BEST RKI 2018: le nostre classifiche di fine anno

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Dopo aver deciso con molta fatica qualche foto per raccontarvi i live a cui abbiamo assistito in questo 2018, ora è arrivato il momento delle immancabili classifiche di fine anno…

 

Molte dalle nostre trasmissioni hanno dedicato l’ultima puntate ai fatidici best of: dal versante metal con Heavy Time fino all’alternative di Kaos Order, senza dimenticare programmi come Le Canzoni Fanno Bene, Pulp e Al Top che hanno parlato e riassunto dell’annata appena conclusa. Ma per non far torto a nessuno e per darvi la possibilità di scegliere come si deve, ecco tutti i podcast delle nostre trasmissioni: a voi la scelta… e iniziate a segnare sull’agenda: dal 7 gennaio si torna in diretta! Buon 2019!!!

Podcast

Un 2018 sotto palco: alcune foto dei live più belli per Radio Kaos Italy

 

 

[BEST OF 2017] I migliori album elettronici scelti da Bad Selection

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Ciao. Hai visto che bello? Un altro anno è agli sgoccioli e con esso, probabilmente, la tua fiducia nella vita. Sta di fatto che questo è esattamente quel bel periodo in cui si parte da un assunto che dovrebbe riempirti di orgoglio, e cioè che tu, povera ameba di un essere umano comune, abbia vissuto per dodici mesi con le orecchie improsciuttate ed il cervellino spento, in una sorta di coma uditivo che ti abbia impedito di ascoltare/recepire qualsivoglia suono o nota musicale.

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[BEST OF 2017] Suoni & Immagini: la selezione di Kaos Order

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Musica e immagini, canzoni e copertine: abbiamo chiesto a Kaos Order di selezionare per noi gli album e le cover più belle e significative di quest’annata. Ecco il risultato.

Anno 2017: un’ottima annata, parafrasando il romanzo di Peter Mayle, adattato sul grande schermo da Ridley Scott. Davvero tantissime le uscite di qualità in quest’intensi dodici mesi, anzi: con molta probabilità alcuni lavori “invaderanno” sicuramente buona parte della nuova stagione. Ci sono stati periodi – penso agli inizi di settembre – in cui facevo fatica a tenere il conto – e l’ascolto – dei dischi meritevoli d’attenzione. Una fatica davvero gradevole e gradita, ovviamente.

Cosa ha reso questo 2017 musicalmente importante ed indimenticabile? In primis,  i Grandi  hanno svolto impeccabilmente il proprio dovere riservando album degni della loro fama: Depeche ModeU2 (superate chiacchiere e pregiudizi e fatevi abbracciare dalla calda dolcezza di Songs of Experience), Marilyn Manson (meno anticristo e sempre più musicista: i risultati si vedono), Morrissey (stronzo quanto vi pare, ma questo è il miglior disco da Ringleader of the Tormentors). Ho apprezzato molto il ritorno ispirato dei The Killers (pop di eccellente fattura), la coppia del secolo Arca & Bjork, la ruggine scatenata delle chitarre post-punk dei Protomartyr, i padri dalla wave Pere Ubu, Micah P. Hinson, The Fall, Lee Ranaldo, Robyn Hitchcock, gli eterni Sparks, Ariel Pink, Godspeed You! Black Emperor (vedi alla voce: La Più Grande Band del Mondo, o perlomeno, la mia preferita), Sun Kil Moon amabile e insolitamente ritmato nelle sue blog-song, gli esoterici The Afghan Whigs con un Greg Dulli vocalmente immenso, l’affascinante torvo e notturno Mark Lanegan, gli Ulver che aggiungono un ulteriore tassello alla loro evoluzione sfociando nel synth-pop di The Assination of Julius Caeserfino a  Invitation, primo frutto del supergruppo Filthy Friends.

Il mondo musicale femminile nel 2017 si è fregiato di rari diamanti: dalla finalmente sorridente Lana del Rey, alle sinuose Regine delle Tenebre Chelsea Wolfe e Zola Jesus, passando per complessità metropolitana e sentimentale di St. Vincent. Da sposarle. Per i meriti artistici, of course.

Tutti bravi. Ma c’è di più.

Importantissime conferme: gli Algiers con The Underside of Power hanno palesato la grandezza del loro cristallino talento; Fever Ray, alla seconda scintillante prova in solitaria; i Cigarettes After Sex, al primo bell’album dopo una sequenza di ottimi singoli. Per non parlare di ritorni capaci davvero di farci brillare gli occhi e scuotere l’anima: dopo sette anni ecco tornare gli LCD Soundsystem;The Dream Syndicate, leggendari alfieri psichedelici del Paisley Underground assenti discograficamente dal 1998; i Fleet Foxes fermi dal 2011 e per  chiudere in bellezza… gli immensi Slowdive. Non male, vero?

Segnalo inoltre due prestigiose ristampe, sia per i nomi in questione, sia perchè riguardano due dei loro lavori più alti: OKNOTOK dei Radiohead e Automatic25 dei R.E.M. in cui vengono celebrati con inediti, rimasterizzazioni e  bonus due pietre miliari come Ok Computer e Automatic For The People. Orgiastico. Anche dal fronte delle colonne sonore ci sono state delle uscite esaltanti: John Carpenter Anthology: Movie Themes 1974-1998 pubblicata dall’etichetta cult Sacred Bones in cui è possibile ascoltare i brani più importanti tratte delle opere del Maestro, e la doppia uscita proveniente dall’Universo Twin Peaks (miglior serie dell’anno, e non solo, a mio avviso); una con la soundtrack classica della serie, l’altra con tutti gli illustri ospiti musicali che nel finale delle puntate hanno allietato le notti al Roadhouse. Eccellenza.

Delusioni? Ovviamente, fa parte del gioco. Più che i Queens of the Stone Age e gli Arcade Fire (ci hanno abituato all’eccellenza, così se fanno un disco carino storciamo il naso) direi la coppia Kurt Vile-Courtney Barnett: visto il loro talento mi aspettavo molto di più dalla jam leggermente agghindata battezzata Lotta Sea Lice. Peccato. E poiché concordo con tutte le prestigiose classifiche delle realtà editoriali di riferimento del settore che hanno giustamente elogiato e posto ai vertici delle loro posizioni i vari King Krule, Andrea Laszlo De Simone, Kendrick Lamar e The War On Drugs (dischi davvero superbi), vorrei evitare ripetizioni e dirvi qualcosa di più personale. Ecco allora la musica che – con i dovuti e annessi dibattiti e contrasti interiori – mi ha più colpito ed emozionato del panorama indipendente italiano e straniero. Alla prossima ottima annata. Sperando che sia anche migliore.

Best Indie Internazionale:

Father John Misty, Pure Comedy

“Oh Comedy
Oh it’s like something that a madman would conceive!
The only thing that seems to make them feel alive
Is the struggle to survive
But the only thing that they request
Is something to numb the pain with
Until there’s nothing human left
Just random matter suspended in the dark
I hate to say it, but each other’s all we got.”

LCD Soundsystem, American Dream

Negli anni ho stilato alcuni parametri per valutare i miei ascolti: gli LCD Soundsystem sono la band perfetta. Hanno tutto e lo hanno ripresentato alla grande in un disco che spiazza e avvolge per la sua magnificenza. Il battito elettronico, la calibratura delle chitarre, la produzione perfetta, le parole di James Murphy. Il sogno non è finito.

Wolf Parade, Cry, Cry, Cry

Indie-rock nella sua forma più pura e smagliante. Canada sorgente di molte meraviglie anche nel 2017, vedi il bellissimo Hug of Thunder dei Broken Social Scene. Vincono i Wolf Parade ai punti grazie a questa canzone qui.

Cloud Nothings, Life Without Sound

Lo stato delle cose.

Public Service Broadcasting, Every Valley

Continua la – notevole – missione della band inglese con esiti musicali nobili e di altissimo livello. Questa volta la vicenda alla base del nuovo concept Every Valley c’è la parabola dell’industria mineraria nel Galles. Più momenti cantati: e sono anche quelli più emozionanti. Inform, educate, entertain. Brividi.

Bonus:

Daniele Luppi & Parquet Courts, Milano

Il viaggio artistico di Daniele Luppi continua. Fortunatamente. Da Roma a Milano sempre all’insegna della qualità musicale e dell’ottima compagnia, in questo caso Parquet Courts e Karen O: scintillante ma di sostanza.

Best Indie Italiano:

Baustelle, L’Amore e la Violenza

Aspettavo il disco pop italiano perfetto e finalmente eccolo qua.

Ghemon, Mezzanotte

Grande percorso quello di Giovanni Luca Picariello, in arte Ghemon. In un periodo in cui la scena hip-hop presenta degli artisti capaci di grandi evoluzioni e svolte musicali, Ghemon sceglie la via del soul e incide un album intesto, sofferto e ispiratissimo sotto tutti gli aspetti. Applausi.

