CHE FAMO? Cultura ed Intrattenimento in un Festival per Roma

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Dal 4 al 7 Ottobre CHE FAMO? al Circolo Arci Monk Cultura ed Intrattenimento in un Festival per Roma

Dopo il successo della serata di inaugurazione alla Casa del Cinema di Villa Borghese del 9 settembre, torna CHE FAMO? fusione di eventi serali d’avanguardia che animerà il Monk nella prima settimana di ottobre (da giovedì 4 a domenica 7). CHE FAMO? è reso possibile dall’entusiasmo dell’American University of Rome e dalla loro consapevolezza dell’importanza che l’innovazione culturale ha per la città di Roma. Ed è proprio l’innovazione culturale la protagonista di tutte le serate.
L’idea nasce dalla volontà di dare una risposta alla domanda che ricorre nelle serate romane con un’offerta unica di contenuti di qualità. L’obiettivo principale del progetto è quello di valorizzare tutti gli aspetti dell’industria creativa italiana, analizzando il “dietro le quinte” e offrendo nuovi spunti di riflessione al pubblico. CHE FAMO? è, quindi, sia uno spazio di intrattenimento sia un’occasione di far Cultura, analizzando attraverso gli occhi degli esperti di settore tutti i processi creativi e artistici che si celano dietro alla realizzazione di un contenuto. CHE FAMO? mira a costruire una piazza artistica nella capitale allettante soprattutto per i giovani, ma aperta anche a un pubblico più vasto interessato a una fruizione culturale d’avanguardia. L’accesso agli eventi e a tutte le iniziative sarà gratuito. Ne è ideatore il giovane staff di Quindici19, festival di cortometraggi ormai affermatosi con le sue quattro edizioni a livello internazionale.


Dal 4 al 7 ottobre CHE FAMO? si trasferisce al circolo Monk di Roma (via Giuseppe Mirri 35), luogo ideale per fondere insieme Arte, Cultura, Media e Intrattenimento in uno spirito di commistione di generi e background diversi. All’insegna della condivisione e del dinamismo culturale infatti, le quattro serate ottobrine saranno animate da iniziative dai connotati eterogenei l’una rispetto all’altra, sempre con la volontà di mostrare l’eccellenza di ogni settore come fil rouge. Il tutto si svolgerà su un’ampia varietà di eventi, dall’esecuzione live alle proiezioni, dai dibattitti con gli esperti agli incontri con gli artisti emergenti. Ogni serata sarà animata dai musicisti selezionati da Cheap Sound, media partner dell’evento. Tra i performer che scalderanno l’atmosfera rappresentando la discografia indipendente italiana, possiamo annoverare: gli Orator Fit, i Cathartic Method, Cesare Blanc, Osso di Seppia e True Sleeper. Inoltre, Radio Kaos Italy porterà il pubblico nel vivo del mondo radiofonico, con Dj Set e Dirette che riempiranno le serate. Luzy L e il Poppe Party concluderanno le serate di venerdì e sabato. Ma gli ospiti non si fermano qui. Saranno presenti anche Giancarlo De Cataldo e Riccardo Tozzi per introdurre la proiezione di “Romanzo Criminale”, Roberto Faenza per presentare il suo film “Un Giorno Questo Dolore ti Sarà Utile” e i The Jackal per raccontare la loro esperienza cinematografica in “Addio Fottuti Musi Verdi”. A chiudere la rassegna cinematografica ci sarà la pellicola francese recentemente premiata con il premio del pubblico al Torino Film Festival, “A Voce Alta – La Forza della Parola”. In più, giovani artisti esporranno le loro opere e si dedicheranno a live painting per intrattenere il pubblico e molto altro ancora. CHE FAMO? non ha ancora finito di stupire. I numerosi ospiti protagonisti dei panel di approfondimento, tra cui Massimo Bray e i ragazzi ideatori del fenomeno web “Socialisti Gaudenti”, verranno annunciati più avanti, sui canali social dell’evento. Questo è CHE FAMO?, il dietro le quinte della creatività.

