[BEST OF 2017] I migliori album elettronici scelti da Bad Selection

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Ciao. Hai visto che bello? Un altro anno è agli sgoccioli e con esso, probabilmente, la tua fiducia nella vita. Sta di fatto che questo è esattamente quel bel periodo in cui si parte da un assunto che dovrebbe riempirti di orgoglio, e cioè che tu, povera ameba di un essere umano comune, abbia vissuto per dodici mesi con le orecchie improsciuttate ed il cervellino spento, in una sorta di coma uditivo che ti abbia impedito di ascoltare/recepire qualsivoglia suono o nota musicale.

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[BEST OF 2017] Suoni & Immagini: la selezione di Kaos Order

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Musica e immagini, canzoni e copertine: abbiamo chiesto a Kaos Order di selezionare per noi gli album e le cover più belle e significative di quest’annata. Ecco il risultato.

Anno 2017: un’ottima annata, parafrasando il romanzo di Peter Mayle, adattato sul grande schermo da Ridley Scott. Davvero tantissime le uscite di qualità in quest’intensi dodici mesi, anzi: con molta probabilità alcuni lavori “invaderanno” sicuramente buona parte della nuova stagione. Ci sono stati periodi – penso agli inizi di settembre – in cui facevo fatica a tenere il conto – e l’ascolto – dei dischi meritevoli d’attenzione. Una fatica davvero gradevole e gradita, ovviamente.

Cosa ha reso questo 2017 musicalmente importante ed indimenticabile? In primis,  i Grandi  hanno svolto impeccabilmente il proprio dovere riservando album degni della loro fama: Depeche ModeU2 (superate chiacchiere e pregiudizi e fatevi abbracciare dalla calda dolcezza di Songs of Experience), Marilyn Manson (meno anticristo e sempre più musicista: i risultati si vedono), Morrissey (stronzo quanto vi pare, ma questo è il miglior disco da Ringleader of the Tormentors). Ho apprezzato molto il ritorno ispirato dei The Killers (pop di eccellente fattura), la coppia del secolo Arca & Bjork, la ruggine scatenata delle chitarre post-punk dei Protomartyr, i padri dalla wave Pere Ubu, Micah P. Hinson, The Fall, Lee Ranaldo, Robyn Hitchcock, gli eterni Sparks, Ariel Pink, Godspeed You! Black Emperor (vedi alla voce: La Più Grande Band del Mondo, o perlomeno, la mia preferita), Sun Kil Moon amabile e insolitamente ritmato nelle sue blog-song, gli esoterici The Afghan Whigs con un Greg Dulli vocalmente immenso, l’affascinante torvo e notturno Mark Lanegan, gli Ulver che aggiungono un ulteriore tassello alla loro evoluzione sfociando nel synth-pop di The Assination of Julius Caeserfino a  Invitation, primo frutto del supergruppo Filthy Friends.

Il mondo musicale femminile nel 2017 si è fregiato di rari diamanti: dalla finalmente sorridente Lana del Rey, alle sinuose Regine delle Tenebre Chelsea Wolfe e Zola Jesus, passando per complessità metropolitana e sentimentale di St. Vincent. Da sposarle. Per i meriti artistici, of course.

Tutti bravi. Ma c’è di più.

Importantissime conferme: gli Algiers con The Underside of Power hanno palesato la grandezza del loro cristallino talento; Fever Ray, alla seconda scintillante prova in solitaria; i Cigarettes After Sex, al primo bell’album dopo una sequenza di ottimi singoli. Per non parlare di ritorni capaci davvero di farci brillare gli occhi e scuotere l’anima: dopo sette anni ecco tornare gli LCD Soundsystem;The Dream Syndicate, leggendari alfieri psichedelici del Paisley Underground assenti discograficamente dal 1998; i Fleet Foxes fermi dal 2011 e per  chiudere in bellezza… gli immensi Slowdive. Non male, vero?

Segnalo inoltre due prestigiose ristampe, sia per i nomi in questione, sia perchè riguardano due dei loro lavori più alti: OKNOTOK dei Radiohead e Automatic25 dei R.E.M. in cui vengono celebrati con inediti, rimasterizzazioni e  bonus due pietre miliari come Ok Computer e Automatic For The People. Orgiastico. Anche dal fronte delle colonne sonore ci sono state delle uscite esaltanti: John Carpenter Anthology: Movie Themes 1974-1998 pubblicata dall’etichetta cult Sacred Bones in cui è possibile ascoltare i brani più importanti tratte delle opere del Maestro, e la doppia uscita proveniente dall’Universo Twin Peaks (miglior serie dell’anno, e non solo, a mio avviso); una con la soundtrack classica della serie, l’altra con tutti gli illustri ospiti musicali che nel finale delle puntate hanno allietato le notti al Roadhouse. Eccellenza.

