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[Kaos Live Report + Interview] O.R.K @Quirinetta 04/02/2016

[Kaos Live Report + Interview] O.R.K @Quirinetta 04/02/2016

Giuseppe Negri di Heavy Time & Luigi Giannetti di Tips!
@Quirinetta
Giovedì 4 febbraio 2016

Si attendeva con un certa curiosità il live andato in scena giovedì 4 febbraio al Teatro Quirinetta.
Sul palco si esibiva una nuova band che da qualche mese ha pubblicato il suo primo album e che solo il giorno prima è partita per il suo primo tour europeo.
Gli O.R.K sono un supergruppo internazionale formato da Carmelo Pipitone, chitarrista dei Marta Sui Tubi, Lorenzo Esposito Fornasari, voce dei progetti Obake e Berserk!, alla batteria Pat Mastelotto dei King Crimson e al basso Colin Edwin dei Porcupine Tree.
La storia del prog unito all’orgoglio italiano.
Il loro primo lavoro, Inflamed Rides. Un album che genera un ibrido davvero interessante: un’amalgama di psichedelia, math-rock e prog che rimanda ad un certo rock degli anni ’90 come Tool, Faith No More e Alice In Chains.
Un album che nasce dall’immaginazione e dalla capacità di pensare l’impensabile di artisti di primissimo livello che inventano un modo per trovarsi e fanno quello che più amano: scrivere e arrangiare canzoni.
E la parte migliore di tutto questo è che Inflamed Rides è il primo capitolo di una storia ancora tutta da scrivere, anche dal vivo, con concerti che sono previsti per il 2016.
Una storia che ha già due illustri e fedelissimi fan: Robert Fripp e Tony Levin.

Radio Kaos Italy non poteva mancare a questo evento.
Tips ed Heavy Time vi raccontano le atmosfere e le suggestioni che questa magnifica band ha portato al Teatro Quirinetta.

Dopo qualche beat del gigante Mastelotto parte il primo brano Breakdown. Ci si immerge subito in un’onda mista di psichedelia e progressive. La potenza della sezione ritmica sin da subito sembra ben collaudata e con suoni potenti e aggressivi.
Restando in scia si passa a No Need introdotta dall’applauso ritmico del pubblico che accompagna l’intro della canzone fino alla sua esplosione.
Dopo appena due canzoni la band ha mostrato già tutta la sua sinergia: il pubblico può già considerarsi appagato e soddisfatto.
il concerto continua sulla linea aggressiva e potente dei primi due brani con la cavernosa Funfair per poi passare ad un momento di calma e di atmosfere più dilatate con la meravigliosa Dream of Black Dust in cui spiccano il talento di Pipitone e la profonda voce di Lef.
Il ritorno al groove e a suoni più potenti è affidata a Jellyfish, canzone di apertura dell’album.
I musicisti si divertono sul palco: risate durante e dopo le canzoni, l’ottimo Carmelo Pipitone che, racconta, con una certa emozione, questi primi giorni di tour insieme a due leggende del rock-prog mondiale, viene interrotto da Colin Edwin che in perfetto italiano lo ammonisce dicendo: “Che ca..o fai?”.
Con Bed Of Stones si passa ad atmosfere più elettroniche che anticipano l’unico brano cantato in italiano, Vuoto.
Il finale è affidato a Funny Games brano inizialmente raffinato ed elegante grazie alla voce di Lef che accompagna delle dolci note di piano ma che si chiude in linea con la potenza dei brani precedenti con riff che ricordano i Kyuss.
La band saluta il pubblico scomparendo dietro le quinte. Ma dopo pochi secondi eccoli di nuovo a riprendere ognuno i propri strumenti per l’ultimo brano della serata: Pyre. Una ballata cupa, profonda e intensa che si sviluppa in crescendo mettendo in risalto ancora una volta potente voce di Lef.
Gli applausi sono scroscianti. Il pubblico ha apprezzato molto il lavoro svolto sul dai quattro O.R.K che, una volta spento tutto, restano in sala a scambiare chiacchiere, foto e quant’altro con il pubblico ancora presente ed entusiasta.

Noi di Radio Kaos Italy siamo riusciti ad intercettare il sempre gentile Carmelo Pipitone che ci ha concesso un’intervista in cui ci racconta come nasce il progetto O.R.K e le emozione che egli stesso prova a suonare con due musicisti del calibro di Pat Mastelotto e Colin Edwin.

(D: Domanda; C: Carmelo Pipitone)
D: Molti si chiedono: il nome O.R.k. da dove arriva?
C: E’ una storia un pò lunghetta. E’ il trionfo della praticità sullo stile. Una frase che ho sentito tempo fa in un documentario che parlava di orche. Queste orche avevano capito che le foche dovevano passare da un iceberg all’altro e per farlo dovevano tuffarsi in acqua. Quindi l’orca ha capito il giochetto e si metteva sotto con la bocca aperta; inevitabilmente qualche foca entrava in bocca. Questo è il trionfo della praticità sullo stile, non è detto che sia una cosa positiva, cioè essere furbi semplicemente e basta.

D: Voi mischiate vari generi: rock alternativo, rock progressive, avete la sezione ritmica con Colin Edwin e Pat Mastelotto che hanno fatto la storia, chi con i Porcupine Tree chi con i King Crimson e altri gruppi. Voi come vi definite come genere e come stile?
C: Guarda, credo che loro abbiano accettato di collaborare a questo progetto proprio perchè non facciamo prog. Di persone che fanno prog, che spacca il culo e che sa suonare veramente bene contando i sedicesimi ce n’è tanta in giro. Per loro è molto divertente. Parlandone in questi giorni, abbiamo avuto conferma che effettivamente è così. Per noi è divertente, stiamo facendo qualcos’altro. Non è una cosa alla Sigur Ros, cioè tempi dilatati in cui ci si può anche annoiare. E’ una cosa che mantiene un certo standard ma che, comunque, ha diverse sfaccettature.

D: Effettivamente ci puoi trovare di tutto, ad esempio i Tool, i Faith No More…
C: Ognuno ci vede quello che vuole. Per noi è stato divertente suonare cose che io, ad esempio, con i Marta Sui Tubi non suono, Lef stesso non fa questo genere con gli altri suoi progetti, gli altri due fanno altro. Quindi ci stiamo trovando in una specie di calderone strano, che, ci tengo a sottolineare, non è prog per un cazzo!
Non vuole esserlo per niente perchè non è matematica.

D: Di quello che si può trovare del prog sono le atmosfere, le ambientazioni…
C: Certamente. Quello è insito, fa parte degli ascolti di ognuno di noi: io non faccio prog ma ho sempre ascoltato questo genere di musica.

D: Si denota che c’è una naturalezza in quello che avete composto e che suonate. Poi sul palco vi divertite un casino, saltate, ridete…
C: E’ troppo bello! E una delle emozioni più grandi è sapere che sotto di te c’è qualcuno, nonostante tu possa fare le cazzate più immani. Loro sono lì e non li sposti di una virgola. Suonare così è facile. Io non ho nessun merito, semplicemente mi sto divertendo suonare con questa gente.
Un saluto affettutoso a Radio Kaos Italy.

 

febbraio 6th, 2016

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