PROGRAMMA NEL DETTAGLIO

📌 Giovedì 4 Ottobre 2018
> dalle h20.00
Live Music: Orator Fit
Panel: Massimo Bray; Socialisti Gaudenti
> 21.00 Screening: Un giorno questo dolore ti sarà utile (con Roberto Faenza – Jean Vigo)
Dj Set: Mons Dj Mix Delirium

📌 Venerdì 5 Ottobre 2018
> dalle h19.00
Live Music: Cathartic Method
> 20.00 Screening: Romanzo Criminale (con Giancarlo de Cataldo e Riccardo Tozzi – Cattleya)
Dj Set: Luzy L

📌 Sabato 6 Ottobre 2018
> dalle h20.00
Live Music: Cesare Blanc
Panel: Il dietro le quinte dell’industria discografica italiana (gli ospiti saranno annunciati in seguito)
> 21.00 Screening: Addio Fottuti Musi Verdi – Cattleya (con i the JackaL)
> 24.00 Dj Set: POPPEparty

📌 Domenica 7 Ottobre 2018
> dalle h19.00
Live Music: True Sleeper; Osso di Seppia
> 21.00 Screening: A voce alta (Wanted Cinema)
Dj Set: Mons Dj Mix Delirium

Media Partner:

Cheap Sound, Radio Kaos Italy, Wanted in Rome, MyMovies

INGRESSO RISERVATO AI SOCI TESSERATI ARCI 2018-2019
MONK – Circolo Arci
www.monkroma.it
Via Giuseppe Mirri, 35 – ROMA

ACCOUNT SOCIAL:

Facebook:https://www.facebook.com/CHEFAMO2018/
instagram: https://www.instagram.com/che_famo/

Ufficio Stampa

Simonetta Poltronieri +39 3341791456 simonetta@quindici19.com
Benedetta Barbano +39 346 2877891 pressoffice@quindici19.com

 

[Kaos Live Report] The Dream Syndicate @Monk 28/06

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La serata autunnale che ci accoglie all’ingresso del Monk Club fa un certo effetto, soprattutto se si pensa che siamo a fine giugno. È qualcosa di insolito, inconsueto. Ma quello a cui stiamo per assistere, in termini di inusualità, va ben oltre…

Ce lo spiega proprio Steve Wynn dal palco dopo il primo pezzo. I The Dream Syndicate hanno appena iniziato il loro primo concerto in assoluto nella Capitale. Il gruppo, alfiere dell’ormai superato Paisley Underground, variante psichedelica e accattivante del rock d’inizio anni ’80, comincia a scaldare il pubblico (di età media chiaramente più alta rispetto a quanto siamo abituati a vedere in questi lidi) concentrandosi sui pezzi dell’ultimo album, How Did I Find Myself Here, prodotto più che valido della reunion del 2012.

La potenza di “80 West” e “Filter Me Through You” non sfigura di fronte a grandi classici come “Armed With An Empty Gun”, prima gemma tratta dal loro capolavoro (e manifesto del genere) datato 1984, Medicine Show, e logicamente accolta con entusiasmo dai presenti. La chitarra di Jason Victor è la fiamma che arde continuamente per tutto l’arco della serata, fra distorsioni e assoli che fomentano il pubblico e non fanno rimpiangere le evoluzioni di Karl Precoda, protagonista assieme a Wynn di quell’intreccio di chitarre che caratterizzò i The Dream Syndicate dei primi due album. La title track di How Did I Find Myself Here è invece, per quanto mi riguarda, il trait d’union di due epoche, una suite rockeggiante di 11 minuti che scorre veloce fra le peripezie di Victor e la fantasia di Chris Cacavas alle tastiere.

La band sembra apprezzare l’atmosfera che si è creata, e si concede a un double encore che ne certifica, a discapito dell’età, l’intatta energia. Dennis Duck alla batteria e Mark Walton al basso sono l’àncora a cui si aggrappa il resto del gruppo, animali da concerto che non conoscono pause. Le ultime cartucce sparate provengono dall’album d’esordio, The Days Of Wine And Roses, e dal già citato Medicine Show. Le note di “Tell Me When It’s Over” ci suggeriscono, appunto, che si volge al termine.

