The Lust Syndicate @Teatro Spazio – 18/01/2020

The Lust Syndicate, ovvero il progetto Anti Capitalist Industrial Pop di Simone Salvatori degli Spiritual Front, dopo alcune date in giro per l’Europa, sbarca anche nella Capitale. Un concerto intenso e oscuro dove abbiamo potuto apprezzare live tutte le peculiarità di quest’interessante realtà musicale, unica nel nostro Paese. Ecco le foto del live!

Foto Di Alessio Belli

Calcutta @Locus Fest 10-08-2019

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Eccoci ancora sotto il palco del Locus Fest: questa volta l’occasione è stata l’attesissimo concerto di Calcutta! Ecco i nostri scatti!

Foto di Sofia Rossetti

Lauryn Hill @Locus Fest 08-08-2019

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Eccoci sotto il palco del Locus Fest per raccontarvi con le nostre foto il bellissimo live di una Regina della Musica: Miss Lauryn Hill ! Una serata di musica indimenticabile aperta da Mahmood!

Foto Sofia Rossetti

Coma Cose @Villa Ada 20-07-2019

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credit Mario Zanetta

È Villa Ada la splendida location designata per la tappa romana del “Hype-Aura Tour” (che gioca sull’assonanza con l’italiano “Hai Paura”) dei milanesi Coma Cose.

Location gremita e target vastissimo sono i segni che il duo, composto da Edipo e Francesca Mesiano, ha una fan base molto eterogenea, dai giovanissimi ai più adulti, senza risparmiare le fasce intermedie. La coppia di rapper/cantautori, accompagnata da una two-men band molto preparata, scalda da subito l’atmosfera con i brani “Jugoslavia” e “Granata”, proseguendo con la bellissima “Deserto” che rimane una delle mie colonne sonore preferite per l’hangover della domenica mattina. Non si risparmiano nemmeno un colpo al cuore agli amanti del punk italiano, con un accenno a “Mi Ami?” dei CCCP durante la loro “French Fries”. Ed un po’ punk, in fondo, lo sono anche i Coma Cose, non tanto per il look a cavallo fra Hip Hop e Billie Eilish, o per la loro musica, sempre in bilico fra indie, rap e cantautorato, quanto per l’attitudine ed il messaggio: fa riflettere e sorridere l’intermezzo sulla paura (che rivela ai presenti l’esistenza di una fobia chiamata “Anatidaephobia” ovvero la paura di essere osservati dalle papere, un’iperbole molto efficace per descrivere l’odierno timore riguardo a tutto ciò che incarna il “diverso”), mentre la frase “Il mio vero nemico sono io quando ho un telefono in mano” tratta dal brano “S. Sebastiano” strappa un sentito ed al tempo stesso colpevole applauso da parte del pubblico. A seguire, i brani “Mariachidi” e “Post-Concerto”, dimostrano perché i Coma Cose siano da quasi due anni ormai sulla bocca di tutti: energia, punchlines, giochi di parole ed una spontaneità da invidiare fanno sì che i brani del duo si appiccichino in testa per non andarsene facilmente. Chiudono il concerto i tre bis, già suonati nella regolare scaletta, ma che il pubblico apprezza e canta nuovamente con la stessa energia. Un’ottima prova per il duo, che non sbaglia nulla e di emergente ormai mantiene solo uno straordinario cuore ed una disarmante umiltà.

TRACKLIST

  1. Intro
  2. Jugoslavia
  3. Granata
  4. Deserto
  5. Via Gola
  6. French Fries + Mi Ami? (CCCP Cover)
  7. Beach Boys Distorti
  8. Pakistan
  9. Cannibalismo
  10. Golgota
  11. Squali
  12. Nudo Integrale
  13. Anima Lattina
  14. Mancarsi
  15. A Lametta
  16. S. Sebastiano
  17. Mariachidi
  18. Post- Concerto
  19. Granata (Bis)
  20. Mancarsi (Bis)
  21. Anima Lattina (Bis)

Philippe Mazzeo

(foto Melania Andronic)

Nouvelle Vague @Villa Ada 15-07-2019

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Ieri sera i Nouvelle Vague hanno stregato il pubblico di Villa Ada: ecco le foto del nostro Manuel Aprile a raccontarci questa splendida serata di musica!

Massimo Volume + Giardini di Mirò @Villa Ada 07-07-2019

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Sono passati quasi 30 anni dalla formazione di una band che nella sua carriera ha conservato intatta la capacità di narrazione della desolazione umana, degli sconfitti e delle stanze vuote riempite da soliloqui e contorsioni dialettiche.

Sembra lontana nel tempo quella via del Pratello a Bologna, ma quasi la puoi rivedere come in una polaroid sbiadita impressa da parole sofferte, consumate, sussurrate a volte urlate. La voce di Mimì ti porta in ogni singolo scatto facendone rivivere le atmosfere, quasi sentire gli odori e quelle stanze che nel ’93 sembravano il centro di ogni pensiero ancora oggi dicono “che non c’è niente fuori”. Ad ogni concerto quello che colpisce dei Massimo Volume è il contatto intimo che si crea con il pubblico, sembra di essere con un vecchio amico ad un tavolo (lo immagino di legno scuro e un pò traballante), e sei li ad ascoltare le sue elucubrazioni farcite di lampi poetici. Li senti dentro ed è quasi superfluo un applauso perchè ti sembra di interrompere quell’introspezione. Mimì è così, un amico che ostenta il suo passato inciso sugli avambracci tatuati che parlano di vecchie storie e il suo elegante vestire. E la voce. La sua, si muove nei live su un tappeto di suoni incessanti, a tratti ossessivi. Ieri sera l’anteprima era stata una gradita incursione di Clementi nell’ultimo pezzo dei Giardini di Mirò di quel Nuccini con cui forma un sodalizio artistico ormai da anni in vari side project. Il tempo del cambio palco e la scena è tutta per i Massimo Volume. Si inizia con Una voce ad Orlando tratta dal loro ultimo lavoro discografico e sarà ovviamente questa la fonte da cui attingere gran parte della set-list. Mimì parla poco almeno fino a quando introduce La ditta dell’acqua minerale, lì concede il suo privato raccontando di quel suo zio che ha ispirato la canzone dopo essersi giocato a carte la ditta. Per il resto fila dritto come un treno inanellando una dietro l’altra canzoni che si fanno via via più violente prima dell’encore di quattro brani che vede Luca Reverberi stemperare l’atmosfera col suo violino. La chiusura è in collaborazione con i Giardini sulle note di Fuoco Fatuo tratto da quello che per me rimane l’album migliore dei Massimo Molume: Lungo i Bordi. Unico neo se proprio devo muovere una critica alla serata è l’assenza di Litio ma abbiamo retto anche cosi !

Foto: Alessio Belli / Report: Antonio Cammisa

Setlist:

Una voce a Orlando
Dymaxion Song
Le nostre ore contate
Amica prudenza
Nostra Signora del caso
Fred
La ditta di acqua minerale
L’ultima notte del mondo
Dopo che
Il nuotatore


Encore:
La cena
Alessandro
Qualcosa sulla vita
Fuoco fatuo (con Giardini di Mirò)

I hate my village + Zu @Villa Ada 02-07-2019

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Che la serata inizi nel migliore dei modi lo si intuisce ancor prima di entrare nell’area concerti di Villa Ada: ad accoglierci una lunga fila di appassionati, attratti da una serata all’insegna della qualità.

Sì, perchè di qualità bisogna parlare quando sul palco si esibiscono gli Zu. La band romana, orgoglio capitolino da oltre 20 anni ormai, continua il tour celebrativo di Carboniferous, album fondamentale della loro opera. Si parte dal poderoso incedere di Chtonian, per poi abbandonarsi nei vertiginosi cambi di ritmo di Beata Viscera e Carbon. L’aggiunta di un chitarrista regala ancora più varianti a una formazione che si esprime principalmente sui bassi col sassofono di Luca Mai e il basso di Massimo Pupillo. Al centro dello stage, però, comanda le operazioni un funambolico Jacopo Battaglia alla batteria, anima del nucleo originale della band. L’attesissima Ostia è il manifesto dell’imprevidibilità della musica espressa dagli Zu, un noise mai piatto, mai banale, con sfumature metal e hardcore. L’encore si sviluppa su un solo pezzo, Mimosa Hostilis, altra sferzata notevole all’ambiente.
Eppure, siamo ancora a metà strada; dopo una brevissima pausa, un’altra band è attesa sul palco. E la qualità è sempre altissima: Fabio Rondanini (Calibro 35), Adriano Viterbini (Bud Spencer Blues Explosion), Marco Fasolo e Alberto Ferrari (Verdena) si presentano e mostrano la loro giovane creatura (ideata dai primi due) sciorinando il loro breve nonché recentissimo repertorio.

Gli I Hate My Village si formano a fine 2018, e l’album omonimo è una prima dichiarazione d’intenti. Le sonorità rockeggianti della chitarra di Viterbini rappresentano l’incipit di molti pezzi, tutti relativamente brevi e caratterizzati da un ritmo tribale che è alla base della loro produzione. Dal coinvolgente inizio di Presentiment, si arriva alla frizzante “quasi title track” I Ate My Village (simpatico gioco di parole) che comincia a creare nell’aria quel clima danzereccio che ci accompagnerà fino alla fine. In Acquaragia e Tony Hawk of Ghana la voce di Ferrari prende il sopravvento lasciandosi trasportare dal tappeto musicale creato da Rondanini e Viterbini. Il loro repertorio finisce sostanzialmente qui, ma il concerto riserva un altro paio di momenti notevoli: prima con Don’t Stop ‘Til You Get Enough (cover di Micheal Jackson), vero momento dance della serata, e poi con un pezzo dello stesso Viterbini, Tubi Innocenti, a conclusione. Quando Ferrari, sempre più scatenato, invita parte del pubblico a salire sul palco, l’atmosfera prende definitivamente quota.
In definitiva, due ore di musica da ricordare.

Testo: Paolo Sinacore
Foto: Alessio Belli

SETLIST ZU:

Chthonian
Beata Viscera
Carbon
Soulympics
Axion
Erinys
Ostia
Orc
Obsidian
Encore:
Mimosa Hostilis

SETLIST I HATE MY VILLAGE:

Presentiment
Tramp
Fare un fuoco
I Ate My Village
Chennedi
Elvis
Acquaragia
Fame
Bahum
Tony Hawk of Ghana
Don’t Stop ‘Til You Get Enough
(Michael Jackson cover)
Tubi Innocenti
(Adriano Viterbini cover)

Kraftwerk @Rock in Roma 28/06/2019

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Ostia Antica is so electro…

È questo l’unico commento da fare ad uno spettacolo magistrale come quello dei Kraftwerk. Tra immagini e suoni rivoluzionari, oggi come negli anni 70, questi quattro signori hanno animato e fatto sognare tutto il pubblico presente. E in mezzo c’è stato di tutto: politica, socialità, forza, sogno e tanto altro. C’è una cosa che non riesco ancora a chiarire e su cui mi sono interrogato ampiamente: ho assistito a un concerto? Le immagini, tutte rigorosamente in 3D, hanno senso senza musica? Quanto la musica è influenzata dalle immagini? La commistione è perfetta, lo spettatore assiste ad uno show a 360 gradi. La conclusione che ho trovato, però, mi soddisfa solo in parte, perché l’universo Kraftwerk è sicuramente più lungimirante, vasto e ricco di sfumature rispetto alla mia mente. Una cosa l’ho capita: vengono dal cielo e si muovono su quella navicella che ci hanno mostrato sul maxi schermo.


Mi azzardo ad aggiungere una cosa: questo evento è sicuramente il più vincente tra quelli proposti da Rock in Roma, soprattutto per chi ama, in particolar modo, la ricercatezza artistica. E la scelta dei Kraftwerk è visuale, visionaria, a tratti asfissiante, riflessiva e misurata. I suoni determinano i colori, i colori determinano lo stato d’animo. Suoni e colori insieme fanno uno show da 10 e lode. Grazie a Rock in Roma. E Music non stop.

Di Daniele Salvatori

Setlist:

Numbers / Computer World
It’s More Fun to Compute / Home Computer
Computer Love
The Man-Machine
Spacelab
The Model
Neon Lights
Autobahn
Geiger Counter / Radioactivity
Electric Café
Tour de France / Prologue / Étape 1 / Chrono / Étape 2
Trans-Europe Express / Metal on Metal / Abzug
The Robots
Pocket Calculator / Dentaku

Aéro Dynamik
Planet of Visions
Boing Boom Tschak / Techno Pop / Musique Non Stop

Tre Allegri Ragazzi Morti & L. Leoni @Villa Ada 24-06-2019

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Una accoppiata imperdibile per un live indimenticabile: ecco come è andata la serata live di Villa Ada – Roma Incontra Il Mondo con protagonisti Lucio Leoni e Tre Allegri Ragazzi Morti!

Quale modo migliore per iniziare la settimana se non con un bel live? Magari un concerto con due nomi diversi ma entrambi imperdibile come
Lucio Leoni e Tre Allegri Ragazzi Morti ? Verrebbe da dire che il primo nome, gioca in casa, ma anche per il trio di Pordenone l’accoglienza del pubblico capitolino è ormai un rituale consolidato. Lucio Leoni ha aperto alla grande le danze, fornendo una performance ad alti livelli sia come cantante che come performer: non c’è stato canzone accompagnato dai suoi movimenti, dalla potenza della sua recitazione, dal trasporto con cui ha seguito il resto dei colleghi musicisti. Il Lupo Cattivo è più scatenato che mai…!!!

I Tre Allegri Ragazzi Morti salgono sul palco accompagnati dalla carica del loro nuovo bel disco: Sindacato dei Sogni. Citazione facile da cogliere per gli amanti dello psych rock che la dice lunga sulle influenze di questo lavoro. Toffolo saluta e ringrazia il pubblico numeroso e caloroso, mandando anche baci ai fan più piccoli della band, tenuti sulle spalle dei genitori! La performance del gruppo è impeccabile e trascinante come sempre e non manca di regalare alcuni dei pezzi più amati della repertorio della band, tra cui “Il Mondo Prima”  e la sempre cantata a squarciagola “Alle anime perse”. Vediamo allora le foto del nostro Manuel Aprile per rivivere questa bellissima serata di musica live!

