MAESTRI DI SCACCHI AL TEATRO HAMLET DI ROMA

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Giuseppe Renzo e Alessandro Carvaruso firmano a quattro mani l’interessante testo, andato in scena al Teatro Hamlet a Roma, “Maestri di scacchi” e diretto dallo stesso Carvaruso. Nel nuovissimo teatro romano a due passi dal Pigneto, diretto dalla vulcanica Gina Merulla, ho assistito non tanto a uno spettacolo – come immaginavo e speravo – quanto a una grande lezione di non-regia o più semplicemente a una brutta regia.
Recensire uno spettacolo è un compito a volte infame. Vero è che mi sono tornate in mente le parole della indomita Paola Borboni che – poco prima di morire – rimpiangeva amaramente l’assenza oggi dei “fischi” che tanto fanno crescere e maturare. E mentre il tempo passava, il dramma scorreva, una voce continuava a rimbombarmi dentro e mi ripeteva “che peccato!”.
Peccato per l’occasione persa; peccato per non aver saputo impiegare o anche sfruttare al meglio gli attori e le attrici; peccato per non aver saputo (o voluto) dare risalto alla scena; peccato per non aver voluto ‘giocare’ con le luci, rimaste terribilmente fisse e fredde, più adatte a un tavolo di un obitorio. Peccato perché il testo, invece, rivela una certa sensibilità, manifestava numerosi spunti che potevano essere sviluppati all’interno della messa in scena. Peccato, infine, che troppo spesso – evidentemente – ci si macchia di hýbris (ὕβϱις ) nel voler fare tutto da soli. E non tutti ne sono all’altezza.
Su una tipica scacchiera, si confrontano i Bianchi e i Neri, cinque pedine per fazione, le ultime ancora in vita. Perchè gli Scacchi sono un vero e proprio gioco di guerra. Regine, pedoni, torri, cavalli e alfieri. Cinque figure che rappresentano un universo umano. Si combattono ognuno usando le proprie ‘armi’, seguendo le regole già fissate fino alla eliminazione fisica reale. E come ben viene evidenziato dal flyer, è vero, è una “è una metafora: la metafora della vita. Un’intera esistenza ridotta ad una sola partita in cui devi dare il massimo, in cui ogni mossa può essere risolutiva o fatale.”
In una partita c’è sempre chi vince e chi perde. Quasi sempre.
Ebbene in un contesto così sottile, eppure vasto, di questo tema, gli attori e le attrici proprio come pedine, fisse sul loro quadrante danno vita al dramma. Si muovono con fare a tratti marziale; le voci si incrociano alternandosi ma sempre su volumi eccessivi e non efficaci. La partita si risolve, si chiude. Si ricomincia. Eterna lotta alla sopravvivenza.
Tuttavia, ahimé lo dico con dolore e rammarico, lo spettacolo si perde in urla sgradevoli e mancanza di intensità. Tutto o quasi appariva esteriore e artefatto, nulla che portasse alla commiserazione, alla compassione o a un’emozione sinceramente sentita. Eppure gli attori sono lì che sudano, si impegnano, ce la mettono tutta si vede Ma ben poco arriva.
Rimane la scoperta di un testo teatrale bello e intenso. Rimane la visione di qualche bravo attore e brava attrice, che pure si notava, nonostante tutto. Perché una carenza di regia rischia sempre di fare del male non solo al Teatro ma agli attori soprattutto.
Rimane anche l’imbarazzo, tutto mio.

Di Marcello Albanesi

RUGGERO DEODATO OSPITE A C’ERA UN VOLTA AL CINEMA!!!

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Il Maestro Ruggero Deodato, Monsieur Cannibal come lo chiamano all’estero, è venuto a Radio Kaos Italy per farsi una bella chiacchierata con i ragazzi di C’era una volta al Cinema!!!
Il regista di culto di Cannibal Holocaust e La Casa Sperduta Nel Parco ci onorato della sua presenza e ci ha raccontato delle cose davvero interessanti…
Per ascoltarle basta aspettare le 22:30 con l’inizio di C’era una volta al Cinema!

IL RITORNO DI INDIELAND: ANTEPRIMA DEL NUOVO MUCCHIO!

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Visto che l’anno scorso Mercurio e il Belli con IndieLand si sono divertiti così tanto nella loro terra dell’indie-pendenza, stavolta non solo confermano ma rilanciano anche!

Ospiti della prima puntata Daniela Federico e Beatrice Mele, direttrice e capo-redattrice della storica rivista italiana IL MUCCHIO, la bibbia della cultura indipendente italiana e punto di riferimento del format.
Inoltre, uno speciale su cosa ci ha lasciato l’estate: dischi, concerti ed eventi da consegnare agli annali della musica. Poi le tante nuove rubriche, news, live e tutto il meglio che gira nella cultura alternativa: ma non vi annunciamo niente, dovete ascoltarle! Un esordio da non perdere assolutamente in una nuova annata che si preannuncia già indie-menticabile!

Alle 20:00 in onda !

Verdena: nuovo album e tour !

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Verdena annunciano oggi la data di uscita del primo di due dischi. Il nuovo lavoro comprende infatti due volumi. Il primo uscirà il 27 Gennaio mentre il secondo entro l’inizio dell’estate.

Sempre oggi la band bergamasca diffonde le prime date del tour, che partirà il 27 Febbraio da Rimini, esattamente un mese dopo la data di uscita dell’album.

ECCO TUTTE LE DATE:
27/02/2015 Rimini Velvet
28/02/2015 Marghera (VE) Rivolta
02/03/2015 Milano Alcatraz
03/03/2015 Firenze Obihall
05/03/2015 Bari Demodè
06/03/2015 Catania BarbaraLab
08/03/2015 Napoli Casa della Musica
09/03/2015 Roma Atlantico
10/03/2015 Bologna Estragon

TUTTE LE PREVENDITE PARTONO LUNEDÌ 22 DICEMBRE ALLE ORE 11.

 

I DEEP PURPLE TORNANO IN ITALIA!!!

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I DEEP PURPLE TORNANO IN ITALIA NELL’AUTUNNO 2015 CON 4 DATE A PADOVA, MILANO, FIRENZE E ROMA!!!

Dopo il sold out dello scorso luglio al Collisioni Festival, tornano in Italia nell’autunno 2015 i DEEP PURPLE con quattro date nei palazzetti ad ottobre e novembre: venerdì 30 ottobre al Palafabris di Padova, sabato 31 ottobre al Mediolanum Forum di Assago (Milano), giovedì 5 novembre al Mandela Forum di Firenze e venerdì 6 novembre al Palalottomatica di Roma. I biglietti dei concerti, prodotti e organizzati da Barley Arts, sono disponibili sui circuiti Ticketone e Vivaticket.

Venerdì 30 ottobre 2015 – PADOVA – Palafabris (Via San Marco, 53)

Tribuna Gold numerata €60,00 + dp, 1° anello numerato €55,00 + dp,
Parterre posto unico in piedi €45,00 + dp

Sabato 31 ottobre 2015 – ASSAGO (Milano) – Mediolanum Forum (Via G. di Vittorio, 6)

Tribuna numerata settore A €75,00 + dp, Tribuna Gold numerata €65,00 + dp,

1° anello numerato settore B €50,00 + dp, Parterre posto unico in piedi €40,00 + dp,
2° anello non numerato settore C: € 30,00 + dp

Giovedì 5 novembre 2015 – FIRENZE – Mandela Forum (Viale Malta, 6)

1° settore numerato €55,00 + dp, 2° settore numerato €45,00 + dp,
3° settore numerato €35,00 + dp, Parterre posto unico in piedi €40,00 + dp

Venerdì 6 novembre 2015 – ROMA – Palalottomatica (Piazzale Pier Luigi Nervi, 1)

settore A €60,00 + dp, settore B €55,00 + dp, settore C €45,00 + dp,
settore C visuale laterale €30,00 + dp, Parterre posto unico in piedi €45,00 + dp

L’ultimo disco dei Deep Purple, “Now What?!”, considerato uno dei migliori album della band, ha riscosso un grande successo in diversi Paesi, tra cui Italia, Germania, Austria, Repubblica Ceca, Norvegia e Russia (dove è diventato disco d’oro). Dopo la pubblicazione dell’album, i Deep Purple hanno intrapreso un trionfale tour mondiale, che ha riconfermato ancora una volta l’indiscusso valore della storica formazione hard rock inglese.

Nelle date del nuovo tour, i Deep Purple alterneranno i brani dell’ultimo album ai grandi e indimenticabili classici che li hanno resi celebri in oltre 45 anni di onorata carriera.
I Deep Purple sono Ian Gillan (voce), Steve Morse (chitarra), Roger Glover (basso), Don Airey (tastiere) e il fondatore Ian Paice (batteria).

www.deeppurple.com

 

SANTANA: DATE IN ITALIA A LUGLIO 2015

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La leggenda della musica Santana annuncia nuove date in America ed Europa per la primavera/estate
The Corázon Tour 2015

20 luglio – ARENA DI VERONA
21 luglio – PISTOIA BLUES FESTIVAL

In scaletta i brani più importanti della sua carriera insieme alle nuove canzoni

Vincitore di 10 GRAMMY®-Award e di 3 Latin GRAMMY®-Award, icona della musica rock e membro ufficiale della Rock and Roll Hall of Fame, Carlos Santana e la sua band SANTANA hanno aggiunto date del nuovo The Corázon Tour per la primavera / estate 2015. In partenza l’8 maggio dalla Florida, il tour farà tappa in diverse città degli States prima di approdare in Messico. A luglio 2015 The Corázon Tour continuerà in Europa, con date in venue molto importanti tra cui la O2 Arena di Berlino e la O2 Arena di Londra: tra le altre città in calendario, Santana farà tappa ad Amsterdam, Bruxelles, Amburgo e Monaco. In Italia è atteso per due imperdibili concerti, all’Arena di Verona (20 luglio) e al Pistoia Blues Festival (21 luglio).

Per maggiori informazioni
LIVE NATION ITALIA (02 53006501 – info@livenation.it – www.livenation.it)

I biglietti per le due date italiane saranno in vendita dal 10 dicembre su livenation.it e tramite il circuito TicketOne www.ticketone.it. Gli iscritti al Fan Club ufficiale (SantanaFanClub.com) avranno accesso ad una prevendita anticipata, a partire dalle 12:00 di lunedì 8 dicembre.
Come sempre, per ogni biglietto venduto saranno devoluti 0,70 centesimi netti alla Fondazione Milagro, l’organizzazione benefica fondata da Carlos Santana e la sua famiglia nel 1998, per sostenere i bambini orfani di tutto il mondo (www.milagrofoundation.org).

Per informazioni sul tour www.santana.com

Il tour segue il lancio del libro di Santana “The Universal Tone: Bringing My Story to Light” che Oprah e NPR hanno incluso nelle loro liste di Best Books of 2014, e la sua residency alla House of Blues Las Vegas at Mandalay Bay Resort and Casino con lo spettacolo An Intimate Evening with Santana: Greatest Hits Live.

LO SCIAMANO DEL ROCK IN GIRO PER L’ITALIA: G-FAST IN TOUR !

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Un volto noto agli ascoltatori di RKI se sta andando da qualche tempo in giro per l’Italia: è G-Fast, il musicista autore del recente e fortunato Go to M.A.R.S.
La fragorosa one man band nata dall’idea di Gianluca Fasteni ha iniziato a farsi conoscere nel 2011 con il disco Dancing with the freaks, subito ben accolto nell’ambiente. Sicuramente la peculiarità sono i live dove scatena la sua chitarra a “sole” tre corde e la cassa e il rullante suonate con i piedi, fornendo una miscela unica tra rock , blues e songwriting… fino a che sul palco non appare il suo famoso copricapo da sciamano indiano!

Il tour di Go to M.A.R.S. ha già riscontrato il pienone in tutta la penisola e ci sono ancora parecchie date: se G-Fast sta per passare nella vostra zona, non potete perderlo!!!

e… Rock and Rolla!!!

MASTODON, 10 DICEMBRE @FABRIQUE -MILANO PER L’UNICA DATA ITALIANA !

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I MASTODON, definiti dalla BBC “la band heavy metal più ambiziosa, coraggiosa e divertente ad aver raggiunto il pubblico mainstream”, saranno in concerto in Italia per un’unica data mercoledì 10 dicembre al Fabrique di Milano (Via Fantoli, 9).

A poco più di un anno dalla loro partecipazione alla tappa italiana del Sonisphere Festival, la metal band di Atlanta torna nel nostro paese per presentare ai fan il suo ultimo disco “ONCE MORE ‘ROUND THE SUN”, uscito il 24 giugno (Reprise Records – Warner Bros).

“Once More ‘Round The Sun” è il sesto album in studio per i Mastodon che, per dare forma al disco, si sono affidati a Nick Raskulinecz, già produttore per Alice in Chains, Foo Fighters e Deftones.

«La musica tiene lontani i demoni – ha dichiarato Bill Kelliher, il chitarrista dei Mastodon – e “Once More ‘Round The Sun” racconta ciò che è accaduto nei due mesi passati, abbastanza turbolenti, per usare un eufemismo».

I Mastodon, metal band di Atlanta con all’attivo una carriera di 14 anni, sono: Bill Kelliher (chitarra e voce), Brent Hinds (chitarra e voce), Troy Sanders (basso e voce) e Brann Dailor (batteria e voce). “Once More ‘Round The Sun” è l’ultimo di una lunga serie di acclamati lavori, tra i quali il concept album “Leviathan” (album dell’anno 2004 per Kerrang! e Terrorizer) e “The Hunter” (Album dell’anno 2011 secondo Metal Hammer).

MASTODON
+ BIG BUSINESS + KROKODIL
Mercoledì 10 dicembre 2014 – Milano, Fabrique
Orario di inizio previsto: 21.00 – posto unico € 25 + d.p / € 30 in cassa la sera del concerto
www.fabriquemilano.it – info@fabriquemilano.it
www.mastodonrocks.com – www.facebook.com/Mastodon
www.bigbigbusiness.com
www.facebook.com/krokodilrock

Milano, 5 dicembre 2014

Ufficio stampa: Parole & Dintorni – Martina Roncoroni (martina@paroleedintorni.it – 02/20404727)
Booking: Barley Arts – Marco Ercolani (marco.ercolani@barleyarts.com – 02/6884084)

KISS! LA PIÙ GRANDE ROCK BAND DEL MONDO CONTINUA IL SUO “40TH ANNIVERSARY TOUR”

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UNICA DATA ITALIANA
GIOVEDÌ 11 GIUGNO 2015 – ARENA DI VERONA

Biglietti disponibili a partire da venerdì 21 novembre

La leggenda rock dei KISS continua a festeggiare 40 anni di musica annunciando oggi l’unica data italiana del “40th ANNIVERSARY TOUR” l’11 giugno 2015 all’Arena di Verona. I biglietti saranno in vendita sul circuito Ticketone (www.ticketone.it) dalle ore 10.00 di venerdì 21 novembre. Da lunedì 24 novembre le prevendite saranno aperte anche nei punti vendita Vivaticket (www.vivaticket.it) e presso gli sportelli Unicredit.