Steve Wynn & co. ci hanno appena regalato un viaggio nel tempo, dritti nella storia del rock

Testo di Paolo Sinacore

Foto di Alessio Belli

[Kaos Interview] Andrea Laszlo De Simone @Monk Club 02/03/2018

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Dopo aver scritto e portato in giro per tutta l’Italia uno degli album più importanti del 2017, gli Andrea Laszlo tornano al Monk, stavolta per un live lungo e incredibile…

Questo è quello che il loro frontman baffutissimo ci ha raccontato molto prima che venissero versati litri di amaro del capo, e che si spezzasse la vita di una chitarra abbastanza giovane e prestante:

Intervista di Cristiano Tofani
Foto di Marta Bandino per Noise Symphony

 

[Kaos Live Report] Nic Cester and the Milano Elettrica @Monk Club 15/02/2017

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In una fredda serata di metà febbraio, la voce avvolgente di Nic Cester (magnificamente supportato dalla Milano Elettrica) è quanto di meglio avessimo potuto sperare per riscaldare l’ambiente.


Il frontman dei Jet, band australiana che a inizio secolo si prese la scena mondiale con un rock tanto vintage nello stile quanto selvaggio nei ritmi, ha speso gli ultimi anni fra Germania e Italia alla ricerca di nuove idee e nuovi stimoli. L’obiettivo era quello di tornare a dare sfogo alla sua vena artistica dopo gli ultimi deludenti lavori con i già citati Jet. Il cantante sembra aver trovato la sua America proprio qui in Italia, paese che ha dato i natali ai suoi nonni, e al quale è quindi naturalmente (e culturalmente) legato.
La tournee per promuovere Sugar Rush, primo lavoro solista dell’artista, parte infatti proprio nella cornice del Monk Club; l’affiatamento con la Milano Elettrica, invece, è già stato comprovato dall’anno passato, quando aprendo i live italiani dei Kasabian hanno riscosso i primi pareri positivi tra gli addetti ai lavori. D’altronde la band è composta da musicisti del calibro di Adriano Viterbini (Bud Spencer Blues Explosion) e Sergio Carnevale (Bluvertigo), e su un tappeto musicale composito come quello della Milano Elettrica, Nic può dar libero sfogo alla sua verve canora.

Concentrandoci sui pezzi in scaletta, è evidente come l’anima soul dell’australiano abbia preso il sopravvento su quella rockeggiante d’inizio carriera. E, pur non rinnegando il mio apprezzamento giovanile verso i Jet, non posso che accogliere con favore questa evoluzione musicale: in un turbinio di emozioni, tra pezzi che sfiorano atmosfere funk col basso di Roberto Dragonetti a farla da padrone, e altri momenti più blues con Viterbini a maltrattare (in senso positivo) le corde della sua chitarra elettrica, il live funziona alla perfezione. In tutto questo, la voce magnetica, d’altri tempi di Cester, è la ciliegina sulla torta.

“Eyes On The Orizon” è una carezza che ci fa entrare nel giusto mood assieme alla splendida “Psichebello”, che esalta la pulizia dell’impeccabile Milano Elettrica. Il pubblico si lascia andare sulle note di “Strange Dreams” e della title track “Sugar Rush”, ma è l’ipnotizzante “God Knows” che esalta al massimo la bellezza della voce di Cester. La consegna di una maglietta celebrativa della data capitolina (con su scritto “Adriano Viterbini and the Roma Elettrica”) all’unico romano presente sul palco, strappa un sorriso ai presenti. Nic decide poi di abbandonarsi definitivamente alle sue più intime emozioni, dedicando alla memoria del padre, scomparso 13 anni fa, la toccante “Shine On” dei Jet: momenti da brivido, difficili da dimenticare.

In definitiva Nic Cester, qui in Italia, non può soltanto comunicare i suoi pensieri attraverso la lingua (che ha imparato in questi anni), ma ha dimostrato che può anche comunicare le sue emozioni attraverso la musica, a livelli qualitativi che prima non aveva mai raggiunto. E a noi piace così.

Di Paolo Sinacore

 

[Kaos Live Report] Zu @Monk Club 21/11/2017

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Negli ultimi mesi/anni più di una volta mi è stato caldamente consigliato di vivere l’esperienza di un live degli Zu, e a posteriori non posso che rammaricarmi di aver aspettato tutto questo tempo.

