[BEST OF 2017] Suoni & Immagini: la selezione di Kaos Order

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Musica e immagini, canzoni e copertine: abbiamo chiesto a Kaos Order di selezionare per noi gli album e le cover più belle e significative di quest’annata. Ecco il risultato.

Anno 2017: un’ottima annata, parafrasando il romanzo di Peter Mayle, adattato sul grande schermo da Ridley Scott. Davvero tantissime le uscite di qualità in quest’intensi dodici mesi, anzi: con molta probabilità alcuni lavori “invaderanno” sicuramente buona parte della nuova stagione. Ci sono stati periodi – penso agli inizi di settembre – in cui facevo fatica a tenere il conto – e l’ascolto – dei dischi meritevoli d’attenzione. Una fatica davvero gradevole e gradita, ovviamente.

Cosa ha reso questo 2017 musicalmente importante ed indimenticabile? In primis,  i Grandi  hanno svolto impeccabilmente il proprio dovere riservando album degni della loro fama: Depeche ModeU2 (superate chiacchiere e pregiudizi e fatevi abbracciare dalla calda dolcezza di Songs of Experience), Marilyn Manson (meno anticristo e sempre più musicista: i risultati si vedono), Morrissey (stronzo quanto vi pare, ma questo è il miglior disco da Ringleader of the Tormentors). Ho apprezzato molto il ritorno ispirato dei The Killers (pop di eccellente fattura), la coppia del secolo Arca & Bjork, la ruggine scatenata delle chitarre post-punk dei Protomartyr, i padri dalla wave Pere Ubu, Micah P. Hinson, The Fall, Lee Ranaldo, Robyn Hitchcock, gli eterni Sparks, Ariel Pink, Godspeed You! Black Emperor (vedi alla voce: La Più Grande Band del Mondo, o perlomeno, la mia preferita), Sun Kil Moon amabile e insolitamente ritmato nelle sue blog-song, gli esoterici The Afghan Whigs con un Greg Dulli vocalmente immenso, l’affascinante torvo e notturno Mark Lanegan, gli Ulver che aggiungono un ulteriore tassello alla loro evoluzione sfociando nel synth-pop di The Assination of Julius Caeserfino a  Invitation, primo frutto del supergruppo Filthy Friends.

Il mondo musicale femminile nel 2017 si è fregiato di rari diamanti: dalla finalmente sorridente Lana del Rey, alle sinuose Regine delle Tenebre Chelsea Wolfe e Zola Jesus, passando per complessità metropolitana e sentimentale di St. Vincent. Da sposarle. Per i meriti artistici, of course.

Tutti bravi. Ma c’è di più.

Importantissime conferme: gli Algiers con The Underside of Power hanno palesato la grandezza del loro cristallino talento; Fever Ray, alla seconda scintillante prova in solitaria; i Cigarettes After Sex, al primo bell’album dopo una sequenza di ottimi singoli. Per non parlare di ritorni capaci davvero di farci brillare gli occhi e scuotere l’anima: dopo sette anni ecco tornare gli LCD Soundsystem;The Dream Syndicate, leggendari alfieri psichedelici del Paisley Underground assenti discograficamente dal 1998; i Fleet Foxes fermi dal 2011 e per  chiudere in bellezza… gli immensi Slowdive. Non male, vero?

Segnalo inoltre due prestigiose ristampe, sia per i nomi in questione, sia perchè riguardano due dei loro lavori più alti: OKNOTOK dei Radiohead e Automatic25 dei R.E.M. in cui vengono celebrati con inediti, rimasterizzazioni e  bonus due pietre miliari come Ok Computer e Automatic For The People. Orgiastico. Anche dal fronte delle colonne sonore ci sono state delle uscite esaltanti: John Carpenter Anthology: Movie Themes 1974-1998 pubblicata dall’etichetta cult Sacred Bones in cui è possibile ascoltare i brani più importanti tratte delle opere del Maestro, e la doppia uscita proveniente dall’Universo Twin Peaks (miglior serie dell’anno, e non solo, a mio avviso); una con la soundtrack classica della serie, l’altra con tutti gli illustri ospiti musicali che nel finale delle puntate hanno allietato le notti al Roadhouse. Eccellenza.

Delusioni? Ovviamente, fa parte del gioco. Più che i Queens of the Stone Age e gli Arcade Fire (ci hanno abituato all’eccellenza, così se fanno un disco carino storciamo il naso) direi la coppia Kurt Vile-Courtney Barnett: visto il loro talento mi aspettavo molto di più dalla jam leggermente agghindata battezzata Lotta Sea Lice. Peccato. E poiché concordo con tutte le prestigiose classifiche delle realtà editoriali di riferimento del settore che hanno giustamente elogiato e posto ai vertici delle loro posizioni i vari King Krule, Andrea Laszlo De Simone, Kendrick Lamar e The War On Drugs (dischi davvero superbi), vorrei evitare ripetizioni e dirvi qualcosa di più personale. Ecco allora la musica che – con i dovuti e annessi dibattiti e contrasti interiori – mi ha più colpito ed emozionato del panorama indipendente italiano e straniero. Alla prossima ottima annata. Sperando che sia anche migliore.

