Giovedì 17 Dicembre – PULP puntata speciale “migliori dischi del 2015”

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Giovedì 17 Dicembre 2015 alle 20:00

Claudia Pacileo & Maurizio Narciso di Pulp
@Radio Kaos Italy [via Eugenio Torelli viollier, 17 Roma]

Giovedi PULP festeggia la fine dell’anno con una puntata speciale, in cui faremo i conti e tireremo le somme! Protagonisti assoluti saranno i migliori dischi del 2015, che ci accompagneranno con il loro sound fino alle 21. Non mancherà il nostro gioco sul cinema e le solite chicche che ormai vi piacciono tanto!

Non perdete la diretta dalle 20.00 alle 21.00 su radiokaositaly.com

#STAYPULP

[Kaos Live Report] Sponz Festival

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CALITRI SPONZ FEST 2015
di Simone Mercurio

Sono passate le tre di notte, siamo madidi di sudore, “sponzati” come si dice da queste parti, dopo una sequela di balli bizzarri e musiche per noi, fino a quel momento, lontane un bel po’ dai nostri usuali ascolti.
Marcette, polke, mazurke, fox-trot, tarantelle irpine e…quadriglie batticulo. Qui molto in voga, eh si. Sonorità che, se ci avessero detto una settimana prima che avremmo ascoltato e ballato avremo presi per matti i profeti di tale “sciagura”. Eppure, eppure.

Descrivere dall’interno lo Sponz Festival diretto per il terzo anno consecutivo da quel geniale folle visionario di Vinicio Capossela rischia di essere un’avventura.
Sette giorni dal 24 al 30 agosto per un percorso itinerante all’interno di una Irpinia (alta) bellissima e suggestiva come mai avremmo creduto. Cominciamo dalla fine, dall’ultimo atto nella notte tra il 30 e 31 agosto 2105 di questo straordinario Sponz Festival dal quale ci stiamo riprendendo soltanto adesso a più di dieci giorni dal suo termine.
Evento conclusivo che si svolge sulla rupe più alta di Cairano, ovvero il Paese dei Coppoloni (Ed. Feltrinelli; 352 pp; 18 euro) che da il titolo all’ultimo libro di Capossela.

Balle di fieno come spalti, palchetto in legno. Vinicio intervista a distanza attraverso Skype il matematico Piergiorgio Odifreddi che per motivi personali ha dovuto declinare la sua presenza fisica al festival. Il pubblico, molto del quale ha seguito per tutta la settimana lo Sponz e con il quale si è man mano creata una sorta di comunità, è rapito.
A seguire arrivano i fiati macedoni di King Naat Veliov & Kocani Orkestar accompagnata anche dal liuto del greco/cretese Psarantonios, mai così a suo agio come nella rupe di questo sperduto borgo meraviglioso della nostra Italia. Vinicio sale sulla trebbiatrice volante al fianco del palco e legge e canta alternando stralci dal suo libro a suoi brani musicali.

LA TREBBIATRICE VOLANTE
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La trebbiatrice volante, la vedete nelle foto, è stata la protagonista immancabile di tutti gli eventi di questo Sponz. “Il trionfo dell’inutile” l’ha definita Capossela dal vivo e nel suo stesso libro. Un’opera artistica surreale, una trebbiatrice reale coperta dal legno e sormontata da una bicicletta senza ruote che fa girare una specie di piccolo mulino animata da uno dei personaggi surreali e quasi felliniani, protagonisti “chiave” di questo libro e dello Sponz: il Tenente Dum, che dall’alto pedala e muove le braccia come per spiccare in volo. Mentre Vinicio lo guarda, lo indica, gli sorride.

Un percoso musicale, popolare, poetico e antropologico alla ricerca e alla scoperta allo stesso tempo di culture antiche, che sono nuove e si rinnovano. Il filo conduttore del viaggio-Sponz parte e prende spunto, come detto, dall’ultimo libro di Capossela. Quel “Paese dei Coppoloni” già premiato al Premi Strega che racconta attraverso luoghi, personaggi, storie, suoni, parole e racconti quella sorta di farwest che è l’alta Irpinia, sconosciuta ai più, tra i meravigliosi e pittoreschi comuni di Calitri e Andretta, luoghi di nascita dei genitori di Vinicio, e poi la vicina Aquilonia, Conza di Campania fino alla già citata Cairano “monte Olimpo irpino” – come lo stesso Capossela lo definisce – una sorta di “stella cometa al contrario distesa sul promontorio” alto più 800 metri: il paese dei Coppoloni appunto.