Famosi per i loro show spettacolari, i KISS vogliono offrire ai fans un’esperienza unica con giochi di luci e un suono eccezionale, senza dimenticare i fuochi d’artificio che costituiscono il loro marchio di fabbrica. La data italiana si aggiunge a quelle previste in Giappone per febbraio 2015. La lista completa degli appuntamenti del tour è disponibile su www.kissonline.com

Con 28 dischi d’oro in USA e 100 milioni di copie vendute, Gene Simmons e Paul Stanley insieme ai compagni Tommy Thayer e Eric Singer continuano a riscuotere successi anno dopo anno. Grazie alla loro incredibile carriera, i KISS ad aprile 2014 hanno ottenuto l’attesa introduzione nella Rock And Roll Hall of Fame e sono attualmente impegnati in KISS ROCKS VEGAS, il loro primo resident show presso The Joint all’interno dell’Hard Rock Hotel & Casino Las Vegas, proprio nel cuore di Sin City, che si concluderà il prossimo 23 novembre.

La nuova antologia in due cd dei KISS, “KISS 40”, è uscita lo scorso maggio e include un brano tratto da ognuno degli album della band, oltre alle tracce estratte dagli album solisti dei membri originali della band usciti nel 1978.

I KISS sono una delle più influenti band nella storia del rock’n’roll, con 44 album all’attivo e più di 100 milioni di dischi venduti in tutto il mondo. Oltre alle decine di tour trionfali, i KISS si sono esibiti ad eventi storici quali il XXXIII° Super Bowl, le Olimpiadi Invernali di Salt Lake City e il concerto Rockin’ The Corps dedicato alle truppe USA in missione in Iraq e Afghanistan; in aggiunta, sono apparsi durante la finale di American Idol 2009 seguita da 30 milioni di spettatori e in uno spot Dr. Pepper a supporto del tour Hottest Show On Earth tramesso durante il Super Bowl 2010. Attualmente i KISS compaiono in importanti campagne pubblicitarie di John Varvatos e Google Play. Lo scorso aprile i KISS hanno inaugurato la prima stagione dell’L.A. KISS Football team per riportare il football agonistico a Los Angeles.

L’eredità dei KISS continua a crescere, generazione dopo generazione. La devozione e la lealtà della KISS Army nei confronti della “Hottest Band in the World” è una testimonianza del legame indissolubile tra la band e i suoi fan. Nel 2014 i KISS festeggiano due passi importanti: il loro quarantesimo compleanno e la introduzione nella Rock and Roll Hall of Fame.

KISS – 40 YEAR ANNIVERSARY TOUR

DATA UNICA (+special guest)

Giovedì 11 Giugno 2015
Arena di Verona
Apertura porte ore 19.00
Inizio concerti ore 20.30

Biglietti

Poltronissima: € 115,00 + d.p.
Poltrona: € 95,00 + d.p.
Gradinata numerata: € 85,00 + d.p.
Gradinata non numerata: € 55,00 + d.p.
Disponibili VIP packages.

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I LITFIBA SONO TORNATI! IL 13 GENNAIO ESCE IL COFANETTO “TETRALOGIA DEGLI ELEMENTI”

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IL 13 GENNAIO esce il cofanetto speciale 4 CD +1 DVD
con immagini totalmente inedite live e backstage del tour del 1993
“TETRALOGIA DEGLI ELEMENTI”

E a Milano lo stesso giorno l’evento unico
“TETRALOGIA DEGLI ELEMENTI live”
per celebrare uno dei manifesti della cultura rock italiana

(Biglietti in prevendita a partire da oggi alle ore 16.00)

La “Tetralogia degli Elementi”, uno dei manifesti della cultura rock italiana firmato LITFIBA, torna a rivivere il 13 gennaio.

Uscirà un cofanetto speciale (su etichetta Warner) che conterrà, oltre ai 4 album che la band dedicò ai 4 elementi della natura – fuoco con “El Diablo” (1990), terra con “Terremoto” (1993), aria con “Spirito” (1994) e acqua con “Mondi Sommersi” (1997) – anche un imperdibile DVD contenente le immagini originali – sino ad ora inedite – del leggendario tour del ’93 seguito all’uscita di “Terremoto” (con la regia di Adam Dubin e quella di Piero Pelù per la parte backstage). Piero & Ghigo hanno voluto mantenere intatto il montaggio di allora per preservare le atmosfere di questo documento unico che contiene brani live, immagini di backstage e interviste.

Per celebrare questo indiscusso manifesto della musica rock, sempre il 13 gennaio all’Alcatraz di Milano si terrà “TETRALOGIA DEGLI ELEMENTI live”: un evento unico nel corso del quale verranno proiettate le immagini inedite del ’93 e subito dopo Piero & Ghigo, con la band rinnovata, saliranno sul palco per uno show live di un’ora, dove daranno nuova vita ad alcuni dei brani più rappresentativi di quegli anni per ricreare quel rituale energetico che contraddistingue il sound della tetralogia.

RTL 102.5 è la radio partner ufficiale di “TETRALOGIA DEGLI ELEMENTI live”.

I biglietti sono in vendita a partire da oggi alle ore 16.00 su www.ticketone.it e nelle prevendite abituali.
Evento prodotto e organizzato da F&P Group. Info su www.fepgroup.it.

PAOLO BENVEGNU’, “EARTH HOTEL”

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TOUR DI PRESENTAZIONE DEL NUOVO DISCO

20/11 – Magnolia, Milano
21/11 – Off, Modena
22/11 – Studio 2, Vigonovo (Ve)
28/11 – Etnoblog, Trieste
29/11 – Latteria Molloy, Brescia
03/12 – Teatro Auditorium Unical, Rende (Cs)
04/12 – Teatro Mediterraneo Occupato, Palermo
05/12 – Arci Lebowski, Ragusa
06/12 – MA, Catania
12/12 – Container – Grottammare (Ap)
13/12 – Sonar, Colle Val d’Elsa (Si)
19/12 – Marquee Moon, Acquaviva delle Fonti (Ba)
20/12 – Resurb, Cerignola (Fg)
09/01 – Druso Circus, Bergamo
10/01 – Karemaski, Arezzo
17/01 – Locomotiv, Bologna
30/01 – Tender, Firenze
31/01 – Bronson, Ravenna
Il tour di Paolo Benvegnù accompagnato dalla sua band, sta girando l’Italia per presentare il suo nuovo disco, “Earth Hotel”.

Paolo Benvegnù ha una carriera ultraventennale con un passato nel gruppo degli Scisma e un presente fatto di rock d’autore. E’ un outsider della nostra musica che passa dalle collaborazioni con gli Afterhours e Stefano Bollani  alla scrittura di brani come “Io e te”, che Mina ha voluto reinterpretare e inserire in  uno dei suoi dischi.  Le canzoni di Benvegnu’ sono state cantate anche da  Irene Grandi , Giusy Ferreri e Marina Rei.
A proprio nome ha pubblicato finora quattro album, ultimo dei quali è “Earth Hotel”, edito un paio di settimane fa che ha ottenuto ottimi riscontri di pubblico ( entrando in solo due settimane nella classifica delle vendite Fimi/Gfk),  e di critica, ottenendo decine e decine di ottime recensioni e interviste.

EARTH HOTEL secondo PAOLO BENVEGNU’

Earth hotel parla di amore nelle stanze.
Ovunque.
Di alberghi, di case, di transatlantici, di treni, di aereoplani ed automobili.
Nello stesso istante.
Che sia martedì o il giorno di un compleanno oppure l’anniversario della prima repubblica.
Di ogni tipo di Amore.
Quello di ogni tempo. Quello impastato di bene e male.
Quello conscio e quello sbadato.
Dodici mirabili miniature.
Dall’alba al tramonto.
Elettrico e notturno.
Grida al cielo e sussurrii nell’ombra.
Alle madri.
Ai Figli.
A quell’eterno miracolo di vita che ci consuma.

TRACKLIST:
1. NELLO SPAZIO PROFONDO  4:50
2. UNA NUOVA INNOCENZA      6:14
3. NUOVOSONETTOMAOISTA  3:43
4. AVENIDA SILENCIO 7:30
5. LIFE 2:22
6. FEED THE DESTRUCTION 3:54
7. STEFAN ZWEIG 3:49
8. ORLANDO 4:44

 

NICK CAVE – 20.000 DAYS ON EARTH IL FILM SU NICK CAVE INTERPRETATO DALLO STESSO ARTISTA

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Arriva finalmente in Italia NICK CAVE – 20.000 DAYS ON EARTH, il film degli artisti e filmmaker Ian Forsyth e Jane Pollard, accolto con entusiasmo dalla critica al Berlinale e al Sundance Festival e già considerato un’ode lirica e inventiva alla creatività nonché un vero e proprio spartiacque del genere che vede protagonista Nick Cave nei panni di se stesso.

I 20.000 giorni sulla terra cui si riferisce il titolo del film sono infatti quelli della vita di Nick Cave, rockstar e scrittore di culto, icona della musica rock internazionale. A differenza di quanto accadrebbe in un documentario tradizionale, però, il film intreccia finzione e realtà fondendoli con un viaggio poetico e intenso in una “giornata immaginata” della vita di Cave, per tracciare un ritratto intimo e profondamente sincero del suo processo artistico. Un ritratto tanto più vero quanto più capace di immergersi nell’immaginario dell’artista australiano.

NICK CAVE – 20.000 DAYS ON EARTH verrà proposto in anteprima al Torino Film Festival il 27 novembre e nelle sale italiane (elenco a breve su www.nexodigital.it) solo martedì 2 e mercoledì 3 dicembre. L’appuntamento è dunque di quelli irrinunciabili perché NICK CAVE – 20.000 DAYS ON EARTH unisce narrazione a visioni, scrittura a vita vissuta, musica a profonde sedute di autocoscienza per svelare tutto il genio di Nick Cave (che nel film interpreta se stesso), la sua conturbante personalità, il suo straordinario stile narrativo e il suo rapporto esclusivo e intenso con la parola e con la narrazione. Questo sorprendente viaggio nella vita complessa e a volte solitaria di un uomo, di uno scrittore e di una rockstar, viene condotto attraverso il suo stesso racconto e i dialoghi con le persone a lui più vicine. Dramma e realtà si combinano in ventiquattr’ore fittizie nella vita del musicista per celebrare tutto il potere trasformativo del suo spirito creativo.

Ian Forsyth e Jane Pollard, i due registi inglesi, sono partiti per il loro lavoro da un’annotazione scribacchiata da Cave nel suo diario: l’artista scopriva infatti di aver raggiunto i 20.000 giorni di vita. Da qui lo spunto per il film, realizzato riprendendo in totale libertà la vita privata e pubblica del loro “attore”. Forsyth e Pollard hanno piazzato le loro telecamere nelle stanze della casa di Cave, a Brighton, nella sua auto, nello studio londinese dove il musicista si reca quotidianamente. “Il fuoco sacro dell’ispirazione non scende dal cielo. L’ispirazione è un bisogno che va alimentato” spiega Cave “E perciò io vado in ufficio tutte le mattine, per cercarla… Ci vado tra le 8 e le 9, ogni giorno, e lì non trovo alcuna distrazione: solo una tastiera e una scrivania”. Elementi che evidentemente corrispondono al nutrimento quotidiano del suo processo creativo, che trova poi il conforto galvanizzante del pubblico con i concerti e con l’uscita dei dischi – un fiume inarrestabile a proprio nome, con i Bad Seeds, con i Grinderman, o magari soltanto con il fido “partner in crime” Warren Ellis, che con Cave ha firmato anche la colonna sonora di questo film.

In occasione dell’uscita nei cinema italiani del film -che nel cast vede la presenza dei Bad Seeds e di una splendida Kylie Minogue- arriverà nei negozi anche un vinile in edizione limitata comprendente l’inedito Give us a Kiss, suonato in alcune date del Push The Sky Away tour, ed una versione di Jubilee Street registrata alla Sidney Opera House.

NICK CAVE – 20.000 DAYS ON EARTH è distribuito in Italia da Nexo Digital e Feltrinelli Real Cinema in collaborazione con Radio DEEJAY, MYmovies.it e Rockol.

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GIGFARM È ORGOGLIOSA DI PRESENTARE SOVIET SOVIET CROWD TOUR 2014

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Il primo tour italiano della band rivelazione del 2013 completamente voluto, sostenuto e finanziato dagli utenti.

Sii anche tu sostenitore attivo, avrai la possibilità di ascoltare la tua band preferita nella tua città!

Concerti ed eventi realizzati dagli utenti, attraverso il metodo del crowdfunding. Questa è la rivoluzione che Gigfarm porta nel panorama della musica live.
Così nasce il SovietSovietCrowd Tour 2014.

Non una scelta casuale quella dei SovietSoviet. Il trio pesarese è infatti una delle migliori formazioni indie rock in circolazione, una delle poche realtà italiane ad aver saputo attirare l’attenzione di media esteri prestigiosi quali Pitchfork, The Fader e Stereogum. I Soviet Soviet rappresentano l’avanguardia della scena indipendente italiana, come Gigfarm della realizzazione di tour e concerti. Gigfarm ti darà la possibilità di assistere ai concerti dei tuoi artisti preferiti nella tua città. Finalmente non sarai più solo un semplice spettatore, ma parte attiva nell’organizzazione dell’evento a cui hai sempre sognato di partecipare..
Gigfarm produce, supporta, organizza e condivide. E chi ci guadagna è sempre la musica.