Bobby Joe Long’s Friendship Party, Bundytismo

L’Oscura Combro Romana dopo i riscontri clamorosi dell’esordio Roma Est si conferma come realtà spiazzante e creativa con il secondo album Bundytismo. E si dice che il terzo capitolo sia imminente…

Willie Peyote, La Sindrome di Toret 

Stesso discorso di Ghemon, con il rapper torinese Guglielmo Bruno, il quale opta per un pop di gran classe e i soliti testi delicati come carezze e affilati come lame di rasoio.

Bonus:

ZU – Jhator

La più grande band italiana del e nel mondo. Li ho visti dal vivo anche quest’anno e sono davvero un esperienza che consiglio a tutti. Con i tappetti per le orecchie però.

Le copertine più iconiche del 2017

Il progetto grafico che accompagna le tracce di un disco è sempre stato veicolo di messaggi cifrati, contenuti ulteriori, suggestioni complementari a quelle musicali. Noi di Kaos Order abbiamo voluto, per questo, farvi una breve classifica delle copertine più iconiche di questo 2017, suggerendo di considerare due categorie, separate da un unico criterio, a nostro avviso: alcuni artisti qui sotto si sono serviti dell’immagine per mostrare se stessi in una veste particolare, per creare un ponte tra il proprio personaggio, rinnovato, e la produzione musicale. È il caso emblematico di St. Vincent con Masseduction, Björk con Utopia, Thundercat con Drunk e Fever Ray con PlungeD’altra parte troviamo chi ha scelto di raccontare il contenuto profondo del disco attraverso l’immagine, riuscendo a regalarci un’istantanea che accompagna perfettamente le tracce, e tra questi Alessandro Cortini con AVANTI, Andrea Laszlo De Simone con Uomo Donna, Forest Swords con CompassionUna menzione speciale merita sempre la grafica dei dischi di Cristiano Crisci (Clap! Clap!) ad opera di Patch D. Keyes, per l’accuratezza dei dettagli, e la ricchezza dei rimandi.

1) Alessandro Cortini – AVANTI

2) Clap! Clap! – A Thousand Skies

3 ) St Vincent – Masseduction

4 ) Forest Swords – Compassion

5 ) Andrea Laszlo De Simone – Uomo Donna

6) Thundercat – Drunk

7 ) Fever Ray – Plunge

8 ) Bjork – Utopia

Dischi di Alessio Belli

Cover di Giorgia Melillo

[BEST OF 2017] Le parole che hanno segnato l’anno scelte da Word of the Week

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Parole chiave, trend topics, stelle per orientarsi nell’immenso e complesso mare che chiamiamo 2017. Queste le 10 parole di Word of the Week che ce lo faranno ripercorrere.

 

#Muro

Il 2017 è cominciato con l’elezione di Donald Trump a Presidente degli Stati Uniti, nel cui programma una delle cose che fece più scalpore fu la volontà di costruire un muro che dividesse gli Usa dal Messico, per fermare l’immigrazione messicana e la criminalità legata ad essa. Ora che l’anno sta volgendo al termine, tale muro ancora non è stato costruito, ma il Presidente non accenna ad arretrare sulla questione. Di fatto però un muro effettivamente è stato già alzato, non uno materiale, ma concettuale, tra l’America ed il resto del mondo. Trump ha portato e sta portando sempre di più gli Stati Uniti ad isolarsi politicamente nei confronti dell’Europa, riducendo i fondi di aiuto ai paesi europei; con il G8 decidendo di far uscire gli Usa dall’accordo di Parigi sul clima; con le forze politiche statunitensi e con lo stesso Partito Repubblicano, continuando con azioni e dichiarazioni indigeribili anche dai membri del suo stesso partito.

La Canzone: Pink Floyd – Another Brick In The Wall 

#Migranti

Per quanto controverso possa essere il tema, il 2017 è stato l’anno in cui l’argomento migrazioni è balzato prepotentemente agli onori della cronaca, probabilmente quello a cui è stato dato maggiormente spazio su tutti i quotidiani nazionali e non. La portata di tale fenomeno è rimasta enormemente costante per tutto l’anno, creando un dibattito tra i più accesi ma anche tra i più complessi, in cui vanno a fondersi dati, statistiche, numeri fino a ideologie e pensieri politici. Integrazione o “aiutiamoli a casa loro”, uno scontro politico che si è andato sempre più polarizzando intorno a questi estremi nonostante le innumerevoli sfumature del problema.

La Canzone: Led Zeppelin – Immigrant Song

#IusSoli

Probabilmente tema da trattare doverosamente proprio alla luce dell’esplosione dell’argomento migrazioni, andandosi però ad inserire in un clima politico già molto teso a riguardo. Argomento sicuramente meno complesso del precedente, con un solco già tracciato dagli altri paesi europei, che avevano lasciato l’Italia una delle ultime nazioni del vecchio continente ad avere una normativa sulla cittadinanza così tanto rigida. La nuova legge si è però impantanata nell’intricata palude fatta di contraddizioni, convenienze e clientele in cui il parlamento italiano si era trasformato appena il progetto aveva cominciato ad affacciarsi nelle sue aule. Molti i tentativi, pochi i risultati a riguardi, infatti l’ultimo naufragio della legge risale a pochi giorni fa.

La Canzone: System Of A Down – B.Y.O.B.

#Europa

Il 2017 è stato l’anno del 60esimo anniversario del Trattato di Roma, ma anche quello del proseguimento del dibattito sulla Brexit, in cui, una volta metabolizzato il dato inglese, gli europeisti hanno cominciato a vedere il progetto UE scricchiolare e gli antieuropeisti hanno visto possibile l’uscita dal sistema. Il confronto politico è dunque imperversato in questo anno, probabilmente anche per l’imminente arrivo delle elezioni politiche di marzo 2018, facendo della posizione sull’Europa terreno di scontro e contrapposizione fondamentale tra le diverse fazioni.

La Canzone: Europe – The Final Countdown

#Voto

L’anno in via di conclusione è stato costellato da votazioni o dibattiti su future elezioni. Ad aprile abbiamo assistito alla grande risonanza mediatica del referendum turco che ha fatto passare la Turchia da una Repubblica parlamentare ad una presidenziale con ampi poteri al presidente. Ci sono state le elezioni in Regno Unito, le prime dopo la Brexit, che hanno visto vincere i conservatori, ma con un margine molto ristretto davanti al grandissimo risultato dei laburisti di Jeremy Corbyn. Si è parlato molto delle primarie per l’elezione del segretario del Partito Democratico, vinte con largo vantaggio da Matteo Renzi, ma comunque con poca affluenza. Il 2017 è stato anche l’anno dell’apice del dibattito sulla legge elettorale italiana, che ha portato all’approvazione del discusso e controverso Rosatellum, con cui si andrà ad elezioni a marzo 2018. Ultimo, ma non per importanza, il voto per il referendum indipendentista catalano di cui parleremo più avanti.

La Canzone: Serj Tankian – Uneducated Democracy

#Scissione

Le prime pagine dei maggiori quotidiani nazionali sono state occupate per qualche mese dagli accesi confronti interni al Partito Democratico, seguendo con molta attenzione quella che poi si è rivelata essere la scissione del maggiore partito della sinistra italiana. Tuttora non si è ancora definito stabilmente il panorama politico della sinistra che andrà alle elezioni tra pochi mesi, prova della portata che tale scissione ha avuto nella nostra politica.

La Canzone: The Beatles – Don’t Let Me Down

#Fuoco

Il fuoco è stato l’argomento sulla bocca di tutti durante questa estate, che ha portato sulla nostra penisola una siccità senza precedenti e roghi in tutta Italia. Roma è stata particolarmente falcidiata dalle fiamme, con incendi divampati anche per più giorni.

La Canzone: Jimi Hendrix – Fire

#Indipendenza

L’attenzione al ritorno dalle vacanze estive è stata completamente monopolizzata dalla questione catalana. Tema molto controverso, con una volontà popolare schierata ed un governo spagnolo altrettanto schierato nel voler impedire il voto non autorizzato con ogni mezzo. Tantissime le polemiche che hanno preceduto e seguito le votazioni, sia riguardo l’arbitraria indizione della consultazione da parte del governo catalano sia riguardo la reazione di quello spagnolo e delle forze dell’ordine. Negli ultimi tempi la questione è andata sgonfiandosi, la Catalogna è ancora annessa alla Spagna ed i principali esponenti politici dell’indipendenza ancora all’estero per proteggersi dall’arresto, mentre il governo spagnolo ha indetto nuove elezioni per la regione autonoma della Catalogna. Sulla scia catalana si è parlato molto successivamente del referendum per maggiore autonomia economica fatto da Lombardia e Veneto, di importanza e portata molto più limitata rispetto al fenomeno catalano, ma la risposta popolare c’è comunque stata, tanto da far chiedere al governatore del Veneto il passaggio della propria regione allo statuto speciale.

