[BEST OF 2016] I migliori album elettronici

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Vogliamo dare la colpa al tempo che scorre? Ai pianeti? All’universo? Non lo sappiamo, ma di sicuro la fine dell’anno è sempre un periodo che ti mette davanti allo specchio per fare quei conti che non hai mai saputo fare, nemmeno con la calcolatrice in mano.

Di fatto in un anno succedono sempre un sacco di cose. E poi in realtà non succede mai niente. Ma per fortuna ci sono delle persone illuminate che in un anno, se non altro, partoriscono dei dischi. Certo, sul concetto di “illuminazione” potremmo aprire una parentesi importante, ma è meglio rimandare la cosa a quando saremo davanti ad una bottiglia di whisky e avremo voglia di filosofeggiare sull’arte, sui rettiliani e sulla fuga dei cervelli.

Insomma, ci hanno chiesto di fare questa cosa di stilare una lista dei migliori dischi elettronici usciti nel 2016. Quanto sono brutte le classifiche? Quanto ti arrabbierai leggendo la nostra? La risposta è probabilmente “tantissimo”, ma ricordati sempre che non è bello ciò che è bello, ma è bello quello che dice BAD/SELECTION. Motivo per cui molto probabilmente non hai idea di chi siamo e non ci hai mai ascoltato in vita tua. Ma a noi piace così. Perchè se puoi fare qualcosa peggio di qualcuno che non la fa, tanto vale che tu ci metta un orgoglio spudorato senza alcuna ragion d’essere.

N.B.: Non metteremo i numerini perchè siamo troppo indecisi sulle posizioni. Quindi prendi, sposta e piazza le cose un pò dove ti pare. E se non conosci nulla di tutto ciò e sei vissuto in una bolla di sapone e Tomorrowland per tutti questi 365 giorni, allora puoi anche andare a sbocciare cocacola con i tuoi cuginetti delle elementari e vivere più spensierato di noi.

❤ D-Key

Trentemøller – Fixion

Andy Stott – Too Many Voices

Venetian Snares
– Traditional Synthesizer Music

Kuedo – Slow Knife

Aphex Twin
– Cheetah EP

Autechre
– Elseq 1-5

Zomby – Ultra

Powell – Sport

Moderat
– III

Not Waving – Animals

Elysia Crampton
– Demon City

Nicolas Jaar
– Sirens

Patten – Psi

Lone – Levitate

Lakker – Struggle & Emerge

Plaid
– The Digging Remedy

TOM And His Computer
– Small Disasters EP

 

[BEST OF 2016] I migliori album italiani

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Siccome con la fine dell’anno arriva il tanto temuto periodo delle classifiche, ci è stato chiesto di mettere insieme i migliori album italiani del 2016. Abbiamo voluto rimanere fedeli alle Top 5 di Alta Fedeltà, perciò vi proponiamo i migliori cinque album italiani pubblicati quest’anno.

Afterhours – Folfiri o Folfox (10 giugno 2016)

…Ognuno ha un modo di abbracciare il mondo, il modo che ho è soffrire fino in fondo…

Folfiri o Folfox è uscito a quattro anni di distanza da Padania e forse, a causa della disputa mediatica, scaturita dalla partecipazione di Agnelli a X Factor, il ritorno musicale degli Afterhours è passato un po’ in sordina.

In estate Manuel Agnelli, proprio in occasione di un’intervista dove spiegava la sua partecipazione al talent televisivo, peraltro con un’onestà intellettuale tale da mettere a tacere chiunque, parlava anche dell’essenza di questo nuovo lavoro: la musica è il luogo, il mezzo per elaborare il dolore, per espellere le tossine e tramutarle in energia. Se n’è parlato molto, alla base c’è un lutto, la morte del padre del frontman a causa di un tumore. Ma il disco è un percorso, una riflessione sulla capacità di sopravvivere ad una perdita e da essa in qualche modo trarne energia e una possibilità di crescita. Non è un disco immediato ma cupo, ostico, particolare e a tratti pesante (del resto gli Afterhours leggeri non sono mai stati), dove però la band sembra riprendere quella vena sperimentale che negli ultimi lavori mancava e trovando le giuste chiavi d’ascolto, si scopre un album importante, privo di inni generazionali ma in grado di affrontare temi cruciali e comuni a tutti.

