The Breeders – Due date a giugno in Italia!

0

IL GRANDE RITORNO DELLA BAND DI CULTO AUTRICE DELL’INDIMENTICABILE LAST SPLASH!

05 giugno 2018 – Ferrara – Cortile Estense

Ferrara Sotto Le Stelle

Inizio live: 21,00

Biglietto: 20 euro +d.p.

PREVENDITE DISPONIBILI DALL’11 GENNAIO: 

Ticketone – www.ticketone.it – 892.101

Vivaticket – www.vivaticket.it – 892.234

Do It Yourself – www.diyticket.it – 892.369

06 giugno 2018 – Milano – Santeria Social Club

apertura porte:19,30

inizio concerti: 20,15

Biglietto: 22 euro +d.p.

PREVENDITE DISPONIBILI DALL’11 GENNAIO:

Ticketone – www.ticketone.it – 892.101

Le Breeders sono diventate incredibilmente popolari per il loro album Last Splash, registrato nel 1993 da Kim Deal, Kelley Deal, Jim Macpherson e Josephine Wiggs, e pubblicato su 4AD.

L’album è stato spinto dalla immortale “Cannonball” (con l’iponico e indimenticabile video di MTV diretto da Kim Gordon e Spike Jonze) e da un anno on the road – incluso anche un tour di supporto al tour In Utero dei NirvanaTutto è culminato nell’epico tour di Lollapalooza del ’94, quando Last Splash è diventato disco di platino e il Melody Maker ha definito The Breeders come “la band più casualmente geniale in circolazione”.

Nel 2013, Kelley, Kim, Jim e Josephine si sono riuniti per il ventesimo anniversario di Last Splash. 4AD ha ristampato l’album come cofanetto deluxe, e la formazione “classica” della band ha fatto il giro degli Stati Uniti, dell’Europa, dell’Australia e del Sud America, esibendosi in festival e registrando praticamente otto mesi di show sold-out!

Da allora il quartetto si è rimesso a lavoro per registrare un nuovo album.  Ad ottobre è arrivato così il singolo Wait In The Car, che per la prima volta dopo Last Splash vede riuniti tutti i membri originari della band: Kelley Deal, Kim Deal, Jim Macpherson e Josephine Wiggs.

 

[BEST OF 2017] I migliori live scelti dalla nostra redazione fotografica

0

Il 2017 verrà ricordato come una grande annata per la musica live in Italia. E noi della redazione fotografica di Radio Kaos Italy abbiamo le prove.. ecco gli scatti dei concerti che più ci hanno emozionato quest’anno. Eravate anche voi sotto palco con noi?

Redazione Fotografica Radio Kaos Italy:

Alessandro Campisi

Martina Sperduti

Marta Bandino

Francesca Romana Abbonato

Marco Loretucci

Manuel Aprile

Dario Argenziano

Alessio Belli

Per vedere tutti gli altri report, cliccate qui.

 

[Kaos Live Report] Ghemon @Monk 09/12/2017

0

Nonostante il freddo glaciale, un nutrito gruppo di persone ha lasciato le proprie abitazioni per recarsi al Monk. Il motivo? La data romana di Ghemon.

Inutile girarci intorno: Mezzanotte di Ghemon è uno dei dischi italiani dell’anno. A prescindere dal genere, dai gusti, dalle aspettative, l’ultimo lavoro di Gianluca Picariello si è imposto fin da subito come un lavoro clamoroso, segno di una evoluzione e un cambiamento importante e musicalmente riuscito. E’ interessante infatti notare come di recente molti dei nomi più illustri del rap “alto” italiano abbiamo sperimentato – con pregevoli riscontri – vie diverse: Willie Peyote nell’ultimo Sindrome di Toret ha aperto il suo sound ad un gusto più pop e cantato, idem – ed in maniera ancora più accentuata – ha fatto Coez con Faccio un Casino , mentre il nostro Ghemon con Mezzanotte – seguito dell’altrettanto magnifico ORCHIdee – ha dato vita ad un disco dall’anima soul davvero pregevole che ha stregato subito critica, i fan e generato nuovi adepti.

E’ bello constatare fin da subito come il pubblico presente sia estremamente variegato: giovanissimi (in alcuni casi adolescenti) premuti sulla prima fila, circondati da altri fan di poco più grandi e adulti. Tutti pronti e trepidanti nel cantare insieme al loro beniamino i suoi brani oramai imparati a memoria. Così – appena finito il sacro rituale calcistico di Juventus-Inter – Ghemon segue di pochi istanti la sua band sul palco del gremito Monk Roma. Il calore è tanto e serve per scaldarci subito a ritmo di musica e rime. Ghemon – vocalmente ineccepibile – esegue senza fronzoli un brano dopo l’altro, creando un set avvolgente e coinvolgente, in cui viene esaltata la potenza e l’impatto delle sue canzoni, merito anche dei musicisti impeccabili che lo accompagnano.

Non c’è brano che non venga accolto da boati e applausi. Ghemon, in tenuta sportiva, si muove canta, spesso coinvolgendo nelle sue strofe la splendida voce femminile al suo fianco. Arrivano tutti i brani più attesi e senza neanche rendercene conto, si arriva ai bis e alla conclusione di un live bellissimo che conferma – qualora ce ne fosse ancora bisogno – il nome di Ghemon con uno dei più importanti e talentuosi nel contesto del mondo rap. E non solo… Detto ciò: unico modo per rivivere questa fantastica serata di musica live? Scorrendo le nostre foto!

Testo: Michael Previtera

Foto. Alessio Belli

 

[Kaos Live Report] Giancane @Monk 07/12/2017

0

Al Monk sono le 11:00 quando tutto inizia ad essere avvolto da un’atmosfera anni ’80 che prepara l’entrata di Giancane, accolto da nuvole di sfumature di viola e dal calore del pubblico…

Il locale è sold out. Con “2 volte 6”, una delle sue poche canzoni romantiche (se non l’unica) dedicata alla Peroni, apre il concerto e la presentazione del nuovo album “Ansia e  Disagio”, uscito per Woodworm Label  il 24 Novembre. Segue un classico, ovvero “Ciao, sono Giancane”. Sale sul palco Alessandro Martinelli, fisarmonicista de Il Muro del Canto, intento ad accompagnare  “Hogan blue”. L’entusiasmo è alle stelle e il locale sembra inadatto per contenerlo tutto. Arrivano momenti di respiro; il cantautore interagisce ironicamente con il pubblico e poi lo fa ancora ballare con i pezzi ‘’Una vita di merda” e ” Una Vita al top”’. On stage arriva anche Michele Amoroso e con il dissacrante brano “Limone ” e il concerto raggiunge il top.

Il live continua con pezzi tratti da Ansia e Disagio, tra i quali la cover dell’ “Amour Tojours”, a conferma di quanto dice Giancane stesso in una intervista rilasciata a G. Zanichelli per Repubblica del 6 dicembre 2017 “…. noi durante il live facciamo un momento che si chiama Momento Lucchesi, come il cognome del nostro chitarrista. Facciamo scegliere tramite l’applausometro cinque o sei pezzi di grande musica italiana, così per cazzeggiare un po’. E, dalla Sicilia alla Valle D’Aosta, vince sempre Gigi D’Agostino, sempre, in ogni data. Quindi ormai è entrata in scaletta, è due anni che la suoniamo, era giusto metterla su disco definitivamente…”

Seguono altri ospiti tra i quali Lucio Leoni con il quale si da vita all’ironico brano “Adotta un fascista” e il rapper Rancore per il brano ‘’Ipocondria’. Con quest’ultimo i due artisti ripercorrono storie di curiosi e inspiegabili stati d’animo. Per il rapper ci sarà spazio anche un pezzo da solista. Il finale è qualcosa di magico: rendendo tangibili sensazioni e pensieri intrusivi, Giancane spinge i presenti nuovamente a ballare sulle note del bis del brano “Ipocondria”. Conclusione all’insegna dell’affettività sincera con fiumi di saluti, ringraziamenti e gioia condivisa per la magnifica avventura vissuta.

Testo: Rocco Foggia

Foto: Dario Argenziano

 

[Kaos Live Report] Diodato @Angelo Mai 02/12/2017

0

Il nostro Dario Argenziano di Indie/panchine è andato a vedere il bellissimo – e affollatissimo –  unplugged di Diodato all’Angelo Mai: ecco i suoi scatti!  

 

[Kaos Live Report] The Rumjacks @Traffic Live 02/12/2017

0

Rumjacks + Dalton = Mentalità”

Entro quando gli Airin stanno terminando la loro esibizione e troviamo il locale pieno: musica irlandese nell’aria, delle leggiadre ragazze in veste rossa danzano nella sala del locale, circondate da un pubblico variegato: punk, skinhead in bretelle e capelloni in gilet e toppe. Questa è vera“Mentalità” signori.

Le danzatrici della scuola di danza ROIS lasciano il pit e i Dalton si piazzano sul palco: la band punk romana ormai gode di un nutrito pubblico e sono certamente il principale vessillo della scena skinhead della capitale.

“Niente paura” getta la svolta “Punk Oi!” della serata e noto con piacere che non sono l’unico che dal pubblico ripete i cori assieme a tutto il gruppo: un inizio davvero caloroso. Gianlorenzo, con la sua maglietta a righe bianche e rosse spicca tra tutta la folla, è un frontman che coinvolge e dà empatia. I testi ti arrivano dritti al cuore. Procedono intervallando i pezzi del nuovo album “Deimalati”, come “La dose fa il veleno” e “La vigna della morte” a vecchi classici come “Caffè” e “Sì che si può”, il pubblico canta, balla sulle linee rock ‘n roll del basso e poga animatamente.

L’intenzione è quella di concludere con “Bambini”, che scatena il panico nel pit: Gianlorenzo salta dal palco e si concede un breve (ma intenso) crowdsurfing continuando a cantare nel microfono, mentre impazza il finale della canzone. Non del tutto contenti ci deliziano con “Gaia”, un bis di puro punk ‘n roll e abbandonano il palco senza lasciare scontento nessuno. La scuola Rois procede con l’ultimo intermezzo di danza, che fa da apertura agli headliner della serata. Ho bisogno di riposo e di un amaro per recuperare un po’ la voce.

The Rumjacks attesissimi, toccano subito le corde della platea che ha solo voglia di trasudare molecole di alcol pogando e ballando. La band di Sidney è esperta nel tenere un palco e non si concedono break, perché l’eccitazione non deve fermarsi. Un punk sempre ballabile sulle note del bouzuki e del tin whistle: la musica celtica, in ogni sua forma, crea fraternità, gioia e condivisione. Il numero di ubriachi è ingente, quindi non ci sentiamo affatto soli: alcuni credono di essere a Montelago e iniziano a urlare: “Valerio!”

Ci godiamo capolavori come “Patron Saint O’Thieves” e pezzi famosi su larga scala come “Uncle Tommy”. Frankie e Johnny (rispettivamente cantante e bassista) cercano sempre il contatto con i nostri animi e si esprimono con i pochi termini italiani che conoscono per ringraziare la folla, con il grezzissimo accento australiano. Il pogo è pieno di uomini senza maglia, sudati fradici e diventa impossibile non scivolare da un lato all’altro della sala. Anche i muri sudano visibilmente.

Gli stage diving partono di continuo, ma il pubblico variegato ne fa fallire numerosi: la parte skinhead si è diluita e molte persone cadono inesorabilmente o non riescono nemmeno ad essere lanciate. I più fortunati salgono sul palco e si prendono anche troppa confidenza col gruppo. La serata continua con un dj-set, ma siamo presi a trovare una soluzione per affrontare il freddo zuppi di sudore e pregni d’alcol. Sopravviveremo, forse.

Testo: Andrea Remoli

 

[Kaos Live Report] Galeffi @MONK Roma 30/11/2017

0

Concerto di presentazione e primo sold out al Monk Roma per Galeffi e il suo Scudetto.

A scaldare il numeroso pubblico ci pensano gli AM-OK, duo composto da Chiara Gianesini e Federico Pellegrini, i quali – pur essendo ancora in fase di lavorazione per l’album – ottengono un ottimo riscontro del pubblico, preparandolo come si deve per la serata.

Finita la loro esibizione parte il singolo che ha portato la fama a Galeffi, ovvero “Occhiaie”, con il pubblico pronto fin da subito a cantarla. Sul palco insieme a lui la sua band, con la quale dimostra di avere grande armonia ed empatia: Luigi Winkler alla chitarra, i synth e le sequenze sono nelle mani di Marco Proietti, alla batteria Andrea Palmieri ed infine al basso Walter Pandolfi. Sul volto del giovane si legge chiaramente l’intensità degli impegni che l’hanno tenuto impegnato nelle scorse settimane prima della serata ufficiale, dalle varie interviste fino alla presentazione del secondo singolo “Polistirolo” presentato al Marmo domenica scorsa durante la serata di “Spaghetti Unplugged”. Prosegue il concerto con un il “vecchio” singolo “Camilla”, uscito nell’estate del 2016, e forse il primo pezzo che ha portato il nome di Galeffi a farsi conoscere (soprattutto tra le ragazze). Segue “Puzzle” e poi il primo ospite: Gazzelle. Cocktail alla mano, il cantante sale sul palco facendo partire il duetto di “Pensione” , ricordando al pubblico il suo concerto di marzo all’Atlantico con un: ” Arrivederci a Marzo”.

Non finiscono certo le sorprese, infatti, il secondo ospite è Roberto Angelini , insieme al quale il nostro timido artista canta “Pedalò”. Qualche minuto di pausa e le luci si riaccendono con una cover di “Pop Porno” de Il Genio e una rivisitazione di “The House of the Rising Sun” degli Animals .  A  concludere lo show il bis di “Occhiaie” in acustico accompagnato dalla chitarra del fratello, Livata, prima di scendere dal palco tra i canti e applausi della folla che già lo ama. La voce e lo stile di Galeffi sono qualcosa di originale nel panorama italiano e ha dimostrato piene capacità di sapersi distinguere. Un grande esordio, per un grande live. Alla prossima.

Foto: Dario Argenziano

Report: Rocco Foggia

 

[Kaos Live Report] Selton live @MONK Roma 01/12/2017

0

Altra serata al Monk Roma, altro sold out: la nostra Francesca Romana Abbonato ci racconta con le sue foto la bellissima festa di ieri sera… il concerto dei Selton!

Foto di Francesca Romana Abbonato

 

[Kaos Live Report] Ex Otago @MONK Roma 25/11/2017

0

Volete sapere come è andato uno dei concerti più attesi della stagione? Bene: ecco le foto di Francesca Romana Abbonato a raccontarvi del clamoroso live degli Ex Otago al Monk Roma. Buona visione!

 

Setlist:

1)Cinghiali incazzati

2) Non molto lontano

3) Amico bianco

4) Stai tranquillo

5) La nostra pelle

6) Foglie al vento (con Margherita Vicario)

7) Indiano

8) Coraggio

9) Figli degli hamburger

10) Ritmo

11) Costa Rica

12) Mare

13) Quando sono con te

14) Gli occhi della luna

15) I giovani d’oggi

 

[Kaos Live Report] UFOMAMMUT @TRAFFIC 25/11/2017

0

Il Traffic, ormai si sa, è il baluardo romano dello Stoner Doom e stavolta ospita una quaterna sul genere, ricchissima per varietà e qualità: headliner della serata gli Ufomammut, che con il nuovo album “8” stanno spopolando nelle poche, ma memorabili, date.

I Gorilla Pulp sono già sul palco al nostro arrivo. Il pubblico è già numeroso e i viterbesi del Tufo Rock risvegliano subito in me l’orgoglio della Tuscia laziale. Hanno subito un problema tecnico con il basso che li costringe a suonare un brano senza, ma fortunatamente il Rickenbacker ritorna presto e ridare il fondo fondamentale all’esibizione.Il frontman Maurice Flee gestisce in contemporanea chitarra, microfono e smanettate di pedali, senza perdere la grinta animalesca per dominare il palco.

Il loro Stoner ha radici nei sound anni ’70, che nel nuovissimo lavoro “Heavy Lips” sono più evidenti che mai, nonché nell’hard rock, del cui panorama fanno numerose citazioni. Il palco viene ceduto agli Othei, Stoner Rock romano con diramazioni rock alternativo. Il basso fa da comanda per tutta l’esibizione, tiene letteralmente in mano tutto, mentre chitarra e voci aleggiano come vapore sul palcoscenico. Urla riverberate, quasi New Metal, esplodono sui riff più heavy. Il batterista è totalmente sul pezzo, si rimane ipnotizzati dai suoi battere catatonici sul ride.

Un trio da tenere assolutamente sott’occhio.

Al Traffic si “Stoneggia” all’interno, sottopalco, e fuori per vie classiche. L’aria è così profumata da risultare verde alla vista. E attenzione, che certe componenti sono FONDAMENTALI: danno il giusto tono all’ambiente. Un ambiente che si carica di frequenze incredibili con gli Otus. Un’esibizione che ruota intorno ai Mantra che fanno spesso da sottofondo, con l’imposizione di uno Stoner che strizza cento occhi al Doom e al Post Metal. Una formazione di 5 componenti, non comunissima da vedere nel genere, giustificata dall’evidente volontà di mantenere una ritmica e lasciare più spazio di manovra al basso e alla chitarra solista, mentre il cantante è libero di concentrarsi sul growl e la gestione degli effetti.

L’ora è prossima alla mezzanotte e il pubblico intasa la sala, quando iniziano gli attesissimi headliner. Gli Ufomammut sono un trio piemontese, che unisce lo stoner doom alla psichedelìa, attivo da ormai quasi 20 anni e, cari signori e care signore, loro sono IL SUONO. Una strumentazione da far paurosamente invidia è sicuramente uno degli ingredienti per ottenere certi risultati, ma quando te li ritrovi così, immensi, sul palco, capisci che c’è dell’altro. L’esordio di “8” è equivalente alla sua presentazione live, che ne ricalca la scaletta, a partire da Babel, che spezza subito la concezione di onda sonora. Segue Warsheep, con le sue voci disumane e consunte dai gain altissimi e Zodiac che impera con i suoi accordi sintetizzati. Lunghi momenti di viaggi onirici, che ritornano su riff pesantissimi. La resa sonora è magnifica e si percepiscono così nitidi i toni bassi che stento a credere. Con Fatum ci si smarrisce nello spazio profondo e si rientra in contatto con la materia dura al tatto solo con le seguenti Prismaze e Core, in cui si avvertono nitidamente forme di vita aliena, tra un lambda e l’altro. I volumi sono altissimi, ma persi in questo viaggio cosmico, risulta essere il normale ordine naturale. Il Fuzz sembra una lingua comune che ordina al pit di vorticare violentemente.

Wombdemonium fa da intro a Psyrcle, che conclude l’esibizione. Negli occhi degli Ufomammut si scorge un’enorme gratificazione, perché tutto è stato perfetto e il pubblico ha assorbito tutto l’umanamente possibile. Il viaggio continua, nella vita reale, con l’ascolto eterno di questo disco.

di Andrea Remoli

 

[Kaos Live Report] Ulver@Quirinetta 23/11/2017

0

“Gli Ulver sono dei demoni onniscienti, oppure sono degli inguaribili studiosi, attenti a qualsiasi particolare”.


Questo mi sono detto entrando al Quirinetta, nel cuore del rione Monti, tra le immense architetture e il marmo lucido.
Dal gruppo norvegese più mutevole della storia della musica ci si aspetta di tutto, ma addirittura una coerenza così ponderata, nella scelta della location è incredibile.
Perché qui non parliamo di un concerto qualsiasi nell’ex teatro dietro Fontana di Trevi, ma di “Assassination of Julius Caesar” che corona il suo concept in una cornice su misura.

Della serie: “Labirinto della Masone levati, che Roma ha il Ratto di Proserpina!”

Ad aprire le danze è Stian Westerhus, chitarrista sperimentatore che affianca il tour degli Ulver come opener solista, nonché nel loro stesso spettacolo. Definirlo “chitarrista” è un eufemismo: lo strumento che imbraccia è una mera sinapsi che materializza il suo genio in suoni distorti, riverberati fino allo sfinimento. Un crogiolo in cui fondono influenze come King Crimson, Beatles, Hendrix e Goblin, con rimandi classici.
Quello che ne esce è una “free form” che alterna un acido noise ad una voce limpida e a dei tetri accordi suonati con l’archetto.
La presentazione del suo ultimo lavoro “Amputation” accompagna l’ingresso dei lupi norvegesi e diviene un intro perfetto per Nemoralia.

L’atmosfera acquista improvvisamente calore, complici i giochi di luci laser che perforano i fumi delle macchine e le retine dei presenti. Gli effetti visivi completano quei rimandi musicali degli anni ’80. La opening track del disco fornisce il primo metro di valutazione su quello che sarà il concerto: in primis Kristoffer Rygg, il frontman e unico fondatore rimasto del gruppo, che non eccelle per intonazione.
Un punto a sfavore? Direi più un contributo a rendere umana un’esibizione fedelissima alle registrazioni.

Segue Southern Gothic, un brano che non avrei mai immaginato di poter sentire collegato a Nemoralia. Ci si ricrede. 1969 fa sicuramente scattare qualche pomiciata tra il pubblico, ma sono rapito dai pentacoli sparati dai laser, non posso testimoniarlo con certezza. I microsilenzi dei bordoni mozzano il fiato.

L’apice del concerto si raggiunge quando “Garm” Rygg concede due parole alla presentazione di So Falls the World: ovviamente riguardo il fatto di suonare questa canzone proprio a Roma. Che questo fosse, già da prima, il mio pezzo preferito non lo nego, ma qui siamo davanti a momenti altissimi di esibizione, i norvegesi mettono tutta l’anima in questo pezzo magnifico. Le proiezioni laser manifestano ogni riferimento voluto al classicismo, che è il cardine di “Assassination”.

Si ritorna a un mood più ballabile sulle percussioni di Rolling Stone, si sostituiscono ovviamente le voci femminili, con un’interpretazione inaspettatamente cupa e vari arricchimenti sul finale. Ecco che inaugurano l’EP appena partorito, con Echo Chamber (Room of Tears). Anche i giochi di luce cambiano e cedono alle sole forme poliedriche, che sono il marchio di “Sic Transit Gloria Mundi”.
Tornano i synth anni ’80, con la doppietta Transverberation /Angelus Novus e rimpallano ancora con un’altra esclusiva Bring Out Your Dead.
La conclusione sembra decisiva dalle prime note di Coming Home, un pezzo prepotentemente dark, nato per essere un outro. La pacatezza con cui lasciano il palco fa sperare in un encore, che puntualmente si manifesta con la cover del gruppo Synth Pop Frankie Goes to Hollywood (estratta dall’ultimissimo lavoro): The Power of Love.

Il messaggio dei lupi è chiarissimo: “Il concerto è finito, annate a scopà!” Stavolta testimonio: le pomiciate in sala ci sono scappate e sicuramente qualcuno ha seguito anche il consiglio.

Testo: Andrea Remoli

Foto: Alessio Belli

 

[Kaos Live Report] Chrysta Bell @Lucerna Music Bar, PRAGA, 21/11/2017

0

 

“She is Chrysta Bell, and she has the voice of a songbird”.

Poche parole del maestro David Lynch sarebbero abbastanza per descrivere tutto. Molti fan del regista l’avranno probabilmente conosciuta grazie alla terza stagione di Twin Peaks, in cui ci ha deliziato interpretando l’agente Tamara Preston, sempre ed immancabilmente al fianco del caro Gordon Cole. Tanti altri appassionati l’avevano sicuramente già ammirata per le sue doti canore.

La “musa” di Lynch ha lavorato a stretto contatto con lui per lunghissimi anni, da quelli iniziali più travagliati a quelli del successo vero e proprio. Nel 2017 Chrysta si è lanciata in una nuova fase della sua carriera, salutando Lynch per abbracciare John Parish, storico produttore di PJ Harvey, per la pubblicazione dell’album We Dissolve.

Il lungo tour per pubblicizzare la sua ultima fatica discografica (che passerà a breve anche per l’Italia) si è fermato in tutta Europa, ed il 21 novembre è toccato a Praga. Il Lucerna Music Bar si chiude attorno ad un palco piuttosto minimalista, in una sala già gremita con largo anticipo, che sembra quasi pronto per abbracciare l’artista al momento della sua entrata in scena.

Quando l’attesa finisce, si susseguono le sensazioni più disparate. L’immagine di uno scuro sipario sul maxi-schermo scompare, le “interferenze” si fanno più frequenti, il buio cala sulla sala. La band è pronta, Chrysta Bell sale sul palco. Con passo lento e sensuale, senza dire niente, fermandosi al centro del palco e dando le spalle al pubblico. Lynch si palesa sullo schermo per presentarci la sua musa, quella splendida donna di spalle che “canta come un usignolo”.

Chrysta Bell sul palco è molto più di una cantante. In ogni sua movenza c’è una carica di sensualità impossibile da ignorare, in ogni nota c’è tutta l’intensità di un’artista che non si limita a portare la sua voce sul palco. Le sue interpretazioni sono passionali, ricche di sofferenza quando necessario, e talmente profonde che la stessa cantante dopo i primi minuti si lascia andare ad un ‘fuck’ sussurrato dal microfono mentre riprende fiato. Dopo alcuni suoi successi come “Friday Night Fly”, alcune novità come la bellissima “Undertow” o la provocante interpretazione di “Devil Inside Me”, Chrysta si lascia la fatica alle spalle per abbracciare il consenso del pubblico. I lunghissimi applausi dopo ogni singolo sono impossibili da ignorare anche per la cantante statunitense, che accenna dei sorrisi quasi impacciati, come non si aspettasse di ricevere una simile risposta, e ringrazia timidamente la folla presente.

Poi, come se fosse necessario, ricambia tutto l’affetto del pubblico emozionando tutti i presenti con “Polish Poem”. Chitarra e basso si defilano gentilmente per lasciarle tutto lo spazio e la luce del palco. Ma in quei cinque minuti Chrysta Bell brilla di luce propria, e ci regala qualcosa difficilmente descrivibile a parole. E sarebbe ingiusto dilungarsi oltre cercando inutilmente di spiegare le sensazioni vissute durante quell’interpretazione.

La misura del tempo si perde terribilmente, Chrysta incanta tutto il pubblico e la serata si conclude fin troppo velocemente per i desideri degli spettatori presenti. L’ultimo applauso è infinito, arriva diretto fino alla cantante che si lascia andare ad un’emozionatissima ed inaspettata risata, ringraziando tutti con la stessa innocenza di una bambina che scarta il suo regalo preferito sotto l’albero di Natale. Per fortuna c’è sempre il tempo per un bis, in cui la cantante da fondo a tutta la sua energia per toccare note ancora più sorprendenti rispetto al resto del concerto. Per il grande finale si rivolge al pubblico con la famosa cover del successo di Nick Cave, “Do You Love Me?”.

