[Kaos Live Report] Black Sabbath “The End Tour” @Arena di Verona 13/06/2016

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Di seguito riportiamo la testimonianza del concerto dei Black Sabbath all’Arena di Verona per il “The End Tour”, ultimo della storica band a cura dell’inviata Martina Cipriano, che ringraziamo.

Unica data Italiana del “The End” tour dei Black Sabbath nella storica e per questo fortemente suggestiva cornice dell’Arena di Verona. Spendendo qualche parola per il pre-show devo dire di aver felicemente notato più che per altri grandi concerti una grande varietà di persone composta da gente di tutte le età fuori dall’anfiteatro a fare la fila già dalle prime ore pomeridiane:dal ragazzino quindicenne alle irriducibili teste bianche per le quali nutro un grandissimo rispetto (spero di restare così fedele alla musica anch’io). Gente accomunata nonostante l’età dalla stessa espressione fiera della loro presenza all’estremo saluto,malinconica e già nostalgica per l’imminente dipartita dei padri dell’Heavy Metal. Precursori tra l’altro di molti sottogeneri che altrimenti oggi non avrebbero avuto vita. Questo spiega la presenza all’evento di un altro tipo di varietà:quella puramente musicale. E’ affascinante in questo contesto più che in altri vederti passare davanti persone con magliette di gruppi dal genere diametralmente opposto a quelle che ti son passate davanti un attimo prima;sempre debitori,sia i fans che i nomi stampati su quelle magliette,chi in un modo,chi in un altro al genio dei Black Sabbath. I cancelli dell’ Arena aprono verso le 19 e di li a poco il difficile compito di apertura live tocca ai Rival Sons,gruppo Statunitense che sta seguendo i Sabbath nel “The End” tour ormai da parecchie date. Osservando le reazioni del pubblico a me vicino penso di poter parlare a nome di una gran fetta di esso dicendo che parecchie persone han saputo della loro esistenza solo in quel momento. Molti son stati piacevolmente sorpresi da questo hard/blues rock “alla Led Zeppelin” molto caldo,graffiante ma raffinato giusto per la location e per iniziare a stuzzicare gli animi. Frontman abbastanza coinvolgente,nei limiti del possibile visto che dopotutto l’emozione per quello che sta per succedere annebbia un po’ il trasporto dei presenti facendoli rimanere seduti ma pur sempre rispettosi della notevole proposta di questi ragazzi. Segue come di consueto la pausa che serve a dissetarsi, rinfrescarsi, fare razzia al merchandise o per gli iperemotivi come la sottoscritta per prepararsi psicologicamente al rito che sta per cominciare. Tutta l’Arena è già in delirio quando sul maxischermo appare la proiezione di un videogioco ambientato in uno scantinato industriale dove abita un Demone che sputa fuoco e fa apparire la scritta “The End”, non c’è più nessuno seduto e le regole del luogo che sta ospitando un evento tanto lontano dai suoi soliti standard vanno un po’ a farsi benedire. Le sagome dal buio si avviano sul palco ed è l’incipit di un rito vero e proprio:le campane a morto scandiscono l’inizio di uno dei pezzi più cupi e stupendamente tetri che siano mai stati scritti,è l’immensa “Black Sabbath”, sorpresa per alcuni,certezza per chi tiene d’occhio la scaletta da tempo immemore,il pezzo non viene da un album ma “dall’album”, siamo nel 1970 e Black Sabbath è il primo brano che in quegli anni un ragazzino ha l’immenso piacere di ascoltare dopo aver acquistato l’album,se incazzato,triste e curioso come sei a quell’età non t’innamori così devi essere davvero un po’ sterile sentimentalmente. A me è successo,il disco era di Papà e dopo averlo ascoltato l’ho ringraziato infinite volte per avermi consigliato,si è aperto un mondo scuro ma ricco di consapevole speranza ed ho imparato ad amare alla follia certe ritmiche e certi suoni grossi carichi di una bellezza terrena inumana. Durante il brano il pubblico resta quasi interamente in religioso silenzio:meritato e dovuto. Si continua con “Fairies wear boots” brano a cui personalmente sono particolarmente legata dall’adolescenza,è un brano simpatico,un elogio ed una condanna alla “follia”,è accolto con leggerezza dal pubblico che ovviamente verso la fine,conclusa la parte del testo con “So I went to the doctor, see what he could give me. He said “Son, son, you’ve gone too far..`cause smokin’ and trippin’ is all that you do.”” impazzisce sulle note della trascinante parte strumentale a chiusura malinconica di un brano tanto autoironico ed irriverente. Si passa ai tempi di Master Of Reality con due pietre come “After Forever” ed “Into the Void”,quest’ultima particolarmente apprezzata dal pubblico vista la sua prestanza ad eccentuare l’inconfondibile timbro di Ozzy durante le strofe più parlate che cantate. E qui mi fermo a spendere qualche parola sul nostro caro Principe delle Tenebre:regge benissimo tutto il concerto alla faccia di chi non ha comprato il biglietto perchè “tanto Ozzy non canterà bene”,come suo solito inizia benissimo,perde qualche colpo nella parte centrale ma si riprende alla grande per il finale.Aiutato dalla setlist che comprende brani molto suonati pensata anche,credo,per fargli riprendere fiato,abbiamo comunque a che fare con un signore di quasi 70 anni che dopo tanti bagordi e vita sregolata ci concede ancora le sue caratteristiche corsette ai lati del palco per incitare le ali dell’Arena,fa jogging sul posto e si inginocchia più volte per ringraziarci del nostro calore. Chiaramente non ci si poteva aspettare da lui una performance da ragazzino,contando che tutte le critiche non varranno praticamente nulla quando ci ricorderemo di lui e di quello che ha combinato per la musica direi che lunedì sera l’ho ammirato davvero tanto. Dopo Into the Void è la volta di “Snowblind”, unico estratto dal Volume IV, mio favorito dopo Black Sabbath che ottiene una risposta ancora più incredibile del pubblico soprattutto durante l’assolo di Iommi che per tutto il concerto non sbaglia un colpo, composto ed irremovibile come sempre al suo strumento, proprio come il collega Geezer. Si procede con “War Pigs” che viene cantata a squarciagola dalla platea e dalle gradinate,nuovo passo indietro con “Behind the Wall of Sleep” e “N.I.B.” che mi hanno fatto versare anche qualche lacrima,avanti veloce di ritorno a Paranoid con “Hand of Doom”immensa e toccante coi cori di tutti,”Rat Salad”,la strumentale per eccellenza che ci ha permesso di apprezzare il gran lavoro dietro le pelli di Tommy Clufetos che va a sostituire l’insostituibile Bill Ward ma che ha convinto tutto il pubblico che è stato a dir poco entusiasta del suo lungo assolo. Ed infine a chiudere la triade da Paranoid tocca ad “Iron Man”,attesissima ed impossibile assente accompagnata da un indescrivibile coinvolgimento di tutti. Si sente che stanno per arrivare le ultime battute e come brano successivo abbiamo l’unico estratto da Technical Ecstasy ovvero la conturbante “Dirty Woman” seguita dalla miracolosa “Children of the Grave” che lascia infine spazio al brano simbolo di questo gruppo, “Paranoid”, cantato da tutti, forse anche dalla sicurezza e dal vecchietto Veronese al bar fuori dall’Arena. Una Setlist completamente anni ’70,davvero molto apprezzata nonostante l’assenza di brani ed album fondamentali, anche se possiamo ragionare relativamente in questo modo dato che non c’è niente che non sia fondamentale nella loro carriera.I Black Sabbath lasciano il palco e ci salutano davanti al maxischermo con la scritta “THE END” già così toccante… quando Ozzy aggiunge -“Thank you. You’re number one. God bless you all”.