MEDIMEX 2019: UNA SERA TRA ELEGANTE INTROSPEZIONE E ADRENALINA ELECTRO-WAVE

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L’edizione 2019 del Medimex avrà anche toccato l’apice di presenze durante i live di Liam Gallagher o Patti Smith, ma quella di venerdi 7 giugno è stata davvero una gran serata.

L’accoppiata in cartellone è davvero sublime: Cigarettes After Sex ed Editors. L’elegante introspezione dei primi e l’adrenalina dei secondi.

Ore 21 spaccate e sul palco appaiono come figure eteree i texani di El paso, essenziali fasci di luce bianca illuminano i musicisti e la soave voce di Greg Gonzales ammalia il pubblico per un’ora intesa. Dolcezza, eleganza e malinconia sono le caratteristiche di questa band che, al primo vero lavoro discografico, ha convinto critica e appassionati.

Il live proietta tutti in un’atmosfera magica, sul palco fa capolino una luna come disegnata da un bambino, il bambino che in ognuno di noi i Cigarettes tirano fuori quasi cullandolo. Unico neo di questo live tarantino è l’assenza del ledwall (che di solito accompagna il trio texano) e che avrebbe aumentato l’enfasi con le proiezioni alle quali ci hanno abituato. Minima l’interazione con il pubblico e il dono più prezioso è la meravigliosa Apocalypse con la quale i Cigarettes After Sex chiudono una setlist tirata d’un fiato.

Poco più di un quarto d’ora, nell’aria ancora c’è la scia romantica delle note della band di el Paso, e sul palco cala un gran telone dietro la backline dove è raffigurata l’immagine di copertina dell’ultimo disco degli Editors. La violenza comincia ad attaccare la dolcezza dell’ora precedente e lo fa proprio con quell’immagine dietro la batteria che è quasi presagio dell’impatto che travolgerà il pubblico di lì a poco.

Violence è infatti il brano con cui gli Editors scelgono di presentarsi. Luci rosse pulsanti e via.

Con il suo nuovo look da semi-capellone vestito di lino, Tom si conferma essere uno dei più grandi performer tra le nuove leve del rock.

Il concerto è un mix entusiasmante e rende onore all’eclettismo di questa band che ha saputo fondere nei suoi lavori discografici sonorità new wave, dark ed elettroniche. Intanto Blood e in seguito stranamente parte Papillon. Bizzarro che un pezzo cosi intenso venga proposto all’inizio, di solito è una delle mine finali dei loro live, ma come vedremo una ragione c’è.

La setlist procede incalzante con brani vecchi (la nera Munich, le rockettare Sugar, All Sparks e Ton Of Love) e brani recenti come la nuovissima Barricades. L’atmosfera poi si incupisce e diventa più introspettiva con Ocean Of Night e la meravigliosa No Harm che con i suoi bassi si fa sentire nello stomaco. Pausa…….fischi ed encore. Tocca ai pezzi forse più amati da ogni fan degli Editors, si riparte con Nothing.

Poi in Smokers Outside Hospital Room la voce di Tom Smith è quasi coperta dal coro del pubblico.

Tra gli applausi Tom lascia la chitarra e si siede al piano e parte quella che, a mio avviso, e uno dei veri capolavori della band di Stafford: The Racing Rats. Tripudio. Ora la risposta al quesito iniziale sul perché Papillon anziché chiudere il live è stata proposta all’inizio. Papillon è un pezzo devastante per coinvolgimento ma per congedarsi da Taranto gli Editors hanno in serbo una piacevole sorpresa. Un nuovo pezzo, un inedito ancora non pubblicato: Frankenstein.

Il brano è veramente assurdo per struttura e potenza, ha un incedere di strofe new wave intervallate da un ritornello pulsante e quasi dance.

Rimaniamo tutti colpiti dall’impatto reso ancora più “traumatizzante” dal bombardamento di luci che dal palco illuminano la piazza quasi come un astronave aliena. Finisce con un inchino e tanto sudore. Gli Editors credo siano indiscutibilmente una delle band più incisive dal vivo e rendono davvero onore a tutto quello che da un concerto ci si può e ci si deve attendere.

Setlist Editors:

Violence

Blood

Papillon

Hallelujah (so low)

Munich

Barricades

Sugar

An And Has A Start

Darkness At The Door

All Sparks

Nothingness

A Ton Of Love

Formaldehyde

Ocean Of Night

Magazine

No Harm

Encore:

Nothing

Smokers Outside The Hospital Doors

The Racing Rats

Frankenstein

MEDIMEX 2019: IL SUD CHE SI RILANCIA CON IL ROCK

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Ormai è passata una settimana dall’edizione 2019 del Medimex e nel tracciare un bilancio definitivo si può affermare con convinzione che la rassegna pugliese è da annoverarsi tra le manifestazioni di maggior interesse presenti in Italia.

I numeri resi noti in via ufficiale dall’organizzazione sono decisamente imponenti: 80000 presenze, 97% delle strutture ricettive prese d’assalto e un’utenza social di 2.608.571 persone raggiunte.

I dati assumono maggiore valenza considerando che Taranto, città meravigliosa e con un bellezza troppo poco pubblicizzata, non è proprio l’epicentro del circuito musicale….nè per eventi, né per infrastrutture.

Insomma un successo per un sud che cerca negli ultimi anni un rilancio che passa anche per la cultura, macro categoria in cui la musica e più precisamente il rock sta provando ad imporsi da qualche anno facendo della Puglia la sua roccaforte.

Quello che rende diverso il Medimex dai tanti festival musicali è la cospicua presenza nel cartellone di eventi tematici dedicati agli addetti del settore, dei numerosi workshop e degli interessantissimi “face to face” con artisti del circuito indipendente e non del panorama musicale italiano.

Apprezzabile è stata l‘affluenza per gli incontri d’autore. Piero Pelù, Motta, Mezzosangue e Frankie Hi Nrg nella sede dell’università hanno interagito con ragazzi e giornalisti guidati tra gli altri da un sempre piacevole Ernesto Assante.

L’aula magna dell’ateneo ha invece ospitato una vera e propria “confessione” della sacerdotessa del rock, quella Patti Smith che non si è risparmiata nel raccontare aneddoti e nel ripercorrere la sua vita da icona. Personaggio la Smith che ha fatto dell’Italia quasi una sua seconda patria, esternando il suo amore per la Toscana al quale dalla settimana scorsa sicuramente farà sponda il suo stupore per la scoperta della città pugliese, che ha esplorato nei sui stretti vicoli facendosi fotografare al fianco di pescatori del porticciolo.

A margine del suo intervento pomeridiano ha intonato insieme al pubblico dell’ateneo “Because the night” lanciando un monito all’industria e in favore delle cozze tarantine.

Insomma da quel ’79 al CBGB alle cozze tarantine è un bel salto mortale con avvitamento !!!

Sempre in ambito collaterale ho trovato molto interessanti i percorsi tematici con relative mostre fotografiche dedicati a Woodstock che compie 50 anni e a Jimi Hendrix. Mostre che resteranno aperte fino al 28 giugno.

Per quanto riguarda la musica in senso più stretto ovviamente il main stage ha ospitato i grandi concerti: la prima sera gli eleganti e introspettivi Cigarettes After Sex hanno preparato il campo agli Editors che dal vivo sono sempre una certezza, il giorno dopo è toccato a Liam Gallagher ed è difficile dire se va considerato un solista o un ex-Oasis dato che, nonostante un suo lavoro discografico apprezzabile, ha incentrato quasi l’intero show sui pezzi della sua ex band.

Il pubblico sembra aver apprezzato la setlist ma confesso che un po di contraddizione l’ho vista in questo suo criticare il passato ma usarlo come perno per i live.

La rassegna si è chiusa con Patti Smith che ha ammaliato un pubblico che forse corre ai suoi concerti più per celebrare il mito che per il live in se. Forse è davvero troppo lontana ormai la nostra dai tempi in cui segnava il passo e appare molto in flessione, ma si sa il tempo passa per tutti.

Infine cito con estremo piacere il market all’interno dei Giardini del Peripato. Già l’anno scorso ne avevo segnalato la logistica e la proposta, ma quest’anno i curatori lo hanno reso ancora più intrigante con live e dj set interessanti e una maggiore presenza di stand delle migliori etichette in circolazione in Europa.

L’appuntamento quindi è all’anno prossimo e in una nazione in cui i festival nascono e muoiono nel giro di poco, il Medimex sembra invece ampliarsi e darsi ogni anno nuovi orizzonti.

Il presidente della regione Puglia ha infatti annunciato che oltre a Taranto l’edizione 2020 farà visita anche alla città di Brindisi, occasione quindi per unire nuova musica a nuove meravigliose scoperte della nostra penisola.

Bobby Joe Long’s Friendship Party @La Fine 19-05-2019

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L’Oscura Combo Romana finalmente dal vivo anche a Roma… potevamo perderci un evento del genere?

Dopo la recente chiacchierata ai microfoni di Kaos Order a ridosso della pubblicazione del nuovo – clamoroso – “Semo Solo Scemi“, terzo atto della Trucilogia, Henry Bowers, Abacab Carcosa, Romolo Tremolo e Peter Spandau hanno regalato al pubblico de La Fine una serata live clamorosa. Ecco le nostre foto a raccontarvi quest’indimenticabile serata!

Foto di Alessio Belli

Setlist:

Dreaming Ambaradam
Bundytismo

#perlasovranitanazionale

Aka Lawrance D’Arabia
Sesso Con I Morti In Una Bara Piena De Topi
Glu Glu Glu
Mondo Scemo Impazzito
Charles Starkweather
Vojo sona’ l’arpa come Nerone mentre tutto brucia
Harry Angel
Siderale Bellezza Upper Class
1984
King Kong
Vortice de Totip
Magno Bevo e Tifo Roma
Allarme Pesci Palla

Dutch Nazari @MONK 03-05-2019

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Dopo i Sold Out delle prime date, Dutch Nazari torna sui palchi con “Tour europeo (in Italia)”, il tour di “Ce lo chiede l’Europa”, il nuovo album pubblicato il 16 Novembre per Undamento, prodotto da Sick et Simpliciter : ecco tutte le foto di Gian Marco Volponi!!!

Low @Auditorium Parco della Musica 08/04/2019

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Il leggendario trio di Duluth arriva a Roma per una data attesissima…

Senza esagerazioni, quello di ieri sera dei Low all’Auditorium Parco della Musica è stato uno dei concerti più attesi di questa prima parte del 2019. I motivi sono tanti, ma ne spiccano due in particolare: la fama del gruppo e il loro ultimo disco Double Negative. Se riguardo il primo punto c’è davvero poco da aggiungere, vista la grandezza della reputazione e della carriera del trio di Duluth, il loro ultimo lavoro in studio è stato qualcosa di letteralmente sconcertante. Double Negative è finito puntualmente in vetta a tutti i best di fine anno – all over the world – e in molti sono convinti che rappresenti una delle opere più importanti della storia della musica recente. Una ricostruzione-decostruzione totale, cruda, viscerale per un disco difficilmente classificabile che si pone come un’esperienza con rari paragoni. Detto ciò, concentriamoci sulla data romana di ieri.

Dopo la data di Padova, all’Hall e al Teatro Antoniano di Bologna eccoci nella Capitale, nella Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica. Alan Sparhawk e Steve Garrington, si piazzano ai lati della batterista Mimi Parker: sono “solo” in tre ma sul palco sembra ci sia un’orchestra. Un’ensemble oscuro, una musica proveniente dalla più totale oscurità del palco e dell’anima. Palco scarno, solo tre grossi pannelli illuminati ognuno dietro il corrispettivo musicista. Essenziale ma d’impatto. La musica del gruppo arriva diretta e potente, in tutta la sua devastante e magnifica bellezza. Il set della Parker è giocato tutto sui timpani, Sparhawk riesce a far sprigionare dalla sua chitarra ogni singola molecola da ogni nota. Ovviamente la scaletta è concentrata sull’ultimo disco, ma c’è spazio per graditissime scelte della opere passate. I Low hanno superato i labili confini dei genere e ridurli alla solita etichetta di “paladini dello slowcore” è vero quanto ormai riduttivo: basti vedere i 10 minuti di riverbero drone con cui la band devasta i timpani degli spettatori più suscettibili. Dopo i bis di “Laser Beam” e “Murderer” si chiudono due ore di musica pure, vera, indimenticabile. Grazie Low.

Setlist:

Quorum

Always Up

No Comprende

Plastic Cup

Holy Ghost

What Part of Me

Tempest

Do You Know How to Waltz?

Lazy

Dancing and Blood

Always Trying to Work It Out

Poor Sucker

Nothing but Heart

Especially Me

Lies

Fly

Disarray

Encore:

Laser Beam

Murderer

Pontiak @Largo Venue 11/03/2019

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Freschi di pubblicazione dell’ultimo album Dialectic of Ignorance, pubblicato a marzo da Thrill Jockey Records, I Pontiak arrivano in Italia per scatenata data live romana. Ecco le foto della serata!

Foto di Alessio Belli

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Wild Nothing / Malihini @MONK 08/03/2019

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A due anni dall’ultimo disco Life in Pause, ritorna il dream pop dei Wild Nothing con un nuovo album: #INDIGO. Il nuovo lavoro di Jack Tatum, uscito il 31 agosto per Captured Tracks, è stato anticipato dai due bellissimi singoli Letting Go e Partners In Motion. Ad aprire la serata, il release party di “Hopefully, Again” dei MALIHINI. Un doppio live indimenticabile: ecco le nostre foto!

Foto di Alessio Belli


Massimo Volume @ Auditorium, sala Petrassi 01/03/2019

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La sala Petrassi gremita. Da pochi giorni il concerto è sold out. I Massimo Volume presentano dal vivo il loro ultimo album “il Nuotatore”. Una band dopo tanti anni di culto per (quasi) addetti ai lavori, riceve in dono finalmente l’istituzionalità.

L’Auditorium, nel bene e nel male, rappresenta questa istituzione: un punto di arrivo che 27 anni fa sarebbe sembrato un sogno impossibile. Uno sdoganamento senza precedenti. Il giusto riconoscimento per chi ha contribuito alla storia del rock in lingua italiana.
Ma non tutto è filato per il verso giusto: l’attacco di “Litio” è penalizzato da una acustica non perfetta. La gente applaude. Qualcuno urla.