Come funziona? E’ molto semplice:
Vai su gigfarm.com e seleziona la data del tuo concerto. Oppure proponi una data nella tua città, grazie all’apposita sezione Invia il tuo progetto.
Scegli le ricompense che ti piacciono di più (serigrafia, cd, vinile, t-shirt limited , e altri prodotti del merchandise officiale) e acquista. Ad ogni ricompensa, è abbinato il pass che ti permetterà di accedere all’evento da te selezionato.
Supporta la campagna condividendo lo show a cui parteciperai e la campagna di concerti Gigfarm con i tuoi amici e gli altri fan. Aumenterai le possibilità di raggiungere l’obiettivo economico per la realizzazione dello show e potrai, cosi, partecipare al grande evento.
Raggiunto l’obiettivo economico, si concluderà la campagna e potrai finalmente goderti il concerto e ricevere le ricompense da te scelte.
Nel caso in cui l’obiettivo non venga raggiunto, Gigfarm provvederà a rimborsare completamente te e tutti gli utenti che hanno creduto e partecipato attivamente alla campagna.
Udine, Varese, Napoli, Avellino, Firenze e Pesaro sono solo alcune delle date del “Crowd Tour 2014” proposte da gigfarm.com . Partecipa anche tu attivamente! Realizza una campagna nella tua città e diventa parte attiva degli show con il tuo contributo economico!

Guarda il video promo del Tour su : https://www.youtube.com/watch?v=oCgj6fvKyWw

Supporta la campagna e scegli tra:
Serigrafia serie limitata Crowd Tour + Pass valido per accedere all’evento – Euro 8
Serigrafia serie limitata Crowd Tour+ T-shirt ufficiale del tour + Pass valido per accedere all’evento – Euro 18
Serigrafia serie limitata Crowd Tour + Cd Fate + Pass valido per accedere all’evento – Euro 18
Serigrafia serie limitata Crowd Tour + T-shirt Soviet Soviet grafica inedita + Pass valido per accedere all’evento – Euro 20
Serigrafia serie limitata Crowd Tour + Cd Fate + Shopper Crowd Tour + Pass valido per accedere all’evento – Euro 22
Serigrafia serie limitata Crowd Tour + T-shirt ufficiale del tour + Shopper Crowd Tour + Pass valido per accedere all’ evento – Euro 22
Serigrafia serie limitata Crowd Tour + T-shirt Soviet Soviet grafica inedita + Shopper Crowd Tour + Pass valido per accedere all’ evento – Euro 24
Serigrafia serie limitata Crowd Tour + Vinile autografato Fate + Free download dell’album completo Fate + Pass valido per accedere all’evento – Euro 25
Serigrafia serie limitata Crowd Tour + Vinile autografato Fate + Free download dell’album completo Fate + Shopper Crowd Tour + Pass valido per accedere all’evento – Euro 28
Serigrafia serie limitata Crowd Tour + T-shirt ufficiale del tour + Cd Fate + Pass valido per accedere all’evento – Euro 28
Serigrafia serie limitata Crowd Tour + T-shirt ufficiale del tour + Cd Fate + Shopper Crowd Tour + Pass valido per accedere all’evento – Euro 30
Serigrafia serie limitata Crowd Tour + T-shirt ufficiale del tour + Vinile autografato Fate + Free download dell’album completo Fate + Shopper Crowd Tour + Pass valido per accedere all’evento – Euro 35
Serigrafia serie limitata Crowd Tour+ T-shirt ufficiale del tour + T-shirt Soviet Soviet grafica inedita + Cd Fate + Vinile autografato Fate + Free download dell’album completo Fate + Shopper Crowd Tour + Pass valido per accedere all’evento – Euro 55
Partecipa alla campagna “CROWD TOUR 2014” su:
www.gigfarm.com

31.10.14 – Udine – Cas*aupa
01.11.14 – Varese – Cantine Coopuf
07.11.14 – Napoli – George Best Music & Football
08.11.14 – Avellino – Tilt!
21.11.14 – Firenze – Tender
05.12.14 – Pesaro – Dallacira
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HAI PAURA DEL BUIO? IL FESTIVAL; INTERVISTA A MARCO MANZELLA DI KEEPON

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A ormai 5 anni e più da quel 6 aprile 2009, giorno del disastroso terremoto, l’attenzione nazionale si focalizza spesso su L’Aquila. Da quel nefasto giorno la città abruzzese è ormai diventata un sillogismo per narrare le tristi dinamiche italiote e le nefandezze di una politica che troppe volte si avvale della Propaganda per vendere se stessa speculando sulle spalle di chiunque. Cosi per 5 anni L’Aquila si è assopita, intorpidita almeno agli occhi dell’opinione pubblica e quando la si nomina vengono agli occhi immagini tristi.
Siamo nel 2015 e L’Aquila non è più quello o comunque non solo: le cose su cui dibattere e incazzarsi sono ancora troppe, ma le luci cominciano a spuntare e ad accenderle sono gli stessi ragazzi aquilani che si sono stancati della compassione e delle parole di circostanza e cosi si sono messi in gioco. La storia è quella di un collettivo che decide di non andar via, ma di rimanere e soprattutto di continuare a credere che è proprio dalle macerie che bisogna ripartire; non molto tempo fa questo collettivo mette su un posto che si chiama SET ACTION STAGE. Un bel posto davvero. Tanti bei progetti, tanti live che smuovono la dormiente L’Aquila. Un giorno un musicista di calibro che risponde al nome di Manuel Agnelli inventa un festival itinerante chiamato “Hai paura del buio?”; era il 2013 e le tappe di Torino, Roma, Milano segnavano sold out. E perché non ripetere la cosa? Così a chi rivolgere il progetto? A chi rivolgere la domanda sulla paura del buio se non a L’Aquila, la stessa città che, spenti i riflettori mediatici vive zone d’ombra nelle quali la prima ad eclissarsi è proprio la musica, la cultura.
Terzo componente di quello che oggi raccontiamo è Keepon altra bella realtà nata in Lombardia che ha come scopo quello di promuovere la musica e i live sul territorio da ormai dieci anni. Mescolando tutto ciò il risultato è quello che tra poche ore andrà di scena nel capoluogo abruzzese. Musica, arte, letteratura e performances di danza renderanno L’Aquila la destinazione da tener presente per questo week end di ottobre.
A parlarne con noi di Radio Kaos Italy ci ha pensato Marco Manzella di Keepon.

Marco raccontaci un po’ di Keepon prima di tutto.

 

Keeepon è un circuito nazionale nato e concepito per i live club e per gli operatori della musica. Coinvolge festival, radio, musicisti, agenzie di booking e chiunque si impegna per promuovere la musica indipendente italiana offrendo ad essa visibilità e coesione. In buona sostanza Keepon vuole essere anche un progetto sociale sensibile alle più svariate realtà territoriali promuovendo progetti eterogenei.

 

Quando e come è nato il sodalizio con Manuel Agnelli?

Come ti dicevo Keepon vuole prefissarsi anche un ruolo sociale di conseguenza era inevitabile in un certo senso non entrare in contatto con Manuel che è uno tra i principali promotori di realtà musicali indipendenti. I punti di contatto tra noi e lui sono stati molti e cosi abbiamo intrapreso questo cammino condividendo lo scopo finale.

 

Quindi è cosi che nasce l’ idea di riproporre per il secondo anno il festival Hai paura del buio?

 

Beh, si diciamo che le basi per intraprendere una sfida di questo genere erano consolidate visto anche il successo che il festival ha riscosso lo scorso anno.

 

L’Aquila non è la classica città dove organizzare un festival. Quanto avete dovuto pensarci prima di lanciare questa sfida di cui parli?

 

Si è vero, diciamo che L’Aquila non è la città dove ti aspetteresti un festival di questa portata, ma per me e per tutti noi dello staff rappresenta da un lato un rischio considerato che l’evento è totalmente gratuito. Ma dall’altro anche un motivo di orgoglio e la possibilità di fare qualcosa per una città o meglio per i giovani del posto che non sono affatto rassegnati all’idea che nella propria città non accadono spesso cose interessanti dal punto di vista culturale e musicale.
Ti racconto un aneddoto: lo scorso anno veniamo a conoscenza della nascita di questo locale (Set Action Stage), eravamo ad un incontro a Roma e fu lì che conoscemmo i ragazzi del collettivo. Loro ci chiesero di dargli una mano per promuovere una serie di eventi nella loro città e noi di Keepon avevamo in mente di organizzare qualche nuovo evento. Il passo che ci spinse a puntare su L’Aquila fu proprio quell’incontro, ma soprattutto l’entusiasmo e la voglia di ripartire di questi ragazzi per i quali aprire un live club in una città di emigranti ed emigrati fu un impresa onerosa.

 

Bello immaginare che anche a L’Aquila ci sia una realtà cosi lungimirante. La città immagino ha bisogno ancora di molti fondi, di molti aiuti e agli occhi di un osservatore superficiale la musica potrebbe sembrare qualcosa di superfluo considerato lo stato di avanzamento della ricostruzione cittadina. Ti chiedo a tal proposito le istituzioni come hanno preso l’idea di un festival?

 

Guarda ti posso dire che la risposta è stata molto positiva. Il sindaco è una persona molto piacevole e non abbiamo avuto problemi di nessun genere a relazionarci con l’ intera amministrazione che per quanto possibile ci ha supportato sin da subito. Hanno percepito e recepito il valore del progetto puntando su di esso come una reale possibilità di rilancio culturale per la città.

 

Come sarà strutturato il festival ?

 

HPDB è un progetto interculturale di conseguenza non è solo una rassegna musicale. La musica sicuramente farà da protagonista ma ad essa si affiancheranno spettacoli di danza, teatro, reading di letteratura, ed installazioni artistiche. L’intero evento si svolgerà nell’area del Set Action Stage. Vi sarà un area esterna per il live più grossi e 2 sale interne in cui si alterneranno vari spettacoli e dj-set oltre che live anche qui naturalmente.

 

Gli Afterhours fuorono, insieme al Teatro degli Orrori, il primo gruppo a suonare a L’Aquila dopo il terremoto provando a riaprire una stagione nuova per la cultura dopo il sisma. Era il 2012 ma quello fu un concerto mirato a raccogliere aiuti per la città. Il vostro festival ha anche questo scopo?

 

No, noi abbiamo organizzato questo festival non con lo scopo di raccogliere fondi per la città perché non riusciremmo in ogni caso a racimolare molto. Il nostro aiuto, quello di Manuel Agnelli e di tutti gli altri artisti (ce ne saranno più di 60), vuole essere di carattere culturale più che economico. L’Aquila è vero ha bisogno di tanti fondi ancora, ma ha bisogno anche di far ripartire una serie di eventi che in quella zona d’Italia mancano da troppo tempo. Quindi noi che lavoriamo in questo settore abbiamo messo sul piatto quelle che sono le nostre competenze facendo quello che sappiamo far meglio. Abbiamo tuttavia immaginato un festival totalmente gratuito, sarebbe impensabile far pagare un ingresso agli aquilani. Per quanto riguarda quelli che verranno da fuori per noi il vero successo sarebbe quello di portare gente a “rivivere” L’Aquila. Nonostante tutto è una città che ha molto entusiasmo e molta voglia di riprendersi.

 

Optando per L’Aquila come sede del festival avete voluto lanciare un messaggio sociale. Quali saranno le prossime tappe o i prossimi progetti? Visto che avete intrapreso questa strada dobbiamo immaginarci che magari avete in cantiere l’idea di proporre questo o altri eventi anche in altre realtà territoriali complesse tipo il sud o città in ombra?

 

Non saprei; sicuramente un’idea di questo genere è molto stimolante. Keepon si muove a 360° e mi piace pensare di riuscire in questo di cui mi chiedi. Perché no! In Italia non è semplice organizzare eventi noi abbiamo tanto entusiasmo e non ci precludiamo nessuna strada, ovviamente bisogna analizzare i progetti e valutare la fattibilità delle cose.

 

Abbiamo concluso. Ti faccio un grosso in bocca al lupo sperando che la partecipazione sia notevole. Noi di Radio Kaos Italy invitiamo tutti a partecipare all’evento perché sembra proprio una bella storia.

 

Grazie mille e crepi il lupo. Ci vediamo a L’Aquila! Sarà proprio una bella giornata. Ne sono sicuro.

Di Antonio Cammisa

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ROMA WEB FEST 2004: LE PREMIAZIONI!

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Il 28 settembre nella sala Auditorium del MAXXI, museo nazionale delle arti del XXI secolo, si è svolta la premiazione ufficiale della seconda edizione del Roma Web Fest.
L’evento è stato introdotto da Janet De Nardis, direttrice artistica e ideatrice di RWF, la quale ha definito il festival un angolo di cielo per una nuova sfumatura d’azzurro rappresentata dalle web serie e da tutte quelle creazioni audiovisive che nascono nella rete, frutto di passione e talento.
BAlla presenza di molti attori famosi e di una sala gremita di gente, il direttore ha ringraziato la giuria per essere stata così attenta nel visionare i progetti finalisti, e il pubblico per la grande affluenza che ha interessato i numerosi panel e gli incontri avvenuti nei giorni di kermesse che hanno messo in luce il nuovo mondo delle Web Serie che con grande intelligenza e gusto artistico si stanno facendo spazio nel mondo dell’audio-visivo.
Maximiliano Gigliucci, direttore generale del festival, è intervenuto ribadendo come questo sia un momento di grandi cambiamenti dove il punto di forza sono le storie e non più i rigidi meccanismi di un mercato ormai estinto.

 

A presentare l’evento l’attore comico Saverio Raimondo, che ha divertito il pubblico attraverso i suoi esilaranti interventi.
L’attenta giuria, seduta in prima fila e composta da:
Marco Muller (Critico e produttore cinematografico, dal 2011 direttore artistico del festival internazionale del film di Roma),
Luca Argentero (Attore e produttore),
Cristina Priarone (Direttore generale di Roma Lazio film Commission),
Massimo Gaudioso (Sceneggiatore e regista),
Michele Ferrarese (Executive creative director Fox International),
Paola Minaccioni (Attrice e comica),
Leonardo Ferrara (RAI Fiction),
Massimiliano Bruno (Regista, sceneggiatore e attore ),
Massimo Razzi (Direttore Kataweb di Repubblica.it)
Mario Sesti (giornalista e critico cinematografico)
ha deciso di assegnare i seguenti premi :

 
Premio Roma web fest: Milano Underground
Miglior serie italiana: Esami
Miglior serie straniera: Libres
Miglior produttore: Under
Miglior regia: Ivan Silvestrini (Under)
Premio del pubblico: Felici ma Furlans
Migliori effetti speciali: Elba – l’eredità di Napoleone
Miglior soggetto/sceneggiatura: Elba – l’eredità di Napoleone
Miglior montaggio: Milano Underground
Miglior fotografia: Quella sporca sacca nera
Premio puntata pilota universitaria: The Watcher
Miglior colonna sonora: Under
Miglior Sound design: Under
Miglior attore: ex aequo Franco Ravera (Notte Noir) e Luca De Giovanni (Il vecchio col cappello).
Miglior attrice: Valentina Bellè (Under)
Miglior scenografia/costumi: Under
Miglior grafica: Preti
Miglior scena horror: Horror vacui (inizio)
Miglior scena comica: Coglione no (l’idraulico)
Miglior scena d’azione: Quella sporca sacca nera
Menzione speciale Giuria: Preti
Menzione speciale RWF: The Jackal
Personaggio Rivelazione dell’anno: Edoardo Ferrario

Inoltre, per la prima volta, Rai Fiction assegna due premi:
Miglior Serie Web che va ad “Under”
Menzione Speciale al talento che va a “Elba – L’eredità di Napoleone.”