Black Sabbath

Un concerto che non dimenticherò mai personalmente, uno dei più importanti a cui abbia mai assistito. Apprezzabili anche le immagini sul maxischermo, spesso psichedeliche, condite per un po’ da ricordi datati ’78 dal Tour di Never Say Die, un omaggio ai vecchi Black Sabbath che stiamo per salutare. Unica nota negativa: i volumi; troppo bassi per un concerto Metal, ma dopotutto la regola in Arena è quella, anche i suoni potevano essere più curati, mi sarebbe piaciuto sentire a volte meglio Tony e dei suoni in generale più puliti anche se tralasciando questi piccoli difetti quello che abbiamo sentito lo abbiamo sentito sicuramente bene proprio grazie al luogo in cui eravamo. Probabilmente ci sarebbero stati volumi più alti e molti più partecipanti in un luogo aperto, ma l’Arena ha creato una magia in più, favorita dalla pioggia sottile che è scesa per tutta la durata dello show rendendo tutto piacevolmente malinconico. Concerto ENORME sotto tutti i punti di vista.”

Black Sabbath The End

Martedì 17 Maggio – HEAVY TIME ospita “Lord Woland”

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Martedì 17 Maggio 2016 alle 15:00
Giuseppe Negridi Heavy Time
@Radio Kaos Italy [via Eugenio Torelli viollier, 17 Roma]
Ospiti: Lord Woland

Heavy Time ospita i “Lord Woland”, un power trio stoner/doom, proveniente dalla umidissime paludi della Tuscia.
Nascono come progetto di inediti, la formazione originale composta da Nicola Girella e Glauco Fantini viene completata sul finire del 2014 con l’arrivo di Francesco Angiolini alla batteria. Questo 6 maggio è stato pubblicato il loro primo EP intitolato “Below” dopo la pubblicazione del demo “La Beauté Du Diable”. Di questo e tanto altro si parlerà Martedì 17 Maggio con Heavy Time, sempre dalle 15 alle 16, sempre su radiokaositaly.com!