Preoccupations @Monk Club 08/02/2019

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Tra i grandi classici di una serata tipo a Roma Est, l’attesa al di fuori della sala concerti del Monk permette sempre di perdersi fra piacevoli chiacchierate e gustosi cocktail, con simpatiche variabili: come venerdì 8 febbraio, ad esempio, quando nell’altra sala avremmo potuto approfittare e goderci il Festival di Sanremo. Offerta allettante, ma declinata: preferiamo aspettare le 23:30 e goderci un tipo di spettacolo, dal punto di vista musicale, diametralmente opposto.

I Preoccupations, nelle lore mise semplici e scaciate, tipiche del genere che rappresentano, affrontano il palco con apparente nonchalance e prepotenza, peculiarità delle tracce di Viet Cong, album d’esordio del 2015 e – all’epoca – nome del gruppo. L’apertura con Newspaper Spoons e la magnifica Continental Shelf mette subito in risalto la voce di Matt Flegels, che si trascina sofferta e graffiante, adagiandosi su un tappeto di schitarrate feroci. Nella parte centrale del concerto spiccano i pezzi dell’ultimo lavoro, New Material, dai tratti senza dubbio meno spigolosi dei loro esordi, con l’uso sempre più massiccio di tastiere e synth da parte di Daniel Christansen e soprattutto di Scott Munro.

In tal senso palese è lo stacco fra Disarray, in cui le sonorità degli Interpol sembrano prendere il sopravvento, rispetto alla successiva Bunker Buster, più urlata e ritmata, manifesto di un post punk più essenziale stile anni ’80. Memory è un pò l’inno del loro album di mezzo (Preoccupations), e spiana la strada per il gran finale sulle note di Death, traccia fiume (oltre 11 minuti) di Viet Cong, che ci accompagna idealmente all’uscita mentre lo scatenato Mike Wallace, indemoniato batterista, si abbandona al ritmo tanto ripetitivo quanto incessante da lui stesso imposto.

Ritroviamo Mike pochi minuti dopo al tavolo del merchandising, sempre a torso nudo, simbolo di quell’approccio disinteressato che distingue da sempre la band canadese. Al netto dei cambiamenti di nome e di stile, i Preoccupations restano una delle novità più interessanti degli ultimi cinque anni.

Testo / Paolo Sinacore

Foto / Alessio Belli

Tracklist

Newspaper Spoons

Continental Shelf

Espionage

Silhouettes

Antidote

Decompose

Zodiac

Disarray

Bunker Buster

Memory

March of Progress

Death

 

 

I Hate My Village @Monk 02/02/2019

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I HATE MY VILLAGE, ovvero  il nuovo progetto di Fabio Rondanini (CALIBRO 35, Afterhours), Adriano Viterbini (BUD SPENCER BLUES EXPLOSION), con la partecipazione di Alberto Ferrari (Verdena).

Dopo l’uscita del secondo singolo “#ACQUARAGIA ”, che anticipa il nuovo album, annunciano le prime date del Tour ecco la band sul palco del MONK: le foto di Gian Marco Volponi ci raccontano questa indimenticabile serata di musica!

[Kaos Live Report] Sei Tutto l’Indie Fest Vol.II @MONK – 05/05/2018

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Dopo il grande successo della prima edizione, sabato 5 maggio è tornato al Monk Sei tutto l’Indie Fest, il festival organizzato dai ragazzi di Sei Tutto l’Indie di cui Ho Bisogno, la più importante community sulla musica indipendente italiana.

Una seconda edizione che ha visto alcuni tra i più interessanti artisti emergenti della scena indie alternarsi sui due palchi allestiti per l’occasione in quello che è diventato uno dei punti di riferimento per la musica live a Roma.

Il caldo ed intimo abbraccio del second stage ha accolto il cantautorato del talentuoso Federico Fabi, i suoni synthpop della band pugliese Ombre Cinesi e il poetico pop destrutturato di Generic Animals.

Sul palco principale è invece andata in scena l’esplosività rock di Gastone, il pop invernale con l’ukulele di Gigante e la spensierata esibizione de I Giocattoli, una delle band rivelazione degli ultimi mesi.

Il festival, che si è chiuso con il dj set di San Diego, ha regalato ad appassionati e addetti ai lavori uno sguardo curioso e attento a quella che si presenta come una musica giovane e fresca ma ansiosa di diventare grande.

Foto di Maria Luce Venturi

[Kaos Live Report ] Manifesto: un’indimenticabile terza edizione!

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Il 23 e 24 marzo è andato in scena al Monk il Manifesto, festival di musica elettronica giunto alla terza – bellissima – edizione. Alcuni scatti delle due magnifiche date!

Di questi tempi abbiamo poche certezze. Alcune arrivano con la primavera: le giornate si allungano, si spera il tempo migliori, cambia l’orario e soprattutto ci si schiera in prima fila al Monk per assistere agli imperdibili live e set delle due date del Manifesto. La rassegna di musica elettronica italiana e internazionale oramai non ha più bisogno di presentazioni e anche nell’edizione 2018 ha assemblato due giorni all’insegna della qualità assoluta, fornendo nottate all’insegna di alcuni dei nomi più significativi del panorama elettronico attuale.

La prima serata è stata aperta dal bel live di Rhò, in cui ha  presentato al pubblico il nuovo lavoro Neon Desert, mostrando a tutti la sua versatilità e talento. Si passa subito senza colpo ferire al Palco A, pronti a farsi rapire dalla bellezza delle immagini e dei suoni di un nome di culto assoluto: Alessandro Cortini. Una performance tutta incentra sul suo ultimo lavoro Avanti. Incredibile come il suo personale passato fatto di vecchie cassette e super 8 diventi un’esperienza di condivisione emotiva condivisa da tutti: i miracoli della musica. Quella bella. Chiusa la sua esibizione ci asciughiamo gli occhi e torniamo dall’altro lato della sala per assistere a cosa combina Indian Wells. Ma la serata ha ancora in serbo due nomi da k.o.: Nosaj Thing e annesso laser show e lo scatenato Bruno Belissimo!

 

Molto bella anche l’apertura della seconda serata, affidata al bravura di John Montoya, capace di destreggiarsi con la stessa abilità tra macchine e violini. Pubblico preso dal suo coinvolgente mood in pochi secondi. Ben scaldati da questa apertura possiamo perderci negli ipnotici e irresistibile ritmi dei Go Dugong. Tra maschere e viaggi sonori – e annesa presentazione dell’ultimo lavoro Curaro – ci si perde nel loro mondo… giusto il tempo per trovarci davanti Omar Souleyman! Difficile spiegare l’esplosione di energia e di euforia generata dal suo live! Una festa – letteralmente – a ritmo di una dabka “rivista” alla sua maniera. Molti lo definiscono “L’Uomo più cool del mondo”: non mi sento di dissentire. Come non posso dissentire riguardo la celeberrima potenza sonora dei Ninos Du Brasil: fortunatamente il Monk è ancora in piedi dopo il loro live. E a chiudere in bellezza quest’indimenticabile edizione del Manifesto ci ha pensato Valerio Delphi. Il tempo di far guarire i timpani e già siamo pronti per la prossima!

 

Foto di Alessio Belli 

[Kaos Interview] Andrea Laszlo De Simone @Monk Club 02/03/2018

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Dopo aver scritto e portato in giro per tutta l’Italia uno degli album più importanti del 2017, gli Andrea Laszlo tornano al Monk, stavolta per un live lungo e incredibile…

Questo è quello che il loro frontman baffutissimo ci ha raccontato molto prima che venissero versati litri di amaro del capo, e che si spezzasse la vita di una chitarra abbastanza giovane e prestante:

Intervista di Cristiano Tofani
Foto di Marta Bandino per Noise Symphony

 

[Kaos Live Report] Boris & Amenra @Monk Club 01/03/2018

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Dopo una settimana di freddo e neve, l’accoppiata extralusso formata dai Boris e dagli Amenra riscalda gli animi dei presenti al Monk Club grazie al loro stile unico, quasi avvolgente nella loro strabordante potenza.

A iniziare la serata ci pensa il trio giapponese, che a 26 anni dalla nascita non smette di sfornare intensi capolavori: l’ultimo in ordine di tempo è “Dear”, uscito nel 2017, e ancora espressione di un genere musicale difficile da inquadrare e impossibile da etichettare. I Boris spaziano dal drone, al post-metal, al noise, con una naturalezza ipnotica, soprattutto per chi ha la fortuna di godersi un loro live. Il gong alle spalle del magnetico Atsuo Mizuno, batterista tanto coinvolto nello sviluppo della sua musica da sembrare perennemente in uno stato di trance, è il fulcro della scena. Takeshi Ohtani (basso) e la gracile Wata (chitarra e tastiere) completano l’opera seguendo con gli occhi il tempo che Mizuno dà loro con tutta la teatralità del caso. Lo scoccare del gong fa sobbalzare il cuore in gola alle prime file del pubblico, un’apoteosi di emozioni che all’apparenza trova fine solo nel momento in cui il gruppo saluta nel mezzo di un’ovazione generale.

Ma è, appunto, solo apparenza. Bastano infatti 15 minuti per risistemare la scena e lasciare spazio a un’altra esibizione non adatta ai cuori deboli. Colin H. van Eeckhout prepara un tappeto al centro del palco, si volta verso il batterista Bjorn J. Lebon, piegato in ginocchio, capo chino, come fosse in preghiera. Nelle sue mani due tubi di metallo che comincia a sbattere uno contro l’altro, seguendo un ritmo lento ma inesorabile. Pian piano gli altri componenti del gruppo (Vandekerckhove e Bossu alle chitarre, oltre al possente Seynaeve al basso) subentrano, in un crescendo emozionante, quasi mistico. Gli Amenra spaziano da momenti contemplativi ad altri in cui la base metal della loro musica prende il sopravvento, in un pot-pourri di generi che ricorda da vicino l’evoluzione dei Boris. Ma a differenza dei nipponici, il quintetto belga ha continuato a seguire il filo della loro opera omnia con l’ultimo album, “Mass VI”: l’alternanza di momenti catartici e esplosioni sonore rappresenta la struttura base dei loro lavori, dal primo “Mass I” datato 2003, a quest’ultimo del 2017. Sul palco poi, van Eeckhout scaglia le sue urla verso il batterista, rivolgendo le spalle al pubblico, in una disposizione scenica che da sempre lo caratterizza. L’effetto è tanto spiazzante quanto travolgente.

Inutile dire che un uno-due del genere non si vede tutti i giorni; il consiglio, per chi non è potuto esserci, è di munirsi di tappi per le orecchie e recuperare il prima possibile.

Testo: Paolo Sinacore

Foto: Alessio Belli

[Kaos Live Report] Ghemon @Monk 09/12/2017

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Nonostante il freddo glaciale, un nutrito gruppo di persone ha lasciato le proprie abitazioni per recarsi al Monk. Il motivo? La data romana di Ghemon.

Inutile girarci intorno: Mezzanotte di Ghemon è uno dei dischi italiani dell’anno. A prescindere dal genere, dai gusti, dalle aspettative, l’ultimo lavoro di Gianluca Picariello si è imposto fin da subito come un lavoro clamoroso, segno di una evoluzione e un cambiamento importante e musicalmente riuscito. E’ interessante infatti notare come di recente molti dei nomi più illustri del rap “alto” italiano abbiamo sperimentato – con pregevoli riscontri – vie diverse: Willie Peyote nell’ultimo Sindrome di Toret ha aperto il suo sound ad un gusto più pop e cantato, idem – ed in maniera ancora più accentuata – ha fatto Coez con Faccio un Casino , mentre il nostro Ghemon con Mezzanotte – seguito dell’altrettanto magnifico ORCHIdee – ha dato vita ad un disco dall’anima soul davvero pregevole che ha stregato subito critica, i fan e generato nuovi adepti.

E’ bello constatare fin da subito come il pubblico presente sia estremamente variegato: giovanissimi (in alcuni casi adolescenti) premuti sulla prima fila, circondati da altri fan di poco più grandi e adulti. Tutti pronti e trepidanti nel cantare insieme al loro beniamino i suoi brani oramai imparati a memoria. Così – appena finito il sacro rituale calcistico di Juventus-Inter – Ghemon segue di pochi istanti la sua band sul palco del gremito Monk Roma. Il calore è tanto e serve per scaldarci subito a ritmo di musica e rime. Ghemon – vocalmente ineccepibile – esegue senza fronzoli un brano dopo l’altro, creando un set avvolgente e coinvolgente, in cui viene esaltata la potenza e l’impatto delle sue canzoni, merito anche dei musicisti impeccabili che lo accompagnano.

Non c’è brano che non venga accolto da boati e applausi. Ghemon, in tenuta sportiva, si muove canta, spesso coinvolgendo nelle sue strofe la splendida voce femminile al suo fianco. Arrivano tutti i brani più attesi e senza neanche rendercene conto, si arriva ai bis e alla conclusione di un live bellissimo che conferma – qualora ce ne fosse ancora bisogno – il nome di Ghemon con uno dei più importanti e talentuosi nel contesto del mondo rap. E non solo… Detto ciò: unico modo per rivivere questa fantastica serata di musica live? Scorrendo le nostre foto!

Testo: Michael Previtera

Foto. Alessio Belli

[Kaos Live Report] Giancane @Monk 07/12/2017

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Al Monk sono le 11:00 quando tutto inizia ad essere avvolto da un’atmosfera anni ’80 che prepara l’entrata di Giancane, accolto da nuvole di sfumature di viola e dal calore del pubblico…

Il locale è sold out. Con “2 volte 6”, una delle sue poche canzoni romantiche (se non l’unica) dedicata alla Peroni, apre il concerto e la presentazione del nuovo album “Ansia e  Disagio”, uscito per Woodworm Label  il 24 Novembre. Segue un classico, ovvero “Ciao, sono Giancane”. Sale sul palco Alessandro Martinelli, fisarmonicista de Il Muro del Canto, intento ad accompagnare  “Hogan blue”. L’entusiasmo è alle stelle e il locale sembra inadatto per contenerlo tutto. Arrivano momenti di respiro; il cantautore interagisce ironicamente con il pubblico e poi lo fa ancora ballare con i pezzi ‘’Una vita di merda” e ” Una Vita al top”’. On stage arriva anche Michele Amoroso e con il dissacrante brano “Limone ” e il concerto raggiunge il top.

Il live continua con pezzi tratti da Ansia e Disagio, tra i quali la cover dell’ “Amour Tojours”, a conferma di quanto dice Giancane stesso in una intervista rilasciata a G. Zanichelli per Repubblica del 6 dicembre 2017 “…. noi durante il live facciamo un momento che si chiama Momento Lucchesi, come il cognome del nostro chitarrista. Facciamo scegliere tramite l’applausometro cinque o sei pezzi di grande musica italiana, così per cazzeggiare un po’. E, dalla Sicilia alla Valle D’Aosta, vince sempre Gigi D’Agostino, sempre, in ogni data. Quindi ormai è entrata in scaletta, è due anni che la suoniamo, era giusto metterla su disco definitivamente…”

Seguono altri ospiti tra i quali Lucio Leoni con il quale si da vita all’ironico brano “Adotta un fascista” e il rapper Rancore per il brano ‘’Ipocondria’. Con quest’ultimo i due artisti ripercorrono storie di curiosi e inspiegabili stati d’animo. Per il rapper ci sarà spazio anche un pezzo da solista. Il finale è qualcosa di magico: rendendo tangibili sensazioni e pensieri intrusivi, Giancane spinge i presenti nuovamente a ballare sulle note del bis del brano “Ipocondria”. Conclusione all’insegna dell’affettività sincera con fiumi di saluti, ringraziamenti e gioia condivisa per la magnifica avventura vissuta.

