Villa Ada: assicurate tutte le date in cartellone!

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Confermato il calendario di Villa Ada – Roma incontra il mondo, tutti i concerti previsti si terranno regolarmente nell’isolotto del parco. La Commissione esaminatrice del Bando sull’Estate Romana 2017/2019 ha infatti confermato la graduatoria del bando nel punto su cui era stata chiamata a esprimersi dal Tar. 

 

Una buona notizia per tutta la città e per tutti coloro che amano questo Festival, grazie alla riconferma del valore della proposta artistica e culturale della manifestazione.

Non sarà un’edizione semplice, viste le difficoltà dettate dalla sospensione di alcune date, ma non ci arrendiamo e ce la metteremo tutta affinché Villa Ada Roma Incontra il Mondo rimanga il festival più amato di e da questa città.

Abbiamo ancora tanto da imparare e molto da migliorare. Tuttavia siamo sicuri che, grazie anche al contributo del pubblico e di chi crede in questa manifestazione, sarà possibile trovare una sintesi anche con tutti coloro che non comprendono fino in fondo le nostre logiche. Logiche che per noi hanno come unici obiettivi il bene della cultura e della diffusione artistica, dei lavoratori del settore e della sostenibilità ambientale; anche solo – semplicemente – il bene di chi in Villa Ada vede uno spazio amico dove potersi rilassare dalle nevrosi quotidiane.

 

Grazie a tutti ancora una volta per il sostegno e la solidarietà dimostrata.

Stavolta è Roma che ha incontrato Villa Ada.

Grazie di cuore a tutti voi!

d’Ada srl e Gli Organizzatori di Villa Ada Roma Incontra il Mondo

Qui trovate tutte le date in programma! 

VILLA ADA ROMA INCONTRA IL MONDO

VILLA ADA

via di Ponte Salario 28 – Roma

#VillaAda2018

Sito web: www.villaada.org

Facebook: https://www.facebook.com/VillaAda.Fest/

Instagram: https://www.instagram.com/villaadafest/

INFO PER IL PUBBLICO:

Mail: info@villaada.org

Telefono 06 41734712

(attivo dal lunedì al venerdì dalle ore 11 alle ore 16)

Cellulare 3288128609

(attivo dalle ore 16 alle ore 21)

 

UFFICIO STAMPA GDG press

www.gdgpress.com

gdgpress@gmail.com

Muso Fest 2018: manca poco alla nuova edizione!

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XVI Edizione
Live Music & Comics
20 – 21 – 22 Luglio 2018
Largo Santacroce – Oriolo Romano (VT)

Il “Muso” torna anche quest’anno per festeggiare il suo sedicesimo compleanno. L’appuntamento è per il 20, il 21 e il 22 Luglio a Oriolo Romano, nella splendida cornice di Largo Santacroce incastonata tra il Palazzo e la Villa Altieri.

Il “Muso” è occasione di incontro e di stimolo per le proposte musicali alternative presenti nel panorama nazionale. Con gli anni è diventato un banco di prova per artisti di varia natura, forte di un pubblico sempre più numeroso e partecipe. Una storia che parte ormai dal 2002 e che ha ospitato artisti come I Ratti della Sabina, Andrea Ra, Banda Bassotti, Radici nel Cemento, Wogiagia, La Fonderia, Rosso Malpelo, The Gang, Statuto, Franziska, Enrico Capuano, Management del Dolore Post Operatorio, Ramiccia, Adriano Bono, Kutso, Bud Spencer Blues Explosion, Bones Machine, Train to Roots, I Santi Bevitori, i Belladonna
e ancora molti altri.

Il palinsesto musicale della XVI edizione sarà come di consueto vario, coinvolgente e più energico che mai! Sul palco di 90 mq si creerà un mix entusiasmante tra band emergenti e affermate, il tutto arricchito da promettenti realtà locali.