Emidio Clementi non sembra in serata: il primo “grazie” arriva dopo il quinto brano. Lui sa di non essere un cantante e le poche volte in cui in passato ci ha provato (vedere alla voce “Club Privè“) il risultato non è stato indimenticabile . Ma lui non è un cantante. Lui recita, declama, urla, parla.
E questo limite paradossalmente è stata la forza e la caratteristica fondante della band sin dagli esordi. Ma questa sera la sua voce risulta non ispiratissima anche nel recitato, come se non riuscisse nemmeno lui a trovare un equilibrio,nonostante il grande lavoro di Egle Sommacal alla chitarra e di Vittoria Burattini alla batteria, di cui il suono non uscirà mai chiaro e calibrato. La seconda chitarra di Sara Ardizzoni (a volte al basso)
è ancora in fase di rodaggio; fermo restando che sostituire un musicista come Stefano Pilia non è semplice per nessuno. Stesso discorso per i cori che non sono mai stati un punto forte dei Massimo Volume: questa sera sembrano fuori contesto. Ma sono soprattutto i silenzi a dominare la scena; con quei lunghi intervalli tra un brano e l’altro che penalizzano l’esibizione.

Un brano addirittura sarà interrotto per essere ricominciato
(“La ditta di acqua minerale“). Ma la gente applaude. Offre sostegno. I Massimo Volume non sono mai stati una band spettacolare, e in una sala del genere stasera è proprio lo spettacolo a mancare di più.
L’intimità che su disco sembra parlarti e trasportarti in situazioni quotidiane degne di poesia, qui non sempre si ricrea. E non bastano più i continui riferimenti letterari, perlopiù americani, a cui Clementi ci ha ormai abituati. Non basta scomodare filosofi, amici, madri, nonni e lanciarli in un afflato poetico che stasera non sembra raggiungere l’obiettivo prefissato. Serve altro. Ed Emidio lo sa. Per ora è solo una battuta a vuoto che capita ai migliori. La gente applaude, mentre il tram che ci riporta a casa chiude le porte.Bentornati Massimo Volume. Comunque sia, é così.

Testo: Camillo Milli

The Pineapple Thief ft. Gavin Harrison / ORk @Largo Venue 22/02/19

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Le congiunzioni astrali erano sicuramente allineate e il sold out era sicuramente nell’aria nella cornice del Largo Venue di Roma, una “Coltre Bianca” si è sollevata per abbracciare i numerosissimi accorsi a ciò che può essere definita come una delle migliori accoppiate musicali degli ultimi anni.

Uniti dalla stessa casa discografica e dallo stesso amore per le emozioni, ORk e The Pineapple Thief  cominciano questo sodalizio musicale da Roma, città che vede il primo show in assoluto della band inglese capitanata da Bruce Soord e Gavin Harrison sul suolo romano e, dal sold out che ne consegue, possiamo affermare che il sodalizio verrà  certamente riconfermato.

I primi a salire sul palco sono gli ORk, terzo concerto nella capitale dal retrogusto leggermente amaro per via della breve performance; certamente la data non li vedeva da headliner, ma la qualità della band viene espressa anche nei trentacinque minuti di show che permette ai fans sia di vecchia data che nuovi di assaporare le atmosfere della eclettica band, alternando brani dal primo album “Inflamed Rides” e “Pyre” a brani del nuovo lavoro “Ramagehead” (uscito proprio in concomitanza della data) tra cui i “Beyond Sight”“Kneel To Nothing” e “Black Blooms” che vede al posto del guest Serj Tankian, Carmelo Pipitone anche alle vesti di cantante e, diciamocelo, fa comunque la sua porca figura.

Verso le 22:10 arriva il momento degli inglesi “The Pineapple Thief” visibilmente contenti di poter finalmente suonare a Roma dopo vent’anni di onorata carriera. La band esegue maggiormente brani dal loro ultimo album “Dissolution” che vede quasi come protagonista Gavin Harrison alla batteria, strumento suonato nei brani non solo come base ritmica del tutto, ma anche come tappeto che sorregge le strutture armoniche e melodiche dei brani, quasi come se non fosse solo un pretesto ritmico, ma anche esageratamente melodico, caratteristica che ha permesso al sound della band di evolversi e di rimanere sempre innovativo. Le composizioni di Bruce Soord sono sempre molto cariche di emozioni e la band sembra quasi più valorizzata live che in studio da questa caratteristica, i continui crescendo e diminuendo di dinamiche permettono agli ascoltatori di entrare all’interno del vestito di ogni brano, danzando tra momenti più tristi e introspettivi, a momenti carichi di intensità e potenza.

Speriamo di rivedere presto entrambe le band live a Roma, perché ai giorni d’oggi c’è bisogno di emozionarsi con la musica e con due band del genere, il risultato è senza ombra di dubbio assicurato, un momento in cui per circa tre ore si è tutti più vicini emotivamente, uniti dal profondo legame che crea la loro musica; “The Pineapple Thief + ORk” it’s a perfect match!

  • Try as I Might
  • In Exile
  • Alone at Sea
  • Threatening War
  • Far Below
  • No Man’s Land
  • That Shore
  • Uncovering Your Tracks
  • Shed a Light
  • 3000 Days
  • Part Zero
  • White Mist
  • Nothing at Best

Encore:

  • Not Naming Any Names
  • The Final Thing on My Mind
  • Snowdrops

 

Cloud Nothings @Monk Club 15/02/2019

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Ritmo, frenesia, e – perchè no – pogo: il Monk ci offre un venerdì sera all’insegna dell’energia debordante dei Cloud Nothings, aperti alla grande dai  B.M.C. Big Mountain County

La band di Cleveland, creatura nata dalle turbe e dal genio del 28enne Dylan Baldi, irrompe sul palco vomitando rabbia e mettendo l’accento su quel senso di urgenza adolescenziale. E’ proprio questo punk-hardcore ribelle e urlato che caratterizza le tracce di Last Building Burning, ultimo lavoro della band, protagonista della prima metà del concerto. L’apertura garibaldina con Leave Him Now è il manifesto delle intenzioni bellicose della band, che si sublimano nella voce gracchiata e sofferta di Dylan nella splendida The Echo of the World. La complessità dei Cloud Nothings la si evince d’altro canto nella catartica Dissolution, pezzo lungo oltre10 minuti durante il quale la band pare prendersi una pausa per poi prodigarsi in un crescendo hardcore potentissimo. Il clima in sala è, manco a dirlo, elettrico, e il pubblico partecipa con trasporto anche quando entrano in gioco gli album precedenti a Last Building Burning.

La seconda parte del concerto decolla con le schitarrate più marcate di Now Hear In, e con la batteria di Jason Gerycz che si fa sempre più pesante quando si attinge dal magnifico Here and Nowhere Else, album del 2014 e prima grande conferma del valore di questo gruppo dopo l’esplosione del 2012 con Attack Memory. Da quest’ultimo e da Life Without Sound si riscontrano sonorità più leggere e melodie apparentemente spensierate, orecchiabili (come in Enter Entirely). Ma la voglia di sperimentare e provare qualcosa di diverso fa sì che si creino diamanti grezzi come quello rappresentato da Wasted Days, inno dalle sfumature noise e grunge di Attack Memory, e degno finale di un concerto che – credetemi – vola via in un batter d’occhio, tanta è la carica emotiva che scorre nell’aria.

Testo / Paolo Sinacore

Foto / Alessio Belli

Preoccupations @Monk Club 08/02/2019

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Tra i grandi classici di una serata tipo a Roma Est, l’attesa al di fuori della sala concerti del Monk permette sempre di perdersi fra piacevoli chiacchierate e gustosi cocktail, con simpatiche variabili: come venerdì 8 febbraio, ad esempio, quando nell’altra sala avremmo potuto approfittare e goderci il Festival di Sanremo. Offerta allettante, ma declinata: preferiamo aspettare le 23:30 e goderci un tipo di spettacolo, dal punto di vista musicale, diametralmente opposto.

I Preoccupations, nelle lore mise semplici e scaciate, tipiche del genere che rappresentano, affrontano il palco con apparente nonchalance e prepotenza, peculiarità delle tracce di Viet Cong, album d’esordio del 2015 e – all’epoca – nome del gruppo. L’apertura con Newspaper Spoons e la magnifica Continental Shelf mette subito in risalto la voce di Matt Flegels, che si trascina sofferta e graffiante, adagiandosi su un tappeto di schitarrate feroci. Nella parte centrale del concerto spiccano i pezzi dell’ultimo lavoro, New Material, dai tratti senza dubbio meno spigolosi dei loro esordi, con l’uso sempre più massiccio di tastiere e synth da parte di Daniel Christansen e soprattutto di Scott Munro.

In tal senso palese è lo stacco fra Disarray, in cui le sonorità degli Interpol sembrano prendere il sopravvento, rispetto alla successiva Bunker Buster, più urlata e ritmata, manifesto di un post punk più essenziale stile anni ’80. Memory è un pò l’inno del loro album di mezzo (Preoccupations), e spiana la strada per il gran finale sulle note di Death, traccia fiume (oltre 11 minuti) di Viet Cong, che ci accompagna idealmente all’uscita mentre lo scatenato Mike Wallace, indemoniato batterista, si abbandona al ritmo tanto ripetitivo quanto incessante da lui stesso imposto.

Ritroviamo Mike pochi minuti dopo al tavolo del merchandising, sempre a torso nudo, simbolo di quell’approccio disinteressato che distingue da sempre la band canadese. Al netto dei cambiamenti di nome e di stile, i Preoccupations restano una delle novità più interessanti degli ultimi cinque anni.

Testo / Paolo Sinacore

Foto / Alessio Belli

Tracklist

Newspaper Spoons

Continental Shelf

Espionage

Silhouettes

Antidote

Decompose

Zodiac

Disarray

Bunker Buster

Memory

March of Progress

Death

 

 

Kiko Loureiro Live @Crossroads: “La chitarra è più viva che mai”

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Come precedentemente affermato nella nostra intervista pubblicata qualche giorno fa, Kiko Loureiro sta continuando a mantenere l’importanza della chitarra ai livelli massimi e nel live al Crossroads di una settimana fa ne abbiamo nuovamente avuto prova.

Lo show vede esibirsi il chitarrista brasiliano, accompagnato da Bruno Valverde e Felipe Andreoli, ormai ex compagni degli Angra, eseguendo brani che oscillano dalla fusion ispirata dalla tradizione latina fino allo shred pure, senza tralasciare la chicca “Conquer Or Die” tratta dall’ultimo album dei Megadeth “Dystopia”. Il trio esegue brani tratti maggiormente dagli album “No Gravity”, “Universo Inverso”, “Sounds Of Innocence” di Kiko Loureiro, alternando a brani più fusion come “Pau De Arara” e “Camino A Casa” lo shred di “El Guajiro”, “Grey Stone Gateway” e l’inaspettata “Angels and Demons” tratta da Temple Of Shadows degli Angra. Il Crossroads Live Club è stracolmo, tavoli affollati e tanta gente in piedi segue attentamente la performance dei tre brasiliani, partecipando anche ad un momento di sola chitarra battendo le mani a ritmo di Baião (stile musicale tradizionale brasiliano). Kiko dimostra anche umanamente come all’estero la maggior parte dei musicisti di successo rimanga umile, prendendosi a cuore i fans, presentandosi al merch booth per foto, autografi e chiacchiere; il suo show dimostra come la chitarra sia ancora viva e pronta alla ribalta, andando contro a ciò che ultimamente anche le riviste scrivono e pensano.

Setlist:

  1. Pau de Arara
  2. Reflective
  3. Escaping
  4. Graystone gateway
  5. No Gravity
  6. El Guajiro
  7. Feijão de corda
  8. Camino a casa
  9. The Hymn
  10. Conquer or die (Megadeth song)
  11. Angels and Demons
  12. Ray of Life
  13. Dilemma
  14. Enfermo

The Castaway @MONK 18/01/2019

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Dopo aver suonato in tutta Italia, arriva al MONK Roma The Castaway per consegnarsi in un live profondo e confidenziale: ecco le foto di Francesca Romana Abbonato.

 

Anticipato dai brani “Help me” e “White Doves”, a Gennaio esce “White Doves”, l’album di esordio di The Castaway, il cantautore romano che guarda al folk di stampo nord americano.

 

Novembre, Les Discrets, Klimt 1918, Seventh Genocide @Traffic Live 15/12/18

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Non sempre si creano le condizioni adatte a definire una serata perfetta, ma quanto avvenuto al Traffic Live ha quasi dell’incredibile; l’unione di Novembre, Les Discrets, Klimt 1918 e Seventh Genocide ha creato un’atmosfera quasi surreale, dove tutto il pubblico presente sembrava impietrito dalla carica emotiva che ha inevitabilmente colpito tutti.

I primi a calcare il palco sono i giovani Seventh Genocide, una band che da un paio di anni gravita intorno al giro Death/Black Metal e che risulta sempre più coesa e piena di idee fresche, le influenze sono facilmente intellegibili, ma i giovani blackster continuano ad essere sempre più naturali in ciò che compongono e lo dimostra il nuovo EP pubblicato da pochi mesi, “Seventh”; siamo certi che col passare del tempo il loro sound diverrà ancor più importante rendendo sempre più perfetti i loro già solidissimi live.

Come sicuramente saprete, non è la prima volta che noi di Radio Kaos Italy assistiamo ad un concerto dei Klimt 1918 e sapete quanto siamo legati alla formazione romana. Dopo la data sempre qui al Traffic condivisa con DivenereEn Declin del 29 settembre, eccoci ancora sottopalco pronti ad imbatterci per l’ennesima volta contro il muro del suono del gruppo capitolino… e come da copione anche questa volta non siamo rimasti delusi! Il set concentrato di questa serata ha creato un’ora di massima compressione emotiva e sonora, proveniente quasi tutta dal gigantesco Sentimentale Jugend, a cui sono state aggiunte preziosi citazioni dal glorioso passato come “Snow of ’85” tratta Dopoguerra. Ennesima esibizione da brividi per una band che non necessita di ulteriori elogi.

Dopo i Klimt è difficile, per qualsiasi band, mantenere le alte aspettative, ma i francesi Les Discrets portano le loro ambientazioni bucoliche francesi e il loro sound granitico sul palco. La scaletta ci porta più classici del passato con brani da “Ariettes Oublièes” e “Septembre et Ses Dernières Pensèes” con la sola “Le Reproche” dall’ultimo lavoro della band “Prédateurs” pubblicato lo scorso anno. Da sempre i francesi puntano alle emozioni nella loro musica, puntando sulla lingua natia che nel metal sembrerebbe cozzare, ma grazie alle loro melodie riescono a innalzare il mood cupo della serata portando con sé quella malinconia tipica dell’arte francese; una band che live mantiene le alte performance registrate in studio, il perfetto connubio tra la potenza emotiva e sonora.

