[Kaos Interview] A Morte L’Amore. Orientamento religioso: Disco-Punk

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Intervista con gli A Morte L’Amore dopo il sold out di Milano e pronti per il secondo disco, sognando Patti Pravo

Immagina il groove e le atmosfere dei Black Rebel Motorcycle Club, però con dei suoni più ricercati e taglienti, tipo Bud Spencer Blues Explosion. Poi un timbro vocale che ricorda un po’ quello dei Verdena, però con i testi che hanno senso. Il tutto con un ritmo tirato, dritto… punk, che allo stesso tempo è anche ammaliante e danzereccio. Una bomba. Sentiteli. Fidati.

Parola più, parola meno, questo è quello che sono solito dire quando parlo degli A Morte L’Amore, che ormai hanno pubblicato il loro omonimo disco d’esordio da poco più di un anno, raccogliendo sia consensi dalla critica che entusiasmo dal pubblico.

Il trio composto da Simone Prudenzano alla batteria, Giuseppe Damicis (voce e chitarra) e Mauro Capogrosso (basso) arriva dalla profonda Manduria, si presenta scuro, intensamente sanguigno e dà alla testa come il vino di casa, “Primitivo” come loro appunto, che si ritrovano e compongono dentro una caverna.


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Da questa caverna sono usciti spesso nel corso dell’ultimo anno, per promuovere il loro lavoro, principalmente nel centro e al sud, stata anche una data secca a Milano (grazie Barbarella!). Era la prima volta che i ragazzi si affacciavano al nord, ed il Rocket che li ospitava, è esploso di gente, meglio di così non poteva

Ora si apprestano a concludere il tour con un’altra manciata di date e poi faranno ritorno nella caverna per scrivere l’attesissimo secondo disco, ci siamo fatti quattro chiacchiere per capire meglio la situazione…


Cos’è il disco punk?

Una religione.



Da dove nasce il concept che avvolge sia il nome della band che le tematiche dei testi?

È il frutto amaro di passeggiate notturne e solitarie in un quartiere che a volte sembra trasformarsi nel set di un film noir. Nasce in un periodo di costante alterazione della percezione del tutto.


Come giudicate il feedback ricevuto dal primo disco?

Bomba! Abbiamo lavorato sodo, siamo stati tanto in viaggio per divulgare il verbo del Disco-Punk, stiamo raccogliendo anche i consensi dei più scettici; a questo punto l’Italia è chiaramente pronta per A Morte l’Amore.



Sarà difficile scrivere il secondo disco?

Non puoi mai sfuggire alla maledizione del secondo disco.


Avete in mente delle svolte o cambiamenti di sound o di concept?

Per A morte l’Amore queste non sono scelte premeditate. Quando torneremo nella nostra caverna Disco-Punk e scivoleremo nei meandri dell’autismo più intimo lo capiremo.


Quando potrebbe vedere la luce il vostro secondo lavoro?

Il 14 febbraio del 2018.


Geniale! C’è già qualche idea?

Nulla è ancora emerso alla coscienza ma avvertiamo già forti spinte pulsionali nel subconscio.



Recentemente siete stati a Milano, com’è andata? Sì lo so che c’ero pure io, però raccontatelo lo stesso!

Milano si rivelata più Disco-Punk di quanto ci aspettassimo. E’ stato il nostro primo “show milanese” ed erano presenti oltre mille persone, a loro è piaciuto un sacco ed a noi anche; ci siamo piaciuti. C’eri pure te?


Che cosa vi serve in questo momento?

Il tipico impresario del ’78.



Se poteste scegliere un artista italiano o uno straniero con cui collaborare chi sarebbe?

Patty Pravo.


I prossimi appuntamenti live saranno al Boa Sorte di Tarquinia Lido giovedì 18, all’Ex Mattatoio di Aprilia il 19, poi Locanda Atlantide di Roma sabato 20 e poi di nuovo a Roma però allo Yellow Bar lunedì 22.

foto band: Nick Matteucci
foto live @ Rocket // Milano: Color Photo

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[Kaos Interview] Heavy Time intervista gli Uneven Structure

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In occasione del live dei Twelve Foot Ninja a Roma presso il Traffic Live Club, Giuseppe Negri di Heavy Time ha intervistato Arnaud Verrier e Igor Omodei degli Uneven Structure, band Progressive Metal francese che è attualmente in tour con la band australiana. Con la band, si è parlato del loro nuovo album “La Partition” e le differenze con il precedente album “Februus”, delle scelte stilistiche della band e di molto altro; qui sotto potrete ascoltare le due versioni dell’intervista.