Testo: Rocco Foggia

Foto: Dario Argenziano

[Kaos Live Report] Galeffi @MONK Roma 30/11/2017

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Concerto di presentazione e primo sold out al Monk Roma per Galeffi e il suo Scudetto.

A scaldare il numeroso pubblico ci pensano gli AM-OK, duo composto da Chiara Gianesini e Federico Pellegrini, i quali – pur essendo ancora in fase di lavorazione per l’album – ottengono un ottimo riscontro del pubblico, preparandolo come si deve per la serata.

Finita la loro esibizione parte il singolo che ha portato la fama a Galeffi, ovvero “Occhiaie”, con il pubblico pronto fin da subito a cantarla. Sul palco insieme a lui la sua band, con la quale dimostra di avere grande armonia ed empatia: Luigi Winkler alla chitarra, i synth e le sequenze sono nelle mani di Marco Proietti, alla batteria Andrea Palmieri ed infine al basso Walter Pandolfi. Sul volto del giovane si legge chiaramente l’intensità degli impegni che l’hanno tenuto impegnato nelle scorse settimane prima della serata ufficiale, dalle varie interviste fino alla presentazione del secondo singolo “Polistirolo” presentato al Marmo domenica scorsa durante la serata di “Spaghetti Unplugged”. Prosegue il concerto con un il “vecchio” singolo “Camilla”, uscito nell’estate del 2016, e forse il primo pezzo che ha portato il nome di Galeffi a farsi conoscere (soprattutto tra le ragazze). Segue “Puzzle” e poi il primo ospite: Gazzelle. Cocktail alla mano, il cantante sale sul palco facendo partire il duetto di “Pensione” , ricordando al pubblico il suo concerto di marzo all’Atlantico con un: ” Arrivederci a Marzo”.

Non finiscono certo le sorprese, infatti, il secondo ospite è Roberto Angelini , insieme al quale il nostro timido artista canta “Pedalò”. Qualche minuto di pausa e le luci si riaccendono con una cover di “Pop Porno” de Il Genio e una rivisitazione di “The House of the Rising Sun” degli Animals .  A  concludere lo show il bis di “Occhiaie” in acustico accompagnato dalla chitarra del fratello, Livata, prima di scendere dal palco tra i canti e applausi della folla che già lo ama. La voce e lo stile di Galeffi sono qualcosa di originale nel panorama italiano e ha dimostrato piene capacità di sapersi distinguere. Un grande esordio, per un grande live. Alla prossima.

Foto: Dario Argenziano

Report: Rocco Foggia

[Kaos Live Report] Selton live @MONK Roma 01/12/2017

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Altra serata al Monk Roma, altro sold out: la nostra Francesca Romana Abbonato ci racconta con le sue foto la bellissima festa di ieri sera… il concerto dei Selton!

Foto di Francesca Romana Abbonato

[Kaos Live Report] Ex Otago @MONK Roma 25/11/2017

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Volete sapere come è andato uno dei concerti più attesi della stagione? Bene: ecco le foto di Francesca Romana Abbonato a raccontarvi del clamoroso live degli Ex Otago al Monk Roma. Buona visione!

 

Setlist:

1)Cinghiali incazzati

2) Non molto lontano

3) Amico bianco

4) Stai tranquillo

5) La nostra pelle

6) Foglie al vento (con Margherita Vicario)

7) Indiano

8) Coraggio

9) Figli degli hamburger

10) Ritmo

11) Costa Rica

12) Mare

13) Quando sono con te

14) Gli occhi della luna

15) I giovani d’oggi

[Kaos Live Report] Zola Jesus @MONK Roma 14/11/2017

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È martedì sera, fa molto freddo, la settimana è piena di concerti ed eventi, e al Monk c’è una tale Nicole Hummel (o Nika Roza Danilova) che suona, completamente sola senza opening, dalle 22.00.

Il Monk è insolitamente poco popoloso, ma non ci aspettavamo un’affluenza esagerata per questa artista, sappiamo bene che non è per tutti la sua musica, anzi.

Alle 22.15, inaspettato, sale sul palco un giovanotto con una maglia attillata nera, scalzo, pensiamo sia un tecnico che controlla i microfoni, invece si presenta come Devon Marsh (il nome, mezzo sbiascicato, lo abbiamo chiesto all’ingresso) dice che canterà qualche canzone, timidamente come se fosse la prima volta, e mette su 5 o 6 basi dal suo portatile.

Ha una voce molto potente e colorata, con la mano destra solfeggia, ma al terzo pezzo si sente l’assenza di uno scheletro sonoro più consistente, e quindi attendiamo ai lati del palco, mentre la sala si popola piano piano. La violinista e il bassista salgono sul palco da soli, alle spalle uno sfondo nero puntinato di bianco, che dà l’idea di poter vedere da vicino il segnale assente del televisore, trasforma l’ambiente in un enorme set in bianco e nero, magari quello della famosa puntata 8 della terza stagione di Twin Peaks, dove tutto diventa come in un film dell’orrore anni ’50, ed è indicativo visto il legame di Zola Jesus con il regista David Lynch.

E proprio Zola Jesus entra sul palco strisciando per terra, con i lunghi capelli neri che le danzano sulla fronte nascondendo il viso, e le braccia color avorio che sbucano dal nero del vestito di ciniglia drappeggiata. Sembra di vedere un ragno che punti una preda ghiottissima, o una banshee, oppure ancora, per riprendere un po’ l’idea data dalla copertina dell’album, della vernice nera che scivoli su una superficie idrorepellente.

Zola Jesus è molto minuta, ma ha una potenza nella voce che è, a volte, il suo limite più grande su disco, perché appiattisce i suoni e tiene tutto fermo lungo una linea dritta che però, lascia che i pezzi rimangano un po’ freddi e distante.

Al contrario, dal vivo, diventa tutto più sfumato, i contrasti netti di bianco e nero rimangono ma solo nell’aspetto estetico superficiale. Le canzoni del nuovo album (l’artista apre con Veka e Soak) sono potenti ma vibranti di passaggi sussurrati, anche perché Zola Jesus è costretta a controllare con attenzione uno strumento che potrebbe davvero sopraffarla: basti pensare che le volte in cui si ritrova a cantare distante dal microfono, perché impegnata in salti, balli meccanici, headbanging, la sua voce si alza comunque chiara al di sopra dell’entusiasmo della folla.

Ad un momento di imbarazzo e poco coinvolgimento del pubblico, per via dell’eccessiva carica pop del brano Dangerous Days (tratto infatti dal disco peggio riuscito, Taiga), ne seguono alcuni molto significativi, sospesi, come quando l’artista, dopo aver spiegato di conoscere solo bestemmie in italiano, e averne lanciata una così, gratis, dice con semplicità che seguirà una canzone, dedicata a sua zia, che si è suicidata lo scorso anno.

Dopo svariati pezzi tratti da Okovi, Conatus e Stridulum, e abbracci al pubblico, Zola Jesus attacca con l’ultimo pezzo, Exhumed, una Cavalcata delle Valchirie di archi, tratta dall’ultimo disco, che però suona subito strana, non si sa se per colpa di un errore della violinista o dello sfarfallio delle basi registrate, ma un pizzico di delusione c’è, anche da parte dei musicisti.

Nicole, però, canta e si dimena senza curarsene. L’encore è intima e brevissima, si chiude questo concerto irreale e strisciante come una pianta rampicante, Zola Jesus con la sua pelle di marmo esce dalle cortine chiuse del palco del Monk, lo fa come se sparisse, tornando fumo, e polvere.

Report: Giorgia Melillo
Foto: Alessio Belli

 

Setlist

Veka

Soak

Dangerous Days

Hikikomori

Witness

Siphon

Clay Bodies

Wiseblood

Remains

Night

Vessel

Exhumed

Encore:

Skin

 

 

[Kaos Live Report] Giorgio Poi @Monk 03/11/2017

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Varrebbe la pena di andare a vedere Giorgio Poi anche solo per sentire come iniziano i suoi concerti.

Il live dei Gastone (che ci perdiamo in pieno a causa di cena-trucco-birre-passo lento), e quello degli halfalib, un trio di tastiera e voce, sax e chitarra e batteria, anticipa l’ingresso di questo giovanotto con una felpa troppo grande e l’orecchino che manda bagliori di luce ogni qualvolta il fumo erogato da qualche bocchettone segreto si dirada un po’.

Gli halpalib ci incuriosiscono subito, perché il cantante parla con voce sommessa e nel pezzo di apertura ci canta un “riposa la testa, riposa le ossa” che veramente ci rimescola un po’ dentro. Non siamo sicuri di essere in grado di inquadrarli in un genere di riferimento, e in comunque poco ci importa, rimaniamo lì ad ascoltarli da cima a fondo, pensiamo per tutto il tempo che i loro pezzi in inglese (cioè tutti gli altri, tranne il primo) siano belli, ma meno belli del primo, la sala si popola rapidamente.

Giorgio Poi entra sempre da solo sul palco, è una specie di ometto da fiaba, però è anche uno che potrebbe essere il fratello del tuo migliore amico, attacca con Paracadute, il quinto pezzo del suo disco Fa Niente, canta solo accompagnato dalla chitarra con la voce dritta, anche se effettata, che ti racconta tutte le parole con precisione, che forse in bocca ad un altro, non avrebbero avuto significato.

Paracadute, cantata con l’accompagnamento della chitarra soltanto, è una canzone malinconica e distante, come un’eco di qualcosa che ti manca, senza che tu sappia esattamente cosa sia. Ma è quando Giorgio Poi canta “i sogni degli altri, che noia mortale” e cioè il momento in cui il batterista ed il bassista (Matteo Domenichelli e Francesco Aprili) salgono sul palco e cominciano a suonare anche loro, che tutta diventa come il mare di novembre, brumoso e confortante.

Giorgio Poi ha dei musicisti incredibili al seguito, e ne è cosciente, lo dice sempre, ogni volta che gli si fa un complimento dopo un live, e anche se non esiste più, con uno come lui, il concetto del musicista che è anche una rockstar inavvicinabile, un semidio, un mito, il pubblico lo chiama a voce altissima, improvvisa coretti, sa a memoria i nuovi singoli usciti poco fa, Semmai e Il Tuo Vestito Bianco, che poi viene anche ripetuta per l’encore.

Non è un caso che ci sia stato un riferimento al mare, poco fa, perché nella scrittura di Giorgio Poi il mare è un dato importantissimo, che ricorre quasi in ogni canzone, come la distrazione, i cinema e la difficoltà di comunicare, e allo stesso modo ritorna nella cover che viene riproposta in tutti i live, Il Mare D’Inverno, raccontata direttamente a noi come se fosse una storia che conosciamo bene, ma che ci va di riascoltare tutte le volte, soprattutto se viene fuori in modo così spontaneo e disarmante.

È così per l’altra cover, Ancora di Malgioglio, che sostituisce il pezzo de I Cani, Aurora (altra cover bellissima ce Giorgio Poi regala durante le sue date) sorprendendoci, dandoci un bel colpo di grazia.

Il concerto (ufficialmente, senza il bis), finisce con Niente Di Strano, forse il più famoso singolo, cantato a squarciagola da tutto il mare di persone che riempie la sala, Giorgio Poi ci ringrazia e brinda a noi, dice che da tempo voleva suonare al Monk perché è come casa sua, e lo crediamo bene, nel pubblico occhieggia metà della scena musicale indipendente romana, l’altra metà non la vediamo, forse, perché c’è ancora troppo fumo.

 

MONK ROMA stagione 2017/18: anteprima di un’annata imperdibile!

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MONK CIRCOLO ARCI
INGRESSO RISERVATO AI SOCI

RICHIEDERE LA TESSERA 24H PRIMA AL LINK 

  STAGIONE 2017-2018

#staymonk
 
Riparte la stagione dei concerti al Monk con un programma in continuo aggiornamento ma già molto ricco di appuntamenti live da segnare in agenda. Si rinnova il binomio tra il Circolo Arci di Via Mirri 35, ormai punto di riferimento in città per l’aggregazione e l’intrattenimento, e la musica dal vivo. Binomio che ha accompagnato l’ascesa di tanti musicisti italiani e internazionali e che anche quest’anno promette ritorni, anteprime, concerti imperdibili e chicche da scoprire. Com’è nello spirito del Monk capace di modularsi con le sue diverse aree – la grande sala concerti, il salotto, il cortile –  per piccoli incontri come per i grandi happening. Un grande contenitore che prevede iniziative per tutti, in più fasce orarie durante il giorno.  Il Monk Circolo Arci non è infatti solo musica dal vivo ma spazio multidisciplinare per le idee e per l’arte, per la condivisione e gli incontri, per il divertimento e l’accoglienza, per le visioni e le pratiche concrete che possano arricchire culturalmente Roma. 

RIEPILOGO PRINCIPALI APPUNTAMENTI LIVE FINORA CONFERMATI

VENERDI 29/09 – THE WINSTONS in Concerto
SABATO 30/09 – TIMBER TIMBRE in Concerto
VENERDI 06/10 – MASSIMO VOLUME sonorizzano “La Caduta della Casa Usher”
SABATO 07/10 – DENTE in Concerto
LUNEDI 09/10 – RADIO MOSCOW in Concerto
GIOVEDI 12/10 – BEHIND BEHIND THE SHADOW DROPS
TAKAAKIRA “TAKA” GOTO (MONO) in Concerto
SABATO 14/10 – COLOMBRE in Concerto
VENERDI 20/10 – PORTICO QUARTET in Concerto
SABATO 21/10 – DANIELE COCCIA PAIFELMAN in Concerto
MARTEDI 24/10 – JERUSALEM IN MY HEART in Concerto
VENERDI 27/10 – COLDCUT in Concerto
SABATO 28/10 – WILLIE PEYOTE in Concerto
SABATO 04/11 – POPULOUS + MYSS KETA in Concerto
GIOVEDI 09/11 – Jazz Evidence – BINKER AND MOSES in Concerto
VENERDI 10/11 – PUBLIC SERVICE BROADCASTING in Concerto
SABATO 11/11 – CHK CHK CHK in Concerto
DOMENICA 12/11 – MICAH P. HINSON in Concerto
MARTEDI14/11 – ZOLA JESUS in Concerto
MERCOLEDI15/11 – ARTO LINDSAY in Concerto
VENERDI 17/11 – Rome Psych Fest – LIARS in Concerto and more tba
SABATO 18/11 – Rome Psych Fest – LALI PUNA in Concerto and mre tba
GIOVEDI 23/11 – TELEFON TEL AVIV in Concerto
VENERDI 01/12 – SELTON in Concerto
SABATO 02/12 – CIGARETTES AFTER SEX in Concerto

Venerdi 29 Settembre
Apertura Porte Ore 20:00 – Inizio Concerti Ore 22.00
THE WINSTONS in Concerto
INGRESSO RISERVATO AI SOCICON TESSERA ARCI 2017
CONTRIBUTO ALL’ATTIVITA’ UP TO YOU

Roberto Dell’Era (Afterhours), Enrico Gabrielli (Calibro 35) e Lino Gitto (UFO) sono i Winstons: il power trio “composto da basso, batteria, tastiere e voci dedito alla psichedelica e al culto dell’anarchia ancestrale. Nel 1971 Andrew Latimer e Peter Bardens fondavano i Camel. Quasi mezzo secolo più tardi Roberto Dell’Era (Afterhours), Enrico Gabrielli (Calibro 35, PJ Harvey) e Lino Gitto (UFO) danno vita ai Winstons. Che cos’hanno in comune le due band, se non il nome di una nota marca di sigarette? In primis, la passione per il prog-rock. Specialmente quello made in Canterbury: un pentolone di musica psichedelica, progressive rock, beat, jazz, avantgarde, spirito hippie e cultura dadaista nato a metà degli anni Sessanta e caratterizzato da un approccio senz’altro più ironico e ‘freak’ – chiamiamolo così – rispetto al rigore virtuosistico del prog ‘classico’, quello di Genesis e King Crimson, tanto per intenderci. Il tappeto volante degli Winstons spicca il volo partendo proprio da quì: da quell’angolo di spazio e tempo che ha partorito band leggendarie come i Gong di Daevid Allen e i Soft Machine di Robert Wyatt.