In una serata in cui gli headliner erano praticamente in tre, arriva il momento dei Novembre che, eseguendo brani principalmente da “Classica” e “Novembrine Waltz”, riportano indietro i tantissimi fans accorsi, magari proprio volenterosi di ricordare emozioni passate. La prestazione live è ai massimi storici, Carmelo Orlando in una forma (sia fisica che vocale) invidiabile da qualsiasi cantante, forse la prestazione migliore da anni. La nuova band dopo due anni di tour e live è sempre più affiatata e la granitica performance non delude le aspettative; la scelta di eseguire brani poco suonati come “Flower” e “Onirica East” sorprende e rende felici i tanti presenti. Aspettiamo tutti un nuovo lavoro dopo il bellissimo “Ursa”, perché questa perfezione live farebbe emozionare chiunque, riuscendo ad unire la modernità dei suoni alla poesia di album come “Arte Novecento”, “Classica” e “Novembrine Waltz”.

Da tanto tempo si aspettava un concerto così carico di emozioni, una serata di grande musica all’insegna (per 3/4) di band italiane che all’estero ci invidiano da sempre e che qui spesso quasi vengono messe in secondo piano, concerti del genere ricreano e rendono stabile la scena musicale italiana che da tanti è poco considerata, ma che non è seconda a nessuno per importanza.

Testo: Giuseppe Negri

Foto: Alessio Belli

Ryoji Ikeda • Eklekto // music for percussion

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Uno spettacolo lontano dall’immaginario che ci ha fatto conoscere e apprezzare Ryoji Ikeda, pioniere della musica astratta e tra i maggiori esponenti della computer music contemporanea.

Nella prima italiana di “Music for Percussion”, in collaborazione con Eklekto, (gruppo di percussionisti nato a Ginevra nel 1974), Ikeda esplora un nuovo ambito musicale, abbandonando visual e elettronica per lasciare spazio alla sola purezza del suono fatta di composizioni minimaliste per corpo, triangoli, piatti, crotales e metalli.

Foto di Elisa Scapicchio

Nothing @Largo Venue 25/11/2018

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Il loro nuovo Dance On The Blacktop si è imposto – come da copione – come uno dei dischi dell’anno, così non vedevamo l’ora di farci sommergere dalle chitarre e il muro sonoro dei Nothig. Un concerto clamoroso, raccontato dalle foto di Alessio Belli.

 

Mudhoney @Largo Venue 22/11/2018

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I padrini del grunge sono passati per la Capitale, regalando al pubblico romano due ore di rock scatenato! Ecco le foto della nostra Francesca Romana Abbonato a raccontarvi questo live storico!

Lydia Lunch’s Big Sexy Noise @Wishlist Club, Roma 17/11/2018

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Una leggenda della musica sul palco del Wishlist Club di Roma: il racconto dello scatenato live di Lydia Lunch e i suoi Big Sexy Noise!

Ora, lungi da noi scrivere l’ennesimo articolo in cui si celebra – più che giustamente – la figura di culto di Lydia Lunch. Dai primi passi a fine anni ’70 con i Teenage Jesus And Jerks e Beirut Slump, passando per una prestigiosa e mai banale carriera solista in cui non sono mancate le prestigiose collaborazioni e le invasioni in altri campi (cinema e scrittura), Miss Koch è riuscita nell’ardua impresa di sopravvivere artisticamente alla stagione del punk/wave  erigendosi a figura di culto dell’underground più estremo e depravato. In tutte queste derive artistiche, spicca il suo progetto Big Sexy Noise in cui l’artista – accompagnata dai Gallon Drunk – da sfogo alla sua inesauribile anima rock-noise. Ma come dicevamo all’inizio: questo articolo ha un altro fine. Quello di confermare – qualora ce ne fosse bisogno – che Lydia Lunch dal vivo è più scatenata che mai.

L’inguaribile ribelle dark sale sul palco passate le 23:00, con fidata bottiglia di vino bianco al seguito. Un caloroso applauso la accoglie e viste le dimensioni del locale, il calore e l’affetto del pubblico riesci a farsi quasi concreto. Ian White si posiziona dietro i piatti e James Johnston – dopo qualche “aggiustamento” all’amplificazione – è pronto a inondare il pubblico con la sua furia chitarristica.

Il carisma e la mimica della Lunch sono ancora magnetici e la sua performance vocale non sfigura mai, fondendosi al muro di distorsioni e riff dei musicisti. Dopo aver riempito il calice, la Lunch terminata ogni esecuzione, si concede a parecchi scambi con i presenti: da un malcapitato fotografo sotto palco ad alcune fan euforiche a qualche metro da lei.

Canzone dopo canzone, boato dopo boato, questo live ci ricorda – anzi, ci conferma – che una delle poche vere figure di culto femminili del rock (e non solo) è più viva che mai. Come queste foto dimostrano chiaramente…

Foto di Francesca Romana Abbonato

Testo di Alessio Belli

[Kaos Live Report] Nanowar Of Steel @Largo Venue 17/11

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Da due anni non si vedevano dal vivo i guerrieri dell’acciaio inox su suolo romano e Venerdì 17 Novembre, i Nanowar Of Steel hanno fatto finalmente ritorno a Roma presso il Largo Venue con un trionfale live; la serata ha visto sul palco anche due band in apertura, i siciliani “Ricercados” e i “Run Chicken Run”.

I primi a salire sono stati i banditi ricercati del rock che con testi impegnati e del sano rock italiano rendono partecipe il pubblico del Largo, preparandosi ad un tour che li porterà oltre che in giro per l’Italia, anche in Europa con date in Romania, Austria ecc dove porteranno il sound di quel rock italiano alla Litfiba che da un pò di tempo scarseggia nei locali. Dai testi impegnati e sound italiano ci spostiamo verso i Run Chicken Run, band marchigiana che unisce presenza scenica, sound granitico e altissima capacità di coinvolgere il pubblico creando il loro personalissimo sound e stage presence; una piacevolissima sorpresa capace di caricare al meglio i numerosi presenti, coinvolgendoli sia scendendo dal palco e continuando a suonare in mezzo a loro, sia offrendo da bere ai fortunati delle prime file, mentre il loro rock continuava a scorrere.

Veloce stage change e si da inizio al live dei Nanowar Of Steel, portatori di ilarità e heavy metal che per un’ora e mezza rilasciano sfuriate e battute sul palco, ricevendo cori dai fans che erano pronti a tutto pur di rivederli dopo due anni di assenza su Roma. La band ha eseguito brani del nuovo album “Stairway To Valhalla” insieme ai cavalli di battaglia storici,(nota super positiva il cameo di Marco Palazzi dei Sailing To Nowhere vestito da guerriero per l’inno di “Feudalesimo e Libertà”) riportando dopo tempo anche un classico che, come nel caso di chi vi sta narrando il concerto, ha fatto innamorare gli ascoltatori di questa band; il brano in questione è stato “Master Of Pizza” (c’è davvero bisogno di svelarvi il brano a cui si ispira?) che fa da perfetto collante al tanto acclamato inno d’amore a Giorgio Mastrota, con tanto di messaggio vocale al diretto interessato mandatogli dal chitarrista Abdul a fine concerto con le urla dei fans che avevano riempito il Largo Venue.

Se siete quei fans “defenders” del heavy metal, beh vi consiglio di rilassare i muscoli del corpo e accettare che il metal non debba per forza essere sempre serio, sempre impegnato, sempre pronto a parlare del male ecc ecc il metal può essere anche divertimento, cazzeggio e voglia di farsi quattro risate tutti insieme senza parlare male dei vari sottogeneri. I Nanowar Of Steel sono il perfetto esempio di come dei musicisti bravissimi possano creare non solo musica spettacolare, ma anche far ridere, che al giorno d’oggi sembra sempre più difficile, chapeau “Cacciatori della Notte”.

[Kaos Report/Interview] Carmelo Pipitone @Na Cosetta

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“Il mio santo non piange i morti, ma ride dei vivi”, basterebbe questa frase per descrivere il nuovo lavoro, primo da solista, di Carmelo Pipitone, storica chitarra e mente dei Marta Sui Tubi, OrK e Dunk.

Venerdì 16 Novembre, presso la cornice del ‘Na Cosetta, è stato eseguito “Cornucopia”, un album acustico che urla il carattere e lo stile forte di Carmelo Pipitone, accompagnato live alle tastiere, cori e suoni vari da Nicolas Roncea che ha riempito a dovere il sound del chitarrista siciliano.

La formula vincente del ‘Na Cosetta permette ai fans e ascoltatori un contatto stretto e ravvicinato con i musicisti, creando quella comprensione e complicità che da sempre invoglia i musicisti a dare il meglio, cosa che è avvenuta durante il live di Venerdì, dove Carmelo e Nicolas hanno eseguito brani da Cornucopia, dal progetto solista Roncea e delle cover d’eccezione di Tom Waits e Kyuss, con una resa sonora ineccepibile; raramente un live acustico può dare l’illusione di completezza e sicuramente la perfomance di Pipitone ha colpito nel segno, regalando un’ora di vera musica a chiunque fosse presente al ‘Na Cosetta, regalando nel bis anche una chicca dei Marta sui Tubi, “31 Lune”.

Qui sotto troverete l’intervista fatta prima del live, dove “Cornucopia” e la visione della musica di Carmelo Pipitone si uniscono a delle considerazioni personali sul mondo e sulla vita.

[Kaos Live Report] Dunk @ Largo Venue 18/10/18

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Cosa si ottiene se si unisce Verdena, Marta Sui Tubi, Marlene Kuntz e i fratelli Giuradei? La nuova vita dei Dunk, supergruppo (con la super voglia di suonare) che definire meramente indie diventa quasi un insulto. In una quasi primaverile serata di Ottobre, i Dunk hanno regalato quella libertà musicale di cui il pubblico necessita, d’altronde quando unisci cinque amici e li fai suonare ciò che vogliono, butteranno giù ogni muro possibile divertendosi come pochi. 

L’apertura di serata è affidata alla giovane cantautrice Maria Faiola, che in venti minuti riesce a intrattenere il pubblico del Largo sapendo egregiamente coinvolgere con un carattere forte e una grande capacità vocale, certamente ne sentiremo parlare; band d’apertura Kreky & The Asteroids che s’ispirano ai Marta Sui Tubi e si sente benissimo nelle intenzioni musicali, arricchite da un Hammond vero sul palco che raramente ci capita di incontrare dal vivo. Il loro show comincia con due brani molto in stile Oasis, per poi regalarci delle vere perle unendo quel british rock incazzato al blues, una piacevole scoperta di serata che speriamo presto di rivedere dal vivo.

-“Questa è una cosa talmente libera e senza paletti che è come l’acqua fresca quando d’estate ci sono 45 gradi.”- diceva Carmelo Pipitone tempo fa in un’intervista e vista la performance live non può essere che assoluta verità, genialità, divertimento, intesa e voglia di esprimersi che in un’ora circa di live, dimostrano quanto questo gruppo di amici può fare qualsiasi cosa sul palco. La carica dei Dunk travolge tutti e i testi e melodie del “saggio” Ettore Giuradei accompagnato dal “Ray Manzarek” bergamasco e fratello Marco, formano insieme quel collante che tiene unita la psichedelia della sezione Pipitone/Ferrari/Tesio che come primo obiettivo ha quello di divertirsi e far divertire e, senza ombra di dubbio, ci sono riusciti in pieno.

[Kaos Report + Interview] Organized Chaos, Lechuga & guests @Traffic Live 09/10/18

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Martedì 9 Ottobre il Traffic Live Club ha ospitato due band internazionali di altissima caratura, Organized Chaos e Lechuga, spalleggiati dai romani Garden of Delights e Drakens Orden. La serata, pur segnata da un acquazzone, ha visto una discreta presenza di pubblico e le band si sono avvicendate sul palco con la voglia di regalare le loro migliori performance, cominciando dalla band melodic death metal Drakens Orden. Caricati dall’antico Ordine del Drago la band ci propone degli inediti di carattere e scalda per bene l’atmosfera distaccandosi dal filone Prog/Djent odierno e prendendo spunto da band come Amon Amarth e Insomnium, una band che ha le idee ben chiare e di cui certamente sentiremo parlare in futuro. Prima band headliner e si va con i cileni Lechuga capitanati da Benjamin Lechuga alla chitarra e sorretti da Felipe Cortès e  Marcos Sanchez proponendo brani inediti strumentali ricchi di tecnicismi e groove sudamericano in grandi quantità; la stessa band sorreggerà Vladimir Lalic e David Maxim Micic eseguendo i brani degli attesissimi Organized Chaos. La band ci propone brani dal nuovo album “Divulgence” uscito un anno fa e, soprattutto, un nuovo brano che nelle prossime settimane verrà rilasciato online, “Big Boy” anteprima italiana regalataci in vista di un nuovo EP. Di seguito l’intervista di Giuseppe Negri di Heavy Time vi porterà a conoscere meglio gli Organized Chaos, che speriamo di rivedere live molto presto! A chiuedere la serata i Garden of Delights con il loro Prog/Djent, i brani eseguiti sono Garden of Delights, Birth of chaos, Retaliation e la cover dei TesseracT “Phoenix”
i primi brani sono le prime due parti di una suite di 3 brani e parlano principalmente del rapporto tra la nascita dell’uomo e la musica prendendo come visione il dipinto di Bosch, mentreRetaliation” parla di un uomo che ha vissuto la sua vita dicendo bugie, finché la vita sotto forma di donna non gli fa pagare il conto trascinandolo in un profondo stato di solitudine e depressione.

Gallery completa a cura di Ilaria Toscano qui.


Ariano Folkfestival 2018: un’altra edizione indimenticabile!

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Ci fischiano ancora le orecchie: per la musica (bellissima) che abbia ascoltato in questi giorni all’Ariano Folkfestival , per le interviste con gli artisti, per le chiacchiere e le risate scambiate con lo staff e tutti i presenti.