Venerdì 20 Luglio:

BLACK SNAKE MOAN – Blues psichedelico, Tarquinia

Black Snake Moan è un progetto di ricerca sonora, che affonda le proprie radici nelle atmosfere delta blues e negli immaginari desertici, con una sfumatura psichedelica. One man band atipico, con diverse connotazioni artistiche di riferimento, quello di Marco
Contestabile è un progetto a metà tra l’evocazione sonora e quella spirituale. Un’esperienza trascendentale, sintetizzata in musica nel suo primo album d’esordio: Spiritual Awakening, uscito a febbraio 2017.

LAFURIA! – Hardcore Punk/Rap, Roma

LAFURIA! (tutto attaccato e punto esclamativo!) nasce nel 2013 con l’intento di unire la violenza sonora dell’hardcore punk, alla capacità lirica del rap di raccontare in maniera concreta e diretta.
La stessa storia dei componenti del gruppo è legata da un doppio filo tra scena punk e rap: collettivi quali Ex Snia Boys e TNT Crew, formazioni rap come La Tripla da una parte e hardcore e punk-rock band come Gli Ultimi, Tear Me Down e Leviathan. Nel Dicembre 2017 esce “LA VIA DEL RONIN”, il secondo full-lenght del gruppo prodottoda Hellnation Records, che si distacca dal classico Rapcore, per cedere a un suono più scuro, cupo e ricco di Fuzz, ispirato allo Stoner e al Doom.

GORILLA PULP – Blues psichedelico, hard ‘n heavy e stoner rock, Viterbo

Non poteva di certo mancare la presenza di chi sta portando avanti una delle realtà musicali più interessanti della provincia di Viterbo: quello che loro hanno battezzato Tufo Rock. Nel 2017 vede la luce “Heavy Lips”, prodotto con Retro vox Records: un’esplosione di Tufo Rock, registrato live e masterizzato su Tape. Produzione e performance live ottime li stanno facendo, meritatamente, emergere nello scenario Stoner e Hard Rock italiano.

Sabato 21 Luglio:

KEET & MORE – Country , Roma

ll gruppo nasce a Roma ad inizio 2016, da tre ragazzi uniti dalla passione per il country americano e lo skiffle inglese. Dall’incontro di chitarre acustiche, armonica e grancassa nascono i primi brani che portano la band a muoversi sul territorio nazionale. Ironia e sarcasmo dirompente li contraddistinguono sul palco!

HER PILLOW – Rock Irlandese/Folk, Roma

25 anni di passione, centinaia di concerti dai pub ai grandi palchi tra Italia e Irlanda, oltre 50.000 di cd venduti, gli Her Pillow vi travolgeranno tra vorticosi balli, spericolate pogate e deliziosi reels!

WOGIAGIA – Reggae, Roma

Per noi Musi sono come parenti stretti. La Wogiagia crew nasce nel febbraio 1999 nella periferia Nord di Roma e in brevissimo si è fatta distinguere sia nel panorama Raggae italiano, che europeo. Questa estate presenteranno un nuovo spettacolo, con brani inediti
che faranno parte del nuovo cd, di uscita più che prossima!

Domenica 22 Luglio:

LEONARDO ANGELUCCI – Cantautorato/ pop, Roma

ll suo progetto cantautorale nasce nel 2016: registra e produce l’ep
“Contemporaneamente” presso il Freedom Recording Studio. L’ep esce a Maggio 2017 per l’etichetta ferrarese Alka Record Label e contiene cinque brani inediti. Autoironico,sfacciato, ma anche romantico: un cantautore che non poteva mancare al Muso!

DALTON – Rock’n’roll/Punk Roma

Dalton nascono a Roma nel 2013, da un gruppo di amici provenienti da esperienze musicali variegate, tenuti uniti dalla semplice voglia di divertirsi suonando, senza tralasciare una consistente profondità nei testi. Con due album sul loro sentiero, “Come Stai?” e “Dei Malati”, descrivono i pensieri della classe operaia e dei dimenticati, con una buona dose di malinconia e nostalgia, ma anche uno sprint vitale tipico di chi il “punk Oi!” ce l’ha nel cuore.