La Canzone: Lo Stato Sociale – La rivoluzione non passerà in tv

#Molestie

L’anno è andato concludendosi con la straordinaria risonanza avuta dalla questione delle molestie sessuali nel mondo dello spettacolo scoppiata con le accuse al famoso produttore hollywoodiano Harvey Weinstein. Lo scandalo ha poi colpito molte star del cinema e della tv, soprattutto un attore del calibro di Kevin Spacey, la cui carriera è stata irrimediabilmente rovinata a causa delle scomode rivelazioni di suoi colleghi e collaboratori.

La Canzone: Caparezza – Kevin Spacey

#NordCorea

Forse il trend topic dell’anno per eccellenza è la Corea del Nord, salita agli onori della cronaca per le continue minacce agli Stati Uniti ed a tutto il mondo occidentale da parte del dittatore Kim Jong-un. Minacce, ma anche fatti, moltissimi i test missilistici che hanno visto la comparsa di razzi balistici capaci di raggiungere distanze sempre più grandi. Risposte non esattamente diplomatiche quelle del presidente USA Donald Trump, che non hanno per niente rassicurato il mondo sull’eventualità di una guerra. Un braccio di ferro quello tra Stati Uniti e Corea del Nord che ha lasciato per tutto l’anno il mondo con il fiato sospeso ed il problema non accenna a rientrare.

La Canzone: Me First and the Gimme Gimmes – Rocket Man

di Edoardo Frazzitta

[BEST OF 2017] I migliori live scelti dalla nostra redazione fotografica

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Il 2017 verrà ricordato come una grande annata per la musica live in Italia. E noi della redazione fotografica di Radio Kaos Italy abbiamo le prove.. ecco gli scatti dei concerti che più ci hanno emozionato quest’anno. Eravate anche voi sotto palco con noi?

Redazione Fotografica Radio Kaos Italy:

Alessandro Campisi

Martina Sperduti

Marta Bandino

Francesca Romana Abbonato

Marco Loretucci

Manuel Aprile

Dario Argenziano

Alessio Belli

Per vedere tutti gli altri report, cliccate qui.

[BEST OF 2017] Le migliori serie tv scelte da Ferretti Cammina con Me

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Tema: cosa ho fatto quest’anno invece di trovarmi un lavoro. Svolgimento:

10) American Crime S3 [Abc]

La migliore serie che non avete guardato. E infatti l’hanno chiusa. Li mortacci vostra. Fin dal nome è facile confonderla con American Crime Story, ma in realtà c’entra poco. Mentre la serie su OJ Simpson è in realtà un dramma giudiziario convenzionale e piuttosto scemo con John Travolta che cerca di fare il maggior numero di faccette buffe possibili senza slogarsi la mandibola, American Crime è un attacco spietato e serissimo ai mali della società statunitense. Attraverso il pretesto di un poliziesco senza poliziotti, AC vi spiattella sullo schermo argomenti simpatici come omofobia, razzismo, brutalità poliziesca e altre cose divertenti che non farò mai più. La terza stagione è la più desolata delle tre: le storie si frammentano e si moltiplicano, in una fotografia spietata di un mondo in cui tutti sono vittime, anche i carnefici.

9) Big Little Lies [HBO]

Sapete cos’è irritante? Quanto una serie approda in tv con l’arroganza di essere l’evento dell’anno. BLL è così. Un grosso produttore, cinque attrici di prima fascia, un regista quasi premio Oscar e un tema di attualità: una serie pensata per fare incetta di premi. Sapete cos’è ancora irritante? Che se li merita tutti.

8) America Gods S1 [Starz]

Adesso dico una cosa che mi frutterà dei nemici nella temibilissima comunità nerd: American Gods, il romanzo di Neil Gaiman, non è poi granché. Lo showrunner Bryan Fuller, così come aveva fatto per quel capolavorone di Hannibal, migliora il materiale di partenza riuscendo ad esservi perfettamente fedele e a stravolgerlo allo stesso tempo: se da un lato riprende intere scene e dialoghi in modo testuale, dall’altro approfitta del tempo in più concessogli per allargare lo sguardo, ricomporre le digressioni e approfondire i personaggi secondari solo abbozzati nel romanzo (gli episodi sulla backstory di Laura Moon, non a caso, sono tra i migliori). Il tutto viene ulteriormente impreziosito da una narrazione molto visiva, che non ha paura che la gente cambi canale durante le scene mute, e che per questo si permette lunghe parentesi psichedeliche. Una menzione speciale la meritano le scene con Bilquis e la convention dei gesucristi (che non è quella che ho fatto io dopo essermi chiuso la mano nella portiera della macchina).

7) Better Call Saul S3 [Amc]

Dopo una prima stagione goffa (che è un modo delicato per dire che faceva cacare), BCS è riuscita a costruirsi un proprio mondo indipendente dalla serie madre. Con la terza stagione, diventa sempre più chiaro che vedere la nascita del sottobosco criminale a cui abbiamo dato solo un’occhiata in Breaking Bad è la cosa meno interessante della serie. Il meglio di BCS sta nella parte più autonoma da Breaking Bad: l’evoluzione del rapporto e lo scontro Jimmy e Chuck. Una menzione particolare nell’ottimo cast se la merita Jonathan Banks, che riesce a essere credibile come duro minaccioso anche dimostra un milione di anni e non riesce manco a chinarsi.

6) Legion S1 [Fx]

La via intellettuale al supereroe. Noah Hawley, il signor Fargo, prende un personaggio secondario vagamente collegato agli X-Men e lo usa per tirarci fuori un caleidoscopio psichedelico con l’occhio puntato sugli anni ’60. Se c’è un filo conduttore in questa classifica, che unisce American Gods, Legion e (spoiler) la prima classificata, è la predilezione per un racconto che procede con le immagini più che con le parole. Se avessi una vaga idea di quello che sto dicendo parlerei di significante e di significato, ma a semiotica m’hanno bocciato due volte quindi fa niente. In Legion le scene psichedeliche siano delle parentesi ininfluenti nel flusso della storia; al contrario, sono lo strumento principale per portare avanti il viaggio dentro la mente di quell’allegro pazzerello del protagonista. E la serie è tutta una sequela di trovate surreali una meglio dell’altra. La mia preferita? La parte in cui c’è Jemaine Clemaine vestito da palombaro che vive in un cubetto di ghiaccio.

5) Mindhunter S1 [Netflix]

Più che una canonica caccia al serial killer, la serie prodotta da David Fincher è una ricostruzione storica degli albori delle tecniche di profiling nell’F.B.I. In questo senso è una specie di Masters of Sex coi morti ammazzati al posto del sesso. Con la differenza che Mindhunter è meglio perché l’omicidio seriale è più bello vederlo su uno schermo che parteciparvi nella vita reale. Al contrario del sesso.

4) Rick & Morty S3 [Cartoon Network]

Dan Harmon è un ometto con gli occhi da pazzo che ama sfoggiare una folta barba bianca e una bella pancia rotonda. Incidentalmente, quando non è occupato ad acconciarsi la barba o a ingozzarsi di carboidrati complessi, è il migliore scrittore che sia in giro per la televisione americana in questo momento. Dopo aver guidato per cinque delle sue sei stagioni Community, vale a dire la migliore serie comica degli anni 2000, adesso è al timone insieme a Justin Roiland di quel carosello impazzito di umorismo, sci-fi e ultraviolenza di nome Rick & Morty. In questa stagione, tra le altre cose, Rick sfida Barack Obama a una sfida mortale a colpi di armi ipertecnologiche e poi si trasforma in un cetriolo. Se non ve lo vendo così.

3) The Handmaid’s Tale S1 [Hulu]

THT è così alta in classifica non solo perché c’è Elisabeth Moss, vale a dire l’attrice più brava e talentuosa e affascinante e bella e carismatica e DIO ELISABETH SPOSAMI SUBITO NON MI IMPORTA CHE SEI DI SCIENTOLOGY.

Ma sto divagando.

THT, come la migliore fantascienza, usa la distopia per spiegarci quanto è facile per uno stato diventare dittatura nell’indifferenza generale, e anzi con l’appoggio delle persone normali e non solo di quelle che votano Adinolfi. Ed il merito vero è che ci riesce senza fare un predicozzo col ditino alzato, ma attraverso un racconto che non smette mai di essere avvincente.

2) Bojack Horseman S4 [Netflix]

Alla quarta stagione, BH si conferma una delle cose meglio scritte che si possano vedere in televisione. Prima ti distrae con gli animaletti buffi, poi ti prende a calci sui denti. Proprio come la vita.

1) Twin Peaks: The Return [Showtime]

Che sorpresa, vero? Non solo è la nostra intestazione a obbligarci a questa scelta, ma anche il fatto che il Times e i Cahiers du Cinema ci hanno preceduti nell’eleggere il ritorno di Twin Peaks come serie dell’anno. E vi immaginate se gli davamo torto poi la stampa internazionale come ci ricamava sopra? Già vedo i titoli: “Ferretti Cammina Con Me smentisce i Cahiers Du Cinema”… no, meglio evitare le polemiche.