Se è una domanda, la risposta è assolutamente si, Chrysta.

Testo: Mirko Braia

 

[Kaos Live Report] Zu @Monk Club 21/11/2017

0

Negli ultimi mesi/anni più di una volta mi è stato caldamente consigliato di vivere l’esperienza di un live degli Zu, e a posteriori non posso che rammaricarmi di aver aspettato tutto questo tempo.

La band romana, che prende il nome dall’album Die Tür ist Zu degli Swans, tra le tante analogie con la band di Michael Gira ne ha una che mi incuriosisce immediatamente: i tappi per le orecchie. Sì, perchè anche stavolta (come in occasione di un concerto degli Swans), mi viene suggerito di premunirmi dei suddetti tappi, soprattutto nel caso avessi avuto intenzione (come poi effettivamente sarà) di godermi lo spettacolo da pochi passi.

E dire che la serata inizia con tutt’altro mood, condizionata dalla rilassante e sorprendente esibizione di ØKAPI (al secolo Filippo Paolini), la cui musica si mescola alla perfezione con le immagini preparate da Simone Memè che passano sul proiettore. Una sorta di documentario naturalistico prende vita tra suoni spiazzanti che riprendono versi di uccelli e voli di stormi, il tutto basato sulle sperimentazioni di Olivier Messiaen (da cui il titolo dell’album Pardonne-moi, Olivier!), compositore francese e ornitologo di metà XX secolo.

A fare da contraltare all’esibizione del duo ci pensa Luca Mai, che si presenta sul palco con tutta la potenza del suo sax baritono. Per restare sul tema naturalistico intrapreso da ØKAPI, l’introduzione di “Obsidian”, una delle tante perle di Carboniferous (2009), potrebbe essere paragonata ai passi pesanti e prepotenti di un elefante. Un approccio che coinvolge subito il pubblico subito immerso nelle trame musicali insolite di questo inusuale trio. Infatti, oltre al già citato Mai, troviamo Massimo Pupillo al basso (altro membro originale della band), e Tomas Järmyr, batterista norvegese in forza agli Zu dal 2015. I tre funamboli sembrano spesso andare ognuno per conto proprio, per poi ritrovarsi nei momenti di massima esaltazione che la loro musica elargisce senza soluzione di continuità. La batteria di Jarmyr è lo splendido metronomo su cui si sfogano i deliri di Mai e Pupillo, che scovano note sempre più basse e profonde per poi esplodere in assoli trascinanti.

Momenti di apparente quiete (come l’inizio di The Unseen War”) sono solo il preludio di cavalcate prepotenti che ci entrano nelle ossa e ci investono nella loro cupa bellezza. Beata Viscera” è un altro pezzo che ti toglie il fiato, tra i cambi di ritmo e le evoluzioni di tutti gli strumenti, che diventano a turno protagonisti. Il concerto si sviluppa soprattutto sui pezzi di Carboniferous (oltre a qualche traccia di Cortar Todo), e si conclude con la magnifica doppietta “Chtonian” – “Ostia”, quando Pupillo si lascia definitivamente andare mordendo in senso letterale (oltre che in senso figurato) le corde del suo basso.

Gli Zu ci salutano dopo un’ora intensa fatta di pochissime pause e di continui saliscendi; un tappeto musicale poco omogeneo, frastagliato, che proprio per questo regala emozioni forti e non stanca mai.

Testo: Paolo SInacore

Foto: Alessio Belli

 

[Kaos Live Report] Father John Misty @Fabrique Milano 16/11/2017

0

Giovedì scorso siamo andati a Milano per un evento molto importante: il live di  Father John Misty al Fabrique. Un concerto incredibile raccontato dagli scatti e le parole del nostro Alessio Belli.

Cosa rende Father John Misty il mio artista preferito? Tanti motivi, così preferisco iniziare dalla prima volta che l’ho ascoltato. Tre ottobre 2014, al Late Show di Dave Letterman il Nostro esegue questo brano ed è subito colpo di fulmine. Di seguito l’ascolto del magnifico I Love You, Honeybear e del precedente lavoro, l’esordio Fear Fun. Che personaggio Josh Tillman: lascia la “sicura” batteria dei Fleet Foxes – passati al Fabrique qualche giorno prima della sua data – e dopo alcuni ardui e minimali lavori da solista, plasma l’alter-ego barbuto e sempre capellone Father John Misty: un profeta-sciamano d’amore, libertà, pace e indipendenza. Fa molto hippy, ma c’è molto altro e parecchia sostanza artistica. Un talento cristallino, canzoni superbe, una voce davvero difficile da descrivere, un’indole fuori dagli schemi, acuta, ironica e spietata.

Reputo Pure Comedy –  terza e ultima fatica discografica – il suo capolavoro e uno dei dischi più importanti del 2017. Con passione e attenzione, cinismo e dolcezza, Tillman analizza i drammi dell’uomo contemporaneo (quindi anche i suoi) in un contesto fatto di Trump, social e smarrimento. Ed è proprio il brano che da il titolo all’album ad aprire la serata live al Fabrique di Milano. Prima del musicista di Rockville, sul palco si è esibita Nathalie Mering alias Weyes Blood: angelo americano sempre vicino al synth, la cui voce arriva impetuosa, misto di emotività e forza, direttamente nel petto. L’ultimo album Front Row Seat To Earth la conferma come una delle voce più preziose dell’indie-folk e anche dal vivo la resa della musica è notevole. Dopo i primi brani, confessa ai presenti che l’Italia è il suo paese preferito e io le ho creduto ciecamente fin da subito. Un opening magnifico, di cui non possiamo non citare l’esecuzione di una delle canzone più belle degli ultimi anni (a mio umile e modesto avviso):

Ecco poi apparire dal fumo e il buio Father John Misty. Dopo l’errore di rasatura condiviso sui social (cosa molto rara che il Nostro si confidi tramite questi mezzi), la barba gli è già ricresciuta e con lento incedere e mani nell’abituale cappotto lungo si avvicina al microfono. Il Fabrique è pieno eppure ora regna il massimo silenzio: si percepiscono soltanto gli otturatori delle macchinette di noi fotografi sotto palco. Si sentono così forte che Misty ci riprende, invitandoci a scattare più piano durante l’esecuzione del brano. La più bella cazziata della mia vita. La band è impeccabile ed il brano è l’esecuzione ideale per scaldare l’atmosfera. Il cantante prende subito la chitarra acustica in mano ed esegue Total Entertainer Forever. Tutti cantano gli ormai celebri versi iniziali (e di seguito, ovviamente, tutto il brano):

Bedding Taylor Swift
Every night inside the Oculus Rift

Grandi applausi e urla, mentre si prosegue con i brani di Pure Comedy. Tillman è molto concentrato: me lo aspettavo più istrione e tendente ai sermoni, invece è molto concentrato sui brani, accompagnati dalla consueta gestualità attoriale. Concentrato, ma rilassato. Dalle prime file urlano: “How are you?”  e lui risponde :”Good, thanks!” Sarà così per tutta la prima parte del live, sciogliendosi poco a poco, arrivando a ballare sulle note di “True Affection” con tanto di synth arroganti e luci viola che più Anni ’80 non si può. Simpatico aneddoto, a conferma del mood della serata: la canzone viene eseguita su richiesta. Dal pubblico urlano il titolo del brano e Father John Misty acconsente sul momento, posando la chitarra e dando il la all’esecuzione estemporanea del brano. Estasi generale.

Intanto si va a tessere una scaletta composta dai grandi classici degli album precedenti, intervallati, adesso si, da simpatici intermezzi. Tillman racconto quanto abbia amato la  vacanza italiana a Sorrento con la moglie e di come il suo outfit della serata sia fin troppo “sciallo” (perdonate l’uso della parola tratta dal dialetto romanesco, ma rende bene l’idea), quasi più adatto ad un pigiama party! Ma il cuore del concerto non è qui: è nella sua voce, nell’intensità con cui si concede ad ogni verso, nel modo in cui afferra il microfono e accompagnato solo da pianoforte e faro bianco canta Bored in USA, in uno dei momenti più alti della serata. Eppure il meglio devo ancora arrivare: la doppietta tratta da Fear Fun I’m Writing a Novel Hollywood Forever Cemetery Sings e l’amatissima I Love You, Honeybear ci consegnano un Misty scatenato e trascinante abbracciato da una band irrefrenabile e una folla al settimo cielo.

La pausa prima dei bis è breve – grazie ai calorosi cori di apprezzamento – e appena torna sul palco, Father John Misty non solo esegue la canzone più intensa, complessa e superba di Pure Comedy, ovvero So I’m Growing Old on Magic Mountain, ma regala anche quello che reputo a tutt’oggi il brano che meglio “qualifica” l’artista americano come una delle realtà più preziose in circolazione: Holy Shit. La degna conclusione di un concerto a dir poco indimenticabile. Capito perché è il mio preferito?

Foto e Testo di Alessio Belli

Setlist: 

Pure Comedy
Total Entertainment Forever
Things It Would Have Been Helpful to Know Before the Revolution

Ballad of the Dying Man

Nancy From Now On

Chateau Lobby #4 (in C for Two Virgins)

Strange Encounter

 Only Son of the Ladiesman

When the God of Love Returns There’ll Be Hell to Pay

A Bigger Paper Bag

When You’re Smiling and Astride Me

This is Sally Hatchet

The Night Josh Tillman Came to Our Apt.

Bored in the USA

True Affection (by request)

I’m Writing a Novel

Hollywood Forever Cemetery Sings

I Love You, Honeybear

Encore:

Real Love Baby

So I’m Growing Old on Magic Mountain

Holy Shit

The Ideal Husband
 

[Kaos Live Report] Arto Lindsay @MONK Roma 15/11/2017

0

Un chitarrista leggendario è passato al MONK Roma: Arto Lindsay! Ecco le foto imperdibile del nostro Marco Loretucci.

Rome Psych Fest ci ha regalato una gustosa anteprima… l’incredibile performance di Mr. Arto Lindsay. Il chitarrista ha recentemente pubblicato il suo ultimo album di inediti battezzato Cuidado Madame: un ottimo pretesto per riammirare dal vivo il talento dello storico musicista!

 

[Kaos Live Report] Public Service Broadcasting @ Monk ROMA 10/11/2017

0

Pur sapendo che questo ex duo (e adesso scintillante trio) londinese è oramai un habitué dei piani alti delle classifiche inglesi, non ho certo la presunzione di immaginare un Monk Club pieno in occasione del loro concerto. Ma basta guardarsi un attimo attorno per capire che mi sbagliavo di grosso.

Evidentemente le precedenti visite capitoline (e più in generale, italiane) che i Public Service Broadcasting si sono concessi negli ultimi 4 anni, hanno creato una sostanziosa e fedele fan base di J. Willgoose Esq. e soci. E poi la musica dei PSB è un’esperienza troppo particolare da poter circoscrivere all’ascolto di un album, tanto che per manifestarsi appieno nella sua genialità ha bisogno di librarsi nella dimensione live.
Le peripezie del già citato Willgoose, affaccendato fra campionatori, tastiere, due laptop e un vasto assortimento di chitarre che immancabilmente cambia all’inizio di ogni canzone (onore all’addetto costretto a prendere e portare dal backstage strumenti a corda – fra cui un banjo – per tutto il concerto), sono accompagnate dall’esuberanza di JF Abraham, altro meraviglioso polistrumentista che si prodiga fra tastiere, basso e strumenti a fiato con facilità disarmante, unita a un approccio trascinante che lo rende per molti versi il vero frontman del gruppo. A sostegno di questa miscela esplosiva, l’incessante martellamento di Wrigglesworth alla batteria costituisce la base su cui si sviluppano i piccoli capolavori di questo gruppo sui generis.
Seguendo il filo del discorso che caratterizza il loro ultimo lavoro Every Valley, il concerto inizia con due pezzi dell’album (“The Pit “e “People Will Always Need Coal”) contenenti registrazioni di messaggi propagandistici che esaltavano il lavoro in miniera – descritto come certezza per il presente e per un lontano futuro – a metà del XX secolo nel Sud del Galles. Dopo qualche entusiasmante viaggio fra le perle di Inform – Educate – Entertain e The Race for Space (vi segnalo “Theme From PSB”, “Signal 30”, “E.V.A.” e l’attesissima “Spitfire”), il train of thought di Every Valley si conclude con l’amarezza e la rabbia di “They Gave Me a Lamp” e “All Out”, in cui si affrontano argomenti spinosi come la problematica emancipazione femminile in un mondo prettamente maschile, o come gli scioperi fra i minatori britannici che in Galles, nel 1984, degenerarono in violenti scontri con la polizia. Le atmosfere create dalle musiche dei Public Service Broadcasting e dai video che scorrono alle loro spalle mandano in estasi un pubblico sempre più coinvolto, capace sia di lasciarsi andare (come in occasione di “Go!”) che di restare in silente adorazione (ad ascoltare la catartica “The Other Side”).
Il breve encore si chiude con “Gagarin” e il solito gran finale rappresentato da “Everest”, cavallo di battaglia che si staglia nella fitta nebbia artificiale e ci avvolge nella sua morbidezza, permettendo ai Public Service Broadcasting di congedarsi con stile.
Willgoose annuncia più volte durante la serata che li rivedremo presto, e mi vien da pensare una sola cosa: spero tanto abbia ragione.

Testo di Paolo SInacore

Foto di Alessio Belli 

Setlist:

1. The Pit
2. People Will Always Need Coal
3. Theme From PSB
4. Signal 30
5. Korolev
6. E.V.A.
7. Progress
8. Go to the Road
9. Night Mail
10. Spitfire
11. They Gave Me a Lamp
12. All Out
13. The Other Side
14. Go!
15. Lit Up

Encore
16. Gagarin
17. Everest

 

[Kaos Live Report] Giorgio Poi @Monk 03/11/2017

0

Varrebbe la pena di andare a vedere Giorgio Poi anche solo per sentire come iniziano i suoi concerti.

Il live dei Gastone (che ci perdiamo in pieno a causa di cena-trucco-birre-passo lento), e quello degli halfalib, un trio di tastiera e voce, sax e chitarra e batteria, anticipa l’ingresso di questo giovanotto con una felpa troppo grande e l’orecchino che manda bagliori di luce ogni qualvolta il fumo erogato da qualche bocchettone segreto si dirada un po’.

Gli halpalib ci incuriosiscono subito, perché il cantante parla con voce sommessa e nel pezzo di apertura ci canta un “riposa la testa, riposa le ossa” che veramente ci rimescola un po’ dentro. Non siamo sicuri di essere in grado di inquadrarli in un genere di riferimento, e in comunque poco ci importa, rimaniamo lì ad ascoltarli da cima a fondo, pensiamo per tutto il tempo che i loro pezzi in inglese (cioè tutti gli altri, tranne il primo) siano belli, ma meno belli del primo, la sala si popola rapidamente.

Giorgio Poi entra sempre da solo sul palco, è una specie di ometto da fiaba, però è anche uno che potrebbe essere il fratello del tuo migliore amico, attacca con Paracadute, il quinto pezzo del suo disco Fa Niente, canta solo accompagnato dalla chitarra con la voce dritta, anche se effettata, che ti racconta tutte le parole con precisione, che forse in bocca ad un altro, non avrebbero avuto significato.

Paracadute, cantata con l’accompagnamento della chitarra soltanto, è una canzone malinconica e distante, come un’eco di qualcosa che ti manca, senza che tu sappia esattamente cosa sia. Ma è quando Giorgio Poi canta “i sogni degli altri, che noia mortale” e cioè il momento in cui il batterista ed il bassista (Matteo Domenichelli e Francesco Aprili) salgono sul palco e cominciano a suonare anche loro, che tutta diventa come il mare di novembre, brumoso e confortante.

Giorgio Poi ha dei musicisti incredibili al seguito, e ne è cosciente, lo dice sempre, ogni volta che gli si fa un complimento dopo un live, e anche se non esiste più, con uno come lui, il concetto del musicista che è anche una rockstar inavvicinabile, un semidio, un mito, il pubblico lo chiama a voce altissima, improvvisa coretti, sa a memoria i nuovi singoli usciti poco fa, Semmai e Il Tuo Vestito Bianco, che poi viene anche ripetuta per l’encore.

Non è un caso che ci sia stato un riferimento al mare, poco fa, perché nella scrittura di Giorgio Poi il mare è un dato importantissimo, che ricorre quasi in ogni canzone, come la distrazione, i cinema e la difficoltà di comunicare, e allo stesso modo ritorna nella cover che viene riproposta in tutti i live, Il Mare D’Inverno, raccontata direttamente a noi come se fosse una storia che conosciamo bene, ma che ci va di riascoltare tutte le volte, soprattutto se viene fuori in modo così spontaneo e disarmante.

È così per l’altra cover, Ancora di Malgioglio, che sostituisce il pezzo de I Cani, Aurora (altra cover bellissima ce Giorgio Poi regala durante le sue date) sorprendendoci, dandoci un bel colpo di grazia.

Il concerto (ufficialmente, senza il bis), finisce con Niente Di Strano, forse il più famoso singolo, cantato a squarciagola da tutto il mare di persone che riempie la sala, Giorgio Poi ci ringrazia e brinda a noi, dice che da tempo voleva suonare al Monk perché è come casa sua, e lo crediamo bene, nel pubblico occhieggia metà della scena musicale indipendente romana, l’altra metà non la vediamo, forse, perché c’è ancora troppo fumo.

 

 

[Kaos Live Report] Fink @Quirinetta 02/11/2017

0

L’amatissimo cantautore britannico ha regalato al pubblico romano un live bellissimo: ecco le foto della nostra Marta Bandino.

Fink – ovvero Fin Greenall – dopo l’annuncio del nuovo Resurgam  si conferma come uno dei musicisti  più apprezzati e seguiti nel circuito indie. Un talento messo ancora in mostra ieri sera durante il bel live al Quirinetta: godetevi i nostri scatti per riviverlo!

 

[Kaos Live Report] Willie Peyote @MONK Roma 28/10/17

0

Anche nella Capitale si riscontrano sempre più casi di persone affette da questa strana malattia: si chiama Sindrome di Turet. Il colpevole? Un certo Willie Peyote…

Willie Peyote – La Base live @MONK ROMA

Inutile girarci intorno: dopo averlo ascoltato a dovere in queste settimane antecedenti il live, possiamo affermare con tranquillità – ed un minimo di prevedibilità – che  La Sindrome di Turet di Willie Peyote è uno dischi italiani dell’anno. Ispirato e spietato, cinico ma romantico, attuale ed esistenziale, il disco conferma il rapper-cantautore torinese come una delle voce più autentiche del panorama musicale italiano. Un lavoro più aperto alla melodia e molto amplio a livello strumentale, con all’interno una serie di brani capaci di imprimersi subito nei timpani e nel cuore degli ascoltatori. Ergo, non c’è da stupirsi se questo sabato il Monk Roma era gremito di persone tutte pronte a cantare ed acclamare il proprio beniamino.

Opening act della serata: La Base, interessantissima miscela esplosiva di hip hop funk e soul.

Ora, se non avete presente – mi dispiace per voi – chi sia Willie Peyote, il primo impatto vi spiazzerà, visto che siamo così abituati in Italia – tranne rare e preziose eccezioni – a quest’immagine rapper proto-gangster dalle patetiche e false ostentazioni spavaldo-criminali. Niente di più lontano da Guglielmo Bruno, il quale si presenta sul palco con giacchetta e camicia e dal modo in cui tiene il microfono appare più come un giovane scrittore che uno del giro hip-hop tutto tatuaggi e sguardi truci. Lui – fortunatamente – è diverso e usa il rap e le sue produzioni per parlare di amore, sesso, qualche bicchiere di troppo e le tante cose che non vanno nel mondo che ci circonda, senza trascurare mai la sua potentissima verve compositiva.

Il live è stato incredibile: con momenti riflessivi e altri euforici, brani dell’ultimo disco e classici cantati a squarciagola. Una festa a suon di rime e musica, pubblico euforico e già la voglia di rivedere Willie Peyote (senza cappello solo Guglielmo) dal vivo ancora una volta, il prima possibile! Nell’attesa, riviviamo il tutto con gli scatti di Alessio Belli.

 

Foto: Alessio Belli

 

Lana del Rey: annunciate due date italiane!

0

Finalmente il grande annuncio: Lana del Rey porterà il suo LA to the Moon Tour in Italia per due date.

 

Dove e quando? Presto detto:

11 aprile 2018 a  Milano al Forum di Assago e il 13 aprile 2018 a Roma presso il Palalottomatica.

Per tutte le info di acquisto e prevendita potete recarvi sul sito di Live Nation!

 

MONK ROMA stagione 2017/18: anteprima di un’annata imperdibile!

0

MONK CIRCOLO ARCI
INGRESSO RISERVATO AI SOCI

RICHIEDERE LA TESSERA 24H PRIMA AL LINK 

  STAGIONE 2017-2018

#staymonk
 
Riparte la stagione dei concerti al Monk con un programma in continuo aggiornamento ma già molto ricco di appuntamenti live da segnare in agenda. Si rinnova il binomio tra il Circolo Arci di Via Mirri 35, ormai punto di riferimento in città per l’aggregazione e l’intrattenimento, e la musica dal vivo. Binomio che ha accompagnato l’ascesa di tanti musicisti italiani e internazionali e che anche quest’anno promette ritorni, anteprime, concerti imperdibili e chicche da scoprire. Com’è nello spirito del Monk capace di modularsi con le sue diverse aree – la grande sala concerti, il salotto, il cortile –  per piccoli incontri come per i grandi happening. Un grande contenitore che prevede iniziative per tutti, in più fasce orarie durante il giorno.  Il Monk Circolo Arci non è infatti solo musica dal vivo ma spazio multidisciplinare per le idee e per l’arte, per la condivisione e gli incontri, per il divertimento e l’accoglienza, per le visioni e le pratiche concrete che possano arricchire culturalmente Roma. 

RIEPILOGO PRINCIPALI APPUNTAMENTI LIVE FINORA CONFERMATI

VENERDI 29/09 – THE WINSTONS in Concerto
SABATO 30/09 – TIMBER TIMBRE in Concerto
VENERDI 06/10 – MASSIMO VOLUME sonorizzano “La Caduta della Casa Usher”
SABATO 07/10 – DENTE in Concerto
LUNEDI 09/10 – RADIO MOSCOW in Concerto
GIOVEDI 12/10 – BEHIND BEHIND THE SHADOW DROPS
TAKAAKIRA “TAKA” GOTO (MONO) in Concerto
SABATO 14/10 – COLOMBRE in Concerto
VENERDI 20/10 – PORTICO QUARTET in Concerto
SABATO 21/10 – DANIELE COCCIA PAIFELMAN in Concerto
MARTEDI 24/10 – JERUSALEM IN MY HEART in Concerto
VENERDI 27/10 – COLDCUT in Concerto
SABATO 28/10 – WILLIE PEYOTE in Concerto
SABATO 04/11 – POPULOUS + MYSS KETA in Concerto
GIOVEDI 09/11 – Jazz Evidence – BINKER AND MOSES in Concerto
VENERDI 10/11 – PUBLIC SERVICE BROADCASTING in Concerto
SABATO 11/11 – CHK CHK CHK in Concerto
DOMENICA 12/11 – MICAH P. HINSON in Concerto
MARTEDI14/11 – ZOLA JESUS in Concerto
MERCOLEDI15/11 – ARTO LINDSAY in Concerto
VENERDI 17/11 – Rome Psych Fest – LIARS in Concerto and more tba
SABATO 18/11 – Rome Psych Fest – LALI PUNA in Concerto and mre tba
GIOVEDI 23/11 – TELEFON TEL AVIV in Concerto
VENERDI 01/12 – SELTON in Concerto
SABATO 02/12 – CIGARETTES AFTER SEX in Concerto

Venerdi 29 Settembre
Apertura Porte Ore 20:00 – Inizio Concerti Ore 22.00
THE WINSTONS in Concerto
INGRESSO RISERVATO AI SOCICON TESSERA ARCI 2017
CONTRIBUTO ALL’ATTIVITA’ UP TO YOU

Roberto Dell’Era (Afterhours), Enrico Gabrielli (Calibro 35) e Lino Gitto (UFO) sono i Winstons: il power trio “composto da basso, batteria, tastiere e voci dedito alla psichedelica e al culto dell’anarchia ancestrale. Nel 1971 Andrew Latimer e Peter Bardens fondavano i Camel. Quasi mezzo secolo più tardi Roberto Dell’Era (Afterhours), Enrico Gabrielli (Calibro 35, PJ Harvey) e Lino Gitto (UFO) danno vita ai Winstons. Che cos’hanno in comune le due band, se non il nome di una nota marca di sigarette? In primis, la passione per il prog-rock. Specialmente quello made in Canterbury: un pentolone di musica psichedelica, progressive rock, beat, jazz, avantgarde, spirito hippie e cultura dadaista nato a metà degli anni Sessanta e caratterizzato da un approccio senz’altro più ironico e ‘freak’ – chiamiamolo così – rispetto al rigore virtuosistico del prog ‘classico’, quello di Genesis e King Crimson, tanto per intenderci. Il tappeto volante degli Winstons spicca il volo partendo proprio da quì: da quell’angolo di spazio e tempo che ha partorito band leggendarie come i Gong di Daevid Allen e i Soft Machine di Robert Wyatt.

Sabato 30 Settembre
Apertura Porte Ore 20:00 – Inizio Concerti Ore 23.00
TIMBER TIMBRE in Concerto
OPENING ACT: CHRIS CUNDY
INGRESSO RISERVATO AI SOCICON TESSERA ARCI 2017
CONTRIBUTO ALL’ATTIVITA’ 15€ – 12€ + D.P.

Timber Timbre, la creatura del compositore e musicista canadese Taylor Kirk, giunta alla ribalta grazie ai precedenti acclamati album Creep on Creepin’on e Hot Dreams, e all’inserimento di diversi brani nelle colonne sonore di serie cult come Walking Dead e Breaking Bad, torna in Italia per presentare l’ultimo album ‘Sincerely, Future Pollution’ pubblicato il 7 aprile via City Slang e anticipato dai bellissimi singoli ‘Sewer Blues’, ‘Velvet Gloves & Spite’ e ‘Grifting’.