Gli Afterhours non sono più quelli di Hai paura del buio? (e sarebbe assurdo pretenderlo) ma Folfiri o Folfox, entra di diritto tra le uscite migliori di quest’anno perché è un disco che nasce da un’urgenza espressiva quasi vitale, caldo e sincero, dove ci si immerge nel dolore, per ritrovare (o perlomeno provarci sul serio) la voglia di rialzarsi e vivere.

4) Wrongonyou – The Mountain Man (18 novembre 2016)

I really thought you were on my side

But now there’s nobody by my side”

Dopo quasi un anno e mezzo di attesa è inutile nascondere un po’ di amaro in bocca che ha lasciato l’EP d’esordio di Wrongonyou ma soltanto per aver trovato al suo interno pochi brani nuovi. Per chi non lo conoscesse già, in sole sei tracce c’è racchiusa tutta la bellezza della voce e il talento di Marco Zitelli (che abbiamo avuto l’onore e il piacere di ospitare durante la puntata dello scorso 20 aprile).

Un esordio dal respiro internazionale di cui in Italia si sentiva la necessità. In The Mountain Man c’è tanta roba, dal folk americano all’elettronica (ed è riduttivo riportare tutto all’influenza di un mostro come Bon Iver) e tutto confluisce nella devozione verso la natura dell’uomo di montagna.

3) The Zen Circus – La terza guerra mondiale (23 settembre 2016)

…i miei cantanti ti giuro tutti quanti sono bugiardi falsi infantili ed arroganti…

La terza guerra mondiale, nono album in studio degli Zen Circus, dieci potenziali singoli basati esclusivamente su chitarra basso e batteria, niente fronzoli, niente synth usati o abusati. Nella rincorsa al cantautorato pop degli ultimi anni, il gruppo toscano tira fuori dal cilindro un disco musicalmente e concettualmente punk rock dai toni aspri, malinconici e a tratti violenti.

L’ironia e la voglia di provocare sono le stesse che hanno caratterizzato la loro quasi ventennale carriera, c’è meno rabbia forse e più disillusione rispetto ai precedenti lavori. Lo sguardo cinico è posato sull’estetismo virtuale, sulla solitudine che si tenta di esorcizzare dandosi un tono sui social network, sul tempo che passa e su gli eroi da tastiera che inneggiano a rivoluzioni, però intanto qui le piazze sono mute e mentre la distruzione incombe, ci si scattano selfie e si va a fare un aperitivo in centro, magari ascoltando una canzone rassicurante che ci dice che andrà tutto bene.

Senza giudicare, con la loro tipica onestà e assenza di diplomazia gli Zen Circus ci hanno regalato uno dei dischi più riusciti e completi della loro carriera e, per noi, di questo 2016. Non sarà un album innovativo o dall’impatto dirompente, se non altro perché i tre pisani continuano a rimanere (e per fortuna) fedeli a loro stessi, ma è un disco del quale se ne sentiva un gran bisogno, diretto come un pugno in faccia e complesso nella sua semplicità.

2) Niccolò Fabi – Una somma di piccole cose (22 aprile 2016)

Distendo le vene e apro piano le mani, cerco di non trattenere più nulla, lascio tutto fluire

La percezione dell’innovazione quasi inumana che sta trasformando la società, l’amara disillusione che tutte le piccole cose andranno piano piano perdute e il senso di sconfitta dell’uomo; ma anche l’intima profondità dei rapporti nella vita quotidiana, l’ottimismo della rivincita della semplicità e un confortevole torpore. Questo è l’ultimo lavoro di Niccolò Fabi, 39 minuti di sensazioni contrastanti che alla fine lasciano un riparo in cui rifugiarsi.

1) Motta – La fine dei vent’anni (18 marzo 2016)

Non possiamo riparare, sono finiti gli argomenti. La testa sulle spalle e le spalle sopra ai denti

L’esordio solista di Francesco Motta è una sorta di manifesto generazionale per chi, ad oggi, è sull’orlo della fine dei vent’anni (come chi scrive): è un momento di passaggio ma allo stesso tempo è fulcro di paure. Motta le canta, dà a chi ascolta uno specchio in cui poter rivedere la propria immagine, supera i timori e fa un passo avanti verso la speranza. L’album non stanca mai, ogni ascolto tira fuori qualcosa in più rispetto a quelli precedenti: il significato di una frase, un giro di basso, un effetto della chitarra e, se oggettivamente esistesse, la perfezione.

