LA MUSICA TRA ORIZZONTALITÀ E VERTICALITÀ: DAL WEB ALL’ ALGORITMO

Da MTV a TikTok: come sono cambiati i meccanismi che orientano i nostri ascolti, tra libertà di scoperta e nuove gerarchie digitali.

Per decenni, la televisione musicale ha rappresentato una delle principali porte d’accesso alla musica. MTV, con i suoi videoclip e programmi, contribuiva a determinare quali artisti sarebbero entrati nell’immaginario collettivo. Era un modello prevalentemente verticale: pochi canali, un pubblico vasto e una selezione concentrata nelle mani di pochi operatori.

Con l’esplosione del web, questo equilibrio ha iniziato a cambiare. YouTube, blog, forum e community hanno moltiplicato le possibilità di scoperta, permettendo anche ad artisti lontani dai circuiti tradizionali di raggiungere nuovi ascoltatori. La musica diventava più orizzontale, partecipativa e imprevedibile.

Intorno al 2016, Internet sembrava aver ampliato definitivamente le possibilità di scelta, mentre lo streaming rendeva accessibile un catalogo musicale praticamente sconfinato. Ma come orientarsi in mezzo a milioni di canzoni?

La risposta è arrivata sempre più dagli algoritmi. Spotify, attraverso playlist personalizzate e suggerimenti, è diventato uno strumento fondamentale per scoprire musica. Le playlist possono dare visibilità agli emergenti, ma contribuiscono anche a indirizzare i nostri ascolti.

Con TikTok, il processo si è ulteriormente trasformato. I brani circolano attraverso video brevi e contenuti selezionati da un algoritmo capace di raggiungere milioni di persone. Spesso non siamo più noi a cercare una canzone: è la canzone a raggiungerci.

Ecco il paradosso: dopo un web che prometteva una scoperta musicale più libera e orizzontale, stiamo assistendo a una nuova verticalizzazione dell’intrattenimento. Al posto dei palinsesti televisivi troviamo feed, raccomandazioni e playlist che orientano ciò che ascoltiamo.

La musica è diventata più accessibile, ma siamo davvero più liberi di scoprirla?

Di Rocco Foggia e Elisa Biagi