In occasion of the live perfomance by Twelve Foot Ninja in Rome at Traffic Live Club, Giuseppe Negri of Heavy Time interviewed Arnaud Verrier and Igor Omodei of Uneven Structure, French Progressive Metal, currently on tour with the Australian band. They talked about their new album “La Partition” and the differences with the previous album “Februus”, the band’s stylistic choices and much more; below you’ll hear the two versions of the interview.

[Kaos Interview] Orfeo l’ha fatto apposta: intervista a Pietro Berselli

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Capita raramente di imbattersi in qualcosa capace di attirare in pochi secondi la nostra attenzione. È accaduto al sottoscritto con l’inizio di “Niobe”, il singolo (con annesso video) scelto per fare da apripista all’esordio del cantautore Pietro Berselli. E come da fortunata tradizione, il primo impatto è sfociato nel gradito e completo ascolto dell’album Orfeo l’ha fatto apposta (Dischi Sotterranei). Un lavoro davvero notevole che merita di essere trattato direttamente in compagnia dell’autore…

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Se sei d’accordo vorrei organizzare qualcosa di diverso: ti andrebbe di presentarti ai nostri lettori e ascoltatori tramite tre dischi?

Buongiorno a tutti, solo tre dischi! Ci provo. Desperate youth, bloodthirsty babe dei Tv on the Radio, Des visages Des figures dei Noir Desire, Disintegration dei The Cure.

Non mancano i richiami alla classicità in questo esordio, come mai?

È quello che studio da una vita, mi è venuto naturale esprimermi anche attraverso i classici.

Qual è stata la genesi del disco, puoi raccontarci gli sviluppi che ti hanno portato ad Orfeo l’ha fatto apposta?

Per prima cosa c’è stata la scelta di scrivere in italiano che è stata una rivelazione, con l’italiano ho il controllo su ogni emozione che voglio esprimere. Prima di questo disco ho suonato in varie band, ma non era per me, avevo bisogno di scrivere i miei brani da solo e ricercare i suoni necessari. Una volta fatto questo ho trovato dei musicisti eccezionali, Edoardo Della Bitta, Roberto Obici, Marco Sorgato e Francesco Aneloni che hanno saputo rendere queste canzoni ancora più potenti. I testi sono il frutto di un periodo non troppo felice (come si può ben intendere!), certe cosa fanno meno male una volta su carta.

Testi bellissime e chitarre-noise è il binomio che segna il disco. Come hai gestito questa unione vincente?

Innanzitutto ti ringrazio! Abbiamo speso molto tempo per trovare l’equilibrio in queste canzoni. I testi sono importanti quanto i suoni e viceversa, se un testo suona male non ci penso due volte a buttarlo via. Il suono della parole è fondamentale quanto il loro contenuto. La musica funziona allo stesso modo, deve essere complementare al testo, mai di solo supporto.

Chi è il Tu presente in molte canzoni? C’è autobiografia nei tuoi testi, o sei piuttosto un narratore distaccato?

È un Tu multiplo, parlo a più persone. Il disco è autobiografico al cento percento.

Italia popolo di cantautori: quali sono – se ci sono – i tuoi preferiti? Qualche nome internazione?

Da adolescente (come tutti d’altronde) provavo una certa venerazione per Fabrizio de André, ora lo guardo con occhi più maturi sicuramente e lo ascolto meno senza dubbio, ma penso ancora oggi che a livello di scrittura sia il migliore che abbiamo mai avuto, una spanna sopra tutti. Cantautori internazionali, cito sicuramente Elliot Smith, Jeff Buckley e Nick Drake.

Tornando ai cantautori: “Diluire” mi ricorda molto “Sogno Numero Due”…

Giuro che non avevo letto queste domanda prima di rispondere alla precedente!
Sono onorato nel sentire una cosa come questa! Chi lo sa, magari inconsciamente sono finito in Storia di un impiegato a cercare ispirazione!

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Come hai scelto tutto l’universo visivo (videoclip, cover dell’album) che accompagna Orfeo l’ha fatto apposta?

