E se una parte della rivoluzione musicale italiana esplosa nel 2016 fosse iniziata cinque anni prima?
Due figure apparentemente lontanissime, Niccolò Contessa e Bello Figo, raccontano le radici di una trasformazione che continua ancora oggi.
Nel 2011, con Il sorprendente album d’esordio de I Cani, Contessa contribuisce a ridefinire il linguaggio dell’indie italiano.
Testi quotidiani, ironia generazionale e disagio urbano diventano gli ingredienti di una nuova scrittura musicale.
Un immaginario che aiuta a comprendere l’evoluzione dell’indie-pop successivo, da Calcutta a Gazzelle, fino a Giuse The Lizia, che con 404 (una canzone de I Cani) ha reso esplicita la propria ammirazione per Contessa.
Nello stesso anno, Bello Figo pubblica Negro Boy Swag, portando su YouTube un linguaggio fondato su slang, provocazione, autoironia e ostentazione.
La musica diventa anche personaggio, immagine e viralità: elementi che avrebbero assunto un ruolo centrale nella cultura trap.
Nel 2016 arriva un riconoscimento emblematico: la Dark Polo Gang pubblica Bello Figo Dark, un omaggio che testimonia il dialogo tra il suo immaginario e quello della nuova scena rap.
Due percorsi differenti, un’intuizione comune: Internet poteva cambiare le regole della musica.
Il 2016 rappresenta lo snodo decisivo: l’indie conquista il grande pubblico, la trap consolida il proprio immaginario e nuovi linguaggi diventano centrali nella cultura pop italiana.
Ma quella trasformazione non si è fermata lì: le generazioni successive continuano a rielaborarne suoni, estetiche e parole.
Contessa non ha inventato da solo l’indie-pop, così come Bello Figo non è il padre esclusivo della trap.
Eppure, entrambi avevano intercettato intuizioni destinate a lasciare il segno.
Forse il 2016 non è stato l’anno zero, ma il momento in cui una rivoluzione precedente è diventata impossibile da ignorare.
Perché c’è una musica italiana prima e dopo Niccolò Contessa e Bello Figo.
Articolo di Rocco Foggia