[BEST OF 2016] I nostri album metal

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Stilare una classifica è sempre difficile, poi quando ti viene chiesto di nominare i dieci migliori album metal del 2016, la situazione si fa sempre più complicata. Premettendo che gli album qui stilati sono tutti davvero fenomenali, alcuni mi hanno rapito talmente tanto da farmi perdere ore per decidere l’esatta collocazione. Dopo la posizione numero 2 sono tutti allo stesso livello per me, ma per una mera questione di classifica.

Ecco i dieci migliori album del 2016:

1) Meshuggah – Violent Sleep of Reason

2) Haken – Affinity

3) DGM – The Passage

4) Fleshgod Apocalypse – King

5) Opeth – Sorceress (al quinto posto per una questione di genere, decisamente borderline tra rock prog e prog metal)

6) Novembre – Ursa

7) The Foreshadowing – Seven Heads Ten Horns

8) Destrage – A Means to No End

9) Megadeth – Dystopia

10) Katatonia – The Fall of Hearts

Honorable Mentions: Epica – The Holographic Principle; Periphery – Periphery III: Select Difficulty; Testament – Brotherhood of The Snake; Evergrey – The Storm Within; Temperance – The Earth Embraces Us All; Dark Tranquillity – Atoma.

Giuseppe Negri

[sondaggio] Olivia wants you for the San Valentino Contest!

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E’ la settimana di San Valentino e, volente o nolente, ovunque si parla d’ammmore (sì, proprio scritto così). Anche Bad Medicine ha deciso di farlo, coinvolgendo tutti voi ascoltatori con un sondaggio.
Ricordo che un giorno un noto musicista romano mi disse che non potevo essere una donna perché non amavo le power ballad, i cosiddetti lentoni stracciamutande che scombussolano anche il rocker più duro, ma adesso sono cresciuta, sono diventata una signorina, mi sono addolcita e ho imparato anche io ad apprezzare questi pezzi. Non troppo eh, non crediate, devo comunque tenera alta la mia bad reputation!
Eccovi dunque servito un elenco di pezzi da diabete fulminante e toccherà a voi votare il vostro preferito. Il Il pezzo che avrà che avrà raggiunto il punteggio più alto aprirà la trasmissione di martedì 16.
Preparate l’insulina, gli accendini e gli occhietti a cuore e votate!
– Le votazioni sono aperte da adesso fino a lunedì alle 12 –
Bacini e rock’n’roll,
Olivia di Bad Medicine

Sondaggio: Qual è la vostra ballad preferita?

[BEST OF 2015]

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A ciascuno il suo. Dopo aver realizzato una sommatoria, trasformata in classifica per la Top 33 del migliori dischi del 2015 secondo Radio Kaos Italy e in combutta con la redazione della storica rivista rock Il Mucchio Selvaggio, ecco le singole preferenze racchiuse in una ristretta e personalissima Top3 dei singoli conduttori/dj delle trasmissioni musicali della nostra emittente che ci hanno voluto rendere partecipi dei loro godimenti musicali in questo 2015 appena concluso.


Per ciascuno dei citati la mini playlist da ascoltare e commentare sulla stessa pagina YouTube di Radio Kaos Italy. Enjoy the music!

TOP3 2015 Disc Delirium con Mark Thompson Ashworth:

1) Hills – Frid;
2) Lydia Lunch – Urge to Kill;
3) Sospetto – Quattro Specchi Opachi

LINK

Il disco dei Hills è come lava che scorre nelle orecchie.
L’album di Lydia Lunch è brutale e sporco: reinterpretazioni di brani dalla sua discografia immensa.
I Sospetto sono sempre ultra-cool, punto e basta.

