino un po’ come una colonna sonora per un ipotetico film intotalato “Il cielo sopra Dalverme” (locale off pignetino, nel quale la “cretura” OvO è di casa) dove Nick Cave and The Bad Seeds vengono sostiuiti dal duo “heavy” romagnolo: paragone che non riguarda la forma musicale ma come vengono veicolate suggestioni e umori analoghi legati al decadimento circostante e allo snaturamento delle masse autoctone.

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Se nella Berlino di Wenders gli angeli del cielo erano protagonisti e testimoni di una grigia e nichilista città di inizio ’80, qui, in una desolante e annullata società romana post tutto, queste creatura sotterranea sembra essere a suo agio nel testimoniare musicalmente tanta angoscia e solitudine (spirituale) di chi ancora resiste a un’omologazione sterile.

Tecnicamente Creatura ci propone alcuni elementi consolidati nei precedenti lavori (growl, feedback acufenici, strumenti a corde deraglianti e un drumming potente ma secco), inserendone ampiamente altri, grazie anche alle collaborazioni di Rico dei Uochi Toki e Morkobot, come beat ed altri elementi elettronici che si sposano alla perfezione con il loro rito metal/industrial (e molto altro).

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Come una creatura infernale si passa dallo scream di “Satanam” al noise oscuro di “March Of The Freaks”. In mezzo tante belle, ma cupe, cosucce: l’elettronica, ritagliata a misura per il mood degli OvO, di “Buco Nero” e “Buco Bianco”, la vena trip-hop (d’acciaio) di “Matriarcale”.

Approcciarsi a questo nuovo mostruoso figlio di Bruno Dorella (principalmente batteria) e Stefania Pedretti (principalemente chitarra e urla), richiede un certo coefficiente di empatia per le loro sonorità. Immaginatelo come un un disco perfetto da far urlare nelle profondità della cantina del già citato Dalverme, sotto il mondo che scorre in superficie. Sicuramente non è suono da spritz o da brunch, è la colonna sonora di un mondo cupo che genera creature schive alla luce artificiale dei nostri giorni.

Marco Loretucci

 

gennaio 17th, 2017

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