Ho creato copertina e primo video tutto in pellicola. Era importante anche lavorare con mezzi che suggerissero una dimensione nostalgica. Le situazioni di cui parlo ormai per me sono lontante nel tempo, la nostalgia e il ricordo rappresentano la dimensione di questo disco.

C’è un brano o un momento del disco in cui senti di aver raggiunto al 100% il tuo obbiettivo?

Queste percezioni cambiano nel tempo, ogni brano ora vorrei modificarlo e adattarlo alle necessità che abbiamo adesso! Penso che “Cordiali saluti” sia una canzone ben riuscita.

Quando passerai a trovarci nella Capitale?

Non posso dirlo sennò il booking mi viene a prendere a casa, ma presto ve lo assicuro!

di Alessio Belli

[Kaos Interview] Bad Medicine intervista John Calabrese dei Danko Jones

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Bad Medicine ha intervistato John Calabrese, bassista dei Danko Jones, storica band portavoce dell’Hard Rock che pubblicherà il 3 Marzo il loro nuovo album Wild Cat per AFM Records. Nell’intervista potrete ascoltare i dettagli del loro nuovo lavoro e la visione attuale di “JC” riguardo la musica, con i suoi consigli alle nuove band per poter rilasciare ottima musica e sentirsi soddisfatti, buon ascolto!

[Kaos Interview] Heavy Time intervista i “Jinjer”

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Giuseppe Negri di Heavy Time intervista Eugene Kostyuk e Tatiana Shmailyuk dei “Jinjer” al termine del loro concerto del 5 Maggio al Traffic Live Club di Roma. Nell’intervista – che ascolterete qui sotto – verrete a conoscenza dei dettagli del nuovo album dei Jinjer intitolato “King of Everything” e di tanto altro.

La band ha affermato di essere contenta di aver suonato a Roma avendo visto quanta ospitalità è stata data loro dai fans e sono stati contenti di aver girato maggiormente l’Italia. Eugene ha poi affermato che il loro nuovo album risulta essere già pronto e sarà rilasciato il 29 Luglio per la Napalm Records e sarà qualcosa di straordinario. I temi principali riguardano quanto la gente può essere manipolata mentalmente e materialmente, senza tralasciare brani riguardo l’amore e i sentimenti. I temi sono totalmente nuovi essendo che “Cloud Factory”, il loro precedente lavoro, esplorava problemi e circostanze mondiali ed ora hanno voluto parlare di problemi personali e ciò che può danneggiare le persone. Le loro prossime date saranno in Austria, Repubblica Ceca, Romania e Germania durante i festival estivi e saranno all’Euroblast Festival in Germania. Sopratutto vorrebbero tornare in Nord Italia oltre che esplorare e suonare in Francia.

[Kaos Interview] Heavy Time intervista i “Nerodia”

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Giuseppe Negri di Heavy Time intervista Marco Montagna e David Folchitto della Death Metal Band Nerodia insieme a Tiziano Gianmichele di Roma Distorta e No Sun Music. Nell’intervista che ascolterete qui in basso si parlerà del nuovo album dei Nerodia intitolato “Vanity Unfair”, della loro serata al Traffic Live Club del 27 Maggio, organizzata proprio dalla No Sun Music e tanto altro; inoltre potrete ascoltare in anteprima il brano “The Black Line” che vede la collaborazione di Massimiliano Pagliuso dei Novembre.

[Kaos Extra] Intervista agli Human Suit

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Gli Human Suit sono un progetto di musica elettronica a cavallo fra synth pop, industrial e trip-hop formatosi nella primavera del 2014 a Padova che vede alla voce e al basso Chiara Zanon, ai synth e alla programmazione Marco Agostini. Nell’autunno dello stesso anno vengono contattati da Scarlet Letter Productions con cui producono e registrano il loro primo album “Sublimation”. Le attività della band si focalizzano sulla creazione di atmosfere che spaziano da malinconici paesaggi notturni a esplosioni di rabbia, sempre con una grande attenzione per la ricerca e la cura dei suoni.
Di questo ed altro potrete ascoltare nell’intervista condotta da Giuseppe Negri e linkata qui sotto.