Delusioni? Ovviamente, fa parte del gioco. Più che i Queens of the Stone Age e gli Arcade Fire (ci hanno abituato all’eccellenza, così se fanno un disco carino storciamo il naso) direi la coppia Kurt Vile-Courtney Barnett: visto il loro talento mi aspettavo molto di più dalla jam leggermente agghindata battezzata Lotta Sea Lice. Peccato. E poiché concordo con tutte le prestigiose classifiche delle realtà editoriali di riferimento del settore che hanno giustamente elogiato e posto ai vertici delle loro posizioni i vari King Krule, Andrea Laszlo De Simone, Kendrick Lamar e The War On Drugs (dischi davvero superbi), vorrei evitare ripetizioni e dirvi qualcosa di più personale. Ecco allora la musica che – con i dovuti e annessi dibattiti e contrasti interiori – mi ha più colpito ed emozionato del panorama indipendente italiano e straniero. Alla prossima ottima annata. Sperando che sia anche migliore.

Best Indie Internazionale:

Father John Misty, Pure Comedy

“Oh Comedy
Oh it’s like something that a madman would conceive!
The only thing that seems to make them feel alive
Is the struggle to survive
But the only thing that they request
Is something to numb the pain with
Until there’s nothing human left
Just random matter suspended in the dark
I hate to say it, but each other’s all we got.”

LCD Soundsystem, American Dream

Negli anni ho stilato alcuni parametri per valutare i miei ascolti: gli LCD Soundsystem sono la band perfetta. Hanno tutto e lo hanno ripresentato alla grande in un disco che spiazza e avvolge per la sua magnificenza. Il battito elettronico, la calibratura delle chitarre, la produzione perfetta, le parole di James Murphy. Il sogno non è finito.

Wolf Parade, Cry, Cry, Cry

Indie-rock nella sua forma più pura e smagliante. Canada sorgente di molte meraviglie anche nel 2017, vedi il bellissimo Hug of Thunder dei Broken Social Scene. Vincono i Wolf Parade ai punti grazie a questa canzone qui.

Cloud Nothings, Life Without Sound

Lo stato delle cose.

Public Service Broadcasting, Every Valley

Continua la – notevole – missione della band inglese con esiti musicali nobili e di altissimo livello. Questa volta la vicenda alla base del nuovo concept Every Valley c’è la parabola dell’industria mineraria nel Galles. Più momenti cantati: e sono anche quelli più emozionanti. Inform, educate, entertain. Brividi.

Bonus:

Daniele Luppi & Parquet Courts, Milano

Il viaggio artistico di Daniele Luppi continua. Fortunatamente. Da Roma a Milano sempre all’insegna della qualità musicale e dell’ottima compagnia, in questo caso Parquet Courts e Karen O: scintillante ma di sostanza.

Best Indie Italiano:

Baustelle, L’Amore e la Violenza

Aspettavo il disco pop italiano perfetto e finalmente eccolo qua.

Ghemon, Mezzanotte

Grande percorso quello di Giovanni Luca Picariello, in arte Ghemon. In un periodo in cui la scena hip-hop presenta degli artisti capaci di grandi evoluzioni e svolte musicali, Ghemon sceglie la via del soul e incide un album intesto, sofferto e ispiratissimo sotto tutti gli aspetti. Applausi.

Bobby Joe Long’s Friendship Party, Bundytismo

L’Oscura Combro Romana dopo i riscontri clamorosi dell’esordio Roma Est si conferma come realtà spiazzante e creativa con il secondo album Bundytismo. E si dice che il terzo capitolo sia imminente…

Willie Peyote, La Sindrome di Toret 

Stesso discorso di Ghemon, con il rapper torinese Guglielmo Bruno, il quale opta per un pop di gran classe e i soliti testi delicati come carezze e affilati come lame di rasoio.