DUNK – Rock Indie, Bergamo

DUNK è un esperimento in progress al limite della performance, nato dall’incontro tra i fratelli Ettore e Marco Giuradei, Luca Ferrari (Verdena) e Carmelo Pipitone (Marta sui Tubi; O.R.K.).Ad Aprile 2017 l’esordio, in occasione del decennale della Latteria Molloy: il riscontro di pubblico è notevole ma i tre sentono che ai pezzi manca qualcosa.Ettore, fan dei Marta sui Tubi, contatta quindi il chitarrista Carmelo Pipitone e a settembre 2017 i Dunk si trovano in studio e registrano il primo album omonimo, che raccoglie tutto l’entusiasmo di questa manciata di mesi passata insieme: un disco poco pensato, suonato di pancia, a cuore aperto.”DUNK è ricerca di una forma, è lasciarsi alle spalle la canzone, è avanzare verso un’opera, dentro la meraviglia.”
Il 2018 è dedicato ai tour italiani che presentano l’album Dunk, e il Muso Festival sarà un’immancabile tappa estiva, non vediamo l’ora!

L’ingresso rigorosamente gratuito
Inizio concerti: ore 20:30

Come da tradizione all’interno del festival ci sarà lo stand gastronomico con la pizza dei Musi ma anche panini, primi piatti, carne alla brace e 6 tipi di birra per la soddisfazione di tutti. Sempre presenti la libreria, in collaborazione con la libreria Straffi di Viterbo, l’area relax e il Wine bar immersi nel verde di Villa Altieri dove ogni sera dalle 19:00 si potrà godere di un ricco aperitivo.

Dopo il concerto la serata continuerà presso il Wine bar:

Venerdì 20 Luglio: intrattenimento musicale con il duo jazz “Clem &Time”

Sabato 21 Luglio: Dj Set “HotLine Selection”, con Stromberg e Maurice Flee

Special Media Partner: Radio Kaos Italy, che seguirà l’evento in diretta live, in loco, nelle serate di sabato 21 e domenica 22 Luglio.

AREA COMICS

In collaborazione con la “Pencil Art” anche quest’anno un intero stand sarà dedicato ai fumetti e
all’illustrazione. Ospiterà professionisti, insegnanti e fumettisti di fama mondiale con Real Sketch!

Venerdì 20 Luglio: Blackboard autoproduzioni

Sabato 21 Luglio: Mario Alberti, Elena Casagrande, Baboon Clan

Domenica 22 Luglio: Capitan Artiglio, Nova Sin, Marco Matrone, Michele Monteleone

Basta indiscrezioni!! Venite a trovarci per scoprire tutte le altre sorprese che il Muso 2018 ha in serbo per voi!

Appuntamento a Oriolo Romano dal 20 al 22 Luglio, vi aspettiamo!

Per info e programma completo www.muso.it – Evento Facebook.

[Kaos Live Report] Montelago Celtic Festival – 4-5-6/8/2016

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Giovedì 4 agosto, si aprono le porte e si issano le tende. L’Altopiano di Colfiorito (appennino Umbro-marchigiano) si riempe di persone. Il Popolo del Montelago Celtic Festival è tornato a casa, per danzare di nuovo alla luce dei fuochi e al ritmo delle cornamuse.

C’è il sole che cade a picco sulle tende, i più temerari si apprestano già alle docce gelide, in attesa dell’apertura del Mortimer Pub, per gustarsi la prima birra artigianale del festival, o i nuovi cocktail proposti a base di idromele, ambrosia e ippocrasso. Poco più in là, l’accampamento storico prende forma assieme al mercato che vende i prodotti artigianali, mantelli, cinture in cuoio, minuteria celtica… Tutto è pronto per il più grande festival a tema Celtico di Italia, che prevede ore di concerti della miglior musica Cetic-Irish Traditional, Folk Rock, Irish Folk Punk, Celtic Rock, Celtick Punk, Medieval Flok Rock, Paganfolk, ecc… Oltre alla seconda edizione dell’European Celtic Contest.