[Kaos Interview] Heavy Time intervista i Novembre

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Giuseppe Negri di Heavy Time intervista Carmelo Orlando e Massimiliano Pagliuso, storici membri della Progressive Death Metal band Novembre. L’intervista – che ascolterete qui in basso – è stata fatta sabato 9 aprile presso il Traffic Live Club di Roma prima della loro performance, davanti ad un locale colmo a causa del sold-out. Troverete curiosità sul loro nuovo album “Ursa” uscito per Peaceville Records il 1 Aprile 2016, nuovi innesti della band e tanto altro.


Heavy Time con i 'Novembre'

[Kaos Interview] Heavy Time intervista “Mark Tremonti”

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Heavy Time intervista per Radio Kaos Italy uno dei migliori chitarristi a livello mondiale, stiamo parlando di Mark Tremonti, chitarrista dei Creed, Alter Bridge e Tremonti, progetto di cui parleremo oggi, soprattutto del nuovo album in uscita il 29 Aprile intitolato “Dust”. Buona lettura e buon ascolto a tutti!

(G = Giuseppe Negri, M= Mark Tremonti)

G: -” Ho già ascoltato “Dust” ed è un fantastico album, hai scritto tutti i brani da solo o con l’aiuto di Wolfgang Van Halen e degli altri?”
M: -” Io scrivo tutto il materiale originale e poi i ragazzi provano gli arrangiamenti e scrivono le loro parti.”

G: -” Dust potrebbe diventare facilmente un grande successo, superando anche il precedente album ‘Cauterize’, cosa provi ascoltando questo nuovo lavoro?”
M: -” Credo che sia un album con più energia, ha più parti progressive di chitarra, credo sia molto divertente. Cauterize era un album più scuro.”

G: -” Nel brano “Never Wrong” (tratto da Dust) ho trovato come un omaggio verso “Unchained” dei Van Halen nell’intro ed atre parti della strutta; è stato naturale o un omaggio volontario? Correggimi se sbaglio, ma ho notato questo dettaglio mentre ascoltavo il brano.”
M: -” Si, ho sempre notato come quel brano avesse un qualcosa di Van Halen, è un riff sulle corde del Sol e Si con un open Re che da quel tipico tocco e suono.”

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G: -” Molti considerano la band Tremonti un progetto secondario, ma io lo considero come il tuo personale progetto; cosa hai da dire a quelle persone che vi considerano un “Side project” non nel significato buono del termine.”
M: -” Beh sto esplorando e ci sto lavorando da cinque anni, ho messo cuore e anima e non può definirsi “Side Project”. La gente un tempo chiamava gli Alter Bridge così ed ora stanno andando benissimo; posso rimanere offeso da questo modo di dire.”

G: -” Verrete in tour qui in Italia e/o Europa?
M: -” Verremo in Europa a fine Maggio, non so quanto vicino verremo in Italia, ma lo faremo. Ora sono in piena modalità di scrittura per gli Alter Bridge, quindi non so di preciso quali saranno le date, ma controllate le date su internet per vedere quando verremo vicino da voi. Grazie mille ho apprezzato molto.”

Restate connessi sui nostri social media (Pagina facebook Radio Kaos Italy, Heavy Time – Radio Kaos Italy), nonché sul nostro sito, perché a breve verrà pubblicata la recensione del nuovo album “Dust” di Tremonti; intanto vi lasciamo con il loro nuovo singolo da cui prende nome il CD, ecco a voi Dust!

Martedì 15 Marzo – 45 SEKKI ospita “Simone Lucciola”

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Martedì 15 Marzo 2016 alle 17:00
Drastiko di 45 Sekki
@Radio Kaos Italy [via Eugenio Torelli Viollier, 17 Roma]
Ospiti: Simone Lucciola

Ai microfoni di 45 SEKKI oggi c’è Simone Lucciola, un punk rocker proveniente dall’esperienza di quasi dieci anni con la band Gioventù Bruciata e ora cantante dei Blood ’77 d’ispirazione punk’n’roll.
Oltre la musica ma mai distante da essa, Simone si dedica alla scrittura, alla pittura e al fumetto: pubblia, infatti, sulla sua punkzine Lamette presente in rete in una versione webzine letta anche in Svizzera, Spagna, Austria, Belgio, Germania, Inghilterra, Stati Uniti, Canada, Australia, Giappone e tanti altri Paesi.
E se volete sapere altro connettetevi su radiokaositaly.com alle 17.00 spaccate!

