[Kaos Live Report] Depeche Mode @Stadio Olimpico 25/06/2017

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Una band leggendaria, uno Stadio e una Capitale ad accoglierla, una folla in adorazione pronta ad abbracciarla. Uno dei live più attesi dell’estate romana. Si, stiamo parlando del concerto dei Depeche Mode allo Stadio Olimpico di Roma. Noi c’eravamo ed ecco il nostro report.

Estate 2001: ho 15 anni e MTV passa a ripetizione “i miei tormentoni estivi”: i R.E.M. con “Imitation of Life”, “Elevation” degli U2 e “Freelove” dei Depeche Mode.Un’estate fantastica. Parto da qui non per dirvi i fatti i miei, ma perché i Depeche Mode fanno parte di quell’Olimpo con cui sono cresciuto e che sento ancora molto vicino. E’ un discorso che si muove su due livelli, due binari: amo e seguo con viva passione le realtà più indipendenti ed emergenti e allo stesso tempo ancora mi emoziono con la musica dei Padri precedentemente citati. Per continuare il duplice discorso vi dico che ho vissuto -e vivo – due “storie” dei Depeche Mode: quelli mitici di Black Celebration e Violator e gli attuali degli anni ’00, in bilico tra alterne fortune artistiche e dischi in vetta alle classifiche e sold-out negli stadi di tutto il mondo.

Exciter, l’album con cui li conobbi, è un lavoro sufficiente con ottimi singoli; Play The Angel è senza dubbio il lavoro più bello dai tempi di Ultra; Sounds of the Universe e Delta Machine sono piuttosto mediocri, mentre Spirit è ben fatto.

Detto ciò, iniziamo la cronaca della giornata. Alle sedici in punto i cancelli si aprono e la corsa per stare più vicini al palco è uno sforzo che nonostante il caldo vale la pena fare. Alle 20:00 il palco si anima: l’opening act è pronto. Gli Algiers sono schierati. Scoprire il loro nome come gruppo di apertura è stata una grandissima notizia. Dopo due lavori come l’omonimo esordio e The Underside of Power dell’anno scorso, la band si è imposta come una delle realtà più originali e avvincenti del panorama indie mondiale. Agli Algiers è toccata la sorte che spesso capita a molti nomi giovani – e spesso misconosciuti al grande pubblico – chiamati ad aprire i pesi massimo della musica mondiale: una bella performance davanti un folto pubblico per lo più disinteressato. Peggio per loro. Franklin James Fisher ha tenuto alla grande il palco offrendo la solita ottima performance vocale ed uno scatenato Ryan Mahan si è concesso non pochi balli tra un passaggio e l’altro tra basso e sintetizzatori. Vi rivogliamo a Roma il prima possibile. Davanti un pubblico tutto per voi.

Il set degli Algiers dura una quarantina di minuti, ergo: se i Depeche Mode sono puntuali, manca davvero poco…
E come risposta, alle 21:00 l’aria esplode. Dalle casse esce “Revolution” dei Beatles e di seguito una versione remixata di “Cover Me”. Poi i monitor si illuminano con variopinti colori e uno alla volta i Depeche Mode entrano sul palco accompagnati dall’ovazione dello Stadio. Martin Gore sulla sinistra, Christian Eigner alla batteria al centro, Andrew Fletcher con gli occhiali da sole si schiera dietro le macchine sulla destra e accanto il fidato Peter Gordeno. Parte “Going Backwards”. Ma dov’è Dave Gahan?

Lo sentiamo cantare ed ecco apparire in alto la sua silhouette, nella parte sovrelevata del palco dietro i tastieristi. L’Olimpico è un unico boato di accoglienza e amore per la band inglese. L’euforia è alle stelle e abbiamo appena iniziato. Senza colpo ferire ecco un’altro brano trascinante (dal vivo ancora di più) tratto da Spirit: “So Much Love”. Per questi due brani la performance è supportata da animazioni e filmanti by Anton Corbijn: ora però le telecamere puntano sui nostri eroi e i maxischermi sono tutti per loro.

La successione è un perfetto mix tra classici del passato e brani dell’ultimo lavoro. Sarà scontato da dire, ma i Depeche Mode dal vivo sono il solito spettacolo unico ed emozionante. Lasciate stare le solite critiche sterili riguardo il baraccone che continua ad andare avanti solo per soldi (cosa che in parte è vera, ci mancherebbe): i DM continuano ancora a far ballare e tenere con il fiato sospeso migliaia e migliaia di spettatori di tutte le generazioni. La resa live è ottima e brani come “Wrong” e “A Pain That I’m Used To” risultano ancora più avvincenti e aggressivi in queste vesti. Un bel video accompagna la splendida “In Your Room”. Dave Gahan è in forma strepitosa e si conferma ancora il più grande perfomer in circolazione. Il pubblico è ai suoi piedi e non può che assecondare tutti i gesti ed incitazioni. E che dire di Martin Gore? Come se niente fosse ci regala una doppietta del calibro di “A Question of Lust” – “Home” eseguita accompagnato solo al pianoforte? Forse il momento più emozionante del live.

Intanto lo show va avanti, con il pubblico che canta con uguale intensità la giovane “Where’s the Revolution” come le vecchie Everything Counts, capace di riportarci fino al 1983, anno di Construction Time Again e farci ballare come se gli anni ’80 non fossero mai finiti. Poi un momento che difficilmente dimenticherò. Quel rumore di vecchio treno, quell’ingranaggio persistente. E’ l’intro di “Stripped”. E come se non bastasse poco dopo il suolo dello stadio trema letteralmente poichè nessuno dei presenti può esimersi dallo scatenarsi sotto le notte di “Enjoy the Silence” e “Never Let Me Down Again”. La felicità totale. Ma non siamo ancora giunti alla fine.

Gruppi sparsi di “ultrà” del gruppo intonano Just Can’t Get Enough ma è ancora uno struggente Gore con “Somebody” ad emozionarci aprendo la strada ad una cover molto attesa: quella di “Heroes” di David Bowie. Esecuzione magistrale, un grande omaggio alla nostra Stella Nera. Poi un riff che tutti conosciamo, ipnotico e avvincente come sempre: quello di “I Feel You”. Infine un sospiro, un sussulto: è il gran finale e lo Stadio trema ancora. E’ Personal Jesus. Concluso il brano la band si abbraccia e si inchina davanti ai suoi fedelissima fan romani. Un concerto che aggiunge ancora più aurea e leggenda ad una nome che ha fatto la storia della musica e continua ancora a farci felici con le sue canzoni. Scusate se è poco. Da fan il mio sogno di sentire dal vivo la mia cara vecchia “Freelove” non è stato esaudito. Ma il cuore è lo stesso di quella estate del 2001.

Setlist:

Revolution
(The Beatles song)

Cover Me (remix)

Going Backwards

So Much Love

Barrel of a Gun

A Pain That I’m Used To

Corrupt

In Your Room

World in My Eyes

Cover Me

A Question of Lust

Home

Poison Heart

Where’s the Revolution

Wrong

Everything Counts

Stripped

Enjoy the Silence

Never Let Me Down Again

Encore:

Somebody

Walking in My Shoes

“Heroes”
(David Bowie cover)

I Feel You

Personal Jesus

Di Alessio Belli