“Tutte strun***e” ci dice, sorridendo sornione Giovanni, il vecchio proprietario del piccolo bar vicino al Municipio di Cairano, per poi ammettere “Cioè è vero il fatto dei coppoloni, ma è un po’ romanzato. Mettevamo questo cappello quando c’era la nebbia perchè ci dava la senzazione di starne al riparo proteggendo vista e orecchie”. “Ci chiamano così per via del cappello che alcuni di noi mettevano quando c’era la nebbia” Ci dice mentre a mezzanotte passata attende la fine dell’ultimo reading/concerto di Vinicio Capossela accompagnato dalla banda si fiati dalla Macedonia. Vinicio“il re delle botti” lo definisce Giovanni, ha reso popolari col suo libro queste zone e portato qualche migliaio di turisti in più in queste zone durante il suo festival, sino al culmine col concertone, la Notte d’Argento che hanno celebrato i primi venticinque anni di carriera, di “sposalizio con la musica” per dirla con Capossela. Ma ci torneremo sul finale di questo reportage allo splendido concerto finale nella stazione dismessa di Conza-Cairano-Andretta.

I “coppoloni” di Cairano sono 330 abitanti, disabituati ai “forestieri” come la maggior parte degli abitanti di questi luoghi, turisti che vengono accolti qui in Irpinia come dei re. Disponibili, ospitali, accoglienti, la popolazione irpina è la vera protagonista di questo Sponz.
Gli orari sono da perdita totale degli ordinati bioritmi di chi scrive, già di suo parecchio anarchico in quanto cadenza giorno/notte. Si va dal tramonto all’alba, sul programma dello Sponz non ci sono orari per i vari eventi segnalati soltanto con “tarda mattinata” “tardo pomeriggio”, “ al tramonto” “con la luna alta”. Tempistiche certamente non abitudinarie in primis per gli abitanti (spesso anziani) di queste piccole comunità coinvolte.

ANDRETTA E CONCERTO ALL’ALBA
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La carovana del terzo Sponz è partita lunedì 24 agosto prima dalla vallata del Formicoso, un altopiano che si trova nei pressi di Bisaccia e Andretta. circondati da migliaia di pale eoliche e con l’esplosiva Fanfara Tirana protagonista del concerto all’alba che ha inaugurato l’edizione 2015 del Calitri Sponz Fest . Majorettes, organettisti, banda del paese di Andretta, dal Messico i Mariachi Metzcal e la Fanfara Tirana in concerto all’alba nella vallata del Formicoso. Una terra liberata questa del Formicoso. Lunghe battaglie della popolazione, affiancata dallo stesso Capossela. Perchè in quella bella spianata volevano fare una discarica ai tempi del quarto governo Berlusconi. Avevano inviato perfino l’esercito per realizzare quel progetto e “proteggere” quella radura dalla sua stessa popolazione che la voleva libera.

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Proprio al Formicoso, da questo luogo simbolico e suggestivo, circondati dalle sconfinate vallate irpine, dalle colline, dai campi a perdita d’occhio e dominata in lontananza dal monte su cui domina il paese di Andretta, si da il via al lungo cammino-festival-rassegna-spettacolo-carovan-circo di Vincio che con un lanoso copricapo serbo, recita, canta e lancia la settimana di Sponz.
C’è il palco, c’è la trebbiatrice volante che viene “svelata” al pubblico e c’è Vinicio con la Fanfara Tirana a scaldare l’ambiente poco prima dell’alba.
Vincio stesso al sorgere del sole scende davanti al palco in mezzo al suo pubblico e si mette a “pogare” le musiche della Fanfara. Fino a cadere per terra stremato, ma protetto dai suoi fan e dagli amici che gli fanno da cordone