Bonus:

ZU – Jhator

La più grande band italiana del e nel mondo. Li ho visti dal vivo anche quest’anno e sono davvero un esperienza che consiglio a tutti. Con i tappetti per le orecchie però.

Le copertine più iconiche del 2017

Il progetto grafico che accompagna le tracce di un disco è sempre stato veicolo di messaggi cifrati, contenuti ulteriori, suggestioni complementari a quelle musicali. Noi di Kaos Order abbiamo voluto, per questo, farvi una breve classifica delle copertine più iconiche di questo 2017, suggerendo di considerare due categorie, separate da un unico criterio, a nostro avviso: alcuni artisti qui sotto si sono serviti dell’immagine per mostrare se stessi in una veste particolare, per creare un ponte tra il proprio personaggio, rinnovato, e la produzione musicale. È il caso emblematico di St. Vincent con Masseduction, Björk con Utopia, Thundercat con Drunk e Fever Ray con PlungeD’altra parte troviamo chi ha scelto di raccontare il contenuto profondo del disco attraverso l’immagine, riuscendo a regalarci un’istantanea che accompagna perfettamente le tracce, e tra questi Alessandro Cortini con AVANTI, Andrea Laszlo De Simone con Uomo Donna, Forest Swords con CompassionUna menzione speciale merita sempre la grafica dei dischi di Cristiano Crisci (Clap! Clap!) ad opera di Patch D. Keyes, per l’accuratezza dei dettagli, e la ricchezza dei rimandi.

1) Alessandro Cortini – AVANTI

2) Clap! Clap! – A Thousand Skies

3 ) St Vincent – Masseduction

4 ) Forest Swords – Compassion

5 ) Andrea Laszlo De Simone – Uomo Donna

6) Thundercat – Drunk

7 ) Fever Ray – Plunge

8 ) Bjork – Utopia

Dischi di Alessio Belli

Cover di Giorgia Melillo

[BEST OF 2017] I migliori live scelti dalla nostra redazione fotografica

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Il 2017 verrà ricordato come una grande annata per la musica live in Italia. E noi della redazione fotografica di Radio Kaos Italy abbiamo le prove.. ecco gli scatti dei concerti che più ci hanno emozionato quest’anno. Eravate anche voi sotto palco con noi?

Redazione Fotografica Radio Kaos Italy:

Alessandro Campisi

Martina Sperduti

Marta Bandino

Francesca Romana Abbonato

Marco Loretucci

Manuel Aprile

Dario Argenziano

Alessio Belli

Per vedere tutti gli altri report, cliccate qui.

[BEST OF 2017] Le migliori serie tv scelte da Ferretti Cammina con Me

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Tema: cosa ho fatto quest’anno invece di trovarmi un lavoro. Svolgimento:

10) American Crime S3 [Abc]

La migliore serie che non avete guardato. E infatti l’hanno chiusa. Li mortacci vostra. Fin dal nome è facile confonderla con American Crime Story, ma in realtà c’entra poco. Mentre la serie su OJ Simpson è in realtà un dramma giudiziario convenzionale e piuttosto scemo con John Travolta che cerca di fare il maggior numero di faccette buffe possibili senza slogarsi la mandibola, American Crime è un attacco spietato e serissimo ai mali della società statunitense. Attraverso il pretesto di un poliziesco senza poliziotti, AC vi spiattella sullo schermo argomenti simpatici come omofobia, razzismo, brutalità poliziesca e altre cose divertenti che non farò mai più. La terza stagione è la più desolata delle tre: le storie si frammentano e si moltiplicano, in una fotografia spietata di un mondo in cui tutti sono vittime, anche i carnefici.

9) Big Little Lies [HBO]

Sapete cos’è irritante? Quanto una serie approda in tv con l’arroganza di essere l’evento dell’anno. BLL è così. Un grosso produttore, cinque attrici di prima fascia, un regista quasi premio Oscar e un tema di attualità: una serie pensata per fare incetta di premi. Sapete cos’è ancora irritante? Che se li merita tutti.