E parlare del ritorno della madre di tutte la televisione moderna non è facile. Venticinque anni fa Twin Peaks è sbarcato sugli schermi e ha spiegato al mondo che un’altra televisione è possibile. Oggi, si ripresenta trasformato in una scheggia impazzita di pura follia in prima serata, che non somiglia a nient’altro che abbiate mai visto e al cui confronto le altre serie tv sembrano tutte Un Posto Al Sole. Volevate il revival puro e semplice delle atmosfere della serie originale? Ah! Lynch vi ride in faccia, poi vi strappa di mano il cofanetto con i dvd delle prime due stagioni, gli dà fuoco e si allontana cantando Otis Redding con le spalle rivolte all’esplosione.

Ci vediamo tra altri venticinque anni, maestro.

Firmato: i Geni della pagina Ferretti Cammina Con Me  

Qui trovate la nostra chiacchierata in diretta.

[BEST OF 2017] I migliori album metal scelti da Heavy Time

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Decidere ogni anno il miglior album Metal risulta essere sempre una scelta importante e difficile, questa volta resa ancor più complicata per merito di tre capolavori usciti nel 2017. All’interno della classifica, come sempre, rientrano anche band italiane che ai tanti sfuggono, ma sempre capaci di produrre album degni di nota.

1) Septicflesh, Codex Omega

Codex Omega dei greci Septicflesh si aggiudica il primo posto, un album violento, tecnico e preciso arricchito da delle orchestrazioni semplicemente perfette, strumenti classici che caratterizzano e definiscono un sound unico per la band che, insieme agli italiani Fleshgod Apocalypse, sta portando in auge questo Death Metal sinfonico.

La Canzone: Portrait of a Headless Man 

2) Ne Obliviscaris, Urn

Secondo posto per i Ne Obliviscaris, band australiana che pubblica il primo album senza lo storico bassista Brendan Brown, (al suo posto in studio Robin Zielhorst, ex Cynic) ma ciò non ha scalfito il loro modo di creare musica portando alla creazione di “Urn”, un lavoro perfetto sotto ogni punto di vista.

3) Pain Of Salvation,  In The Passing Light of Day

Il terzo posto sul podio è degli svedesi Pain Of Salvation che con questo concept album colpiscono l’animo di ogni ascoltatore, una storia scritta da Daniel Gildenlow durante il tempo passato in ospedale per aver contratto un batterio che lo stava divorando lentamente.

La Canzone: Reasons

4) Leprous, Malina

Anche per i Leprous, questo segna il primo album senza lo storico chitarrista Øystein Landsverk che dopo 13 anni lascia la band. Sempre meno Metal come riferimenti, ma i brani in cui poi si viene a manifestare quell’indole sono sempre di pregevole fattura, come il resto del lavoro.

La Canzone: From The Flame

5) SiKth, The Future In Whose Eyes?

Terzo lavoro della band inglese, tornata dopo anni di assenza dalle scene con un lavoro solido e ben costruito che mostra ai tanti nuovi ascoltatori il perché da sempre, i britannici sono definiti i padri del Djent insieme ai Meshuggah.

La Canzone: Vivid

6) Hour Of Penance, Cast the First Stone

Gli italianissimi Hour Of Penance tornano con un album violento e dalla trama ben strutturata, attaccare ogni forma di credo e religione presente, passata e futura, formula efficace e lavoro solido, una perla del Death Metal di questo 2017.

La Canzone: Cast the first stone

7) Rings Of Saturn, Ultu Ulla

Il titolo dell’album vuol dire “Tempo Immemore” nell’antica lingua sumera e in esso si narra di alieni che trascendendo spazio e tempo scoprono un’ antica entità incomprensibile che minaccia le fondamenta dell’esistenza dell’Universo. Un lavoro divertentissimo da ascoltare per tutti gli amanti del Deathcore.

La Canzone: Parallel Shift 

8) Labyrinth, Architecture of A God

Ritorno per la storica band Power Metal italiana con una nuova line-up che vede il ritorno di Roberto Tiranti alla voce e John Macaluso alla batteria. Ritorno per la band avvenuto con successo e con un album che con le sue 12 tracce segna la rinascita di una storica band mai scomparsa nei pensieri dei fans.

La Canzone: Bullets

9) Enslaved, E

E è il quattordicesimo album in studio del gruppo musicale progressive black metal norvegese Enslaved, pubblicato il 13 Ottobre 2017 dalla Nuclear Blast Records. La band propone agli ascoltatori un album corposo e solido, sfaccettato ma preciso, che scivola via con una maggiore facilità rispetto al precedente.

La Canzone: The River’s Mouth

10) Intervals, The Way Forward

In questo album  c’è tutto per tutti: la produzione è fantastica, i suoni di tutti gli strumenti sono curatissimi, la composizione è ottima e pur non essendo troppo complessa (disco di stampo prog) riesce a tenere alta l’attenzione per tutta la durata.

La Canzone: Touch And Go

di

Giuseppe Negri

[BEST OF 2017] I migliori album psichedelici scelti da Amore & Psych

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Tempo di classifiche anche – e soprattutto – per noi di Radio Kaos Italy! A coronamento di un 2017 musicale indimenticabile, abbiamo chiesto ad alcune trasmissioni ed annessi speaker di dirci i loro album preferiti: iniziamo con la top 10 psichedelica scelta da Nick Matteucci di Amore & Psych.

1) The Black Angels, Death Song

Sicuramente uno dei dischi più attesi dell’anno e complessivamente più osannati, era un banco di prova importante dal momento in cui la band di Austin è tra i gruppi guidadella scena, fondamentale quindi che non si ripetessero in minestre riscaldate e fortunatamente non lhanno fatto, scrivendo un album di spessore assoluto non solo per il panorama psichedelico, ma anche per quello rock in generale.

La canzone: Medicine

2 )Moon Duo, Occult Architecture Vol.1

Grande prova di maturità anche per la coppia composta da Ripley Johnson (già leader dei Wooden Shjips) e dalla sua compagna Sanae Yamada, talvolta considerati un pomonotoni e ripetitivi da ascoltatori poco vicini al genere, stavolta sono finalmente riusciti a trovare lispirazione giusta per tirare fuori il loro miglior album, la cui bontà della resa è trasversalmente palpabile.

La canzone: Cold Fear

3) The Brian Jonestown Massacre, Dont Get Lost

Uscito a pochi mesi di distanza dal buono ma non eccezionale Third World Pyramid, si temeva potesse essere una sorta di compilation di refusi del lavoro precedente, nulla di più lontano dalla realtà, questo disco infatti è ispirato, variegato ed innovativo, che per una band (nella fattispecie per il factotum Anton Newcombe) con più di 20 anni di carriera alle spalle non è un fattore da sottovalutare.

La canzone: Groove is in the heart (feat. Tess Parks)

4)  Pete International Airport, Safer With The Wolves

Probabilmente questo non è il disco della vita, anzi, sicuramente no, tuttavia è da apprezzare e tenere in grande considerazione per la quantità di spunti sperimentali che Peter Holmstrom (già chitarrista dei Dandy Warhols) ha saputo inserirvi al suo interno, contaminazioni elettroniche molto insolite, per non dire quasi inedite, anche per i più “sul pezzo” nella neo-psichedelia.

La canzone: Hurray for the people 

5) Pontiak, Dialectic of Ignorance

Lavoro pregevole per la band americana, che ha da sempre abituato gli ascoltatori ad un sound più vicino allo stoner che a vera e propria psichedelia. Giunti al loro settimo album in studio, sono riusciti a trovare la quadra per realizzare un disco che coniuga sonorità massicce ad atmosfere oniriche, con una maestria figlia dellesperienza maturata negli anni, mista ad una costante ricerca del miglioramento stilistico. Bravissimi.

La canzone: Dirtbags

6) King Gizzard & The Lizard Wizard, Flying Microtonal Banana

Vengono dallAustralia e sono senza dubbio gli eroi dellanno, si erano prefissati la missione di far uscire CINQUE dischi nel 2017 e ci sono riusciti, oltretutto piuttosto diversi tra loro e come se non bastasse, anche di ottima fattura. Molto difficile decretare il migliore, opto per il primo della serie perché forse è quello più onnicomprensivo e variopinto dei quattro finora usciti (il famoso quinto è stato annunciato ed uscirà nel giro di pochissimo). State allerta.

La canzone: Rattlesnake

7)  Dion Lunadon, Dion Lunadon

Ammetto di aver scoperto questo artista solo pochi giorni fa, ma non ho potuto fare a meno di inserirlo di corsa. Tutto merito di Peter dei Dandy Warhols e Casper Dee della Fuzz Club Records che lo hanno inserito alle posizioni 1 e 2 delle rispettive classifiche di fine anno. Quando sono andato ad ascoltarlo sono rimasto letteralmente folgorato dal suo garage punk sporco e cattivo, impreziosito da svarioni psichedelici acidissimi e che a quanto pare non lasciano indifferenti nemmeno le orecchie più esperte. Non a caso questi ragazzi neozelandesi hanno accompagnato in tour niente meno che gli A Place To Bury Strangers ed i Black Angels. Speriamo tornino prestissimo, perché pare che anche live siano pazzeschi.