Il sesto album ufficiale del trio psych-folk di Montreal è una delle sorprese più belle di questo 2017 e arriva a tre anni di distanza dal precedente “Hot Dreams”. Se gli album Creep on Creepin’ on del 2011 e e Hot Dreams del 2014 avevano lanciato Kirk e soci alla ribalta, facendogli guadagnare due nomination ai Juno Awards e un posto nella Polaris Music Prize, siamo certi che questo nuovo albumSincerely, Future Pollution’ li consacrerà definitivamente. Il trio guidato da Taylor Kirk, prosegue infatti imperterrito nella sua evoluzione, decidendo di dare una svolta al proprio universo sonoro e aumentando gli innesti di patterns elettronici e sintetizzatori, asservendoli a una scrittura che continua a rimanere su livelli di eccellenza assoluta. Registrato a Parigi, “Sincerely, Future Pollution” è uno splendido susseguirsi di suoni cinematici, tenui reminescenze eighties, improvvise e fluttuanti aperture pop, squarci chitarristici con la voce di Kirk sempre protagonista.
Come pochi altri, nel corso degli anni Timber Timbre hanno dimostrato di saper raccontare con uno stile unico le complessità emotive dell’uomo, le sue depravazioni e le sue ossessioni. E se “Hot Dreams” ha affascinato per quel suo tono noir capace di descrivere le pulsioni umane, questo nuovo “Sincerely, Future Pollution” compie un ulteriore e sorprendente passo avanti nella narrazione del lato oscuro presente in ognuno di noi. Il nuovo “Sincerely, Future Pollution” parla soprattutto dell’attuale condizione politica e
sociale. E’ il suono della rassegnazione e della desolazione più totale, suoni e parole che provengono direttamente dalle viscere di una metropoli.
Un album sospeso tra sogno e realtà, che ci conduce con atmosfere inquietanti in uno spazio senza tempo in cui la tradizione americana del passato viene costantemente citata e reinterpretata.

Venerdi 6 Ottobre
Apertura Porte Ore 20:00 – Inizio Concerti Ore 22.00
MASSIMO VOLUME
SONORIZZANO IL FILM
“LA CADUTA DELLA CASA USHER”
INGRESSO RISERVATO AI SOCICON TESSERA ARCI 2017-2018
CONTRIBUTO ALL’ATTIVITA’ 8€ + D.P.

Sul palco:
Emidio Clementi – basso
Egle Sommacal – chitarre
Vittoria Burattini – percussioni

La caduta della casa Usher // Francia – 1928 – B/N – 70 minuti
Genere Horror
Film diretto da Jean Epstein
Soggetto: Edgar Allan Poe
Sceneggiatura di Luis Bunuel e Jean Epstein

Il regista vi fonde due racconti di Edgar Allan Poe (La caduta della casa degli Usher e Il ritratto ovale) con altri spunti dello scrittore americano, ma poco interessato al macabro, li rilegge in chiave animista. All’epoca godette di ampia fama anche se non ripagò i costi di produzione. In questo film compare come co-sceneggiatore e aiuto-regista il futuro maestro del cinema surrealista Luis Buñuel.
Trama:
Un amico va a trovare Roderick Usher che vive nella malinconica magione con la moglie Madeline. Quest’ultima deperisce man mano che Roderick la ritrae, finché muore e viene sepolta in una cripta. Ma il suo decesso è solo apparente…

MASSIMO VOLUME
Il nucleo originario dei Massimo Volume si forma a Bologna nell’inverno del 1991.
Nel 1993 il gruppo firma il primo contratto discografico per la Underground Rec. E’ il momento di “Stanze”, il primo album. Il suono della band è personalissimo. Pezzi d’impatto, tesi e distorti, si mescolano a momenti più introspettivi: brani come “Alessandro”, “In Nome Di Dio”, “Stanze Vuote”, pur mantenendo una forte carica emotiva, si muovono in questo senso. L’album ha un ottimo riscontro di critica e pubblico. I concerti si susseguono a ritmo incalzante. Nel 1994 le major si accorgono del gruppo e, agli inizi di marzo, i Massimo Volume vengo messi sotto contratto dalla Wea che licenzierà il loro secondo lavoro “Lungo I Bordi”. La produzione artistica viene affidata a Fausto Rossi, da sempre modello per Clementi e soci, di un modo di fare musica fuori dai canoni imposti dal mercato. Ne nasce un rapporto a tratti difficile, ma ispirato al punto da dare vita a una delle pietre miliari del nuovo rock. Il gruppo si libera definitivamente da ogni legame con modelli stranieri. Il disco è potente, dal suono inconfondibile. “Il Primo Dio”, “Meglio Di Uno Specchio”, “Inverno ’85”, “Fuoco Fatuo”, diventano nel giro di poco tempo dei classici. Si accorge di loro anche John Cale, che si propone come produttore di “Da Qui”, il loro terzo lavoro. La direzione del disco viene però affidata a Steve Piccolo (già Lounge Lizard). E’ il 1997. I Massimo Volume passano alla Mescal. Rispetto al precedente lavoro, “Da Qui” risente del progetto portato avanti da Clementi e Sommacal nel periodo intercorso tra i due album: una sorta di laboratorio in cui i nuovi pezzi hanno preso forma attraverso delle performance dal vivo per voce, chitarra e harmonium. E’ così che sono nati: “Qualcosa Sulla Vita”, “Atto Definitivo”, “Sotto Il Cielo”.
La musica si fa scarna, evocativa, mentre le parole tessono brevi storie in cui ricorrono sempre gli stessi personaggi, canzone dopo canzone, creando un vero e proprio mondo poetico, lo stesso che si ritrova in “Gara Di Resistenza”, raccolta di racconti scritta da Emidio Clementi per la Gamberetti editrice. Il disco non concede nulla al facile ascolto; è struggente e sarcastico, fatto di silenzi e tensione. Passano due anni e i Massimo Volume tornano ancora a stupire con un nuovo lavoro che spiazza critica e pubblico: “Club Privé”. Le canzoni si alternano a brani recitati, la ritmica si fa incalzante, fraseggi jazz si insinuano nel tessuto musicale. Un album ricco e struggente, a tratti misterioso, che segna una nuova linea di fuga nel percorso artistico del gruppo. La produzione artistica è affidata a Manuel Agnelli degli Afterhours che riesce a dare una compattezza unica al suono.
I testi si staccano dalla forma racconto per creare con poche pennellate un mondo fatto di sensazioni e ricordi che colorano magistralmente l’ultimo capitolo di una storia sempre più affascinante a cui si è aggiunto, a Gennaio, il primo romanzo di Emidio Clementi “Il Tempo Di Prima”, uscito per la casa editrice Derive/Approdi. Il primo singolo estratto, “Privè” , è stato affiancato da un video squisitamente “teatrale”, che pur non rispondendo a tutti i requisiti patinati di un qualsiasi clip, ha avuto una buona rotazione all’interno dei canali musicali – televisivi italiani. La tournèe, partita immediatamente a ridosso dell’uscita del disco è proseguita ininterrottamente, affiancata da un nuovo progetto parallelo che si è “insinuato” nel lavoro live dei Massimo Volume: “Gli Agnelli Clementi” uno spettacolo di reading, condiviso da Emidio “Mimì” Clementi e da Manuel Agnelli, itinerante per tutta la penisola. Il 15 novembre 2000 è uscito nelle sale cinematografiche “Almost Blue”, opera prima del regista romano Alex Infascelli, tratta dal romanzo omonimo di Carlo Lucarelli (premiato con il David di Donatello e con il Nastro d’argento in qualità di regista esordiente). La colonna sonora del film, pubblicata il 2 febbraio 2001, è stata interamente curata dai Massimo Volume, candidati anch’essi per il “Nastro d’argento” nella categoria O.S.T. del Festival cinematografico di Taormina. Oltre a riproporre alcuni brani presenti nei precedenti lavori discografici (“Fuoco Fatuo”, “Pizza Express”, “La Città Morta”, “Avvertimento” e “Ti Sto Cercando”, quest’ultima utilizzata sulle scene di apertura del film), i Massimo Volume si sono cimentati in un commento sonoro completamente inedito, dilatato ed evocativo, che si sposa in maniera perfetta con le tinte scure del thriller.
Tra le particolarità, una versione strumentale e riletta del classico di Elvis Costello che da il titolo al film. Il 28 settembre 2001, per la Fazi Editore, è stato distribuito nelle librerie “La Notte Del Pratello”, secondo romanzo (nonché terzo libro) scritto da Emidio Clementi.
Nel febbraio 2002 arriva una notizia che nessuno avrebbe voluto ricevere: i Massimo Volume decidono di sciogliersi e d’interrompere il loro comune percorso artistico.

Nei mesi / anni a seguire, Vittoria Burattini suona con i Franklin Delano mentre Egle Sommacal incide su Unhip Records un disco solista per solo chitarra intitolato “Legno”.
Emidio “Mimì” Clementi, crea nel 2004 il progetto El-Muniria, e pubblica grazie alla Homesleep Records il CD “Stanza 218” e veicola le restanti energie creative sul fronte letterario; sempre per la Fazi Editore dà alle stampe “L’Ultimo Dio”, pubblicato nel 2004.
Dopo sei anni di pausa, nel 2008 i Massimo Volume accettano di tornare a condividere la loro musica. Due grossi eventi siglano questo rientro sui palchi italiani: la partecipazione al Traffic Festival nella serata condivisa con Patti Smith ed Afterhours e la sonorizzazione de “La Caduta Della Casa Degli Usher”, suggestivo progetto realizzato per conto del Museo del Cinema di Torino e messa in scena (sempre a Torino) alle Officine Grandi Riparazioni (OGR). Emidio Clementi pubblica per Rizzoli, nel febbraio 2009, il suo nuovo romanzo “Matilde E I Suoi Tre Padri” e tre mesi dopo esce, sempre su Unhip, il secondo album solista di Egle Sommacal, “Tanto Non Arriva“. I ritrovati Massimo Volume, ripresa la strada on the road, non si sono limitati ad attraversare l’italico stivale in lungo e in largo, ma hanno concretizzato tale nuova esperienza registrando “Massimo Volume Bologna Nov. 2008”, il loro primo album live uscito su etichetta Mescal il 28 Agosto 2009.
Da quel giorno ad oggi, mentre il Tour prosegue, arricchito dalle varie performance dedicate alla sonorizzazione de “La Caduta Della Casa Degli Usher”, si fanno sempre più insistenti le voci che vogliono la band, nei giorni liberi da impegni on-stage, chiusi in studio a lavorare sul prossimo album di inediti, che intanto vengono anticipati dal vivo suscitando entusiasmo nel pubblico…

Sabato 7 Ottobre
Apertura Porte Ore 20:00 – Inizio Concerti Ore 23.00
DENTE in Concerto
FESTA DI FINE TOUR
INGRESSO RISERVATO AI SOCICON TESSERA ARCI 2017-2018
CONTRIBUTO ALL’ATTIVITA’ 13€ + D.P.

Giuseppe Peveri alias DENTE, nasce a Fidenza (PR) nel 1976. Poco più che adolescente, Dente intraprende la sua avventura musicale come chitarrista dei Quic, passando per la band La Spina (con due album all’attivo), per poi intraprendere la carriera solista nel 2006. DENTE ad oggi è uno dei più apprezzati cantautori italiani, un musicista che negli anni ha conquistato un pubblico sempre più numerso e affezionato riuscendo a imporre il suo personalissimo linguaggio pop dai tratti essenziali e ricercati.
2006 – Firma per Jestrai, esordendo con il suo primo album ufficiale “Anice in bocca”.
2007 – E sce il disco “Non c’è due senza te” (Jestrai), subito accolto con calore da pubblico e critica. Durante l’estate di quell’anno, Federico Fiumani invita Dente a reinterpretare una canzone dei Diaframma (“Verde”) per una compilation in uscita nei primi mesi del 2008. Qualche tempo dopo, Dente rivisita anche “Pensiero Stupendo” di Patty Pravo, che diventa la sigla del programma omonimo in onda su Radio Popolare Network il venerdì sera. Alla fine dell’anno “Non c’è due senza te” finisce nella rosa dei 20 migliori dischi italiani del 2007 scelti dal PIMI (Premio Italiano Musica Indipendente).
2008 – Esce l’EP “Le cose che contano”, quattro nuove canzoni arrangiate e suonate con Roberto Dell’Era (Afterhours), Enrico Gabrielli (Afterhours – Mariposa – Morgan – Capossela) ed Enzo Cimino (Mariposa – Marco Parente), uscito a Febbraio 2008.
2009 – Il 14 febbraio esce il suo nuovo album “L’amore non è bello” (Ghost Records), 13 tracce che confermano le straordinarie potenzialità del cantautore. Il disco viene recensito ovunque con grande entusiasmo e l’attenzione nei confronti del cantautore va crescendo nel corso dell’anno, con singoli in rotazione nelle radio nazionali e un intenso tour con la sua band nei club e nei festival di tutta Italia, per oltre 80 date live in meno di 12 mesi.Nel corso dell’anno Dente partecipa anche al progetto “Il Paese è Reale” degli Afterhours, registrando una delle canzoni più apprezzate del disco, “Beato Me”, che suonerà anche al concerto del 1° maggio di Piazza San Giovanni a Roma. Un 2009 intenso e ricco di soddisfazioni si chiude con il massimo riconoscimento da parte della critica di settore: la vittoria al PIMI per l’album dell’anno.
2010 – L’anno si apre così con rinnovate energie, convogliate in un nuovo tour nei teatri intitolato “1910”. DENTE inoltre collabora con i Perturbazione, per “Buongiorno Buonafortuna” e con Il Genio per “Precipitevolissimevolmente”, il twist che – insieme a “Il beat cos’è” registrato da Calibro 35 e Roberto dell’Era – va a comporre il 45 giri de “Il lato Beat” (Ghost Records/Disastro), uno dei successi radiofonici dell’estate 2010. A novembre si chiude il tour de “L’amore non è bello” con un grande concerto sold out allo storico Teatro dal Verme di Milano con ospiti Manuel Agnelli, Le Luci della Centrale Elettrica, Il Genio, Enrico Gabrielli, Max Collini e i Perturbazione.
2011 – DENTE collabora al disco dei brasiliani Selton, che escono con il loro album in italiano e si avvalgono di lui per l’adattamento dei testi, scritto originariamente in portoghese e inglese. Inoltre compone il testo di “Mangialanima”, brano contenuto nel nuovo album di Marco Mengoni “Solo 2.0” uscito il 27 settembre 2011, affiancando Paolo Nutini autore della musica. L’11 ottobre esce il nuovo capitolo della discografia di Dente, “Io tra di noi” (Ghost Records) prodotto da Tommaso Colliva. Il disco entra in classifica la settimana di uscita direttamente al 15° posto tra gli album più venduti, come ottimo auspicio per i lungo l tour che inizia a fine ottobre e continua fino all’estate 2012.
2012 – Nel febbraio 2012 esce “Canzoni ai testimoni”, album di Enrico Ruggeri nel quale Dente reinterpreta in duetto con lo stesso Ruggeri “Pernod”, storico brano dei Decibel del 1980. Il 1°maggio Dente si esibisce per la seconda volta al Concerto del Primo Maggio a Roma. 2013 – Dente firma il brano “Quello che non sa”, inserito nell’album “Un posto nel mondo”, debutto della cantante italiana Chiara Galiazzo. Collabora anche con i Selton nel brano “Piccola Sbronza”, contenuto nell’album “Saudade”. Nello stesso periodo tiene dj set in Italia ed alcuni concerti in Europa (Lussemburgo, Parigi, Berlino e Bruxelles); inoltre accompagna gli stessi Selton nel loro tour in Brasile.
2014 – A gennaio esce l’album “Almanacco del giorno prima” (RCA/Sony), anticipato dal singolo “Invece tu”, uscito il 1° gennaio, ed entrato immediatamente in alta rotazione su tutti i network. Il disco è stato realizzato in presso una scuola elementare abbandonata di Busseto, in provincia di Parma, sempre con l’ausilio di Tommaso Colliva. L’album viene sostenuto da un importante tour teatrale che lo porta al sold-out sia al Nazionale di Milano che all’Auditorium di Roma. L’anno ed il tour si chiudono in bellezza con un giro nei club grazie ad un nuovo spettacolo accompagnato da una big band con tanto di sezione fiati.
2015 – Il 4 giugno esce per Bompiani il primo libro di Dente: “Favole per bambini molto stanchi”, che raggiunge in pochi mesi la quinta ristampa, oltre 30 presentazioni ed un lusinghiero successo editoriale.
2016 – “Canzoni per metà” (Pastiglie/Sony Music Entertainment) è il suo ultimo album, uscito ad ottobre 2016.

INFO:
http://www.amodente.com/

Lunedi 9 Ottobre
Apertura Porte Ore 20:00 – Inizio Concerti Ore 22.00
RADIO MOSCOW in Concerto
OPENING ACT: KALEIODOBOLT
INGRESSO RISERVATO AI SOCICON TESSERA ARCI 2017-2018
CONTRIBUTO ALL’ATTIVITA’ 10€ + D.P.

Nati a Story City, Iowa, nel 2003 da un’idea del vocalist polistrumentista Parker Griggs sono considerati una delle più credibili cult-band del revival psychedelic rock dai tratti più hard rock e stoner.
I Radio Moscow sono stati prodotti e lanciati nel 2007 da Dan Auerbach dei Black Keys e da quel momento hanno distribuito altri 3 LP, Brain Cycles (2009), The Great Escape of Leslie Magnafuzz (2011) e Magical Dirt (2014) sempre sotto la storica etichetta californiana Alive Naturalsound.
Diversi musicisti sono avvicendati al fianco di Griggs, oggi accompagnato dal bassista Anthony Meier e dal batterista Paul Marrone.
Ora escono con un nuovo album intitolato “New Beginnings” per l’etichetta Century Media e saranno ad ottobre in tour in Europa ed Italia per 3 concerti accompagnati dai finlandesi Kaleidobolt.

Giovedi 12 Ottobre
Apertura Porte Ore 20:00 – Inizio Concerti Ore 22.00
BEHIND THE SHADOW DROPS
TAKAAKIRA “TAKA” GOTO (MONO) in Concerto
INGRESSO RISERVATO AI SOCICON TESSERA ARCI 2017-2018
CONTRIBUTO ALL’ATTIVITA’ 12€ – 10€ + D.P.

Ovvero il progetto musicale parallelo ma in solitaria di Takaakira “Taka” Goto, fondatore e chitarrista degli enormi MONO (Japan), arriva in Italia per presentarci il suo secondo album “H a r m o n i c” in uscita il 22 settembre via Temporary Residence Ltd., anticipato da un singolo spesso di atmosfera malinconica e ferale che lascia ben sperare per una serata avvolgente di sensazioni pesanti come drappi neri e dal tocco straniante di voli strumentali. La musica di Taka è così: già dal primo lavoro “Classical Punk And Echoes Under The Beauty“, ne uscivamo sconfitti dagli archi laceranti, mentre “H a r m o n i c” sembra avere più determinazione nera, come auspicano i piacevoli nuovi ed eleganti inserti elettronici usati.

Sabato 14 Ottobre
Apertura Porte Ore 20:00 – Inizio Concerti Ore 22.00
COLOMBRE in Concerto
INGRESSO RISERVATO AI SOCICON TESSERA ARCI 2017-2018
CONTRIBUTO ALL’ATTIVITA’ 7€

“Pulviscolo” è il primo album di Colombre, progetto che inaugura l’esperienza da solista di Giovanni Imparato – già voce, chitarra e autore dei brani della band indie-pop Chewingum e co-produttore del disco “Sassi” di Maria Antonietta – pubblicato il 17 marzo per l’etichetta Bravo Dischi. 25 minuti e 36 secondi, 8 tracce dai titoli brevissimi (1, massimo 2 parole) per un album che ti conquista immediatamente. Pochi attimi dal primo ascolto e subito ti viene voglia di cantare insieme a Colombre. L’album vanta collaborazioni artistiche importanti: la voce e i cori di IOSONOUNCANE, le percussioni di Francesco Aprili (batterista di Wrongonyou, Giorgio Poi e Boxerin Club) e il basso di Nicolò Pagani (Mannarino), l’artwork di Letizia Cesarini aka Maria Antonietta che firma anche la regia del video della title-track, primo estratto dell’album.

Sabato 21 Ottobre
Apertura Porte Ore 20:00 – Inizio Concerti Ore 22.00
DANIELE COCCIA PAIFELMAN in Concerto
PRESENTAZIONE DEL DISCO “IL CIELO DI SOTTO”
INGRESSO RISERVATO AI SOCICON TESSERA ARCI 2017-2018
CONTRIBUTO ALL’ATTIVITA’ 7€ – 5 + D.P.

Il Cielo di Sotto è il disco d’esordio di Daniele Coccia Paifelman, già autore, cantante e fondatore de Il Muro del Canto, Surgery e Montelupo che per questa nuova avventura adotta un nome d’arte e aggiunge al suo il cognome della madre “Paifelman”.
L’album prodotto da “La Zona/La Grande Onda” sarà presentato in anteprima il 21 Ottobre con un concerto al Monk di Roma al quale seguirà una turnè promozionale. Il disco sarà disponibile in tutti i negozi di dischi il 27 Ottobre 2017.
Le canzoni de il “Il cielo di sotto” sanciscono il ritorno alla lingua Italiana per l’autore romano, dopo tre album in dialetto con il Muro del Canto. Vengono scritte insieme ad Eric Caldironi, fra il 2014 e il 2017.
I testi affrontano la vita, la morte e l’amore, attraverso numerose metafore, ispirate al mondo bellico. Le battaglie e la guerra, rappresentano una durissima quotidianità. Il Fronte, la prima linea, la trincea, delineano il coraggio e la forza necessarie dell’essere umano per combattere, senza mai cedere, nel buio pesto di questa nuova era. Un disco ispirato che prende le distanze dall’attualità, che guarda spesso all’indietro, alla scuola dei grandi cantautori Italiani.
Daniele Coccia Paifelman cura la produzione artistica in maniera artigianale ed attenta. Per il disco, si avvale di tutte quelle preziose figure professionali incontrate negli anni, lungo il suo sentiero musicale, da Francesco Grammatico dietro al mixer, ad Eric Caldironi, con cui ha già intrapreso il progetto Montelupo e col quale condivide la militanza nel Muro del Canto. Un altra importante collaborazione è quella con Leonardo Angelucci (Chitarra elettrica e cori), cantautore e arrangiatore che insieme a Matteo Troiani (al Basso) e Tommaso Guerrieri (Batteria) sono la band perfetta per proporre dal vivo l’intero disco.

Venerdi 20 Ottobre
Apertura Porte Ore 20:00 – Inizio Concerti Ore 22.00
PORTICO QUARTET in Concerto
INGRESSO RISERVATO AI SOCICON TESSERA ARCI 2017-2018
CONTRIBUTO ALL’ATTIVITA’ 10€ – 8 + D.P.

Se il tuo album di debutto – “Knee Deep In The North Sea”, anno 2007 – finisce subito tra le nomination del prestigioso Mercury Prize ed è eletto da Time Out “Album Of The Year” nella categoria Jazz, Folk, World, questo significa senza la minima ombra di dubbio che le tue qualità sono veramente importanti. Qualità tra l’altro forgiate con una gavetta vera: Portico Quartet nasce infatti come un’esperienza di buskers, di suonatori di strada per le vie di Londra (preferibilmente nella zona del South Bank), città in cui Jack Wyllie, Milo Fitzpatrick, Duncan Bellamy e Nick Mulvey in quegli anni studiavano, dividendo l’appartamento con tra l’altro Jamie Woon e divertendosi a partecipare ad un collettivo a nome One Taste che ad un certo punto includeva anche Kate Tempest, Little Dragon e ovviamente lo stesso Woon. Quello che arriva dopo è sempre di altissimo livello: per il secondo album (“Isla, 2009) arriva la proposta di una label di prestigio, la Real World di Peter Gabriel, che dà alle stampe anche il successivo “Portico Quartet” del 2012. Qualcosa cambia però negli equilibri del gruppo: Nick Mulvey abbandona, per seguire una carriera da solista, inizialmente non viene rimpiazzato e il Portico Quartet diventa semplicemente Portico. “Living Fields”, 2014, esce per un’altra label a quattro quarti di nobiltà (la Ninja Tune) e segna una svolta verso un pop più astratto, più sperimentale.
Gli equilibri intanto si rimettono a posto. Torna il “Quartet” nella sigla sociale, alla band si aggiunge Keir Vine ritrovando quindi la formazione a quattro. Le sonorità si affinano sempre più, tornando per certi versi alla ricetta originale – una perfetta, equilibratissima fusione di jazz, funk astratto, striature world ed ambient – e il lavoro che arriva ad agosto 2017, “Art In The Age Of Automation”, debutta direttamente al secondo posto nelle classifiche britanniche nella categoria Soul/Jazz. Il viaggio, insomma, continua. Sotto l’ala protettrice di quel portico in Italia sotto cui i musicisti, moltissimi anni fa, quando ancora non si erano dati un nome come band, si erano rifugiati per continuare a suonare, durante un escursione nel nostro paese: “Portico Quartet” nasce infatti da qui.

Martedi 24 Ottobre
Apertura Porte Ore 20:00 – Inizio Concerti Ore 22.00
JERUSALEM IN MY HEART in Concerto
INGRESSO RISERVATO AI SOCICON TESSERA ARCI 2017-2018
CONTRIBUTO ALL’ATTIVITA’ 10€

Radwan Ghazi Moumneh e l’artista multimediale Charles-André Coderre tornano con ‘If He Dies, If If If If If If’, secondo album del progetto Jerusalem In My Heart concepito nelle duplici case-natale di Montréal e Beirut.
Celebre per il prezioso lavoro come ingegnere del suono di Matana Roberts (i tre capitoli della saga Coin Coin), Mashrou’ Leila, Ought, Eric Chenaux (con il quale ha anche compost un album collaborative per il piccolo marchio Grapefruit Records Club) e Suuns (il disco in combutta per Secretly Canadian della primavera 2015 rimane ad oggi una delle migliori uscite dello scorso anno), Moumneh ha avuto mani in pasta in numerosi ambiti negli ultimi anni. Ha accompagnato JIMH di fronte ad un pubblico sbalordito tanto in Canada ed Europa quanto in Medio Oriente. Nonostante i numerosi progetti e commissioni che li hanno visti protagonisti, il gruppo è saldamente nelle mani di Moumneh – responsabile per tutti i suoni e le composizioni – e Coderre responsabile dei visuals in rigoroso formato 16mm e delle installazioni/proiezioni dal vivo.
Uno dei moment più alti del disco è nell’apertura di “A Granular Buzuk”, dove il suono di questo strumento tipico viene processato e campionato dai tagli in tempo reale di Radwan’s. Moumneh continua a sperimentare il suo amore per la tradizione pop Arabica delle audiocassette nella dance in bassa fedeltà di “Lau Ridyou Bil Hijaz”. C’è poi un sentito omaggio al poeta curdo, recentemente esiliato, Sivan Perwer nel folk scarno e tradizionale di “Ta3mani; Ta3meitu”. L’album si chiude con il drone creato da un flauto Bansuri (per gentile concessione di Dave Gossage) e dal suono di un delicato numero acustico alternato ai field recordings delle onde del mare registrate su una spiaggia libanese. Disco eccezionale che del gruppo di casa Constellation fa una delle più imprendibili espressioni a cavallo tra canzone politica, rock d’avanguardia e musica etnica.