Sabato 30 Settembre
Apertura Porte Ore 20:00 – Inizio Concerti Ore 23.00
TIMBER TIMBRE in Concerto
OPENING ACT: CHRIS CUNDY
INGRESSO RISERVATO AI SOCICON TESSERA ARCI 2017
CONTRIBUTO ALL’ATTIVITA’ 15€ – 12€ + D.P.

Timber Timbre, la creatura del compositore e musicista canadese Taylor Kirk, giunta alla ribalta grazie ai precedenti acclamati album Creep on Creepin’on e Hot Dreams, e all’inserimento di diversi brani nelle colonne sonore di serie cult come Walking Dead e Breaking Bad, torna in Italia per presentare l’ultimo album ‘Sincerely, Future Pollution’ pubblicato il 7 aprile via City Slang e anticipato dai bellissimi singoli ‘Sewer Blues’, ‘Velvet Gloves & Spite’ e ‘Grifting’.

Il sesto album ufficiale del trio psych-folk di Montreal è una delle sorprese più belle di questo 2017 e arriva a tre anni di distanza dal precedente “Hot Dreams”. Se gli album Creep on Creepin’ on del 2011 e e Hot Dreams del 2014 avevano lanciato Kirk e soci alla ribalta, facendogli guadagnare due nomination ai Juno Awards e un posto nella Polaris Music Prize, siamo certi che questo nuovo albumSincerely, Future Pollution’ li consacrerà definitivamente. Il trio guidato da Taylor Kirk, prosegue infatti imperterrito nella sua evoluzione, decidendo di dare una svolta al proprio universo sonoro e aumentando gli innesti di patterns elettronici e sintetizzatori, asservendoli a una scrittura che continua a rimanere su livelli di eccellenza assoluta. Registrato a Parigi, “Sincerely, Future Pollution” è uno splendido susseguirsi di suoni cinematici, tenui reminescenze eighties, improvvise e fluttuanti aperture pop, squarci chitarristici con la voce di Kirk sempre protagonista.
Come pochi altri, nel corso degli anni Timber Timbre hanno dimostrato di saper raccontare con uno stile unico le complessità emotive dell’uomo, le sue depravazioni e le sue ossessioni. E se “Hot Dreams” ha affascinato per quel suo tono noir capace di descrivere le pulsioni umane, questo nuovo “Sincerely, Future Pollution” compie un ulteriore e sorprendente passo avanti nella narrazione del lato oscuro presente in ognuno di noi. Il nuovo “Sincerely, Future Pollution” parla soprattutto dell’attuale condizione politica e
sociale. E’ il suono della rassegnazione e della desolazione più totale, suoni e parole che provengono direttamente dalle viscere di una metropoli.
Un album sospeso tra sogno e realtà, che ci conduce con atmosfere inquietanti in uno spazio senza tempo in cui la tradizione americana del passato viene costantemente citata e reinterpretata.

Venerdi 6 Ottobre
Apertura Porte Ore 20:00 – Inizio Concerti Ore 22.00
MASSIMO VOLUME
SONORIZZANO IL FILM
“LA CADUTA DELLA CASA USHER”
INGRESSO RISERVATO AI SOCICON TESSERA ARCI 2017-2018
CONTRIBUTO ALL’ATTIVITA’ 8€ + D.P.

Sul palco:
Emidio Clementi – basso
Egle Sommacal – chitarre
Vittoria Burattini – percussioni

La caduta della casa Usher // Francia – 1928 – B/N – 70 minuti
Genere Horror
Film diretto da Jean Epstein
Soggetto: Edgar Allan Poe
Sceneggiatura di Luis Bunuel e Jean Epstein

Il regista vi fonde due racconti di Edgar Allan Poe (La caduta della casa degli Usher e Il ritratto ovale) con altri spunti dello scrittore americano, ma poco interessato al macabro, li rilegge in chiave animista. All’epoca godette di ampia fama anche se non ripagò i costi di produzione. In questo film compare come co-sceneggiatore e aiuto-regista il futuro maestro del cinema surrealista Luis Buñuel.
Trama:
Un amico va a trovare Roderick Usher che vive nella malinconica magione con la moglie Madeline. Quest’ultima deperisce man mano che Roderick la ritrae, finché muore e viene sepolta in una cripta. Ma il suo decesso è solo apparente…

MASSIMO VOLUME
Il nucleo originario dei Massimo Volume si forma a Bologna nell’inverno del 1991.
Nel 1993 il gruppo firma il primo contratto discografico per la Underground Rec. E’ il momento di “Stanze”, il primo album. Il suono della band è personalissimo. Pezzi d’impatto, tesi e distorti, si mescolano a momenti più introspettivi: brani come “Alessandro”, “In Nome Di Dio”, “Stanze Vuote”, pur mantenendo una forte carica emotiva, si muovono in questo senso. L’album ha un ottimo riscontro di critica e pubblico. I concerti si susseguono a ritmo incalzante. Nel 1994 le major si accorgono del gruppo e, agli inizi di marzo, i Massimo Volume vengo messi sotto contratto dalla Wea che licenzierà il loro secondo lavoro “Lungo I Bordi”. La produzione artistica viene affidata a Fausto Rossi, da sempre modello per Clementi e soci, di un modo di fare musica fuori dai canoni imposti dal mercato. Ne nasce un rapporto a tratti difficile, ma ispirato al punto da dare vita a una delle pietre miliari del nuovo rock. Il gruppo si libera definitivamente da ogni legame con modelli stranieri. Il disco è potente, dal suono inconfondibile. “Il Primo Dio”, “Meglio Di Uno Specchio”, “Inverno ’85”, “Fuoco Fatuo”, diventano nel giro di poco tempo dei classici. Si accorge di loro anche John Cale, che si propone come produttore di “Da Qui”, il loro terzo lavoro. La direzione del disco viene però affidata a Steve Piccolo (già Lounge Lizard). E’ il 1997. I Massimo Volume passano alla Mescal. Rispetto al precedente lavoro, “Da Qui” risente del progetto portato avanti da Clementi e Sommacal nel periodo intercorso tra i due album: una sorta di laboratorio in cui i nuovi pezzi hanno preso forma attraverso delle performance dal vivo per voce, chitarra e harmonium. E’ così che sono nati: “Qualcosa Sulla Vita”, “Atto Definitivo”, “Sotto Il Cielo”.
La musica si fa scarna, evocativa, mentre le parole tessono brevi storie in cui ricorrono sempre gli stessi personaggi, canzone dopo canzone, creando un vero e proprio mondo poetico, lo stesso che si ritrova in “Gara Di Resistenza”, raccolta di racconti scritta da Emidio Clementi per la Gamberetti editrice. Il disco non concede nulla al facile ascolto; è struggente e sarcastico, fatto di silenzi e tensione. Passano due anni e i Massimo Volume tornano ancora a stupire con un nuovo lavoro che spiazza critica e pubblico: “Club Privé”. Le canzoni si alternano a brani recitati, la ritmica si fa incalzante, fraseggi jazz si insinuano nel tessuto musicale. Un album ricco e struggente, a tratti misterioso, che segna una nuova linea di fuga nel percorso artistico del gruppo. La produzione artistica è affidata a Manuel Agnelli degli Afterhours che riesce a dare una compattezza unica al suono.
I testi si staccano dalla forma racconto per creare con poche pennellate un mondo fatto di sensazioni e ricordi che colorano magistralmente l’ultimo capitolo di una storia sempre più affascinante a cui si è aggiunto, a Gennaio, il primo romanzo di Emidio Clementi “Il Tempo Di Prima”, uscito per la casa editrice Derive/Approdi. Il primo singolo estratto, “Privè” , è stato affiancato da un video squisitamente “teatrale”, che pur non rispondendo a tutti i requisiti patinati di un qualsiasi clip, ha avuto una buona rotazione all’interno dei canali musicali – televisivi italiani. La tournèe, partita immediatamente a ridosso dell’uscita del disco è proseguita ininterrottamente, affiancata da un nuovo progetto parallelo che si è “insinuato” nel lavoro live dei Massimo Volume: “Gli Agnelli Clementi” uno spettacolo di reading, condiviso da Emidio “Mimì” Clementi e da Manuel Agnelli, itinerante per tutta la penisola. Il 15 novembre 2000 è uscito nelle sale cinematografiche “Almost Blue”, opera prima del regista romano Alex Infascelli, tratta dal romanzo omonimo di Carlo Lucarelli (premiato con il David di Donatello e con il Nastro d’argento in qualità di regista esordiente). La colonna sonora del film, pubblicata il 2 febbraio 2001, è stata interamente curata dai Massimo Volume, candidati anch’essi per il “Nastro d’argento” nella categoria O.S.T. del Festival cinematografico di Taormina. Oltre a riproporre alcuni brani presenti nei precedenti lavori discografici (“Fuoco Fatuo”, “Pizza Express”, “La Città Morta”, “Avvertimento” e “Ti Sto Cercando”, quest’ultima utilizzata sulle scene di apertura del film), i Massimo Volume si sono cimentati in un commento sonoro completamente inedito, dilatato ed evocativo, che si sposa in maniera perfetta con le tinte scure del thriller.
Tra le particolarità, una versione strumentale e riletta del classico di Elvis Costello che da il titolo al film. Il 28 settembre 2001, per la Fazi Editore, è stato distribuito nelle librerie “La Notte Del Pratello”, secondo romanzo (nonché terzo libro) scritto da Emidio Clementi.
Nel febbraio 2002 arriva una notizia che nessuno avrebbe voluto ricevere: i Massimo Volume decidono di sciogliersi e d’interrompere il loro comune percorso artistico.

Nei mesi / anni a seguire, Vittoria Burattini suona con i Franklin Delano mentre Egle Sommacal incide su Unhip Records un disco solista per solo chitarra intitolato “Legno”.
Emidio “Mimì” Clementi, crea nel 2004 il progetto El-Muniria, e pubblica grazie alla Homesleep Records il CD “Stanza 218” e veicola le restanti energie creative sul fronte letterario; sempre per la Fazi Editore dà alle stampe “L’Ultimo Dio”, pubblicato nel 2004.
Dopo sei anni di pausa, nel 2008 i Massimo Volume accettano di tornare a condividere la loro musica. Due grossi eventi siglano questo rientro sui palchi italiani: la partecipazione al Traffic Festival nella serata condivisa con Patti Smith ed Afterhours e la sonorizzazione de “La Caduta Della Casa Degli Usher”, suggestivo progetto realizzato per conto del Museo del Cinema di Torino e messa in scena (sempre a Torino) alle Officine Grandi Riparazioni (OGR). Emidio Clementi pubblica per Rizzoli, nel febbraio 2009, il suo nuovo romanzo “Matilde E I Suoi Tre Padri” e tre mesi dopo esce, sempre su Unhip, il secondo album solista di Egle Sommacal, “Tanto Non Arriva“. I ritrovati Massimo Volume, ripresa la strada on the road, non si sono limitati ad attraversare l’italico stivale in lungo e in largo, ma hanno concretizzato tale nuova esperienza registrando “Massimo Volume Bologna Nov. 2008”, il loro primo album live uscito su etichetta Mescal il 28 Agosto 2009.
Da quel giorno ad oggi, mentre il Tour prosegue, arricchito dalle varie performance dedicate alla sonorizzazione de “La Caduta Della Casa Degli Usher”, si fanno sempre più insistenti le voci che vogliono la band, nei giorni liberi da impegni on-stage, chiusi in studio a lavorare sul prossimo album di inediti, che intanto vengono anticipati dal vivo suscitando entusiasmo nel pubblico…

Sabato 7 Ottobre
Apertura Porte Ore 20:00 – Inizio Concerti Ore 23.00
DENTE in Concerto
FESTA DI FINE TOUR
INGRESSO RISERVATO AI SOCICON TESSERA ARCI 2017-2018
CONTRIBUTO ALL’ATTIVITA’ 13€ + D.P.

