[Kaos Live Report] The Zen Circus @Atlantico Live 04/05/2018

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Si è chiusa in maniera trionfale con la data romana il tour di Il Fuoco In Una Stanza degli Zen Circus. Una serata indimenticabile: ecco come è andata…

Partiti dall’Estragon di Bologna il 13 aprile, gli Zen Circus hanno attraversato l’Italia a suon di concerti scatenati ed emozionanti, come da loro tradizione. Dopo l’apparizione al Concertone del Primo Maggio – una sorta di aperitivo live – Appino, Ufo, Karim e il Maestro Pellegrini chiudono in bellezza il giro d’Italia a soun di sold-out all‘Altantico Live di Roma (ovviamente strapieno). Aperti da i bravissimi La Notte, alle 22:00 e qualche minuti i quattro rocker salgono sul palco accolti dall’ovazione del pubblico già entusiasta. Benvenuti nel Circo Zen!

La band è incontenibile: corrono da una parte all’altra del palco, incitano i presenti e regalano una performance impeccabile dietro l’altra. L’inizio è pura felicità: si parte con Catene, brano trainante del nuovo lavoro Il Fuoco In Una Stanza. Trascinante e appassionato Appino canta insieme alla folla e sarà così per tutti i brani della serata. Ecco poi di seguito due brani recenti ma oramai classici come La Terza Guerra Mondiale e Canzone Contro La Natura. Di seguito arriva Vent’anni, tratta da Villa Inferno del 2008 e sempre nel cuore dei fan. A brani dell’ultimo disco si alternano brani amatissimi con Non Voglio Ballare o Ilenia, senza dimenticare i grezzi e furiosi fasti del passato come Andate Tutti Affanculo, lavoro imprescindibile per la carriera dalla band da cui verrà ripresa anche Canzone di Natale. Fan più nostalgici accontentati anche grazie all’esecuzione di Nati per Subire.

Dopo quasi due ore senza sosta e pause, gli Zen Circus hanno ancora tanto da dire e lo dimostrano con i bis in cui portano la serata verso il suo vertice: L’Anima Non Conta, Questa Non E’ Una Canzone, Caro Luca, e il grande finale di Viva ci consegnano una band all’apice della forma, oramai completamente fusa con il suo popolo. Al prossimo live!

Foto di Alessio Belli

Set List

Catene

Canzone contro la natura

La terza guerra mondiale

Vent’anni

Non voglio ballare

Il fuoco in una stanza

Andate tutti affanculo

Low cost

Ilenia

Sono umano

Il mondo come lo vorrei

L’egoista

La stagione

Pisa merda

I qualunquisti

La teoria delle stringhe

Ragazzo eroe

Figlio di puttana

Canzone di Natale

Nati per subire

Encore:

L’anima non conta

Questa non è una canzone

Caro Luca

Viva

[Kaos Live Report] Rancore @Atlantico Live 22/04/2017

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Dopo un trionfale giro per l’Italia, il The Super GusBumps Show di Rancore si è concluso con una indimenticabile data romana all’Atlantico Live. Ecco come è andata…

Non so voi che età abbiate, ma io ricordo molto bene i Piccoli Brividi. Sia i libri che la successiva serie, anzi: ho sempre ammesso con onestà quanto abbiano influito sul mio percorso giornalistico e letterario, nonchè sulla fantasia di un “semplice” appassionato dell’horror. Potete capire quindi l’entusiasmo quando – dopo l’ottimo opening di DJ Setta – sul palco dell’Atlantico Live sono apparse le immagini della sigla dei Piccoli Brividi, ovvero Goosebumps.

Che lo spettacolo si prospettasse inedito e carico di sorprese ce lo potevamo anche aspettare da alcuni indiizi. Il titolo stesso dello show, l’opening “inquietante”, la presenza di un’altrettanto incappucciata band battezzata GusBumps Orqestra con ogni rispettivo membro dal nome a tema Piccoli Brividi, ma soprattutto dal fatto che dietro tutto ciò ci sia Rancore.

Un’artista capace sempre di mettersi in gioco, di presentare ogni volta qualcosa di originale e mai banale al pubblico, andando oltre quelle che sono le attuali – e spesso banali – regole che dominano il mondo del rap. Il suo limpido talento non di discute, anzi, poco a poco i plausi e consensi si sono fatti sempre più ampli andando oltre il “giro” rap underground. E’ per questo che non sono stato minimamente sopreso di vedere tutta quella lunghissima fila lungo l’ingresso dell’Atlantico Live sabato scorso. Roma non vedeva l’ora di abbracciare il suo Rancore.

Dopo l’arrivo degli “Incappucciati”, il The Super GusBumps Show è esploso in una irrefrenabile sequenza di musica e spettacolo, con Rancore irrefrenabile e scatenato tra le sue rime e i dialoghi con la GusBumps Orqestra e gli interessanti racconti con cui ha anticipato molti dei brani in scaletta, con tanto di gradite incursioni di Danno dei Colle der Fomento e Murubutu (il primo on stage, il secondo purtroppo no)!

