[Kaos Live Report ] Orphaned Land – Lunarsea + Guests Live @Jailbreak Live Club 15/03/18

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Partendo dal presupposto che non tutti, arrivati al livello degli israeliani Orphaned Land, sarebbero saliti sul palco dopo una giornata di imprevisti e difficoltà, presso il Jailbreak Live Club l’atmosfera che si è respirata durante l’intera serata è risultata carica di passione e spiritualità.

Quattro band si sono alternate in un concerto che certamente ha unito tante culture nel nome della musica e del metal. La prima band a salire sul palco vede ex membri di Konkhra, Hypocrisy e Scar Symmetry capitanati da Per Møller Jensen e stiamo parlando dei Road To Jerusalem, band danese (di base) che ha una forte connessione con il prog rock e l’hard rock, seppure i membri della band provengano da un background metal anche estremo. Il sound è rarefatto e per nulla semplice, soprattutto al primo ascolto risulta poco memorabile, tuttavia il tutto una volta assorbito con maggiori ascolti è capace di suscitare forti emozioni, ricordando a tratti band come Pink Floyd e Led Zeppelin contrapposti a brani più verso Tool e Soen.
Seconda band e ci si proietta subito in Israele con i Subterranean Masquerade, band che contrappone un sound complicato e studiato ad una presenza scenica decisamente istrionica e folle, spesso anche troppo. La figura dei due cantanti (uno in clean e l’altro in growl) si differenzia anche dalla stasi che assumono sul palco, Vidi Dolev (cantante pulito) si muove come un folle con facce da schizzato e non perde tempo per concentrare l’attenzione su di se, distogliendola un pò troppo dal resto della band e dal growler Eliran Weizman che rimarrà fisso al suo posto a reggere l’asta del microfono; l’essere scenici ci sta alla grande per una band metal, l’ideale sarebbe non distogliere però l’attenzione dal concetto principale, la musica, soprattutto se di gran fattura come in questo caso.
I romani Lunarsea sono l’ultima band prima degli headliner e sanno bene come scaldare il pubblico di casa che ormai da ben 15 anni li supporta costantemente, un death metal mai banale e sempre carico porta il pubblico numeroso ad andare su di giri grazie ai loro riff potenti e una voce graffiante e violenta, una sicurezza sotto ogni punto di vista, durante l’ultimo brano i Subterranean Masquerade salgono sul palco a fare casino con loro così come i Lunarsea erano saliti sul palco durante l’ultimo brano della band israeliana.
L’attuale tour degli Orphaned Land è in promozione del loro recente album “Unsung Prophets & Dead Messiahs” e proprio con “The Cave”, primo brano dell’album, si apre la setlist che li vedrà pescare altri quattordici brani tratti dalla loro discografia; la presenza delle danzatrici del ventre sul loro inno “Sapari” rende il concerto (anche grazie all’uso di video proiettati) sempre più godibile anche dal punto di vista visivo oltre che sonoro, sicurezza della band. Il bis sarà di un solo brano data la certa stanchezza dovuta alla rottura del tour bus, ma la scelta di “Norra El Norra” risulta perfetta per chiudere questo show carico di medio oriente che raramente (se non mai) delude le aspettative. Un ritorno che in tanti aspettavamo e speravamo che ripresenta Kobi Farhi e il resto della band in forma smagliante, sotto ogni punto di vista e che fa impallidire per spessore di musica e messaggio tanti loro colleghi; un gruppo che riesce ad elevare ciò che compone ad un livello nettamente superiore.

Testo e Foto: Giuseppe Negri

Setlist:

  • The Cave
  • All Is One
  • The Kiss Of Babylon (The Sins)
  • Ocean Land (The Revelation)
  • We Do Not Resist
  • Let The Truce Be Known
  • Like Orpheus
  • Yedidi
  • Birth Of The Three (The Unification)
  • Olat Ha’tamid
  • In Propaganda
  • All Knowing Eye
  • Sapari 
  • In Thy Never Ending Way
  • Norra El Norra