[Kaos Live Report + Interview]Hugo Race @Init 13/11/2015

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Ant De Oto di Tips!
@Init [Roma]
Venerdì 13 Novembre 2015

Hugo Race è uno di quei musicisti che hanno tanto da raccontare e trasmettere sul palco.
A maggio è uscito “The Spirit”, il suo ultimo album in studio, il tredicesimo inciso con la sua storica band “True Spirit” e in questo novembre è partito il suo tour europeo con ben sei date nella sua amata Italia.
Il cantante e chitarrista di Melbourne ha infatti vissuto diversi anni in Sicilia e ha collaborato con numerosi artisti italiani (Cesare Basile, La Crus, Sacri Cuori, ecc.), coinvolgendoli nelle proprie produzione o dando vista a veri propri progetti musicali (Hugo Race Fatalists).
Il nuovo disco “The Spirit”, prodotto dall’etichetta tedesca “Glitterhouse Records”, è stato ben accolto dalla critica e dal popolo del rock-blues italiano ed è in effetti un gioiellino: le atmosfere cupe e polverose della musica di Race emergono ancora una volta in tutta la loro pienezza evocativa, confermando il mix di qualità e di impatto emotivo presente fin dai primi album del songwriter australiano.
Il concerto comincia verso le 23, con il pubblico dell’INIT (peraltro ignaro dei fatti che stavano avvenendo il quel momento a Parigi) diviso fra gli amanti del blues e delle atmosfere cupe dei True Spirit e gli altri giunti per assistere al successivo concerto dei Flipper, storica band punk/hardcore californiana. Particolare da non trascurare , considerando che la performance di Hugo Race & True Spirit risulterà coinvolgente e fruibile anche per coloro che avevano fatto il loro ingresso all’INIT in attesa del secondo concerto.
Il live parte subito con la magia della voce baritonale di Hugo, accompagnato dall’inseparabile chitarra e da una sezione ritmica robusta ed efficace, composta da batteria (Brett Poliness) , basso (Chris Hughes) e occasionalmente dalle percussioni. Dall’altro lato, eccezionale il contributo dei due polistrumentisti Nico Mansy (chitarra elettrica e tastiera) e dell’italiano Michelangelo Russo, che stupisce il pubblico con tappeti e assoli a colpi di armonica, tromba, moog ed effetti.
La band propone un repertorio avvincente e mai noioso, dove il blues elettrico si sposa con estrema naturalezza con le sonorità dark e new wave, che hanno caratterizzato il percorso musicale di Race assieme ai Birthday Party e i Bad Seeds di Nick Cave (Hugo Race è stato membro di entrambe le band durante la prima parte degli anni 80).
Spiccano sicuramente il singolo “Elevate my love”con un giro di basso deciso che ricorda gli album di qualche anno fa di Barry Adamson (anche lui ex Bad Seeds), il blues graffiante e cadenzato della fantastica “Man check you woman”, il sound torbido di “Dollar quarter”, nonché le numerose citazioni e i brani del passato, macchiati di toni dark e krautrock (“Mushroom”, dei tedeschi Can)
In sostanza, un concerto che non ha affatto deluso le aspettative dei fan e che ha conquistato anche il pubblico di fede noise/punk che attendeva la performance successiva dei Flipper.
Hugo Race si diverte, presenta spesso le canzoni in italiano e si congeda dal pubblico con un sincero “Vi amo!”.
Dopo lo show l’abbiamo incontrato nel backstage per una breve intervista fatta in collaborazione fra TIPS e INDIELAND per Radio Kaos Italy.


(Ascolta l’intervista!)