Top3 2015 Tips

Ant De Oto:
1) Jaga Jazzist – Starfire
2) Battles – La di da di
3) Oddisee – The good fight

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Jaga Jazzist, un frullato cosmico di jazz, fusion ed elettronica…11 musicisti nella formazione base, idee mai banali, padronanza tecnica mostruosa senza scadere nel manierismo. Belli anche i remix, su tutti quello di Todd Terje. NORWEGIANS DO IT BETTER.
Battles, pazzia e talento per il super trio americano. Presto a Roma per una preview di spring attitude.
Ironici, schizoidi e talentuosi. WHAT ELSE?
Oddisse, il rapper producer che ancora non conoscevate. Vi sorprenderà con basi formidabili legate al soul con un gusto retro, al tempo stesso fottutamente moderno.
Testi di alto livello, senza mai fare incursioni nelle tamarrate gangsta e nell’autocelebrazione. Per la serie: CHI CAZZO È KENDRIK LAMAR?

Luigi G. Giannetti:

1) Verdena
2) Willie Peyote – Educazione Sabauda
3) Four Tet – Morning/Evening

TOP3 2015 All Day & All Of The Night
Emiliano Pascucci:

1) Blues Pills – Blues Pills Live
2) Escobar – エスコバル
3) Giuda – Speaks Evil

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Ho scelto i Blues Pills xchè penso siano la miglior band emergente del momento. Uniscono blues e hard rock, con una voce femminile degna di Janis Joplin. Per me sono i Jefferson Airplane moderni.
Escobar perchè per fortuna sta rinascendo una scena garage rock in tutta europa ma soprattutto in francia sembrano capirne l’importanza.
I Giuda, infine, perché abbiamo veramente tanto buon rock in italia che viene scartato, solo xchè qui si accettano solo band che cantano in italiano. Loro sono la migliore rock band italiana per quanto riguarda i testi inglesi e le sonorità

TOP3 2015 BAD Selection
Cristiano Latini:

1) Arca – Mutant
2) Holly Herndon – Platform
3) Shlohmo – Dark Red

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“Sappiamo che sembra assurdo che qualcuno ci abbia chiesto qualcosa in merito ai migliori dischi elettronici del 2015. Eppure fra Radio Kaos Italy e Il Mucchio di gente con qualche rotella fuori posto ce ne dev’essere parecchia… Ecco qui quello che non meritiamo di raccontare, ma che questi artisti si meritano di sentirsi dire:
Arca – Mutant. Brillantissima conferma per uno dei personaggi più influenti della musica elettronica contemporanea. Drammatici deliri urbani post-apocalittici e struggenza da contorcere le viscere. Semplicemente perfetto.
Holly Herndon – Platform. Intrighi digitali che fanno della voce un mosaico infinito di specchi e riflessioni. Holly padroneggia da vera regina ritmiche spezzate fino all’inverosimile in un poliedrico mondo alieno e scintillante. Perfezionismo e bellezza.
Shlohmo – Dark Red. Poco spazio ai virtuosismi ed alle eccessive cerebrosità. Shlohmo parla di stomaco e sensazioni viscerali, mescolando scelte melodiche sanguigne ad universi ritmici footwork ed una spruzzata leggera di post-rock e dark-wave. Scuro, onirico, affascinante.”

TOP3 2015 IndieLand
Simone Mercurio:

1) Algiers
2) Iosonouncane
3) Benjamin Clementine

Gli Algiers sono per me la sorpresa dell’anno. Nei loro suoni senti Fela Kuti, Public Enemy ma senti anche il punk di Ramones e Clash tra Usa e Uk. Un patchwork sonoro che riesce però ad essere nuovo ed originale. Magia?
Iosonouncane è lo pseudonimo di Jacopo Incani ed è la versione 3.0 del terzo millenio del cantautorato classico italiano. Questo DIE arà un disco pietra miliare per la canzone d’autore italiana.
Il disco d’esordio di Benjamine Clementine pianista e cantante di origini ghanesi è qualcosa di struggente, empatico e straordinario. Una voce e una musica che fanno viaggiare con la mente e col cuore. Splendido.

