[Kaos Live Report] MEDIMEX 2018: ecco come è andata!

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Per gli appassionati di musica del Sud è prassi comune doversi spostare per assistere a grossi eventi musicali, siano essi festival, happening o concerti di singoli artisti i cui booking preferiscono andare sul sicuro organizzando live in città dalla tradizione collaudata…

Quando si parla di live al Sud si pensa inesorabilmente a eventi di musica popolare radicata nel territorio o a piccoli concerti in live club di provincia. Di tanto in tanto compaiono rassegne ma non sempre riescono a durare nel tempo per motivi logistici o organizzativi. Quest’anno questa disparità geografico-musicale è stata colmata dal Medimex, che da appuntamento per addetti ai lavori si è trasformato in un vera e propria rassegna internazionale. Programma molto ampio e ben articolato che ha unito showcase, conferenze, incontri con artisti e altri eventi collaterali. Particolarmente interessante è stato il market allestito nel Parco del Peripato e dedicato alle etichette indipendenti, numerosi gli stands in cui labels, provenienti un po’ da tutta Europa, hanno esposto sui banchetti vinili che hanno messo a dura prova la resistenza economica degli astanti. Infine la musica…..quella live!!! Line up che ha colpito per la presenza su tutti di Kraftwerk e Placebo.

Prima serata affidata agli uomini-macchina tedeschi con uno spettacolo di assoluto coinvolgimento. Musica non solo da ascoltare ma soprattutto “da vedere” per la performance che ha rapito i circa 6000 spettatori, tutti dotati di occhialini per le proiezioni in 3D. Sono passati 40 anni dalla pubblicazione del loro disco Man Machine, che ha reinventato il concetto di musica e ha segnato il passo come ogni disco seminale. Lo show, che già da qualche stanno portando sui palchi di tutto il mondo, non ha lasciato grosse sorprese dal punto di vista di scaletta o altro, ma assistere a un live dei Krafwerk è sempre un’esperienza alienante. Il pubblico immobile, silente è proiettato in spazi tridimensionali che costringono la mente a un viaggio freddo, asettico ma che amplifica la percezione di ogni suono. Alla fine l’unica concessione empatica nei confronti del pubblico è stata la proiezione sullo schermo di una mappa che geocalizzava la città di Taranto.Scatta l’applauso del pubblico ancora tramortito dal “viaggio” e i tedeschi si congedano con un “buonanotte”, unica parola pronunciata e che ha riportato tutti sulla terra.Decisamente diversa è stata la seconda serata sia per approccio che per genere musicale.

Sul main stage una trascurabile esibizione dei Casino Royale che hanno proposto CRX, il loro storico disco che ha compiuto 20 anni. Un po’ fuori contesto hanno pagato l’accostamento a quelli che sono stati gli headliners in programma. Sold out da diversi giorni ormai, piazza stracolma, tutti aspettavano la band di Molko. Premesso che sono stato a lungo un fan dei Placebo e che è uno dei gruppi che più volte ho visto dal vivo, devo però (ahimè) dire che la loro è stata una performance un po’ sottoposto rispetto ai loro standard. Scaletta molto discutibile con pochi brani vecchi considerato che era ampiamente annunciato un omaggio ai vecchi fans, ma questa è una questione di gusti.  Quello che è oggettivo invece è stato l’atteggiamento del frontman androgino che è risultato un po’ frettoloso e approssimativo e nel complesso sembrava mancare l’impatto con il muro di suono a cui spesso ci hanno abituato. Intro con canti tibetani sparati dalle casse, dopo quasi 10 minuti partono le note del pezzo più evocativo dei placebo: Pure Morning, brano troppo spesso snobbato nei live per stessa ammissione dell’ autore ma che riproposto a distanza di quasi 20 anni mette tutti d’accordo. Poche concessioni al pubblico, Molko va dritto come un treno suonando 19 pezzi in una setlist che esclude sorprendentemente brani come Every Me Every You e Nancy BoyCoinvolgenti invece sono state The Bitter End e Running Up That Hill (cover di Kate Bush , migliore dell’originale oserei dire), la prima per potenza la seconda per atmosfera.

Ultima sera, è la volta di Nitro e Daddy G. dei Massive Attack e Taranto ha stretto un gemellaggio sonoro con Bristol e il suo sound underground. Con loro si chiude questo festival che, seppur per qualche giorno ha fatto parlar di Taranto non per le vicende di cronaca, inquinamento o Ilva , ma di bellezza, musica e atmosfere coinvolgenti, il tutto con il mare a far da cornice degna di nota è stata anche una mostra sul leader dei Nirvana Kurt CobainL’organizzazione ha già annunciato che anche per l’edizione 2019 sarà Taranto ad ospitare il Medimex.

di Antonio Cammisa