 La canzone: Fire

8) Julies Haircut, Invocation and ritual dance of my Demon twin

Portabandiera nostrani nei migliori festival europei di genere, la band emiliana ha concepito un disco di incredibile ricerca sonora e stilistica, in cui la dimensione spazio-temporale assume tratti indefiniti. La posizione in classifica non rende giustizia a questo lavoro davvero eccellente, che probabilmente rispetto agli altri citati sopra paga soltanto la differenza a livello di impatto, trattandosi di una perla che brilla principalmente per il suo mood introspettivo.

La canzone: Burning Tree

9) New Candys, Bleeding Magenta

Italianissimi ed anche loro molto quotati fuori dai nostri confini, la formazione veneta è uscita con il suo terzo lavoro targato Fuzz Club Records, un interessantissimo mix di influenze che, in presenza di amici ed orecchie affini, ho descritto come la piega che vorrei prendessero i Black Rebel Motorcycle Club, quindi con quel tipo di noise, a tratti tumultuoso a tratti sensuale, tinto di sanguinante psichedelia.

La canzone: Excess

10 (EX AEQUO) Nic Cester, Sugar Rush // Andrea Laszlo De Simone, Uomo Donna

Meritano posto e menzione in classifica per motivi simili, nonostante provengano da mondi molto lontani e differenti, due lavori magari non esattamente innovativi dal punto di vista del sound, ma emblematici ed importanti da quello della produzione e nell’immaginario collettivo.

L’ex leader dei Jet, da diversi anni residente a Como, per incidere il suo primo disco solista ha chiamato in studio niente meno che i Calibro 35, riportando in auge sonorità psichedeliche anni 70 divinamente eseguite e che, nella migliore delle ipotesi, potrebbero far sì che si punti un faro un po’ più luminoso su questo mondo, circuendo anche qualche ascoltatore solitamente più incline al rock mainstream.

Il cantautore torinese invece ha coniugato in maniera squisita luniverso del cantautorato italiano con una vena stilistica prettamente 60s che tuttavia non disdegna affatto escursioni sperimentali molto affascinanti. Uscito per la 42 records, il peso e la fama delletichetta lo hanno posto su un livello di attenzione tale da potergli garantire banchi di prova su palchi di festival importanti quali TOdays, Siren e soprattutto il Rome Psych Fest, tutti esami superati alla grande e ripagati dallapprezzamento pressoché unanime dei partecipanti. Bravi tutti.

La canzone:

Nic Cester,  Psichebello

Andrea Laszlo De Simone,  Sogno lamore’ 

di

Nick Matteucci

[BEST OF 2016] I migliori album elettronici

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Vogliamo dare la colpa al tempo che scorre? Ai pianeti? All’universo? Non lo sappiamo, ma di sicuro la fine dell’anno è sempre un periodo che ti mette davanti allo specchio per fare quei conti che non hai mai saputo fare, nemmeno con la calcolatrice in mano.

Di fatto in un anno succedono sempre un sacco di cose. E poi in realtà non succede mai niente. Ma per fortuna ci sono delle persone illuminate che in un anno, se non altro, partoriscono dei dischi. Certo, sul concetto di “illuminazione” potremmo aprire una parentesi importante, ma è meglio rimandare la cosa a quando saremo davanti ad una bottiglia di whisky e avremo voglia di filosofeggiare sull’arte, sui rettiliani e sulla fuga dei cervelli.

Insomma, ci hanno chiesto di fare questa cosa di stilare una lista dei migliori dischi elettronici usciti nel 2016. Quanto sono brutte le classifiche? Quanto ti arrabbierai leggendo la nostra? La risposta è probabilmente “tantissimo”, ma ricordati sempre che non è bello ciò che è bello, ma è bello quello che dice BAD/SELECTION. Motivo per cui molto probabilmente non hai idea di chi siamo e non ci hai mai ascoltato in vita tua. Ma a noi piace così. Perchè se puoi fare qualcosa peggio di qualcuno che non la fa, tanto vale che tu ci metta un orgoglio spudorato senza alcuna ragion d’essere.

N.B.: Non metteremo i numerini perchè siamo troppo indecisi sulle posizioni. Quindi prendi, sposta e piazza le cose un pò dove ti pare. E se non conosci nulla di tutto ciò e sei vissuto in una bolla di sapone e Tomorrowland per tutti questi 365 giorni, allora puoi anche andare a sbocciare cocacola con i tuoi cuginetti delle elementari e vivere più spensierato di noi.

❤ D-Key

Trentemøller – Fixion

Andy Stott – Too Many Voices

Venetian Snares
– Traditional Synthesizer Music

Kuedo – Slow Knife

Aphex Twin
– Cheetah EP

Autechre
– Elseq 1-5

Zomby – Ultra

Powell – Sport

Moderat
– III

Not Waving – Animals

Elysia Crampton
– Demon City

Nicolas Jaar
– Sirens

Patten – Psi

Lone – Levitate

Lakker – Struggle & Emerge

Plaid
– The Digging Remedy

TOM And His Computer
– Small Disasters EP

 

[BEST OF 2016] I migliori album italiani

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Siccome con la fine dell’anno arriva il tanto temuto periodo delle classifiche, ci è stato chiesto di mettere insieme i migliori album italiani del 2016. Abbiamo voluto rimanere fedeli alle Top 5 di Alta Fedeltà, perciò vi proponiamo i migliori cinque album italiani pubblicati quest’anno.

Afterhours – Folfiri o Folfox (10 giugno 2016)

…Ognuno ha un modo di abbracciare il mondo, il modo che ho è soffrire fino in fondo…

Folfiri o Folfox è uscito a quattro anni di distanza da Padania e forse, a causa della disputa mediatica, scaturita dalla partecipazione di Agnelli a X Factor, il ritorno musicale degli Afterhours è passato un po’ in sordina.

In estate Manuel Agnelli, proprio in occasione di un’intervista dove spiegava la sua partecipazione al talent televisivo, peraltro con un’onestà intellettuale tale da mettere a tacere chiunque, parlava anche dell’essenza di questo nuovo lavoro: la musica è il luogo, il mezzo per elaborare il dolore, per espellere le tossine e tramutarle in energia. Se n’è parlato molto, alla base c’è un lutto, la morte del padre del frontman a causa di un tumore. Ma il disco è un percorso, una riflessione sulla capacità di sopravvivere ad una perdita e da essa in qualche modo trarne energia e una possibilità di crescita. Non è un disco immediato ma cupo, ostico, particolare e a tratti pesante (del resto gli Afterhours leggeri non sono mai stati), dove però la band sembra riprendere quella vena sperimentale che negli ultimi lavori mancava e trovando le giuste chiavi d’ascolto, si scopre un album importante, privo di inni generazionali ma in grado di affrontare temi cruciali e comuni a tutti.

Gli Afterhours non sono più quelli di Hai paura del buio? (e sarebbe assurdo pretenderlo) ma Folfiri o Folfox, entra di diritto tra le uscite migliori di quest’anno perché è un disco che nasce da un’urgenza espressiva quasi vitale, caldo e sincero, dove ci si immerge nel dolore, per ritrovare (o perlomeno provarci sul serio) la voglia di rialzarsi e vivere.

4) Wrongonyou – The Mountain Man (18 novembre 2016)

I really thought you were on my side

But now there’s nobody by my side”

Dopo quasi un anno e mezzo di attesa è inutile nascondere un po’ di amaro in bocca che ha lasciato l’EP d’esordio di Wrongonyou ma soltanto per aver trovato al suo interno pochi brani nuovi. Per chi non lo conoscesse già, in sole sei tracce c’è racchiusa tutta la bellezza della voce e il talento di Marco Zitelli (che abbiamo avuto l’onore e il piacere di ospitare durante la puntata dello scorso 20 aprile).

Un esordio dal respiro internazionale di cui in Italia si sentiva la necessità. In The Mountain Man c’è tanta roba, dal folk americano all’elettronica (ed è riduttivo riportare tutto all’influenza di un mostro come Bon Iver) e tutto confluisce nella devozione verso la natura dell’uomo di montagna.

3) The Zen Circus – La terza guerra mondiale (23 settembre 2016)

…i miei cantanti ti giuro tutti quanti sono bugiardi falsi infantili ed arroganti…

La terza guerra mondiale, nono album in studio degli Zen Circus, dieci potenziali singoli basati esclusivamente su chitarra basso e batteria, niente fronzoli, niente synth usati o abusati. Nella rincorsa al cantautorato pop degli ultimi anni, il gruppo toscano tira fuori dal cilindro un disco musicalmente e concettualmente punk rock dai toni aspri, malinconici e a tratti violenti.

L’ironia e la voglia di provocare sono le stesse che hanno caratterizzato la loro quasi ventennale carriera, c’è meno rabbia forse e più disillusione rispetto ai precedenti lavori. Lo sguardo cinico è posato sull’estetismo virtuale, sulla solitudine che si tenta di esorcizzare dandosi un tono sui social network, sul tempo che passa e su gli eroi da tastiera che inneggiano a rivoluzioni, però intanto qui le piazze sono mute e mentre la distruzione incombe, ci si scattano selfie e si va a fare un aperitivo in centro, magari ascoltando una canzone rassicurante che ci dice che andrà tutto bene.