Ma, come al solito, non è solo la musica a farla da padrona a Montelago. Su tutto, vince l’atmosfera, quel senso di unità che unisce persone provenienti da tutt’Italia e dalle più disparate parti d’Europa; l’ingresso in un mondo magico, fuori dal tempo e dallo spazio della quotidianità, che ti trasporta nel mondo arcano oltre la nebbia, in un frammento di tempo che pare essersi fermato all’epoca dei celti, quando la natura veniva celebrata come divinità e i tamburi risuonavano prima di ogni battaglia.

Il tempo di montare la tenda, salutare vecchi amici e si comincia. Primo appuntamento, sotto al Mortimer Pub, l’ampio tendone che ospita concerti pomeridiani e offre menù celtico e birra artigianale a fiumi.

È il momento di un brindisi, per aprire il Montelago in bellezza come ogni anno, poi il primo giro per gli stand. Anche lì, tante facce conosciute ormai, tra venditori e avventori, più qualche nuova piacevole sorpresa. Gli artigiani hanno già cominciato a mostrare le proprie abilità: chi lavora il cuoio, chi il rame… Ci fermiamo ad osservare, ammirati, quelle lavorazioni così particolari. Alla Tenda Tolkien comincia la lezione/spettacolo su John Keats, seguita dai primi matrimoni celtici della stagione. Qualcuno ha già indossato il kilt, un suono di corno e l’odore delle pannocchie abbrustolite riempie l’aria. Uno degli stand vende assaggi di vino speziato, un altro propone una novità: il vino di visciole. Assaggiamo, ridiamo e scherziamo, mentre il giovedì trascorre con calma. Il festival non è ancora cominciato, ma siamo già ebbri dell’aria magica di Montelago. Già chi è venuto per la prima volta si sente parte di un Popolo a parte, quello celtico e già i primi “VALERIOOOOO!” hanno cominciato a risuonare per il campo.

Tuttavia è alle 21.00 che comincia il vero Festival. L’apertura al Mortimer Pub cattura, come sempre, l’attenzione della gente. Stavolta il gruppo che apre il festival sono gli Ulaid (Celtic-Irish Traditional)(//www.ulaidmusic.com/). Dónal O’Connor, John McSherry e Seán óg Graham fanno la loro figura, con chitarra, violino e cornamusa irlandese. Sono degli esperti nei loro strumenti da almeno vent’anni e la loro musica trascina come poche. La gente si alza dai tavoli. Balla, salta… L’euforia la fa da padrona, mentre gli Ulaid terminano la loro esibizione e lasciano spazio ai contendenti dell’European Celtic Contest. Nostro malgrado, il giorno dopo ci aspetta una riconferma matrimoniale e lasciamo il Mortimer per un giro, godendoci comunque la musica che invade l’altopiano. Quando rientriamo in tenda, la musica suona ancora e ci porta verso il regno di Morfeo.

Venerdì 5 agosto è tutta una corsa. L’accampamento storico ormai è montato, il tiro con l’arco disponibile per chi vuole improvvisarsi Robin Hood e alle 11.00 si terrà il corso di falconeria. Ma quella mattina, la nostra meta è la Tenda Tolkien, dove alle 10.30 i nostri amici confermeranno la loro unione, celebrata un anno prima. In veste di testimone, aiuto a prepararsi e mi preparo, insieme all’altra testimone, a svolgere il ruolo di “dissuasore”. Durante la riconferma del legame matrimoniale, in seguito a un anno e un giorno di prova, i testimoni devono impedire allo sposo di raggiungere la sposa, che lo sfida ad entrare nel cerchio per confermare l’unione. La Tenda Tolkien si riempie di risate, mentre, tra battute e placcaggi degni del torneo di Rugby che si terrà il giorno seguente, svolgiamo il nostro dovere. La cerimonia risulta come sempre toccante, di una spiritualità e una commozione che raramente ho ritrovato nei rituali tradizionali. Un congiungimento degli sposi con la Madre Terra, a cui si presentano non più come singoli, ma come Uno, rinnovando i propri voti sulla pietra che costituirà il fondamento del loro nucleo familiare.