Giuseppe Peveri alias DENTE, nasce a Fidenza (PR) nel 1976. Poco più che adolescente, Dente intraprende la sua avventura musicale come chitarrista dei Quic, passando per la band La Spina (con due album all’attivo), per poi intraprendere la carriera solista nel 2006. DENTE ad oggi è uno dei più apprezzati cantautori italiani, un musicista che negli anni ha conquistato un pubblico sempre più numerso e affezionato riuscendo a imporre il suo personalissimo linguaggio pop dai tratti essenziali e ricercati.
2006 – Firma per Jestrai, esordendo con il suo primo album ufficiale “Anice in bocca”.
2007 – E sce il disco “Non c’è due senza te” (Jestrai), subito accolto con calore da pubblico e critica. Durante l’estate di quell’anno, Federico Fiumani invita Dente a reinterpretare una canzone dei Diaframma (“Verde”) per una compilation in uscita nei primi mesi del 2008. Qualche tempo dopo, Dente rivisita anche “Pensiero Stupendo” di Patty Pravo, che diventa la sigla del programma omonimo in onda su Radio Popolare Network il venerdì sera. Alla fine dell’anno “Non c’è due senza te” finisce nella rosa dei 20 migliori dischi italiani del 2007 scelti dal PIMI (Premio Italiano Musica Indipendente).
2008 – Esce l’EP “Le cose che contano”, quattro nuove canzoni arrangiate e suonate con Roberto Dell’Era (Afterhours), Enrico Gabrielli (Afterhours – Mariposa – Morgan – Capossela) ed Enzo Cimino (Mariposa – Marco Parente), uscito a Febbraio 2008.
2009 – Il 14 febbraio esce il suo nuovo album “L’amore non è bello” (Ghost Records), 13 tracce che confermano le straordinarie potenzialità del cantautore. Il disco viene recensito ovunque con grande entusiasmo e l’attenzione nei confronti del cantautore va crescendo nel corso dell’anno, con singoli in rotazione nelle radio nazionali e un intenso tour con la sua band nei club e nei festival di tutta Italia, per oltre 80 date live in meno di 12 mesi.Nel corso dell’anno Dente partecipa anche al progetto “Il Paese è Reale” degli Afterhours, registrando una delle canzoni più apprezzate del disco, “Beato Me”, che suonerà anche al concerto del 1° maggio di Piazza San Giovanni a Roma. Un 2009 intenso e ricco di soddisfazioni si chiude con il massimo riconoscimento da parte della critica di settore: la vittoria al PIMI per l’album dell’anno.
2010 – L’anno si apre così con rinnovate energie, convogliate in un nuovo tour nei teatri intitolato “1910”. DENTE inoltre collabora con i Perturbazione, per “Buongiorno Buonafortuna” e con Il Genio per “Precipitevolissimevolmente”, il twist che – insieme a “Il beat cos’è” registrato da Calibro 35 e Roberto dell’Era – va a comporre il 45 giri de “Il lato Beat” (Ghost Records/Disastro), uno dei successi radiofonici dell’estate 2010. A novembre si chiude il tour de “L’amore non è bello” con un grande concerto sold out allo storico Teatro dal Verme di Milano con ospiti Manuel Agnelli, Le Luci della Centrale Elettrica, Il Genio, Enrico Gabrielli, Max Collini e i Perturbazione.
2011 – DENTE collabora al disco dei brasiliani Selton, che escono con il loro album in italiano e si avvalgono di lui per l’adattamento dei testi, scritto originariamente in portoghese e inglese. Inoltre compone il testo di “Mangialanima”, brano contenuto nel nuovo album di Marco Mengoni “Solo 2.0” uscito il 27 settembre 2011, affiancando Paolo Nutini autore della musica. L’11 ottobre esce il nuovo capitolo della discografia di Dente, “Io tra di noi” (Ghost Records) prodotto da Tommaso Colliva. Il disco entra in classifica la settimana di uscita direttamente al 15° posto tra gli album più venduti, come ottimo auspicio per i lungo l tour che inizia a fine ottobre e continua fino all’estate 2012.
2012 – Nel febbraio 2012 esce “Canzoni ai testimoni”, album di Enrico Ruggeri nel quale Dente reinterpreta in duetto con lo stesso Ruggeri “Pernod”, storico brano dei Decibel del 1980. Il 1°maggio Dente si esibisce per la seconda volta al Concerto del Primo Maggio a Roma. 2013 – Dente firma il brano “Quello che non sa”, inserito nell’album “Un posto nel mondo”, debutto della cantante italiana Chiara Galiazzo. Collabora anche con i Selton nel brano “Piccola Sbronza”, contenuto nell’album “Saudade”. Nello stesso periodo tiene dj set in Italia ed alcuni concerti in Europa (Lussemburgo, Parigi, Berlino e Bruxelles); inoltre accompagna gli stessi Selton nel loro tour in Brasile.
2014 – A gennaio esce l’album “Almanacco del giorno prima” (RCA/Sony), anticipato dal singolo “Invece tu”, uscito il 1° gennaio, ed entrato immediatamente in alta rotazione su tutti i network. Il disco è stato realizzato in presso una scuola elementare abbandonata di Busseto, in provincia di Parma, sempre con l’ausilio di Tommaso Colliva. L’album viene sostenuto da un importante tour teatrale che lo porta al sold-out sia al Nazionale di Milano che all’Auditorium di Roma. L’anno ed il tour si chiudono in bellezza con un giro nei club grazie ad un nuovo spettacolo accompagnato da una big band con tanto di sezione fiati.
2015 – Il 4 giugno esce per Bompiani il primo libro di Dente: “Favole per bambini molto stanchi”, che raggiunge in pochi mesi la quinta ristampa, oltre 30 presentazioni ed un lusinghiero successo editoriale.
2016 – “Canzoni per metà” (Pastiglie/Sony Music Entertainment) è il suo ultimo album, uscito ad ottobre 2016.

INFO:
//www.amodente.com/

Lunedi 9 Ottobre
Apertura Porte Ore 20:00 – Inizio Concerti Ore 22.00
RADIO MOSCOW in Concerto
OPENING ACT: KALEIODOBOLT
INGRESSO RISERVATO AI SOCICON TESSERA ARCI 2017-2018
CONTRIBUTO ALL’ATTIVITA’ 10€ + D.P.

Nati a Story City, Iowa, nel 2003 da un’idea del vocalist polistrumentista Parker Griggs sono considerati una delle più credibili cult-band del revival psychedelic rock dai tratti più hard rock e stoner.
I Radio Moscow sono stati prodotti e lanciati nel 2007 da Dan Auerbach dei Black Keys e da quel momento hanno distribuito altri 3 LP, Brain Cycles (2009), The Great Escape of Leslie Magnafuzz (2011) e Magical Dirt (2014) sempre sotto la storica etichetta californiana Alive Naturalsound.
Diversi musicisti sono avvicendati al fianco di Griggs, oggi accompagnato dal bassista Anthony Meier e dal batterista Paul Marrone.
Ora escono con un nuovo album intitolato “New Beginnings” per l’etichetta Century Media e saranno ad ottobre in tour in Europa ed Italia per 3 concerti accompagnati dai finlandesi Kaleidobolt.

Giovedi 12 Ottobre
Apertura Porte Ore 20:00 – Inizio Concerti Ore 22.00
BEHIND THE SHADOW DROPS
TAKAAKIRA “TAKA” GOTO (MONO) in Concerto
INGRESSO RISERVATO AI SOCICON TESSERA ARCI 2017-2018
CONTRIBUTO ALL’ATTIVITA’ 12€ – 10€ + D.P.

Ovvero il progetto musicale parallelo ma in solitaria di Takaakira “Taka” Goto, fondatore e chitarrista degli enormi MONO (Japan), arriva in Italia per presentarci il suo secondo album “H a r m o n i c” in uscita il 22 settembre via Temporary Residence Ltd., anticipato da un singolo spesso di atmosfera malinconica e ferale che lascia ben sperare per una serata avvolgente di sensazioni pesanti come drappi neri e dal tocco straniante di voli strumentali. La musica di Taka è così: già dal primo lavoro “Classical Punk And Echoes Under The Beauty“, ne uscivamo sconfitti dagli archi laceranti, mentre “H a r m o n i c” sembra avere più determinazione nera, come auspicano i piacevoli nuovi ed eleganti inserti elettronici usati.

Sabato 14 Ottobre
Apertura Porte Ore 20:00 – Inizio Concerti Ore 22.00
COLOMBRE in Concerto
INGRESSO RISERVATO AI SOCICON TESSERA ARCI 2017-2018
CONTRIBUTO ALL’ATTIVITA’ 7€

“Pulviscolo” è il primo album di Colombre, progetto che inaugura l’esperienza da solista di Giovanni Imparato – già voce, chitarra e autore dei brani della band indie-pop Chewingum e co-produttore del disco “Sassi” di Maria Antonietta – pubblicato il 17 marzo per l’etichetta Bravo Dischi. 25 minuti e 36 secondi, 8 tracce dai titoli brevissimi (1, massimo 2 parole) per un album che ti conquista immediatamente. Pochi attimi dal primo ascolto e subito ti viene voglia di cantare insieme a Colombre. L’album vanta collaborazioni artistiche importanti: la voce e i cori di IOSONOUNCANE, le percussioni di Francesco Aprili (batterista di Wrongonyou, Giorgio Poi e Boxerin Club) e il basso di Nicolò Pagani (Mannarino), l’artwork di Letizia Cesarini aka Maria Antonietta che firma anche la regia del video della title-track, primo estratto dell’album.

Sabato 21 Ottobre
Apertura Porte Ore 20:00 – Inizio Concerti Ore 22.00
DANIELE COCCIA PAIFELMAN in Concerto
PRESENTAZIONE DEL DISCO “IL CIELO DI SOTTO”
INGRESSO RISERVATO AI SOCICON TESSERA ARCI 2017-2018
CONTRIBUTO ALL’ATTIVITA’ 7€ – 5 + D.P.

Il Cielo di Sotto è il disco d’esordio di Daniele Coccia Paifelman, già autore, cantante e fondatore de Il Muro del Canto, Surgery e Montelupo che per questa nuova avventura adotta un nome d’arte e aggiunge al suo il cognome della madre “Paifelman”.
L’album prodotto da “La Zona/La Grande Onda” sarà presentato in anteprima il 21 Ottobre con un concerto al Monk di Roma al quale seguirà una turnè promozionale. Il disco sarà disponibile in tutti i negozi di dischi il 27 Ottobre 2017.
Le canzoni de il “Il cielo di sotto” sanciscono il ritorno alla lingua Italiana per l’autore romano, dopo tre album in dialetto con il Muro del Canto. Vengono scritte insieme ad Eric Caldironi, fra il 2014 e il 2017.
I testi affrontano la vita, la morte e l’amore, attraverso numerose metafore, ispirate al mondo bellico. Le battaglie e la guerra, rappresentano una durissima quotidianità. Il Fronte, la prima linea, la trincea, delineano il coraggio e la forza necessarie dell’essere umano per combattere, senza mai cedere, nel buio pesto di questa nuova era. Un disco ispirato che prende le distanze dall’attualità, che guarda spesso all’indietro, alla scuola dei grandi cantautori Italiani.
Daniele Coccia Paifelman cura la produzione artistica in maniera artigianale ed attenta. Per il disco, si avvale di tutte quelle preziose figure professionali incontrate negli anni, lungo il suo sentiero musicale, da Francesco Grammatico dietro al mixer, ad Eric Caldironi, con cui ha già intrapreso il progetto Montelupo e col quale condivide la militanza nel Muro del Canto. Un altra importante collaborazione è quella con Leonardo Angelucci (Chitarra elettrica e cori), cantautore e arrangiatore che insieme a Matteo Troiani (al Basso) e Tommaso Guerrieri (Batteria) sono la band perfetta per proporre dal vivo l’intero disco.

Venerdi 20 Ottobre
Apertura Porte Ore 20:00 – Inizio Concerti Ore 22.00
PORTICO QUARTET in Concerto
INGRESSO RISERVATO AI SOCICON TESSERA ARCI 2017-2018
CONTRIBUTO ALL’ATTIVITA’ 10€ – 8 + D.P.

Se il tuo album di debutto – “Knee Deep In The North Sea”, anno 2007 – finisce subito tra le nomination del prestigioso Mercury Prize ed è eletto da Time Out “Album Of The Year” nella categoria Jazz, Folk, World, questo significa senza la minima ombra di dubbio che le tue qualità sono veramente importanti. Qualità tra l’altro forgiate con una gavetta vera: Portico Quartet nasce infatti come un’esperienza di buskers, di suonatori di strada per le vie di Londra (preferibilmente nella zona del South Bank), città in cui Jack Wyllie, Milo Fitzpatrick, Duncan Bellamy e Nick Mulvey in quegli anni studiavano, dividendo l’appartamento con tra l’altro Jamie Woon e divertendosi a partecipare ad un collettivo a nome One Taste che ad un certo punto includeva anche Kate Tempest, Little Dragon e ovviamente lo stesso Woon. Quello che arriva dopo è sempre di altissimo livello: per il secondo album (“Isla, 2009) arriva la proposta di una label di prestigio, la Real World di Peter Gabriel, che dà alle stampe anche il successivo “Portico Quartet” del 2012. Qualcosa cambia però negli equilibri del gruppo: Nick Mulvey abbandona, per seguire una carriera da solista, inizialmente non viene rimpiazzato e il Portico Quartet diventa semplicemente Portico. “Living Fields”, 2014, esce per un’altra label a quattro quarti di nobiltà (la Ninja Tune) e segna una svolta verso un pop più astratto, più sperimentale.
Gli equilibri intanto si rimettono a posto. Torna il “Quartet” nella sigla sociale, alla band si aggiunge Keir Vine ritrovando quindi la formazione a quattro. Le sonorità si affinano sempre più, tornando per certi versi alla ricetta originale – una perfetta, equilibratissima fusione di jazz, funk astratto, striature world ed ambient – e il lavoro che arriva ad agosto 2017, “Art In The Age Of Automation”, debutta direttamente al secondo posto nelle classifiche britanniche nella categoria Soul/Jazz. Il viaggio, insomma, continua. Sotto l’ala protettrice di quel portico in Italia sotto cui i musicisti, moltissimi anni fa, quando ancora non si erano dati un nome come band, si erano rifugiati per continuare a suonare, durante un escursione nel nostro paese: “Portico Quartet” nasce infatti da qui.

Martedi 24 Ottobre
Apertura Porte Ore 20:00 – Inizio Concerti Ore 22.00
JERUSALEM IN MY HEART in Concerto
INGRESSO RISERVATO AI SOCICON TESSERA ARCI 2017-2018
CONTRIBUTO ALL’ATTIVITA’ 10€

Radwan Ghazi Moumneh e l’artista multimediale Charles-André Coderre tornano con ‘If He Dies, If If If If If If’, secondo album del progetto Jerusalem In My Heart concepito nelle duplici case-natale di Montréal e Beirut.
Celebre per il prezioso lavoro come ingegnere del suono di Matana Roberts (i tre capitoli della saga Coin Coin), Mashrou’ Leila, Ought, Eric Chenaux (con il quale ha anche compost un album collaborative per il piccolo marchio Grapefruit Records Club) e Suuns (il disco in combutta per Secretly Canadian della primavera 2015 rimane ad oggi una delle migliori uscite dello scorso anno), Moumneh ha avuto mani in pasta in numerosi ambiti negli ultimi anni. Ha accompagnato JIMH di fronte ad un pubblico sbalordito tanto in Canada ed Europa quanto in Medio Oriente. Nonostante i numerosi progetti e commissioni che li hanno visti protagonisti, il gruppo è saldamente nelle mani di Moumneh – responsabile per tutti i suoni e le composizioni – e Coderre responsabile dei visuals in rigoroso formato 16mm e delle installazioni/proiezioni dal vivo.
Uno dei moment più alti del disco è nell’apertura di “A Granular Buzuk”, dove il suono di questo strumento tipico viene processato e campionato dai tagli in tempo reale di Radwan’s. Moumneh continua a sperimentare il suo amore per la tradizione pop Arabica delle audiocassette nella dance in bassa fedeltà di “Lau Ridyou Bil Hijaz”. C’è poi un sentito omaggio al poeta curdo, recentemente esiliato, Sivan Perwer nel folk scarno e tradizionale di “Ta3mani; Ta3meitu”. L’album si chiude con il drone creato da un flauto Bansuri (per gentile concessione di Dave Gossage) e dal suono di un delicato numero acustico alternato ai field recordings delle onde del mare registrate su una spiaggia libanese. Disco eccezionale che del gruppo di casa Constellation fa una delle più imprendibili espressioni a cavallo tra canzone politica, rock d’avanguardia e musica etnica.

Venerdi 27 Ottobre
Apertura Porte Ore 20:00 – Inizio Concerti Ore 22.00
COLDCUT in Concerto
INGRESSO RISERVATO AI SOCICON TESSERA ARCI 2017-2018
CONTRIBUTO ALL’ATTIVITA’ 15€ – 12 + D.P.