Se c’è una cosa di particolare e unico in questo festival, rassegna o kermesse che dir si voglia è che si tratta di qualcosa di realmente mai visto e difficile di spiegare. C’è un artista, un cantautore tra i più importanti dela sua generazione che ha origini in questi luoghi, in cui da giovanissimo ha vissuto le estati muovendo i primi passi musicali e innamorandosi di certi suoni, di quel “popolare” che spesso in tanti tendiamo a snobbare. La banda del paese o l’orchestra della processione. L’orchestrina che suona liscio al matrimonio, l’organettista e il violinista che suonano liscio e polke ai veglioni, perfino il “matto” del villaggio, il contastorie ha il suo spazio e viene nobilitato e fatto arte e poesia in questo festival, nel libro e nella stessa musica del “maestro Vinicio”. Con questo festival Capossela festeggia i 25 anni di carriera e i primi 50 anni di vita. Questo festival sembra la rappresentazione plastica che chiude il cerchio e rende vivo, vivido e visibile questo quarto di secolo di musica e parole dell’artista irpino.
Siamo tutti abituati a festival musicali con uno o più palchi per ospitare nomi altisonanti della musica. Concerti “classici” che si susseguono uno dopo l’altro. Ecco lo Sponz non è nulla di tutto questo.

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Lo Sponz è come una sorta di Cammino di Santiago musical culturale. A tappe, senza palco o quasi, per le strade, tra la gente, a dorso di un muloo trainati da una ruspa o da una trebbiatrice. Nei luoghi spirituali come la Badia di San Vito nei pressi di Aquilonia, “terra di frontiera” spiega Vinicio con la Basilicata. Qui sorge anche la grande quercia.

E proprio sotto al maestoso e grande albero secolare si susseguino artisti popolari che cantano e suonano le loro canzoni i loro ritmi. Ci sono i Makardia nati nel 2011 tra Aquilonia e la vicina Lioni, capitanati dalla voce di Filomena D’Andrea, con Virginio Tenore e Amilcare D’Andrea. C’è ancora la Fanfara Tirana, ci sono i Mariachi con i loro costumi e le loro chitarre. Ma non sono veri concerti quelli di questo festival. La musica è musica per pensare e per ballare, per fare comunità. Musica per accompagnare letture, pranzi sulle balle di fieno, chiacchiere e scambi di battute tra la carovana errante che ha deciso di seguire Vinicio in questo percorso “per recuperare i Siensi, il buon senso perduto nel rapporto con natura. – ha spiegato Capossela stesso alla sua maniera – Camminare ben accompagnati è una grande occasione di pensiero. E’ l’occasione buona per abbandonare la condizione di sedentari e prendere quella del nomade. Nomadi di breve corso, ma nomadi, in una sacca di tempo al riparo del tempo. (…) – dice ancora – Questo è il tempo che vi proponiamo di prendervi in questi sette giorni, il tempo della ri-creazione del mondo. Auscultate voi stessi – continua ancora Capossela – percorrendo una terra antica. Banchettatela insieme, ballatela, bevetela, pensatela, in comunione, come un simposio. ”. Parola di Vinicio. E per chi come noi ha vissuto quest’esperienza è davvero una sensazione particolare.

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NOTTE D’ARGENTO

Unica concessione a un concerto più o meno “normale” è quello della penultima serata dello Sponz 2015, sabato 29 agosto.
Si festeggia, come dicevamo, il quarto di secolo di carriera musicale per Vinicio e allora si fanno le cose in grande. La location della serata è quella di una vecchia stazione dismessa che il cantautore dal palco chiede che venga riaperta, perchè trattasi di importante snodo per chi vive in questa zona piuttosto isolata d’Italia, alle falde del monte sovrastato dal mitico paese di Cairano.
Il palco questa volta è grande, quello delle grande occasioni con tanto di torri laterali e sponsor alcolico in bella vista di una nota marca di tequila. Unico sponsor del festival ci dicono, oltre i contributi europei ricevuti per la realizzazione di questa settimana che certamente valorizza e incrementa il turismo di questa dimentica (spesso) parte di Campania.