Dopo le nozze, come consuetudine, si brinda con idromele, ippocrasso e l’immancabile birra. Il gruppo si divide e andiamo nuovamente ad esplorare gli stand, soffermandoci ad osservare le lezioni d’arpa celtica, di cornamusa scozzese, di chitarra acustica, di tin whistle e di organetto. Alle 15.45, ci ritroviamo di nuovo tutti assieme al Mortimer, ad ascoltare il concerto degli Albaluna, la band portoghese che riesce, con i suoi suoni misti tra batterie e strumenti tradizionali come la ghironda, a creare un tessuto sonoro travolgente, perfetta fusione tra musicalità antiche e moderne. Ignoriamo completamente, per quel pomeriggio, i corsi sugli antichi mestieri del cuoio e dell’argilla e preferiamo dedicarci alla visita all’accampamento storico.

Lì ci sentiamo trasportati ancora di più fuori dal tempo. I membri dell’accampamento vivono quei tre giorni come se fossero in un’altra epoca, privi delle comodità moderne, ma ottimamente organizzati. Tende, abiti… tutto è curato sin nei minimi dettagli e crea un piccolo mondo affascinante all’interno del contesto di Montelago.
La sera ci gustiamo, in disparte, il concerto che si tiene al Mortimer Pub. Si esibiscono i The Moonrings, gruppo francese di Flok Punk irlandese, che interpreta i temi del repertorio anglosassone con un approccio rock e alternativo. Il gruppo ha cominciato la sua carriera nel 2011 e, da allora, ha girato in tutta l’Europa col suo sound inconfondibile.

Seguono i Broken Brow, gruppo celtico-strumentale originario di Lione. Le loro ballate riescono a trascinare tutti nelle danze, grazie alla fusione delle composizioni tradizionali celtiche e medievali, con influenze funk, jazz e orientali. Ma tutti noi stiamo aspettando loro, il gruppo da cui il pub principale di Montelago prende il nome: i Mortimer McGrave.

Alle 21.30 comincia il loro concerto e la folla si raduna sotto il main stage. Quasi tutto il Popolo di Montelago è presente, mentre cominciano a suonare le canzoni del loro nuovo album “Sotto la quinta non è amore” e qualche pezzo del loro repertorio classico. Gruppo di apertura dei concerti di Montelago sul main stage, ma non solo: le loro ballate tra poetico e demenziale riescono a catturare e a far danzare tutti i presenti al ritmo del Celtic Rock. Le loro canzoni sanno di nostalgia, di brughiere innevate, ma anche di quel tono comico irriverente che ricorda un po’ i Gem Boy con le loro parodie. Solo che, stavolta, le risate si fanno al ritmo di sassofono, fisarmonica, arpa celtica e percussioni, in un mix letale che scalda la folla. I Mortimer Mc Grave sono i guerrieri di Montelago, coloro che aprono le danze e che segnano una volta per tutte lo spirito goliardico del festival.

Ma la serata di venerdì è speciale. Subito dopo i Mortimer, sale sul palco un altro gruppo storico del Montelago Celtic Festival: i The Real McKenzies. Il gruppo di Vancouver ripaga, come al solito, le attese. Dopo numerosi tour globali con gruppi di spicco come Rancid, Flogging Molli e Metallica, approdano a Montelago armati di kilt e tanta energia. La loro musica coinvolgente, dove punk, rock e hard folk si mischiano reinventando la tradizione celtica, riesce a scatenare un fenomeno di pogo quasi collettivo. Il sotto palco, conquistato con le unghie e con i denti, quando suonano i The Real McKenzies è d’obbligo, nonostante il rischio di essere calpestati per la troppa foga. Gli effetti scenici del palco vengono accompagnati e amplificati dalla tempesta di fulmini che si prospetta all’orizzonte, di cui gli spettatori si fermano ad ammirarne la bellezza.