COLDCUT
Due giganti. E’ facile sottovalutare l’importanza di Matt Black e Jonathan More per la musica contemporanea (limitativo infatti parlare solo di quella elettronica). Ma da quando i due, più di trent’anni fa, decisero di unire le forze per dare la vita al progetto Coldcut più volte nell’arco di questi tre decenni si sono dimostrati dei veri e propri “game changer”. Lo sono stati ancora agli esordi, con quel remix di “Paid In Full” di Eric B & Rakim assolutamente geniale e pionieristico che ha il merito di aver consacrato – grazie al suo enorme successo – la dj culture in Europa, col suo uso strepitoso e visionario dei campionamenti, del taglia&cuci sonoro. Lo sono stati quando hanno dato vita al radio show Solid Steel, ancora adesso un inconfondibile marchio di qualità per tutto ciò che è avventura in musica. Lo sono stati quando hanno portati l’interazione tra video e musica a livelli mai visti prima costruendo – assieme al collettivo di sviluppatori Camart – il software VJAMM (anno 1997: ben prima che software e digitale diventassero un ambiente comune e alla portata di tutti). Ma l’avventura che meglio racconta Black e More è quella targata Ninja Tune: label fieramente indipendente creata dai due nel 1990 per avere una piattaforma su cui esercitarsi stando lontani da ogni condizionamento delle major; a distanza di tutti questi anni, ancora oggi una delle etichette discografiche più riconoscibili e qualitative in circolazione, con uno spettro sonoro che parte dall’hip hop ma può estendersi fino alla house da un lato e fino al cantautorato elegante dall’altro, percorrendo spesso le strade del jazz, del funk e del soul. Una label a cui i Coldcut hanno dato vita rinunciando alle sirene e alle offerte contrattuali del mainstream (a fine anni ’80, erano considerati vere superstar mondiali della pratica del remix), soprattutto una label che ha scoperto una serie incredibile di talenti (da Amon Tobin a Fink, da Kid Koala a Cinematic Orchestra, da Bonobo a Roots Manuva, ma l’elenco potrebbe andare avanti a lungo).
In tutto questo, hanno avuto modo di portare avanti anche una discografia dalle uscite rare ma sempre di altissimo profilo (ad esempio “Let Us Play”, anno 1997, o “Sound Mirrors” del 2006, ma anche la recente collaborazione con On U Sound “Outside The Echo Chamber”), così come delle apparizioni live o anche da semplici dj dove sempre e comunque la regola era, ed è, non adeguarsi alla routine ma saper fare un passo in più, saper offrire la vertigine del divertimento e della sorpresa. Tutto questo sempre con un sorridente understatement, senza nessuna ansia di protagonismo, senza nessuna necessità di vendersi come stelle mediatiche o come geni della musica. Ma quest’ultima cosa, fatti nudi e crudi alla mano, lo sono. Poche persone hanno “disegnato” in modo così incisivo la musica della club culture degli ultimi trent’anni e, di conseguenza, la musica tutta.

Sabato 28 Ottobre
Apertura Porte Ore 20:00 – Inizio Concerti Ore 22.00
WILLIE PEYOTE in Concerto
INGRESSO RISERVATO AI SOCICON TESSERA ARCI 2017-2018
CONTRIBUTO ALL’ATTIVITA’ 10€ + D.P.

Willie Peyote (Guglielmo Bruno, classe 1985) è un rapper torinese, uno degli artisti più interessanti e innovativi della scena hip-hop italiana. Oltre ad essere conosciuto come solista, Peyote è la voce del gruppo Funk Shui Project. Avvicinatosi al rap nel 2004, dopo alcuni tentativi con altri generi musicali, fonda il gruppo Sos Clique con Kavah e Shula col quale pubblica diversi demo e un EP intitolato “L’Erbavoglio” nel 2008. A seguito dello scioglimento del gruppo intraprende la carriera solista facendo del cinismo, dell’originalità e dell’autoironia il suo marchio di fabbrica, com’è facilmente intuibile dai titoli dei dischi pubblicati: “Il Manuale del giovane nichilista” del 2011 e “Non è il mio genere, il genere umano” del 2013. Quest’ultimo è stato ristampato, in versione estesa, nel giugno 2014 per l’etichetta discografica ThisPlay Urban. Parallelamente vede la luce anche il primo album ufficiale del gruppo Funk Shui Project. Per la realizzazione del disco, interamente autoprodotto e pubblicato sempre nel 2014, Willie Peyote lavora con una vera e propria band non solo per la fase di composizione dei brani, ma anche per l’attività live. I testi dell’artista sono uno specchio della società attuale. Con i suoi brani accattivanti, ironici ma allo stesso tempo di denuncia, Willie Peyote ha attirato immediatamente su di sé l’attenzione del pubblico e degli addetti ai lavori. Brani come “TmVB”, ovvero “Tutti Mi Vogliono Bene” e “Friggi le polpette nella merda (cit.)” sono diventati dei veri e propri inni underground che raccontano i paradossi del nostro paese in modo scanzonato, sarcastico e divertente. L’artista vive un momento particolarmente felice: ha vinto il premio come miglior autore al concorso “Genova per voi”, il più grande portale di musica italiana Rockit lo ha inserito tra i dieci artisti più interessanti dell’anno e il videoclip del brano “Glik” (che fa riferimento a Kamil Glik, calciatore capitano della squadra del Torino) ha ricevuto più di 230.000 visualizzazioni. Inoltre Peyote è stato il primo rapper a partecipare a VEVO DSCVR (DISCOVER), format inglese dedicato alla musica emergente (ha fatto scoprire artisti come Hozier) arrivato di recente anche in Italia. Peyote ha presentato una versione live del brano “Dettagli”, accompagnato da Hyst alla voce, Paolo “De Angelo” Parpaglione dei Bluebeaters al sassofono e Frank Sativa, anche produttore del pezzo, al beat. Il video di “Dettagli” è quello, relativo al format, con il maggior numero di visualizzazioni.
Infine il tour dell’artista “Hai fatto quattro date e lo hai chiamato tour”, a discapito del nome, ha avuto un grandissimo successo. Il 28 aprile 2015 è stato reso disponibile, in free download sul sito ufficiale dell’artista www.williepeyote.com, “Quattro San Simoni e un funerale”, un EP contenente cinque brani inediti da cui è stato estratto il singolo “Io non sono uguale” (prod. Kavah). Il 22 gennaio 2016 esce “Educazione Sabauda”, l’album che segna la svolta di Willie Peyote: grazie a canzoni come “L’eccezione”, “Io non sono razzista ma”, “C’era una vodka” e un’intensa attività live l’artista torinese vede crescere esponenzialmente consensi e pubblico. Per chiudere il fortunato ciclo dell’album Willie nel 2017 è stato ospite a Che Tempo Che Fa ed ha concluso il tour con doppia data sold-out al CAP10100 di Torino. A maggio 2017 è uscito il singolo “I Cani”, che anticipa un nuovo album previsto ad ottobre, Willie è attualmente impegnato in un tour estivo accompagnato da Frank Sativa & band.

Sabato 4 Novembre
Apertura Porte Ore 20:00 – Inizio Concerti Ore 22.00
POPULOUS + MYSS KETA in Concerto
INGRESSO RISERVATO AI SOCICON TESSERA ARCI 2017-2018
CONTRIBUTO ALL’ATTIVITA’

POPULOUS
Dopo ‘Night Safari’, disco che ha definitivamente consacrato Populous come uno degli artisti e producer più interessanti a livello internazionale, arriva ‘Azulejos’, uscito il 9 giugno per La Tempesta (in Italia) e per Wonderwheel Recordings (nel resto del mondo).
L’album è stato interamente composto a Lisbona ed è la sintesi del nuovo viaggio sonoro di Populous, un ponte ideale fra i ritmi sensuali della cumbia sudamericana e l’elettronica europea. Mixato da Jo Ferliga degli Aucan il disco vanta anche un featuring con Nina Miranda degli Smoke City.

Andrea Mangia aka Populous è un producer e dj salentino che ha esordito nel 2003 sulla berlinese Morr Music. Autore di jingle televisivi e colonne sonore, sound designer per il web, musei e sfilate di moda. Ha lavorato per Imperial, IKEA, Vogue, Vivienne Westwood, Carhartt, Elie Saab, Nissan, Wired, Skoda etc. Ha prodotto e collaborato, tra gli altri, con Teebs, Clap! Clap!, Dj Khalab, Blue Hawaii, Lukid, John Wizards, Simon Scott/Slowdive, Sun Glitters, Larry Gus, Giardini Di Mirò. Nel 2010 vince il “Premio 2061 – La musica elettronica italiana del futuro”. Nel 2014 pubblica “Night Safari”, album che ha avuto consensi unanimi da parte di critica (Pitchfork, Interview Magazine, XLR8R) e pubblico (con brani regolarmente trasmessi da radio cult come NTS, KEXP, Le Mellotron).
Nel 2016 vince il premio di “Miglior artista” all’Italian Quality Music Festivals.

M¥SS KETA
E’ una rapper, popstar, diva definitive: arrivata, ma non sis a esattamente dove. Nata sulle passarelle ma morta in un parcheggio, Myss Keta inizia a brillare illuminata dalla madonnina a suon di “Milano sushi e coca” nel lontano 2013. Da li in poi un successo dopo l’altro, tra cui “in gabbia” (non ci vado), “Burqa di Gucci”, “Le ragazze di Porta Venezia” e “Musica Elettronica” la consacrano ad unica diva e donadella della capitale meneghina”. “L’angelo dall’occhiale da sera: col cuore in gola” è il grande Greatest Hits che raccolglie tutti I grandi successi e alcuni inediti, disponibile online su tutte le migliori piattaforme. Per l’estate 2017 Myss Keta vi invita ad entare nel suo magico mondo estivo con l’uscita dell’Ep “Carpaccio Ghiacciato” 5 canzoni inedite electro-lounge che vi travolgeranno come onde sugli scogli a Posillipi e vi farà venire l’acquolina in bocca come solo un buffet continental di un albergo extralusso riesce a fare. L’Ep, prodotto da Motel Forlanini in collaborazione con La Tempesta, contiene collaborazioni con Riva, Unusual Magic, Carlo Luciano Porrini (Leute) e Populous, che ha prodotto il singolo da cui è tratto il video dell’Ep “Xananas”

Giovedi 9 Novembre
Apertura Porte Ore 20:00 – Inizio Concerti Ore 22.00
JAZZ EVIDENCE
BINKER AND MOSES in Concerto
INGRESSO RISERVATO AI SOCICON TESSERA ARCI 2017-2018
CONTRIBUTO ALL’ATTIVITA’ 12€ – 10 + D.P.

Binker Golding – sassofono
Moses Boyd – batteria

Miglior gruppo jazz ai MOBO Awards 2015 (il più importante riconoscimento per la musica black nel mondo)

Miglior gruppo emergente e miglior gruppo britannico ai Jazz FM Awards 2016 (tra i più importanti riconoscimenti al mondo per la musica jazz)

Miglior gruppo emergente ai Parliamentary Jazz Awards 2016

In soli due anni l’impetuoso duo sax/batteria BINKER AND MOSES ha raggiunto un fedelissimo seguito di fan, grazie ai loro intensi ed ipnotici live-show. L’album di debutto “Dem Ones” è stato registrato in presa diretta nello Zelig Studio di Mark Ronson e pubblicato dalla Gearbox Records. Il disco li ha portati alla vittoria di un Mobo Award nel 2015 e due Jazz FM Award nel 2016. L’attesissimo “Journey To The Mountain Of Forever” vede la luce nell’estate di quest’anno e come il predecessore è stato inciso completamente “live” con attrezzature originali dei 60’s (Studer C37 1/4″ tape machine), presso gli studi della Gearbox Records. Si tratta di un album più maturo ed impegnativo che ha visto coinvolti svariati musicisti della scena jazz londinese. Il sassofonista Binker Golding ha inoltre collaborato con artisti come Four Tet ed insieme al batterista Moses Boyd facevano entrambi parte della band di Zara McFarlane. Dopo la fortunata apparizione al Novara Jazz Festival del giugno scorso, BINKER AND MOSES saranno in tour per la prima volta in Italia a Novembre, queste le date previste:

Venerdi 10 Novembre
Apertura Porte Ore 20:00 – Inizio Concerti Ore 22.00
PUBLIC SERVICE BROADCASTING in Concerto
INGRESSO RISERVATO AI SOCICON TESSERA ARCI 2017-2018
CONTRIBUTO ALL’ATTIVITA’ 20€ – 18€ + D.P.

J. Willgoose, Esq e Wrigglesworth sono I Public Service Broadcasting, un duo musicale con una precisa missione: insegnare le lezioni del passato attraverso la musica del futuro. Sample audio, video tratti da filmati storici e pellicole di propaganda d’archivio, uniti alla strumentazione live sono tutti gli strumenti di cui si avvale il duo britannico. Dopo l’album di debutto del 2013, Inform – Educate – Entertain, esordito al #21 delle chart inglesi e con grande successo di critica, e il secondo lavoro discografico The Race For Space, tra gli album più venduti del 2015, sono pronti adesso a tornare con un nuovissimo progetto. Every Valley, questo il titolo del terzo album dei Public Service Broadcasting, uscirà il prossimo venerdì 7 luglio per PIAS Recordings ed è stato anticipato dal nuovo video e singolo Progress. Diretto da Lucy Dawkins e Tom Readdy, con i quali la band ha lavorato ai precedenti Sputnik e Go!, e prodotto da Yes Please Productions, il video lancia uno sguardo quasi giocoso su un argomento molto serio e pertinente, vale a dire la meccanizzazione e il suo vero posto nel ‘progresso’ dell’umanità. Il video è ispirato ai film sulla guerra fredda degli anni sessanta ed è stato girato in un impianto di prova motore a reazione nel Suffolk con un accenno al passato della band. Infatti il brano d’esordio ‘Spitfire’ parlava della progettazione e costruzione del famoso aereo da caccia. ‘Progress’ inoltre si ispira in modo rispettoso ai Kraftwerk.
Il terzo album dei Public Service Broadcasting ‘Every Valley’ racconta la storia dell’ascesa e poi della caduta del settore minerario del carbone nel Galles del Sud. Anche se potrebbe sembrare un argomento di nicchia a ben guardare rimanda ad un argomento molto più universale: il declino a causa della globalizzazione, della meccanizzazione o di altri fattori, delle comunità una volta prospere ma ora abbandonate e trascurate di tutto il mondo occidentale una volta diventate dipendenti da determinate industrie. J. Willgoose, Esq. racconta: “una delle cose che mi ha entusiasmato di più nel lavorare a questo nuovo album è stata la possibilità di collaborare con diversi musicisti. Ci siamo sentiti onorati e orgogliosi sia che si trattasse di string players o artisti locali come Beaufort Male Choir e Haiku Salut oppure di artisti più affermati come Lisa Jên Brown, Tracyanne Campbell dei Camera Obscura e uno dei nostri eroi James Dean Bradfield dei Manic Street Preachers. Hanno tutti contribuito ad arricchire e migliorare il nostro suono e alla fine questo disco è il meglio che si potesse immaginare.”

Sabato 11 Novembre
Apertura Porte Ore 20:00 – Inizio Concerti Ore 22.30
CHK CHK CHK in Concerto
INGRESSO RISERVATO AI SOCICON TESSERA ARCI 2017-2018
CONTRIBUTO ALL’ATTIVITA’ 15€ – 13 + D.P.

CHK CHK CHK
L’eccentrica band newyorkese punk-funk-dance guidata da Nic Offer torna in Italia per un nuovo fiammante live set. Miscela esplosiva di punk, funk, disco e psichedelia i !!! riescono a fondere perfettamente le caratteristiche del rock con quelle della dance dando vita nei loro live a indimenticabili party infuocati. Non è esagerato affermare che non esiste nessun gruppo avvicinabile ai !!!
Il risultato musicale delle loro numerose e variegate influenze infatti è completamente originale e inedito. Con 5 album incredibili all’attivo, di cui 3 per la celebre etichetta Warp, i !!! (Chk Chk Chk) si sono imposti all’attenzione del pubblico e della critica soprattutto grazie ai loro show dal vivo, un vero concentrato di energia che fonde impulsi dance e funk con una attitudine decisamente punk.
I !!! debuttano nel 2000 con un album intitolato semplicemente !!! per l’etichetta Gold Standard Laboratories. A questo sorprendente debutto fa seguito nel 2004 Il secondo album Louden Up Now, prodotto negli USA dalla Touch and Go e in Europa dalla Warp Records che ottiene un grandissimo successo tanto da portare la band ad aprire i live dei Red Hot Chili Peppers in US. Nel 2007 è poi la volta del bellissimo Myth Takes che consacra definitivamente la band in tutto il mondo. Seguono Strange Weather, isn’t it ? e Thr!!!er fino all’ultimo disco in studio “As If”

Domenica 12 Novembre
Apertura Porte Ore 20:00 – Inizio Concerti Ore 22.00
MICA P. HINSON in Concerto
INGRESSO RISERVATO AI SOCICON TESSERA ARCI 2017-2018
CONTRIBUTO ALL’ATTIVITA’ 13€ – 10 + D.P.