Oramai per noi di Radio Kaos Italy l’Ariano Folkfestival è uno degli appuntamenti fissi più belli della nostra annata radiofonica e anche questa volta mentre scriviamo questo post c’è un pò di tristezza per la fine, ma tanta felicità per aver presto parte a questi giorni indimenticabili. Qui trovate le nostre foto e i nostri podcast e video con tutti i live e le interviste: giusto per non soffrire subito d’astinenza! Al prossimo anno!

 

 

 

[Kaos Live Report] Siren Fest 2018: la magia continua

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L’estate corre in fretta e con essa ogni evento sembra iniziare e finire in un vortice di emozioni che spesso non si fa in tempo ad assaporare. Solo dopo qualche giorno con la razionalità e il distacco si riesce a fare un’analisi complessiva. Il Siren Festival rientra nell’elenco delle cose belle da vivere per gli appassionati di musica nella nostra penisola.

Quinta edizione per una realtà che ogni anno muta la propria pelle in un crescita esponenziale per proposta musicale e profilo internazionale in un Paese in cui la vera vittoria spesso è la continuità dei progetti. Credo proprio sia questa la più grande virtù di questo festival che in 5 anni ha creato, aiutato anche dalla bellezza di Vasto, un’oasi felice a cui tornare con cadenza fissa. Dal punto di vista quantitativo questa edizione è stata probabilmente la più ricca e descrivere dettagliatamente gli oltre 30 live è impresa ardua in poche righe. Non è mancata ovviamente la qualità, ma proviamo ora a dare cronaca di quanto visto in questo piacevole week-end.

DAY 1

Arrivo a Vasto nel primo pomeriggio e il mio primo contatto con il festival è la performance dei The Rainband sul palchetto del Siren Beach. Il sole scotta e il live è un po’ ristretto nella sua durata, tuttavia il brit-style di questa band è piacevole e scanzonato. Buona la prima. Si avvicina il tramonto e mi dirigo nel centro storico della cittadina. Verso le 19:30 nella bella cornice dei Giardini di Palazzo d’Avalois aspettiamo sul prato verde l’esibizione di Neil Halstead, cantautore inglese noto come fondatore di Slowdive e Mojave 3. Accanto all’attività in gruppo intraprende una carriera da solista che lo porta ad incidere 3 album da solista. Nella sua esibizione al Siren propone quasi interamente il suo ultimo lavoro ormai datato 2012. Voce limpida e chitarra acustica rimandano alla bellezza del folk inglese degli anni d’oro e a tratti viene da pensare a Nick Drake. Pausa sigaretta ed è la volta di Ryley Walker. Dico subito che per me questo era uno dei live più attesi in programma, ma con rammarico devo ammettere la mia delusione. Il cantautore di Chicago sale sul palco con un trascurabile outfit, ma questo ovviamente non è indicativo. Walker ha all’attivo due dischi meravigliosi, a prima impressione mi pare ubriaco e farnetica cose senza molto senso, capisco poi che più che alticcio sembra svogliato quasi snob. Suona da dio, per carità, ma nel suo live manca quell’intensità che davo per scontata. Insomma delusione ma riconosco che le mie aspettative in lui erano davvero molto alte.

Ore 21: la meraviglia. Main stage in Piazza del Popolo…..Slowdive.

Palco minimalista senza la scenografia che ha caratterizzato il tour, al centro una tastiera con un cigno nero in gomma. Fumo, tanto fumo e sul nero che domina scena e abiti della band appare in rosso Rachel Goswell come una dea del lago. La forma fisica non è più quella di una volta ma la voce è quella ammaliante di sempre, una voce che per troppi anni è mancata. 21 anni infatti erano passati prima di “Slowdive”, lavoro discografico con cui sono ritornati nel 2017. Si parte con “Slomo”, brano evocativo ed etereo che dà solennità perfino all’eclissi lunare in corso in questo venerdì sera. Un’ora e mezza che rapisce e si chiude con la meravigliosa Golden Hair (cover di Syd Barret). La mia conclusione in poche parole è che puoi apprezzare gli Slowdive quanto vuoi ma sarà sempre poco fino a quando non vedrai un loro live. Dopo un breve ritorno alla realtà, giusto il tempo di raggiungere il cortile del Palazzo d’Avalos, i Lali Puna accendono le loro macchine. Il duo tedesco fonde bene beat avvolgenti e un vocale delicato e malinconico. Atmosfera di sicuro impatto. All’appello sotto la voce Italia risponde la presenza di Cosmo. Che il Cosmotronic tour stia sbancando in ogni sua data, che i suoi concerti siano coinvolgenti e anche visivamente accattivanti sono dati incontestabili, ma per quanto mi riguarda non sono annoverabile tra i suoi fans e dopo gli Slowdive la mia serata va avanti sulla scia delle emozioni lasciatemi dalla band inglese. A chiudere la serata i live set di Mouse On Mars, che picchiano davvero forte con la loro techno farcita di kraurock, e quello più danzerccio dei 2manydjs che si spingono quasi fino all’alba.

DAY 2

Breve capatina in spiaggia, facce stanche e poca forza nelle bracciate, capisci subito chi la notte prima ha tirato fino a tardi. Ci si rigenera tra mare e drink analcolici e ci si proietta al pomeriggio.

Dalle 13:00 alle 18:30 live al Siren Beach. Al tramonto invece nel centro storico simpatico live dei Vanarin, progetto bergamasco dai caratteri funk e melodie pop che introducono la seconda serata del Siren. Si comincia a fare sul serio quando sul main stage arriva Colapesce, che della scena indie italiana è sicuramente un dei massimi esponenti. La setlist un po’ ridimensionata pesca soprattutto nell’ultimo album “Infedele”, il live è curato in ogni suo dettaglio sia nella scenografia che nell’abbigliamento. L’apice di questa serata e probabilmente dell’intero festival è stata secondo me l esibizione dei dEUS. Non li vedevo dal vivo dal secolo scorso e devo dire che l’energia è sempre la stessa. Tom Barman sul palco è davvero a suo agio e la qualità della band è davvero sublime sia su disco che nei live. Impatto sonoro preciso e potente. Anche la setlist è perfetta, cosa non scontata quando alle spalle hai una carriera lunghissima. Pezzi datati intervallati da pezzi più recenti ma sulle note di “Constant Now” io tocco il cielo.

Questa seconda serata è decisamente rock, più fisica, è più istintiva della precedente, dopo i dEUS tocca ai Bud Spencer Blues Explosion. Adriano Viterbini è uno dei migliori chitarristi italiani e per poco più di un’ora si scatena sul palco facendo urlare e stridere le sei corde con un energia invidiabile e virtuosismi vorticosi. Una decisa e convinta conferma per una delle band italiane più interessanti.

Ore 00:15 tutti in Piazza del Popolo. Sul palco c’è la storia. Ci sono i P.I.L. C’è soprattutto Jhonny, il marcio bad boy, giovane chierichetto dei Sex Pistols che nel ’78 è diventato uno dei sacerdoti della new wave. Ragazzi miei ho visto molti concerti ma la potenza del muro di suono creato dai P.I.L. è stato qualcosa di sconvolgente. Il basso tirava pugni forti in petto e vibravano anche le cartilagini di orecchie e naso. Impressionante. Certo Johnny celebra la sua liturgia new wave acconciato con panciotto e camicia nera ma non si scappa dalle proprie origini e il punk ritorna a ogni fine brano quando, dando le spalle al pubblico, sorseggia whisky, fa gargarismi e sputa tutto sul palco. Johnny il marcio è sempre lui anche con panciotto e occhiali da signore di mezza età. Ti chiedi come possa un uomo così e con quel curriculum essere ancora vivo, lui invece vivo lo è davvero e la sua voce è imponente, certo si lamenta del caldo italiano ma sudando all’inverosimile canta da dio. Il pubblico è impressionato, gli urla contro. Verso la fine mitragliata di energia con This Is Not A Love Song e Rise in sequenza e lì percepisci l’incombenza della storia. Anche questa seconda giornata si chiude con le danze. Ivreatronic, collettivo fondato da Cosmo di cui lui stesso fa parte, accompagna tutti fino all’alba in un clubbing all’aria aperta. Unica nota dolente è stato il forfait dei Toy, band britannica vittima dello sciopero dei voli Ryanair.

DAY 3

Finiscono tutte le cose, finisce anche questa quinta edizione del Siren Festival. La chiusura, con tradizione consolidata, è affidata al concerto della domenica nella suggestiva location della Cattedrale di San Giuseppe. La fila per l’ingresso comincia alle 12:30 e va bel oltre l’orario programmato visto il ritardo con cui si spalancano le porte della chiesa al pubblico che come pellegrini attende sotto il sole. Finalmente si entra e come nelle migliori celebrazioni religiose Nic Cester e la sua band entrano percorrendo la navata della cattedrale. “Sono felice di essere qui perché mia madre mi diceva spesso che assomigliavo a Gesù Cristo” . Esordisce cosi il buon Nic con un italiano impeccabile e parte con i brani di “Sugar Rush”, suo meraviglioso primo album da solista, datato 2017.Il concerto è intenso. Soul e blues mixati egregiamente e profilo vintage autentico.A far da contorno certo c’è anche una band di musicisti superlativi tra cui Adriano Viterbini e Sergio Carnevale dei Bluvertigo.

Finisce così, nel migliore dei modi e con un bilancio decisamente positivo anche questo 5 anno.

Si ritorna tutti a casa aspettando il prossimo luglio.

Di Antonio Cammisa

[Kaos Live Report] Little Steven and the Disciples of Soul@Villa Ada Roma Incontra Il Mondo 17/07/2018

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Musicista, attore, speaker radiofonico: Steven Van Zandt aka Little Steven è soprattutto una persona votata anima e corpo alla causa del rock e il concerto romano di Villa Ada ce lo ho dimostrato ancora una volta!

Quando si parla di un live di Bruce Springsteen la prima cosa a cui si pensa è la durata dallo show: è nella storia del rock la capacità del Boss di abbattere concerto dopo concerto i record di durata. Ora, pensate che il suo fidato chitarrista della E Street Band Steve Van Zandt aka Little Steven sia da meno? Ovviamente no! Il musicista infatti è salito sul palco del Villa Ada Roma Incontra Il Mondo qualche minuto prima delle dieci – e senza un attimo di pausa!!! – non ha abbandonato il palco prima di mezzanotte e mezza! Fatevi due conti, sopratutto nell’ottica dell’età non proprio giovanissima di Little Steven. Ma si sà, queste personaggio vivono di musica e lo dimostrano ogni volta concedendosi senza risparmiare una goccia di passione ed energia.

Little Steven una volta sul palco viene accolto dal boato e il calore del pubblico presente (che non manca di salutarlo spesso con il nome di Silvio, riferendosi al suo personaggio leggendario nella serie delle serie, ovvero i Soprano) e stessi applausi vanno ai suoi Disciples of Soul. Tra le sezione di fiati, percussioni, tastiere, chiattarre e coriste, ogni brano è irresistibile e trascinante. Steven non è solo un musicista: è anche un attore e tiene il palco con i suoi movimenti, soprattutto con la mimica facciale e la gestualità della mani. Ci tiene a raccontare e spiegare la genesi di molti bran prima di eseguirla, parlano di connessioni, rock e altre serie tv di Netflix – la sua Lilyhammer – senza annoiare o scendere del retorico. In tutto questo come dicevamo, mando in estasi il pubblico (tra cui abbiamo avvistato un divertito Roberto D’Agostino) con due ore e mezza di canzoni, tra cui ho apprezzato soprattutto la versione di Out of Control degli U2 negli abbondanti bis.

Nell’attesa di rivederlo sul palco (o magari anche sullo schermo) con il compagno di battaglia Bruce, questo live a Villa Ada è stata un’altra serata indimenticabile, piena di sincera vitalità, passione e rock. Direi può bastare, no? Queste intanto sono le foto della serata!

Foto – Francesca Romana Abbonato

Testo – Alessio Belli

 

Setlist:

Sweet Soul Music

(Arthur Conley cover)

 

Soulfire

(The Breakers cover)

 

Lyin’ in a Bed of Fire

 

The Blues Is My Business

(Etta James cover)

 

Love on the Wrong Side of Town

(Southside Johnny & The Asbury Jukes cover)

 

Until the Good Is Gone

 

Angel Eyes

 

Under the Gun

 

Some Things Just Don’t Change

(Southside Johnny & The Asbury Jukes cover)

 

Standing in the Line of Fire

(Gary “U.S.” Bonds cover)

 

I Saw the Light

(Little Steven cover)

 

 

Salvation

(Little Steven cover)

 

The City Weeps Tonight

(Little Steven cover)

 

Down and Out in New York City

(James Brown cover)

 

Princess of Little Italy

 

Ride the Night Away

(Jimmy Barnes cover)

 

Bitter Fruit

(Little Steven cover)

 

Forever

I Don’t Want to Go Home

(Southside Johnny & The Asbury Jukes cover)

 

Out of Control

(U2 cover)

 

Out of the Darkness

(Little Steven cover)

[Kaos Live Report] Simple Minds @Roma Summer Fest 03/07/2018

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Una band leggendaria per un concerto indimenticabile: ecco come è andato il live dei Simple Minds al Roma Summer Fest presso l’Auditorium Parco della Musica

Tornati di recente sulle scene con il loro nuovo disco di inediti Walk Between Worlds, i Simple Minds anche nella loro versione live si confermano in splendida forma. Capitanati come sempre da un trascinante Jimmy Kerr, la band scozzese ha inframezzato brani dell’ultimo lavoro ai suoi classici immortali, fornendo una mix che ha mandato in visibilio fin da subito la gremita Cavea dell’Auditorium. Tutti subito sotto il palco per lasciarsi trascinare dai battiti trascinanti dei brani, eseguiti da una formazione live in grande spolvero: Ged Grimes al basso, la polistrumentista Catherine Anne Devies (aka The Anchoress), Gordy Goudie alla chitarra, una clamorosa Cherisse Osei alla batteria e lo storico chitrarrista Charlie Burchill accanto al compagno di tante battaglie (musicali) al microfono.