Senza giudicare, con la loro tipica onestà e assenza di diplomazia gli Zen Circus ci hanno regalato uno dei dischi più riusciti e completi della loro carriera e, per noi, di questo 2016. Non sarà un album innovativo o dall’impatto dirompente, se non altro perché i tre pisani continuano a rimanere (e per fortuna) fedeli a loro stessi, ma è un disco del quale se ne sentiva un gran bisogno, diretto come un pugno in faccia e complesso nella sua semplicità.

2) Niccolò Fabi – Una somma di piccole cose (22 aprile 2016)

Distendo le vene e apro piano le mani, cerco di non trattenere più nulla, lascio tutto fluire

La percezione dell’innovazione quasi inumana che sta trasformando la società, l’amara disillusione che tutte le piccole cose andranno piano piano perdute e il senso di sconfitta dell’uomo; ma anche l’intima profondità dei rapporti nella vita quotidiana, l’ottimismo della rivincita della semplicità e un confortevole torpore. Questo è l’ultimo lavoro di Niccolò Fabi, 39 minuti di sensazioni contrastanti che alla fine lasciano un riparo in cui rifugiarsi.

1) Motta – La fine dei vent’anni (18 marzo 2016)

Non possiamo riparare, sono finiti gli argomenti. La testa sulle spalle e le spalle sopra ai denti

L’esordio solista di Francesco Motta è una sorta di manifesto generazionale per chi, ad oggi, è sull’orlo della fine dei vent’anni (come chi scrive): è un momento di passaggio ma allo stesso tempo è fulcro di paure. Motta le canta, dà a chi ascolta uno specchio in cui poter rivedere la propria immagine, supera i timori e fa un passo avanti verso la speranza. L’album non stanca mai, ogni ascolto tira fuori qualcosa in più rispetto a quelli precedenti: il significato di una frase, un giro di basso, un effetto della chitarra e, se oggettivamente esistesse, la perfezione.

[BEST OF 2016] I nostri album metal

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Stilare una classifica è sempre difficile, poi quando ti viene chiesto di nominare i dieci migliori album metal del 2016, la situazione si fa sempre più complicata. Premettendo che gli album qui stilati sono tutti davvero fenomenali, alcuni mi hanno rapito talmente tanto da farmi perdere ore per decidere l’esatta collocazione. Dopo la posizione numero 2 sono tutti allo stesso livello per me, ma per una mera questione di classifica.

Ecco i dieci migliori album del 2016:

1) Meshuggah – Violent Sleep of Reason

2) Haken – Affinity

3) DGM – The Passage

4) Fleshgod Apocalypse – King

5) Opeth – Sorceress (al quinto posto per una questione di genere, decisamente borderline tra rock prog e prog metal)

6) Novembre – Ursa

7) The Foreshadowing – Seven Heads Ten Horns

8) Destrage – A Means to No End

9) Megadeth – Dystopia

10) Katatonia – The Fall of Hearts

Honorable Mentions: Epica – The Holographic Principle; Periphery – Periphery III: Select Difficulty; Testament – Brotherhood of The Snake; Evergrey – The Storm Within; Temperance – The Earth Embraces Us All; Dark Tranquillity – Atoma.

Giuseppe Negri

[BEST OF 2015]

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A ciascuno il suo. Dopo aver realizzato una sommatoria, trasformata in classifica per la Top 33 del migliori dischi del 2015 secondo Radio Kaos Italy e in combutta con la redazione della storica rivista rock Il Mucchio Selvaggio, ecco le singole preferenze racchiuse in una ristretta e personalissima Top3 dei singoli conduttori/dj delle trasmissioni musicali della nostra emittente che ci hanno voluto rendere partecipi dei loro godimenti musicali in questo 2015 appena concluso.


Per ciascuno dei citati la mini playlist da ascoltare e commentare sulla stessa pagina YouTube di Radio Kaos Italy. Enjoy the music!

TOP3 2015 Disc Delirium con Mark Thompson Ashworth:

1) Hills – Frid;
2) Lydia Lunch – Urge to Kill;
3) Sospetto – Quattro Specchi Opachi

LINK

Il disco dei Hills è come lava che scorre nelle orecchie.
L’album di Lydia Lunch è brutale e sporco: reinterpretazioni di brani dalla sua discografia immensa.
I Sospetto sono sempre ultra-cool, punto e basta.

Top3 2015 Tips

Ant De Oto:
1) Jaga Jazzist – Starfire
2) Battles – La di da di
3) Oddisee – The good fight

LINK

Jaga Jazzist, un frullato cosmico di jazz, fusion ed elettronica…11 musicisti nella formazione base, idee mai banali, padronanza tecnica mostruosa senza scadere nel manierismo. Belli anche i remix, su tutti quello di Todd Terje. NORWEGIANS DO IT BETTER.
Battles, pazzia e talento per il super trio americano. Presto a Roma per una preview di spring attitude.
Ironici, schizoidi e talentuosi. WHAT ELSE?
Oddisse, il rapper producer che ancora non conoscevate. Vi sorprenderà con basi formidabili legate al soul con un gusto retro, al tempo stesso fottutamente moderno.
Testi di alto livello, senza mai fare incursioni nelle tamarrate gangsta e nell’autocelebrazione. Per la serie: CHI CAZZO È KENDRIK LAMAR?

Luigi G. Giannetti:

1) Verdena
2) Willie Peyote – Educazione Sabauda
3) Four Tet – Morning/Evening

TOP3 2015 All Day & All Of The Night
Emiliano Pascucci:

1) Blues Pills – Blues Pills Live
2) Escobar – エスコバル
3) Giuda – Speaks Evil

LINK

Ho scelto i Blues Pills xchè penso siano la miglior band emergente del momento. Uniscono blues e hard rock, con una voce femminile degna di Janis Joplin. Per me sono i Jefferson Airplane moderni.
Escobar perchè per fortuna sta rinascendo una scena garage rock in tutta europa ma soprattutto in francia sembrano capirne l’importanza.
I Giuda, infine, perché abbiamo veramente tanto buon rock in italia che viene scartato, solo xchè qui si accettano solo band che cantano in italiano. Loro sono la migliore rock band italiana per quanto riguarda i testi inglesi e le sonorità

TOP3 2015 BAD Selection
Cristiano Latini:

1) Arca – Mutant
2) Holly Herndon – Platform
3) Shlohmo – Dark Red

LINK

“Sappiamo che sembra assurdo che qualcuno ci abbia chiesto qualcosa in merito ai migliori dischi elettronici del 2015. Eppure fra Radio Kaos Italy e Il Mucchio di gente con qualche rotella fuori posto ce ne dev’essere parecchia… Ecco qui quello che non meritiamo di raccontare, ma che questi artisti si meritano di sentirsi dire:
Arca – Mutant. Brillantissima conferma per uno dei personaggi più influenti della musica elettronica contemporanea. Drammatici deliri urbani post-apocalittici e struggenza da contorcere le viscere. Semplicemente perfetto.
Holly Herndon – Platform. Intrighi digitali che fanno della voce un mosaico infinito di specchi e riflessioni. Holly padroneggia da vera regina ritmiche spezzate fino all’inverosimile in un poliedrico mondo alieno e scintillante. Perfezionismo e bellezza.
Shlohmo – Dark Red. Poco spazio ai virtuosismi ed alle eccessive cerebrosità. Shlohmo parla di stomaco e sensazioni viscerali, mescolando scelte melodiche sanguigne ad universi ritmici footwork ed una spruzzata leggera di post-rock e dark-wave. Scuro, onirico, affascinante.”

TOP3 2015 IndieLand
Simone Mercurio:

1) Algiers
2) Iosonouncane
3) Benjamin Clementine

Gli Algiers sono per me la sorpresa dell’anno. Nei loro suoni senti Fela Kuti, Public Enemy ma senti anche il punk di Ramones e Clash tra Usa e Uk. Un patchwork sonoro che riesce però ad essere nuovo ed originale. Magia?
Iosonouncane è lo pseudonimo di Jacopo Incani ed è la versione 3.0 del terzo millenio del cantautorato classico italiano. Questo DIE arà un disco pietra miliare per la canzone d’autore italiana.
Il disco d’esordio di Benjamine Clementine pianista e cantante di origini ghanesi è qualcosa di struggente, empatico e straordinario. Una voce e una musica che fanno viaggiare con la mente e col cuore. Splendido.