Venerdi 27 Ottobre
Apertura Porte Ore 20:00 – Inizio Concerti Ore 22.00
COLDCUT in Concerto
INGRESSO RISERVATO AI SOCICON TESSERA ARCI 2017-2018
CONTRIBUTO ALL’ATTIVITA’ 15€ – 12 + D.P.

COLDCUT
Due giganti. E’ facile sottovalutare l’importanza di Matt Black e Jonathan More per la musica contemporanea (limitativo infatti parlare solo di quella elettronica). Ma da quando i due, più di trent’anni fa, decisero di unire le forze per dare la vita al progetto Coldcut più volte nell’arco di questi tre decenni si sono dimostrati dei veri e propri “game changer”. Lo sono stati ancora agli esordi, con quel remix di “Paid In Full” di Eric B & Rakim assolutamente geniale e pionieristico che ha il merito di aver consacrato – grazie al suo enorme successo – la dj culture in Europa, col suo uso strepitoso e visionario dei campionamenti, del taglia&cuci sonoro. Lo sono stati quando hanno dato vita al radio show Solid Steel, ancora adesso un inconfondibile marchio di qualità per tutto ciò che è avventura in musica. Lo sono stati quando hanno portati l’interazione tra video e musica a livelli mai visti prima costruendo – assieme al collettivo di sviluppatori Camart – il software VJAMM (anno 1997: ben prima che software e digitale diventassero un ambiente comune e alla portata di tutti). Ma l’avventura che meglio racconta Black e More è quella targata Ninja Tune: label fieramente indipendente creata dai due nel 1990 per avere una piattaforma su cui esercitarsi stando lontani da ogni condizionamento delle major; a distanza di tutti questi anni, ancora oggi una delle etichette discografiche più riconoscibili e qualitative in circolazione, con uno spettro sonoro che parte dall’hip hop ma può estendersi fino alla house da un lato e fino al cantautorato elegante dall’altro, percorrendo spesso le strade del jazz, del funk e del soul. Una label a cui i Coldcut hanno dato vita rinunciando alle sirene e alle offerte contrattuali del mainstream (a fine anni ’80, erano considerati vere superstar mondiali della pratica del remix), soprattutto una label che ha scoperto una serie incredibile di talenti (da Amon Tobin a Fink, da Kid Koala a Cinematic Orchestra, da Bonobo a Roots Manuva, ma l’elenco potrebbe andare avanti a lungo).
In tutto questo, hanno avuto modo di portare avanti anche una discografia dalle uscite rare ma sempre di altissimo profilo (ad esempio “Let Us Play”, anno 1997, o “Sound Mirrors” del 2006, ma anche la recente collaborazione con On U Sound “Outside The Echo Chamber”), così come delle apparizioni live o anche da semplici dj dove sempre e comunque la regola era, ed è, non adeguarsi alla routine ma saper fare un passo in più, saper offrire la vertigine del divertimento e della sorpresa. Tutto questo sempre con un sorridente understatement, senza nessuna ansia di protagonismo, senza nessuna necessità di vendersi come stelle mediatiche o come geni della musica. Ma quest’ultima cosa, fatti nudi e crudi alla mano, lo sono. Poche persone hanno “disegnato” in modo così incisivo la musica della club culture degli ultimi trent’anni e, di conseguenza, la musica tutta.

Sabato 28 Ottobre
Apertura Porte Ore 20:00 – Inizio Concerti Ore 22.00
WILLIE PEYOTE in Concerto
INGRESSO RISERVATO AI SOCICON TESSERA ARCI 2017-2018
CONTRIBUTO ALL’ATTIVITA’ 10€ + D.P.

Willie Peyote (Guglielmo Bruno, classe 1985) è un rapper torinese, uno degli artisti più interessanti e innovativi della scena hip-hop italiana. Oltre ad essere conosciuto come solista, Peyote è la voce del gruppo Funk Shui Project. Avvicinatosi al rap nel 2004, dopo alcuni tentativi con altri generi musicali, fonda il gruppo Sos Clique con Kavah e Shula col quale pubblica diversi demo e un EP intitolato “L’Erbavoglio” nel 2008. A seguito dello scioglimento del gruppo intraprende la carriera solista facendo del cinismo, dell’originalità e dell’autoironia il suo marchio di fabbrica, com’è facilmente intuibile dai titoli dei dischi pubblicati: “Il Manuale del giovane nichilista” del 2011 e “Non è il mio genere, il genere umano” del 2013. Quest’ultimo è stato ristampato, in versione estesa, nel giugno 2014 per l’etichetta discografica ThisPlay Urban. Parallelamente vede la luce anche il primo album ufficiale del gruppo Funk Shui Project. Per la realizzazione del disco, interamente autoprodotto e pubblicato sempre nel 2014, Willie Peyote lavora con una vera e propria band non solo per la fase di composizione dei brani, ma anche per l’attività live. I testi dell’artista sono uno specchio della società attuale. Con i suoi brani accattivanti, ironici ma allo stesso tempo di denuncia, Willie Peyote ha attirato immediatamente su di sé l’attenzione del pubblico e degli addetti ai lavori. Brani come “TmVB”, ovvero “Tutti Mi Vogliono Bene” e “Friggi le polpette nella merda (cit.)” sono diventati dei veri e propri inni underground che raccontano i paradossi del nostro paese in modo scanzonato, sarcastico e divertente. L’artista vive un momento particolarmente felice: ha vinto il premio come miglior autore al concorso “Genova per voi”, il più grande portale di musica italiana Rockit lo ha inserito tra i dieci artisti più interessanti dell’anno e il videoclip del brano “Glik” (che fa riferimento a Kamil Glik, calciatore capitano della squadra del Torino) ha ricevuto più di 230.000 visualizzazioni. Inoltre Peyote è stato il primo rapper a partecipare a VEVO DSCVR (DISCOVER), format inglese dedicato alla musica emergente (ha fatto scoprire artisti come Hozier) arrivato di recente anche in Italia. Peyote ha presentato una versione live del brano “Dettagli”, accompagnato da Hyst alla voce, Paolo “De Angelo” Parpaglione dei Bluebeaters al sassofono e Frank Sativa, anche produttore del pezzo, al beat. Il video di “Dettagli” è quello, relativo al format, con il maggior numero di visualizzazioni.
Infine il tour dell’artista “Hai fatto quattro date e lo hai chiamato tour”, a discapito del nome, ha avuto un grandissimo successo. Il 28 aprile 2015 è stato reso disponibile, in free download sul sito ufficiale dell’artista www.williepeyote.com, “Quattro San Simoni e un funerale”, un EP contenente cinque brani inediti da cui è stato estratto il singolo “Io non sono uguale” (prod. Kavah). Il 22 gennaio 2016 esce “Educazione Sabauda”, l’album che segna la svolta di Willie Peyote: grazie a canzoni come “L’eccezione”, “Io non sono razzista ma”, “C’era una vodka” e un’intensa attività live l’artista torinese vede crescere esponenzialmente consensi e pubblico. Per chiudere il fortunato ciclo dell’album Willie nel 2017 è stato ospite a Che Tempo Che Fa ed ha concluso il tour con doppia data sold-out al CAP10100 di Torino. A maggio 2017 è uscito il singolo “I Cani”, che anticipa un nuovo album previsto ad ottobre, Willie è attualmente impegnato in un tour estivo accompagnato da Frank Sativa & band.

Sabato 4 Novembre
Apertura Porte Ore 20:00 – Inizio Concerti Ore 22.00
POPULOUS + MYSS KETA in Concerto
INGRESSO RISERVATO AI SOCICON TESSERA ARCI 2017-2018
CONTRIBUTO ALL’ATTIVITA’

POPULOUS
Dopo ‘Night Safari’, disco che ha definitivamente consacrato Populous come uno degli artisti e producer più interessanti a livello internazionale, arriva ‘Azulejos’, uscito il 9 giugno per La Tempesta (in Italia) e per Wonderwheel Recordings (nel resto del mondo).
L’album è stato interamente composto a Lisbona ed è la sintesi del nuovo viaggio sonoro di Populous, un ponte ideale fra i ritmi sensuali della cumbia sudamericana e l’elettronica europea. Mixato da Jo Ferliga degli Aucan il disco vanta anche un featuring con Nina Miranda degli Smoke City.

Andrea Mangia aka Populous è un producer e dj salentino che ha esordito nel 2003 sulla berlinese Morr Music. Autore di jingle televisivi e colonne sonore, sound designer per il web, musei e sfilate di moda. Ha lavorato per Imperial, IKEA, Vogue, Vivienne Westwood, Carhartt, Elie Saab, Nissan, Wired, Skoda etc. Ha prodotto e collaborato, tra gli altri, con Teebs, Clap! Clap!, Dj Khalab, Blue Hawaii, Lukid, John Wizards, Simon Scott/Slowdive, Sun Glitters, Larry Gus, Giardini Di Mirò. Nel 2010 vince il “Premio 2061 – La musica elettronica italiana del futuro”. Nel 2014 pubblica “Night Safari”, album che ha avuto consensi unanimi da parte di critica (Pitchfork, Interview Magazine, XLR8R) e pubblico (con brani regolarmente trasmessi da radio cult come NTS, KEXP, Le Mellotron).
Nel 2016 vince il premio di “Miglior artista” all’Italian Quality Music Festivals.

M¥SS KETA
E’ una rapper, popstar, diva definitive: arrivata, ma non sis a esattamente dove. Nata sulle passarelle ma morta in un parcheggio, Myss Keta inizia a brillare illuminata dalla madonnina a suon di “Milano sushi e coca” nel lontano 2013. Da li in poi un successo dopo l’altro, tra cui “in gabbia” (non ci vado), “Burqa di Gucci”, “Le ragazze di Porta Venezia” e “Musica Elettronica” la consacrano ad unica diva e donadella della capitale meneghina”. “L’angelo dall’occhiale da sera: col cuore in gola” è il grande Greatest Hits che raccolglie tutti I grandi successi e alcuni inediti, disponibile online su tutte le migliori piattaforme. Per l’estate 2017 Myss Keta vi invita ad entare nel suo magico mondo estivo con l’uscita dell’Ep “Carpaccio Ghiacciato” 5 canzoni inedite electro-lounge che vi travolgeranno come onde sugli scogli a Posillipi e vi farà venire l’acquolina in bocca come solo un buffet continental di un albergo extralusso riesce a fare. L’Ep, prodotto da Motel Forlanini in collaborazione con La Tempesta, contiene collaborazioni con Riva, Unusual Magic, Carlo Luciano Porrini (Leute) e Populous, che ha prodotto il singolo da cui è tratto il video dell’Ep “Xananas”

Giovedi 9 Novembre
Apertura Porte Ore 20:00 – Inizio Concerti Ore 22.00
JAZZ EVIDENCE
BINKER AND MOSES in Concerto
INGRESSO RISERVATO AI SOCICON TESSERA ARCI 2017-2018
CONTRIBUTO ALL’ATTIVITA’ 12€ – 10 + D.P.

Binker Golding – sassofono
Moses Boyd – batteria

Miglior gruppo jazz ai MOBO Awards 2015 (il più importante riconoscimento per la musica black nel mondo)

Miglior gruppo emergente e miglior gruppo britannico ai Jazz FM Awards 2016 (tra i più importanti riconoscimenti al mondo per la musica jazz)

Miglior gruppo emergente ai Parliamentary Jazz Awards 2016

In soli due anni l’impetuoso duo sax/batteria BINKER AND MOSES ha raggiunto un fedelissimo seguito di fan, grazie ai loro intensi ed ipnotici live-show. L’album di debutto “Dem Ones” è stato registrato in presa diretta nello Zelig Studio di Mark Ronson e pubblicato dalla Gearbox Records. Il disco li ha portati alla vittoria di un Mobo Award nel 2015 e due Jazz FM Award nel 2016. L’attesissimo “Journey To The Mountain Of Forever” vede la luce nell’estate di quest’anno e come il predecessore è stato inciso completamente “live” con attrezzature originali dei 60’s (Studer C37 1/4″ tape machine), presso gli studi della Gearbox Records. Si tratta di un album più maturo ed impegnativo che ha visto coinvolti svariati musicisti della scena jazz londinese. Il sassofonista Binker Golding ha inoltre collaborato con artisti come Four Tet ed insieme al batterista Moses Boyd facevano entrambi parte della band di Zara McFarlane. Dopo la fortunata apparizione al Novara Jazz Festival del giugno scorso, BINKER AND MOSES saranno in tour per la prima volta in Italia a Novembre, queste le date previste:

Venerdi 10 Novembre
Apertura Porte Ore 20:00 – Inizio Concerti Ore 22.00
PUBLIC SERVICE BROADCASTING in Concerto
INGRESSO RISERVATO AI SOCICON TESSERA ARCI 2017-2018
CONTRIBUTO ALL’ATTIVITA’ 20€ – 18€ + D.P.

J. Willgoose, Esq e Wrigglesworth sono I Public Service Broadcasting, un duo musicale con una precisa missione: insegnare le lezioni del passato attraverso la musica del futuro. Sample audio, video tratti da filmati storici e pellicole di propaganda d’archivio, uniti alla strumentazione live sono tutti gli strumenti di cui si avvale il duo britannico. Dopo l’album di debutto del 2013, Inform – Educate – Entertain, esordito al #21 delle chart inglesi e con grande successo di critica, e il secondo lavoro discografico The Race For Space, tra gli album più venduti del 2015, sono pronti adesso a tornare con un nuovissimo progetto. Every Valley, questo il titolo del terzo album dei Public Service Broadcasting, uscirà il prossimo venerdì 7 luglio per PIAS Recordings ed è stato anticipato dal nuovo video e singolo Progress. Diretto da Lucy Dawkins e Tom Readdy, con i quali la band ha lavorato ai precedenti Sputnik e Go!, e prodotto da Yes Please Productions, il video lancia uno sguardo quasi giocoso su un argomento molto serio e pertinente, vale a dire la meccanizzazione e il suo vero posto nel ‘progresso’ dell’umanità. Il video è ispirato ai film sulla guerra fredda degli anni sessanta ed è stato girato in un impianto di prova motore a reazione nel Suffolk con un accenno al passato della band. Infatti il brano d’esordio ‘Spitfire’ parlava della progettazione e costruzione del famoso aereo da caccia. ‘Progress’ inoltre si ispira in modo rispettoso ai Kraftwerk.
Il terzo album dei Public Service Broadcasting ‘Every Valley’ racconta la storia dell’ascesa e poi della caduta del settore minerario del carbone nel Galles del Sud. Anche se potrebbe sembrare un argomento di nicchia a ben guardare rimanda ad un argomento molto più universale: il declino a causa della globalizzazione, della meccanizzazione o di altri fattori, delle comunità una volta prospere ma ora abbandonate e trascurate di tutto il mondo occidentale una volta diventate dipendenti da determinate industrie. J. Willgoose, Esq. racconta: “una delle cose che mi ha entusiasmato di più nel lavorare a questo nuovo album è stata la possibilità di collaborare con diversi musicisti. Ci siamo sentiti onorati e orgogliosi sia che si trattasse di string players o artisti locali come Beaufort Male Choir e Haiku Salut oppure di artisti più affermati come Lisa Jên Brown, Tracyanne Campbell dei Camera Obscura e uno dei nostri eroi James Dean Bradfield dei Manic Street Preachers. Hanno tutti contribuito ad arricchire e migliorare il nostro suono e alla fine questo disco è il meglio che si potesse immaginare.”

Sabato 11 Novembre
Apertura Porte Ore 20:00 – Inizio Concerti Ore 22.30
CHK CHK CHK in Concerto
INGRESSO RISERVATO AI SOCICON TESSERA ARCI 2017-2018
CONTRIBUTO ALL’ATTIVITA’ 15€ – 13 + D.P.

CHK CHK CHK
L’eccentrica band newyorkese punk-funk-dance guidata da Nic Offer torna in Italia per un nuovo fiammante live set. Miscela esplosiva di punk, funk, disco e psichedelia i !!! riescono a fondere perfettamente le caratteristiche del rock con quelle della dance dando vita nei loro live a indimenticabili party infuocati. Non è esagerato affermare che non esiste nessun gruppo avvicinabile ai !!!
Il risultato musicale delle loro numerose e variegate influenze infatti è completamente originale e inedito. Con 5 album incredibili all’attivo, di cui 3 per la celebre etichetta Warp, i !!! (Chk Chk Chk) si sono imposti all’attenzione del pubblico e della critica soprattutto grazie ai loro show dal vivo, un vero concentrato di energia che fonde impulsi dance e funk con una attitudine decisamente punk.
I !!! debuttano nel 2000 con un album intitolato semplicemente !!! per l’etichetta Gold Standard Laboratories. A questo sorprendente debutto fa seguito nel 2004 Il secondo album Louden Up Now, prodotto negli USA dalla Touch and Go e in Europa dalla Warp Records che ottiene un grandissimo successo tanto da portare la band ad aprire i live dei Red Hot Chili Peppers in US. Nel 2007 è poi la volta del bellissimo Myth Takes che consacra definitivamente la band in tutto il mondo. Seguono Strange Weather, isn’t it ? e Thr!!!er fino all’ultimo disco in studio “As If”

Domenica 12 Novembre
Apertura Porte Ore 20:00 – Inizio Concerti Ore 22.00
MICA P. HINSON in Concerto
INGRESSO RISERVATO AI SOCICON TESSERA ARCI 2017-2018
CONTRIBUTO ALL’ATTIVITA’ 13€ – 10 + D.P.

Il folksinger americano più tormentato e acclamato degli ultimi anni
Torna in Italia per presentare il suo nuovo album “Micah P. Hinson presents The Holy Strangers”

Dopo il fortunato tour della scorsa primavera per il decennale di MICAH P. HINSON AND THE OPERA CIRCUIT, il folksinger texano tra gli artisti statunitensi più interessanti degli ultimi anni torna in Italia per presentare il suo nuovo straordinario album MICAH P. HINSON PRESENTS THE HOLY STRANGERS, uscito l’8 settembre per l’etichetta Full Time Hobby.
Definito dallo stesso artista una “modern folk opera”, …PRESENTS THE HOLY STRANGERS percorre e racconta le tappe gioiose e infauste di una famiglia ai tempi della guerra, dalla nascita alla morte. Registrato a Denison, in Texas, il disco raccoglie 14 tracce incise interamente in analogico ed è stato promosso a pieni voti dalla critica internazionale.
Nato a Memphis e cresciuto ad Abilene, in Texas, MICAH P. HINSON è dotato di un songwriting ispirato, sincero e potente, con liriche biografiche di una vita vissuta, un’adolescenza turbolenta nel Texas tra passione, droga, sfortuna e depressione. Una chitarra di matrice folk che non disdegna incursioni lo-fi e punk e una voce che scava nel passato della storia folk blues americana, un timbro profondo indimenticabile che rende ancor più crude e affascinanti le sue canzoni.

Martedi 14 Novembre
Apertura Porte Ore 20:00 – Inizio Concerti Ore 22.30
ZOLA JESUS in Concerto
INGRESSO RISERVATO AI SOCICON TESSERA ARCI 2017-2018
CONTRIBUTO ALL’ATTIVITA’ 15€ – 13€ + D.P.

Zola Jesus arriva al Monk a novembre per presentare l’ultimo album, OKOVI, in uscita l’8 settembre per Sacred Bones.

Per oltre una decade Nika Roza Danilova ha creato a registrato musica con il nome d’arte ZOLA JESUS. Per buona parte di questo periodo i suoi lavori sono stati pubblicati dall’etichetta Sacred Bones. OKOVI, il nuovo album segna la reunion con la storica label. La musica del nuovo album è stata scritta come una pura catarsi, quindi il suono che ne risulta è innovativo, profondo, oscuro e mistico. Alla realizzazione di OKOVI hanno contribuito il compagno di band Alex DeGroot, il produttore WIFE, Shannon Kennedy dei Pedestrian Deposit, ed il percussionista Ted Byrnes. Con Okovi, Zola Jesus elabora una profonda meditazione sulla perdita e sulla riconciliazione.I brani che compongono l’album nascono dalle profondità più oscure e inconsce eppure sono capaci di brillare di una luce unica.

Mercoledi 15 Novembre
Apertura Porte Ore 20:00 – Inizio Concerti Ore 22.30
ANTEPRIMA ROME PSYCH FEST
ARTO LINDSAY in Concerto
INGRESSO RISERVATO AI SOCI CON TESSERA ARCI 2017-2018
CONTRIBUTO ALL’ATTIVITA’ 18€ – 15 + D.P.

Il 28 Aprile 2017 è uscito su per l’etichetta Ponderosa Music & Art con distribuzione Master Music “CUIDADO MADAME”, il primo album di inediti di ARTO LINDSAY dopo “Salt” del 2004. Il titolo dell’album, letteralmente “Attenzione signora”, è ispirato a un film poco conosciuto del 1970, opera del regista underground brasiliano Julio Bressane. Il film racconta degli allegri e brutali omicidi commessi da una cameriera che ammazza una dopo l’altra le sue padrone. CUIDADO MADAME è prodotto dallo stesso Arto Lindsay e dalla sua schiera di musicisti, da Melvin Gibbs a Paul Wilson, Kassa Overall, Patrick Higgins, Ryu Takahashi e Thiago Nassif. Alla base dell’album, ci sono i ritmi di Candomblé, sequenze di percussioni spirituali che provocano possessione e trance. Il processo è iniziato dalle registrazioni degli atabaques in Brasile, su cui Arto Lindsay ha poi scritto melodie e testi in studio a Brooklyn. Quello che era iniziato come un desiderio di allontanarsi dalle chiese sonore Afro-brasiliane e Afroamericane, ha lasciato poi spazio a un disco di canzoni. Altre coordinate sono state fornite dai racconti di prigionia del New England, dalla bolla speculativa giapponese e dal Golfo di Napoli.

“Quando si parla dell’opera omnia di Arto Lindsay, di solito si rileva una netta separazione tra lo spaventoso Arto “Scary” e il seducente Arto “Sexy”.
La musica di Scary Arto è tumultuosa e sconvolgente, una spietata burrasca che sembra scaturire dai lampi e dai rumori stessi di New York. Quella di Sexy Arto è invece calda e leggera, eterea e ammaliante come la luce screziata del Brasile. Entrambe le musiche sono a loro modo fiabesche, entrambe evocano mondi di sogno. Ma ci sono sogni e sogni.
Nel 2014 Ponderosa Music & Art aveva pubblicato una doppia raccolta antologica, e concettualmente provocatoria, dei lavori solistici di Arto intitolata “Encyclopedia of Arto”. Il primo disco era una selezione, o ancor meglio una mappa, dei suoi lavori in solo. Il secondo disco era qualcosa di ancor meno comune: molte delle canzoni del primo disco venivano eseguite dal vivo con la sua inconfondibile e vertiginosa chitarra noise – quella per intenderci di Scary Arto – e poi contrapposte al suo ritmato, subdolamente erotico, stile vocale post-Caetano, ossia quello di Sexy Arto.
La scelta di coniugare Sexy e Scary in un’unica performance era già di per sé un impressionante atto di coraggio. Non posso parlare al posto di Arto, ma la mia interpretazione è che il lavoro fosse l’audace tentativo di disfarsi di questa visione binaria, ossia l’apertura verso un territorio ancora tutto da esplorare.
E da qui arriviamo al nuovo e lungamente atteso album Cuidado Madame, dove la maestria di Arto è in pieno rigoglio. Anche se l’album propende in favore del Sexy, la sua temerarietà ci induce a sbarazzarci dei tediosi concetti dualistici. Qui c’è tutto intero l’inimitabile genio di Arto Lindsay, la sua intera gamma di tessiture musicali, di noise, elettronica, melodia, poesia, sensualità e intelligenza.
Smetterete così di analizzare e di separare. E vi arrenderete. A sogni di ogni tipo.”

Chad Clark
Beauty Pill / Washington, DC / Spring 2017

Venerdi 17 e Sabato 18 Novembre
Apertura Porte Ore 20:00 – Inizio Concerti Ore 22.30
ROME PSYCH FEST – II EDITION
LIARS – LALI PUNA
MOON DUO – ANDREA LASZLO DE SIMONE
INGRESSO RISERVATO AI SOCICON TESSERA ARCI 2017-2018
CONTRIBUTO ALL’ATTIVITA’ 20€ – 17€ + D.P. (a singola giornata)
ABBONAMENTO 25€ + D.P. (fino al 7 ottobre)
ABBONAMENTO 35€ – 30€ + D.P.

LIARS
Dopo una lunga attesa i Liars annunciano i dettagli del nuovo album TFCF, in uscita il 25 agosto per Mute Records, e le date del prossimo tour che toccherà l’Italia per tre concerti.
Angus Andrews, leader dei Liars dopo l’abbandono da parte dell’altro membro fondatore Aaron Hemphill, ha annunciato l’uscita del successore di “Mess” del 2014.
Il nuovo album della “band” si intitola “TFCF” (acronimo di “Theme From Crying Fountain”) ed è l’ottavo disco in 17 anni di carriera.
Andrew ha dichiarato di aver lavorato a questo disco nel suo studio immerso nel verde “contemplando e sperimentando la potenza della natura, tutto quello che stavo registrando nasce senza influenze del mondo esterno, nelle registrazioni accadeva che un uccello piombava sul microfono; qui non c’è molta gente in giro ed è stato cosi tutto intenso da sentirmi fortemente legato a ciò che mi circondava“.
TFCF è una sorta di reinvenzione del paradigma Liars. il confine sfumato tra l’universo elettronico e quello acustico e l’oscillazione tra l’impulso sperimentale e la sensibilità pop sono la prova che le energie creative di Angus rimangono sane e vive come sempre, nonostante le scosse all’interno del gruppo.
TFCF è stato scritto e registrato dai Liars (Angus Andrew), mixato da Gareth Jones e masterizzato da Christian Wright.