Best Indie Internazionale:

Father John Misty, Pure Comedy

“Oh Comedy
Oh it’s like something that a madman would conceive!
The only thing that seems to make them feel alive
Is the struggle to survive
But the only thing that they request
Is something to numb the pain with
Until there’s nothing human left
Just random matter suspended in the dark
I hate to say it, but each other’s all we got.”

LCD Soundsystem, American Dream

Negli anni ho stilato alcuni parametri per valutare i miei ascolti: gli LCD Soundsystem sono la band perfetta. Hanno tutto e lo hanno ripresentato alla grande in un disco che spiazza e avvolge per la sua magnificenza. Il battito elettronico, la calibratura delle chitarre, la produzione perfetta, le parole di James Murphy. Il sogno non è finito.

Wolf Parade, Cry, Cry, Cry

Indie-rock nella sua forma più pura e smagliante. Canada sorgente di molte meraviglie anche nel 2017, vedi il bellissimo Hug of Thunder dei Broken Social Scene. Vincono i Wolf Parade ai punti grazie a questa canzone qui.

Cloud Nothings, Life Without Sound

Lo stato delle cose.

Public Service Broadcasting, Every Valley

Continua la – notevole – missione della band inglese con esiti musicali nobili e di altissimo livello. Questa volta la vicenda alla base del nuovo concept Every Valley c’è la parabola dell’industria mineraria nel Galles. Più momenti cantati: e sono anche quelli più emozionanti. Inform, educate, entertain. Brividi.

Bonus:

Daniele Luppi & Parquet Courts, Milano

Il viaggio artistico di Daniele Luppi continua. Fortunatamente. Da Roma a Milano sempre all’insegna della qualità musicale e dell’ottima compagnia, in questo caso Parquet Courts e Karen O: scintillante ma di sostanza.

Best Indie Italiano:

Baustelle, L’Amore e la Violenza

Aspettavo il disco pop italiano perfetto e finalmente eccolo qua.

Ghemon, Mezzanotte

Grande percorso quello di Giovanni Luca Picariello, in arte Ghemon. In un periodo in cui la scena hip-hop presenta degli artisti capaci di grandi evoluzioni e svolte musicali, Ghemon sceglie la via del soul e incide un album intesto, sofferto e ispiratissimo sotto tutti gli aspetti. Applausi.

Bobby Joe Long’s Friendship Party, Bundytismo

L’Oscura Combro Romana dopo i riscontri clamorosi dell’esordio Roma Est si conferma come realtà spiazzante e creativa con il secondo album Bundytismo. E si dice che il terzo capitolo sia imminente…

Willie Peyote, La Sindrome di Toret 

Stesso discorso di Ghemon, con il rapper torinese Guglielmo Bruno, il quale opta per un pop di gran classe e i soliti testi delicati come carezze e affilati come lame di rasoio.

Bonus:

ZU – Jhator

La più grande band italiana del e nel mondo. Li ho visti dal vivo anche quest’anno e sono davvero un esperienza che consiglio a tutti. Con i tappetti per le orecchie però.

Le copertine più iconiche del 2017

Il progetto grafico che accompagna le tracce di un disco è sempre stato veicolo di messaggi cifrati, contenuti ulteriori, suggestioni complementari a quelle musicali. Noi di Kaos Order abbiamo voluto, per questo, farvi una breve classifica delle copertine più iconiche di questo 2017, suggerendo di considerare due categorie, separate da un unico criterio, a nostro avviso: alcuni artisti qui sotto si sono serviti dell’immagine per mostrare se stessi in una veste particolare, per creare un ponte tra il proprio personaggio, rinnovato, e la produzione musicale. È il caso emblematico di St. Vincent con Masseduction, Björk con Utopia, Thundercat con Drunk e Fever Ray con PlungeD’altra parte troviamo chi ha scelto di raccontare il contenuto profondo del disco attraverso l’immagine, riuscendo a regalarci un’istantanea che accompagna perfettamente le tracce, e tra questi Alessandro Cortini con AVANTI, Andrea Laszlo De Simone con Uomo Donna, Forest Swords con CompassionUna menzione speciale merita sempre la grafica dei dischi di Cristiano Crisci (Clap! Clap!) ad opera di Patch D. Keyes, per l’accuratezza dei dettagli, e la ricchezza dei rimandi.

1) Alessandro Cortini – AVANTI

2) Clap! Clap! – A Thousand Skies

3 ) St Vincent – Masseduction

4 ) Forest Swords – Compassion

5 ) Andrea Laszlo De Simone – Uomo Donna

6) Thundercat – Drunk

7 ) Fever Ray – Plunge

8 ) Bjork – Utopia

Dischi di Alessio Belli

Cover di Giorgia Melillo