TOP3 2015 Alt!
Giovanni Romano:

1) Sufjan Stevens
2) Iosonouncane
3) Viet cong

Sufjan Stevens al primo posto perché “Carrie & Lowell” è un disco semplicemente sublime. Iosonouncane perché è il miglior disco italiano dell’anno, ad ALT! si fa sempre solo musica indipendente del belpaese, e “Stormi” è la canzone più bella che sia stata scritta quest’anno. Viet cong al terzo posto perché è un disco duro, diretto, efficace, di personalità. Un debutto nella top 3 ci deve sempre stare

Giulio Falla:

1) Verdena
2) Sufjan Stevens
3) Kendrick Lamar

TOP3 2015 Radio Sua Maestà
Giuliano Leone:

1) Dan Mangan + Blacksmith – Club Meds
2) Jim O’Rourke – Simple Songs
3) Ryley Walker – Primrose Green

Luca Vastarelli:

1) Sufjan Stevens
2) Kamasi Washington
3) Colapesce

 

TOP3 2015
Amparo Devizi:

1) Naaman – The Rays of Resistance
2) Nneka – My fairytales
3) Godspeed You! Black Emperor “Asunder, Sweet and Other Distress”

 

TOP3 2015 Astarbene
Collettivo Astarbene:

1) Protoje – Ancient Future
2) Junior Kelly – Urban Poet
3) Forelock and Arawak Zero

Protoje “Ancient Future”
Una delle voci più colorate del panorama jamaicano odierno e tra i massimi esponenti del New Roots, nel marzo 2015 Protoje presenta il suo nuovo album “Ancient Future”. A due anni di distanza da “The 8 Year Affair”, album che ha affermato il nome del giovane artista, Protoje ci presenta undici brani e numerose collaborazioni, come quella con Chronixx in “Who Knows” e con Kabaka Pyramid in “The Flame”. Il tema musicale dell’intero disco è quello tipico degli anni settanta-ottanta arricchito dall’energia dei nostri giorni. E’ proprio questa la formula vincente che personaggi come Protoje stanno portando alla scena reggae mondiale, l’unione tra roots e le nuove correnti. Un lavoro che determina la voglia della youths generation ad un ritorno alle origini della musica in levare.

Junior Kelly “Urban Poet”
Lo scorso 9 Ottobre Junior Kelly è uscito con la sua ultima grande fatica: “Urban Poet”. Un album che vede un interessante intreccio tra reggae, dance hall, rnb, jazz e soul e punta ad essere il lavoro migliore dell’artista giamaicano. Prodotto dall’etichetta austriaca Irie Vibration, Urban Poet è un lavoro fresco e curato, un vero e proprio concept album che riesce a toccare i temi più cari all’artista, di coscienza sociale e di lotta. Un Junior Kelly libero di esprimersi e che conferma così la sua importanza nella scena reggae.

Forelock e Arawak “Zero”
Un progetto che nasce in terra sarda, gli Arawak, una band di eccezionali musicisti e Forelock, una delle voci più interessanti ed impeccabili degli ultimi tempi. “Zero” esce lo scorso 4 Dicembre per la neonata etichetta La Tempesta Dub. Nonostante rappresenti il primo lavoro per gli artisti si presenta come un album già maturo, grazie all’importante collaborazione con Paolo Baldini, che ha seguito la realizzazione dell’intero album. Prestigiose collaborazioni segno ancora di più il successo deli Arawak, come la traccia “Raverz” insieme agli Steel Pulse, una delle più grandi bandreggae della Gran Bretagna. “Zero” ci regala quindi dodici brani e una grande varietà di stili, ritmi e tematiche arricchiti da dub versiona cura di Paolo Baldini.

TOP3 2015 5 By Dan:

1) Marilyn Manson “The pale emperor”
2) Parkway Drive “Ire”
3) Bring Me The Horizon “That’s the spirit”

TOP3 2015
Daniel C. Marcoccia:

1) Marilyn Manson “The pale emperor”
2) Keith Richards “Crosseyed heart”
3) Noel Gallagher’s High Flying Birds “Chasing yesterday”

TOP3 2015 Fattore C
Andrea Cannizzaro:

1) Emanuele Colandrea: Ritrattati
2) Joe Victor: Blue call pink riot
3) Fabi Silvestri Gazzè: Il padrone della festa (live)

TOP3 2015 Kaos Lunch:
Antonio Aversano:

1) David Gilmour – Rattle that Lock
2) Muse – Drones
3) Coez – Niente che non va

TOP3 2015 PULP
Maurizio Narciso:

1. Ibeyi – Ibeyi
2. Montoya – Iwa
3. Godblesscomputers

Le Ibeyi sono due gemelle franco-cubane – Naomi e Lisa-Kaindé Díaz – figlie del percussionista Anga Díaz, membro storico del Buena Vista Social Club, scomparso quando le due avevano solo undici anni. La madre le ha educate alla cultura Yoruba, lingua parlata nell’Africa orientale e arrivata a Cuba oltre tre secoli fa attraverso la tratta degli schiavi. Il loro suono è frutto di questa multiculturalità e mette insieme elementi del folk tradizionale cubano con l’R&B e l’elettronica minimale, il tutto con un’attitudine tra il pop e il jazz. Un disco fuori dal tempo.

Montoya – Iwa
La sua terra è la Colombia, la sua casa è l’Italia, il suo cuore è ovunque. Iwa, è l’album di debutto di Jhon William Castaño Montoya ed è una perfetta convivenza di elettronica, folk, latin music, sinfonia classica e jazz. E’ un musicista professionista, Montoya, e le sue idee vengono tradotte in musica con un equilibrio che raramente troviamo nelle produzioni moderne.

Godblesscomputers – Plush and Safe
Godblesscomputers è il progetto musicale del bolognese Lorenzo Nada. Nella sua elettronica – dalla solida base hip-hop – si ritrovano elementi dub e calore soul, i cui battiti sintetici sono colorati da un intimismo fuori dal comune. Plush and Safe è il giusto biglietto da visita per immergersi nella sua musica.

 

Potete anche ascoltare la playlist con TUTTI i pezzi al link:
https://www.youtube.com/playlist?list=PLBdWBWdfj0GXymCVjD3p_1idxiWYH6gSM

RKI & MUCCHIO “33 giri x 33 canzoni, i migliori dischi del 2015”

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“IndieLand-Speciale 33 giri per 33 canzoni”, l’abbiamo voluto chiamare così questo “The Best of 2015”, la classifica dei migliori dischi del 2015. Parafrasando lo stesso titolo dato da Il Mucchio Selvaggio nella sua annuale cernita dei migliori lavori musicali dell’anno appena trascorso.

Per noi appassionati di musica è un gioco che ogni anno si ripete quello di mettere in fila in una personalissima classifica di quello che più ci è piaciuto musicalmente nei dodici mesi appena trascorsi. Per questa top 33 abbiamo “mischiato” le preferenze delle trasmissioni musicali di Radio Kaos Italy con quelle della redazione del Il Mucchio Selvaggio capeggiata da Elena Raugei, “capa”, caposervizio della parte musicale della storica rivista partner ufficiale da anni di IndieLand e della stessa nostra radio.
La prima parte, dalla 33 alla 21 sentirete anche alcuni dischi insoliti, particolari scelti dalla radio. Ovviamente abbiamo dovuto fare un sunto tra le rispettive preferenze mischaindo ai voti dei giornalisti del Mucchio, quindi non tutti verranno citati. Ce ne scusiamo.
Dalla ventesima posizione in su invece ascolterete la TOP 20 radiofonica ufficiale del Mucchio Selvaggio. Musica varia, di tutti i generi ma con una sola discriminante: la qualità.
Musica bella oltre i soliti giri, oltre le hit dei grandi successi commerciali che sono la morte della musica.
Se avete voglia di iniziare questo viaggio musicale alla scoperta dei Migliori Dischi del 2015 ecco il podcast ufficiale che troverete anche sulla pagina www.ilmucchio.it

Un ringraziamento particolare a Beatrice Mele (Il Mucchio), Andrea Cannizzaro e Giovina Ielardi (Radio Kaos Italy). Buone feste, buon 2016 e…enjoy! Lunga vita al rocknroll! Buon ascolto!

Simone Mercurio
IndieLand

Ascoltate il podcast e…VOTATE il vostro disco preferito!

Indieland – I migliori dischi del 2015 by Radiokaositaly on Mixcloud


Ascolta anche il “THE BEST 2015 by RKI”

[BEST OF 2014]I migliori brani elettronici

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Ohhh… Il natale è alle porte e l’anno volge inesorabilmente al termine.
È tempo di bilanci, riassunti, sommari, e soprattutto di scegliere come e dove smembrare le proprie cervella durante la notte di capodanno.
Ma soprattutto è tempo di… classificheeee!!!!!
Eh si, le vostre bacheche saranno intrise da chart di ogni fottutissimo tipo!
I top film del 2014, i top dischi del 2014, i top regali di natale del 2014, i top regali riciclati del 2014, i top ruttino in diretta del 2014, le top forbicine per i peli del naso del 2014, ecc…
Insomma, potevamo forse noi esimerci da cotanta banalità, e lasciarvi senza una fantasmagorica e disagiatissima classi-fichetta?
Si, avremmo decisamente potuto, ma tanto per cambiare, non l’abbiamo fatto!
Abbiamo radunato tutte le novità che di settimana in settimana vi abbiamo forzatamente propinato durante tutte le nostre puntatone di BAD/SELECTION in questo 2014, e riordinando un pò tutto secondo le vocine che parlano nelle nostre menti bacate, nonchè filtrandolo attraverso il nostro discutibilissimo gusto, ne abbiamo fatto una top ten che più brutta non si poteva!
Qualcuno vocifera già la nomination fra le peggiori posizioni nelle classifiche peggiori delle peggiori classifiche (e scusate il giochino di parole!).
Detto questo, non ci resta che farvi (e farCi) i nostri più calorosi auguri di sopravvivere al capodanno ed arrivare freschi e pimpanti alla prossima puntata di BAD/SELECTION insieme a noi…
Enjoy!
Pirpoy!
D-Key.