LALI PUNA
Si intitola “Two Windows” il quinto album dei Lali Puna, in uscita l’8 settembre 2017 sull’etichetta berlinese Morr Music, a cinque anni da “Our Inventions” che lo ha preceduto.
I Lali Puna sono: Valerie Trebeljahr, Christian “Taison” Heiß e Christoph Brandner. Alla realizzazione dell’album hanno contribuito anche Mary Lattimore, Jimmy Tamborello come “Dntel”, Keith Tenniswood dei Two Lone Swordsmen come “Radioactive Man” e Midori Hirano come “MimiCof”. Realizzato in circa due anni, “Two Windows” è un album composito, che parla di emancipazione e segna un nuovo inizio per la band sia dal punto di vista musicale, sia sul piano lirico. Il disco, infatti, è il primo registrato dopo l’abbandono di Markus Acher (Notwist). Ispirato da sonorità più “club oriented”, “Two Windows” è un album seducente e misurato, in cui un songwriting emozionale si fonde con ritmi più energici, senza rinnegare l’attitudine pop radicata nel sound originario della formazione.
Le liriche della Trebeljahr esplorano argomenti estremamente attuali, come la libertà personale, la presenza sempre più invasiva della tecnologia e la progressiva gentrificazione dei centri urbani. Tuttavia, “Two Windows” non ha un contenuto esplicitamente politico: è un album che non vuole dare risposte univoche, ma invitare gli ascoltatori a osservare la realtà da più prospettive, le “due finestre” del titolo.

MOON DUO
Moon Duo tornano in Italia a novembre per presentare il loro nuovo doppio lavoro discografico “Occult Architecture vol. 1 & 2”.
Occulto è il termine comunemente utilizzato per indicare tutte le cose magiche e soprannaturali, ma la radice della parola occulto è
letteralmente quello che è nascosto, oltre i limiti delle nostre menti.
Se questo è occulto, il quarto album dei Moon Duo “Occult Architecture vol. 1 & 2”, un opus psichedelico in due volumi separati pubblicato nel 2017, è un inno ed un’indagine alle strutture “architettoniche” invisibili che dominano il ciclo delle stagioni e il cammino dal giorno alla notte, dallo scuro alla luce. Il disco suddiviso in due volumi offre infatti uno sguardo cosmico al modello nascosto in tutto il creato, l’Occult Architecture appunto, e riflette sull’armoniosa dualità di queste energie chiare e scure attraverso la teoria cinese di Yin e Yang; un viaggio dall’oscurità alla luce, dal lato ombroso della collina al lato soleggiato, riverberando con tutto ciò che è eterno e infinito nell’architettura infinita e misteriosa in cui entrambe le parti esistono armoniosamente.

ANDREA LASZLO DE SIMONE
Andrea Laszlo De Simone è un’anomalia. È un solista, prima di tutto. Ma è anche una band di sei elementi. È un cantautore, ma cosa significa nel 2017 essere un cantautore?
“Uomo Donna”, il suo primo vero e proprio album, uscirà il prossimo 9 giugno per 42 Records, anticipato dai singoli “Uomo Donna”, “Vieni a Salvarmi” e “La guerra dei baci”, tutti e tre anticipati da tre videoclip particolarissimi ed evocativi seppur nella loro semplicità. “Uomo Donna” è un disco particolarissimo e che vive di contrasti: c’è la canzone d’autore italiana, appunto, e la psichedelia, Battisti e i Radiohead, i Verdena e Modugno, l’influenza di quella che negli anni ’70 veniva chiamata Library music e un tocco post-moderno che lo rende nuovo anche nel suo essere volutamente classico.

Giovedi 23 Novembre
Apertura Porte Ore 20:00 – Inizio Concerti Ore 22.30
TELEFON TEL AVIV in Concerto
INGRESSO RISERVATO AI SOCICON TESSERA ARCI 2017-2018
CONTRIBUTO ALL’ATTIVITA’ 10€ + D.P.

1999: è grazie ad un’amicizia nata ai tempi del liceo, quella tra Joshua Eustis e Charles Cooper, che nasce una delle avventure più preziose nel campo delle sonorità elettroniche degli ultimi quindici anni e passa. Telefon Tel Aviv inizia infatti così: spontaneamente, per amore della musica (i due fin da ragazzi hanno suonato in varie band locali, nella loro New Orleans). Il passo successivo diventa mandare del materiale alla Hefty, label di Chicago punto di riferimento assoluto in America, in quegli anni, per l’elettronica più intelligente e sofisticata. Un invio che sfocia in un immediato contratto e nella release dell’album “Fahrenheit Fair Enough”, anno 2001. Un disco che cattura subito attenzioni a livello mondiale. Inevitabile: nel mondo sonoro di Eustis e Cooper, la galassia IDM (echi di Autechre, Aphex Twin…) si incrocia con insospettabile eleganza con rimandi a hip hop, soul, house.
Il lavoro successivo, “A Map Of What Is Effortless” (2004), affina ancora di più la ricetta, insistendo maggiormente sul lato melodico ed emozionale e aggiungendo in alcuni brani anche cantati veri e propri, in una perfetta traduzione di come potrebbe essere un r’n’b dell’ultra-futuro. La collezione di remix che esce tre anni più tardi, 2007, testimonia la considerazione raggiunta dai Telefon Tel Aviv nella scena musicale – in campo nomi come Apparat e Nine Inch Nails, tra gli altri. Il 2009 segna l’approdo alla BPtich, la label diretta da Ellen Alien: “Immolate Yourself” è un disco molto più scuro dei suoi predecessori ma al tempo stesso, in modo imprevedibile, anche più pop sotto molti punti di vista.
Proprio durante le settimane di uscita in Europa e negli Stati Uniti di questo terzo album, l’attesa sulle mosse successive dell’avventura Telefon Tel Aviv viene spezzata da una notizia drammatica: la scomparsa improvvisa di Cooper. Eustis decide, ovviamente, di mettere in pausa tutto. Riprendendo piano piano a fare musica si dà un altro nome per le proprie release, Sons Of Magdalene, e fa uscire un album (“Move To Pain After Years Of Self-Doubt”, 2014). Ma nel 2016 arriva la voglia, la serenità, la consapevolezza, l’orgoglio di rimettere in campo la sigla originaria: la prima grande avventura è un tour negli Stati Uniti come spalla dei Moderat – nel contempo la Ghostly, l’etichetta di Matthew Dear, Tycho, Gold Panda, Com Truise, sotto molti punti di vista una perfetta “erede” dello spirito della Hefty, ristampa il debutto “Fahrenheit Fair Enough”. Telefon Tel Aviv torna a vivere, con tanto di nuovo materiale in arrivo. Una notizia splendida per tutti. In primis per chi ama la bellezza, la grazia e l’anima nella musica elettronica.

Venerdi 1 Dicembre
Apertura Porte Ore 20:00 – Inizio Concerti Ore 22.00
SELTON in Concerto
PRESENTAZIONE DEL DISCO “MANIFESTO TROPICALE”
INGRESSO RISERVATO AI SOCICON TESSERA ARCI 2017-2018
CONTRIBUTO ALL’ATTIVITA’

Manifesto Tropicale è il titolo del nuovo album dei SELTON uscito il 1 settembre per Universal Music Italia. Con una storia cosmopolita come poche altre che unisce Porto Alegre con Barcellona e l’Italia, Manifesto Tropicale è un lavoro che evolve ulteriormente affinando ritmi, parole e melodie. Le canzoni di Daniel, Eduardo, Ramiro e Ricardo si incontrano e dipanano in una zona non definibile, senza posti di frontiera, brani che sono ricordi, viaggi, legami affettivi e considerazioni sul tempo che, più che passare, crea.
I Selton arrivano da un progetto in cui identità e collettivo sono le parole chiave e nel nuovo disco la movimentata e felicissima confluenza di stili sono parte di un solo linguaggio. Categorie come nuovo o antico crollano, un’essenza contemporanea dove la lingua muta continuamente, anche all’interno di uno stesso pezzo tra l’italiano, il portoghese e l’inglese. È un album che non sta fermo, quello che i Selton hanno messo assieme e alla cui produzione li vediamo ancora una volta al fianco di Tommaso Colliva. Anticipato dal fortunato singolo “Cuoricinici” uscito il 23 giugno scorso, il nuovo lavoro arriva ad un anno di distanza da “Loreto Paradiso”.
I Selton sono Daniel Plentz, Ricardo Fischmann, Ramiro Levy, Eduardo Stein Dechtiar.

Sabato 2 Dicembre
Apertura Porte Ore 20:00 – Inizio Concerti Ore 22.00
CIGARETTES AFTER SEX in Concerto
INGRESSO RISERVATO AI SOCICON TESSERA ARCI 2017-2018
CONTRIBUTO ALL’ATTIVITA’ 20€ + D.P.

Cigarettes After Sex è il collettivo ambient pop composto da Greg Gonzalez, Phillip Tubbs, Randy Miller e Jake Tomsky. A Castelbuono sono pronti ad incantare gli ypsini con il loro sound raffinato, che trae ispirazione da quello di band come Cocteau Twins, Mazzy Star, Red House Painters e Joy Division e tesse atmosfere sognanti con suoni romantici, venature dream pop e sfumature noir. I Cigarettes After Sex hanno raggiunto la fama internazionale nel 2012 con il fortunato singolo Nothing’s Gonna Hurt You Baby, contenuto nell’ep d’esordio I. Il primo album sarà pubblicato quest’anno e, dopo aver aperto le date americane dei Garbage l’autunno scorso, Ypsigrock sarà una delle tappe del loro tour europeo.

 

[Kaos Live Report] Sud Sound System@ Viteculture Festival – 14/09/2017

0

Dopo il live di Levante eccoci di nuovo al Viteculture Festival all’Ex-Dogana di Roma per un altro grande live: quello dei sempre scatenati Sud Sound System! Ecco i magnifici scatti di questa serata ad opera della nostra Marta Bandino!

 

[Kaos Live Report] Beach Fossils @MONK Roma 12/09/2017

0

Finalmente torniamo in una delle nostre “case” extra-radiofoniche, ovvero il Monk Roma. L’occasione non poteva essere delle migliori: un live clamoroso dei Beach Fossils. Ecco le foto di Alessio Belli scattate durante questa fantastica serata: non potevamo davvero chiedere ritorno migliore!

Setlist:

Generational Synthetic

Shallow

Youth

This Year

Down the Line

Saint Ivy

Moments-What a Pleasure

Sugar

Be Nothing

Careless

Sleep Apnea

Calyer

Closer Everywhere

Encore:

Crashed Out

Smells Like Teen Spirit (Nirvana cover)

Daydream

 

[Waiting for] Beach Fossils live at MONK Roma 12/09/2017

0

MARTEDI 12 SETTEMBRE 2017

> Open > h20.00

> #NervousConditions _ open act > h22.00

> #BeachFossils _ live > h22.45

———————————————————————–
———————————————————————–

● ● ● BEACH FOSSILS ● ● ●

I Beach Fossils sono una delle più interessanti e quotate realtà della scena indie rock americana. Si sono formati nel 2009 a Brooklyn, trainando la rinnovata scena underground newyorkese. La band è stata fondata da Dustin Payseur, Jack Doyle Smith e Tommy Davidson.

I Beach Fossils insieme a Mac Demarco e DIIV sono stati tra i nomi di punta della celebre Captured Tracks, questo anche grazie al successo dell’omonimo esordio del 2010 e all’ottimo ‘Clash The Truth’ del 2013. Oltre a Dustin Paysesu, vero deus ex machina della band, nel corso degli anni nei Beach Fossils sono passate figure carismatiche della moderna scena indie americana come John Pena degli Heavenly Beat e Zachary Cole Smith dei DIIV.

Dopo due album e vari Ep i Beach Fossils sono passati su Bayonet Records, label di proprietà dello stesso Dustin Payseur che nel corso degli ultimi anni ha pubblicato artisti di gran qualità come Frankie Cosmos, Jerry Paper, Laced, Lionlimb, Red Sea e Warehouse. Il primo album dei Beach Fossils per Bayonet Records è l’atteso ‘Somersault’, anticipato dai video realizzati per i brani ‘This Year’, ‘Saint Ivy’ e ‘Down The Line’.

● ● MORE:
> https://bayonetrecords.com/pages/beach-fossils
> http://www.beachfossils.com/
> https://www.facebook.com/beachfossils
> https://www.instagram.com/beachfossilsnyc/
> http://beachfossilsnyc.tumblr.com/

———————————————————————–

● ● ● NERVOUS CONDITIONS ● ● ●

> https://www.facebook.com/nervousconditionsalright/
> https://soundcloud.com/nervous-conditions

———————————————————————–
———————————————————————–

Monk // C’Mon! // Circolo Arci Roma
Via G. Mirri, 35 – Portonaccio – RM
#staymonk

———————————————————————–

INFO:

Home


06 6485 0987
INGRESSO con Tessera ARCI

———————————————————————–

COME ARRIVARE:

MONK // Via Giuseppe Mirri, 35 // ROMA

 

[Kaos Live Report] Primal Scream @Viteculture Festival – Ex Dogana 16/07/2017

0

Continua la nostra estate di musica live al Viteculture Festival e questa volta è il turno dei Primal Scream

In una domenica romana segnata dalle doppie date degli U2 dedicate al loro capolavoro The Joshua Tree allo Stadio Olimpico di Roma, c’è spazio anche per un’altra band a dir poco leggendaria, quella di Mr. Bobby Gillespie e Co.

Non nascondo l’emozione nel trovarmi di fronte per la prima volta – avrei colmato volentieri la lacuna l’anno scorso, ma la schiena di Gillespie era di parare diverso – ad un gruppo che da decenni segna la storia della musica con album capitali e opere altrettanto degne del più vivo interesse. Dal 1991, annata dell’epico Screamadelica ai fasti degli Anni ’00 con Beautiful Future e More Light, fino al luccicante synth-pop di Chaosmosis della scorsa annata, i Primal Scream continuano con scavata maestria ad intrattenere la loro legione di fan e i nuovo adepti figli della Brittaniamania.

Prima di parlare dei loro live, soffermiamoci sui due opening – tutti italiani – della serata: Lilian More e /handlogic. Energico trio rock tuttochitarre il primo, rarefatto ed elettrico il secondo, di marcata matrice radioheadiana. Finite le proprie esibizione tra gli applausi, le due band lasciano il palco ai Primal Scream.

Se appaia prima Bob Gillespie o la sua camicia questo non riusciamo a dirlo: sappiamo solo che nemmeno il tempo di accompagnare il loro ingresso con il giusto boato che la band inizia a suonare “Movin up“: un vero e proprio inno. L’accoglienza è calda e le varie macchine fotografiche e gli smartphone oltre al frontman del gruppo si concentrano anche sulla bassista Simone Marie Butler. Direi più che giustamente. I volumi non sono altissimi (cause delle recenti lamentele del vicinato?) ma la resa è buona. Gillespie, dopo un inizio un pò meccanico, in cui ripete dei gesti più perchè “di ruolo” e obbligati (tipo l’invitare il pubblico a battere le mani), inizia a sgranchirsi e prenderci gusto. Dopo “Dolls” e “It’s all right, It’s Ok” una fantastica esecuzione di “(Feeling like a) Demon Again” sancise l’esplosione definitiva del concerto in una grande festa, in cui gli hooligans della band di Glasgow possono letteralmente scatenarsi ad ogni brano, fino ai cori finali di “Come Together”.

Un bel live, una band storica, una festa che ancora rimbomba nel cielo romano. Cosa chiedere di più a questa domenica di metà luglio?

 

[Kaos Live Report] Moderat @Ex Dogana 14/07/2017

0

Spesso mi chiedo: “Quanto volte avrò sentito questa canzone?” Non perchè voglia effettivamente documentare o fare statistiche numeriche su quelli che sono i miei ascolti musicali, ma poichè dopo anni mi rendo conto di come l’infatuazione per determinati brani non sembra – fortunatamente – calare e il bisogno di ascoltarli ripetutamente rimane immutato. L’interrogativo salta spesso fuori durante l’ascolto di “A New Error” dei Moderat e qualora iniziassi davvero a quantificare gli ascolti dovrei ragionare su cifre stratosferiche.

Si, perchè da quel lontano 2009 “A New Error” rappresenta uno dei momenti chiave della mio personale incontro con il mondo musicale elettronico “alto” ed è bellissimo vedere come le emozioni che ancora oggi mi provoca non siano minimanente in declino. Capirete allora la mia felicità quando il brano è stato eseguito quasi all’inizio del live tenuto dai Moderat venerdì scorso 14 luglio all’Ex Dogana.

DSC_0334

Passate le 22:00 Sascha Ring (per gli amici conosciuto anche con il nome di Apparat) e il duo Modeselektor formato da Gernot Bronsert e Sebastian Szarzy si avvicina alle console e fa partire il primo brano della serata, tratto del loro ultimo bellissimo album III, “Ghostmother”. L’abbraccio del pubblico romano è caloroso ed euforico come al solito e il trio apprezza tanto affetto, dimostrato anche nella passata data romana dello Spazio 900.
La resa live è ottima e i brani nella loro veste live mantengono inalterate i loro pregi: la basi si sentono nitide, i suoni e la voce di Sasha idem.
Davvero notevole anche l’accompagnamento visivo del concerto con le proiezioni ipnotiche alle spalle dei Moderat durante la performance. Da segnalare “il gioco di braccia” che segue la già citata “A New Error” o la carrellata quasi fumettistica alla Marvel in cui appaiono le iconiche copertine dei dischi sul finale.

DSC_0344

La selezione dei brani è composta principalmente della canzoni di III, intervallati da ottimi momenti di pura trance techno. Non sono mancati i “classici” come “Bad Kingom” e “Rusty Nails” – superfluo dire come abbia reagito il pubblico – anche se personalmente dal vivo credo che niente superi “Milk”: uno dei miei pezzi preferiti dei Moderat e forse uno dei più rappresentativi della loro produzione, eseguito dal vivo prima in solo da Gernot Bronserte poi con il supporto del resto del trio.

DSC_0323

Il pubblico che ha colmato l’Ex Dogana è in quella sorta di magica sospensione che solo la musica di quest’unica e fantastica fusione artistica riesce a generare: passare dalla delicatezza ed emotività del cantato e la melodia, alla possente scarica dei battiti, dall’euforia e il movimento alla sentita partecipazione. I Moderat percepiscono questo stato, queste sensazione da parte del pubblico e ringraziano per il coinvolgimento. Magnifico.

Brano dopo brano “Les Grandes Marches” si chiude in maniera trionfale anche questa volta, lasciando spazio ad un altro culto della scena come Ellen Allien, regalando al pubblico dell’Ex Dogana una serata davvero indimenticabile.

di Alessio Belli

Tracklist:

Ghostmother

A New Error

Running (Remix)

Eating Hooks (Siriusmo Remix)

Rusty Nails

Animal Trails

Reminder

Les Grandes Marches

Nr. 22

Milk

Bad Kingdom

Intruder

 

[Kaos Live Report] Gazzelle- Canova @Viteculture Festival, Ex-Dogana 11/07/2017

0

Un mare di folla l’altra sera all’Ex Dogana per assistere al doppio live di Gazzelle e Canova! Un’infuocata – in tutti i sensi – serata di musica romana che ha visto sul palco due nomi del momento ma anche Galeffi e Cinemaboy, in questo indiemnticabile appuntamento del Viteculture Festival. Ma ora basta parlare: ecco le foto della nostra Marta Bandino!

 

[Kaos Live Report] Mark Lanegan @Parco Rosati 11/07/2017

0

Gargoyle: così si chiama l’ultimo disco di Mark Lanegan e devo dire che il nostro ha fatto centro anche questa volta. Gargoyle: un nome che evoca notte, mistero, intrigante oscurità. Direi che non siamo lontani dal personaggio Lanegan, a come ce lo immaginiamo. Merito della sua voce, della musica, della sua storia e di tutte le perle musicali prodotte.

Gargoyle è un gran bel disco e dopo il primo felice ascolto non riesco – tanto per cambiare – più a farne a meno. Leggermente sotto Blues Funeral ma sicuramente il lavoro migliore degli ultimi anni. Grinta rock, voce sempre rauca e vissuta che ci fa innamorare come la prima volta, riuscendo a passare dai momenti più energici – “Death’s Head Tattoo”, “Nocturne”, “Emperor” – agli scorci emozionanti, lenti e dolenti di “Goodbye to Beauty”. Insomma, passano gli anni ma i motivi per vedere il caro Mark non mancano: eccoci qui allora pronti ad ammirarlo nella data romana a Parco Rosati.

Dopo averlo fotografato per la Radio Kaos Italy qualche mese in un live molto bello e intimo al Monk Roma, eccoci ancora una volta a narrare le gesta di Duke Garwood, eccelso chitarrista ormai fidato braccio destro di Lanegan, con cui incide dischi e si accompagna nei tour. La formula è la stessa del Monk: voce, chitarra e batterista al fianco. Intenso come sempre, Mr. Garwood è l’opening perfetto per questa serata live e lo ritroveremo anche dopo nella performance di Lanegan. Il pubblico apprezza e mentre scende dal palco oltre ad un autografo riesco a strappargli anche la promessa di tornare nella Capitale il prima possibile.

Poi il palco si svuota e si attende solo il nostro Gargoyle. Ah, quasi dimenticavo: un’altra caratteristica di questa figura è la sua staticità. L’immmobile fissità e fierezza con cui scorge l’orizzonte e il mondo che lo circonda. Esattamente come Mark Lanegan sul palco. Una possente sagoma piantata al centro del palco, la quale oltre al braccio verso il microfono non offre molti altri movimenti. E’ uno dei suoi tratti caratteristici e per quanto ami ammirare le gesta di molti animali da palco – vedi report Depeche Mode di due settimane fa – mi piace l’idea di questo cantautore superstite del Grunge e di scontri con svariati demoni che non ha nulla da offire se non “solamente” le sue canzoni. E’ uno dei pochi che può permetterselo.

L’inizio è fragoroso: le tracce d’apertura dei sopracitati album, “Death’s Head Tattoo” e “Gravedigger’s Song”. Il suono è corposo, energico, ottima resa e grande apporto della band. La potenza è nella selezione dei brani e nell’annessa magnetica performance dell’autore. Il pubblico è caldo – non solo per la temperatura – e apprezza sia delle chicche ripescate dell’Ep (prezioso) Here Comes The Weird Chill come “Wish You Well”, sia la amate scariche rock di “Hit The City”: purtroppo per questa canzone non c’era PJ Harvej a duettare con il nostro, ma ce ne faremo una ragione.

Di momenti indimenticabili ce ne sono stati tanti anche questa volta, il mio? La magia, il silenzio e quall’atmosfera sognante che si creata quando Lanegan, con la sua rude dolcezza ha cantato questi versi qui:

“On the marble street
A procession spills in
At the White Sea wall
Waves crash and crash again
Darkness shining
Then disappearing
Day follows night, night follows day
Comes like a stranger then it drifts away
Day follows night, night follows day

Goodbye
Goodbye to beauty
Goodbye to beauty

In a mansion above
The ceremony begins
On a bandstand below
The conductor laments
The dogs are whining
Something’s changing
Day follows night, night follows day
Makes like a friend before it slips away
Day follows night, night follows day

Goodbye
Goodbye to beauty
Goodbye to beauty”

Si, credo che “Goodbye to Beauty” sia stato il momento più intenso del live, senza nulla togliere alla gioia con cui ho assistito a “Ode to Sad Disco” e “Methamphetamine Blues”. La scelta è caduta sulla produzione recente del nostro Gargoyle: molti momenti dall’ultimo disco ovviamente, più Phantom Radio e Blues Funeral fino a Bubblegum, con qualche – graditissima – eccezione che ha coinvolto “Deepest Shade” dal disco di cover Imitations in cui omaggia il suo “fratello” e compagno di battaglia Greg Dulli eseguendo questo brano dei Twilight Singers.

Tra gli applausi e le urla che accompagnano l’uscita di scena dopo “Head”, ecco tornare Mark Lanegan per i bis. Il primo è “Killing Season” , il secondo è un’altra cover riconosciuta subito. La chiusura perfetta: “Love Will Tear Us Apart” dei Joy Division. Brano seminale della più importante band degli ultimi trent’anni ascoltato in tantissime versioni ma che fatto “alla Lanegan” appare in una veste nuova,molto personale. Concluso questo inno eterno, tutti in piedi al cospetto del Gargoyle, il quale, come consuetudine, congeda tutti con lieve accenno dalla mano. E a noi va benissimo così. Goodbye to beauty, goodbye Gargoyle.

Report di Alessio Belli
Foto di Francesca Romana Abbonato

19959011_1590825357617995_1072858187429551443_n

 

[Waiting for] Villa Ada Roma Incontra il Mondo 2017

0

Arci Roma
presenta

VILLA ADA
ROMA INCONTRA IL MONDO
VILLAGGI POSSIBILI
24° edizione
41 GIORNI DI SPETTACOLI DAL VIVO, TEATRO E IMPEGNO SOCIALE
Fino al 14 Agosto 2017
VILLA ADA
via di Ponte Salario 28 – Roma 
#VillaAda2017

Flyer-cartellone-8_7_17-002

“L’Arci di Roma è profondamente lieta di poter annunciare la ventiquattresima edizione di Villa Ada Roma Incontra il Mondo – Villaggi possibili, cento per cento a firma Arci. Ventiquattro anni sono tanti, ma l’emozione è sempre la stessa e questa volta ancora più intensa data la coincidenza dei sessant’anni dalla nascita della nostra Associazione e dai quarant’anni dell’Estate Romana, strumento attraverso cui Renato Nicolini riuscì a far rinascere una città spenta e depressa dalla stagione degli anni di piombo. Leggiamo un’analogia tra quel momento storico e la crisi odierna che attraversa la nostra città. Oggi, come allora, l’Arci di Roma è fermamente convinta che la risposta a questa crisi sia quella di puntare sulla crescita culturale e la promozione sociale, riattivando quelle forme di impresa virtuosa che producano ricadute positive sulla crescita e il benessere di tutto il tessuto sociale”.

La ventiquattresima edizione di “Villa Ada Roma incontra il mondo – Villaggi possibili” è pronta. Dopo il successo dei Suicidal Tendencies del 3 luglio e la magica performance di Ani DiFranco che ha stregato il pubblico martedì scorso, il Festival torna ad animare le serate della Capitale fino al 14 agosto con la direzione artistica dell’Arci di Roma, che per oltre 20 anni si è impegnata a trasformare l’isola del laghetto di Villa Ada nel simbolo della cultura e dell’intrattenimento estivo romano.
Per quarantuno giorni, sette giorni su sette, dal pomeriggio fino a tarda notte, il cuore verde di Roma batterà a ritmo di concerti, performance, dibattiti e degustazioni, con attività che spaziano dai campus estivi ai workshop. Senza dimenticare D’ADA Park, l’area ad accesso libero e gratuito con musica live, mostre e reading. Novità assoluta di quest’anno la proposta di numerosi spettacoli teatrali attraverso un’armonica unione tra teatro sperimentale, azioni performative, critica e impegno sociale.