INTERVISTA HUGO RACE @ INIT, ROMA
(A: Antonio De Oto; H Hugo Race)
A: Siamo qui, per RKI, ad intervistare Mister Hugo Race, dopo aver apprezzato il suo concerto. Allora, prima domanda: il tuo ultimo album è uscito nel 2015 (The Spirit, ndr) e hai prodotto numerosi album. Perché, al giorno d’oggi, le band non fanno uscire album ogni anno durante la loro carriera come, ad esempio, succedeva a cavallo degli anni ’60-’70?
H: E’ vero. Le band, un tempo, facevano uscire due o tre album all’anno. Credo che la causa sia dovuta alla quantità di musica prodotta nell’arco degli ultimi vent’anni. Oggigiorno ci sono molti artisti che hanno inciso talmente tanti album, molto più che negli anni precedenti, che c’è solo più musica; quindi penso che la gente sia satura e quando penso di andare ad incidere un disco devo chiedermi perché lo sto facendo, se sto facendo un buon disco e se sto veramente creando qualcosa di nuovo o mi sto solo ripetendo.
Infatti con l’album “The Spirit” ho impiegato sette anni prima di inciderlo perché cercavo un’ispirazione. Chiesi ai musicisti della band di comporre l’album insieme a me. E’ stata la prima volta per me fare una tale richiesta. In passato avrei scritto l’album e solo successivamente avrei richiesto i musicisti. Questa volta ho voluto creare una situazione più intima con la band. Così abbiamo lavorato per tre anni per far uscire questo progetto.
A: Qual è la linea che hai tracciato dagli anni ’80 ad oggi? Hai lavorato con molte band, The Wreckery, Dirtmusic, Fatalists, l’esperienza con Nick Cave.
Qual è il filo conduttore che hai seguito?
H: Penso che quando abbiamo iniziato a produrre musica, parlo anche a nome di band della scena musicale di Melbourne degli anni ’80, era perché pensavamo che la musica in quel momento storico non era abbastanza di qualità. Volevamo divertirci con il tipo di musica che volevamo ascoltare. Melbourne era una città molto isolata e non avevamo la possibilità di acquistare facilmente album da Londra, New York o Los Angeles, quindi abbiamo dovuto sviluppare le nostre idee. Parlo per me stesso, ma forse è vero anche per le altre persone che hanno lavorato con me nei Bad Seeds e della scena di Melbourne, abbiamo messo insieme tutto ciò che sapevamo del vero Rock ‘n’ Roll e del Blues.
A: Si, infatti, sulla scena erano presenti molte band…
H: Effettivamente c’erano due concetti diversi per quanto riguarda le band: a Sidney la radio trasmetteva il blues di Detroit, mentre a Melbourne ce n’era un’altra di cui la gente scrive libri e si cerca ancora di darle un nome.
Ora come ora, credo che avesse a che fare con il blues, nel senso di riportarlo all’entusiasmo primordiale di quel genere di musica che non proveniva dalla mente ma dall’anima.
Era questa l’idea!

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A: Ultima domanda in italiano per Radio Kaos Italy. Ti chiediamo, visto che hai vissuto tanto tempo in Italia e collaborato con grandi artisti, che noi apprezziamo molto, come Cesare Basile e Mauro Ermanno Giovanardi (La Crus), qual è il musicista italiano, se c’è, e quali sono i progetti italiani che ti hanno colpito in questi anni, che non hai conosciuto personalmente, ma con cui vorresti lavorare, che ti sono piaciuti e hai apprezzato particolarmente?
H: Difficile da dire. Come scrittore, come testi, io penso, personalmente, che Cesare Basile è molto forte. Non solo perché è un mio amico, ma perché lui è un uomo molto indipendente e segue la sua strada da sempre; perché ha prodotto cose meravigliose nel 1999 (Stereoscope, ndr), tanto tempo fa, e già sapeva esattamente cosa voleva fare. Ancora ascolto le cose che fa adesso. Infatti stiamo collaborando su alcune cose in questi giorni.
Dal punto di vista musicale, i Sacri Cuori mi hanno colpito moltissimo.
A: Tant’è che hai collaborato con loro per il progetto Fatalists.
H: Si. infatti ho iniziato a suonare con Antonio Gramentieri prima dei Sacri Cuori, eravamo amici e abbiamo suonato tanto. Poi lui ha fondato i Sacri Cuori, mentre riguardo il progetto Fatalist è stato costruito in maniera più organica.
Mi piace quello che fanno, nel senso che prendono un sacco di roba storica italiana mista con altre cose e sembra che indichi una strada per la musica italiana, magari in futuro. Nel senso di aprire la mente verso diverse forme di musica, perché se no fosse così la musica italiana rimane isolata, in Italia.
A: Noi di Radio Kaos Italy, siamo d’accordo con te su tutte queste tematiche anche perché cerchiamo proprio di supportare questo tipo di musica anche in Italia.
H: E’ molto importante. E’ una cosa importante da fare!
Traduzione: Azzurra Posteraro
Tecnico Audio, Post-produzione: Luigi Giannetti
Montaggio e simultanea: Simone Mercurio 
Intervista e live report: Ant De Oto

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