Una scaletta in cui non sono mancati i grandi classici – “S.U.N.S.H.I.N.E.” e “D.A.R.K.N.E.S.S.”. “Capolinea” solo per fare qualche nome – ed alcune graditissime riscoperte del passato, creando così una serata che – con buona pace dell’Ente – è stata davvero spettacolare. Con tanto di demoni imbottigliati. Non male. Ecco allora i nostri scatti…

Foto e Testo di Alessio Belli

[Kaos Live Report] Tre Allegri Ragazzi Morti @ Atlantico Live – 09/04/2016

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C’era una volta una notte fonda, ed era bella. L’avanspettacolo di Davide Toffolo e dei suoi Allegri Ragazzi Morti è finito da un po’, ma si sente ancora nell’aria.

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E’ una tradizione ormai, per i Ragazzi morti, farsi mandare a quel paese dal proprio pubblico. E’ una rottura degli schemi goliardica, una grande condivisione di palco che sfocia immancabilmente in una sorta di indefinita impazienza, poiché tutti sanno che dopo una serie interminabile di “Vaffanculo”, il concerto riprenderà più forte che mai!

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Se poi come quinto allegro ragazzo morto aggiungiamo uno scoppiettante Adriano Viterbini, la faccenda si fa sempre più interessante. Una chitarra impeccabile, che neanche di fronte ai problemi del mixer di sala si è fermata, e che in ogni canzone trovava uno spazio per trasmettere il suo sound graffiante nelle nostre teste. Perfino nel brano “Puoi dirlo a tutti” (Primitivi del futuro, 2010), con una sonorità prettamente reggae, la chitarra di Viterbini ha donato delle piccole ma incisive sfumature, per nulla invadenti, rispettandone i canoni e la struttura ma trasformando la suddetta canzone in uno stupendo crossover reggae/rock/blues.

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Essere diventati Inumani che cosa avrà comportato per i Tre Allegri Ragazzi Morti?
La risposta va cercata tra le pagine dei fumetti, nelle orme del teatro, nelle maschere e nelle chitarre elettriche, dove questi personaggi e queste creature dimorano.
Mostri. Normali. Inumani.
Sono passati più di 20 anni e l’immaginario di questo gruppo è sempre stato tanto mutevole, quanto fedele alle sue radici. Dal Punk-Rock alla Cumbia, dal Rock’n’Roll al Dub.
Una grande performance, un ottimo connubio di vecchio e nuovo, di rivisitato e sperimentale, uno spettacolo che ha conquistato l’Atlantico di Roma.

Francesco Spina
ph. Federico Babusci

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PETER HOOK AND THE LIGHTS @ATLANTICO LIVE

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Mi ha lasciato sorpreso quel quasi sessantenne che ho visto suonare la notte del 18 Febbraio all’Atlantico, era Peter Hook con i The Light. Si può dire che il concerto abbia ripercorso la carriera del bassista di Manchester. In una prima parte il pubblico, rigorosamente in abito nero per l’occasione, ha rivissuto le cupe gioie classiche della prima band storica di Hooky: i Joy Division.
 
Le mura di suono distorte hanno investito il pubblico lanciandolo nella solitudine e nell’isolamento della Manchester dei Settanta. Solitudine che, a detta dello stesso Ian Curtis, fu allo stesso tempo maledizione e benedizione del gruppo: un isolamento che garantì originalità al sound della band. Tra i classici She’s Lost Control, Dreams Never End ed assente (giustificata) Love Will Tear Us Apart.
 
Quest’ultima canzone, legata al ricordo di Curtis regalò alla band il 13° posto nelle classifiche di vendita nel 1980 ed è stata anche valutata come singolo migliore di tutti i tempi nel 2002 da NME. La seconda parte del concerto é stata dedicata ai New Order, band nata dopo il suicidio di Curtis, con Hooky al basso, Bernard Sumner alla chitarra,voce e sinth, Stephen Morris alla batteria e l’aggiunta di Gilliam Gilbert al Piano. La band si è sciolta nel 2007 per poi riunirsi nel 2011 in assenza di Peter Hook che ha espresso tutta la sua tristezza e amarezza ai tabloid di mezzo mondo. Nella formazione dei The Light spicca Jack Beates figlio e bandmate di Peter e David “Potsy” Potts ex chitarrista dei Monaco, progetto parallelo a quello dei New Order.
 
La new wave anni ”80 ha fatto sognare un pubblico fatto prevalentemente di amanti del genere con classici come Blue Monday e Temptation. Hook ha stupito mostrandosi polistrumentista con basso a sei corde e diamoniche. In chiusura delle due ore di concerto (forse troppe per questo genere), come a rimarcare un’ appartenenza ad un passato glorioso, la band si è esibita con un bis di Transmission che ha fatto contenti tutti quelli che ballavano guardandosi le scarpe.
 
La mania dei Joy Division e della cultura musicale degli anni ottanta sta ancora mietendo vittime e adepti tra i giovani e continua a restare viva negli adulti. Il ritorno a questo genere di sonorità si sente anche nella musica di oggi e c’è anche un riscontro nell’outfit di ragazzi e non. Una luce accesa su un periodo e su genere: Long live the eighties, but longer to Joy Division and Peter Hook.

Andrea Silenzi