La band romana, che prende il nome dall’album Die Tür ist Zu degli Swans, tra le tante analogie con la band di Michael Gira ne ha una che mi incuriosisce immediatamente: i tappi per le orecchie. Sì, perchè anche stavolta (come in occasione di un concerto degli Swans), mi viene suggerito di premunirmi dei suddetti tappi, soprattutto nel caso avessi avuto intenzione (come poi effettivamente sarà) di godermi lo spettacolo da pochi passi.

E dire che la serata inizia con tutt’altro mood, condizionata dalla rilassante e sorprendente esibizione di ØKAPI (al secolo Filippo Paolini), la cui musica si mescola alla perfezione con le immagini preparate da Simone Memè che passano sul proiettore. Una sorta di documentario naturalistico prende vita tra suoni spiazzanti che riprendono versi di uccelli e voli di stormi, il tutto basato sulle sperimentazioni di Olivier Messiaen (da cui il titolo dell’album Pardonne-moi, Olivier!), compositore francese e ornitologo di metà XX secolo.

A fare da contraltare all’esibizione del duo ci pensa Luca Mai, che si presenta sul palco con tutta la potenza del suo sax baritono. Per restare sul tema naturalistico intrapreso da ØKAPI, l’introduzione di “Obsidian”, una delle tante perle di Carboniferous (2009), potrebbe essere paragonata ai passi pesanti e prepotenti di un elefante. Un approccio che coinvolge subito il pubblico subito immerso nelle trame musicali insolite di questo inusuale trio. Infatti, oltre al già citato Mai, troviamo Massimo Pupillo al basso (altro membro originale della band), e Tomas Järmyr, batterista norvegese in forza agli Zu dal 2015. I tre funamboli sembrano spesso andare ognuno per conto proprio, per poi ritrovarsi nei momenti di massima esaltazione che la loro musica elargisce senza soluzione di continuità. La batteria di Jarmyr è lo splendido metronomo su cui si sfogano i deliri di Mai e Pupillo, che scovano note sempre più basse e profonde per poi esplodere in assoli trascinanti.

Momenti di apparente quiete (come l’inizio di The Unseen War”) sono solo il preludio di cavalcate prepotenti che ci entrano nelle ossa e ci investono nella loro cupa bellezza. Beata Viscera” è un altro pezzo che ti toglie il fiato, tra i cambi di ritmo e le evoluzioni di tutti gli strumenti, che diventano a turno protagonisti. Il concerto si sviluppa soprattutto sui pezzi di Carboniferous (oltre a qualche traccia di Cortar Todo), e si conclude con la magnifica doppietta “Chtonian” – “Ostia”, quando Pupillo si lascia definitivamente andare mordendo in senso letterale (oltre che in senso figurato) le corde del suo basso.

Gli Zu ci salutano dopo un’ora intensa fatta di pochissime pause e di continui saliscendi; un tappeto musicale poco omogeneo, frastagliato, che proprio per questo regala emozioni forti e non stanca mai.

Testo: Paolo SInacore

Foto: Alessio Belli

[Kaos Live Report] Arto Lindsay @MONK Roma 15/11/2017

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Un chitarrista leggendario è passato al MONK Roma: Arto Lindsay! Ecco le foto imperdibile del nostro Marco Loretucci.

Rome Psych Fest ci ha regalato una gustosa anteprima… l’incredibile performance di Mr. Arto Lindsay. Il chitarrista ha recentemente pubblicato il suo ultimo album di inediti battezzato Cuidado Madame: un ottimo pretesto per riammirare dal vivo il talento dello storico musicista!

[Kaos Live Report] Public Service Broadcasting @ Monk ROMA 10/11/2017

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Pur sapendo che questo ex duo (e adesso scintillante trio) londinese è oramai un habitué dei piani alti delle classifiche inglesi, non ho certo la presunzione di immaginare un Monk Club pieno in occasione del loro concerto. Ma basta guardarsi un attimo attorno per capire che mi sbagliavo di grosso.