Ecco, tuttavia, verso le 23.00, la grande novità musicale di Montelago. Per la prima volta sul palco dell’Altopiano di Colfiorito, il gruppo annunciato e più atteso dalla maggior parte dei presenti: i Folkstone. Non sapevo bene cosa aspettarmi da un live di questo gruppo, ma l’attesa ha ripagato ogni aspettativa. Hard Rock puro, ma composto da cornamuse, bombarde, arpa, cittern, bouzouki, ghironda e flauti… Un gruppo magico, capace di interpretare appieno l’atmosfera celtica e richiamare quella dei migliori pub d’Irlanda. La loro musica è martellante, melodica… sa di idromele e ambrosia ed è quasi difficile – mea culpa – pensare che dei talenti simili siano davvero italiani, perché il loro sound non ha niente da invidiare ai gruppi internazionali. Anche i testi non lasciano spazio all’immaginazione, alternandosi tra introspezione e autobiografia, tra critiche sociali e ballate… Il Medieval Folk Rock si riallaccia alla miglior tradizione dei cantautori italiani, in un mix davvero unico.

Alla chiusura dei Folkstone segue il concerto dei Matching Ties, al Mortimer Pub. Il gruppo tedesco ormai attivo da trent’anni sul panorama musicale, sa ancora farsi valere e trovare il giusto bilanciamento musicale tra folk e ironia. Un sound ballabile, tradizionale e spiritoso, come le cravatte che i membri indossano ad ogni esibizione. L’ideale da ascoltare mentre ti ristori al Pub, stanco e accaldato per le danze precedenti.

Il cielo risplende ancora dei fulmini lontani. Si alza una preghiera che non piova, minando le attività del giorno successivo, ma l’attenzione maggiore è sullo spettacolo naturale che si trova davanti ai nostri occhi. Qualcuno suggerisce che Odino è stato richiamato dalla musica dei The Real McKenzies. Io, personalmente, spero che Odino decida di tornarsene nel Valhalla, perché di dormire in tenda con la pioggia non mi va molto.

A quanto sembrava, Odino aveva deciso di permanere. Sabato 6 agosto si apre col diluvio universale. Stiamo tutti rintanati nelle tende, mentre fuori continua a diluviare. Alcune tende del nostro accampamento sono completamente allagate, altri attorno a noi cominciano una corsa contro il tempo per prendere l’unica navetta della giornata disponibile per tornarsene a casa. Sono bestemmie ed imprecazioni, mentre cerchiamo, nei pochi momenti in cui la tempesta ci dà tregua, di riparare ai danni. Ma lì, a Montelago, solo per quei 3 giorni, siamo dei celtici e la pioggia non ci può fermare. Una volta vestiti e assicurata l’impermeabilità delle tende ci mettiamo in marcia sotto il diluvio per dedicarci alle attività della giornata. Dal torneo di rugby a 7 “Flowers of Montelago”, ai matrimoni celtici, ai dibattiti nella Tenda Tolkien e ai corsi musicali nelle tende apposite, la nostra tenacia viene premiata e, verso le 15.00, la pioggia sembra diminuire d’intensità. Ci godiamo la premiazione del torneo di rugby al Mortimer Pub, scaldandoci con del vino caldo, prima di crogiolarci nel concerto degli Alba Fùam (Irish&Folk Music). Un po’ distrattamente, visto che la pioggia continua a cadere e la nostra preoccupazione va tutta ai fuochi sacri della serata.

Riusciamo comunque a goderci i giochi celtici di lancio della pietra e del tronco, ma la giornata scorre lenta. Il fango e il freddo ci spingono a ripararci in tenda, almeno fino alle 20 quando, dopo una cena veloce, ci apprestiamo attorno alle cataste di legno.

L’atmosfera diventa sospesa. Improvvisamente non sentiamo più né il freddo, né il vento che continua a soffiare forte su di noi. Ecco il momento che il Popolo di Montelago aspetta dall’inizio del festival, il vero attimo in cui il velo tra i mondi si solleva e si entra in un’altra dimensione: l’accensione dei fuochi. E’ Morrigan, l’inno di Malleus scritto apposta per il Montelago Celtic Festival, che prepara la serata e ci lascia rapiti e affascinati, mentre le fiammelle cominciano a divorare il legno della pira. Stiamo salutando in religioso silenzio, con l’eccezione delle note dell’inno, il Nuovo Giorno, il fuoco simbolo di speranza e ritorno alla vita in seguito all’Inverno che si prospetta davanti a noi. In quel momento, si può quasi sentire il pulsare del cuore della Madre Terra sotto di noi, mentre gli elementi danzano e creano fantastici giochi di luce.