 

 

Per maggiori informazioni:
info@romawebfest.it
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SONAZONE, LA CUGINA TIRATARDI DELL’ARIANO FOLKFESTIVAL

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Seguiamo ormai da anni l’ che probabilmente rappresenta la più importante rassegna di world music in Italia. Dal 14 al 18 agosto ancora una volta l’Irpinia diventerà il punto di incontro di culture, folklore ed etnie in un evento dal carattere internazionale. Come già in precedenza vi abbiamo segnalato è un festival che si caratterizza, forse più di altri, per la presenza di numerose aree collaterali che offrono al pubblico proposte eterogenee. Degna di nota tra queste è sicuramente il palco notturno del festival: Sonazone. Quest’area rappresenta forse quella che da più anni accompagna l’Aff essendo in programma già nelle prime edizioni. Continua la collaborazione quindi del collettivo Mooove che per il terzo anno consecutivo curerà il progetto.

 

Sonazone rappresenta un vero e proprio evento nell’evento e negli ultimi anni ha visto una crescita esponenziale di pubblico. Nata inizialmente per gli irriducibili delle notti dell’Aff nel corso degli anni, Sonazone è diventato un ricco contenitore di performance musicali, videomapping, lights-show e proposte artistiche di vario genere. Un “parco-artistico” a 360 gradi in cui i ragazzi di Mooove mettono in campo tutte le proprie forze offrendo un’ interessante panoramica sulla cultura underground e visto il successo delle scorse edizioni siamo sicuri che stupirà anche quest’anno.

Sempre curata anche la scelta della location, ogni anno il collettivo infatti ha saputo collocare la rassegna in una cornice interessante sia dal punto di vista scenografico che concettuale, basti pensare alla scorsa edizione in cui il tutto si è svolto in un capannone dai tratti post-industriali perfettamente coerente con la proposta artistica del 2013. Quest’anno ennesimo cambio di location e tutto ciò ci fa pensare che anche dietro questo vagare c’è un vero e proprio progetto concettuale.

 

La proposta musicale dell’edizione 2014 vede ancora una volta nomi del circuito nazionale ed internazionale. Le date da tener presente sono 15 e 16! Si parte all’1 di notte!

La line-up offrirà 3 dj-sets di matrice techno,ognuno con la propria peculiare sfumatura, si va da quella più pura di Santhiago alla deep-techno del tedesco Ollinger fino alle venature dub dell’irpino Nicola Virnicchi. Presenti anche 2 live-sets analogici di Sub:ion e Killagroove che rappresenteranno il cuore delle due nottate.

In più per questa edizione 2014 ci sarà l’ennesima sorpresa,uno speciale “3hours-set psy-goa-tek” curato dal collettivo berlinese Letanzcircuit, pensato per gli amanti della musica techno più estrema.

Come anticipato Sonazone non è solo musica ma tanto altro:le visioni dei vj Van De Helm, Pierpax e Vj Klein, le illustazioni di Andrea Mangiri e l’ arte di Mariangelo Spagnoletti. Ma fare dei nomi non sarebbe giusto viste le numerose presenze in programma.

Noi di Ziguline saremo media partner di Sonazone e a farci compagnia ci sarà quest’ anno Radio Kaos Italy che condurrà la diretta radiofonica sul sito . Per il secondo anno consecutivo sarà presente il producer tedesco Doc Ollinger al quale abbiamo rivolto due domande raggiungendolo telefonicamente.

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Ciao Olli per te è la seconda volta sul palco Sonazone raccontaci il perchè di questo bis e di come è andata l’anno scorso.

 

Si, per me è la seconda volta in questo meraviglioso festival e sono davvero molto felice di poter suonare ancora una volta alla Sonazone. Quando sono stato contattato dagli organizzatori qualche mese fa ho accettato subito di tornare perchè lo scorso anno l’atmosfera è stata davvero molto piacevole e la gente davvero bellissima. Ricordo che durante la mia performance mi sono sentito come stretto in un abbraccio di energia e felicità. Ho provato davvero delle belle emozioni e ho ricevuto tanti feedback positivi. La più grande soddisfazione per un musicista è rendere la gente felice con la sua musica e l’interazione di energia, suoni e una location davvero incredibile hanno reso per me indimenticabile la mia esibizione nel 2013. Voglio nuovamente ringraziare gli organizzatori e complimentarmi con loro per il lavoro davvero professionale che svolgono.

Ho suonato in varie città tra cui Berlino e Amburgo dove la musica elettronica è di casa forse più che nel vostro Paese ma per me la data alla Sonazone 2013 è stata davvero speciale.

 

 

Quindi quali sono le tue aspettative per quest’edizione 2014?

 

Sono davvero molto eccitato all’idea della data di quest’anno e spero di ritrovare tutte le persone che ho incontrato e conosciuto lo scorso anno. Mi auguro inoltre che il pubblico sia ancora più numeroso. Non so ancora molto sulla location e l’allestimento di quest’anno, durante l’edizione precedente la scenografia è stata impressionante e sono sicuro che anche quest’anno i ragazzi del collettivo Mooove sapranno stupirci. Sarà anche stavolta un party indimenticabile.

Sono molto felice di tornare ad Ariano e spero che anche stavolta non sia l’ultima. Ci vediamo lì.

MORRISSEY: IL TOUR ITALIANO, AD OTTOBRE!

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13 ottobre ROMA, Atlantico
16 ottobre MILANO, Teatro Linear4Ciak
17 ottobre BOLOGNA, Paladozza
19 ottobre PESCARA, Pala Giovanni Paolo II
21 ottobre FIRENZE, Obihall
22 ottobre PADOVA, Gran Teatro Geox
L’artista più importante dell’ondata british wave torna nella sua amata Italia. E lo fa in maniera sorprendente: toccando la nostra penisola in sei indimenticabili shows nel mese di ottobre. Abbiamo l’onore ed il piacere di annunciare il grande ritorno di MORRISSEY: personaggio che non ha bisogno di presentazioni.

Il mese scorso, MORRISSEY, ha rilasciato, dopo cinque anni, l’album solista dal titolo “World Peace Is None Of Your Business”. Sempre tagliente, sarcastico e dallo stile inconfondibile, l’artista inglese è pronto ad incontrare nuovamente i fans italiani e a cantare con loro.

Prezzo del biglietto: a partire da €40,00 + diritti di prevendita.

Biglietti in vendita su livenation.it e ticketone.it dalle ore 10.00 di mercoledì 27 agosto.

VASTO SIREN FESTIVAL 2014 RADIO KAOS ITALY REPORT

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Soltanto qualche mese fa, quando lessi per la prima volta di un nuovo festival che si sarebbe tenuto a Vasto, la cosa mi sorprese un po’. Ricordo che il primo gruppo della line up ad essere annunciato furono i The National e immaginarli in una cittadina provinciale mi sembrò un po’ strano. Quasi stentavo a crederci, poi piano piano cominciarono ad uscire fuori altri nomi altisonanti e tutto sembrava ancora più surreale. Furono annunciati i Mogwai e John Grant, ogni giorno sul sito ufficiale si aggiungeva un nome e quello che stava prendendo forma cominciava a far gola a qualsiasi appassionato di musica del nostro stivale.

Circa 15 giorni fa, feci un intervista a Pietro Fuccio di DNA concerti e quando gli chiesi se Vasto, piccola città provinciale sull’Adriatico, poteva essere una garanzia per la riuscita del festival lui mi rispose testualmente: “A primo impatto la scelta Vasto sembrerebbe avere tutte le caratteristiche di un suicidio”, ma aggiunse anche che quella era una scelta controcorrente dettata dal fatto che in Italia le scelte scontate non hanno mai portato grossi successi. Insomma il Siren Festival è nato da una vera e propria scommessa tra DNA concerti e Louis Avrami, un americano qualunque appassionato di musica che passa le sua vacanze estive a Vasto da circa 20 anni. Siamo ormai a pochi giorni dalla fine del festival ed è tempo di bilanci per Pietro, Luois e per tutti noi che vi abbiamo partecipato. Io personalmente mi sento di dire che la scommessa è stata vinta è che si sono poste le basi per quello che può essere in futuro il primo festival “all’ europea” in questa nostra Italia in cui si moltiplicano ogni anno gli eventi musicali ma nessuno di essi è destinato a “diventar grande”. Certo qualche piccolo inceppo c’è stato, complice anche una mezza giornata di pioggia, ma l’organizzazione è stata davvero una macchina perfetta che ha saputo offrire ottima musica, ma anche un bel percorso all’ interno di una città che davvero non mi aspettavo potesse offrire degli scorci e delle piazze cosi belle. Ammetto anche però che non ero mai stato da quelle parti!
Ma andiamo con ordine perchè parlare del Siren non è impresa semplice considerato l’eterogenea offerta musicale e non che esso offriva e soprattutto l’ idea di voler creare le basi solide per un festival che diventi qualcosa di internazionale.
Inizia tutto giovedi 24 luglio nello splendido palazzo d’Avalos con la proiezione di Mistaken for stranger, un documentario girato da Tom Berninger sulla band capitanata dal fratello Matt: i The National. Alla proiezione segue un intensa chiacchierata tra i due in cui il pubblico ha avuto la possibilità di conoscere più a fondo la personalità di questo folle americano di Brooklyn che ha portato i suoi The National ad essere uno dei gruppi più interessanti di questo ultimo decennio.
La prima serata vede l’esibizione dei Giardini di Mirò, insomma primo giorno di riscaldamento in vista del week end sonico.
I 4 palchi sono dislocati per le strade di Vasto e già dalle prime ore del pomeriggio del 25 i vicoli del centro storico sono affollati da una discreto numero di ragazzi che vanno alla scoperta degli scorci bellissimi dei panorami sul mare della città alta. Mancano ancora un po’ di ore all’ inizio dei concerti ma l’ attesa è ingannata dalla bellezza del posto e dalla ospitalità di una cittadina che ha saputo accogliere un evento di questa portata.
Intorno alle 19 i tecnici accendono gli interruttori e la musica inizia invadendo le strade di Vasto.
L’Arena delle Grazia, Palazzo d’Avalos e Piazza del popolo distano pochissimo tra loro e da subito si crea un piacevole girovagare tra i palchi che tra gli altri a inizio serata offrono Dry The River, The Drones e Anna Von Hausswolff. Le prime due band passano, sinceramente, abbastanza inosservata e si capisce da subito che quello è il giorno dei The National e che la gente è lì per loro.
Mi preme però aprire una parentesi sulla performance dei The Soft Moon, gruppo americano che ha saputo conquistare il pubblico di palazzo d’Avalos offrendo un’ ora di musica davvero intensa a metà strada tra la tenebrosa dark-wave e la più ariosa musica dei primi New Order.
Alle 23:45 in perfetto orario però è la volta dei The National. Piazza del popolo è quasi colma Matt Berninger appare più sobrio delle sue ultime apparizioni. “Dont’ swallow the cap” e “I should live in salt” segnano l’inizio dello show che vede offrire pezzi di High Violet e di Trouble will find me.
Ora per amor di verità non mi sento di dire che è stato un gran concerto, piacevole si ma non memorabile. Ho trovato un po’ trito e ritrito il continuo proporre da parte del nostro Matt il solito numero del lancio della birra sul pubblico e lo spaccare una bottiglia sul palco con annesso sputo di vino sulle prime file. Più volte è sceso dal palco concedendosi il bagno di folla e si può dire che “Mr November” e “Terrible love” le ha cantate tra la gente cercando anche di arrampicarsi su un balcone della piazza e facendo una serata alle due signore di mezza età che stavano su di esso. Doveva essere serata dei The National e al di là di tutto lo è stata anche perchè la versione acustica di “Vanderlyle Crybaby Geeks” valeva da sola il prezzo del biglietto.
Decisamente più intensa la giornata di sabato 26 anche perchè pieni davvero di grossi nomi.
Durante il pomeriggio cade su Vasto una moderata pioggia che però rattrista un po’ tutti, ma alle 21 è tutto perfetto,clima compreso, per l’inizio della serata. L’elettronica morbida di Tycho scalda l ambiente, segue poi l’ intensissimo live di un geniale John Grant che unisce alla perfezione suoni elettronici, chitarra da folk-singer americano e voce caldissima in un alchimia sonora che conquista davvero tutti i presenti.
Se la quella del 25 doveva essere la serata dei The National quella del 26 spettava ai Mogwai. L’attesa sale e scaldati dalla piacevolissima dance dei Fuck Buttons tutti si riversano nella piazza principale fino a riempirla per sentire gli scozzesi. Recensire un concerto dei Mogwai è semplicissimo, lo si fa con una sola parola: perfetti !!! Già, perfetti, maniacali, quasi ossessivi nel tessere le trame sonore che ti avvolgono come una ragnatela fa con un insetto; i Mogwai dal vivo non lasciano nulla al caso tutto sembra studiato tutto programmato non una nota fuori posto o una sbavatura. La set-list è davvero apprezzabile e vede offrire al pubblico una panoramica precisa su tutta la loro discografia, ed è quando suonano tra le altre “Friend of the night” che ti accorgi che sul palco ci sono davvero dei grandi musicisti. Il muro di suono offerto è impressionante delicato e avvolgente pronto ad esplodere in distorsioni che ti inondano come le onde del mare decisamente mosso che si intravedeva all’orizzonte proprio dietro al palco.

In definitiva il Siren Festival è stata una scommessa vinta, e alla luce di tutto ciò è facile immaginare che avrà un seguito negli anni successivi. Non era semplice proporre un festival in una cornice provinciale e per di più nel centro-sud, ma sembra che quelli di DNA abbiano avuto ragione. Non resta quindi darci appuntamento all’ anno prossimo per la seconda edizione.