Si inizia con Waterfront e subito Kerr deva ricambiare l’affetto dei tanti fan appostatisi di corsa sotto il palco. Subito dopo tempo di grandi hit, a cui nessuno del pubblico può rimanere indiferrente: Let There Be Love (da Real Life), Hunter and the Hunted e Promised You a Miracle: queste ultime due tratte del disco-capolavoro New Gold Dream (81,82,83,84). Si va avanti senza pause e il frontman mostra anche un’ottima conoscenza dell’italiano, parlando con fierezza – e sincerità – di quanto sia soddisfatto del lavoro fatto con l’ultimo disco. Brani immediati e potenti come l’esecuzione di Summer dimostra. Ma come dicevamo non mancano i classici, ecco così tutto la Cavea impegnata a cantare ogni parola di Mandela DaySomeone Somewhere in Summertime, portando il live verso l’esplosione finale di Don’t You (Forget About Me). Bis importanti e ultimo caloroso abbraccio del pubblico romano ai Simple Minds: una band storica che nonostante gli anni non smette mai emozionare e farci divertire. Non è cosa poco vero?

Setlist:

Waterfront

Let There Be Love

 

Hunter and the Hunted
Promised You a Miracle
Mandela Day
The American

 

 

Someone Somewhere in Summertime
Summer

 

 

Walk Between Worlds

 

Once Upon A Time

 

All the Things She Said

 

Dolphins

 

Let the Day Begin
(The Call cover)

 

 

Don’t You (Forget About Me)

Encore:

 

See The Lights

 

Alive And Kicking

 

Sanctify Yourself

[Kaos Live Report] Rancore “Musica Per Bambini”|Murubutu @IFEST 30/06/2018

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 Huntress D, Murubutu e Rancore per il gran finale dell’IFest al Parco Nomentano: ecco come è andata!

L’IFest chiama e il pubblico di Roma risponde. Sabato sera è andata in scena l’ultima trionfale serata a tema hip-hop e dire che è stato un successo è dir poco. Pubblico a vista d’occhio, euforia incontenibile e una serie di performance notevoli. Ad aprire le danze al Parco Nomentano Huntress D, giovane rapper attiva già da un paio di anni che ha scaldato l’atmosfera – già calda sotto molto aspetti – in tutti i sensi. Dopo di lei, uno dei nomi di riferimento del rap “alto” italiano: ovvero Murubutu! Professore di giorno e rapper di notte, fedelmente accompagnato dai fedelissimi compagni di Kattiveria (Il Tenente, U.G.O., DJ T-Robb), Murubutu ha regalato al pubblico romano l’ennesima performance intensa e sentita, con il giovane pubblico intento ad accompagnarlo a voce alta in ogni sua strofa. Da Grecale a I Marinai Tornano Tardi, energia ed emozioni senza un attimo di sosta.

Dopo questo peso massimo, giusto un pò di pazienza ed ecco Rancore pronto ad incendiare il palco dell’IFest, presentendo dal vivo per la prima volta, a pochi metri da casa sua, il Tufello, il nuovo – bellissimo – disco, Musica Per Bambini. Un evento sentito e molto atteso a cui il giovane rapper romano ha risposto nel migliore dei modi, concedendo ogni briciolo della sua passione. Alle sue spalle, la fidata Orquestra: l’avevamo conosciuta nel Ghoosebumps Show ed eccolo ancora incappuciata e schierata dietro al nostro rapper, a tenergli testa nel migliore dei modi. Pubblico presente ovvimente in estasi, intento ad accogliere a suon di boati sia i brani storici sia quelli del nuovo lavoro. L’iniziale Underman è un’entrata in scena esplosiva, come lo sono tutte le esecuzioni di Musica Per Bambini: una su tutte, la giù cult Arlecchino. Non sono mancati gli ospiti/amici/colleghi di Rancore: Murubutu (insieme faranno la poetica Scirocco), Danno (per Poeti estinti), Dj Mike (immancabile per l’esecuzione del brano per eccellenza del rapper, ovvero S.U.N.S.H.I.N.E. e il suo fratello oscuro D.A.R.K.N.E.S.S.

Non mancano i momenti parlati (per nulla retorici o banali, anzi) in cui Rancore racconta, confessa e presenta alcuni aspetti delle sue canzoni. Questo Pianeta è il congedo da una serata indimenticabile all’insegna del rap d’autore: chiusura migliore per l’IFest non si poteva chiedere. Alla prossima.

Foto di Alessio Belli

[Kaos Live Report] Spiritual Front / Ministri @Villa Ada Incontra il Mondo 29/06/2018

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Spiritual Front e Ministri: una doppietta live indimenticabile per la rassegna Villa Ada Incontra Il Mondo.

Tornanti alla grande con il nuovo album Amour Braque, gli Spiritual Front si confermano una garanzia anche dal vivo. La mitica formazione romana – amatissima anche all’Estero, come il tour appena annunciato conferma – dopo la data tutta smithsiana di qualche settimana fa all’Ex Dogana, riabbraccia il suo numeroso pubblico anche nella data di Villa Ada Incontra Il Mondo. Simone Salvatori, magnetico come sempre, con la sua voce e chitarra ci porta nelle affascinanti e oscure lande dalla musica degli Spiritual Front, degnamente accompagnato dalle sferzate elettriche di Francesco Conte. Per la gioia dei Childrens Of The Black Light presenti, i pezzi spaziano dal cult assoluto Armaggedon Gigolo all’ultima uscita discografica, fino ad intenso finale scandito a colpi di percussioni. Nella speranza di rivederli presto “in solitaria”, ci godiamo questo inizio di serata niente male.

I Ministri tornano a Roma sul palco di Villa Ada Incontra Il Mondo dopo lo scorso 14 aprile, data dell’esibizione all’Atlantico Live. Noi di Radio Kaos Italy siamo stati a entrambi, dunque un confronto sorge spontaneo. Rispetto al live primaverile la cornice di pubblico era inferiore, complice sicuramente l’infausta data nel pieno del ponte romano di San Pietro e Paolo: questo non ha però abbattuto la performance. Avevamo parlato dei pezzi del nuovo album come non ancora rodati per quanto riguarda l’esecuzione dal vivo, quasi fossero ancora incerti. Al ritorno nella Capitale, concluso il tour di presentazione, dobbiamo dire che tale impressione è totalmente scomparsa. La scaletta si è presentata chiaramente rimaneggiata: la prevalenza dei nuovi brani molto meno marcata, ma quelli che sono stati eseguiti hanno avuto un impatto nettamente migliore rispetto alla precedente uscita. A riguardo, menzione speciale per “Tra le Vite degli Altri” e soprattutto “Fidatevi”, che hanno letteralmente ribaltato tutta Villa Ada. A proposito della scaletta, c’è stata un’interessante ricerca, portando sul palco romano, accanto ai classiconi immancabili, una bella varietà di brani, alcuni che non venivano suonati dal vivo da moltissimo tempo, altri addirittura portati per la prima volta a Roma. Tra questi va citata per forza “Vicenza”, forse la più inaspettata: ma che bella sorpresa!

Il bilancio della serata è sicuramente più che positivo, peccato solamente per il pubblico più ristretto rispetto alle altre volte. Non sapete che vi siete persi!

Testo: Edoardo Frazzitta

Foto: Alessio Belli

[Kaos Live Report] The Dream Syndicate @Monk 28/06

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La serata autunnale che ci accoglie all’ingresso del Monk Club fa un certo effetto, soprattutto se si pensa che siamo a fine giugno. È qualcosa di insolito, inconsueto. Ma quello a cui stiamo per assistere, in termini di inusualità, va ben oltre…

Ce lo spiega proprio Steve Wynn dal palco dopo il primo pezzo. I The Dream Syndicate hanno appena iniziato il loro primo concerto in assoluto nella Capitale. Il gruppo, alfiere dell’ormai superato Paisley Underground, variante psichedelica e accattivante del rock d’inizio anni ’80, comincia a scaldare il pubblico (di età media chiaramente più alta rispetto a quanto siamo abituati a vedere in questi lidi) concentrandosi sui pezzi dell’ultimo album, How Did I Find Myself Here, prodotto più che valido della reunion del 2012.

La potenza di “80 West” e “Filter Me Through You” non sfigura di fronte a grandi classici come “Armed With An Empty Gun”, prima gemma tratta dal loro capolavoro (e manifesto del genere) datato 1984, Medicine Show, e logicamente accolta con entusiasmo dai presenti. La chitarra di Jason Victor è la fiamma che arde continuamente per tutto l’arco della serata, fra distorsioni e assoli che fomentano il pubblico e non fanno rimpiangere le evoluzioni di Karl Precoda, protagonista assieme a Wynn di quell’intreccio di chitarre che caratterizzò i The Dream Syndicate dei primi due album. La title track di How Did I Find Myself Here è invece, per quanto mi riguarda, il trait d’union di due epoche, una suite rockeggiante di 11 minuti che scorre veloce fra le peripezie di Victor e la fantasia di Chris Cacavas alle tastiere.

La band sembra apprezzare l’atmosfera che si è creata, e si concede a un double encore che ne certifica, a discapito dell’età, l’intatta energia. Dennis Duck alla batteria e Mark Walton al basso sono l’àncora a cui si aggrappa il resto del gruppo, animali da concerto che non conoscono pause. Le ultime cartucce sparate provengono dall’album d’esordio, The Days Of Wine And Roses, e dal già citato Medicine Show. Le note di “Tell Me When It’s Over” ci suggeriscono, appunto, che si volge al termine.

Steve Wynn & co. ci hanno appena regalato un viaggio nel tempo, dritti nella storia del rock

Testo di Paolo Sinacore

Foto di Alessio Belli

[Kaos Live Report] Pain Of Salvation – Kingcrow – Aeternum Live @Largo Venue 16/06/18

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Dopo due anni di assenza sul territorio romano, i Pain Of Salvation regalano al pubblico del Largo Venue uno spettacolo carico di intensità ed emozioni, un concerto così emozionante che mancava davvero da troppo tempo.

La band svedese forte del loro ultimo lavoro “In The Passing Light Of Day” uscito il 13 Gennaio 2017, arriva in Italia dopo una spiacevole e lunga attesa in aeroporto in Danimarca, situazione che li porta stanchi sul palco, ma come lo stesso Daniel Gildenlöw dirà durante lo show -“Diamo il meglio quando siamo sfiniti.”  In apertura di serata tocca ai romani Aeternum scaldare il pubblico con il loro Heavy Metal; il set prevede brani inediti e una loro versione di Mr. Crowley di Ozzy Osbourne, prestazione molto convincente e ottima capacità di intrattenere i presenti, unica pecca l’abuso di assoli buttati un pò a caso da parte del bravissimo chitarrista solista, va bene che Yngwie Malmsteen diceva “More is more”, ma quando si sfora nel troppo, il tutto diventa un pò grottesco.

Seconda band romana in apertura, che poi svela l’imminente nuovo album e tour proprio con i Pain Of Salvation, sono gli storici Kingcrow, band con più di vent’anni di esperienza e che subito prepara il campo per gli svedesi; il loro è un progressive che ricorda tanto i Tool, Fates Warning, Marillion e altri che negli anni ’90 hanno fatto grande la scena prog, il tutto condito da una grande cura dei suoni e delle strutture dei brani. Il nuovo bassista e il nuovo album fanno ben sperare in un ritorno col botto, uno show che verrà portato per tutta Europa dal 31 Agosto, la curiosità è alta per il nuovo lavoro in studio. Alle 22:30 spaccate comincia lo spettacolo degli headliner, trascinando il pubblico con tre brani tratti dal nuovo album “In The Passing Light Day”, loro sono stanchi,ma travolgono il pubblico con una carica inaudita, Gildenlöw e il neo reintrodotto Johan Hallgren cantano e inebriano gli ascoltatori, facendoli emozionare con brani tratti dai loro migliori lavori in studio come Linoleum, Rope Ends, Ashes e la chicca inaspettata Inside Out, ma senza dimenticare il loro lato più aggressivo facendo scatenare una lunga serie di headbanging nel pubblico. La chiusura del set vede il brano di protesta Inside tratto da One Hour By The Concrete Lake (arrivato al ventennale dall’uscita) e la strappalacrime In The Passing Light Of Day che porta il pubblico anche a piangere, un brano e un album così pieno di emozioni da scalfire anche l’animo più duro.

Setlist:

  1. Full Throttle Tribe
  2. Reasons
  3. Meaningless
  4. Linoleum
  5. A Trace of Blood
  6. Rope Ends
  7. Beyond the Pale
  8. Kingdom of Loss
  9. Inside Out
  10. Ashes
  11. Silent Gold
  12. On a Tuesday
  13. Inside (Encore)
  14. The Passing Light of Day (Encore)

Report di Giuseppe Negri

[Kaos Live Report] MEDIMEX 2018: ecco come è andata!

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Per gli appassionati di musica del Sud è prassi comune doversi spostare per assistere a grossi eventi musicali, siano essi festival, happening o concerti di singoli artisti i cui booking preferiscono andare sul sicuro organizzando live in città dalla tradizione collaudata…

Quando si parla di live al Sud si pensa inesorabilmente a eventi di musica popolare radicata nel territorio o a piccoli concerti in live club di provincia. Di tanto in tanto compaiono rassegne ma non sempre riescono a durare nel tempo per motivi logistici o organizzativi. Quest’anno questa disparità geografico-musicale è stata colmata dal Medimex, che da appuntamento per addetti ai lavori si è trasformato in un vera e propria rassegna internazionale. Programma molto ampio e ben articolato che ha unito showcase, conferenze, incontri con artisti e altri eventi collaterali. Particolarmente interessante è stato il market allestito nel Parco del Peripato e dedicato alle etichette indipendenti, numerosi gli stands in cui labels, provenienti un po’ da tutta Europa, hanno esposto sui banchetti vinili che hanno messo a dura prova la resistenza economica degli astanti. Infine la musica…..quella live!!! Line up che ha colpito per la presenza su tutti di Kraftwerk e Placebo.

Prima serata affidata agli uomini-macchina tedeschi con uno spettacolo di assoluto coinvolgimento. Musica non solo da ascoltare ma soprattutto “da vedere” per la performance che ha rapito i circa 6000 spettatori, tutti dotati di occhialini per le proiezioni in 3D. Sono passati 40 anni dalla pubblicazione del loro disco Man Machine, che ha reinventato il concetto di musica e ha segnato il passo come ogni disco seminale. Lo show, che già da qualche stanno portando sui palchi di tutto il mondo, non ha lasciato grosse sorprese dal punto di vista di scaletta o altro, ma assistere a un live dei Krafwerk è sempre un’esperienza alienante. Il pubblico immobile, silente è proiettato in spazi tridimensionali che costringono la mente a un viaggio freddo, asettico ma che amplifica la percezione di ogni suono. Alla fine l’unica concessione empatica nei confronti del pubblico è stata la proiezione sullo schermo di una mappa che geocalizzava la città di Taranto.Scatta l’applauso del pubblico ancora tramortito dal “viaggio” e i tedeschi si congedano con un “buonanotte”, unica parola pronunciata e che ha riportato tutti sulla terra.Decisamente diversa è stata la seconda serata sia per approccio che per genere musicale.