La magia non viene spezzata neanche dall’inizio dei concerti sul Main Stae. Il Druido per eccellenza, Davy Spillane, maestro mondiale di cornamusa, accompagnato dalla Montelago Celtic Orchestra, sa bene come mantenere l’atmosfera con ritmi dapprima lenti, poi più rapidi e infine quasi guerreschi e battaglieri. Il concerto d’apertura della serata si inserisce perfettamente in un continuum musicale quasi religioso con l’Inno di Malleus. La scena musicale, per i concerti di chiusura del Festival, è elevatissima. A Davy Spillane seguono i francesi Plantec, che mischiano i ritmi della musica techno con i sound tradizionali irlandesi, creando un mix di Electro Celtic Rock veramente interessante e selvaggio. Ma il mio amore, quella sera, è tutto per gli irlandesi Kila, perfetti eredi della tradizione musicale dell’Isola di Smeraldo, che dopo sei anni tornano finalmente sul main stage di Montelago. La loro musica parla di natura, è ricca della forza degli elementi e pare scaturire direttamente dalle radici più profonde della terra. Mentre suonano i The Moonrings, riusciamo a conoscere Rossa Ó Snodaigh, tin whistle, chitarra, sax, percussioni e voce dei Kila, con cui brindiamo con l’ippocrasso e che ci omaggia dei loro ultimi CD. Credo che il mio inglese non sia mai stato così balbettante come quella sera per l’emozione.

Montelago sta giungendo al termine, sulle note dei Broken Brow. Siamo stanchi, provati dalla giornata tempestosa, ma soddisfatti. Sabato ci addormentiamo sulle note nostalgiche degli Albaluna, preparandoci al rientro alla civiltà del giorno successivo.

La domenica di Montelago è sempre un trauma. La civiltà chiama, ci sono telefonate da fare, treni da prendere, orari da rispettare, ma quei tre giorni al festival forniscono la carica giusta per sopravvivere un altro anno alla vita moderna, tra computer, cellulari e mezzi pubblici.
Ancora una volta, il Montelago Celtic Festival lascia soddisfatti e un po’ amareggiati, perché dovremo aspettare un anno prima di tornarci e rivivere nuove e vecchie emozioni.
Non penso di aver descritto appropriatamente le sensazioni che suscita il trovarsi immersi nella comunità di Montelago, ma posso solo concludere il report invitandovi a presentarvi l’anno successivo a questa fantastica manifestazione. Chiunque vi sia stato almeno una volta, non può esimersi dal tornarvi, perché Montelago, prima di essere un festival, di proporre buona musica (e birra!) e attività interessanti, è un ritorno a casa e alla parte più spirituale di tutti noi.

[Kaos Live Report] “QUESTA E’ ROMA”, e ce piace!

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“QUESTA E’ ROMA”, E CE PIACE!
Di Flavia Szanto