8) America Gods S1 [Starz]

Adesso dico una cosa che mi frutterà dei nemici nella temibilissima comunità nerd: American Gods, il romanzo di Neil Gaiman, non è poi granché. Lo showrunner Bryan Fuller, così come aveva fatto per quel capolavorone di Hannibal, migliora il materiale di partenza riuscendo ad esservi perfettamente fedele e a stravolgerlo allo stesso tempo: se da un lato riprende intere scene e dialoghi in modo testuale, dall’altro approfitta del tempo in più concessogli per allargare lo sguardo, ricomporre le digressioni e approfondire i personaggi secondari solo abbozzati nel romanzo (gli episodi sulla backstory di Laura Moon, non a caso, sono tra i migliori). Il tutto viene ulteriormente impreziosito da una narrazione molto visiva, che non ha paura che la gente cambi canale durante le scene mute, e che per questo si permette lunghe parentesi psichedeliche. Una menzione speciale la meritano le scene con Bilquis e la convention dei gesucristi (che non è quella che ho fatto io dopo essermi chiuso la mano nella portiera della macchina).

7) Better Call Saul S3 [Amc]

Dopo una prima stagione goffa (che è un modo delicato per dire che faceva cacare), BCS è riuscita a costruirsi un proprio mondo indipendente dalla serie madre. Con la terza stagione, diventa sempre più chiaro che vedere la nascita del sottobosco criminale a cui abbiamo dato solo un’occhiata in Breaking Bad è la cosa meno interessante della serie. Il meglio di BCS sta nella parte più autonoma da Breaking Bad: l’evoluzione del rapporto e lo scontro Jimmy e Chuck. Una menzione particolare nell’ottimo cast se la merita Jonathan Banks, che riesce a essere credibile come duro minaccioso anche dimostra un milione di anni e non riesce manco a chinarsi.

6) Legion S1 [Fx]

La via intellettuale al supereroe. Noah Hawley, il signor Fargo, prende un personaggio secondario vagamente collegato agli X-Men e lo usa per tirarci fuori un caleidoscopio psichedelico con l’occhio puntato sugli anni ’60. Se c’è un filo conduttore in questa classifica, che unisce American Gods, Legion e (spoiler) la prima classificata, è la predilezione per un racconto che procede con le immagini più che con le parole. Se avessi una vaga idea di quello che sto dicendo parlerei di significante e di significato, ma a semiotica m’hanno bocciato due volte quindi fa niente. In Legion le scene psichedeliche siano delle parentesi ininfluenti nel flusso della storia; al contrario, sono lo strumento principale per portare avanti il viaggio dentro la mente di quell’allegro pazzerello del protagonista. E la serie è tutta una sequela di trovate surreali una meglio dell’altra. La mia preferita? La parte in cui c’è Jemaine Clemaine vestito da palombaro che vive in un cubetto di ghiaccio.

5) Mindhunter S1 [Netflix]

Più che una canonica caccia al serial killer, la serie prodotta da David Fincher è una ricostruzione storica degli albori delle tecniche di profiling nell’F.B.I. In questo senso è una specie di Masters of Sex coi morti ammazzati al posto del sesso. Con la differenza che Mindhunter è meglio perché l’omicidio seriale è più bello vederlo su uno schermo che parteciparvi nella vita reale. Al contrario del sesso.

4) Rick & Morty S3 [Cartoon Network]

Dan Harmon è un ometto con gli occhi da pazzo che ama sfoggiare una folta barba bianca e una bella pancia rotonda. Incidentalmente, quando non è occupato ad acconciarsi la barba o a ingozzarsi di carboidrati complessi, è il migliore scrittore che sia in giro per la televisione americana in questo momento. Dopo aver guidato per cinque delle sue sei stagioni Community, vale a dire la migliore serie comica degli anni 2000, adesso è al timone insieme a Justin Roiland di quel carosello impazzito di umorismo, sci-fi e ultraviolenza di nome Rick & Morty. In questa stagione, tra le altre cose, Rick sfida Barack Obama a una sfida mortale a colpi di armi ipertecnologiche e poi si trasforma in un cetriolo. Se non ve lo vendo così.

3) The Handmaid’s Tale S1 [Hulu]

THT è così alta in classifica non solo perché c’è Elisabeth Moss, vale a dire l’attrice più brava e talentuosa e affascinante e bella e carismatica e DIO ELISABETH SPOSAMI SUBITO NON MI IMPORTA CHE SEI DI SCIENTOLOGY.

Ma sto divagando.

THT, come la migliore fantascienza, usa la distopia per spiegarci quanto è facile per uno stato diventare dittatura nell’indifferenza generale, e anzi con l’appoggio delle persone normali e non solo di quelle che votano Adinolfi. Ed il merito vero è che ci riesce senza fare un predicozzo col ditino alzato, ma attraverso un racconto che non smette mai di essere avvincente.