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1) Aphex Twin – Minipops 67 [source field mix]

 

 

2) Burial – Lambethburial-lambeth-01

 

 

3) Jon Hopkins ft. Lulu James – We DesappearJonHopkins_WeDisappear

 

 

4) Moderat – Last Time (Jon Hopkins remix)Moderat_Cover_Digital-600x600

 

 

5) Alex Banks – All You Could Do
6) Nathan Fake – Vanish North
7) Anstam – I Stopped Counting
8 ) Squarepusher – Music For Robots
9) Ben Frost – Nolan
10) Flying Lotus – Never Catch Me

Bonus track: Clark – Winter Linn

 

Questo è il link dove potete ascoltare questi brani direttamente su Spotify: //open.spotify.com/user/11100259366/playlist/3Fx1nRvEb3FCbS5fK19KKI

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[BEST OF 2014] I migliori dischi italiani scelti da Alt!

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WW020CD_gatefold11) Fast Animals and Slow Kids – Alaska

 

Malinconico, triste, forte, non ha forse il valore musicale di “hybris”, ma è il disco della consacrazione. “Come Reagire al presente” è il manifesto di una generazione.

 

2) Boxerin Club – Aloha Krakatoa012

Il botto che avevamo preannunciato in tempi non sospetti, un album che dimostra quanto ormai anche partendo dal basso si può andare in Europa.

 

0133) Be Forest – Earthbeat

 

Ogni anno Pesaro esporta un gruppo che si consacra, dopo i Soviet Soviet ora tocca a loro, un mese di tour in America. Meritatissimo.

 

4) Testaintasca – Maledizione & Thegiornalisti – Fuoricampo014

Pari merito per i due lati della musica italiana: da una parte i ritornelli ballabili, rock’n roll (vagamente politicizzati) che ti si conficcano in testa, dall’altro la fantastica poesia italiana immersa nella tradizione cantautoriale (con inserti di Beach House).

 

0165) Riccardo Sinigallia – Per Tutti

 

Un ritorno grandissimo per un musicista fondamentale della cultura del pop indipendente. Per tutti e di qualità.

 

6) Giardini di Mirò – Rapsodia Satanicadownload (3)

Un post rock che suona sinistro, cupo intenso, strumentale, ispirato dal film omonimo cult del 1917 con Lyda Borelli, da parte di una delle band italiane più importanti degli ultimi vent’anni.

 

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7) Lantern – Diavoleria

Prima La quiete e i Raein, poi i Gazebo e i Fine Before You Came, ora sono i Lantern a essere una delle punte della nuova generazione del punk hardcore del bel paese.

 

8) Havah – Come un assedioa2461895995_10

Va dato un riconoscimento anche alla scena veramente underground, quasi occulta, che qua a Roma fa capo al dal verme, per intenderci. Disco, oscuro, inquietante, nero, bellissimo.

 

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9) Edda – Stavolta come mi ammazzerai

Senza veli e peli sulla lingua, Edda ormai è una figura cult della scena musicale indipendente. Troppo riduttivo definirlo istrionico, troppo morbido definirlo cantautore.

 

10) Casa del mirto – Stilla2228620784_10

I ragazzi trentini sfornano un disco che è veramente una chicca nostrana di chill wave. Tempo dieci mesi e stanno sui palchi di mezza Europa.

 

 

 


11) Niagara – Don’t take it personally

In un anno in cui sono usciti dischi di elettronica molto interessanti, il debutto dei Niagara si fa sentire in positivo. Si faranno.

 

12) Gouton Rouge – Carne

Uno dei dischi più sottovalutati dell’anno, un delirio che ricorda i thee oh sees, tra chitarre distorte e batterie dritte. Per veri svalvolati (quali siamo).

 

13) Drink to me – Bright White Light

C’era un po’ di timore che, dopo il precedente “S” e dopo l’ottimo disco di Cosmo, la vena creativa si fosse arenata. Sbagliato.

 

14) Galoni – Troppo bassi per i podi

Il cantautorato folk in salsa Castelli Romani ormai sta diventando quasi un must. “Troppo bassi per i podi” mostra già una maturità stilistica importante rispetto al precedente.

 

15) Non voglio che clara – L’amore finché dura

Un riconoscimento ad un gruppo che passa un po’ troppo inosservato, laddove molta gente fa le stesse cose meno bene ma ottenendo di più.

[BEST OF 2014] I migliori film scelta da C’era una volta al Cinema

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Continuano i nostri seguitissimi #bestrki2014 e oggi è il turno dell’arte cinematografica: quale miglior trasmissione da interpellare se non C’era una volta al Cinema?

Ecco i loro film più belli dell’annata!

1. Nymphomaniac Vol. I e II31268_ppl

 

Lars è Lars, non ci sarebbe nemmeno bisogno di argomentare. Ai suoi detrattori facciamo solo presente l’impossibilità di trovare in giro film altrettanto radicali e volutamente provocatori. Il tutto condito da dialoghi e immagini a tratti memorabili. Non il migliore Von Trier, ma uno che sa farsi ricordare. Decisamente il top dell’annata cinematografica.

 

2. Mommyc5bee15fcf8377b3e0efbaa467309680

 

A circa 25 anni, il canadse Xavier Dolan si conferma un prolifico e ottimo regista capace di conciliare uno sguardo d’autore (nel senso di complesso e non banale) con uno stile giovanile, squisitamente e orgogliosamente pop. Cambi di formato a scena aperta, canzoni degli Oasis e memorie di Mtv nond disturbano l’intensità del racconto di un turbolento rapporto madre-figlio.

 

3. Nebraska103db5f9c8ad52874b6f304771b474d1

 

Un figlio che si prende sulle spalle un padre per accompagnarlo in un’ultima disperata avventura alla ricerca del riscatto esistenziale. Praticamente Enea nell’entroterra americano, tanto di cappello ad Alexander Payne.

 

4. Due Giorni, Una NotteHP_duegiorniunanotte

 

Un ritorno deciso ma non retorico né ideologico al cinema di impegno civile. Un cinema essenziale, quello dei fratelli Dardenne, spogliato di ogni fronzolo per richiamare senza “ma” e senza “se” all’impegno del singolo nella ricostruzione della coesione sociale. Con un bella colonna sonora retro e una Marion Cotillard come solo i grandi autori francofoni la sanno sfruttare: autentica e toccante.

 

5. A proposito di DavisA proposito di Davis streaming ita film completo

 

I fratelli Coen con una strepitosa colonna sonora folk, uno strepitoso protagonista, Oscar Isaac, impegnato anche in un duetto con Marcus Mumford. Volete davvero che aggiunga altro? “You know what they say. If it’s never new and never gets old, it’s a folk song”.

 

6. The Lego Moviedownload (1)

 

Scoppiettante, divertente ma soprattutto acuto e capace di nascondere dietro una risata concetti di alto profilo, adatti anche agli adulti. Per la serie “come mettere in scena un universo totalitario con i mattoncini gialli”.

 

7. Si alza il ventoimages

 

L’addio al cinema del Maestro Hayao Miyazaki, merita di entrare in top 10 solo per questo motivo, oltre a essere un raro e stupendo esempio di film storico in animazione. Si alza il vento, bisogna tentar di vivere.

 

8. Le meraviglieimages (1)

 

Sicuramente la miglior prova del cinema italiano di quest’anno. Un ritratto asciutto ma perfettamente calzante della generazione cresciuta negli anni ’90 col mito della tv, della sua innocenza in via di dissoluzione, esattamente come quella di un Paese mai direttamente nominato, ma presente quasi come personaggio di contorno.

 

9. Interstellardownload (2)

 

Uno dei film più attesi dell’anno, non ha deluso le aspettative: un Nolan in ottima forma, usa il viaggio nello spazio per raccontare la ribellione contro la morte della volontà, contro la resa a ciò che è noto e soprattutto contro il fatalismo dilagante in tempo di crisi. Affermativo (e retorico) come solo il cinema americano figlio di Ford sa essere.

 

10. L’Amore Bugiardoimages (2)

Non solo un ottimo thriller, ma anche una prova da maestro di Fincher nel rappresentare l’ingannevolezza dello sguardo e di come una storia possa determinar un punto di vista completamente nuovo sulla realtà.

 

Pubblicato da Radio Kaos Italy su Martedì 23 dicembre 2014