Il folksinger americano più tormentato e acclamato degli ultimi anni
Torna in Italia per presentare il suo nuovo album “Micah P. Hinson presents The Holy Strangers”

Dopo il fortunato tour della scorsa primavera per il decennale di MICAH P. HINSON AND THE OPERA CIRCUIT, il folksinger texano tra gli artisti statunitensi più interessanti degli ultimi anni torna in Italia per presentare il suo nuovo straordinario album MICAH P. HINSON PRESENTS THE HOLY STRANGERS, uscito l’8 settembre per l’etichetta Full Time Hobby.
Definito dallo stesso artista una “modern folk opera”, …PRESENTS THE HOLY STRANGERS percorre e racconta le tappe gioiose e infauste di una famiglia ai tempi della guerra, dalla nascita alla morte. Registrato a Denison, in Texas, il disco raccoglie 14 tracce incise interamente in analogico ed è stato promosso a pieni voti dalla critica internazionale.
Nato a Memphis e cresciuto ad Abilene, in Texas, MICAH P. HINSON è dotato di un songwriting ispirato, sincero e potente, con liriche biografiche di una vita vissuta, un’adolescenza turbolenta nel Texas tra passione, droga, sfortuna e depressione. Una chitarra di matrice folk che non disdegna incursioni lo-fi e punk e una voce che scava nel passato della storia folk blues americana, un timbro profondo indimenticabile che rende ancor più crude e affascinanti le sue canzoni.

Martedi 14 Novembre
Apertura Porte Ore 20:00 – Inizio Concerti Ore 22.30
ZOLA JESUS in Concerto
INGRESSO RISERVATO AI SOCICON TESSERA ARCI 2017-2018
CONTRIBUTO ALL’ATTIVITA’ 15€ – 13€ + D.P.

Zola Jesus arriva al Monk a novembre per presentare l’ultimo album, OKOVI, in uscita l’8 settembre per Sacred Bones.

Per oltre una decade Nika Roza Danilova ha creato a registrato musica con il nome d’arte ZOLA JESUS. Per buona parte di questo periodo i suoi lavori sono stati pubblicati dall’etichetta Sacred Bones. OKOVI, il nuovo album segna la reunion con la storica label. La musica del nuovo album è stata scritta come una pura catarsi, quindi il suono che ne risulta è innovativo, profondo, oscuro e mistico. Alla realizzazione di OKOVI hanno contribuito il compagno di band Alex DeGroot, il produttore WIFE, Shannon Kennedy dei Pedestrian Deposit, ed il percussionista Ted Byrnes. Con Okovi, Zola Jesus elabora una profonda meditazione sulla perdita e sulla riconciliazione.I brani che compongono l’album nascono dalle profondità più oscure e inconsce eppure sono capaci di brillare di una luce unica.

Mercoledi 15 Novembre
Apertura Porte Ore 20:00 – Inizio Concerti Ore 22.30
ANTEPRIMA ROME PSYCH FEST
ARTO LINDSAY in Concerto
INGRESSO RISERVATO AI SOCI CON TESSERA ARCI 2017-2018
CONTRIBUTO ALL’ATTIVITA’ 18€ – 15 + D.P.

Il 28 Aprile 2017 è uscito su per l’etichetta Ponderosa Music & Art con distribuzione Master Music “CUIDADO MADAME”, il primo album di inediti di ARTO LINDSAY dopo “Salt” del 2004. Il titolo dell’album, letteralmente “Attenzione signora”, è ispirato a un film poco conosciuto del 1970, opera del regista underground brasiliano Julio Bressane. Il film racconta degli allegri e brutali omicidi commessi da una cameriera che ammazza una dopo l’altra le sue padrone. CUIDADO MADAME è prodotto dallo stesso Arto Lindsay e dalla sua schiera di musicisti, da Melvin Gibbs a Paul Wilson, Kassa Overall, Patrick Higgins, Ryu Takahashi e Thiago Nassif. Alla base dell’album, ci sono i ritmi di Candomblé, sequenze di percussioni spirituali che provocano possessione e trance. Il processo è iniziato dalle registrazioni degli atabaques in Brasile, su cui Arto Lindsay ha poi scritto melodie e testi in studio a Brooklyn. Quello che era iniziato come un desiderio di allontanarsi dalle chiese sonore Afro-brasiliane e Afroamericane, ha lasciato poi spazio a un disco di canzoni. Altre coordinate sono state fornite dai racconti di prigionia del New England, dalla bolla speculativa giapponese e dal Golfo di Napoli.

“Quando si parla dell’opera omnia di Arto Lindsay, di solito si rileva una netta separazione tra lo spaventoso Arto “Scary” e il seducente Arto “Sexy”.
La musica di Scary Arto è tumultuosa e sconvolgente, una spietata burrasca che sembra scaturire dai lampi e dai rumori stessi di New York. Quella di Sexy Arto è invece calda e leggera, eterea e ammaliante come la luce screziata del Brasile. Entrambe le musiche sono a loro modo fiabesche, entrambe evocano mondi di sogno. Ma ci sono sogni e sogni.
Nel 2014 Ponderosa Music & Art aveva pubblicato una doppia raccolta antologica, e concettualmente provocatoria, dei lavori solistici di Arto intitolata “Encyclopedia of Arto”. Il primo disco era una selezione, o ancor meglio una mappa, dei suoi lavori in solo. Il secondo disco era qualcosa di ancor meno comune: molte delle canzoni del primo disco venivano eseguite dal vivo con la sua inconfondibile e vertiginosa chitarra noise – quella per intenderci di Scary Arto – e poi contrapposte al suo ritmato, subdolamente erotico, stile vocale post-Caetano, ossia quello di Sexy Arto.
La scelta di coniugare Sexy e Scary in un’unica performance era già di per sé un impressionante atto di coraggio. Non posso parlare al posto di Arto, ma la mia interpretazione è che il lavoro fosse l’audace tentativo di disfarsi di questa visione binaria, ossia l’apertura verso un territorio ancora tutto da esplorare.
E da qui arriviamo al nuovo e lungamente atteso album Cuidado Madame, dove la maestria di Arto è in pieno rigoglio. Anche se l’album propende in favore del Sexy, la sua temerarietà ci induce a sbarazzarci dei tediosi concetti dualistici. Qui c’è tutto intero l’inimitabile genio di Arto Lindsay, la sua intera gamma di tessiture musicali, di noise, elettronica, melodia, poesia, sensualità e intelligenza.
Smetterete così di analizzare e di separare. E vi arrenderete. A sogni di ogni tipo.”

Chad Clark
Beauty Pill / Washington, DC / Spring 2017

Venerdi 17 e Sabato 18 Novembre
Apertura Porte Ore 20:00 – Inizio Concerti Ore 22.30
ROME PSYCH FEST – II EDITION
LIARS – LALI PUNA
MOON DUO – ANDREA LASZLO DE SIMONE
INGRESSO RISERVATO AI SOCICON TESSERA ARCI 2017-2018
CONTRIBUTO ALL’ATTIVITA’ 20€ – 17€ + D.P. (a singola giornata)
ABBONAMENTO 25€ + D.P. (fino al 7 ottobre)
ABBONAMENTO 35€ – 30€ + D.P.

LIARS
Dopo una lunga attesa i Liars annunciano i dettagli del nuovo album TFCF, in uscita il 25 agosto per Mute Records, e le date del prossimo tour che toccherà l’Italia per tre concerti.
Angus Andrews, leader dei Liars dopo l’abbandono da parte dell’altro membro fondatore Aaron Hemphill, ha annunciato l’uscita del successore di “Mess” del 2014.
Il nuovo album della “band” si intitola “TFCF” (acronimo di “Theme From Crying Fountain”) ed è l’ottavo disco in 17 anni di carriera.
Andrew ha dichiarato di aver lavorato a questo disco nel suo studio immerso nel verde “contemplando e sperimentando la potenza della natura, tutto quello che stavo registrando nasce senza influenze del mondo esterno, nelle registrazioni accadeva che un uccello piombava sul microfono; qui non c’è molta gente in giro ed è stato cosi tutto intenso da sentirmi fortemente legato a ciò che mi circondava“.
TFCF è una sorta di reinvenzione del paradigma Liars. il confine sfumato tra l’universo elettronico e quello acustico e l’oscillazione tra l’impulso sperimentale e la sensibilità pop sono la prova che le energie creative di Angus rimangono sane e vive come sempre, nonostante le scosse all’interno del gruppo.
TFCF è stato scritto e registrato dai Liars (Angus Andrew), mixato da Gareth Jones e masterizzato da Christian Wright.

LALI PUNA
Si intitola “Two Windows” il quinto album dei Lali Puna, in uscita l’8 settembre 2017 sull’etichetta berlinese Morr Music, a cinque anni da “Our Inventions” che lo ha preceduto.
I Lali Puna sono: Valerie Trebeljahr, Christian “Taison” Heiß e Christoph Brandner. Alla realizzazione dell’album hanno contribuito anche Mary Lattimore, Jimmy Tamborello come “Dntel”, Keith Tenniswood dei Two Lone Swordsmen come “Radioactive Man” e Midori Hirano come “MimiCof”. Realizzato in circa due anni, “Two Windows” è un album composito, che parla di emancipazione e segna un nuovo inizio per la band sia dal punto di vista musicale, sia sul piano lirico. Il disco, infatti, è il primo registrato dopo l’abbandono di Markus Acher (Notwist). Ispirato da sonorità più “club oriented”, “Two Windows” è un album seducente e misurato, in cui un songwriting emozionale si fonde con ritmi più energici, senza rinnegare l’attitudine pop radicata nel sound originario della formazione.
Le liriche della Trebeljahr esplorano argomenti estremamente attuali, come la libertà personale, la presenza sempre più invasiva della tecnologia e la progressiva gentrificazione dei centri urbani. Tuttavia, “Two Windows” non ha un contenuto esplicitamente politico: è un album che non vuole dare risposte univoche, ma invitare gli ascoltatori a osservare la realtà da più prospettive, le “due finestre” del titolo.

MOON DUO
Moon Duo tornano in Italia a novembre per presentare il loro nuovo doppio lavoro discografico “Occult Architecture vol. 1 & 2”.
Occulto è il termine comunemente utilizzato per indicare tutte le cose magiche e soprannaturali, ma la radice della parola occulto è
letteralmente quello che è nascosto, oltre i limiti delle nostre menti.
Se questo è occulto, il quarto album dei Moon Duo “Occult Architecture vol. 1 & 2”, un opus psichedelico in due volumi separati pubblicato nel 2017, è un inno ed un’indagine alle strutture “architettoniche” invisibili che dominano il ciclo delle stagioni e il cammino dal giorno alla notte, dallo scuro alla luce. Il disco suddiviso in due volumi offre infatti uno sguardo cosmico al modello nascosto in tutto il creato, l’Occult Architecture appunto, e riflette sull’armoniosa dualità di queste energie chiare e scure attraverso la teoria cinese di Yin e Yang; un viaggio dall’oscurità alla luce, dal lato ombroso della collina al lato soleggiato, riverberando con tutto ciò che è eterno e infinito nell’architettura infinita e misteriosa in cui entrambe le parti esistono armoniosamente.

ANDREA LASZLO DE SIMONE
Andrea Laszlo De Simone è un’anomalia. È un solista, prima di tutto. Ma è anche una band di sei elementi. È un cantautore, ma cosa significa nel 2017 essere un cantautore?
“Uomo Donna”, il suo primo vero e proprio album, uscirà il prossimo 9 giugno per 42 Records, anticipato dai singoli “Uomo Donna”, “Vieni a Salvarmi” e “La guerra dei baci”, tutti e tre anticipati da tre videoclip particolarissimi ed evocativi seppur nella loro semplicità. “Uomo Donna” è un disco particolarissimo e che vive di contrasti: c’è la canzone d’autore italiana, appunto, e la psichedelia, Battisti e i Radiohead, i Verdena e Modugno, l’influenza di quella che negli anni ’70 veniva chiamata Library music e un tocco post-moderno che lo rende nuovo anche nel suo essere volutamente classico.

Giovedi 23 Novembre
Apertura Porte Ore 20:00 – Inizio Concerti Ore 22.30
TELEFON TEL AVIV in Concerto
INGRESSO RISERVATO AI SOCICON TESSERA ARCI 2017-2018
CONTRIBUTO ALL’ATTIVITA’ 10€ + D.P.

1999: è grazie ad un’amicizia nata ai tempi del liceo, quella tra Joshua Eustis e Charles Cooper, che nasce una delle avventure più preziose nel campo delle sonorità elettroniche degli ultimi quindici anni e passa. Telefon Tel Aviv inizia infatti così: spontaneamente, per amore della musica (i due fin da ragazzi hanno suonato in varie band locali, nella loro New Orleans). Il passo successivo diventa mandare del materiale alla Hefty, label di Chicago punto di riferimento assoluto in America, in quegli anni, per l’elettronica più intelligente e sofisticata. Un invio che sfocia in un immediato contratto e nella release dell’album “Fahrenheit Fair Enough”, anno 2001. Un disco che cattura subito attenzioni a livello mondiale. Inevitabile: nel mondo sonoro di Eustis e Cooper, la galassia IDM (echi di Autechre, Aphex Twin…) si incrocia con insospettabile eleganza con rimandi a hip hop, soul, house.
Il lavoro successivo, “A Map Of What Is Effortless” (2004), affina ancora di più la ricetta, insistendo maggiormente sul lato melodico ed emozionale e aggiungendo in alcuni brani anche cantati veri e propri, in una perfetta traduzione di come potrebbe essere un r’n’b dell’ultra-futuro. La collezione di remix che esce tre anni più tardi, 2007, testimonia la considerazione raggiunta dai Telefon Tel Aviv nella scena musicale – in campo nomi come Apparat e Nine Inch Nails, tra gli altri. Il 2009 segna l’approdo alla BPtich, la label diretta da Ellen Alien: “Immolate Yourself” è un disco molto più scuro dei suoi predecessori ma al tempo stesso, in modo imprevedibile, anche più pop sotto molti punti di vista.
Proprio durante le settimane di uscita in Europa e negli Stati Uniti di questo terzo album, l’attesa sulle mosse successive dell’avventura Telefon Tel Aviv viene spezzata da una notizia drammatica: la scomparsa improvvisa di Cooper. Eustis decide, ovviamente, di mettere in pausa tutto. Riprendendo piano piano a fare musica si dà un altro nome per le proprie release, Sons Of Magdalene, e fa uscire un album (“Move To Pain After Years Of Self-Doubt”, 2014). Ma nel 2016 arriva la voglia, la serenità, la consapevolezza, l’orgoglio di rimettere in campo la sigla originaria: la prima grande avventura è un tour negli Stati Uniti come spalla dei Moderat – nel contempo la Ghostly, l’etichetta di Matthew Dear, Tycho, Gold Panda, Com Truise, sotto molti punti di vista una perfetta “erede” dello spirito della Hefty, ristampa il debutto “Fahrenheit Fair Enough”. Telefon Tel Aviv torna a vivere, con tanto di nuovo materiale in arrivo. Una notizia splendida per tutti. In primis per chi ama la bellezza, la grazia e l’anima nella musica elettronica.