Sul main stage una trascurabile esibizione dei Casino Royale che hanno proposto CRX, il loro storico disco che ha compiuto 20 anni. Un po’ fuori contesto hanno pagato l’accostamento a quelli che sono stati gli headliners in programma. Sold out da diversi giorni ormai, piazza stracolma, tutti aspettavano la band di Molko. Premesso che sono stato a lungo un fan dei Placebo e che è uno dei gruppi che più volte ho visto dal vivo, devo però (ahimè) dire che la loro è stata una performance un po’ sottoposto rispetto ai loro standard. Scaletta molto discutibile con pochi brani vecchi considerato che era ampiamente annunciato un omaggio ai vecchi fans, ma questa è una questione di gusti.  Quello che è oggettivo invece è stato l’atteggiamento del frontman androgino che è risultato un po’ frettoloso e approssimativo e nel complesso sembrava mancare l’impatto con il muro di suono a cui spesso ci hanno abituato. Intro con canti tibetani sparati dalle casse, dopo quasi 10 minuti partono le note del pezzo più evocativo dei placebo: Pure Morning, brano troppo spesso snobbato nei live per stessa ammissione dell’ autore ma che riproposto a distanza di quasi 20 anni mette tutti d’accordo. Poche concessioni al pubblico, Molko va dritto come un treno suonando 19 pezzi in una setlist che esclude sorprendentemente brani come Every Me Every You e Nancy BoyCoinvolgenti invece sono state The Bitter End e Running Up That Hill (cover di Kate Bush , migliore dell’originale oserei dire), la prima per potenza la seconda per atmosfera.

Ultima sera, è la volta di Nitro e Daddy G. dei Massive Attack e Taranto ha stretto un gemellaggio sonoro con Bristol e il suo sound underground. Con loro si chiude questo festival che, seppur per qualche giorno ha fatto parlar di Taranto non per le vicende di cronaca, inquinamento o Ilva , ma di bellezza, musica e atmosfere coinvolgenti, il tutto con il mare a far da cornice degna di nota è stata anche una mostra sul leader dei Nirvana Kurt CobainL’organizzazione ha già annunciato che anche per l’edizione 2019 sarà Taranto ad ospitare il Medimex.

di Antonio Cammisa

[Kaos Live Report] June of 44 @Evol club 30/05/2018

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Era tanto che rimpiangevamo e aspettavamo i June qui a Roma. Non dal 44 (of), come indica il nome, ma da una data sicuramente altrettanto remota (non tanto cronologicamente quanto per la scena musicale), il lontanissimo 1999…

Un’era post (rock) ma pre social, pre mode attuali, pre parecchie cose che non girano più come in quei “mitici”(con il senno di poi..) anni 90. Arrivato alle 22:30 in un Evol Club caldissimo, non solo per l’eccitazione degli astanti, e dopo giusto il tempo di assistere a una dignitosa esibizione solinga di Joe Goldring, e in poco piu di 30 minuti il cuore sussulta nel vedere Sean Meadows e Jeff Muller armeggiare come “sailors” navigati con la loro strumentazione sopra un palco che mai mi è sembrato cosi alto vista l’elevatezza dei musicisti che ospita questa sera. Colpisce subito la totale mancanza di prosopopea che contraddistinguerà per tutta la serata il quartetto di Lousville: Fred Erskine che allaccia il suo basso all’ampli come se stesse in sala prove con un pubblico di amici, il servizio catering provveduto dalla loro stesse prole, scene e sensibilità che non appartengono più a alle realtà indie (oramai POPpizzate) contemporanee fatta di pose e zero sostanza.

Poi, come la sigla del dolby surround prima di una proiezione, arrivano i feedback, la pioggia di cymbals di Doug Scharin e sulla loro scia l’arpeggio di Information and Belief. Da quel momento l’Evol si decontestualizza da questa sconcertante e stagnante contemporaneità per tornare a quel turbinio di suoni e rumori che hanno contraddistinto quel favoloso decennio di due decadi fa. Ci sono le urla del pubblico, c’è il pogo, ci sono anche le bestemmie ma soprattutto ci sono Anisette (ANISETEEEE..come si grida all’unisono), The Dexterity Of Luck, Cut Your Face e la favorita di buona parte del pubblico Shark and Sailors. Dopo poco più di un’ora, 2 encore inclusi, il concerto si conclude con un Jeff Muller che dichiara il proprio amore per i fans, con questi ultimi in visibilio per la storica data a cui abbiamo avuto la fortuna di poter assistere. E noi non possiamo che essere ancora più legati a un gruppo che dopo 19 anni è riuscito ad agitare per una notte l’intorpidita scena live romana.

Di Marco Loretucci

[Kaos Live Report] Finale Arezzo Wave Lazio @Le Mura – 27/05/2018

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Dopo le tre serate di selezioni, finalmente l’Arezzo Wave Lazio ha dei vincitori: i Concerto

Dopo il successo dello scorso annoche ha visto Black Snake Moan come vincitore, questa edizione dell’Arezzo Wave Lazio ha ospitato sul palco de Le Mura alcune tra le band più promettenti del panorama musicale romano:
BACAN
CONCERTO
DEADLINE-INDUCED PANIC
DOMOVOI
DOROTHEA
PORTNOY
SO DOES YOUR MOTHER
SUPER DOG PARTY
WILDERNESS

Durante la finale del 27 maggio, tra l’energia incredibile dei So Does Your Mother e la raffinata grinta dei Concerto, la giuria ha scelto questi ultimi come vincitori dell’Arezzo Wave Lazio 2018.

Qui le foto dei vincitori!

Foto di Laura Aurizzi

[Kaos Live Report] Sei Tutto l’Indie Fest Vol.II @MONK – 05/05/2018

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Dopo il grande successo della prima edizione, sabato 5 maggio è tornato al Monk Sei tutto l’Indie Fest, il festival organizzato dai ragazzi di Sei Tutto l’Indie di cui Ho Bisogno, la più importante community sulla musica indipendente italiana.

Una seconda edizione che ha visto alcuni tra i più interessanti artisti emergenti della scena indie alternarsi sui due palchi allestiti per l’occasione in quello che è diventato uno dei punti di riferimento per la musica live a Roma.

Il caldo ed intimo abbraccio del second stage ha accolto il cantautorato del talentuoso Federico Fabi, i suoni synthpop della band pugliese Ombre Cinesi e il poetico pop destrutturato di Generic Animals.

Sul palco principale è invece andata in scena l’esplosività rock di Gastone, il pop invernale con l’ukulele di Gigante e la spensierata esibizione de I Giocattoli, una delle band rivelazione degli ultimi mesi.

Il festival, che si è chiuso con il dj set di San Diego, ha regalato ad appassionati e addetti ai lavori uno sguardo curioso e attento a quella che si presenta come una musica giovane e fresca ma ansiosa di diventare grande.

Foto di Maria Luce Venturi

[Kaos Live Report] The Zen Circus @Atlantico Live 04/05/2018

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Si è chiusa in maniera trionfale con la data romana il tour di Il Fuoco In Una Stanza degli Zen Circus. Una serata indimenticabile: ecco come è andata…

Partiti dall’Estragon di Bologna il 13 aprile, gli Zen Circus hanno attraversato l’Italia a suon di concerti scatenati ed emozionanti, come da loro tradizione. Dopo l’apparizione al Concertone del Primo Maggio – una sorta di aperitivo live – Appino, Ufo, Karim e il Maestro Pellegrini chiudono in bellezza il giro d’Italia a soun di sold-out all‘Altantico Live di Roma (ovviamente strapieno). Aperti da i bravissimi La Notte, alle 22:00 e qualche minuti i quattro rocker salgono sul palco accolti dall’ovazione del pubblico già entusiasta. Benvenuti nel Circo Zen!

La band è incontenibile: corrono da una parte all’altra del palco, incitano i presenti e regalano una performance impeccabile dietro l’altra. L’inizio è pura felicità: si parte con Catene, brano trainante del nuovo lavoro Il Fuoco In Una Stanza. Trascinante e appassionato Appino canta insieme alla folla e sarà così per tutti i brani della serata. Ecco poi di seguito due brani recenti ma oramai classici come La Terza Guerra Mondiale e Canzone Contro La Natura. Di seguito arriva Vent’anni, tratta da Villa Inferno del 2008 e sempre nel cuore dei fan. A brani dell’ultimo disco si alternano brani amatissimi con Non Voglio Ballare o Ilenia, senza dimenticare i grezzi e furiosi fasti del passato come Andate Tutti Affanculo, lavoro imprescindibile per la carriera dalla band da cui verrà ripresa anche Canzone di Natale. Fan più nostalgici accontentati anche grazie all’esecuzione di Nati per Subire.

Dopo quasi due ore senza sosta e pause, gli Zen Circus hanno ancora tanto da dire e lo dimostrano con i bis in cui portano la serata verso il suo vertice: L’Anima Non Conta, Questa Non E’ Una Canzone, Caro Luca, e il grande finale di Viva ci consegnano una band all’apice della forma, oramai completamente fusa con il suo popolo. Al prossimo live!

Foto di Alessio Belli

Set List

Catene

Canzone contro la natura

La terza guerra mondiale

Vent’anni

Non voglio ballare

Il fuoco in una stanza

Andate tutti affanculo

Low cost

Ilenia

Sono umano

Il mondo come lo vorrei

L’egoista

La stagione

Pisa merda

I qualunquisti

La teoria delle stringhe

Ragazzo eroe

Figlio di puttana

Canzone di Natale

Nati per subire

Encore:

L’anima non conta

Questa non è una canzone

Caro Luca

Viva

[Kaos Live Report] 2a serata di selezioni Arezzo Wave Lazio @Le Mura

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Domenica 22 aprile siamo stati a Le Mura per la seconda serata di selezioni del Lazio dell’Arezzo Wave, uno dei festival di musica più importanti e longevi. Qui le foto delle band Domovoi, Dorothea e Wilderness.

 

Prossimo appuntamento 29 aprile @ Le Mura
Bacan > Deadline-Induced Panic > So Does Your Mother

Foto di Laura Aurizzi

[Kaos Live Report] 1a serata di selezioni Arezzo Wave Lazio @Le Mura

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Siamo stati alla prima serata di selezioni dell’Arezzo Wave Lazio a Le Murae abbiamo preparato la gallery con gli scatti delle tre band che si sono esibite: Portnoy, Concerto e Super Dog Party.

Ecco i nomi dei nove semifinalisti ( in ordine alfabetico ) :


BACAN https://www.facebook.com/bacanface/
CONCERTO  https://www.facebook.com/whataboutconcerto/
DEADLINE-INDUCED PANIC   https://www.facebook.com/DeadlineInducedPanic/
DOMOVOI  https://www.facebook.com/domovoimusic/?ref=br_rs
DOROTHEA   https://www.facebook.com/dorotheamusic/
PORTNOY https://www.facebook.com/portnoyband/
SO DOES YOUR MOTHER  https://www.facebook.com/SoDoesYourMother/
SUPER DOG PARTY https://www.facebook.com/superdogparty/
WILDERNESS  https://www.facebook.com/WildernessMusicBand/

Si riparte con le selezioni regionali e nello specifico con le semifinali per la regione Lazio (15-22-29 aprile). Dopo aver ascoltato circa un centinaio di demo la giuria di qualità (presente in tutte le serate di semifinale) ha scelto 9 semifinalisti che si divideranno in 3 serate da 3 band. Delle 9 band ne saranno scelte 3 per la finale.

Giuria di qualità:
Cristiano Cervoni (Arezzo Wave Lazio)
Emanuele Tamagnini (Nerdsattack!)
Gianluca Polverari (RCA/Romasuona)

15 aprile @ Le Mura
Concerto > Portnoy > Super Dog Party

22 aprile @ Le Mura
Domovoi > Dorothea > Wilderness

29 aprile @ Le Mura
Bacan > Deadline-Induced Panic > So Does Your Mother

Ingresso con tessera annuale della nostra associazione culturale (2 euro) più sottoscrizione Up To You.

Apertura h. 21:00
Inizio concerti h. 22:30
Le Mura > Via di Porta Labicana 24 ( ing con tess )

[Kaos Live Report ] Ministri @Atlantico Live 14/04/2018

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Dopo l’uscita del loro ultimo album Fidatevi, i Ministri tornano live in giro per l’Italia: ecco come è andata l’attesa data romana!

Sabato 14 Aprile i Ministri hanno calcato il palco dell’Atlantico per il loro tour di presentazione del nuovo album “Fidatevi”. Il trio milanese ha chiaramente proposto live quasi tutte le tracce dell’ultimo lavoro, con una formazione finora inedita, vista l’aggiunta di un nuovo musicista che andava ad aggiungere a seconda della canzone un’altra chitarra alle altre due insieme alla tastiera

“Fidatevi” ad un primo ascolto risulta subito un opera molto sentita, soprattutto per quanto riguarda i testi, impressione che non dava il precedente “Cultura Generale”: sembra come se avessero la pressante necessità di esprimere il proprio pessimismo, la rabbia e la tristezza. E’ un disco molto urlato, ma non mancano momenti intimi di introspezione. Si percepisce anche sul palco l’emozione e quanto i nuovi pezzi siano sentiti dalla band. Queste novità però non sembrano ancora pienamente rodate live, il muro di suono che si percepisce risulta più “vuoto” rispetto ai vecchi successi, che invece investono il pubblico con tutta la loro potenza ed al pieno delle proprie possibilità. Forse le nuove che spiccano di più nell’esecuzione sono “Usami” e “Memoria Breve”. Nonostante qualche pausa di troppo, seppur breve, tra una canzone e l’altra, non si può certo dire che non si siano impegnati. I Ministri sono uno di quei pochi gruppi che sul palco non si risparmia mai ed ha proprio in questo la sua grandissima forza. Questa serata non ha fatto eccezione.