Un cartellone musicale selezionato con cura e attenzione, ma soprattutto un programma variegato e multidisciplinare che vuole mettere al centro la parola cultura, accessibile a tutti e con una convinta adesione alle logiche del no profit, è la spinta propulsiva di questa edizione. Da cui parte la scelta del tema “Villaggi possibili”, un concetto ibrido tra la società aperta di Karl Popper e il villaggio globale di Marshall McLuhan. Il villaggio esiste in virtù della cooperazione fra le persone che lo popolano, grazie alla loro interazione e socialità. Questo vuole essere “Roma Incontra il Mondo”: un punto di incontro e riferimento tra i cittadini del mondo e le loro culture, una manifestazione la cui forza si evidenzia prima di tutto nella coralità, nelle pratiche di inclusione, sostenibilità ambientale e  approfondimento.

I più apprezzati nomi della scena musicale italiana e internazionale arricchiscono la line up di quest’anno, che si arricchirà di nomi in via di conferma. Il 6 luglio arriva la leggendaria band Sun Ra Arkestra. Fondata negli anni ’50 da una delle figure più discusse ed eclettiche del jazz moderno – Sun Ra – arriva a Villa Ada diretta magistralmente dal suo storico braccio destro: Marshall Allen (1924) che si unì all’Arkestra nel 1958.

Giovedì 13 luglio ci sono i Baustelle con il loro settimo – acclamatissimo – album in studio, L’amore e la violenza. Il 14 luglio spetta a Femi Kuti scaldare la notte romana, tra i più autorevoli ambasciatori della cultura africana. Figlio maggiore del rivoluzionario musicista, attivista e pioniere dell’afrobeat Fela Kuti, i suoi dischi raccontano una storia fatta di passione, fuoco ed energia.
Il 15 luglio è la data del festiva Thalassa W/ Futuro antico; il 16 c’è Ky-mani Marley; il 18 arriva il talento creativo di Bugo, con il suo stile diretto e originale. Tra i cantautori più interessanti del panorama italiano, con l’album Nessuna scala da salire ha esordito al primo posto della classifica ufficiale Fimi di vendita dei vinili. Apre il concerto Artù, cantautore romano fuori dagli schemi: ironico, pungente e mai banale.

Il 20 luglio sale sul palco il giovane rapper – classe 1991 – di scuola romana Mezzosangue e il 21 dall’Inghilterra atterra a Roma l’elettronica del duo di Manchester Demdike Stare e Blanck Mass con il suo ultimo album “World Eater”, di casa Sacred Bones. Il 24 è in calendario una grande icona della scena reggae mondiale, Luciano Messenjah mentre il 25 è la volta di Motta. Dopo il sold out – oltre 3.000 i paganti – del concerto di fine tour all’Alcatraz di Milano e la partecipazione al Concerto del Primo Maggio di San Giovanni, il cantautore Targa Tenco 2016 è pronto a conquistare nuovamente Roma. Il 26 sarà la volta dei Wire, la leggendaria band inglese che dal punk di stampo atipico ha saputo evolvere per prima nella new wave, festeggia 40 anni di carriera presentando al pubblico romano l’ultimo album Silver/Lead’ uscito il 31 marzo scorso. Il 28 luglio Radio Rock, la storica radio romana punto di riferimento per gli amanti del rock nazionale e internazionale, festeggia il suo 33esimo anno di attività.

A dare il via ad agosto ci pensano i Fast Animals And Slow Kids con la loro musica fatta di esperienze, appunti, ricordi e sensazioni, a cui seguono il 2 agosto The Heliocentrics, il collettivo britannico che sviluppa e rivitalizza il concetto di cosmic jazz, presenta l’ultimo capolavoro A World Of Masks uscito lo scorso 26 maggio. Si prosegue il 3 con Nada; il 4 con la Dark Polo Gang, il fenomeno trap del momento; il 5 con gli Otto Ohm e il 9 con i due mostri sacri della techno Von Oswald e Atkins.
Non mancano gruppi oggetto di una venerazione cittadina viscerale: Orchestraccia è sul palco il 30 luglio.

L’apertura del cartellone teatrale – caratterizzata da contenuti politici ed etici uniti alla piena fruibilità per un pubblico di tutte le età – è affidata all’estro di Antonio Rezza e Flavia Mastrella. Presentano gli ultimi due successi in esclusiva romana con una doppia data: Fratto-X il 19 luglio seguito il 27 luglio dall’acclamato Anelante, l’uomo che esiste nel suo struggimento. Il 23 luglio, l’attualità a servizio del messaggio artistico con Marco Travaglio in scena con il suo ultimo successo SLURP Lecchini, cortigiani & penne alla bava al servizio dei potenti che ci hannorovinati, il recital teatrale, tutto da ridere per non piangere, con l’aiuto dell’attrice Giorgia Salari e la regia di Valerio Binasco.
Chiude il mese, il 31 luglio, L’improvvisatore, da dove nascono i comici di e con Paolo Rossi e con Emanuele Dell’Aquila e Alex Orciari. Il nuovo spettacolo del mattatore milanese gioca sul confine tra un’autobiografia teatrale non autorizzata e un quasi manuale sulla professione del comico. Il 7 agosto calca le scene Sabina Guzzanti con la versione estiva del suo ultimo lavoro, COME NE VENIMMO FUORI, proiezioni dal futuro. Un monologo satirico esilarante nato da approfondite ricerche sul sistema economico post-capitalista o neoliberista su cui l’autrice sta lavorando già da qualche anno.

Nell’ormai rinomata denominazione D’ADA Park, ovvero l’area del Festival ad accesso gratuito animato dal mercatino dell’artigianato e workshop, si svilupperanno i concerti al Tramonto sul Lago: una proposta musicale parallela che rientra nella promozione di band legate alla scena locale e finalizzate ad una ricerca prettamente qualitativa e sperimentale. Insieme alla libreria Minimum Fax, verranno organizzati incontri con autori e scrittori, presentazioni di libri e talk.

Grazie alla collaborazione con il collettivo di architettura SINESTETICA il laghetto di villa Ada diverrà un giardino delle arti visive, plastiche e letterarie, per intrattenere in un percorso artistico adulti e bambini. Un’esposizione diffusa pensata per essere in parte permanente, come un dono del Festival alla villa. Il suo fulcro sarà un padiglione, aperto per tutta la durata della manifestazione, “casa” di mostre temporanee dedicate ad artisti, collettivi, studi, gallerie, scuole e accademie. Un’occasione unica per la città di conoscere il proprio panorama artistico.

Parallelamente sul palco secondario si svolgerà un ciclo di presentazioni di libri. Le più importanti case editrici romane (L’orma editore, 66thand2nd, Giulio Perrone Editore, Edizioni dell’Asino) faranno conoscere ai lettori la feconda condizione dell’editoria capitolina, sempre più riconosciuta e apprezzata a livello nazionale.

parco-villa-ada-roma

A rendere ancor più speciale il programma di questa rassegna, oltre la suggestiva cornice del laghetto di Villa Ada, una proposta culinaria d’eccellenza garantita da Adriano Baldassarre, mente e cuore del rinomato ristorante Tordomatto che si cimenta in una nuova avventura, Trattoria Temporanea: un nuovo un nuovo format di ristorazione agile e veloce legata al territorio e alle tradizioni romane.
Pastella sarà l’insegna di riferimento per i fritti, mentre il Sorì completerà l’offerta di street food e curerà la selezione di vini. Cu.cu cucina e cultura offrirà prodotti biologici certificati provenienti dalla filiera corta e dal commercio equo e solidale. Immancabile la proposta di pizza, affidata per l’occasione ad un vero fuoriclasse come Stefano Callegari, fondatore di pizzerie di successo come Sforno, Tonda, Sbanco e inventore del Trapizzino. E non finisce qui. Tante altre saranno le sorprese da provare e assaggiare.

Il progetto della comunicazione visiva di Villa Ada Roma incontra il mondo – Villaggi possibili è stato curato dalla Pin.go Cooperativa Sociale Integrata, un’impresa culturale e sociale che si sta imponendo come riferimento per la comunicazione integrata nel mondo del no-profit.
Le illustrazioni della campagna sono state curate da Andreco, (www.andreco.org), ingegnere ambientale e artista attivo dal 2000, la cui ricerca multidisciplinare si focalizza sul rapporto tra spazio urbano e paesaggio naturale e tra l’uomo e l’ambiente in tutte le sue declinazioni. Andreco realizzerà un’installazione site specific all’interno di villa Ada.

Villa Ada Roma incontra il mondo – Villaggi possibili è parte del programma dell’Estate Romana promossa da Roma Capitale – Assessorato alla Crescita culturale e realizzato in collaborazione con SIAE.

VILLA ADA ROMA INCONTRA IL MONDO – VILLAGGI POSSIBILI

Sito web: http://www.villaada.org/
Pagina Facebook: https://www.facebook.com/VillaAda.Fest/
Info per il pubblico_Telefono  06 4173 4712

SOCIAL ESTATE ROMANA
Twitter > @estateromana
Pagina Facebook: www.facebook.com/EstateRomanaRomaCapitale
Instragram: Instagram.com/estate romana
#EstateRomana2017

UFFICIO STAMPA GDG press
www.gdgpress.com 

Giulia Di Giovanni
mob: +393341949036; mail: giulia.digiovanni@gdgpress.com  

Michela Rossetti
mob: +3479951730; mail: rossetti.michela1@libero.it

Alessandro Gambino
mob: +393208366055; mail: alessandro@gdgpress.com

 

[Kaos Live Report] Fatboy Slim @Ex Dogana 09/07/2017

0

Are we having fun yet?

Se passiamo molte delle nostre serate all’Ex Dogana (e ci va benissimo) è anche colpa del Just Music Fest. Giunto alla sua terza edizione, l’evento continua a trasformare Roma in un gigantesco dancefloor, grazie anche ad un line-up di altissimo livello. Dopo aver visto il nostro amato Jarr eccoci questa domenica nove luglio alla corte di un certo Fatboy Slim.

Che dire, difficile per il sottoscritto essere di parte e rimanere indifferente davanti a questo nome: sono effettivamente cresciuto con i suoi cavalli di battaglia e la sua produzione – insieme a quella dei Chemical Brothers e Daft Punk – è stata il mio primo, e poi sempre più viscerale e approfondito – approccio con la musica elettronica. Passati gli anni di grandi inni – “The Rockfeller Skank”, “Praise You”, “Right Here, Right Now”, “The Weapon of Choice” – Mr. Norman Cook continua ad essere un nome amatissimo e molto richiesto in tutto il mondo, continuando a far scatenare milioni di fan euforici in tutto il mondo. Che anche quella di questa sera sarà la sua ennesima data indimenticabile?

La risposta arriva in un lampo. Mr. Norman Cook poco dopo le nove sale sul palco acclamato calorosamente dalla folla che ha colmato l’Ex Dogana. Magro e con camicia colorata, il nostro Fatboy Slim appare come un adulto rimasto sempre un pò ragazzo, con una irrefrenabile voglia di divertirsi e di far divertire. L’inizio è clamoroso: basta un attimo appena per riconoscere le note di “Praise You” e vedere il Nostro accompagnare con le mani, come un direttore d’orchestra, il coro della folla. Il tempo di scaldarci e il singolo di You’ve Come a Long Way, Baby sfuma nel fragore di altro amatissimo brano: “Eat, Sleep, Rave, Repeat”.

Una doppietta da k.o. che prosegue in un intenso e soprattutto divertente set in cui il dj inglese non si risparmia e mostra tutta la sua carica, assecondando e incitando l’irrefrenabile pubblico romano. Così, tra un rifacimento di “Psycho Killer” e movimenti molto brasiliani, tutta l’Ex Dogana si è goduta l’ennesima festa targata Fatboy Slim.

Dopo di lui, un altro nome di primo piano in questa serata estiva elettronica romana: niente meno che Daddy G dei Massive Attack in console!
A lui la missione, perfettamente riuscita, di proseguire la serata tenendo alta la carica del pubblico.

Sotto una splendida luna piena, si chiude così un’altro bellissimo appuntamento con il Just Music Fest. Alla prossima: noi ci saremo.

PS

Potete ammirare la scritta Are we having fun yet? sul computer che Fatboy Slim usa durante il live. La risposta la sapete.

di Alessio Belli

 

[Kaos Live Report] Zen Circus @Ex Dogana 01/07/2017

0

Iniziamo la nostra estate all’Ex Dogana con il report del live degli Zen Circus. Una serata infuocata documentata dalle foto del nostro Manuel Aprile!

Foto di Manuel Aprile

 

[Kaos Live Report] Michael Kiwanuka @Auditorium Parco della Musica di Roma 22/06/2017

0

Il 22 giugno, nella Cavea dell’Auditorium Parco della Musica di Roma per il Luglio Suona Bene, si è fermato il tempo. Per un’ora e mezza il pubblico si è ritrovato a viaggiare in uno spazio cosmico, guidati dalla voce unica e pura di Michael Kiwanuka.

Il chitarrista inglese, tournista di Adele, ha portato nella capitale la sua magia sonora. Il lungo intro di “Cold Little Heart” accompagna i presenti ad allacciarsi le cinture e a preparasi per il decollo.

La voce graffiante e sincera del capitano Kiwanuka tranquillizza sin dalla prima nota gli ospiti della sua navicella. Non è un caso che, da quando è uscito l’album Love & Hate, il chitarrista di Londra stia acquisendo sempre più importanza nel mondo musicale di oggi. Perché il un momento storico in cui si dà sempre più spazio agli effetti e all’autotune, ascoltare e perdersi nelle frequenze vocali di questo ragazzo inglese è qualcosa di meraviglioso.

La prima parte del viaggio si apre con brani tratti dall’ultimo lavoro (“Cold Little Heart”, “One More Night”, “Falling” e “Black Man In A White World”, “Place I Belong”). Decollo perfetto: un misto tra atmosfere sognanti, ritmi incalzanti e calma apparente. Calma che si raggiunge quando si fa un salto indietro, al 2012, quando vengono eseguite, dall’album Home Again, “I’m Getting Ready” (canzone tradotta ed interpretata anche da Ron (“Mi Sto Preparando”), presente tra il pubblico romano, e “Rest”, suonata con il solo aiuto del basso.

Le sonorità psichedeliche riaccendono i motori verso l’ultima visita al pianeta Kiwanuka. “Rule The World”, “The Final Frame” e “Father’s Chile” accompagnano i turisti a viaggiare con la mente, attraverso i ricordi e le speranze insite in ognuno dei presenti. I musicisti si prendono i meritati applausi congedandosi per la sosta prima del ritorno a casa. Con “Run Like The Breeze” e “Home Again”, la navicella fa il suo atterraggio sulla terra.

Il capitano Kiwanuka lascia il pubblico estasiato con un messaggio di speranza, “Love & Hate”.

“I need something, give me something wonderful”

La standing-ovation finale è tutta meritata. Abbiamo assistito a qualcosa di magico, puro e sincero. Il presente e il futuro della musica avrà come protagonista indiscusso il capitano Michael Kiwanuka: voce perfetta e arrangiatore di brani che si fanno ascoltare ed amare.

Di Luigi Giannetti

 

[Kaos Live Report] Depeche Mode @Stadio Olimpico 25/06/2017

0

Una band leggendaria, uno Stadio e una Capitale ad accoglierla, una folla in adorazione pronta ad abbracciarla. Uno dei live più attesi dell’estate romana. Si, stiamo parlando del concerto dei Depeche Mode allo Stadio Olimpico di Roma. Noi c’eravamo ed ecco il nostro report.

Estate 2001: ho 15 anni e MTV passa a ripetizione “i miei tormentoni estivi”: i R.E.M. con “Imitation of Life”, “Elevation” degli U2 e “Freelove” dei Depeche Mode.Un’estate fantastica. Parto da qui non per dirvi i fatti i miei, ma perché i Depeche Mode fanno parte di quell’Olimpo con cui sono cresciuto e che sento ancora molto vicino. E’ un discorso che si muove su due livelli, due binari: amo e seguo con viva passione le realtà più indipendenti ed emergenti e allo stesso tempo ancora mi emoziono con la musica dei Padri precedentemente citati. Per continuare il duplice discorso vi dico che ho vissuto -e vivo – due “storie” dei Depeche Mode: quelli mitici di Black Celebration e Violator e gli attuali degli anni ’00, in bilico tra alterne fortune artistiche e dischi in vetta alle classifiche e sold-out negli stadi di tutto il mondo.

Exciter, l’album con cui li conobbi, è un lavoro sufficiente con ottimi singoli; Play The Angel è senza dubbio il lavoro più bello dai tempi di Ultra; Sounds of the Universe e Delta Machine sono piuttosto mediocri, mentre Spirit è ben fatto.

Detto ciò, iniziamo la cronaca della giornata. Alle sedici in punto i cancelli si aprono e la corsa per stare più vicini al palco è uno sforzo che nonostante il caldo vale la pena fare. Alle 20:00 il palco si anima: l’opening act è pronto. Gli Algiers sono schierati. Scoprire il loro nome come gruppo di apertura è stata una grandissima notizia. Dopo due lavori come l’omonimo esordio e The Underside of Power dell’anno scorso, la band si è imposta come una delle realtà più originali e avvincenti del panorama indie mondiale. Agli Algiers è toccata la sorte che spesso capita a molti nomi giovani – e spesso misconosciuti al grande pubblico – chiamati ad aprire i pesi massimo della musica mondiale: una bella performance davanti un folto pubblico per lo più disinteressato. Peggio per loro. Franklin James Fisher ha tenuto alla grande il palco offrendo la solita ottima performance vocale ed uno scatenato Ryan Mahan si è concesso non pochi balli tra un passaggio e l’altro tra basso e sintetizzatori. Vi rivogliamo a Roma il prima possibile. Davanti un pubblico tutto per voi.

Il set degli Algiers dura una quarantina di minuti, ergo: se i Depeche Mode sono puntuali, manca davvero poco…
E come risposta, alle 21:00 l’aria esplode. Dalle casse esce “Revolution” dei Beatles e di seguito una versione remixata di “Cover Me”. Poi i monitor si illuminano con variopinti colori e uno alla volta i Depeche Mode entrano sul palco accompagnati dall’ovazione dello Stadio. Martin Gore sulla sinistra, Christian Eigner alla batteria al centro, Andrew Fletcher con gli occhiali da sole si schiera dietro le macchine sulla destra e accanto il fidato Peter Gordeno. Parte “Going Backwards”. Ma dov’è Dave Gahan?

Lo sentiamo cantare ed ecco apparire in alto la sua silhouette, nella parte sovrelevata del palco dietro i tastieristi. L’Olimpico è un unico boato di accoglienza e amore per la band inglese. L’euforia è alle stelle e abbiamo appena iniziato. Senza colpo ferire ecco un’altro brano trascinante (dal vivo ancora di più) tratto da Spirit: “So Much Love”. Per questi due brani la performance è supportata da animazioni e filmanti by Anton Corbijn: ora però le telecamere puntano sui nostri eroi e i maxischermi sono tutti per loro.

La successione è un perfetto mix tra classici del passato e brani dell’ultimo lavoro. Sarà scontato da dire, ma i Depeche Mode dal vivo sono il solito spettacolo unico ed emozionante. Lasciate stare le solite critiche sterili riguardo il baraccone che continua ad andare avanti solo per soldi (cosa che in parte è vera, ci mancherebbe): i DM continuano ancora a far ballare e tenere con il fiato sospeso migliaia e migliaia di spettatori di tutte le generazioni. La resa live è ottima e brani come “Wrong” e “A Pain That I’m Used To” risultano ancora più avvincenti e aggressivi in queste vesti. Un bel video accompagna la splendida “In Your Room”. Dave Gahan è in forma strepitosa e si conferma ancora il più grande perfomer in circolazione. Il pubblico è ai suoi piedi e non può che assecondare tutti i gesti ed incitazioni. E che dire di Martin Gore? Come se niente fosse ci regala una doppietta del calibro di “A Question of Lust” – “Home” eseguita accompagnato solo al pianoforte? Forse il momento più emozionante del live.

Intanto lo show va avanti, con il pubblico che canta con uguale intensità la giovane “Where’s the Revolution” come le vecchie Everything Counts, capace di riportarci fino al 1983, anno di Construction Time Again e farci ballare come se gli anni ’80 non fossero mai finiti. Poi un momento che difficilmente dimenticherò. Quel rumore di vecchio treno, quell’ingranaggio persistente. E’ l’intro di “Stripped”. E come se non bastasse poco dopo il suolo dello stadio trema letteralmente poichè nessuno dei presenti può esimersi dallo scatenarsi sotto le notte di “Enjoy the Silence” e “Never Let Me Down Again”. La felicità totale. Ma non siamo ancora giunti alla fine.

Gruppi sparsi di “ultrà” del gruppo intonano Just Can’t Get Enough ma è ancora uno struggente Gore con “Somebody” ad emozionarci aprendo la strada ad una cover molto attesa: quella di “Heroes” di David Bowie. Esecuzione magistrale, un grande omaggio alla nostra Stella Nera. Poi un riff che tutti conosciamo, ipnotico e avvincente come sempre: quello di “I Feel You”. Infine un sospiro, un sussulto: è il gran finale e lo Stadio trema ancora. E’ Personal Jesus. Concluso il brano la band si abbraccia e si inchina davanti ai suoi fedelissima fan romani. Un concerto che aggiunge ancora più aurea e leggenda ad una nome che ha fatto la storia della musica e continua ancora a farci felici con le sue canzoni. Scusate se è poco. Da fan il mio sogno di sentire dal vivo la mia cara vecchia “Freelove” non è stato esaudito. Ma il cuore è lo stesso di quella estate del 2001.

Setlist:

Revolution
(The Beatles song)

Cover Me (remix)

Going Backwards

So Much Love

Barrel of a Gun

A Pain That I’m Used To

Corrupt

In Your Room

World in My Eyes

Cover Me

A Question of Lust

Home

Poison Heart

Where’s the Revolution

Wrong

Everything Counts

Stripped

Enjoy the Silence

Never Let Me Down Again

Encore:

Somebody

Walking in My Shoes

“Heroes”
(David Bowie cover)

I Feel You

Personal Jesus

Di Alessio Belli

 

[Kaos Live Report] Nicolas Jaar Live all’Ex Dogana: il resoconto della serata

0

Potrei raccontare di come si è svolto il concerto di Nicolas Jaar il 21 giugno, restando assolutamente neutrale, o facendovi una cronaca dettagliata e piena di critiche, potrei tentare una via di mezzo e cercare di accontentare tutti. Oppure potrei fare come in certe puntate speciali di Topolino in cui scegli tu il finale e i personaggi dal cui punto di vista ti va di vedere la storia. Immaginiamo, quindi, quattro ideali spettatori, e un solo inizio, un incipit guida: lo Spring Attitude è finito da quasi un mese, a salutarci con un sacco di energia c’era stata la live band di Clap!Clap! (alias Cristiano Crisci, l’uomo con le molle sotto i muscoli) e noi ve lo avevamo raccontato. Tornando all’alba dalle Ex Caserme Guido Reni si poteva già vedere il faccione di Jaar campeggiare tra gli alberi dei viali, con l’annuncio di una bella coda per il festival primaverile romano.

Esaltazione e felicità, trepidazione perché dopo averlo annoverato tra i migliori lavori del 2016, averlo citato e passato più volte in varie trasmissioni, avergli dedicato una intera puntata monografica, restava solo di vederlo dal vivo questo giovanotto statunitense di origini cilene.
L’Ex Dogana, teatro delle manifestazioni più svariate, sia d’inverno che d’estate, apre le porte agli spettatori alle 20.00 circa, si prevede che il concerto inizi solo due ore e mezza dopo. Il palco è quello del Molo Nuovo, la serata è caldissima e si spera che quel lasso di tempo concesso prima dell’inizio della performance, serva a sistemarsi con comodo, senza intoppi e senza file.

nicolas-jaar

Spettatore 1: Sono un fruitore medio che ha il biglietto da tempo, l’ho comprato in anticipo perché Jaar mi piace, ho voglia di ballare e ho sentito che al Sònar ha pompato come un matto, arrivo lì per le 21.30, ho già il biglietto che vuoi che succeda. Daje.

Spettatore 2: Sono un fruitore medio che non sa chi sia Jaar, ho voglia di andare all’Ex Dogana perché ho finito gli esami/sono in ferie/ho voglia di divertirmi in mezzo alla settimana senza preoccuparmi del lavoro, probabilmente strillerò in tutte le pause o i silenzi, ho sentito che ci sta tipo un dj-set o qualcosa del genere, dicono che inizia alle 22.30, leggo biglietti disponibili. Mi dico che forse sarà meglio arrivare un’ora prima. Daje.

Spettatore 3: Ho comprato il biglietto in prevendita sei mesi fa, amo Jaar e quello che produce, sono curioso di sentirlo suonare dal vivo, voglio mettermi sotto palco, sotto cassa così mi arriva meglio la botta sonora di The Governor, il mio pezzo preferito. Devo solo ritirare il mio biglietto, mi avvio un’ora prima, alle 21.30, perché così mi sistemo, surfo sulla gente e arrivo a contare i peli del naso di Jaar. Daje.

Spettatore 4: Ho un omaggio o un accredito, ci vado non troppo presto sennò mi annoio e fa caldo. Tipo le 21.30. Daje

Immaginate come se queste quattro categorie di spettatore standard si decuplicassero all’infinito occupando tutto lo spazio esterno all’Ex Dogana, gonfiandosi come quegli asciugamani compressi che diventano enormi solo bagnandoli, nello stesso orario esatto, manco si fossero dati tutti appuntamento per un flash mob. Nella confusione fatta di sudore dietro le ginocchia, palate di accendini confiscati, americani visibilmente spiazzati dalla divisione promiscua delle code, comincia quello sfilacciamento di vetri rotti, note al piano, rumori spezzati che ti fanno pensare alle cose lontane, non tue, che forse possedevi una volta ma che adesso a stento ricordi, che è poi la musica (soprattutto) dell’ultimissimo Jaar.