ll concerto è a pagamento mentre il resto della settimana i vari venti erano gratuiti.
Si paga però soltanto 15 euro per un concerto che inizia alle 10 di sera e che – lo diciamo subito – terminerà alle 5.30 della mattina successiva. Sette ore di show, spettacolo in cui il mattatore e festeggiato Capossella sfoggia tutto il suo guardaroba di abiti e cappelli di scena. O almeno così credevamo. Perchè, interpellati da noi, più di un abitante, barista o negoziante di Calitri dove Capossela ha preso casa e vive durante l’inverno, ci ha confessato che anche in giornate ordinarie il suo look non cambia affatto “Anche quando viene a fare la spesa viene con poncho o colbacco, magari accompagnato dal suo cane Crocco, un bastardino che tiene legato ad una corda anziché ad un guinzaglio”. Tant’è.

Lo show intervalla due canzoni di Vinicio e due/tre dei suoi ospiti amici. Sia alternano gli artisti già nominati. Guest star della serata il grandissimo Howe Gelb che canta tre canzoni della sua discografia solista post Giant Sand e poi suona la chitarra durante l’esibizione successiva di Vinicio con la formazione texana dei Los Texmaniacs.

Vinicio per una brutta laringite che ha cercato di curare non ha la sua voce al massimo della potenza, ma è generoso e da grande animale del palcoscenico da tutto se stesso sul palco. “Mi hanno punturato per bene prima del concerto “ si scusa quasi col pubblico, oltre diecimila persone, che lo applaude. Come nella migliore delle tradizioni delle feste tra amici musicisti e delle jam improvvisate, i brani singoli si mischiano a lunghissime parti strumentali in cui si fondono diverse scuole e culture musicali. Dall’elettrorock di Gelb al mambo dei Texmaniacs, ai mariachi (“Non può esserci una festa senza Mariachi!” esclama il nostro) fino al folk più popolare della meravigliosa Banda della Posta.

LA BANDA DELLA POSTA & VINICIO
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Merita una citazione a parte questa formazione, che altro non è che un’orchestra di anziani musicisti che si esibiva in matrimoni locali e si esercitava provando la sua musica nel giardino di Calitri davanti all’ufficio postale. Un’orchestra che ripropone un repertorio popolare fatto di quadriglie, mazurke, polke, valzer e tarantelle degli anni ’20 e ’30.

Il gruppo oggi è persino prodotto da Vinicio Capossela, che pubblica per la sua etichetta La Cupa il primo album della formazione campana. Non solo, trattandosi di eccezionali e bravi musicisti Vinicio li ha istruiti e gli ha fatto imparare e suonare il suo repertorio, portandosi poi l’intera anziana formazione di ultrasettantenni in tour con lui attraverso l’Europa a suonare i suoi brani. E la Banda della Posta accompagna Vinicio nella parte centrale di questa lunghissima maratona musicale in cui un generoso Capossela cede il suo pubblico anche a diversi e folkloristici personaggi di queste terre citati sul suo libro.

Da Ciccillo Di Benedetto lo storico cantante-ristoratore citato nella canzone Al veglione che apre la serata a l’omerico Testa di uccello, cieco e veggente, profetico e racconta storia che Capossela rende felice concededogi una buona ventina di minuti sul palco.

Pausa vocale che serve al “nostro” per preparare l’ugola al gran finale dello show.
Intorno alle 4.30 del mattina oltre metà della platea cede, crede che lo show sia terminato dopo “appena” sei ore di musica, il palco sembra spegnersi e i fonici provano a lanciare musica da deflusso del pubblico. Niente da fare. Vinicio risale sul palco spiazzando i tecnici con Mariachi e Texmaniacs e urla “Vogliamo premiare chi resiste, resistendo anche noi fino all’aba sul paese dei coppoloni!”, scandisce osservando davanti a se e alle spalle del pubblico il monte con in cima Cairano e il cielo che comincia a schiarirsi. L’atmosfera è decisamente magica e più intima con la platea dimezzata e in un finale totalmente improvvisato. Almeno così ci appare. Dietro al palco osserviamo una luna piena che cala, mentre dalla parte opposta il cielo si va rischiarando preparandosi al sole. Con il brano Ovunque Proteggi si accoglie l’alba e i lunghi e commossi ringraziamenti di Vinicio Capossela fanno da titoli coda su questa splendido Sponz 2015.

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