Setlist:

Spettri

Crateri

Comunque

Idioti

Usami

Un dio da scegliere

Non mi conviene puntare in alto

Spingere

Memoria breve

Tra le vite degli altri

Il bel canto

Tempi bui

Dimmi che cosa

BIS

Fidatevi

Noi fuori

Una palude

Diritto al tetto

Abituarsi alla fine

Report: Edoardo Frazzitta

Foto: Alessio Belli

 

[Kaos Live Report] Le Vibrazioni @Quirinetta 03/04/18

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Il ritorno della storica rock band: ecco come è andato il live romano de Le Vibrazioni!

Martedì 2 Aprile, presso il Quirinetta, è avvenuto il ritorno a Roma de “Le Vibrazioni”, storica rock band italiana che dal 2012 risultava assente dalle scene e che poi nell’estate del 2017 ha visto la sua rinascita, coronata dalla partecipazione all’ultimo festival di Sanremo con il brano “Così Sbagliato” che da nome al Tour 2018 nei club. La serata si apre con i MotelNoire, band capitanata da Christian “Kris” Del Giudice che scalda per bene gli animi dei numerosi fans accorsi, molti non solo li per i rocker milanesi. Recentemente Francesco Sarcina aveva dichiarato «La nostra è una band vera, senza trucco né inganno, il successo ci aveva destabilizzati, ora lavoriamo a un nuovo disco con maggiore consapevolezza» e ciò che vediamo e ascoltiamo sul palco è proprio nuda e cruda verità, un sound pieno e maturo, sempre con quelle sfumature Led Zeppelin, sfrontatezza e sicurezza esecutiva e una potenza vocale che per quasi due ore regala emozioni a tutti i presenti. Questo de Le Vibrazioni è un ritorno che potrebbe certamente far bene all’attuale scena italiana, sommersa da piccoli artisti indie/trap che fanno della mancanza di contenuti il loro punto forte, esatto opposto dei Milanesi che da sempre sono stati capaci di unire poesia, rock e creatività a quella musica che in Italia ha saputo regalare tante emozioni, una musica che pian piano potrebbe risalire, anche grazie a loro, la china.

Foto a cura di Raffaele Grasso

  1. Seta
  2. Sani Pensieri
  3. Voglio una macchina del tempo
  4. Raggio di sole
  5. Dimmi
  6. Se
  7. Portami via
  8. Insolita
  9. In orbita
  10. In fondo
  11. Ovunque andrò
  12. Niente di speciale
  13. In una notte d’estate
  14. Dedicato a te
  15. Così sbagliato
  16. Vieni da me
  17. Su un altro pianeta (Bis) 

[Kaos Live Report ] Manifesto: un’indimenticabile terza edizione!

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Il 23 e 24 marzo è andato in scena al Monk il Manifesto, festival di musica elettronica giunto alla terza – bellissima – edizione. Alcuni scatti delle due magnifiche date!

Di questi tempi abbiamo poche certezze. Alcune arrivano con la primavera: le giornate si allungano, si spera il tempo migliori, cambia l’orario e soprattutto ci si schiera in prima fila al Monk per assistere agli imperdibili live e set delle due date del Manifesto. La rassegna di musica elettronica italiana e internazionale oramai non ha più bisogno di presentazioni e anche nell’edizione 2018 ha assemblato due giorni all’insegna della qualità assoluta, fornendo nottate all’insegna di alcuni dei nomi più significativi del panorama elettronico attuale.

La prima serata è stata aperta dal bel live di Rhò, in cui ha  presentato al pubblico il nuovo lavoro Neon Desert, mostrando a tutti la sua versatilità e talento. Si passa subito senza colpo ferire al Palco A, pronti a farsi rapire dalla bellezza delle immagini e dei suoni di un nome di culto assoluto: Alessandro Cortini. Una performance tutta incentra sul suo ultimo lavoro Avanti. Incredibile come il suo personale passato fatto di vecchie cassette e super 8 diventi un’esperienza di condivisione emotiva condivisa da tutti: i miracoli della musica. Quella bella. Chiusa la sua esibizione ci asciughiamo gli occhi e torniamo dall’altro lato della sala per assistere a cosa combina Indian Wells. Ma la serata ha ancora in serbo due nomi da k.o.: Nosaj Thing e annesso laser show e lo scatenato Bruno Belissimo!

 

Molto bella anche l’apertura della seconda serata, affidata al bravura di John Montoya, capace di destreggiarsi con la stessa abilità tra macchine e violini. Pubblico preso dal suo coinvolgente mood in pochi secondi. Ben scaldati da questa apertura possiamo perderci negli ipnotici e irresistibile ritmi dei Go Dugong. Tra maschere e viaggi sonori – e annesa presentazione dell’ultimo lavoro Curaro – ci si perde nel loro mondo… giusto il tempo per trovarci davanti Omar Souleyman! Difficile spiegare l’esplosione di energia e di euforia generata dal suo live! Una festa – letteralmente – a ritmo di una dabka “rivista” alla sua maniera. Molti lo definiscono “L’Uomo più cool del mondo”: non mi sento di dissentire. Come non posso dissentire riguardo la celeberrima potenza sonora dei Ninos Du Brasil: fortunatamente il Monk è ancora in piedi dopo il loro live. E a chiudere in bellezza quest’indimenticabile edizione del Manifesto ci ha pensato Valerio Delphi. Il tempo di far guarire i timpani e già siamo pronti per la prossima!

 

Foto di Alessio Belli 

[Kaos Live Report ] Divenere: le foto del release di Forever al Wishlist

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Forever è il nuovo – bellissimo – ep dei Divenere, uscito lo scorso 5 marzo e presentato live sabato 17 al Wishlit di Roma.

La band romana nata del 2005 ha regalato al pubblico romano un live bellissimo ed intenso, muovendosi in quel suo magnifico mondo sonoro che va dagli Slowdive ai Mogwai passando per i God is an Astronaut. Oltre ai nuovi brani del bellissimo ep (presentato in versione live acustica qualche settimana fa in diretta a Kaos Order) i Divenere hanno aggiunto anche alcuni classici, per un concerto a dir poco indimenticabile. Ecco gli scatti della serata!

Foto di Alessio Belli

[Kaos Live Report ] Orphaned Land – Lunarsea + Guests Live @Jailbreak Live Club 15/03/18

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Partendo dal presupposto che non tutti, arrivati al livello degli israeliani Orphaned Land, sarebbero saliti sul palco dopo una giornata di imprevisti e difficoltà, presso il Jailbreak Live Club l’atmosfera che si è respirata durante l’intera serata è risultata carica di passione e spiritualità.

Quattro band si sono alternate in un concerto che certamente ha unito tante culture nel nome della musica e del metal. La prima band a salire sul palco vede ex membri di Konkhra, Hypocrisy e Scar Symmetry capitanati da Per Møller Jensen e stiamo parlando dei Road To Jerusalem, band danese (di base) che ha una forte connessione con il prog rock e l’hard rock, seppure i membri della band provengano da un background metal anche estremo. Il sound è rarefatto e per nulla semplice, soprattutto al primo ascolto risulta poco memorabile, tuttavia il tutto una volta assorbito con maggiori ascolti è capace di suscitare forti emozioni, ricordando a tratti band come Pink Floyd e Led Zeppelin contrapposti a brani più verso Tool e Soen.
Seconda band e ci si proietta subito in Israele con i Subterranean Masquerade, band che contrappone un sound complicato e studiato ad una presenza scenica decisamente istrionica e folle, spesso anche troppo. La figura dei due cantanti (uno in clean e l’altro in growl) si differenzia anche dalla stasi che assumono sul palco, Vidi Dolev (cantante pulito) si muove come un folle con facce da schizzato e non perde tempo per concentrare l’attenzione su di se, distogliendola un pò troppo dal resto della band e dal growler Eliran Weizman che rimarrà fisso al suo posto a reggere l’asta del microfono; l’essere scenici ci sta alla grande per una band metal, l’ideale sarebbe non distogliere però l’attenzione dal concetto principale, la musica, soprattutto se di gran fattura come in questo caso.
I romani Lunarsea sono l’ultima band prima degli headliner e sanno bene come scaldare il pubblico di casa che ormai da ben 15 anni li supporta costantemente, un death metal mai banale e sempre carico porta il pubblico numeroso ad andare su di giri grazie ai loro riff potenti e una voce graffiante e violenta, una sicurezza sotto ogni punto di vista, durante l’ultimo brano i Subterranean Masquerade salgono sul palco a fare casino con loro così come i Lunarsea erano saliti sul palco durante l’ultimo brano della band israeliana.
L’attuale tour degli Orphaned Land è in promozione del loro recente album “Unsung Prophets & Dead Messiahs” e proprio con “The Cave”, primo brano dell’album, si apre la setlist che li vedrà pescare altri quattordici brani tratti dalla loro discografia; la presenza delle danzatrici del ventre sul loro inno “Sapari” rende il concerto (anche grazie all’uso di video proiettati) sempre più godibile anche dal punto di vista visivo oltre che sonoro, sicurezza della band. Il bis sarà di un solo brano data la certa stanchezza dovuta alla rottura del tour bus, ma la scelta di “Norra El Norra” risulta perfetta per chiudere questo show carico di medio oriente che raramente (se non mai) delude le aspettative. Un ritorno che in tanti aspettavamo e speravamo che ripresenta Kobi Farhi e il resto della band in forma smagliante, sotto ogni punto di vista e che fa impallidire per spessore di musica e messaggio tanti loro colleghi; un gruppo che riesce ad elevare ciò che compone ad un livello nettamente superiore.

Testo e Foto: Giuseppe Negri

Setlist:

  • The Cave
  • All Is One
  • The Kiss Of Babylon (The Sins)
  • Ocean Land (The Revelation)
  • We Do Not Resist
  • Let The Truce Be Known
  • Like Orpheus
  • Yedidi
  • Birth Of The Three (The Unification)
  • Olat Ha’tamid
  • In Propaganda
  • All Knowing Eye
  • Sapari 
  • In Thy Never Ending Way
  • Norra El Norra

[Kaos Live Report] Satyricon – Suicidal Angels @Largo Venue 17/03/18

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Si può dare la “colpa” ad una band per il cambio improvviso del clima? Ai Satyricon sicuramente si, perché una volta toccate le sponde italiane, il freddo è tornato pungente e il clima si è ingrigito grazie al cupo black metal che la band norvegese ha lasciato fluire presso il Largo Venue di Roma.

Prima data delle due previste in Italia per la band capitanata da Satyr e Frost che porta con se un’inaspettata thrash metal band, i greci Suicidal Angels, che hanno il compito di scaldare e preparare il pubblico grazie alla loro attitude scatenata; potenti e veloci riff, tematiche violente e assoli fulminei condiscono la loro performance, capaci d’intrattenere ogni fascia di pubblico, dal fan entusiasta del mosh pit (e ce ne sono stati, compreso un wall of death di minime proporzioni) all’ascoltatore attento che non rifiuta un headbanging sfrenato, approvati a pieni voti! Alle 21:00 spaccate i nostri amati norvegesi salgono sul palco e ci deliziano per quasi due ore di concerto con una setlist che intraprende un viaggio nella loro discografia, concentrandosi sulla loro ultima fatica discografica “Deep Calleth Upon Deep” che fa da collante per la loro intera produzione musicale. Satyr ci tiene molto a ringraziare i fans accorsi ricordando come tempo fa nacque quel legame che li lega alla città di Roma e all’Italia, raccontando del (sempre più frequente) canto dei fans e sulle note di “Now Diabolical” e “Mother North” (soprattutto quest’ultima) i fans si lasciano sempre più andare ad un coro che lascia i numerosi presenti semplicemente senza fiato dalla bellezza e intensità. I Satyricon hanno una storia lunga e importante alle loro spalle, una pietra importantissima, fondamenta del black metal che ancora tiene duro e sconfigge l’incidere del tempo grazie alla loro adrenalina, oscurità ed energia!

Testo e Foto: Giuseppe Negri

Setlist:

  1. Midnight Serpent
  2. Our World, It Rumbles Tonight
  3. Black Crow on a Tombstone
  4. Deep Calleth Upon Deep
  5. Blood Cracks Open The Ground
  6. Repined Bastard Nation
  7. Commando
  8. Now, Diabolical
  9. To Your Brethren In The Dark
  10. Dissonant
  11. Walk The Path Of Sorrow
  12. Transcendental Requiem Of Slaves
  13. Mother North
  14. The Pentagram Burns
  15. Fuel For Hatred
  16. To The Mountains
  17. K.I.N.G. 

[Kaos Live Report] Fast Animals And Slow Kids @MONK – 03/03/2018

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Alle ore 23 in punto di sabato 3 marzo 2018, sul palco del Monk è letteralmente esplosa la bomba Fast Animals and Slow Kids, una bomba che porta i nomi di Aimone Romizi, Jacopo Gigliotti, Alessio Mingoli e Alessandro Guercini.

Basta il consueto urlo “Ciao! Noi siamo i Fast Animals and Slow Kids e veniamo da Perugia” per dare inizio allo spettacolo e per mandare in visibilio il pubblico romano che confermato il suo amore per il gruppo umbro con l’ennesimo sold out nella capitale.

Il concerto è cominciato con “Annabelle”, singolo apripista dell’album “Forse non è la felicità” e anche di questo Forse lo è davvero – Tour Finale ed è proseguito con “Combattere l’incertezza”, “Il mare davanti”, “Tenera età” in un crescendo sempre continuo di energia ed adrenalina.

Da Con chi pensi di parlare”, “Ignoranza” e “Calci in Faccia” a “Troia” passando per “Coperta” e “Maria Antonietta” queste due ore di show sono state un incessante scambio di dichiarazioni d’amore tra il pubblico e la band con Aimone che più volte si è gettato tra le braccia della folla subito pronte ad accoglierlo e che tra una canzone e l’altra non ha mai smesso di interagire con la platea, e le urla quasi assordanti del pubblico che non ha mai smesso di cantare insieme ai suoi beniamini intonando persino canzoni tratte da album degli esordi come “Copernico” (tratta da Cavalli del 2011) e “Farsi domande” (Hybris, 2013) dimostrando una certo affetto che in questi otto anni di attività non è mai scemato.

A fine serata, i Fask hanno salutato il pubblico capitolino cantando “Come reagire al presente”, “A cosa ci serve” e “Forse non è la felicità”, con la consapevolezza però di aver regalato ai fan uno show indimenticabile… e magari di averla donata un po’ di felicità.

Testo di Linh Vu Thuy

Foto di Marta Bandino