Un live di questo tipo è come una sonata di musica classica, ha dei movimenti e un crescendo che progressivamente ti portano altrove, ma deve essere un percorso a due, durante il quale è vietato distrarsi così come è vietato perdere anche solo qualche minuto, e quindi capirete bene che anche lo spettatore numero 2, nonostante la sua evidentemente scarsa preparazione, sente un leggero velo di rabbia nel momento in cui è costretto ad ascoltare l’intro del concerto tra i vari “Giacomo mi ha lasciato stavolta non lo perdono” e i “per favore tirate fuori tutte le bottiglie e gli accendini dagli zaini”.

dkjdtubi di luce che fanno cose molto belle mentre in sottofondo passano quelli che sembrano i preliminari per un live incentrato su Sirens, l’ultimo lavoro, e che invece sul più bello sterza sempre, e prende un sentiero inesplorato, uno stradone immenso, una pista tra le montagne. Basta fidarsi di quel che si sta ascoltando, con la certezza di non essere delusi, e infatti è tutto equilibrato, è un’altalena di intimismo quasi estremo, che ti fa sentire un voyeur, e coinvolgimento da mano a paletta. Dopo Three Sides Of Nazareth e The Governor Jaar ci regala una perfomance di No, singolo estratto dall’ultimo disco ed unico pezzo abbastanza radiofonico, tutta a favore dei nostri occhi, proteso verso il pubblico a raccontare questa storia che intreccia le radici delle sue personali origini, con quella del paese da cui è emigrata la sua famiglia, il Cile.

Nel mezzo dei brani ci sono interi quarti d’ora di flusso di coscienza, e risulta facile immaginare Nicolas Jaar colto da pensieri improvvisi, guizzi di ispirazione e intelligenza da riversare in musica, per concludere con una rarefattissima Space Is Only Noise If You Can See, così diversa dalla versione su disco che ti dà l’impressione che ti fanno quelle persone che non vedi da tanto tempo e di cui ricordi vagamente i tratti somatici ma manco troppo bene.

Poco prima dell’una ci avviamo verso l’uscita, qualcuno diretto all’aftershow, gli altri chissà dove, e per l’ultima volta ci troviamo in fila tutti insieme, mescolati come al principio, i fan, quelli con la prevendita, quelli col bracciale che ti faceva accedere all’area vip. Abbiamo dimenticato la rabbia e la frustrazione di quando eravamo all’ingresso, ma rimane la sensazione di aver perso qualcosa, di aver mancato quel dettaglio piccolo che ti avrebbe aiutato a risolvere tutto, e a fare chiarezza. Rimane il senso di qualcosa di bellissimo ma inafferrabile, come quelle figure di sogno, che la mattina non sai più nemmeno se eri tu a sognarle veramente.

 

[Kaos Live Report] Shores Of Null – No More Fear – Invernoir @Traffic Live Club 27/05/17

0

Sabato 27 Maggio presso il Traffic Live Club è avvenuto il tanto atteso release party di Black Drapes For Tomorrow, secondo attesissimo album degli Shores Of Null. La prima band ad esibirsi sono gli “Invernoir” che debuttano in formazione completa e ci regalano un’anteprima del loro primo EP, colmo di oscurità e tristezza, canoni importanti se si fa doom metal, il set è energico seppure rappresentato da un alone cupo che pervade i loro brani. Chicca finale è la cover di “Brave” che chiude il loro ottimo live.

Seconda band e via con i No More Fear che da sempre mixano la tradizione italiana al death metal, il risultato è ovviamente di grande fattura e questo ci dimostra quanto, ancora una volta, unire la tradizione al Metal moderno sia una scelta vincente.

Arriva il momento degli Shores Of Null e l’atmosfera ritorna ad essere cupa, avvolta da quell’alone che era già presente con gli Invernoir. La band esegue per intero il loro nuovo album Black Drapes For Tomorrow, regalandoci nel finale anche dei classici dal loro primo lavoro e da subito si nota come i brani siano un’evoluzione di Quiescence, articolati e forse meno assorbibili al primo ascolto, ma che poi vengono vissuti come un’esperienza carica di emozioni.

I brani che principalmente hanno colpito sono “Tide Against Us”, “A Thousand Storms”, “House Of Cries”, “Black Drapes For Tomorrow” e il singolo “Donau”. Questo ultimo album è da avere assolutamente, un cambio di rotta rispetto al precedente lavoro, ma le band quando hanno qualcosa da dire (e gli Shores sono in prima linea) tendono a sperimentare sempre e Black Drapes For Tomorrow è la prova che i risultati arrivano, se si è pronti a mettere se stessi nella propria musica.

 

L’etichetta prude #10: Scuderia Records + Subsound Records

0

Domenica 28 maggio
L’etichetta prude
Scuderia + Subsound Records

Domenica 28 maggio a partire dalle 18 si terrà la decima puntata de L’etichetta prude, la trasmissione/evento in diretta dalla vetrina di Radio Kaos Italy (o di Twin Peaks…)

Le label ospiti di quest’appuntamento saranno:

• Scuderia •

L’etichetta indipendente Techno della scena romana.
Live per L’etichetta prude:
Luciano Lamanna
Figura fondamentale all’interno della scena techno italiana che oggi, grazie al lavoro svolto all’interno del collettivo LSWHR sta vivendo un’incredibile ed elettrizzante seconda giovinezza.

Tolebham

La collaborazione nata dalla partnership tra Tym e Exsiderurgica è riconoscibile dalla pura impostazione analogica e cruda a “quattro mani”. Sostenuti da Luciano Lamanna, hanno pubblicato il loro primo EP per Scuderia Records.

• Subsound Records •

L’etichetta romana che non ha pregiudizi nei confronti dei diversi generi musicali, degli stili e dei metodi di creazione ma predilige ricerca e innovazione, valori indispensabili di ogni arte e cultura.

Live per L’etichetta prude:

Macelleria Mobile di Mezzanotte

Hanno pubblicato per l’etichetta il loro ottavo disco, Funeral Jazz, la loro migliore raccolta di “canzoni” di Noir Jazz. Dagli albori harsh noise, attraverso l’ambient oscura e cinematica del periodo centrale, fino al celebrato dark doom jazz di Black Lake Confidence del 2013.

Lili Refrain

È una chitarrista, compositrice ed esecutrice romana. Dal 2007 esegue un progetto solista in cui utilizza chitarra elettrica, voce e loop in tempo reale, senza utilizzare alcun computer o tracce pre-registrate. Il suo terzo album, Kawax, è stato pubblicato da Subsound Records e Sangue Dischi.
L’etichetta prude è una domenica al mese a Radio Kaos Italy che permette alle etichette indipendenti di far vedere quanto lavoro e quanta vera passione per la musica ci sia dietro le quinte. Non solo: è un’opportunità per gli artisti che cercano una label da incontrare per chiacchierare e informarsi.

Special Twin Peaks:

Dopo venticinque anni Laura Palmer è stata di parola e a breve si riconcilierà con l’Agente Cooper a Twin Peaks. Il 21 maggio su Showtime tornerà la nuova stagione del cult seriale per eccellenza firmato David Lynch e renderemo omaggio a questo atteso ritorno.
unnamed

 

[Kaos Live Report] Saint Louis “Rock’n Blues Guitar Nightmare” @Teatro Eliseo 15/05/17

0

Lunedì 15 maggio, per il Saint Louis College of Music, il Teatro Eliseo è stato il luogo prescelto per ospitare quattro dei migliori chitarristi presenti in Italia, che si sono succeduti sul palco.

Lello Panico, William Stravato, Giacomo Anselmi e, come special guest Marco Sfogli, hanno infuocato il teatro con le loro chitarre davanti ad un gremito pubblico.

I primi a salire sul palco sono i Chirality, giovane band progressive metal al debutto che ci ha accolti con due brani inediti ed una fantastica cover degli Opeth, “Cusp of Eternity” tratta dall’album Pale Communion.

L’elettronica di Thomas Rocca alle tastiere si mischia bene al metal proposto dalla band che capitanata da Francesco Sacchini alla voce (che rivedremo più avanti anche con William Stravato e Giacomo Anselmi) ci regala melodie accattivanti e degne di memoria, il tutto supportato da una sezione ritmica invidiabile composta da Daniele Bertuzzi alla batteria, Michelangelo Buccolini alla chitarra e Pietro Lorenzotti al basso.

Primo big della serata e via con l’hard rock di Giacomo Anselmi che, accompagnato da Daniele Pomo (RaneStrane), Pietro Lorenzotti e Dario Zeno ci porta nelle sonorità oscure dei Goblin Rebirth, poi Neil Young, per poi passare ad un classico, tributo ad Allan Holdsworth e John Wetton con “In the Dead Of Night” degli UK, eseguita insieme a William Stravato che poi lo succederà sul palco.

Il suo set inizia con il brano “Lenny” tratto dal suo ultimo album Uranus, “We Ended As Lovers” (sempre diverse e fresche le sue interpretazioni di questo brano, che riprende il brano di Jeff Beck scritto da Stevie Wonder, ma che poi esplodono sempre di originalità) e “Living For The City” (sempre di Wonder, ma con un’attitude sempre più rock).

Terzo big e si passa ad uno dei migliori bluesman italiani, Lello Panico, che con Michele Papadia al Hammond, Alessandro Gwis al piano, Daniele Chiantese alla batteria (già presente con William Stravato), Francesco Luzzio al basso e Noora Salmi alla voce su “Butterfly” di Herbie Hancock, ci riporta un pò alle origini del rock, quel blues che man man poi ha inglobato la tradizione ed è diventato qualcosa di più.

Quarto ed ultimo artista, special guest, Marco Sfogli (PFM, James Labrie, Icefish, Virgil Donati ecc) che ci porta tre suoi brani tratti dal suo primo lavoro, Still Hurts, con “Spread the Disease” e “Never Forgive Me” per poi passare al suo ultimo lavoro, Remarcoble con “The Reaction”; il tutto accompagnato al basso e batteria da Cristian Capasso e Davide Savarese.

Ultima chicca finale è una stupenda versione di “Purple Rain” di Prince, eseguita da tutti gli strumentisti e cantanti presenti sul palco, momento carico di emozioni e ricco di assoli da parte di questi chitarristi che ci hanno lasciato letteralmente spettinati per l’intera serata.

 

[Kaos Live Report] XIU XIU @Monk 11/05/2017

0

Gli XIU XIU al MONK hanno regalato al pubblico romano una performance live davvero indimenticabile: ecco il nostro report!

Pochi ascolti musicali possono definirsi un'”esperienza” e i lavori degli XIU XIU fanno parte di queste preziose rarità. I dischi partoriti da Jamie Stewart sono dei viaggi – spesso da incubo – in cui l’ascoltatore è completamente catturato dal vortice musicale ed emotivo. Non sono ascolti facili, ma vale la pena affrontarli. Stewart negli anni – alternando spesso la line-up del gruppo, il cui nome prende spunto dal film giapponese Xiu Xiu: The Sent Down Girl – ha coniato un sound unico, tra melodie new-wave e industrial, permettendosi anche di rifare – in maniera eccellente – la colonna sonora di Twin Peaks.

Che la forza e l’impatto suscitata dall’ascolto dei lavori in sala di registrazione sia altrettanto forte anche dal vivo? La risposta l’abbiamo avuta l’altra sera al Monk Roma, per la data romana del tour che accompagna il nuovo lavoro della band Forget.

Voglio dirvi subito come la penso: gli Xiu Xiu sono una delle poche band che prediligo live che in studio. Senza nulla togliere alla bellezza di lavori come Knife Play, A Promise o Fabolous Muscles, eppure credo che live la band riesca a sfogare al meglio le sue anime. Se i “lamenti” presenti su disco spesso fanno concludere l’ascolto integrale di un loro album a fatica, nella loro forma live Stewart riesce ad essere isterico ma coinvolgente, lento e sofferto ma altrettanto trascinante. Lo ha dimostrato anche durante il live romano. Fermo immmobile davanti al microfono o scattando da un lato all’altro del palco, in cui è passato senza colpo ferire dalle lente e dolenti ballate accompagnate dalla chitarra elettrica, ai sincopati clangori delle percussioni seguito mirabilmente da Shayna Dunkelman.

Alternando pezzi dell’ultimo lavoro a classici del repertorio, per la gioia del numeroso pubblico, gli XIU XIU hanno regalato una intensa e sentita performance in cui è esplosa in tutta la sua dirompenete carica emotiva la forza ma anche la fragilità di questo bellissimo e unico personaggio del panorama musicale chiamato Jamie Stewart.

SetList:

Petite

Don Diasco

Wondering

I Luv Abortion

Forget

Fabulous Muscles

Jenny GoGo

Hay Choco Bananas

Sharp Dressed Man
(ZZ Top cover)

Get Up

Stupid in the Dark

Sad Pony Guerrilla Girl

Crank Heart

Encore:

I Broke Up (SJ)

 

Rolling Stones, unica data italiana al Lucca Summer Festival

0

Mancava solo l’ufficialità e, come promesso dal Lucca Summer Festival su Facebook, saranno i Rolling Stones gli ospiti speciali con cui il festival festeggerà la sua ventesima edizione.

L’appuntamento è per il 23 settembre 2017.

Terminata la conferenza stampa di presentazione dell’unica data italiana dei Rolling Stones al Lucca Summer Festival veniamo a conoscenza anche dei prezzi dei biglietti:

Primo Pit: 300 euro più prevendita

Pit: 150 euro più prevendita

Posto unico prato: 100 euro più prevendita

Posto Tribuna mura: 200 euro

I biglietti saranno in vendita sui circuiti Ticketone dalle ore 10 di sabato 13 maggio, mentre dalle ore 9 di giovedì 11 maggio partirà una prevendita dedicata ai titolari di American Express che durerà 24 ore.

stones-905-675x905

 

[Kaos Live Report] Twelve Foot Ninja – Uneven Structure – Omega @ Traffic Live – 04/05/17

0

Giovedì 4 Maggio c’è stato, finalmente, il debutto dei Twelve Foot Ninja in suolo italiano e romano, al Traffic Live Club davanti ad un gremito pubblico, supportati dagli Uneven Structure (touring band) e Omega.

Il pubblico già ben presente ad inizio serata supporta la band romana Omega, alla prima apertura importante e non delude assolutamente, assicurandosi certamente nuovi fans; la band esegue brani dal loro primo album Ocean’s Paradox Chapter 1 che presto sarà disponibile al pubblico.

Seconda band sul palco e via con i francesi Uneven Structure che presenta il loro nuovo album La Partition uscito il 21 aprile. Un set vario che colpisce il pubblico, molti dei quali già a conoscenza della band. Le differenze tra il precedente album Februus e quest’ultimo lavoro sono facilmente notabili e rendono interessante il loro concerto; infatti si passa da momenti più ambient e larghi a breakdown djent che portano i fans a scatenarsi nel pit.

Quando arriva il momento dei Twelve Foot Ninja l’aria è già carica di risate e voglia di spaccare tutto, risate portate dalla scelta della band di mandare brani di Lionel Richie e classici del funk anni 80′ per rilassarsi prima dell’ora metal. La setlist è a dir poco perfetta e contiene brani da i due album Outlier e Silent Machine oltre a Manufacture of Consent presente nell’EP Smoke Bomb.

Un concerto semplicemente fantastico e che, grazie alla presenza dei fans, fa capire alla band che l’Italia è la loro seconda casa, senza alcuna ombra di dubbio.

1) Collateral
2) Vanguard
3) Mother Sky
4) Kingdom
5) Post Mortem
6) Point of You
7) Deluge
8) Manufacture of Consent
9) Shuriken
10) Coming For You
11) Invincible
12) Sick
13) Adios
14) One Hand Killing

 

[Kaos Live Report] Ozaena – Skulljack – Lady Reaper @ Wishlist – 29/04/17

0

Sabato 29 Aprile è avvenuto il release party del nuovo album degli Ozaena, per Time To Kill Records, intitolato “Necronaut”, presso il Wishlist club. La serata ha avuto inizio con i Lady Reaper, band che presto aprirà i concerti dei Grave Digger per le date italiane, presentando i brani del loro solido primo lavoro, registrato presso il The Lab studio.

Secondi a salire sul palco sono il power trio Skulljack, heavy metal colmo di attitudini hardcore, pur enfatizzando quelle origini che chiaramente riportano ai mitici Motörhead.

Arriva il momento degli headliner Ozaena che ci presentano subito con prepotenza i brani del loro nuovo album Necronaut, un lavoro estremamente solido, venuto fuori grazie all’esperienza sui palchi e alla maturità musicale che, sapientemente, ha aiutato i giovani ragazzi nella scrittura di questo album.

Presenti anche brani dal loro precedente lavoro Beneath The Ocean ed una cover con dedica dei Pantera, I’m Broken. Locale colmo di fans carichi e pronti a supportare la scena metal underground che cresce sempre di più e nel caso degli Ozaena, permette di effettuare tour europei; il Wishlist è pian piano diventato un locale che supporta la scena metal e su cui ci si può fare sempre affidamento.

 

[Kaos Live Report] Giovanni Truppi “Solopiano” @Auditorium Parco della Musica 29/04/2017

0

Una serata live davvero magica all’Auditorium Parco della Musica sabato scorso: Giovanni Truppi accompagnato “solo” da un pianoforte e le sue canzoni… Ecco le bellissime foto di Alessandro Zompanti!

 

[Kaos Live Report] Romics 2017: gli scatti dell’ultima giornata!

0

Come promesso, ecco la seconda parte del nostro reportage al Romics di Roma; qui trovate le imperdibili foto della nostra Laura Aurizzi scattate durante la giornata conclusiva di domenica! Buona visione e al prossimo Romics!

 

[Kaos Live Report] Textures – Soulline – Subliminal Fear @ Planet Live Club – 09/04/17

0

Domenica 9 aprile, presso il Planet Live Club, sono approdati finalmente nel suolo romano i Textures; la band attualmente in giro per l’Europa con il “Within the Horizon” tour.

Oltre alla band olandese, sul palco si sono esibite due band che hanno riscaldato la situazione in maniera perfetta e stiamo parlando dei Subliminal Fear e Soulline. La band pugliese ci delizia con i brani dal loro album “Escape From Leviathan” e il dualismo di genere crea un’atmosfera davvero carica di elettricità. La contrapposizione tra la voce clean di Carmine Cristallo e il growl di Savino Dicanosa crea un susseguirsi di scariche di adrenalina, il tutto sorretto dall’eccellente sound della sezione ritmica dei Subliminal Fear.

Seconda band sul palco e via con i svizzeri Soulline che con il loro metal preparano per bene l’ingresso degli olandesi; la band ha davvero groove da vendere e lo dimostra alla grande sul palco.

Arriva il momento dei Textures che sul palco dimostrano perché sono una delle migliori metal band Olandesi, ma anche internazionali; la tracklist è colma di ricordi per i fans accorsi, prendendo brani da “Dualism”, “Drawing Circles”, “Silhouttes” e ovviamente, anche dall’ultimo lavoro “Phenotype”. La band è carica sul palco e, seppure (purtroppo) i fans fossero davvero pochi, dimostrano come la loro professionalità sia impareggiabile e buttano fuori tutta la potenza che portano con loro regalando uno show davvero perfetto di quasi due ore.

Setlist:
Drive
Regenesis
Storm Warning
New Horizons
Shaping a Single Grain of Sand
Reaching Home
Illuminate the Trail
Awake
Transgression
Singularity

Encore:
Zman
(suonata con solo Uri Dijk on the stage )
Timeless
Stream of Consciousness
Laments of an Icarus

Giuseppe Negri

 

[Kaos Live Report] Notwist @Monk 06/04/2017

0

Un concerto attesissimo, una band che amiamo particolarmente, una serata live che si prospettava indimenticabile. E così è stato: ecco le foto di Marco Loretucci del magnifico concerto di ieri sera dei Notwist al Monk Club di Roma. Emozionatevi.

Setlist:

Signals

Come In

Kong

Boneless

Into Another Tune

Trashing Days

This Room

Puzzle

The Devil, You + Me

Run Run Run

One With the Freaks

Pilot

Encore:

Pick Up the Phone

Gravity

Consequence

Gone Gone Gone

 

[Kaos Live Report] Cold Cave @ Quirinetta – 04/04/2017

0

Con estremo piacere siamo tornati al nostro amato Quirinetta per un live davvero importante: quello dei Cold Cave.

Godetevi gli spettacolari scatti di Marta Bandino!

 

Afterhours, inizia oggi il tour nei club di “Folfiri o Folfox”

0

A quattro anni di distanza dal precedente “Padania”, il 10 giugno 2016 gli Afterhours sono tornati con un nuovo progetto, accolto dal pubblico e dalla critica come uno dei migliori lavori dell’anno nonché un tassello fondamentale nella discografia del gruppo. “Folfiri o Folfox” è arrivato al numero 1 della classifica degli album più venduti in Italia ed è stato seguito da un tour estivo che ha toccato le più importanti arene italiane.

after

Dopo la partecipazione di Manuel Agnelli in qualità di giudice al talent show televisivo “XFactor”, la band torna sul palco per un intero mese di tour in tutta Italia a cui seguiranno – ad aprile – una serie di date nei club europei. Sarà possibile ascoltare gli Afterhours nei seguenti concerti:

“Folfiri o Folfox” Club Tour 2017

09.03 TREZZO SULL’ADDA (MI), LIVE MUSIC CLUB
12.03 RIMINI, Altromondo Studios
14.03 BOLOGNA, Estragon Club
17.03 CASTELFRANCO VENETO (TV), Arena Concerti Eurobaita al Lago
18.03 PARMA, CAMPUS INDUSTRY MUSIC
20.03 VENARIA REALE (TO), Teatro Concordia Venaria Reale
22.03 ROMA, ATLANTICO LIVE!
23.03 NAPOLI, Casa della Musica “Federico I” – c/o Teatro Palapartenope
25.03 MODUGNO (BA), Demodè Club
28.03 MILANO, Alcatraz – Milano
30.03 FIRENZE, Obihall Teatro Di Firenze (Afterhours – Obihall)
31.03 NONANTOLA (MO), VOX CLUB

f16031d1-fb02-4e13-a9e7-55957d30f0e3

“European Tour 2017”

20.04 BRUXELLES, VK VK concerts
21.04 LONDON, O2 Academy Islington
23.04 DUBLIN, Opium Rooms
24.04 AMSTERDAM, Q-Factory Amsterdam
25.04 BERLIN, Bi Nuu
27.04 PARIS, La Bellevilloise
29.04 BARCELONA, Razzmatazz 2

0ece9432-8764-4b22-b04f-a746c4b55e43

 

L’etichetta prude: Bomba Dischi – Alcuni scatti…

0

Difficile descrivere a parole quello che abbiamo vissuto domenica 26 febbraio negli studi della nostra radio: così abbiamo deciso di fare un best of delle foto più belle…

Come avrete saputo, nell’ultimo appuntamento live dell’Etichetta Prude abbiamo ospitato niente meno che alcuni dei nomi di punta di Bomba Dischi (con tanto di DJ Set d’apertura a cura di Geatano Lo Magro): Bamboo, John Canoe, Giorgio Poi e Pop X, per quella che è stata una giornata di musica e radio davvero indimenticabile.

Qui trovate alcuni scatti dell’evento:
per la gallery completa, basta andare sulla pagina Facebook dell’Etichetta Prude!

 

[Kaos Live Report] Cosmo @MONK – 21/02/2017

0

Non un concerto, ma una vera e propria festa! Ecco le bellissime foto di Francesca Romana Abbonato scattate nella prima delle due date (ovviamente sold out) di Cosmo al Monk Roma!

 

[Waiting For] Trentemøller @ Spazio 900

0

Due date a febbraio per il musicista danese!

14 FEBBRAIO / ROMA – SPAZIO 900
In collaborazione con Neon

Ingresso prevendita: 15€ +d.p.- 18 euro alla porta
Apertura porte: 19,00 – Inizio concerto: 21,30
Prevendite disponibili dal 14 ottobre alle 10:00
www.ticketone.it, call center 892 101
www.vivaticket.it, call center 892 234
www.ticket24ore.it, call center 02 54 271
www.boxofficelazio.it

15 FEBBRAIO / MILANO – FABRIQUE
In collaborazione con Elita

Ingresso prevendita: 15€ +d.p.- 18 euro alla porta
Apertura porte: 19,00 – Inizio concerto: 21,30
Prevendite disponibili dal 14 ottobre alle 10:00
www.ticketone.it, call center 892 101
www.vivaticket.it, call center 892 234
www.ticket24ore.it, call center 02 54 271

Ricami melodici che colpiscono al cuore, attenzione al suono in ogni minimo dettaglio, la capacità di combinare sensibilità indie e quelle elettroniche con un piglio raro, molto personale: è con queste armi che il danese Anders Trentemøller è diventato uno degli artisti più amati dell’ultimo decennio. Una storia d’amore, quella fra lui e un pubblico fin dall’inizio molto vasto, preparato e trasversale, iniziata dalle sue prime produzioni (una serie di EP a partire dal 2003) e soprattutto dal suo album d’esordio “The Last Resort”, anno 2006, finito all’epoca in moltissime classifiche sui migliori album dell’anno, dandogli definitiva consacrazione. I successivi “Into The Great Wide Yonder” (2010) e “Lost” (2013) non hanno fatto che confermare il suo status di artista sia di culto, sia in grado di parlare a pubblici diversi, sfaccettati.

La musica di Trentemøller sfugge infatti catalogazioni precise: il suo tocco molto personale nell’attraversare le coordinate comprese fra elettronica ed indie non si fa in alcun modo ingabbiare in traiettorie predeterminate. “Fixion”, uscito a settembre 2016, più che essere una rivoluzione rispetto al suo predecessore “Lost” (lavoro che probabilmente meglio di tutti è riuscito a catturare e raccontare lo spirito della musica Trentemøller nella sua traduzione live, lì dove gli album precedenti erano più “avventure da studio”) ne è una prosecuzione ideale. Restano alcuni fondamentali tratti distintivi: il tocco malinconico, la preziosità delle soluzioni melodice ed armoniche, un romanticismo di fondo molto scuro.

Mai come prima comunque si è fatta attenzione a rendere il suono vivo, organico, e a lavorare attorno a una strutturare più tradizionale e riconoscibile di forma canzone. Apparentemente, un disco più immediato e semplice rispetto ai suoi predecessori: come sempre però nel lavoro dell’artista danese il lavoro sottotraccia è notevole, molti elementi a prima vista nascosti si rivelano piano piano – è in questa maniera che si riesce ad avere un suono unico, riconoscibile, inconfondibile, che spesso flirta con la sperimentazione e sa muoversi con naturalezza da pochi tocchi minimalisti di synth via via fino a una cruda energia che lambisce le sponde dell’electro-punk più energetico.

Energia che contrassegna sempre più il suo aspetto live, dal 2007 con una vera e propria band e non più in solitaria. Il tour che segue l’uscita di “Fixion” vede Anders Trentemøller sul palco con altri quattro rodati compagni d’avventura, tra cui Marie Fisker alla voce, pronti a destreggiarsi tra basso, chitarra, batteria e vari synth. Un organico di grande impatto, la cui forza è ulteriormente valorizzata dal solito attentissimo lavoro su luci e visuals e dal contributo dell’artista svedese Andreas Ermenius (già responsabile dell’artwork di “Fixion” e regista dei video dei tre singoli da esso estratti), che ha curato il design del palco.