 

di Antonio Cammisa

MOGWAI @ AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA, 25 LUGLIO 2014

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Nello splendido scenario dell’accogliente Cavea, all’Auditorium Parco della Musica, è andato in scena il penultimo concerto di questo intenso luglio italiano dei Mogwai.
Gli scozzesi, all’alba dei 20 anni di attività, continuano a non tradire le aspettative. L’etichetta post rock della quale un tempo erano gli alfieri, è oramai quasi riduttiva per descrivere quello che hanno rappresentato e che tuttora rappresentano per gli amanti del genere.

La figura del chitarrista Stuart Braithwaite, col suo cappello da pescatore e l’immancabile bicchiere di vino, è il primo rassicurante e divertente segno distintivo della serata. Una piccola icona che si agita sul palco e scandisce la fine di ogni pezzo con il classico: “Grazie Mille! Thank you very much! Cheers!”.

mogwai“Heard About You Last Night”, tratta dal loro ultimo lavoro Rave Tapes, è un ingresso in punta di piedi che permette al pubblico di cominciare gradualmente ad immergersi nella perfetta acustica del posto.
“Friend of the Night” e “Take me Somewhere Nice” sono invece due gemme del passato che fanno da raccordo con la nuova incalzante “Master Card”. “Christmas Steps” è un piccolo gioiello, altro notevole esempio dei coinvolgenti crescendo che li contraddistinguono. Barry Burns comincia a darsi da fare fra tastiera, synth e chitarra, con l’aria ‘paciosa’ di chi ha tutto sempre sotto controllo.
Il basso di Aitchison e la batteria di Bulloch non cedono di un millimetro, e quando c’è da spingere non si tirano indietro. Magnifico, a tal proposito, l’effetto (anche visivo) di “Rano Pano”, con i membri della band (a cui va aggiunto Cummings) uno accanto all’altro, sospinti alle loro spalle dal martellante ritmo di Bulloch.

“New Paths to Helicon, pt.2” è una fantastica carezza che anticipa l’ultima infornata di Rave Tapes, rappresentata dalla prepotente “Deesh” (scandita dai tamburi del violinista Sutherland) e da “Remurdered”, primo singolo estratto dall’album, nonchè fra i più attesi, a giudicare dalla reazione del pubblico.

Prima della pausa i nostri ci deliziano con due pezzi intramontabili del loro repertorio: la suggestiva “Hunted by a Freak”, capolavoro trascinante abbastanza da potersi ‘gustare’ anche ad occhi chiusi, e la travolgente botta di adrenalina di “Mogwai Fear Satan”, paragonabile a una cannonata che non puoi in alcun modo schivare.
Il breve ma intenso encore composto da “New Paths to Helicon, pt.1” e “Batcat” ci coinvolge a tal punto che finalmente ci si decide ad abbandonare gli scomodi seggiolini per avvicinarsi al palco.
Stuart sorride, e noi con lui mentre ci godiamo le ultime avvolgenti note di questa serata perfetta.
Stavolta lasciatecelo dire a noi: Grazie mille! Thank you very much! Cheers!

di Paolo Sinacore

THE NATIONAL @ AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA, 23 LUGLIO 2014

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Ad un anno di distanza i The National tornano a Roma, nella Cavea dell’Auditorium Parco della Musica. Sulla scia del successo riscosso 10519668_10203516414223462_1970780522_ndall’ultimo capolavoro Trouble Will Find Me la band americana ritrova il suo affezionatissimo pubblico italiano. I numeri uno dell’indie-rock mondiale tentano l’ardua impresa di concedere un ennesimo concerto indimenticabile, missione quasi impossibile vista la mole di bellezza e di emotività donata nell’estate del 2013 sempre qui all’Auditorium.

Va chiarito subito che per il sottoscritto non ha senso fare paragoni e comparare i concerti: ogni live è un’esperienza a se stante, unica e inclassificabile, dove svariati fattori e circostanze entrano in campo per fornire un mix inclassificabile e imprevedibile. Il rock vero è fatto da uomini con un anime e sentimenti, e come tale, non ha categorie e non si può programmare in anticipo. E’ lampante fin da subito però che i The National stessi sono i primi a non voler fare la copia del recente passato. I primi brani lo dimostrano nitidamente. “Wasp Nest” e “All Dolled Up In Straps” sono dei pezzi grandissimi, ma non adatti per scaldare l’ambiente. La stessa “90 Mile Water Wall”, brano del secondo album Sad Songs for Dirty Lovers del 2003, stenta a far sbocciare quel feeling immediato tra band e pubblico. Qualcosa inizia a muoversi con le pregevoli ballate di Trouble Will Find Me “Fireproof” e “Hard To Find”. Manca però quello scatto, quel boato che manda subito in estasi. Il parterre è già tutto ai piedi di Matt Berninger, sopra non tutti si alzano.

Dopo quest’apertura “difficile” arrivano i pezzi forti: “Don’t Swallow The Cup”, “I 10572789_10203516394342965_457159989_nShould Live In The Salt” – dedicata al fratello di Matt che salirà per un attimo sul palco per rifornire etilicamente il cantante – “Mistaken For Strangers”, “Bloodbuzz Ohio”, “Sea of Love”. Un sequenza del genere dovrebbe far tremare le fondamenta, eppure Berninger parla invece di cantare e il carisma a cui siamo abituati rimane molto probabilmente nel camerino. Qualcuno tra i paganti inizia a farlo notare. A tenere alti i cuori ci pensano i gemelli Dessner, sempre carichi, e l’immensità di pezzi come “I Need My Girl”, “Pink Rabbits” e il classico per eccellenza “Fake Empire”. C’è spazio per qualche altra chicca: “Avaible” dal già citatoSad Songs for Dirty Lovers e “All The Wine” da Alligator. Finalmente a “Graceless”, Berninger dopo essersi genuflesso letteralmente al cospetto della batteria, inizia a farsi spettinare dai suoi fan, che puntualmente vanno in estasi nei bis, quando a “Mr. November” il leader si getta nel consueto bagno di folla. Qualcuno dalla platea con tanto di cartelli vorrebbe che si riarrampicasse come l’anno scorso, ma ciò non avviene. Bellissimo bis  “Terrible Love”, urlata da tutti. Peccato che il solito finale acustico e unanime (da brividi) di “Vanderlyle Crybaby Geeks” stavolta sia più sgraziato, anche per alcune salite sul palco.

Viste le aspettative altissime (giustificate) , e alcune pecche di scaletta e performance, il secondo atto dei The National a Roma risulta comunque nel complesso un gran concerto, ma non magico e indelebile. Tranquilli: al terzo atto ci saremo lo stesso.

di Alessio Belli

DUB FX LIVE@ROMA INCONTRA IL MONDO, VILLA ADA, 02 LUGLIO 2014

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02 Luglio 2014: parte la nuova edizione di Villa Ada, Roma incontra il Mondo. Un appuntamento ormai fisso per tutti gli appassionati di musica live capitolini e non. Anche quest’anno la line-up del festival di conferma ad alti livelli, presentando una formazione italiana e internazionale d’artisti indipendenti e famosi per la loro originalità e ricercatezza: Timber Timbre, la coppia Teardo & Bargeld, Booker T Jones, Nouvelle Vague, I Cani, Calibro 35, Tre Allegri Ragazzi Morti, Buzzcock, Capovilla, Levante solo per fare qualche nome. E tra questi chi ha avuto l’onore di aprire le danze della suddetta data? Niente meno che Dub FX!

All’anagrafe Benjamin Stanford, l’artista australiano di origini italiane è salito alla ribalta grazie ad un perfetto quanto originale cocktail di hip-hop, raggae e drum’n’bass, per non citare i meravigliosi assoli jazz che molto spesso impreziosiscono i suoi brani. Che alla base del suo carisma e appeal ci sia anche il suo passato da artista di strada? Possibile, ma è un dato di fatto che Dub FX sappia il fatto suo in quanto a smuovere le folle.
Intanto la notte è scesa sulla magnifica ambientazione dell’immensa villa romana e una nutrita fila di persone continua anche a pochi minuti dall’inizio a incanalarsi nella fila per comprare i biglietti. Supereranno abbondantemente il migliaio. Dub FX ha il suo pubblico ormai fidato e sempre in continua espansione e questo live lo dimostra a pieno. La serata è fresca e nessuno può avere pretesti per non ballare e scatenarsi insieme al carico ed energico frontman. Un telecamerina è montata sopra il suo pad e ci mostra le mosse sul pannello alle spalle, intervallate da immagini più psichedeliche e scatti di strada. Anche il resto della band è ispirato e ogni performance ne risente in positivo. La pronuncia in italiano quasi perfetto introduce i brani, molti dei quali tratti dall’ultimo disco Theory Of Harmony. Il pubblico è ormai nel mood e alla fine si abbassa letteralmente su invito del cantante prima di spiccare un grande balzo per i beat finali. Non mancano i classici come “Love Someone” e allegre rivisitazioni di classici come “Banana Boat”. E per non far mancare nulla ai suoi fan, Benjamin alla fine si concede anche per foto e abbracci nello spazio del merchandising. Insomma, un grande personaggio, ma soprattutto un grandissimo artista. Quello giusto per inaugurare come si deve la lunga estate musicale di Villa Ada.

Articolo di Redazione

 

THE PRODIGY @ROCK IN ROMA 21 APRILE 2014

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Un sabato sera dalle emozioni forti.
Dopo il succoso e soddisfacente antipasto offerto dagli scoppiettanti Die Antwoord, e dopo una pausa strategica di 30 minuti (a posteriori fondamentale), sul palco del Rock in Roma a Capannelle arriva la porzione principale di cui tutti vogliono approfittare: i sempiterni Prodigy.
La loro irruzione sulle note di “Breath” sembra voler essere un consiglio ai paganti, perchè ci lascia letteralmente senza fiato. E’ solo l’inizio di un concerto che ti investe, e che non prevede rilassamenti o distrazioni. I Prodigy non hanno bisogno di imbastire uno spettacolo come gli ammirevoli sudafricani che li hanno preceduti: dopo la prima nota lo spettacolo si crea da sè. Si parte fortissimo, si continua fortissimo, si finisce fortissimo. E’ un ritmo così martellante che usura il corpo e allo stesso tempo esalta gli animi. Dopo pochi minuti si susseguono “Voodoo People” e “Omen”, e il pubblico entra definitivamente nel vivo.
Non sarà più giovanissimo, e forse non sarà mai possibile ricreare la cultura ‘rave’ d’inizio anni ’90, ma Flint ancora oggi percorre il palco senza soluzione di continuità, e la sua sola immagine punk (sublimata nell’interpretazione del cavallo di battaglia “Firestarter”) resta un’icona indissolubile di quei tempi.
“Invaders Must Die” e “Smack My Bitch” chiudono la prima parte del concerto, con Maxim Reality impegnato a coinvolgere i presenti urlando a squarciagola: “Everybody down!”…
l’effetto è trascinante!
Al rientro dei nostri sul palco il mix tra sudore e polvere è quasi accecante, ma con “Their Law” e “Hyperspeed”, due classici dei primi due album, viene spontaneo lasciare sul prato di Capannelle le poche energie residue per l’ultima serie di salti e pogo.
Quei ritmi selvaggi ti restano dentro anche a fine concerto: a 17 anni da The Fat Of The Land, i Prodigy rappresentano ancora una botta d’adrenalina senza eguali.

di Paolo Sinacore

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MICAH P. HINSON LIVE @ CIRCOLO DEGLI ARTISTI, 16 MAGGIO 2014

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Appena sale sul palco, Micah P. Hinson mostra in contemporanea tutta la sua fragilità e tutta la sua grandezza. Il passato e il presente nella figura, nelle movenze. Il fisico minuto, il volto reso adolescenziale grazie agli occhiali dalla grossa montatura, gli orecchini e il ciuffo ingelatinato all’indietro. Il gilet da punk, i tatuaggi. Ma soprattutto quel bastone che lo accompagna durante l’ingresso mentre il boato lo abbraccia. Un bastone che ricorda il terribile incidente automobilistico a cui è sopravvissuto: anche le braccia ne sono rimaste coinvolte, e lui stesso racconterà qualche aneddoto dell’accaduto durante il concerto.
Il Circolo degli Artisti, è pieno. Dog Byron ha fatto una bella apertura, scaldando ancora un di più il già estivo clima all’interno del locale. Ma il pubblico – fedelissimo e innamorato – è tutto per Micah, che mi raccomando si pronuncia Maica. Per chi ascolta un certo tipo di musica, indipendente, libera e lontana da tutte le convenzioni commerciali e stereotipate, sapere che esiste un pubblico che segue con tanto interesse ed affetto un personaggio così unico e particolare è una bella soddisfazione.

Con fare barcollante, Hinson imbraccia la chitarra elettrica e fin da subito inizia a raccontare le sue storie, tra Dio e Bellezza, dolore e furia. E subito il pubblico può ascoltare un brano immenso come “The Life, Living, Death And Dying Of One Certain And Peculiar L.J. Nichols”, tratto dall’ultimo capolavoro And the Nothing. Il ritornello dedicato al nonno è di una struggente meraviglia. Dal vivo le canzoni sono scarne, essenziali: voce, chitarra. Una chitarra che a fine brano tende a sfogarsi in assoli noise.
Poi entra una donna e si siede alla batteria. Hinson la presenta come la sua bellissima moglie, e chiede un applauso. E’ Ashley Bryn Gregory, immortalata più di una volta negli scatti delle copertine dei dischi del marito. Ashley è l’angelo custode di Hinson: lo si percepisce al volo, ascoltandolo anche nei momenti in cui lo accompagna vocalmente nei brani. Una rarità per i fan, che dimostra come il nostro Micah abbia ben saldi i modelli non solo a livello musicale: la proposta di matrimonio è stata “servita” alla sua Ashley sul palco alla fine di un concerto a Londra del 2008, proprio come fece un certo Johnny Cash.