2) Bojack Horseman S4 [Netflix]

Alla quarta stagione, BH si conferma una delle cose meglio scritte che si possano vedere in televisione. Prima ti distrae con gli animaletti buffi, poi ti prende a calci sui denti. Proprio come la vita.

1) Twin Peaks: The Return [Showtime]

Che sorpresa, vero? Non solo è la nostra intestazione a obbligarci a questa scelta, ma anche il fatto che il Times e i Cahiers du Cinema ci hanno preceduti nell’eleggere il ritorno di Twin Peaks come serie dell’anno. E vi immaginate se gli davamo torto poi la stampa internazionale come ci ricamava sopra? Già vedo i titoli: “Ferretti Cammina Con Me smentisce i Cahiers Du Cinema”… no, meglio evitare le polemiche.

E parlare del ritorno della madre di tutte la televisione moderna non è facile. Venticinque anni fa Twin Peaks è sbarcato sugli schermi e ha spiegato al mondo che un’altra televisione è possibile. Oggi, si ripresenta trasformato in una scheggia impazzita di pura follia in prima serata, che non somiglia a nient’altro che abbiate mai visto e al cui confronto le altre serie tv sembrano tutte Un Posto Al Sole. Volevate il revival puro e semplice delle atmosfere della serie originale? Ah! Lynch vi ride in faccia, poi vi strappa di mano il cofanetto con i dvd delle prime due stagioni, gli dà fuoco e si allontana cantando Otis Redding con le spalle rivolte all’esplosione.

Ci vediamo tra altri venticinque anni, maestro.

Firmato: i Geni della pagina Ferretti Cammina Con Me  

Qui trovate la nostra chiacchierata in diretta.

[BEST OF 2017] I migliori album psichedelici scelti da Amore & Psych

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Tempo di classifiche anche – e soprattutto – per noi di Radio Kaos Italy! A coronamento di un 2017 musicale indimenticabile, abbiamo chiesto ad alcune trasmissioni ed annessi speaker di dirci i loro album preferiti: iniziamo con la top 10 psichedelica scelta da Nick Matteucci di Amore & Psych.

1) The Black Angels, Death Song

Sicuramente uno dei dischi più attesi dell’anno e complessivamente più osannati, era un banco di prova importante dal momento in cui la band di Austin è tra i gruppi guidadella scena, fondamentale quindi che non si ripetessero in minestre riscaldate e fortunatamente non lhanno fatto, scrivendo un album di spessore assoluto non solo per il panorama psichedelico, ma anche per quello rock in generale.

La canzone: Medicine

2 )Moon Duo, Occult Architecture Vol.1

Grande prova di maturità anche per la coppia composta da Ripley Johnson (già leader dei Wooden Shjips) e dalla sua compagna Sanae Yamada, talvolta considerati un pomonotoni e ripetitivi da ascoltatori poco vicini al genere, stavolta sono finalmente riusciti a trovare lispirazione giusta per tirare fuori il loro miglior album, la cui bontà della resa è trasversalmente palpabile.

La canzone: Cold Fear

3) The Brian Jonestown Massacre, Dont Get Lost

Uscito a pochi mesi di distanza dal buono ma non eccezionale Third World Pyramid, si temeva potesse essere una sorta di compilation di refusi del lavoro precedente, nulla di più lontano dalla realtà, questo disco infatti è ispirato, variegato ed innovativo, che per una band (nella fattispecie per il factotum Anton Newcombe) con più di 20 anni di carriera alle spalle non è un fattore da sottovalutare.

La canzone: Groove is in the heart (feat. Tess Parks)

4)  Pete International Airport, Safer With The Wolves

Probabilmente questo non è il disco della vita, anzi, sicuramente no, tuttavia è da apprezzare e tenere in grande considerazione per la quantità di spunti sperimentali che Peter Holmstrom (già chitarrista dei Dandy Warhols) ha saputo inserirvi al suo interno, contaminazioni elettroniche molto insolite, per non dire quasi inedite, anche per i più “sul pezzo” nella neo-psichedelia.