Venerdi 1 Dicembre
Apertura Porte Ore 20:00 – Inizio Concerti Ore 22.00
SELTON in Concerto
PRESENTAZIONE DEL DISCO “MANIFESTO TROPICALE”
INGRESSO RISERVATO AI SOCICON TESSERA ARCI 2017-2018
CONTRIBUTO ALL’ATTIVITA’

Manifesto Tropicale è il titolo del nuovo album dei SELTON uscito il 1 settembre per Universal Music Italia. Con una storia cosmopolita come poche altre che unisce Porto Alegre con Barcellona e l’Italia, Manifesto Tropicale è un lavoro che evolve ulteriormente affinando ritmi, parole e melodie. Le canzoni di Daniel, Eduardo, Ramiro e Ricardo si incontrano e dipanano in una zona non definibile, senza posti di frontiera, brani che sono ricordi, viaggi, legami affettivi e considerazioni sul tempo che, più che passare, crea.
I Selton arrivano da un progetto in cui identità e collettivo sono le parole chiave e nel nuovo disco la movimentata e felicissima confluenza di stili sono parte di un solo linguaggio. Categorie come nuovo o antico crollano, un’essenza contemporanea dove la lingua muta continuamente, anche all’interno di uno stesso pezzo tra l’italiano, il portoghese e l’inglese. È un album che non sta fermo, quello che i Selton hanno messo assieme e alla cui produzione li vediamo ancora una volta al fianco di Tommaso Colliva. Anticipato dal fortunato singolo “Cuoricinici” uscito il 23 giugno scorso, il nuovo lavoro arriva ad un anno di distanza da “Loreto Paradiso”.
I Selton sono Daniel Plentz, Ricardo Fischmann, Ramiro Levy, Eduardo Stein Dechtiar.

Sabato 2 Dicembre
Apertura Porte Ore 20:00 – Inizio Concerti Ore 22.00
CIGARETTES AFTER SEX in Concerto
INGRESSO RISERVATO AI SOCICON TESSERA ARCI 2017-2018
CONTRIBUTO ALL’ATTIVITA’ 20€ + D.P.

Cigarettes After Sex è il collettivo ambient pop composto da Greg Gonzalez, Phillip Tubbs, Randy Miller e Jake Tomsky. A Castelbuono sono pronti ad incantare gli ypsini con il loro sound raffinato, che trae ispirazione da quello di band come Cocteau Twins, Mazzy Star, Red House Painters e Joy Division e tesse atmosfere sognanti con suoni romantici, venature dream pop e sfumature noir. I Cigarettes After Sex hanno raggiunto la fama internazionale nel 2012 con il fortunato singolo Nothing’s Gonna Hurt You Baby, contenuto nell’ep d’esordio I. Il primo album sarà pubblicato quest’anno e, dopo aver aperto le date americane dei Garbage l’autunno scorso, Ypsigrock sarà una delle tappe del loro tour europeo.

[Kaos Live Report] Beach Fossils @MONK Roma 12/09/2017

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Finalmente torniamo in una delle nostre “case” extra-radiofoniche, ovvero il Monk Roma. L’occasione non poteva essere delle migliori: un live clamoroso dei Beach Fossils. Ecco le foto di Alessio Belli scattate durante questa fantastica serata: non potevamo davvero chiedere ritorno migliore!

Setlist:

Generational Synthetic

Shallow

Youth

This Year

Down the Line

Saint Ivy

Moments-What a Pleasure

Sugar

Be Nothing

Careless

Sleep Apnea

Calyer

Closer Everywhere

Encore:

Crashed Out

Smells Like Teen Spirit (Nirvana cover)

Daydream

[Waiting for] Beach Fossils live at MONK Roma 12/09/2017

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MARTEDI 12 SETTEMBRE 2017

> Open > h20.00

> #NervousConditions _ open act > h22.00

> #BeachFossils _ live > h22.45

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● ● ● BEACH FOSSILS ● ● ●

I Beach Fossils sono una delle più interessanti e quotate realtà della scena indie rock americana. Si sono formati nel 2009 a Brooklyn, trainando la rinnovata scena underground newyorkese. La band è stata fondata da Dustin Payseur, Jack Doyle Smith e Tommy Davidson.

I Beach Fossils insieme a Mac Demarco e DIIV sono stati tra i nomi di punta della celebre Captured Tracks, questo anche grazie al successo dell’omonimo esordio del 2010 e all’ottimo ‘Clash The Truth’ del 2013. Oltre a Dustin Paysesu, vero deus ex machina della band, nel corso degli anni nei Beach Fossils sono passate figure carismatiche della moderna scena indie americana come John Pena degli Heavenly Beat e Zachary Cole Smith dei DIIV.

Dopo due album e vari Ep i Beach Fossils sono passati su Bayonet Records, label di proprietà dello stesso Dustin Payseur che nel corso degli ultimi anni ha pubblicato artisti di gran qualità come Frankie Cosmos, Jerry Paper, Laced, Lionlimb, Red Sea e Warehouse. Il primo album dei Beach Fossils per Bayonet Records è l’atteso ‘Somersault’, anticipato dai video realizzati per i brani ‘This Year’, ‘Saint Ivy’ e ‘Down The Line’.

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● ● ● NERVOUS CONDITIONS ● ● ●

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Monk // C’Mon! // Circolo Arci Roma
Via G. Mirri, 35 – Portonaccio – RM
#staymonk

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INFO:
//www.monkroma.it/
06 6485 0987
INGRESSO con Tessera ARCI

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COME ARRIVARE:

MONK // Via Giuseppe Mirri, 35 // ROMA

[Kaos Live Report] The Warlocks live @ Monk, Roma 12-07-2017

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Serata torrida nella capitale, di quelle umide che ti appiccicano la maglietta addosso, quelle che verso le otto e mezza / nove pensi “Ma chi me lo fa fare di uscire? Me ne resto a casa attaccato al condizionatore”. Io però il condizionatore non ce l’ho e il ventilatore francamente può aspettare, se poi tornano i Warlocks, pure se siamo in mezzo alla settimana, un salto ce lo faccio.
Così mi avvio verso il Monk e quando imbocco via Mirri lo scenario che ho davanti mi sembra a dir poco surreale. E’ pieno di macchine posteggiate e devo fare diversi giri per cercare un buco, che non trovo, così alla fine la risolvo con un parcheggio che sfiora gli estremi del codice penale, ma ci sta.

E’ pieno di gente, mi sembra incredibile che a nemmeno un anno di distanza dalla loro ultima esibizione a Roma (10 mesi fa sempre al Monk, in occasione del Rome Psych Fest – Warm up) la psych-band di Los Angeles abbia richiamato così tanto seguito. Infatti non è così, perché tutta quella gente è sì al Monk, ma per il concerto degli Anathema, che si stanno esibendo in acustico e gratuitamente nella parte open air della venue romana.
La vedo male, oltretutto il concerto dei Warlocks è pure al chiuso: ok, che c’è l’aria condizionata e si sta meglio dentro la sala che fuori, ma il romano “appanzato” e sudato non lo schiodi facilmente, è proprio una questione di chimica, con la pelle che si attacca al divano o alla poltrona, servirebbe un solvente apposito e a quest’ora ormai è tutto chiuso.

Paradossalmente la band di Bobby Hecksher apre il concerto con ‘Isolation’, tratta da ‘Phoenix’ il loro primo album datato 2003, in uno scenario ai limiti della desolazione che, mentre mi appoggio alla transenna non ho il coraggio di girarmi a guardare. Sempre dal disco di esordio arriva anche la hit ‘Shake The Dope Out’ bella solare e 60’s, allora provo a voltarmi per vedere la situazione, conto una cinquantina di persone e penso che almeno è andata meglio di quando sono venute le L.A. Witch, che qualche mese fa ebbero invece la sfortuna di capitare in concomitanza con la partita di Coppa della Roma. E’ bello sentire come alla fine di ogni pezzo i presenti facciano di tutto, tra urla e applausi, per rincuorare la band sul palco, un po’ come a dire:
“Scusate, questa è una città di pupazzi che vanno solo dove va il resto del gregge, per loro avete troppo poco hype, però noi ci siamo. Daje!”

Sembrano giovarne i Warlocks, che comunque sul palco si mantengono sempre composti e compatti, ma comunque calati nel mood giusto, come confermano le espressioni concentrate nei loro visi.
Dal palco arriva il solito muro di suono, un blocco massiccio che ingloba qualsiasi cosa incontri, del resto con 3 chitarre ed un’esperienza ormai di quasi 15 anni i ragazzi hanno ben capito come portare a casa il risultato. Le diramazioni del loro sound si potrebbero descrivere come “la summa” di tutto quello che orbita nella scena neo-psichedelica degli ultimi 20 anni, l’ascoltatore dall’orecchio più fino infatti non potrà non cogliere l’ispirazione ai Brian Jonestown Massacre, o le assonanze con i Black Angles, ma anche tutto il classico background della San Francisco di fine anni 60, spinto fino ad addentrarsi in atmosfere più fosche e noise, con derivazioni vicine alla matrice Black Rebel Motorcycle Club.

Un peccato per la scarsa adesione da parte del pubblico, ma personalmente trovo che sia sempre un piacere ascoltare dal vivo questa band, che probabilmente con l’ultimo disco, ‘Songs From The Pale Eclipse’ poco ha aggiunto a quanto già detto (o che già si diceva) nella scena psych, ma che ha dalla sua un repertorio ed un’attitudine di indiscutibile caratura e che porta una performance di tutto rispetto, decisamente meglio dal vivo che su disco.

Report: Nick Matteucci
Foto: Manuel Aprile

[Kaos Live Report] XIU XIU @Monk 11/05/2017

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Gli XIU XIU al MONK hanno regalato al pubblico romano una performance live davvero indimenticabile: ecco il nostro report!

Pochi ascolti musicali possono definirsi un'”esperienza” e i lavori degli XIU XIU fanno parte di queste preziose rarità. I dischi partoriti da Jamie Stewart sono dei viaggi – spesso da incubo – in cui l’ascoltatore è completamente catturato dal vortice musicale ed emotivo. Non sono ascolti facili, ma vale la pena affrontarli. Stewart negli anni – alternando spesso la line-up del gruppo, il cui nome prende spunto dal film giapponese Xiu Xiu: The Sent Down Girl – ha coniato un sound unico, tra melodie new-wave e industrial, permettendosi anche di rifare – in maniera eccellente – la colonna sonora di Twin Peaks.

Che la forza e l’impatto suscitata dall’ascolto dei lavori in sala di registrazione sia altrettanto forte anche dal vivo? La risposta l’abbiamo avuta l’altra sera al Monk Roma, per la data romana del tour che accompagna il nuovo lavoro della band Forget.

Voglio dirvi subito come la penso: gli Xiu Xiu sono una delle poche band che prediligo live che in studio. Senza nulla togliere alla bellezza di lavori come Knife Play, A Promise o Fabolous Muscles, eppure credo che live la band riesca a sfogare al meglio le sue anime. Se i “lamenti” presenti su disco spesso fanno concludere l’ascolto integrale di un loro album a fatica, nella loro forma live Stewart riesce ad essere isterico ma coinvolgente, lento e sofferto ma altrettanto trascinante. Lo ha dimostrato anche durante il live romano. Fermo immmobile davanti al microfono o scattando da un lato all’altro del palco, in cui è passato senza colpo ferire dalle lente e dolenti ballate accompagnate dalla chitarra elettrica, ai sincopati clangori delle percussioni seguito mirabilmente da Shayna Dunkelman.

Alternando pezzi dell’ultimo lavoro a classici del repertorio, per la gioia del numeroso pubblico, gli XIU XIU hanno regalato una intensa e sentita performance in cui è esplosa in tutta la sua dirompenete carica emotiva la forza ma anche la fragilità di questo bellissimo e unico personaggio del panorama musicale chiamato Jamie Stewart.

SetList:

Petite

Don Diasco

Wondering

I Luv Abortion

Forget

Fabulous Muscles

Jenny GoGo

Hay Choco Bananas

Sharp Dressed Man
(ZZ Top cover)

Get Up

Stupid in the Dark

Sad Pony Guerrilla Girl

Crank Heart

Encore:

I Broke Up (SJ)

[Kaos Live Report] Quattro Quartetti – Clementi & Nuccini @MONK 28/04/2017

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Nel segno della poesia di Eliot, ecco il report della magnifica serata live a firma Clementi-Nuccini al Monk Roma.

Le senti, Corrado, a Cassino le voci dei morti?

O è solo l’impianto che distorce le voci?

Più o meno un anno fa ero sempre al Monk Roma per ammirare il nuovo progetto di Emidio Clementi fuori dai Massimo Volume: i Sorge. Il disco era La Guerra di Domani: un grandissimo lavoro dove Clementi raccontava con la solita e poetica intensità le sue storie, supportato dalle basi di Marco Caldera, produttore e tecnico del suono di Aspettando i Barbari. Se vi ricordate bene, la seconda traccia dell’album si chiamava Nuccini

E’ proprio questo il nome che adesso accompagna Clementi nel nuovo progetto lontano dalla band madre. Adesso – senza dimenticare Notturno Americano del 2015 – è il turno dei Quattro Quartetti di T.S. Eliot con al fianco proprio Corrado Nuccini dei Giardini di Mirò. Un’esperienza discografica e letteraria in cui si recita ed esalta il capolavoro poetico di T. S. Eliot. Quattro Quartetti (per 42Records) è un equilibrato ed appassionante lavoro in cui i versi di Eliot emergono sui tessuti musicali di Nuccini, creando un vero e proprio viaggio dell’anima da ammirare anche dal vivo.

La serata è aperta da Pieralberto Valli e dal suo “Atlas”: tanti applausi meritati alla fine del set. Una breve attesa e i nostri Clementi & Nuccini appaiono on stage. Il primo impeccabile in quell’eleganza fuori dal tempo e con il volume con tutte le opere di Eliot stretto in mano, il secondo pronto ad appostarsi davanti le sue macchine chitarra al collo. La scenografia è dominata dalle proiezioni sullo sfondo ed alcune luci disseminate sul palco. Ed infine ecco i protagonisti dello spettacolo:

Burnt Norton
East Coker
I Dry Salvages
Little Gidding

Declamati magistralmente in un unico e irrefrenabile flusso di bellezza in cui la forza filosofica dei testi s’incide profondamente nella mente e nel cuore di chi ascolta.

Il quartetto preferito di Clementi? I Dry Salvages. Il Nostro ritorna sul palco per raccontarci un aneddoto personale legato alla sua infanzia a San Benedetto ed un tragico naufragio in mare collegato a questo passaggio lirico. Gli ultimi versi e si chiude una serata magnifica, unica che solo la profondità e la delicatezza di Clementi e Nuccini ci potevano regalare. L’ennesima. Ma non ci basta mai.

Testo: Alessio Belli
Foto: Marco Loretucci

[Kaos Live Report] Notwist @Monk 06/04/2017

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Un concerto attesissimo, una band che amiamo particolarmente, una serata live che si prospettava indimenticabile. E così è stato: ecco le foto di Marco Loretucci del magnifico concerto di ieri sera dei Notwist al Monk Club di Roma. Emozionatevi.