I pezzi forti dell’ultimo disco ci sono tutti: “On The Way Home (To Abilene)”, “I Aint Movin”, “Good is God”, “The Same Old Shit.” Hinson si mette anche alla tastiera e sembra scegliere i pezzi leggendo sull’agenda bianca poggiata vicino ai tasti. E’ a suo agio, ringrazia il pubblico per la fedeltà, scherza e sorride. Risponde anche agli insulti di qualche patetico frustrato. Racconta dell’incidente alle braccia, del medico e dei suoi miracoli, dei nervi distrutti e quindi prima di imbracciare la chitarra acustica per folk fulminante, non perde tempo a sgranchire le dita. Il concerto prosegue, e Hinson intona – tra una smorfia e l’altra – anche i momenti più alti del capolavoro And the Gospel of Progress, come “Beneath The Rose”. Da segnalare anche la chitarra, con la stampa della copertina del disco sotto le corde e gli adesivi Fuck You, Im Batman e soprattutto This Machine Kills Fascists.
Ci sono i bis, c’è ancora tempo per i brividi. E con non poca sorpresa, Hinson rientra sul palco per dire che se qualcuno vuole un autografo, lui l’aspetta sotto il palco. In un concerto bellissimo, il pubblico di Roma ha avuto modo di riascoltare e di ammirare la cristallina bravura di un cantautore ormai già nel mito e nei cuori dei sempre più numerosi fan.
A presto, Micah.

19 Maggio 2014

Alessio Belli

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THE MONOLITH : THE BEGINNING

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La prima volta che ho visto questo video ho seguito le istruzioni per l’uso…
Mi sono dunque concessa il privilegio di scarabocchiare un omino di carta per appuntare qualcosa da scrivere in merito; sembravo messa lì da Richard Kelly per l’occasione di questa mia anteprima assoluta personale.
La prima esclamazione?
Un’imprecazione di smarrimento.
La seconda volta mi ritrovo a fare il “Programma Ludovico” al Direttore.
La sua prima esclamazione dopo l’imprecazione di smarrimento di rito?
“Video del mese!”
Le immagini scorrono in questa cascata di suono liquido corrosivo,
se la si ascolta ad occhi chiusi il suono dona crea un tunnel carpale di visioni suggestionate in cui riappaiono inevitabilmente le immagini;
ma non si può rimanere ad occhi chiusi quando giunge all’equatore sonoro il piano dando quel senso di catarsi: si riaprono gli occhi e la trappola si innesta nuovamente con l’alibi del non aver visto la prima parte!
Tutte quelle meravigliose immagini e quei suoni sembrano venire da chissà dove e da chissà chi; ormai la nuova tendenza del gusto porta spesso a pensare che lo stivale abbia solo marcio: ed invece no!
Questi due ragazzi hanno concepito ed ideato con le loro manine e con le loro Muse tutto questo non troppo lontano da qui…
La curiosità del videoclip “The beginning” è che questi due visionari si sono girati personalmente ogni singola scena dl video; nello specifico sono più di 250 scene pensate, scritte e girate in più location.
Nel video è mostrato per la prima volta il monolite che mostra e mette in luce tutto ciò che vive nell’ombra: rivela.
Nonostante tutto il complesso equilibrio di suggestioni le parole di questi amici artisti sono molto semplici:
“Siamo due ragazzi di Roma, un dj e un vj.
Il progetto nasce nel 2011, ed il concept è ispirato al monolite del film “2001 Odissea nello Spazio” di Kubrick.
Già dopo pochi mesi di vita il nostro progetto è finito sotto il naso della EKO music che ci ha voluto tra i suoi artisti e poco dopo siamo diventati endorser iCon. Curiamo e progettiamo noi tutto il materiale musicale, promozionale, video e grafica del progetto.
Sia nel 2012, ed anche nel 2013 per il successo riscosso, siamo stati invitati dalla iCon ad esibirci alla fiera internazionale della musica MUSIKMESSE di Francoforte. Con noi avevamo un prototipo di “chitarra touch screen” progettato per i controller midi iCon. ed ovviamente l’azienda ne è rimasta entusiasta!

THEM_copertina_EP

Il 21 Marzo 2014 è uscito ufficialmente il nostro primo EP con la label Messicana MADHYPE records: “The beginning”.
In studio finalizziamo le produzioni con un sound designer professionista, Gianluca Meloni, un veterano della musica elettronica.
Il progetto inizialmente era anonimo e voleva rimanere tale per non rompere la magia del suo concept, ma quest’anno abbiamo deciso di mostrarci perchè la maschera poteva essere fraintesa come “copia” di altri e non vogliamo far perdere al pubblico l’importanza della nostra storia sopra ogni cosa. In ogni caso indosseremo spesso una maschera particolare realizzata su misura per noi e ovviamente progettata da noi.”

Ecco il video, e mi raccomando seguite le istruzioni di sicurezza:

 

di Sara di Iacovo

ROMICS KAOS INSIDE

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di Sara di Iacovo

Radio Kaos Italy arriva al Romics e si strappa i jeans, stavolta non per darsi un tono da rocker ma per “diventare” zombie!

Ebbene si, RKI è ormai partner ufficiale di Doom Valley, il survival horror di casa Battle for Vilegis, il più importante evento di gioco di ruolo dal vivo italiano di cui siamo stati anche “compagni di banco” durante la manifestazione.

Abbiamo portato la nostra musica tra gli stand del paese dei balocchi geek;

oltre ai numerosi cosplayer ed ai vincitori del torneo di spada, si sono succeduti ai nostri microfoni:

Sabrina Perucca, Direttore Artistico del Romics,

Fabrizio Mazzotta, doppiatore di Krusty il clown ed Eros di Pollon

e Chef Rubio il gladiatore del cibo di strada ormai anche l’eroe a fumetti di “Food Fighter”.

1536514_10202617694496863_2049735896_nAi microfoni il duo irriverente e sagace di Sara di Iacovo e Tiziano Gagliardi in compagnia di Marco Ferrazza, Giulia

Franzese e Alberto Porcu. La domanda a tutti i cosplayer?

“Che cosa ti ha detto la tua mamma quando ti ha visto uscire di casa?”;

le risposte sono state divertenti e disparate ovviamente perchè ogni cosplay ha tante storie: quella del proprio personaggio, del vestito e anche quella personale che lo spinge a fare una scelta “in costume”!

Tante risate quindi in questa esperienza che non potevamo lasciarci sfuggire data la stella nascente del nostro palinsesto: il LUNERDI’!

Il menu di Radio Kaos Italy del lunedì è infatti geek, con tre trasmissioni ad hoc per gli appassionati di videogiochi, anime, serie tv e film.

· Gaming4 di Tiziano Gagliardi, Alberto Porcu, Marco Ferrazza e Giulia Franzese

I fantastici 4 di Rki sono pronti a sfidare ogni curiosità sui giochi di oggi, di ieri ed anche di domani! Ebbene si perché Gaming4 ha tutto quello che serve per fronteggiare tutte le piattaforme e gli scenari di gioco. Una trasmissione frizzantissima all’insegna del gaming.

· Anime Kaos di Matteo Roberti e Paolo Ferretti10155378_744836472216892_2975611653825133072_n

Fumetti, cartoni animati, giochi di ruolo e da tavolo, telefilm, pubblicità, gli anni ’80 e ’90 sono tutti i tasselli del mosaico di questa trasmissione piena di curiosità (soprattutto sui fumetti giapponesi) e di momenti di nostalgia. E se questo cocktail non bastasse, Anime Kaos vi serve un bel mix di sigle da indovinare!

· Think Nerd di Simone Marciano

un caleidoscopio di notizie, curiosità, musica a tema, interviste, serie tv, film libri manga e tutto quello che costella il cielo nerd. Ogni puntata sarà a tema e con un quiz che darà la possibilità ai vincitori di scegliere dei premi o di scegliere il tema della successiva puntata nonché la canzone d’apertura. Una conduzione da giocoliere quella di Simone Marciano sempre pronto a stupirci ed a divertirci.

Vi è venuta l’acquolina in bocca? e allora guardate i video e ascoltate i podcast!

MONTELAGO CELTIC FEST 2014

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Si è da poco conclusa la dodicesima edizione del Montelago Celtic Fest (qui il link del nostro precedente articolo) e tra i partecipanti – noi di RKI compresi – c’è già quella nostalgia tipica di quando si lascia qualcosa di bello. Quest’anno il festival ha rinnovato e ampliato la sua forma e peculiarità offrendo a tutti – dalle famiglie ai giovani – un’atmosfera davvero magica e unica in cui ogni persona era parte di un’atmosfera davvero incredibile.

Oltre alla musica, di cui parleremo approfonditamente tra qualche riga, il Montelago Celtic Festival ha proposto svariate attività tipiche del contesto celtico: dal corso di danza a quello di cornamusa, a quello di chitarra e arpa alla battitura del ferro. Nella Tenda Tolkien non ci si è fermati un attimo tra lettura e presentazioni, tra avventure cavalleresche e amori medievali. Per non parlare dei matrimoni celtici, le rappresentazioni di battaglie dell’epoca e i seguitissimi e ormai classici Giochi: lancio del masso e del tronco su tutti, divisi in categoria maschile e femminile.

Il Mortimer Pub non poteva essere luogo di aggregazione e intrattenimento migliore, sia per i live e l’atmosfera incessante di festa, ma soprattutto per la quantità’ di birra di ottima qualità’ a disposizione.

Noi di Radio Kaos Italy abbiamo potuto vivere una diretta speciale, intervistando tutte le band, trasmettere la diretta dei concerti e conoscere di persona i numerosi personaggi eccezionali presenti al festival: musicisti, organizzatori e soprattutto tanti appassionati, documentando il tutto con le foto di #radiokaospeople !

Ma ora parliamo di musica, arrivando fino all’alba di domenica 3 agosto…

I live sono stati suddivisi nel palco del Mortimer Pub e nel palco centrale. I Figli di Puff – presenti nel primo palco citato – sono in il gruppo ideale per far uscire le persone dalle tende verso la fine del torrido pomeriggio. Italiani di Trieste, con una violinista bravissima, iniziano a far tremare il suolo della valle. Neanche il tempo di rifiatare che sotto il main stage la folla si raduna trepidante. I francesi Ouberet lasciano subito il segno con loro musica energica e possente e tanto di costumi con cui ogni membro della band impersonava un personaggio tipico dell’Irlanda. Altrettanto incredibili sono stati i Celtica Pipes Band, ancora più duri dal punto di vista musicale, e ben più scenici con i numeri spettacoli pirotecnici, fino ad arrivare ai Paddy & the Rats un po’ fuori forma ma comunque molto validi.

Il risveglio di Sabato viene subito cullato dalle note degli Irish Secret, melodie irish provenienti dal Mortimer Pub non possono fare altro che annunciare una giornata indimenticabile.

 

 

E’ tutto pronto con la diretta di Radio Kaos Italy: Gianlu e Kia del radio show OnAirish pronti per le interviste.

Il super concerto della sera inizia con gli Elfic Circle Project, sonorità’ delicate con Arpa Celtica. La band riesce subito a catturare e ipnotizzare il pubblico già presente fin dalle prime battute.

Subito dopo è il momento degli eroi di Montelago, i Mortimer McGrave, gruppo capitanato dai fondatori del festival Luciano Monceri (chitarra e arpa celtica) e Maurizio Serafini (Uillean Pipe & Highland Bagpipe). L’energia sprigionata dalla band è sorprendente ma ancora di più il loro spirito in perfetta sintonia con l’intera manifestazione: sano divertimento e semplicità’.

Ormai la folla infinita e’ caldissima e chiede sempre di più, si presentano i Celkilt , esplosiva celtic punk band francese che fin dal primo accordo fa impazzire letteralmente il pubblico di Montelago.

Tutti in divisa con Kilt in puro stile celtic punk non danno segni di resa, un susseguirsi di energia, ritmi veloci e coinvolgenti, melodia incredibile con Tin Whistle e BagPipe.

Finito lo show dei Francesi iniziano i The Sidh, progetto ambizioso e innovativo capitanato da Iain Alexander Marr, giovanissimo musicista talento della scena italiana con Tin Whistle e Scottish BagPipe. Un crossover pazzesco dal tradizionale irlandese alla Dubstep. Il nuovo Brian Finnegan della penisola.
Sono già le 3:00 di notte e l’atmosfera non cambia, neanche l’accenno di pioggia scoraggia nessuno. E’ il momento di Anchise Bolchi & the Next Stop Band.

Anchise ha venduto l’anima al diavolo, questo è’ sicuro, voce e violino oltre ogni aspettativa. Ipnosi di massa di fronte alle sue note velocissime.La stanchezza arriva,più o meno per tutti, sono quasi le 5:00 del mattino ed è il momento dell’ultima band: Oloferne. Suonano davanti all’alba della domenica.

Radio Kaos e On Airish concludono le interviste e si ritirano nelle tende. In sottofondo c’è ancora musica, proveniente da una cornamusa implacabile annidata tra i presenti del Mortimer Pub. Grazie Montelago Celtic Festival, Lunga vita !!!

 

RICCI\FORTE OLTRE ESCHILO: DARLING (IPOTESI PER UN’ORESTEA)

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Ricci/Forte continuano a riempire i teatri. Sono una delle poche e felicissime eccezioni della Scena italiana, tendono a fare regolarmente il sold out. Un duo che ha fatto della Ricerca, con la maiuscola, un proprio stile di vita. Imprevedibili, irregolari, fuori da ogni tipo di canone. I loro spettacoli attirano folle che finiscono -inevitabilmente- o per amarli e venerarli, o per odiarli e schifarli. Non ci sono mezze misure, di sicuro non passano inosservati.
Quanto portano sulla Scena è sempre un coacervo di emozioni, vere, forti, di quelle che fanno smuovere le viscere e che rimbalzano nelle menti. Producono riflessioni e pensieri (già solo per questo andrebbero stimati, se non proprio amati).