La canzone: Hurray for the people 

5) Pontiak, Dialectic of Ignorance

Lavoro pregevole per la band americana, che ha da sempre abituato gli ascoltatori ad un sound più vicino allo stoner che a vera e propria psichedelia. Giunti al loro settimo album in studio, sono riusciti a trovare la quadra per realizzare un disco che coniuga sonorità massicce ad atmosfere oniriche, con una maestria figlia dellesperienza maturata negli anni, mista ad una costante ricerca del miglioramento stilistico. Bravissimi.

La canzone: Dirtbags

6) King Gizzard & The Lizard Wizard, Flying Microtonal Banana

Vengono dallAustralia e sono senza dubbio gli eroi dellanno, si erano prefissati la missione di far uscire CINQUE dischi nel 2017 e ci sono riusciti, oltretutto piuttosto diversi tra loro e come se non bastasse, anche di ottima fattura. Molto difficile decretare il migliore, opto per il primo della serie perché forse è quello più onnicomprensivo e variopinto dei quattro finora usciti (il famoso quinto è stato annunciato ed uscirà nel giro di pochissimo). State allerta.

La canzone: Rattlesnake

7)  Dion Lunadon, Dion Lunadon

Ammetto di aver scoperto questo artista solo pochi giorni fa, ma non ho potuto fare a meno di inserirlo di corsa. Tutto merito di Peter dei Dandy Warhols e Casper Dee della Fuzz Club Records che lo hanno inserito alle posizioni 1 e 2 delle rispettive classifiche di fine anno. Quando sono andato ad ascoltarlo sono rimasto letteralmente folgorato dal suo garage punk sporco e cattivo, impreziosito da svarioni psichedelici acidissimi e che a quanto pare non lasciano indifferenti nemmeno le orecchie più esperte. Non a caso questi ragazzi neozelandesi hanno accompagnato in tour niente meno che gli A Place To Bury Strangers ed i Black Angels. Speriamo tornino prestissimo, perché pare che anche live siano pazzeschi.

 La canzone: Fire

8) Julies Haircut, Invocation and ritual dance of my Demon twin

Portabandiera nostrani nei migliori festival europei di genere, la band emiliana ha concepito un disco di incredibile ricerca sonora e stilistica, in cui la dimensione spazio-temporale assume tratti indefiniti. La posizione in classifica non rende giustizia a questo lavoro davvero eccellente, che probabilmente rispetto agli altri citati sopra paga soltanto la differenza a livello di impatto, trattandosi di una perla che brilla principalmente per il suo mood introspettivo.

La canzone: Burning Tree

9) New Candys, Bleeding Magenta

Italianissimi ed anche loro molto quotati fuori dai nostri confini, la formazione veneta è uscita con il suo terzo lavoro targato Fuzz Club Records, un interessantissimo mix di influenze che, in presenza di amici ed orecchie affini, ho descritto come la piega che vorrei prendessero i Black Rebel Motorcycle Club, quindi con quel tipo di noise, a tratti tumultuoso a tratti sensuale, tinto di sanguinante psichedelia.

La canzone: Excess

10 (EX AEQUO) Nic Cester, Sugar Rush // Andrea Laszlo De Simone, Uomo Donna

Meritano posto e menzione in classifica per motivi simili, nonostante provengano da mondi molto lontani e differenti, due lavori magari non esattamente innovativi dal punto di vista del sound, ma emblematici ed importanti da quello della produzione e nell’immaginario collettivo.

L’ex leader dei Jet, da diversi anni residente a Como, per incidere il suo primo disco solista ha chiamato in studio niente meno che i Calibro 35, riportando in auge sonorità psichedeliche anni 70 divinamente eseguite e che, nella migliore delle ipotesi, potrebbero far sì che si punti un faro un po’ più luminoso su questo mondo, circuendo anche qualche ascoltatore solitamente più incline al rock mainstream.

Il cantautore torinese invece ha coniugato in maniera squisita luniverso del cantautorato italiano con una vena stilistica prettamente 60s che tuttavia non disdegna affatto escursioni sperimentali molto affascinanti. Uscito per la 42 records, il peso e la fama delletichetta lo hanno posto su un livello di attenzione tale da potergli garantire banchi di prova su palchi di festival importanti quali TOdays, Siren e soprattutto il Rome Psych Fest, tutti esami superati alla grande e ripagati dallapprezzamento pressoché unanime dei partecipanti. Bravi tutti.

La canzone:

Nic Cester,  Psichebello

Andrea Laszlo De Simone,  Sogno lamore’ 

di

Nick Matteucci