C’è chi aspettava il week-end per riposarsi e chi invece, come ogni anno, aspettava il “Questa è Roma” fest. Gli amanti di generi come il punk, l’Oi! e l’hc sanno di cosa sto parlando: il più grande festival indipendente del centro Italia, che riunisce nomi nazionali e internazionali in un delirio generale organizzato dalla Rotten Inc. Due palchi, due sale, un’unica passione.
In un gelido 16 gennaio l’atmosfera si inizia subito a riscaldare con i giovani Die Young Click in apertura e il loro rap hardcore , per poi infuocarsi insieme ai Tibia, gruppo attivo da pochi mesi che sta già riscuotendo consensi di ogni persona che assapora il loro punk hardcore mescolato a sonorità black. Una combinazione che soddisfa tutti i palati.
Non sono da meno i Disforia, che dal 2000 devastano i palchi italiani con un un grind-crust-punk che ti spazza via.
E’ ora di aprire il palco più grande e con questo inizia la rassegna di band storiche, locali ed internazionali. E’ il turno dei Vinnie Jonez Band, che vanta all’attivo ex membri di Payback, The Nosebleed Connection e Dick Laurent Is Dead. Insomma, le premesse già ottime sono state confermate da un live coinvolgente, tra momenti lenti, cupi e dilatati uniti a riff, accelerazioni e assoli. Un genere che non ha genere, o forse ne ha troppi in sé. Alternative rock, post rock, stoner, sludge, chiamatelo come volete ma il risultato è lo stesso: ne vuoi sempre di più.
Ci si sposta poi nella sala piccola, riempita dalla carica dei giovanissimi Respect For Zero di Sant’Elpidio a Mare. Nati da un’idea dell’ex x-zone Stè alla voce e Lorenzo alla batteria, hanno saputo sfruttare alla grande la loro attitudine verso il punk in un punk-hardcore/punk-rock spacca ossa. Ed è subito delirio con i loro nuovi pezzi estratti dal primo album “The Truth Remains”.
Senza neanche un attimo di tregua, si abbatte sull’Acrobax la tempesta chiamata “Dr. Gore”. Se amate generi come brutal death metal, grind e gore avete trovato la band giusta. Mazzate sulle gengive già dalle prime note. Non è un caso se dal 2002 fanno impazzire il pubblico romano e non, condividendo il palco con gruppi della portata di Malevolent Creation, Dead Infection, Ultimo Mondo Cannibale, Buffalo Grillz, Tsubo, Zora, Rompeprop, e Spasm.
Carrellata Oi! in arrivo, tra F.A.V.L., Tacita e Plakkaggio a ricordarci la grandezza della scena romana. I Plakkaggio non deludono mai: tutti uniti sotto il palco a cantare, urlare e saltare sulle note di canzoni diventati ormai inni.
Grande successo anche per i The Dirty Jobs e il loro turbo-rock ‘n’ roll che ci hanno fatto divertire e continuare a far casino. Play Dirty!
I successivi tre gruppi sono colonne portanti, non hanno bisogno di presentazioni. Grand Theft Age capitanati dal grandissimo Teschio, voce e organizzatore della serata. Insomma, riesce alla grande in tutto. Scapocciate infinite che continuano quando salgono sul palco i Bloody Riot, composti da Roberto Perciballi e i membri dei Because The Bean, che hanno avuto poi il compito di chiudere la serata nella sala piccola, insieme ai Rancore nell’altra.
Altra certezza sono i No More Lies, fondati da Fabrizio Armeni, secondo membro della Rotten Inc. Gruppo recente ma composto da veterani della scena, propongono un hc vecchio stampo che parla di realtà e strada come da tradizione Oi!. La saletta è esplosa con loro.
Ma il “Questa è Roma” si spinge anche oltre i confini italiani e porta con sé ospiti da Regno Unito e Austria. I primi (nella scaletta e nella scena musicale) sono i The Oppressed, un gruppo Skinhead Oi! antifascista capostipiti del movimento S.H.A.R.P. britannico ed europeo. Fondati dal cantante Roddy Moreno, sostenitore dell’unità razziale nella scena Skinhead e Oi! che ha anche formato la Oi! Records. Tanta esperienza, tanta passione e tanto successo: questi sono i The Oppressed.

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(ph: Jazmin Carrion)

Ultimi ma non ultimi, i Live Life ci hanno fatto assaporare l’energia del Vienna Style Hardcore in un live che ha esaltato anche i più timidi. Un’iniezione di puro hc per tutti e ne diventi dipendente.
Infine un nome, un programma. I Vibratacore da Teramo concludono il loro mini-tour insieme ai Live Life portando una buona dose di violenza mescolata ad hardcore. Sul palco anche Mauro Garbati, voce dei MuD, anche loro abruzzesi doc.
Un festival che si conclude puntualmente contando i lividi e passando la domenica a poltrire immersi nelle pomate, ma oltre alle botte ti resta sempre un sorriso e la voglia di ricominciare daccapo.
Per chi invece si è perso la serata, non temete: la compilation dell’evento, che è stata distribuita all’entrata, sarà disponibile online sempre gratis. Stay tuned.
Questa è roma, e ce piace!

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