Eppure nelle loro messinscene non sembra quasi esistere un testo rappresentato. Non almeno come lo s’intende normalmente. Loro prendono “spunto da”. Ricreano a modo loro, attraverso i laboratori che tengono in giro per il mondo (perché Ricci/Forte sono famosissimi e stimatissimi all’estero ovunque) e che hanno il merito di mettere in evidenza gli attori migliori, poi selezionati e inseriti negli spettacoli.
Ricci/Forte portano ora sulle Scene, con la cifra stilistica che li identifica, la trilogia di Eschilo l’Orestea. Si prendono la piena libertà di trasfigurare i versi della tragedia, attualizzandoli, dopo averli metabolizzati attraverso lo spettro emozionale degli attori. Vuol dire contaminarli con testi altri, con musiche del nostro tempo, con il pensiero di filosofi e scrittori, certo non coevi di Eschilo. Vuol dire restituire una nuova anima a qualcosa che altrimenti non potrebbe sopravvivere. Nessuna sorpresa, allora, se il flyer recita ”Cosa hanno in comune Eschilo, Hannah Arendt, Gregory Crewdson, Edward Hopper, Antonin Artaud e i Led Zeppelin Official?”
Non c’è che da scoprirlo assistendo allo spettacolo.
La scena è scarna, privata delle quinte anche ‘sta volta, messa così interamente a nudo rivelando tutte le proprie imperfezioni nei muri perimetrali; è illuminata da file di neon freddi e gelidi come quelli di una vecchia sala d’attesa di qualsiasi Asl di provincia. Al centro un container che tutto domina e che acquisterà la funzione di moderno bunker dove nascondersi e dove compiere l’inevitabile. Bunker che si trasformerà in base alle esigenze degli attori che lo smontano, lo aprono, lo richiudono, specchio del loro mondo emotivo. Lo svuoteranno fino a renderlo mero scheletro vuoto.
La trilogia greca metteva evidenziava il passaggio dall’epoca arcaica dominata dalla vendetta, dalla faida, dal “dente per dente”, alla nascita delle giustizia (dikè), il tribunale, il processo, il voto e quindi la democrazia.
Ecco: democrazia. Una parola, questa, che negli ultimi tempi è tornata prepotentemente alla ribalta. Tanti cervelloni le dedicano ampio spazio e si chiedono se sia ancora valida come soluzione per l’essere umano di oggi; o se, invece, diventata ormai obsoleta non sia necessario sostituirla con qualcosa da inventare ex novo. Cosa, però, non è dato saperlo.
Nel nostro Paese stiamo vivendo un momento estremamente oscuro da un punto di vista politico. Si succedono i governi senza essere stati votati, per delle vantate ragioni di Stato che, per quanto valide possano essere, restano ignote ai più. Un premier che parla attraverso slogan e jingle di partito “nazionale”, rimanda a periodi storici non così lontani, ancora più drammatici, dove la democrazia fu smantellata sistematicamente con le conseguenze che tutti conosciamo bene.
Ecco allora che Darling acquista un peso, una valenza, un significato davvero altro.
Clitennestra dall’alto del container, con un vestito a lutto settecentesco, con tanto di bustino e paniers, è l’ultima ad apparire dopo che gli altri tre attori hanno preso -lentamente- posto in scena. Il suo monologo viene scandito da dietro una maschera neutra di morbida pelle sbrindellata che si deforma sempre più dal movimento facciale di Anna Gualdo (superba e incomparabile, come sempre del resto), novella Carla Tatò. I versi sono storpiati, scanditi dal dolore, urlati dall’anima; le vocali e le consonanti acquisiscono dimensioni enormi e tempi lughissimi. Si scaglia contro i vincoli e la sacralità dell’istituzione del matrimonio. Chiosa infine come morte chiama morte, Darling! Rabbia e sofferenza atroce dominano assoluti in quei minuti intensi dalla statuaria, immobile protagonista.
La tragedia eschilea prosegue, tra idee rivoluzionarie, giochi con coperte, messaggi whatsuppati, da dialoghi innescati da due calzini ventriloqui in lingua francese con traduzione sottotitolata, musiche moderne, antiche, rockettare, melodiche di Frank Sinatra nello stile più eccelso firmato Ricci/Forte. Gli attori non si risparmiano, mai. E’ un teatro emotivo questo ma anche fisico e tanto. Faticoso. Sono zuppi, matidi di sudore alla fine quando hanno finito di piantare -in decine e decine di vasi bianchi, tutti uguali- bambolotti da innafiare con il sangue, ultima speranza per costruire qualcosa di nuovo, per costruire un futuro; quando spogliati e nudi sfogano ogni tipo di energia saltando come scimmie sull’anima del container danzando un waltz che in crescendo riempie il teatro fino al buio.
Il pubblico ha solo un impercettibile esitazione prima di liberarsi con una vera e propria ovazione. Meritata. Commovente. Poi esce e va via.
Restano le domande, che fine ha fatto la giustizia, che fine ha fatto la democrazia.
Il genio Ricci/Forte è nel saper cogliere il momento ma anche nell’anticipare i tempi; è nell’evidenziare l’incertezza dei nostri giorni, la realtà ultima che stiamo vivendo, sviscerandola senza pietà né clemenza.
Gli attori che dirigono sono straordinari, di una potenza scenica a dir poco rara; dotati di una generosità quasi unica, ché si danno in pasto alla belva senza remore e senza pietà, dotati di un talento benedetto.
Anna Gualdo e Giuseppe Sartori li conosciamo ormai bene, noi seguaci -non fan- di Ricci/Forte e confermano in modo sublime che il loro non è mestiere, ma vera Arte.
E poi ci sono le -felici- new entry: il francese Piersten Leirom e il portoghese Gabriel Da Costa che con tutti gli onori tengono il passo con i due mostri sacri prima citati e non sfigurano di certo, anzi aggiungono grazie al loro idioma e alla propria cadenza quel quid che rende Darling la punta di diamante della produzione teatrale riccifortiana.
E poiché uno spettacolo non si fa da solo, e i due registi si circondano sempre di professionisti incredibili, è doveroso ricordare che i movimenti scenici sono di Marco Angelilli: gli elementi scenici di Francesco Ghisu; i costumi di Gianluca Falaschi, il suono di Thomas Giorgi, la direzione tecnica di Davide Confetto e l’assitente alla regia di Liliana Laera.

Al Teatro Palamostre di Udine, Darling (ipotesi per un’Orestea) è in cartellone dal 24 al 25 di ottobre.
Per tutte le altre date potete controllare il link che segue: //www.ricciforte.com/it/schedule.asp

Marcello Albanesi

LEE RANALDO (SONIC YOUTH) | OPENING ACT: MY CAT IS AN ALIEN @ BIKO (MILANO) | 28.10.2014

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Sherpa Live, Tambourine Out e Biko
presentano:
LEE RANALDO (from Sonic Youth – Matador Records, USA)
Opening Act: My Cat Is An Alien
28.10.2014 – Ohibò (Milano)
Official event
Ξ LINE-UP
ϟ LEE RANALDO (Matador Records, USA) ϟ
L’immortale chitarra dei Sonic Youth torna con un nuovo progetto dopo il definitivo scioglimento della band newyorkese simbolo del noise-rock. Come già in passato Lee Ranaldo presta la sua mitica Jazzmaster a un rock più classico e lineare, tra il Neil Young elettrico e i momenti più morbidi di Bob Mould e Pavement.
Per l’occasione si presenterà in solo acustico con uno show di un’intensità rara.
Opening act:
ϟ MY CAT IS AN ALIEN ϟ
MY CAT IS AN ALIEN è il duo di arte audiovisiva e composizione radicale istantanea formato da Maurizio e Roberto Opalio nel 1997. Iniziano il loro percorso a Torino per poi trasferirsi in una zona remota delle Alpi. Polistrumentisti, suonano principalmente chitarre acustiche ed elettriche, strumenti a corda self-made, giocattoli sonori vari cosiddetti ‘space toys’, strumenti elettronici e un ampio set di percussioni. L’uso molto personale che Roberto fa delle vocalizzazioni senza parole aggiunge un ulteriore strumento alla lista.
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BIKO
www.bikoclub.net
Via Ettore Ponti, 40
Milano (MI)
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Ingresso 12€ + Tess. Arci
Prevendite: //goo.gl/uk1wZi
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SHERPA LIVE
Tutta la programmazione dei prossimi mesi qui:
https://www.facebook.com/sherpalive
TAMBOURINE OUT
//www.tambourine.it/tambourine-out.html
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VASTO SIREN FESTIVAL 2014 RADIO KAOS ITALY LIVE REPORT

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Soltanto qualche mese fa, quando lessi per la prima volta di un nuovo festival che si sarebbe tenuto a Vasto, la cosa mi sorprese un po’. Ricordo che il primo gruppo della line up ad essere annunciato furono i The National e immaginarli in una cittadina provinciale mi sembrò un po’ strano. Quasi stentavo a crederci, poi piano piano cominciarono ad uscire fuori altri nomi altisonanti e tutto sembrava ancora più surreale. Furono annunciati i Mogwai e John Grant, ogni giorno sul sito ufficiale si aggiungeva un nome e quello che stava prendendo forma cominciava a far gola a qualsiasi appassionato di musica del nostro stivale.

Circa 15 giorni fa, feci un intervista a Pietro Fuccio di DNA concerti e quando gli chiesi se Vasto, piccola città provinciale sull’Adriatico, poteva essere una garanzia per la riuscita del festival lui mi rispose testualmente: “A primo impatto la scelta Vasto sembrerebbe avere tutte le caratteristiche di un suicidio”, ma aggiunse anche che quella era una scelta controcorrente dettata dal fatto che in Italia le scelte scontate non hanno mai portato grossi successi. Insomma il Siren Festival è nato da una vera e propria scommessa tra DNA concerti e Louis Avrami, un americano qualunque appassionato di musica che passa le sua vacanze estive a Vasto da circa 20 anni. Siamo ormai a pochi giorni dalla fine del festival ed è tempo di bilanci per Pietro, Luois e per tutti noi che vi abbiamo partecipato. Io personalmente mi sento di dire che la scommessa è stata vinta è che si sono poste le basi per quello che può essere in futuro il primo festival “all’ europea” in questa nostra Italia in cui si moltiplicano ogni anno gli eventi musicali ma nessuno di essi è destinato a “diventar grande”. Certo qualche piccolo inceppo c’è stato, complice anche una mezza giornata di pioggia, ma l’organizzazione è stata davvero una macchina perfetta che ha saputo offrire ottima musica, ma anche un bel percorso all’ interno di una città che davvero non mi aspettavo potesse offrire degli scorci e delle piazze cosi belle. Ammetto anche però che non ero mai stato da quelle parti!
Ma andiamo con ordine perchè parlare del Siren non è impresa semplice considerato l’eterogenea offerta musicale e non che esso offriva e soprattutto l’ idea di voler creare le basi solide per un festival che diventi qualcosa di internazionale.
Inizia tutto giovedi 24 luglio nello splendido palazzo d’Avalos con la proiezione di Mistaken for stranger, un documentario girato da Tom Berninger sulla band capitanata dal fratello Matt: i The National. Alla proiezione segue un intensa chiacchierata tra i due in cui il pubblico ha avuto la possibilità di conoscere più a fondo la personalità di questo folle americano di Brooklyn che ha portato i suoi The National ad essere uno dei gruppi più interessanti di questo ultimo decennio.
La prima serata vede l’esibizione dei Giardini di Mirò, insomma primo giorno di riscaldamento in vista del week end sonico.
I 4 palchi sono dislocati per le strade di Vasto e già dalle prime ore del pomeriggio del 25 i vicoli del centro storico sono affollati da una discreto numero di ragazzi che vanno alla scoperta degli scorci bellissimi dei panorami sul mare della città alta. Mancano ancora un po’ di ore all’ inizio dei concerti ma l’ attesa è ingannata dalla bellezza del posto e dalla ospitalità di una cittadina che ha saputo accogliere un evento di questa portata.
Intorno alle 19 i tecnici accendono gli interruttori e la musica inizia invadendo le strade di Vasto.
L’Arena delle Grazia, Palazzo d’Avalos e Piazza del popolo distano pochissimo tra loro e da subito si crea un piacevole girovagare tra i palchi che tra gli altri a inizio serata offrono Dry The River, The Drones e Anna Von Hausswolff. Le prime due band passano, sinceramente, abbastanza inosservata e si capisce da subito che quello è il giorno dei The National e che la gente è lì per loro.
Mi preme però aprire una parentesi sulla performance dei The Soft Moon, gruppo americano che ha saputo conquistare il pubblico di palazzo d’Avalos offrendo un’ ora di musica davvero intensa a metà strada tra la tenebrosa dark-wave e la più ariosa musica dei primi New Order.
Alle 23:45 in perfetto orario però è la volta dei The National. Piazza del popolo è quasi colma Matt Berninger appare più sobrio delle sue ultime apparizioni. “Dont’ swallow the cap” e “I should live in salt” segnano l’inizio dello show che vede offrire pezzi di High Violet e di Trouble will find me.
Ora per amor di verità non mi sento di dire che è stato un gran concerto, piacevole si ma non memorabile. Ho trovato un po’ trito e ritrito il continuo proporre da parte del nostro Matt il solito numero del lancio della birra sul pubblico e lo spaccare una bottiglia sul palco con annesso sputo di vino sulle prime file. Più volte è sceso dal palco concedendosi il bagno di folla e si può dire che “Mr November” e “Terrible love” le ha cantate tra la gente cercando anche di arrampicarsi su un balcone della piazza e facendo una serata alle due signore di mezza età che stavano su di esso. Doveva essere serata dei The National e al di là di tutto lo è stata anche perchè la versione acustica di “Vanderlyle Crybaby Geeks” valeva da sola il prezzo del biglietto.
Decisamente più intensa la giornata di sabato 26 anche perchè pieni davvero di grossi nomi.
Durante il pomeriggio cade su Vasto una moderata pioggia che però rattrista un po’ tutti, ma alle 21 è tutto perfetto,clima compreso, per l’inizio della serata. L’elettronica morbida di Tycho scalda l ambiente, segue poi l’ intensissimo live di un geniale John Grant che unisce alla perfezione suoni elettronici, chitarra da folk-singer americano e voce caldissima in un alchimia sonora che conquista davvero tutti i presenti.
Se la quella del 25 doveva essere la serata dei The National quella del 26 spettava ai Mogwai. L’attesa sale e scaldati dalla piacevolissima dance dei Fuck Buttons tutti si riversano nella piazza principale fino a riempirla per sentire gli scozzesi. Recensire un concerto dei Mogwai è semplicissimo, lo si fa con una sola parola: perfetti !!! Già, perfetti, maniacali, quasi ossessivi nel tessere le trame sonore che ti avvolgono come una ragnatela fa con un insetto; i Mogwai dal vivo non lasciano nulla al caso tutto sembra studiato tutto programmato non una nota fuori posto o una sbavatura. La set-list è davvero apprezzabile e vede offrire al pubblico una panoramica precisa su tutta la loro discografia, ed è quando suonano tra le altre “Friend of the night” che ti accorgi che sul palco ci sono davvero dei grandi musicisti. Il muro di suono offerto è impressionante delicato e avvolgente pronto ad esplodere in distorsioni che ti inondano come le onde del mare decisamente mosso che si intravedeva all’orizzonte proprio dietro al palco.

