[Kaos Live Report] The Dream Syndicate @Monk 28/06

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La serata autunnale che ci accoglie all’ingresso del Monk Club fa un certo effetto, soprattutto se si pensa che siamo a fine giugno. È qualcosa di insolito, inconsueto. Ma quello a cui stiamo per assistere, in termini di inusualità, va ben oltre…

Ce lo spiega proprio Steve Wynn dal palco dopo il primo pezzo. I The Dream Syndicate hanno appena iniziato il loro primo concerto in assoluto nella Capitale. Il gruppo, alfiere dell’ormai superato Paisley Underground, variante psichedelica e accattivante del rock d’inizio anni ’80, comincia a scaldare il pubblico (di età media chiaramente più alta rispetto a quanto siamo abituati a vedere in questi lidi) concentrandosi sui pezzi dell’ultimo album, How Did I Find Myself Here, prodotto più che valido della reunion del 2012.

La potenza di “80 West” e “Filter Me Through You” non sfigura di fronte a grandi classici come “Armed With An Empty Gun”, prima gemma tratta dal loro capolavoro (e manifesto del genere) datato 1984, Medicine Show, e logicamente accolta con entusiasmo dai presenti. La chitarra di Jason Victor è la fiamma che arde continuamente per tutto l’arco della serata, fra distorsioni e assoli che fomentano il pubblico e non fanno rimpiangere le evoluzioni di Karl Precoda, protagonista assieme a Wynn di quell’intreccio di chitarre che caratterizzò i The Dream Syndicate dei primi due album. La title track di How Did I Find Myself Here è invece, per quanto mi riguarda, il trait d’union di due epoche, una suite rockeggiante di 11 minuti che scorre veloce fra le peripezie di Victor e la fantasia di Chris Cacavas alle tastiere.

La band sembra apprezzare l’atmosfera che si è creata, e si concede a un double encore che ne certifica, a discapito dell’età, l’intatta energia. Dennis Duck alla batteria e Mark Walton al basso sono l’àncora a cui si aggrappa il resto del gruppo, animali da concerto che non conoscono pause. Le ultime cartucce sparate provengono dall’album d’esordio, The Days Of Wine And Roses, e dal già citato Medicine Show. Le note di “Tell Me When It’s Over” ci suggeriscono, appunto, che si volge al termine.

Steve Wynn & co. ci hanno appena regalato un viaggio nel tempo, dritti nella storia del rock

Testo di Paolo Sinacore

Foto di Alessio Belli