[Kaos Live Report] Digitalism @ Quirinetta – 10/12/2016

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Il sabato sera si va a ballare. Ma c’è modo e modo: i Digitalism ci hanno mostrato quello giusto

Dalle 22.30 il Quirinetta comincia a riempirsi. Prima dell’evento principale c’è ancora tutto il tempo per un dj set di riscaldamento, un warm up che convince i più intraprendenti a occupare subito i posti più vicini al palco. Poi, in prossimità della mezzanotte, il duo tedesco si palesa.

I Digitalism fanno il loro ingresso trionfante dietro a un sipario trasparente che copre il centro del palco e che personalmente mi era capitato di vedere soltanto a un concerto di Richard Benson. Ovviamente non potrei immaginare situazioni più diverse: se in un caso il velo aveva una funzione protettiva, per i Digitalism è un modo ingegnoso per creare dei suggestivi giochi di luce rifratta.

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A questo punto si balla. Sì, perché questa versione teutonica dei Daft Punk è una macchina perfetta da live.
Un concentrato di pezzi elettro-dance senza soluzione di continuità, con Jens Moelle che di tanto in tanto si prodiga nel cantato, senza mai lasciare la console al fianco del compagno Ismail Tufekci.
I due dj, messi di fianco all’altro, creano un effetto visivo “Bud Spencer – Terence Hill” che strappa un sorriso. Ma effettivamente, a pensarci bene, un’ideale sberla in faccia ci arriva nel momento in cui parte “Blitz”, un pezzo che mi lascia ogni volta di più senza fiato.

L’inizio in salsa Moderat di “Wolves” è il preludio a un’altra splendida canzone, forse la mia preferita assieme a “2 Hearts”, entrambe meno aggressive ma ugualmente trascinanti. Tra le chicche di Mirage, uscito nel maggio di quest’anno, spicca l’irresistibile ritmo di “Utopia”.

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E allora, per spiegare cosa si prova quando il concerto sta per concludersi, prendo in prestito le parole del ritornello dell’acclamatissima “Pogo”: “There’s something in the air!”; l’atmosfera, nel corso di questa splendida esibizione, si è fatta elettrizzante.

Paolo Sinacore