Evidentemente le precedenti visite capitoline (e più in generale, italiane) che i Public Service Broadcasting si sono concessi negli ultimi 4 anni, hanno creato una sostanziosa e fedele fan base di J. Willgoose Esq. e soci. E poi la musica dei PSB è un’esperienza troppo particolare da poter circoscrivere all’ascolto di un album, tanto che per manifestarsi appieno nella sua genialità ha bisogno di librarsi nella dimensione live.
Le peripezie del già citato Willgoose, affaccendato fra campionatori, tastiere, due laptop e un vasto assortimento di chitarre che immancabilmente cambia all’inizio di ogni canzone (onore all’addetto costretto a prendere e portare dal backstage strumenti a corda – fra cui un banjo – per tutto il concerto), sono accompagnate dall’esuberanza di JF Abraham, altro meraviglioso polistrumentista che si prodiga fra tastiere, basso e strumenti a fiato con facilità disarmante, unita a un approccio trascinante che lo rende per molti versi il vero frontman del gruppo. A sostegno di questa miscela esplosiva, l’incessante martellamento di Wrigglesworth alla batteria costituisce la base su cui si sviluppano i piccoli capolavori di questo gruppo sui generis.
Seguendo il filo del discorso che caratterizza il loro ultimo lavoro Every Valley, il concerto inizia con due pezzi dell’album (“The Pit “e “People Will Always Need Coal”) contenenti registrazioni di messaggi propagandistici che esaltavano il lavoro in miniera – descritto come certezza per il presente e per un lontano futuro – a metà del XX secolo nel Sud del Galles. Dopo qualche entusiasmante viaggio fra le perle di Inform – Educate – Entertain e The Race for Space (vi segnalo “Theme From PSB”, “Signal 30”, “E.V.A.” e l’attesissima “Spitfire”), il train of thought di Every Valley si conclude con l’amarezza e la rabbia di “They Gave Me a Lamp” e “All Out”, in cui si affrontano argomenti spinosi come la problematica emancipazione femminile in un mondo prettamente maschile, o come gli scioperi fra i minatori britannici che in Galles, nel 1984, degenerarono in violenti scontri con la polizia. Le atmosfere create dalle musiche dei Public Service Broadcasting e dai video che scorrono alle loro spalle mandano in estasi un pubblico sempre più coinvolto, capace sia di lasciarsi andare (come in occasione di “Go!”) che di restare in silente adorazione (ad ascoltare la catartica “The Other Side”).
Il breve encore si chiude con “Gagarin” e il solito gran finale rappresentato da “Everest”, cavallo di battaglia che si staglia nella fitta nebbia artificiale e ci avvolge nella sua morbidezza, permettendo ai Public Service Broadcasting di congedarsi con stile.
Willgoose annuncia più volte durante la serata che li rivedremo presto, e mi vien da pensare una sola cosa: spero tanto abbia ragione.

Testo di Paolo SInacore

Foto di Alessio Belli 

Setlist:

1. The Pit
2. People Will Always Need Coal
3. Theme From PSB
4. Signal 30
5. Korolev
6. E.V.A.
7. Progress
8. Go to the Road
9. Night Mail
10. Spitfire
11. They Gave Me a Lamp
12. All Out
13. The Other Side
14. Go!
15. Lit Up

Encore
16. Gagarin
17. Everest

[Kaos Live Report] Willie Peyote @MONK Roma 28/10/17

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Anche nella Capitale si riscontrano sempre più casi di persone affette da questa strana malattia: si chiama Sindrome di Turet. Il colpevole? Un certo Willie Peyote…

Willie Peyote – La Base live @MONK ROMA

Inutile girarci intorno: dopo averlo ascoltato a dovere in queste settimane antecedenti il live, possiamo affermare con tranquillità – ed un minimo di prevedibilità – che  La Sindrome di Turet di Willie Peyote è uno dischi italiani dell’anno. Ispirato e spietato, cinico ma romantico, attuale ed esistenziale, il disco conferma il rapper-cantautore torinese come una delle voce più autentiche del panorama musicale italiano. Un lavoro più aperto alla melodia e molto amplio a livello strumentale, con all’interno una serie di brani capaci di imprimersi subito nei timpani e nel cuore degli ascoltatori. Ergo, non c’è da stupirsi se questo sabato il Monk Roma era gremito di persone tutte pronte a cantare ed acclamare il proprio beniamino.