In definitiva il Siren Festival è stata una scommessa vinta, e alla luce di tutto ciò è facile immaginare che avrà un seguito negli anni successivi. Non era semplice proporre un festival in una cornice provinciale e per di più nel centro-sud, ma sembra che quelli di DNA abbiano avuto ragione. Non resta quindi darci appuntamento all’ anno prossimo per la seconda edizione.

 

di Antonio Cammisa

IL ROMA WEB FEST REGNA TRA WEB SERIE E WEB RADIO

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Si è svolto domenica, con un’incredibile affluenza di pubblico ed un enorme successo, l’evento che ha visto protagonista il Roma web fest al Circolo degli  Artisti.

L’11 Maggio entra di diritto tra le date da ricordare grazie al primo evento romano dedicato al web in tutte le sue forme, convogliando in una medesima location webradio, web-serie e web-nauti. Talenti sorprendenti che sono stati messi in evidenza grazie all’infaticabile mente e genialità dei suoi ideatori, Janet de Nardis e Maximiliano Gigliucci, con il loro mitico staff che ha guidato con allegria ed efficienza la serata, in collaborazione con Radiospeaker.it.

Quest’evento collaterale del più famoso festival delle web series ha visto protagonisti filmmakers famosi ed emergenti, insieme a 6 delle più rinomate web radio romane. In primis Radiokaositaly con la sua banda di gialloneri capitanati dal dirompente Antonio Drastiko Ricci e dall’infaticabile Gaetano Masi. A seguire Deliradio, Sbeberz Rasta Radio, Radio Godot e Radio 108 Network. Nelle 6 ore di diretta streaming, dalle postazioni radio, come in un divertentissimo speed-date, i giovani e talentuosi filmmakers si sono intercambiati in un’infinita serie di interviste.

L’’evento è poi esploso in una serie di travolgenti eventi a partire dalla presentazione del libro di Simone Laudiero “Si lasciano tutti” edito da sperling & kupfher, a cui hanno preso parte i The Pills (Matteo Corradini e Luigi di Capua e Luca Vecchi) con interventi esilaranti davanti ad un pubblico curioso di sapere se dopo il battesimo televisivo su Mediaset, i beniamini del web sono sempre gli stessi.

10258584_763203410380198_7961824249162900283_nLa sala principale era colma al momento della proiezione di Esami di Edoardo Ferrario. Buon successo hanno riscosso anche Lost in Google e la campagna virale degli Zero. Curiosità per “La matricola” il lungometraggio dei Nirkiop di cui il Roma Web Fest ha proiettato dieci minuti in anteprima nazionale.
Non è mancata la lezione da parte di coloro che sono considerati tra i massimi esperti di web e scrittura autoriale, La Buoncostume, che attraverso la visione di video divertenti ha spiegato il mondo dei prodotti audiovisivi webnativi.
Tra i tantissimi i vip che hanno preso parte alla serata Filippo Timi e Gloria Bellicchi.
A concludere l’evento è stato il concerto di Margherita Vicario, che è stata introdotta da Andrea Piermattei, cantante vincitore del contest “Emergi con l’Estate”.
Janet, l’ideatrice e direttrice artistica del Roma web Fest racconta “la musica è parte della nostra quotidianità ed è la cornice di ogni prodotto filmico.
Era quindi giusto questo sodalizio”.

Maximiliano Gigliucci Direttore Generale e co-fondatore del Roma Web Fest ha dichiarato “quando abbiamo pensato di riunire le web radio per incontrare filmmaker e artisti internauti non avremmo mai potuto immaginare quanto fosse necessaria un’esperienza come quella che abbiamo vissuto”.

Oggi il Roma Web Fest è presente al Milano Film Festival all’interno della sezione Are you series, dedicata al tema del sociale, per consegnare il premio alla web serie che parteciperà ai pitch di settembre. Da questa data in poi si concludono le attività collaterali del Roma Web Fest che ci da appuntamento al 26, 27 e 28 settembre al museo Maxxi di Roma.

info@romawebfest.it

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I CANI @ ATLANTICO LIVE 9 MAGGIO 2014

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Cosa affligge Niccolò Contessa? Il “peso” del successo? Il fatto che i soggetti che prende di mira e critica siano gli stessi ad urlare in prima fila durante i suoi live?
Al concerto de I Cani presso l’Atlantico Live di venerdì, nonostante l’atmosfera calda e carica fin da subito, ogni tanto si percepiva qualche crepa nella voce del cantante. Non degli errori o delle stecche, ma quasi delle urla di sfogo. Delle crepe che già dai primi ascolti dell’ultimo disco Glamour iniziavano a farsi palesi. Comunque, si dice che sia il pubblico la vera essenza di un bel live, e nel bene e nel male, tale regola è stata rispettata anche stavolta.
20140510_000357Dopo il successo delle doppie date al Circolo degli Artisti, I Cani tornano a Roma e lo fanno alla grande. A smuovere come si deve le acque ci hanno pensato prima i Testeintasca e poi i redivivi Mostri. Finito il loro opening, sullo sfondo appare la scritta NO SIGNAL: ci siamo.
I Cani piazzano subito un uno-due clamoroso: “Come Vera Nabokov” e “Hipsteria”. Il pubblico impazzisce e il pogo non lascia scampo. Come specificato fin da subito da Contessa, la priorità nella scaletta verrà data a Glamour, ma ci sarà spazio anche per i brani del disco d’esordio: quello dal titolo “presuntuoso.”
Dal vivo i pezzi di Glamour convincono: più mordaci e diretti, come nel caso di “Corso Trieste” e “FBYC (Sfortuna)”.

 

Bello ascoltare e vedere come tutti i pezzi, vecchi e nuovi vengano cantati a memoria dalla stragrande maggioranza dei presenti. Sullo sfondo intanto appaiono le immagini simbolo del periodo-Glamour: la rivisitazione della copertina-cult Unknow Pleasure dei Joy Division, Jay-Z e Pasolini.
Supportato da una band impeccabile, Contessa si concentra sulla performance di altri pezzi davvero notevoli come “Storia di un artista”, “Non c’è niente di twee”,” Storia di un impiegato”.
Quasi superfluo menzionare i boati che accolgono l’inizio di “Velleità” e “I pariolini di diciott’anni.” E non mancano le sorprese, come il tuffo sulla folla e la gradevolissima comparsata di Bordone in quel piccolo capolavoro che è “2033”.
Sempre più amati e seguiti, I Cani piazzano un live clamoroso. Ci regaleranno qualcosa prima dell’estate?
Noi lo speriamo!

Di Alessio Belli

TOY LIVE @ CIRCOLO DEGLI ARTISTI 31 MARZO 2014

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Un muro di suono. Un impatto clamoroso. Questa la prima sensazione nel vedere i TOY dal vivo l’altro lunedì sera al Circolo degli Artisti. Sono le 22:30, il locale si è riempito e la band londinese, avvolta da offuscanti luci blu e viola, inizia a impugnare gli strumenti. Come poche altre band, i TOY – escluse per ovvie ragioni il batterista Charlie Salvidge – si schierano in riga. Affianco l’uno a l’altro, pronti a sferzare il pubblico presente. Dalla sinistra: Dominic O’Dair, Tom Dougall, Maxim “Panda” Barron, concludendo con l’affascinante tastierista Alejandra Diaz.

Ad esclusione di qualche veloce ringraziamento, i TOY si concedono solo alle loro canzoni: e questo è un bene. Le doti e la bravura che ha contraddistinto i loro due dischi – TOY e Join The Dots – si palesano senza filtri sul palco: la batteria è un metronomo implacabile, le chitarre in urlo continuo, il basso in perenne frenesia e l’azzeccato innesto di tastiera e synth distorto.

Amalgamando così pezzi forti dei loro lavori, i TOY sfornano un live inteso e concentrato, onorando fino alla fine le loro gloriose cavalcate dei loro assoli pysch.
I pezzi forti ci sono tutti. “Conductor” e l’ormai classica “Colours Running Out” – annunciata da Doguall simil Brian Molko degli esordi – sono un uno-due da k.o! Senza un attimo di pausa, seguono compatte e granite “As we turn”, ” It’s been so long” e la versione compressa di quel colosso psych che è “Kopter”
Forse un ascoltatore estraneo al genere, venuto per curiosità o per caso, non avrà gradite i lunghi momenti strumentali e la lunghezza dei tempi: per assurdo, proprio queste sono alcune delle caratteristiche tecniche che ha permesso alla band inglese di imporsi a livello internazionale in così poco tempo.

Sempre più apprezzati, i TOY regalano al pubblico romano un live coinvolgente e inteso. Nella speranza di infrangere ancora i nostri timpani contro quell’impenetrabile muro di suono.

Di Alessio Belli
Foto di Manuel Aprile

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PUBLIC SERVICE BRODCASTING @ LANIFICIO 159 – 18 MARZO 2014

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Riuscire ad intrattenere un pubblico di quattocento persone senza aprire bocca? Chiedete lumi ai Public Service Broadcasting, duo londinese che per la seconda volta in pochi mesi (la prima all’Auditorium nell’ottobre scorso) calca la scena romana. In un’esplosione di campionature, magari eccessive, ma assolutamente funzionali alla creazione di un sound quantomeno intrigante, il frontman J. Wilgoose, Esq. trova il modo di comunicare a più riprese col pubblico del Lanificio 159 attraverso il suo immancabile laptop, riuscendo spesso e volentieri a strappare una risata ai presenti (classici come ‘Grazie mille’ e ‘Roma!’ non tradiscono mai). La particolarità dei PSB sta nel riadattare video propagandistici inglesi in bianco e nero (Public Information Films) alla loro musica moderna, infarcita di elettronica e influenze post rock; impresa che, a dirla tutta, riesce magnificamente.
Il biondino, figura quasi stereotipata dell’inglese magro, pallido e occhialuto, alimenta quell’impressione di normalità bevendosi una birra nell’atrio all’ingresso del locale in compagnia dell’altro componente della band, il batterista Wrigglesworth, ritardando così l’inizio del concerto di almeno 30 minuti. E va benissimo così, perché i due dalla prima all’ultima nota del loro breve (ma intenso) concerto non perdono un colpo. Si intuisce da subito che il supporto video alle loro spalle è fondamentale, e ‘London take it’, brano estratto dal loro EP ‘The War Room’, è il primo tuffo della serata nel ritmo coinvolgente del gruppo, testimoniato dall’inconscio movimento su e giù della testa che ci accompagnerà durante tutto l’arco dello spettacolo. Willgoose stupisce da subito per la sua versatilità, imbracciando e ‘strimpellando’ con disinvoltura un banjo mentre ci inonda di samples azzeccati e perfettamente mixati fra loro. La prepotenza di ‘Signal 30’ sposta momentaneamente l’attenzione su Wrigglesworth, solo apparentemente offuscato dal gioco dei ruoli della band, ma in realtà macchina instancabile e base affidabile su cui il suo compagno può svariare in assoluta libertà fra laptop e chitarre. Lo show prende ancora più quota con ‘If War Should Come’ seguita senza pause dalla frizzante ‘Spitfire’, estratta dall’album ‘Informate – Educate – Entertain’ del 2012. Dello stesso lavoro fanno parte ‘Lit Up’, ‘ROYGBIV’, e il pezzo finale ‘Everest’, alla cui introduzione si è addirittura sentito qualche Wooooo di ‘ammerecana’ memoria proveniente dal pubblico, sintomo di come il duo sia riuscito a fare breccia.Willgoose saluta e ringrazia per l’ennesima volta (senza aprire bocca, ovviamente), la gente sfolla con moltissima calma in attesa di un improbabile bis (sempre un buon segno), e qualche aficionado si accalca attorno al banchetto per accaparrarsi magliette, cd e altri gadget a ricordo della serata.Riepilogando, se consideriamo Informate – Educate – Entertain alla stregua di un manifesto d’intenti, direi che per quanto riguarda la parte dedicata all’intrattenimento non possiamo lamentarci.

Di Paolo Sinacore

PETER HOOK AND THE LIGHTS @ATLANTICO LIVE

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Mi ha lasciato sorpreso quel quasi sessantenne che ho visto suonare la notte del 18 Febbraio all’Atlantico, era Peter Hook con i The Light. Si può dire che il concerto abbia ripercorso la carriera del bassista di Manchester. In una prima parte il pubblico, rigorosamente in abito nero per l’occasione, ha rivissuto le cupe gioie classiche della prima band storica di Hooky: i Joy Division.
 
Le mura di suono distorte hanno investito il pubblico lanciandolo nella solitudine e nell’isolamento della Manchester dei Settanta. Solitudine che, a detta dello stesso Ian Curtis, fu allo stesso tempo maledizione e benedizione del gruppo: un isolamento che garantì originalità al sound della band. Tra i classici She’s Lost Control, Dreams Never End ed assente (giustificata) Love Will Tear Us Apart.
 
Quest’ultima canzone, legata al ricordo di Curtis regalò alla band il 13° posto nelle classifiche di vendita nel 1980 ed è stata anche valutata come singolo migliore di tutti i tempi nel 2002 da NME. La seconda parte del concerto é stata dedicata ai New Order, band nata dopo il suicidio di Curtis, con Hooky al basso, Bernard Sumner alla chitarra,voce e sinth, Stephen Morris alla batteria e l’aggiunta di Gilliam Gilbert al Piano. La band si è sciolta nel 2007 per poi riunirsi nel 2011 in assenza di Peter Hook che ha espresso tutta la sua tristezza e amarezza ai tabloid di mezzo mondo. Nella formazione dei The Light spicca Jack Beates figlio e bandmate di Peter e David “Potsy” Potts ex chitarrista dei Monaco, progetto parallelo a quello dei New Order.
 
La new wave anni ”80 ha fatto sognare un pubblico fatto prevalentemente di amanti del genere con classici come Blue Monday e Temptation. Hook ha stupito mostrandosi polistrumentista con basso a sei corde e diamoniche. In chiusura delle due ore di concerto (forse troppe per questo genere), come a rimarcare un’ appartenenza ad un passato glorioso, la band si è esibita con un bis di Transmission che ha fatto contenti tutti quelli che ballavano guardandosi le scarpe.
 
La mania dei Joy Division e della cultura musicale degli anni ottanta sta ancora mietendo vittime e adepti tra i giovani e continua a restare viva negli adulti. Il ritorno a questo genere di sonorità si sente anche nella musica di oggi e c’è anche un riscontro nell’outfit di ragazzi e non. Una luce accesa su un periodo e su genere: Long live the eighties, but longer to Joy Division and Peter Hook.

Andrea Silenzi