TOP3 2015 Alt!
Giovanni Romano:

1) Sufjan Stevens
2) Iosonouncane
3) Viet cong

Sufjan Stevens al primo posto perché “Carrie & Lowell” è un disco semplicemente sublime. Iosonouncane perché è il miglior disco italiano dell’anno, ad ALT! si fa sempre solo musica indipendente del belpaese, e “Stormi” è la canzone più bella che sia stata scritta quest’anno. Viet cong al terzo posto perché è un disco duro, diretto, efficace, di personalità. Un debutto nella top 3 ci deve sempre stare

Giulio Falla:

1) Verdena
2) Sufjan Stevens
3) Kendrick Lamar

TOP3 2015 Radio Sua Maestà
Giuliano Leone:

1) Dan Mangan + Blacksmith – Club Meds
2) Jim O’Rourke – Simple Songs
3) Ryley Walker – Primrose Green

Luca Vastarelli:

1) Sufjan Stevens
2) Kamasi Washington
3) Colapesce

 

TOP3 2015
Amparo Devizi:

1) Naaman – The Rays of Resistance
2) Nneka – My fairytales
3) Godspeed You! Black Emperor “Asunder, Sweet and Other Distress”

 

TOP3 2015 Astarbene
Collettivo Astarbene:

1) Protoje – Ancient Future
2) Junior Kelly – Urban Poet
3) Forelock and Arawak Zero

Protoje “Ancient Future”
Una delle voci più colorate del panorama jamaicano odierno e tra i massimi esponenti del New Roots, nel marzo 2015 Protoje presenta il suo nuovo album “Ancient Future”. A due anni di distanza da “The 8 Year Affair”, album che ha affermato il nome del giovane artista, Protoje ci presenta undici brani e numerose collaborazioni, come quella con Chronixx in “Who Knows” e con Kabaka Pyramid in “The Flame”. Il tema musicale dell’intero disco è quello tipico degli anni settanta-ottanta arricchito dall’energia dei nostri giorni. E’ proprio questa la formula vincente che personaggi come Protoje stanno portando alla scena reggae mondiale, l’unione tra roots e le nuove correnti. Un lavoro che determina la voglia della youths generation ad un ritorno alle origini della musica in levare.

Junior Kelly “Urban Poet”
Lo scorso 9 Ottobre Junior Kelly è uscito con la sua ultima grande fatica: “Urban Poet”. Un album che vede un interessante intreccio tra reggae, dance hall, rnb, jazz e soul e punta ad essere il lavoro migliore dell’artista giamaicano. Prodotto dall’etichetta austriaca Irie Vibration, Urban Poet è un lavoro fresco e curato, un vero e proprio concept album che riesce a toccare i temi più cari all’artista, di coscienza sociale e di lotta. Un Junior Kelly libero di esprimersi e che conferma così la sua importanza nella scena reggae.

Forelock e Arawak “Zero”
Un progetto che nasce in terra sarda, gli Arawak, una band di eccezionali musicisti e Forelock, una delle voci più interessanti ed impeccabili degli ultimi tempi. “Zero” esce lo scorso 4 Dicembre per la neonata etichetta La Tempesta Dub. Nonostante rappresenti il primo lavoro per gli artisti si presenta come un album già maturo, grazie all’importante collaborazione con Paolo Baldini, che ha seguito la realizzazione dell’intero album. Prestigiose collaborazioni segno ancora di più il successo deli Arawak, come la traccia “Raverz” insieme agli Steel Pulse, una delle più grandi bandreggae della Gran Bretagna. “Zero” ci regala quindi dodici brani e una grande varietà di stili, ritmi e tematiche arricchiti da dub versiona cura di Paolo Baldini.

TOP3 2015 5 By Dan:

1) Marilyn Manson “The pale emperor”
2) Parkway Drive “Ire”
3) Bring Me The Horizon “That’s the spirit”

TOP3 2015
Daniel C. Marcoccia:

1) Marilyn Manson “The pale emperor”
2) Keith Richards “Crosseyed heart”
3) Noel Gallagher’s High Flying Birds “Chasing yesterday”

TOP3 2015 Fattore C
Andrea Cannizzaro:

1) Emanuele Colandrea: Ritrattati
2) Joe Victor: Blue call pink riot
3) Fabi Silvestri Gazzè: Il padrone della festa (live)

TOP3 2015 Kaos Lunch:
Antonio Aversano:

1) David Gilmour – Rattle that Lock
2) Muse – Drones
3) Coez – Niente che non va

TOP3 2015 PULP
Maurizio Narciso:

1. Ibeyi – Ibeyi
2. Montoya – Iwa
3. Godblesscomputers

Le Ibeyi sono due gemelle franco-cubane – Naomi e Lisa-Kaindé Díaz – figlie del percussionista Anga Díaz, membro storico del Buena Vista Social Club, scomparso quando le due avevano solo undici anni. La madre le ha educate alla cultura Yoruba, lingua parlata nell’Africa orientale e arrivata a Cuba oltre tre secoli fa attraverso la tratta degli schiavi. Il loro suono è frutto di questa multiculturalità e mette insieme elementi del folk tradizionale cubano con l’R&B e l’elettronica minimale, il tutto con un’attitudine tra il pop e il jazz. Un disco fuori dal tempo.

Montoya – Iwa
La sua terra è la Colombia, la sua casa è l’Italia, il suo cuore è ovunque. Iwa, è l’album di debutto di Jhon William Castaño Montoya ed è una perfetta convivenza di elettronica, folk, latin music, sinfonia classica e jazz. E’ un musicista professionista, Montoya, e le sue idee vengono tradotte in musica con un equilibrio che raramente troviamo nelle produzioni moderne.

Godblesscomputers – Plush and Safe
Godblesscomputers è il progetto musicale del bolognese Lorenzo Nada. Nella sua elettronica – dalla solida base hip-hop – si ritrovano elementi dub e calore soul, i cui battiti sintetici sono colorati da un intimismo fuori dal comune. Plush and Safe è il giusto biglietto da visita per immergersi nella sua musica.

 

Potete anche ascoltare la playlist con TUTTI i pezzi al link:
https://www.youtube.com/playlist?list=PLBdWBWdfj0GXymCVjD3p_1idxiWYH6gSM

RKI & MUCCHIO “33 giri x 33 canzoni, i migliori dischi del 2015”

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“IndieLand-Speciale 33 giri per 33 canzoni”, l’abbiamo voluto chiamare così questo “The Best of 2015”, la classifica dei migliori dischi del 2015. Parafrasando lo stesso titolo dato da Il Mucchio Selvaggio nella sua annuale cernita dei migliori lavori musicali dell’anno appena trascorso.

Per noi appassionati di musica è un gioco che ogni anno si ripete quello di mettere in fila in una personalissima classifica di quello che più ci è piaciuto musicalmente nei dodici mesi appena trascorsi. Per questa top 33 abbiamo “mischiato” le preferenze delle trasmissioni musicali di Radio Kaos Italy con quelle della redazione del Il Mucchio Selvaggio capeggiata da Elena Raugei, “capa”, caposervizio della parte musicale della storica rivista partner ufficiale da anni di IndieLand e della stessa nostra radio.
La prima parte, dalla 33 alla 21 sentirete anche alcuni dischi insoliti, particolari scelti dalla radio. Ovviamente abbiamo dovuto fare un sunto tra le rispettive preferenze mischaindo ai voti dei giornalisti del Mucchio, quindi non tutti verranno citati. Ce ne scusiamo.
Dalla ventesima posizione in su invece ascolterete la TOP 20 radiofonica ufficiale del Mucchio Selvaggio. Musica varia, di tutti i generi ma con una sola discriminante: la qualità.
Musica bella oltre i soliti giri, oltre le hit dei grandi successi commerciali che sono la morte della musica.
Se avete voglia di iniziare questo viaggio musicale alla scoperta dei Migliori Dischi del 2015 ecco il podcast ufficiale che troverete anche sulla pagina www.ilmucchio.it

Un ringraziamento particolare a Beatrice Mele (Il Mucchio), Andrea Cannizzaro e Giovina Ielardi (Radio Kaos Italy). Buone feste, buon 2016 e…enjoy! Lunga vita al rocknroll! Buon ascolto!

Simone Mercurio
IndieLand

Ascoltate il podcast e…VOTATE il vostro disco preferito!

Indieland – I migliori dischi del 2015 by Radiokaositaly on Mixcloud


Ascolta anche il “THE BEST 2015 by RKI”