Opening act della serata: La Base, interessantissima miscela esplosiva di hip hop funk e soul.

Ora, se non avete presente – mi dispiace per voi – chi sia Willie Peyote, il primo impatto vi spiazzerà, visto che siamo così abituati in Italia – tranne rare e preziose eccezioni – a quest’immagine rapper proto-gangster dalle patetiche e false ostentazioni spavaldo-criminali. Niente di più lontano da Guglielmo Bruno, il quale si presenta sul palco con giacchetta e camicia e dal modo in cui tiene il microfono appare più come un giovane scrittore che uno del giro hip-hop tutto tatuaggi e sguardi truci. Lui – fortunatamente – è diverso e usa il rap e le sue produzioni per parlare di amore, sesso, qualche bicchiere di troppo e le tante cose che non vanno nel mondo che ci circonda, senza trascurare mai la sua potentissima verve compositiva.

Il live è stato incredibile: con momenti riflessivi e altri euforici, brani dell’ultimo disco e classici cantati a squarciagola. Una festa a suon di rime e musica, pubblico euforico e già la voglia di rivedere Willie Peyote (senza cappello solo Guglielmo) dal vivo ancora una volta, il prima possibile! Nell’attesa, riviviamo il tutto con gli scatti di Alessio Belli.

 

Foto: Alessio Belli

[Kaos Live Report] Behind The Shadow Drops Live @MONK Roma 12/10/17

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Una magica serata al Monk Roma sulle note del progetto solista del fondatore dei leggendari MONO: ovvero Behind The Shadow Drops di  Takaakira ‘Taka’ Goto

Dal 2016 Behind The Shadow Drops è il progetto di Takaakira ‘Taka’ Goto chitarrista, compositore e fondatore dei Mono, band giapponese che non ha minimamente bisogno di introduzioni. Il 22 settembre è stato pubblicato l’album di debutto Harmonic, registrato, mixato e prodotto da John McEntire e abbiamo avuto modo di ascoltare live, presso il Monk Roma, ciò di cui è composto questo primo lavoro. In apertura di serata un duo molto caratteristico, Holy Pieces, composto da violino (con vari effetti) e consolle, duo che unisce il Drone e l’Elettronica al violino, che seppure colmo di effetti, non perde mai quelle sue caratteristiche acustiche.

Quando arriva il momento di “Taka” Goto l’intimismo del live si fa sempre più forte, con le luci soffuse e lui seduto sul palco con due Mac, tastiera e chitarra, accompagnato da delle immagini rigorosamente in bianco e nero sullo screen, sembra come di entrare nella sua mente, nei posti più oscuri e pieni d’ombre; i brani di “Harmonic” creano un lungo filo diretto tra l’ascoltatore e Taka stesso, la ripetizione dei temi nei brani e la contrapposizione tra beat duri, effetti spaziali di tastiera, pianoforte e chitarra ci porta in un viaggio monocromatico alla vista, ma ricco nei suoni e nelle emozioni. Quando qualcuno per la prima volta ascolta live i Mono viene irrimediabilmente colpito dalla carica emotiva suscitata dai loro brani e il progetto Behind The Shadow Drops di Taka Goto, seppure in solitaria, è capace di suscitare quasi le stesse emozioni incredibili all’ascoltatore; per riassumere non ci resta che affermare che questo live è stato sinceramente incredibile.

Foto a cura di Alessio Belli.

[Kaos Live Report] Duke Garwood @MONK – 23/02/2017

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Una volta Josh T. Pearson ha detto di lui: “Ciò che di più vicino al paradiso si possa raggiungere con una chitarra.” Lui chi? Duke Garwood, ovviamente. Giovedì scorso lo abbiamo visto live al Monk Club di Roma per una serata di musica davvero indimenticabile. Ecco le nostre foto del live di Mr. Garwood aperto delle bravissime Smoke Fairies: buona visione!

Foto di Alessio Belli