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La Roma di Fabio e Tommaso

INTERVISTA AL PIOTTA

 

In “Corso Trieste”, Tommaso “Piotta” Zanello e Fabio Zanello ci raccontano una Roma vicina ma lontana; la Roma dei centri sociali dopo gli anni di piombo, la Roma della rivoluzione della parola e soprattutto la Roma di due fratelli; e questo resta tra le dita del lettore: un amore che vince il tempo. Quanto il confronto col tempo ha inciso nella scrittura di questo libro?

Il tempo è tutto; il tempo è quel che hai, per citare un me stesso di un disco fa che è “Interno 7” che comunque è un album molto vicino a “na notte infame”.

Entrambi sono due dischi emotivi, intimi, i più autoriali che ho fatto; dove il tempo dei ricordi (che è molto proustiana come cosa ) è di colpo acceso da un oggetto, un cibo, un profumo, un odore, un luogo. La pesatura dei testi e la relativa composizione musicale è fatta in questo caso con Francesco Santalucia che è lo stesso pianista con cui ho lavorato per Suburra con la differenza che stavolta però potevo liberamente, nei testi, raccontare ciò che volevo e non rifarmi a personaggi della finzione crime.

Ciò che volevo raccontare questa volta era lAmore con la A maiuscola, quello che c’è tra, in questo caso due fratelli (chiaramente possono essere due sorelle, un fratello o una sorella), ma in questo caso due fratelli Fabio, mio fratello maggiore di 10 anni e Tommaso, io, nello specifico del duo il fratello minore.

Raccontare tutte le differenze tra noi, ma anche le profonde affinità, le differenze sociali e politiche del mondo della sua adolescenza degli anni ’70, degli anni di piombo, dei primi centri sociali rispetto a quello apparentemente più leggero dei miei anni ’80;  le differenze musicali dei suoi primi ascolti, quindi i cantautori, poi il punk rock fino a quel rap romano che con gli amici del Colle ho contribuito a cercare di portare sulla bocca di tutti ; ma anche le differenze di quella Roma, di quell’Italia e di quel mondo che è cambiato intorno a noi (basta pensare non so al muro di Berlino per dirne una).

Quindi tutto ciò: società, politica, musica, amore, emerge dalla prima all’ultima pagina del libro “Corso Trieste”, scritto a quattro mani per Nave di Teseo, ma anche del disco “La notte infame” dalla prima all’undicesima canzone che sono tutte di fatto un concept-album sulla fratellanza ad eccezione dell’ Amore cos’è che è l’unico brano extra rispetto a questa tematica ,un brano d’amore ma più stile Dolce Stil Novo di Petrarca anche se è declinato in chiave moderna e urbana.

 

A Villa Ada il 15 giugno prima del tuo concerto, nel Professore Day hai voluto insieme a Er Pinto ritagliare un momento di lettura poetica dei testi di tuo fratello e non solo!  Per un’ora sembrava di aver valicato la porta di un “mondo diverso”, quanto lo senti vicino alla tua penna?

 

Il 15 giugno nel luogo più caro per Fabio; che ha fatto da sfondo a tutto il suo romanzo di formazione di vita reale e vissuta per lui e la sua generazione, poi anche della mia, però in qualche modo la sua resta particolarmente contraddistinta dalla presenza fisica e in qualche modo anche mentale (e certamente sociale) lì sul pratone di Villa Ada.

Quindi abbiamo portato prima al pratone una lettura silenziosa e il racconto un po’ di alcuni aneddoti legati a “Corso Trieste” e poi al tramonto giù al laghetto con una serie di Poetesse e Poeti incredibili.

Poeti anche giovani rispetto alla generazione sia mia che di Fabio, quindi lontani da certi eventi fattuali ma poi, come la poesia ci insegna, di colpo vicinissimi a livello emotivo; perché la poesia ha questa capacità di superare le barriere del tempo e dello spazio avvicinando persone di oggi ai grandi lirici dell’antica Grecia passando per i poeti contemporanei.

È stato il momento più motivo della giornata; dove ogni artista intervenuto ha declamato i propri versi ma anche alcuni scelti dai libri di Fabio, in attesa degli altri che arriveranno. Io poi ho chiuso ringraziando tutti a partire da Er Pinto che ha coordinato con me tutto quanto, ma anche lanciando un’idea per il futuro, in modo che questo momento così intimo, però potente a livello lirico ed emotivo, possa continuare a esistere ogni anno magari declinando un argomento o ognuno nel suo stile nel suo modo e coi suoi “tempi” per tornare su un sostantivo che stiamo usando già dalla prima risposta.

Intorno a questo “mondo diverso” che poi in realtà, secondo me,  invece diverso non è, solo che sembra un mondo di nicchia quando invece appartiene al cuore di tutti quanti; per questo tutte le persone venute erano favorevolmente colpite da quello che abbiamo fatto, che poi è semplicissimo : stare assieme a leggersi e confidarsi la parte più emotiva, fragile e segreta e cercare di simpatizzare con l’altro.

 

Un’ultima domanda riguarda la volontà chiara di essere un punto di riferimento non solo per la cultura rap romana ma tentare di ritagliarsi una identità nella storia letteraria della città, quali sono i prossimi passi?

Le idee del libro, del disco, del Professore Day, nascono certamente dalla scomparsa improvvisa di mio fratello, che di professione faceva lo scrittore perlopiù di saggistica religiosa e spirituale e non solo, ma anche dall’idea di raccontare, come sia lui che io abbiamo sempre amato fare, delle culture Underground, che hanno un potenziale espressivo assolutamente “popolare” (cioè diciamo da grandi numeri).

Tutto cercando di ritagliarmi un Ruolo anche sfruttando, in qualche modo nel senso positivo, la mia notorietà musicale e convergendo ascoltatori e lettori sulla parte letteraria della musica, a volte anche proprio senza la musica.

Mantenendo in qualche modo, però, il senso metrico che chiaramente la sua importanza o almeno per me continua ad averla al di là delle parole, del contenuto mi piace che ognuno dia la sua cifra stilistica grazie anche alla metrica oltre che alla scelta delle parole e chiaramente delle immagini evocative e dei contenuti.

Quindi, se è possibile, sfruttare questa notorietà per fare luce sull’aspetto dei testi che invece negli ultimi anni trovo sempre più banali, un po’ ripetitivi, a tratti anche un po’ agghiaccianti; testi che raccontano comunque il nichilismo che impera un po’ ovunque ma lo fanno male.

Invece vorrei cercare di portare un punto di vista differente, non per forza luminoso, ma sicuramente più ricco di contenuti, di vissuto e non l’elenco anonimo di marche, accessori d’abbigliamento come spesso hanno fatto tante canzoni della musica di questi ultimi anni.

 

Articolo di Michele Piramide

 

Credit foto : Alfredo Villa.