READ MORE:
https://www.facebook.com/trentemoller/
http://www.trentemoller.com
https://twitter.com/trentemoeller
https://www.youtube.com/user/trentemollerTV

INFORMAZIONI AL PUBBLICO:
www.dnaconcerti.com
http://www.dnaconcerti.com/3d/
https://www.facebook.com/3DDNAconcerti
http://www.facebook.com/dnaconcertieproduzioni
info@dnaconcerti.com
https://twitter.com/dnaconcerti

dna-dance-department

 

BAD MEDICINE speciale “Bon Jovi”. Voi quale canzone preferite?

0

Wanted! Dead or Alive!
Martedì 18 ottobre, infatti, Bad Medicine dedicherà un’intera puntata ai Bon Jovi.
Un’ ora non solo per parlare della carriera di questa grande band, ma soprattutto per condividere opinioni, pareri ed emozioni. Insomma, come successe per lo speciale sui Poison, i Motley Crue e David Bowie, i protagonisti sarete voi e le vostre storie.
Ospiti in studio: Alessandro Iovannitti (Eden) e Tommaso Forni (WakeUpCall). Incursioni telefoniche di Thomas Libero (Faithless) e di Max Cani (presidente del Bon Jovi Club Italia). E poi ci siete voi, che vi siete prenotati: Ludovica, Giulia, Diomira etc… perché in fondo i Bon Jovi fanno parte del bagaglio musicale della maggior parte dei nostri ascoltatori!
Ovviamente non mancheranno le sorprese.
Vi aspetto on air alle 19:00!

 

[Kaos Live Report] Montelago Celtic Festival – 4-5-6/8/2016

0

Giovedì 4 agosto, si aprono le porte e si issano le tende. L’Altopiano di Colfiorito (appennino Umbro-marchigiano) si riempe di persone. Il Popolo del Montelago Celtic Festival è tornato a casa, per danzare di nuovo alla luce dei fuochi e al ritmo delle cornamuse.

C’è il sole che cade a picco sulle tende, i più temerari si apprestano già alle docce gelide, in attesa dell’apertura del Mortimer Pub, per gustarsi la prima birra artigianale del festival, o i nuovi cocktail proposti a base di idromele, ambrosia e ippocrasso. Poco più in là, l’accampamento storico prende forma assieme al mercato che vende i prodotti artigianali, mantelli, cinture in cuoio, minuteria celtica… Tutto è pronto per il più grande festival a tema Celtico di Italia, che prevede ore di concerti della miglior musica Cetic-Irish Traditional, Folk Rock, Irish Folk Punk, Celtic Rock, Celtick Punk, Medieval Flok Rock, Paganfolk, ecc… Oltre alla seconda edizione dell’European Celtic Contest.

Ma, come al solito, non è solo la musica a farla da padrona a Montelago. Su tutto, vince l’atmosfera, quel senso di unità che unisce persone provenienti da tutt’Italia e dalle più disparate parti d’Europa; l’ingresso in un mondo magico, fuori dal tempo e dallo spazio della quotidianità, che ti trasporta nel mondo arcano oltre la nebbia, in un frammento di tempo che pare essersi fermato all’epoca dei celti, quando la natura veniva celebrata come divinità e i tamburi risuonavano prima di ogni battaglia.

Il tempo di montare la tenda, salutare vecchi amici e si comincia. Primo appuntamento, sotto al Mortimer Pub, l’ampio tendone che ospita concerti pomeridiani e offre menù celtico e birra artigianale a fiumi.

È il momento di un brindisi, per aprire il Montelago in bellezza come ogni anno, poi il primo giro per gli stand. Anche lì, tante facce conosciute ormai, tra venditori e avventori, più qualche nuova piacevole sorpresa. Gli artigiani hanno già cominciato a mostrare le proprie abilità: chi lavora il cuoio, chi il rame… Ci fermiamo ad osservare, ammirati, quelle lavorazioni così particolari. Alla Tenda Tolkien comincia la lezione/spettacolo su John Keats, seguita dai primi matrimoni celtici della stagione. Qualcuno ha già indossato il kilt, un suono di corno e l’odore delle pannocchie abbrustolite riempie l’aria. Uno degli stand vende assaggi di vino speziato, un altro propone una novità: il vino di visciole. Assaggiamo, ridiamo e scherziamo, mentre il giovedì trascorre con calma. Il festival non è ancora cominciato, ma siamo già ebbri dell’aria magica di Montelago. Già chi è venuto per la prima volta si sente parte di un Popolo a parte, quello celtico e già i primi “VALERIOOOOO!” hanno cominciato a risuonare per il campo.

Tuttavia è alle 21.00 che comincia il vero Festival. L’apertura al Mortimer Pub cattura, come sempre, l’attenzione della gente. Stavolta il gruppo che apre il festival sono gli Ulaid (Celtic-Irish Traditional)(http://www.ulaidmusic.com/). Dónal O’Connor, John McSherry e Seán óg Graham fanno la loro figura, con chitarra, violino e cornamusa irlandese. Sono degli esperti nei loro strumenti da almeno vent’anni e la loro musica trascina come poche. La gente si alza dai tavoli. Balla, salta… L’euforia la fa da padrona, mentre gli Ulaid terminano la loro esibizione e lasciano spazio ai contendenti dell’European Celtic Contest. Nostro malgrado, il giorno dopo ci aspetta una riconferma matrimoniale e lasciamo il Mortimer per un giro, godendoci comunque la musica che invade l’altopiano. Quando rientriamo in tenda, la musica suona ancora e ci porta verso il regno di Morfeo.

Venerdì 5 agosto è tutta una corsa. L’accampamento storico ormai è montato, il tiro con l’arco disponibile per chi vuole improvvisarsi Robin Hood e alle 11.00 si terrà il corso di falconeria. Ma quella mattina, la nostra meta è la Tenda Tolkien, dove alle 10.30 i nostri amici confermeranno la loro unione, celebrata un anno prima. In veste di testimone, aiuto a prepararsi e mi preparo, insieme all’altra testimone, a svolgere il ruolo di “dissuasore”. Durante la riconferma del legame matrimoniale, in seguito a un anno e un giorno di prova, i testimoni devono impedire allo sposo di raggiungere la sposa, che lo sfida ad entrare nel cerchio per confermare l’unione. La Tenda Tolkien si riempie di risate, mentre, tra battute e placcaggi degni del torneo di Rugby che si terrà il giorno seguente, svolgiamo il nostro dovere. La cerimonia risulta come sempre toccante, di una spiritualità e una commozione che raramente ho ritrovato nei rituali tradizionali. Un congiungimento degli sposi con la Madre Terra, a cui si presentano non più come singoli, ma come Uno, rinnovando i propri voti sulla pietra che costituirà il fondamento del loro nucleo familiare.

Dopo le nozze, come consuetudine, si brinda con idromele, ippocrasso e l’immancabile birra. Il gruppo si divide e andiamo nuovamente ad esplorare gli stand, soffermandoci ad osservare le lezioni d’arpa celtica, di cornamusa scozzese, di chitarra acustica, di tin whistle e di organetto. Alle 15.45, ci ritroviamo di nuovo tutti assieme al Mortimer, ad ascoltare il concerto degli Albaluna, la band portoghese che riesce, con i suoi suoni misti tra batterie e strumenti tradizionali come la ghironda, a creare un tessuto sonoro travolgente, perfetta fusione tra musicalità antiche e moderne. Ignoriamo completamente, per quel pomeriggio, i corsi sugli antichi mestieri del cuoio e dell’argilla e preferiamo dedicarci alla visita all’accampamento storico.

Lì ci sentiamo trasportati ancora di più fuori dal tempo. I membri dell’accampamento vivono quei tre giorni come se fossero in un’altra epoca, privi delle comodità moderne, ma ottimamente organizzati. Tende, abiti… tutto è curato sin nei minimi dettagli e crea un piccolo mondo affascinante all’interno del contesto di Montelago.
La sera ci gustiamo, in disparte, il concerto che si tiene al Mortimer Pub. Si esibiscono i The Moonrings, gruppo francese di Flok Punk irlandese, che interpreta i temi del repertorio anglosassone con un approccio rock e alternativo. Il gruppo ha cominciato la sua carriera nel 2011 e, da allora, ha girato in tutta l’Europa col suo sound inconfondibile.

Seguono i Broken Brow, gruppo celtico-strumentale originario di Lione. Le loro ballate riescono a trascinare tutti nelle danze, grazie alla fusione delle composizioni tradizionali celtiche e medievali, con influenze funk, jazz e orientali. Ma tutti noi stiamo aspettando loro, il gruppo da cui il pub principale di Montelago prende il nome: i Mortimer McGrave.

Alle 21.30 comincia il loro concerto e la folla si raduna sotto il main stage. Quasi tutto il Popolo di Montelago è presente, mentre cominciano a suonare le canzoni del loro nuovo album “Sotto la quinta non è amore” e qualche pezzo del loro repertorio classico. Gruppo di apertura dei concerti di Montelago sul main stage, ma non solo: le loro ballate tra poetico e demenziale riescono a catturare e a far danzare tutti i presenti al ritmo del Celtic Rock. Le loro canzoni sanno di nostalgia, di brughiere innevate, ma anche di quel tono comico irriverente che ricorda un po’ i Gem Boy con le loro parodie. Solo che, stavolta, le risate si fanno al ritmo di sassofono, fisarmonica, arpa celtica e percussioni, in un mix letale che scalda la folla. I Mortimer Mc Grave sono i guerrieri di Montelago, coloro che aprono le danze e che segnano una volta per tutte lo spirito goliardico del festival.

Ma la serata di venerdì è speciale. Subito dopo i Mortimer, sale sul palco un altro gruppo storico del Montelago Celtic Festival: i The Real McKenzies. Il gruppo di Vancouver ripaga, come al solito, le attese. Dopo numerosi tour globali con gruppi di spicco come Rancid, Flogging Molli e Metallica, approdano a Montelago armati di kilt e tanta energia. La loro musica coinvolgente, dove punk, rock e hard folk si mischiano reinventando la tradizione celtica, riesce a scatenare un fenomeno di pogo quasi collettivo. Il sotto palco, conquistato con le unghie e con i denti, quando suonano i The Real McKenzies è d’obbligo, nonostante il rischio di essere calpestati per la troppa foga. Gli effetti scenici del palco vengono accompagnati e amplificati dalla tempesta di fulmini che si prospetta all’orizzonte, di cui gli spettatori si fermano ad ammirarne la bellezza.

Ecco, tuttavia, verso le 23.00, la grande novità musicale di Montelago. Per la prima volta sul palco dell’Altopiano di Colfiorito, il gruppo annunciato e più atteso dalla maggior parte dei presenti: i Folkstone. Non sapevo bene cosa aspettarmi da un live di questo gruppo, ma l’attesa ha ripagato ogni aspettativa. Hard Rock puro, ma composto da cornamuse, bombarde, arpa, cittern, bouzouki, ghironda e flauti… Un gruppo magico, capace di interpretare appieno l’atmosfera celtica e richiamare quella dei migliori pub d’Irlanda. La loro musica è martellante, melodica… sa di idromele e ambrosia ed è quasi difficile – mea culpa – pensare che dei talenti simili siano davvero italiani, perché il loro sound non ha niente da invidiare ai gruppi internazionali. Anche i testi non lasciano spazio all’immaginazione, alternandosi tra introspezione e autobiografia, tra critiche sociali e ballate… Il Medieval Folk Rock si riallaccia alla miglior tradizione dei cantautori italiani, in un mix davvero unico.

Alla chiusura dei Folkstone segue il concerto dei Matching Ties, al Mortimer Pub. Il gruppo tedesco ormai attivo da trent’anni sul panorama musicale, sa ancora farsi valere e trovare il giusto bilanciamento musicale tra folk e ironia. Un sound ballabile, tradizionale e spiritoso, come le cravatte che i membri indossano ad ogni esibizione. L’ideale da ascoltare mentre ti ristori al Pub, stanco e accaldato per le danze precedenti.

Il cielo risplende ancora dei fulmini lontani. Si alza una preghiera che non piova, minando le attività del giorno successivo, ma l’attenzione maggiore è sullo spettacolo naturale che si trova davanti ai nostri occhi. Qualcuno suggerisce che Odino è stato richiamato dalla musica dei The Real McKenzies. Io, personalmente, spero che Odino decida di tornarsene nel Valhalla, perché di dormire in tenda con la pioggia non mi va molto.

A quanto sembrava, Odino aveva deciso di permanere. Sabato 6 agosto si apre col diluvio universale. Stiamo tutti rintanati nelle tende, mentre fuori continua a diluviare. Alcune tende del nostro accampamento sono completamente allagate, altri attorno a noi cominciano una corsa contro il tempo per prendere l’unica navetta della giornata disponibile per tornarsene a casa. Sono bestemmie ed imprecazioni, mentre cerchiamo, nei pochi momenti in cui la tempesta ci dà tregua, di riparare ai danni. Ma lì, a Montelago, solo per quei 3 giorni, siamo dei celtici e la pioggia non ci può fermare. Una volta vestiti e assicurata l’impermeabilità delle tende ci mettiamo in marcia sotto il diluvio per dedicarci alle attività della giornata. Dal torneo di rugby a 7 “Flowers of Montelago”, ai matrimoni celtici, ai dibattiti nella Tenda Tolkien e ai corsi musicali nelle tende apposite, la nostra tenacia viene premiata e, verso le 15.00, la pioggia sembra diminuire d’intensità. Ci godiamo la premiazione del torneo di rugby al Mortimer Pub, scaldandoci con del vino caldo, prima di crogiolarci nel concerto degli Alba Fùam (Irish&Folk Music). Un po’ distrattamente, visto che la pioggia continua a cadere e la nostra preoccupazione va tutta ai fuochi sacri della serata.

Riusciamo comunque a goderci i giochi celtici di lancio della pietra e del tronco, ma la giornata scorre lenta. Il fango e il freddo ci spingono a ripararci in tenda, almeno fino alle 20 quando, dopo una cena veloce, ci apprestiamo attorno alle cataste di legno.

L’atmosfera diventa sospesa. Improvvisamente non sentiamo più né il freddo, né il vento che continua a soffiare forte su di noi. Ecco il momento che il Popolo di Montelago aspetta dall’inizio del festival, il vero attimo in cui il velo tra i mondi si solleva e si entra in un’altra dimensione: l’accensione dei fuochi. E’ Morrigan, l’inno di Malleus scritto apposta per il Montelago Celtic Festival, che prepara la serata e ci lascia rapiti e affascinati, mentre le fiammelle cominciano a divorare il legno della pira. Stiamo salutando in religioso silenzio, con l’eccezione delle note dell’inno, il Nuovo Giorno, il fuoco simbolo di speranza e ritorno alla vita in seguito all’Inverno che si prospetta davanti a noi. In quel momento, si può quasi sentire il pulsare del cuore della Madre Terra sotto di noi, mentre gli elementi danzano e creano fantastici giochi di luce.

La magia non viene spezzata neanche dall’inizio dei concerti sul Main Stae. Il Druido per eccellenza, Davy Spillane, maestro mondiale di cornamusa, accompagnato dalla Montelago Celtic Orchestra, sa bene come mantenere l’atmosfera con ritmi dapprima lenti, poi più rapidi e infine quasi guerreschi e battaglieri. Il concerto d’apertura della serata si inserisce perfettamente in un continuum musicale quasi religioso con l’Inno di Malleus. La scena musicale, per i concerti di chiusura del Festival, è elevatissima. A Davy Spillane seguono i francesi Plantec, che mischiano i ritmi della musica techno con i sound tradizionali irlandesi, creando un mix di Electro Celtic Rock veramente interessante e selvaggio. Ma il mio amore, quella sera, è tutto per gli irlandesi Kila, perfetti eredi della tradizione musicale dell’Isola di Smeraldo, che dopo sei anni tornano finalmente sul main stage di Montelago. La loro musica parla di natura, è ricca della forza degli elementi e pare scaturire direttamente dalle radici più profonde della terra. Mentre suonano i The Moonrings, riusciamo a conoscere Rossa Ó Snodaigh, tin whistle, chitarra, sax, percussioni e voce dei Kila, con cui brindiamo con l’ippocrasso e che ci omaggia dei loro ultimi CD. Credo che il mio inglese non sia mai stato così balbettante come quella sera per l’emozione.

Montelago sta giungendo al termine, sulle note dei Broken Brow. Siamo stanchi, provati dalla giornata tempestosa, ma soddisfatti. Sabato ci addormentiamo sulle note nostalgiche degli Albaluna, preparandoci al rientro alla civiltà del giorno successivo.

La domenica di Montelago è sempre un trauma. La civiltà chiama, ci sono telefonate da fare, treni da prendere, orari da rispettare, ma quei tre giorni al festival forniscono la carica giusta per sopravvivere un altro anno alla vita moderna, tra computer, cellulari e mezzi pubblici.
Ancora una volta, il Montelago Celtic Festival lascia soddisfatti e un po’ amareggiati, perché dovremo aspettare un anno prima di tornarci e rivivere nuove e vecchie emozioni.
Non penso di aver descritto appropriatamente le sensazioni che suscita il trovarsi immersi nella comunità di Montelago, ma posso solo concludere il report invitandovi a presentarvi l’anno successivo a questa fantastica manifestazione. Chiunque vi sia stato almeno una volta, non può esimersi dal tornarvi, perché Montelago, prima di essere un festival, di proporre buona musica (e birra!) e attività interessanti, è un ritorno a casa e alla parte più spirituale di tutti noi.

 

Lunedì 18 Luglio – Tips! [Summer Extended] ospita “I Vicoli del jazz” e “Agualoca Records”

0

Lunedì 18 Luglio 2016 alle 22:00
Ant “A Tweed” De Oto di Tips!
@Radio Kaos Italy [via Eugenio Torelli viollier, 17 Roma]
Ospiti: I Vicoli del jazz e Agualoca Records

Torna il lunedì di Tips! all’insegna del funk, del jazz, dell’HipHop, dell’elettronica, delle contaminazioni e delle sonorità più lontane e nascoste.
Per tutto luglio puntate speciali di 2 ore, in diretta dalla vetrina di RADIO KAOS ITALY dalle 22:00 a mezzanotte!

Sempre due progetti ospiti :

nella prima parte ospiteremo in studio gli organizzatori del festival “ I Vicoli del jazz”, che torna a nel magnifico borgo di Palestrina (RM) con la V edizione del Festival omonimo che, dal 20 al 24 luglio 2016, interesserà come di consueto l’intero centro storico cittadino. Un evento, quello promosso dall’Associazione, che cresce ogni anno di più rivolgendo particolare attenzione alla musica jazz, particolarmente apprezzato nel suo intento di ricreare l’atmosfera di New Orleans dei primi anni del 900. Un’iniziativa di grande spessore musicale e culturale che mira, come sempre, anche a valorizzare il territorio prenestino, con il suo patrimonio storico e artistico.
Tra gli ospiti, oltre ai “nostri” ARX (Soul/funk), ci saranno grandi nomi del jazz italiano e internazionale come Danilo Rea e Kenny Garrett.

Nella seconda metà avremo l’intervista a Davide Mastropaolo, fondatore di AGUALOCA RECORDS etichetta discografica affiorata dal fertile bacino della musica indipendente partenopea, nata per promuovere le nuove realtà musicali che traggono dalla singolarità e dell’eclettismo la propria spinta creativa. Un crocevia sonoro di armonie apparentemente inconciliabili, che trovano però uno stimolante equilibrio nella capacità di cogliere lo spirito che accomuna culture e suggestioni remote.
Con un piede a Napoli e lo sguardo rivolto verso latitudini distanti, Agualoca attraversa e si lascia contaminare da ogni sonorità che esprima l’inquietudine del contemporaneo, abbracciando rock indipendente, psichedelia, elettronica, musica da camera, jazz e danze popolari.
Agualoca Records è distribuita in circa quindici paesi , oltre che sulle principali piattaforme digitali (Spotify, Itunes, Google music ecc.).

TIPS! vi presenterà questi progetti attraverso due appassionate interviste e tanta buona musica.
Come sempre, da non perdere la rubrica “Past, Present & Future” (anche in questo caso in versione “extended”)
Come sempre, un viaggio continuo e “worldwide” attraverso le sonorità e le culture musicali.

TIPS! è on air tutti i lunedì dalle 22 a mezzanotte solo su www.radiokaositaly.com

#TUNEIN

https://www.facebook.com/tipsradio

Link:

I VICOLI DEL JAZZ
https://www.facebook.com/ivicolideljazz
http://www.vicolideljazz.it

AGUALOCA RECORDS
https://www.facebook.com/Agualoca-Records-386848464700261
http://www.agualocarecords.com

 

Lunedì 11 Luglio – Tips! [Summer Extended] ospita FRICAT e DUMBO STATION

0

Lunedì 11 Luglio 2016 alle 22:00
Ant “A Tweed” De Oto di Tips!
@Radio Kaos Italy [via Eugenio Torelli viollier, 17 Roma]
Ospiti: FRICAT e DUMBO STATION

Torna il lunedì di Tips! all’insegna del funk, del jazz, dell’HipHop, dell’elettronica, delle contaminazioni e delle sonorità più lontane e nascoste.
Per tutto luglio puntate speciali di 2 ore, in diretta dalla vetrina di RADIO KAOS ITALY dalle 22:00 a mezzanotte!

Sempre due progetti ospiti :

nella prima parte ospiteremo FRICAT, il progetto solista di Joe Antani (Apes on Tapes). Sotto questo alias Fricat esce nel 2014 con una produzione intitolata ‘Asinum cum Asinum’ su Sostanze Records, con 4 tracce originali e i remix di HLMNSRA e Grillo. Nel 2016 esce con il singolo Armadildo sulla compilation “Apogeo” di Avantguardia. Fricat sintetizza una miscela di elementi ritmici e percussivi con una formula ipnotica di abstract hip hop, trap e beat elaborando le sonorità della bass music più energica in una ricerca costante del ritmo in tutte le sue forme ad li là della sua provenienza temporale o geografica.

Nella seconda metà avremo ospiti in studio per intervista e mini-live i “Dumbo Station” una band che propone composizioni jazz originali in chiave contemporanea e sperimentale.
Nato a novembre 2015, il gruppo ha registrato il proprio esordio discografico a gennaio 2016, in uscita in autunno.
La band è composta da:
Paolo Zou – guitar
Benjamin Ventura – piano/keys
Stefano Rossi – bass
Davide Savarese – drums
Alessio Bernardi – saxes/flute
Francesco Fratini – trumpet

TIPS! vi presenterà questi progetti attraverso due appassionate interviste e tanta buona musica.
Come sempre, da non perdere la rubrica “Past, Present & Future” (anche in questo caso in versione “extended”)
Come sempre, un viaggio continuo e “worldwide” attraverso le sonorità e le culture musicali.

TIPS! è on air tutti i lunedì dalle 23 a mezzanotte solo su www.radiokaositaly.com

#TUNEIN
https://www.facebook.com/tipsradio

Link:

FRICAT
https://www.facebook.com/fricatpage
https://www.youtube.com/watch?v=6fKFqh29vHc&feature=youtu.be

DUMBO STATION
https://www.facebook.com/DumboStation
https://www.youtube.com/channel/UCc3VnjISbEUA3desEFJfTLA

 

[Kaos Live Report] Burning Ruins Metal Fest 09/07/2016

0

Ieri 9 Luglio 2016 è andato in scena uno dei migliori festival metal presenti sul suolo italiano, il Burning Ruins Metal Fest, svoltosi nell’anfiteatro romano di Terni, che ha proposto una giornata di Metal e carica con 6 band d’eccezione, tra cui Novembre e Dark Tranquillity come headliner del festival. La scenografia dell’anfiteatro è stata la cornice perfetta per le armonie proposte durante l’arco della giornata e l’organizzazione è stata impeccabile per quanto riguarda la distribuzione e l’accoglienza dei tantissimi presenti in quei di Terni. Il Burning Ruins Metal Fest ha inizio con il primo gruppo, “Organic Illusion”, per poi passare agli energici “Bloodtruth” ed il loro Brutal Death Metal. Dopo di loro è il turno degli “S.R.L.” band che prende le sonorità dei Testament aggiungendo testi in italiano; i “Sudden Death” riportano il pubblico sulla via del Death Metal con la loro energia ed il loro metal molto tecnico e ben strutturato. Arriva il momento della prima band headliner della serata ed il pubblico è gremito e pronto per i “Novembre” orfani per qualche mese del chitarrista storico Massimiliano Pagliuso, fuori per motivi di salute (a cui noi mandiamo i nostri auguri di pronta guarigione), ma sostituito in maniera egregia da Dario Vero. La band propone una scaletta con brani tratti dal loro nuovo album “Ursa” senza tralasciare i classici come “Trieste Italiana”, il medley già proposto con “Aquamarine, Everasia, Come Pierrot”, “Nostalgiaplatz” ed una new entry da “Classica”, “Cold Blue Steel.” La band migliora sempre di più l’intesa sul palco con i nuovi membri Carlo e Giuseppe Ferilli tanto che la performance live risulta essere anche migliore dell’eccellente prestazione sold out del 9 Aprile al Traffic Live Club; a seguito di un estenuante soundcheck è il momento della storica Melodic Death Metal Band svedese, “Dark Tranquillity”. Seppur leggermente penalizzati da qualche imprecisione di suono, la band è carica ed adora il pubblico italiano ribadendo quasi sempre questo concetto. Il pubblico fa anche dono di una bandiera della Svezia, regalo gradito da Mikael Stanne e da tutti i membri dei Dark Tranquillity; ci viene rivelato che il nuovo album è pronto ed uscirà a Novembre dicendo che sicuramente i fans lo adoreranno. I brani ripercorrono un pò tutta la carriera passando dalla chiudifila “Misery’s Crown”, “Lethe”, “Treason Wall”, “Endtime Hearts”, “Monocromatic Stains”, “Wonders at your Feet”, “Therein”, “Final Resistance”, “Lesser Faith”; inoltre vengono presentati al pubblico italiano i due nuovi membri della band, Andres Iwers e Jens Florens. Il live volge al termine così come il Burning Ruins Metal Fest che piano piano si spegne mentre i fans accorsi continuano a divertirsi appena fuori l’anfiteatro trattenendosi a parlare con le band che hanno partecipato durante la giornata. Questo festival, giunto alla 4° edizione, migliora di anno in anno e presto diventerà un’istituzione per quanto riguarda il metal in italia; Agenzia Bipede e Bagana Rock Agency hanno tirato su questo grande evento e ci aspettiamo grandi nomi anche l’anno prossimo, per ora potrete guardare le foto qui sotto, ma vi consigliamo vivamente di parteciparvi l’anno prossimo.

Giuseppe Negri