Setlist:

Signals

Come In

Kong

Boneless

Into Another Tune

Trashing Days

This Room

Puzzle

The Devil, You + Me

Run Run Run

One With the Freaks

Pilot

Encore:

Pick Up the Phone

Gravity

Consequence

Gone Gone Gone

[Kaos Live Report] ORk live @ MONK – 14/03/17

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Martedì 14 marzo è avvenuto il ritorno a Roma di un super gruppo composto da Pat Mastelotto, Colin Edwin, Carmelo Pipitone e Lef, stiamo parlando degli ORk. Presso il Monk, la band ha regalato ai fans accorsi dei momenti semplicemente stupendi, uno show che è sembrato quasi come guardare un film e venire colpiti dalla colonna sonora che ti lascia assolutamente a bocca aperta.

Lo show vede come opening act Marco Machera, bassista dalla grande esperienza acquisita grazie ai live con Tony Levin, Paul Gilbert e tanti altri; il suo concerto anticipa un pò le armonie che poi gli ORk ci presenteranno e con la sua mezz’ora ci scalda perfettamente le orecchie per ciò che di li a poco arriverà.

Gli ORk subito ci fanno ripassare il precedente album, Inflamed Rides, suonando Breakdown e Funfair con una carica ed una chimica diversa dal live dell’anno scorso, il tempo passato insieme in tour per il mondo li ha uniti musicalmente e personalmente e il risultato è questa potenza e sintonia indescrivibile. I comici siparietti della band sul palco spezzano bene i brani e vedere Colin e Pat che provano a parlare italiano ci fa sempre ridere di gusto.

Fine del ripasso e via di brani dal nuovo album Soul of An Octopus. “Searching for the Code” e “Collapsing Hopes” ci portano nei nuovi ORk, dei brani che sembrano essere vere e proprie colonne sonore che ti permettono di viaggiare con le emozioni come con pochi gruppi li fuori, il tutto poi impreziosito dalla presenza di Eleuteria Arena al cello che arricchisce il sound già completo della band.

Arrivano i brani che personalmente reputo i migliori del nuovo lavoro e gli ORk ci deliziano con “Till the Sunise Comes”, “Scarlet Water”, “Dirty Rain” e “Capture or Reveal”, quest’ultima preceduta dal primo singolo “Too Numb” e da “Jellyfish”, brano in stile Tool del primo lavoro. Quando arriva il momento di salutare i fans, Pat Mastelotto ci descrive l’ultimo brano che di lì a poco andranno ad eseguire e ci parla un po’ dell’attuale situazione americana e della paura che gli americani hanno sia che gli altri hanno di loro e spera che tutto prima o poi vada per il meglio.

Oltre a questo significato, Pat ci ricorda che l’anno scorso abbiamo perso tanti musicisti eccezionali e dedica questo brano anche a loro, detto questo la band esegue, con l’aggiunta anche di Marco Machera al secondo basso, “I’m Afraid of Americans” di David Bowie, che come successivamente ci rivelerà lo stesso Pat, nel ritornello cambia leggermente le parole in “I’m Afraid For Americans, I’m Afraid For The World”.

La performance volge al termine e i musicisti dopo aver smontato gli strumenti si regalano minuti con i fans tra foto, chiacchiere e autografi; vedere gente che di martedì sera si muove per un concerto fa sempre strano a Roma essendo che purtroppo, le stesse persone ci hanno abituato all’esatto contrario, ma quando band del genere calcano questi palchi, è impossibile rimanere a casa.

[Kaos Live Report] Cosmo @MONK – 21/02/2017

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Non un concerto, ma una vera e propria festa! Ecco le bellissime foto di Francesca Romana Abbonato scattate nella prima delle due date (ovviamente sold out) di Cosmo al Monk Roma!

[Waiting For] Hannah Williams & The Affirmitation @Monk 17/11/2016

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Ancora un grande show dedicato questa volta al Soul europeo, targato Record Kicks e noi di Tips! & Radio Kaos Italy non potevamo certo non confermare la nostra presenza ad uno dei live più interessanti del mese di novembre.
Mercoledì 17 sarà di scena al Monk Club, per un evento promosso dall’agenzia Re::Life,
la band Hannah Williams & The Affirmations, nuovo fenomeno del soul britannico, promossa a pieni voti da artisti come Sharon Jones (Daptone records).
Hannah Williams è esplosa sulla scena Soul nel 2012 con l’album di debutto “A Hill Of Feathers”. Il primo singolo estratto “Work it Out” è entrato in alta rotazione sulle radio di mezzo mondo e l’omonimo video ha largamente sorpassato il milione di visualizzazioni su Youtube. La storia di miss Williams sembra scritta sul libro della migliore tradizione Soul a stelle e strisce. Il madre la spinge a cantare sin da quando era poco più che in fasce e la nostra inizia prima in chiesa in diversi gruppi gospel e poi come leader del gruppo The S.O.N.G da cui provengono le coriste che sentite anche sul nuovo album “Late Nights & Heartbreaks” . Mentre dal padre musicista appassionato di jazz ha imparato a suonare la tromba, strumento dal quale non si è più staccata e che porta sempre con se. A sei anni di età Hannah aveva imparato prima a leggere la musica delle parole. Le sue spiccate qualità canore hanno fatto si che nonostante la sua giovane età Hannah Williams sia già titolare della cattedra di canto dell’università di Winchester, per la quale dirige anche il coro gospel dell’Università. Dopo l’uscita nel 2012 del loro album di debutto “A Hill of Feathers” per l’etichetta Record Kicks, ha calcato i palchi di mezza Europa, inclusa Italia. Abituata a dare tutto sul palco, le performance di Hannah sono un concentrato di emozioni forti in cui è praticamente impossibile restare fermi.
“Late Nights & Heartbreak” il nuovo attesissimo album di Hannah Williams in uscita il prossimo 11 Novembre 2016 su Record Kicks. 
Registrato a Londra presso il Quatermass Studio, lo studio di registrazione e quartier generale della cult band inglese The Heliocentrics, il nuovo album è stato prodotto dal leggendario batterista e produttore inglese Malcolm Catto, che oltre ad aver prodotto i lavori degli Heliocentrics usciti sulla label americana Now Again/Stone Throw Records, ha dato alla luce dischi come “Inspiration Information” di Mulatu, “Jaiyede Afro” di Orlando Julius e “The Last Transmission” di Melvin Van Peebles e collabora regolarmente con personaggi del calibro di Floating Points, Quantic, Dj Shadow e Madlib. 
Nel nuovo disco Hannah è affiancata dal nuovo super tight combo di Bristol The Affirmations che la accompagneranno anche in tour.

Un concerto da non perdere!
È necessario essere muniti di tessera Arci.
Il Monk Club è infatti un circolo Arci il cui ingresso è riservato ai soli soci.
È possibile richiedere la tessera fino a 24h prima dell’evento al link //www.monkroma.club/tesseramento/

Evento Fb:
https://www.facebook.com/events/302303080138863/

INGRESSO al MONK:
gratuito per tutti i soci con Tessera Arci, dalle h20.00

INGRESSO al CONCERTO:
Tessera Arci + Contributo all’Attività:

●10€ >>> versando il Contributo direttamente all’ingresso

● 10€ + d.p. >>> versando il Contributo online con BOXOL
(qui: https://www.boxol.it/it/event/hannah-williams-theaffirmations/186119 // riservato ai soci)

● 10€ + d.p. >>> versando il Contributo online con I-TICKET
(qui: //i-ticket.it/prevendita/index.php?cmd=event&event_id=2152 // riservato ai soci)

MONK – Circolo Arci
Via Giuseppe Mirri, 35 ROMA
#staymonk

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GIOVEDI 17 NOVEMBRE 2016

> Open > h20.00

> Hannah Williams & The Affirmations _ live > h22.00

Hannah Williams: lead vocals
James Graham: keyboards
Adam Holgate:guitar
Adam Newton: bass guitar
Jai Widdowson-Jones:drums
Victoria Klewin and Hannah Nicholson: backing vocals

[Kaos Live Report] Joe Victor e Discoverland Live @Villa Ada 01/07/16

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Il pensiero paralizzante di dover passare l’estate a Roma, in quella Death Valley che è la Tiburtina, viene reso più tollerabile dalla possibilità di vedere mille concerti in bellissimi posti all’aperto, in mezzo a pinete freschissime dopo giornate afose, o su ”L’Isola che c’è”, quel piccolo paradiso di alberi altissimi (dopo attente ricerche su Wikipedia non siamo riuscite a stabilire di che varietà si tratti, e questo ci convince sempre di più dell’urgenza di avere un’App per le piante) che d’estate si attrezza per accogliere gli artisti più svariati, per le più svariate iniziative.
Ieri, nello specifico, ci siamo dirette a Villa Ada, attraverso un percorso tortuosissimo fatto di scale lunghe e buio, per ascoltare due vecchie conoscenze di Radio Kaos Italy, due protagonisti indiscussi delle prime ed ultime (almeno per la stagione) edizioni de “L’etichetta prude”, i Discoverland e i Joe Victor, insieme per celebrare il trentaduesimo compleanno di Radio Rock.
È bello vedere che, da subito, nonostante sia abbastanza presto (le 21.30, di venerdì sera, non esistono) la folla si è già raccolta, numerosa, intorno al palco, per guardare più dai vicino quei ragazzoni magici che sono i Discoverland.
Pier Cortese e Roberto Angelini sono perfettamente inseriti nel contesto silvestre, suonano lontani l’uno dall’altro, ma si guardano sempre, prendono canzoni ben radicate nel nostro patrimonio musicale e le rivitalizzano, senza sconvolgerle, con gran rispetto, con delicatezza. Il pubblico riconosce e segue, incantato, le evoluzioni dei due cowboy un po’ sciamani, coi loro strumenti variegatissimi (lap steel, weissemborn, iPad, percussioni) e non può non cantare quando parte All apologies, o quando vengono invitati Gabriele Amalfitano e Valerio Roscioni per una sussuratissima “The sound of silence.” Si respira una grande pace, a Villa Ada, una grande comunione di anime tra tutti questi musicisti che sono semplicemente felici di suonare e il vero apice si raggiunge quando Angelini, con una specie di sorriso sghembo, dice “Ecco, nulla togliere alle altre canzoni, ma ora ne facciamo una che è la nostra preferita…”
Era Ken il guerriero.
Ken il guerriero con assolo finale, e saluti al pubblico tramite iPad. Una figata.
I Discoverland se ne vanno, lasciandoci un po’ più tristi, dopo tutto quel pathos da canale regionale anni ’80, ma poi arrivano quei quattro tipi che forse hanno, nelle loro case su a Roma Nord, una macchina del tempo stile Zapotec (un amico di Topolino, vergogna su di voi se non lo sapete) e qualsiasi cosa avessimo nel cervello prima, qualsiasi tristezza viene scaraventata via, si perde tra quegli alberi altissimi di Villa Ada, quelli con il fusto sottile, e non la ritrovi più fino all’ultima nota di Bamboozled Heart (alla seconda ripetizione ricordiamo un “Bud Spencer is dead”, infilato in una strofa solo per farci soffrire). I Joe Victor suonano più del solito, invitano di nuovo Roberto Angelini sul palco, e poi un sottile giovanotto bruno, Guglielmo Senatore, alle percussioni, che è una meraviglia di potenza e allegria condensata, che è un sorriso galleggiante, che è una risata che si unisce a quelle di Valerio e di Gabriele, che potrebbero essere, senza sforzo, due solisti fortissimi, per carisma e capacità vocali, ma che non riesci a immaginare da soli, come quei colori complementari che vibrano solo se messi l’uno accanto all’altro.
Guardando il pubblico che urla, e che salta, abbiamo l’impressione di trovarci davanti ad uno di quei fenomeni di cui si ricorderanno tutti tra vent’anni, di cui parleremo ai nostri figli con orgoglio, dicendo loro sì, Albus, sì Severus, noi eravamo lì quando Valerio, quello dei Joe Victor con le camicie impressioniste, ha attaccato l’intro di Take on me e Gabriele ha cantato ridendo, per tutto il tempo.

Giorgia Melillo
Tiziana De Amicis

[Kaos Live Report + Interview] FatsO (Colombia) live @ MONK CLUB – 12/05/2016 [Italiano + Español]

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Live Report (ITA)

La missione di “Tips!”, fin dal primo giorno, è sempre stata quella di ricercare delle gemme musicali pure e nascoste nel panorama mondiale ed italiano, senza il minimo interesse per l’hype e per le mode ma piuttosto alla ricerca di progetti artistici che avessero al centro del loro processo creativo non solo il talento tecnico e compositivo ma anche una sorta di viscerale genuinità.
Proprio in quest’ottica, i colombiani FatsO, con la loro musica vibrante e mai scontata, rappresentano il classico esempio di band vicina al nostro “mood” e ai nostri interessi.
Incuriositi dalla presenza in una città come Bogotà di una band blues/jazz/rock (città per altro in grande espansione sotto il profilo culturale), già dalle prime tracce ascoltate su Youtube ci siamo resi conto che il loro concerto nell’ambito della fortunata rassegna JAZZ EVIDENCE, sarebbe stato imperdibile.

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Le tracce dell’album “On Tape” promettevano infatti un viaggio virtuale dal blues al jazz, passando attraverso il rock e il soul, con un sound caratteristico e reso personalissimo anche grazie alla voce profonda e ruvida del cantante, nonché leader, del gruppo, Daniel Restrepo.
La sala principale, arredata con i familiari divanetti rossi, non è molto piena ma il pubblico appare subito interessato e rapito dalle melodie della band, contraddistinte dal groove del contrabbasso di Daniel (autore anche dei testi e degli arrangiamenti) e dai ben quattro fiati (di base, due clarinetti e due sax) che lo accompagnano insieme alla batteria di Cesar Morales.
L’incipit è subito convincente: i FatsO si presentano sul palco con l’eccellente singolo “It’s getting bad”, che lascia subito presagire l’ottimo livello tecnico dei musicisti e l’anima passionale del progetto.

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La prima parte del concerto scorre veloce in un susseguirsi di storie e ritmi che rimandano ai primi stupendi lavori di Tom Waits e alla magica teatralità delle canzoni di Leonard Cohen; non manca però l’elemento latino che in qualche modo risulta evidente nel dna dei sei musicisti. Il brano “Oye Pelao”, cantato in spagnolo e arrangiato con grande gusto e attitudine “sudamericana” ma comunque lontano dai classici cliché, ne è certamente una prova concreta.
Fantastica l’atmosfera di “Snake Eyes”, una piccola perla degna del miglior “Swordfishtrombone” waitsiano e l’approccio alla Joe Cocker dell’ultimo singolo “Hello”.

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Menzione speciale, più che meritata, per Daniel Linero (sax alto e clarinetto), Julio Panadero (clarinetto), Pablo Beltrán (sax tenore) e Daniel Bahamón (sax alto), capaci di impreziosire le canzoni con piacevolissimi tappeti e assoli ben calibrati, mai sopra le righe (Daniel Restrepo lascia loro il palco per un intero brano e i suoi ragazzi se la cavano alla grande).

Il concerto continua fra la grande approvazione dell’intimo uditorio e le continue citazioni musicali che risultano sempre pertinenti e modellate in base ai gusti e le tante influenze personali dei musicisti, come l’ottimo cantante/contrabbassista ricorda in uno dei suoi interventi per ringraziare il pubblico e presentare la band.
Il finale è davvero gustoso: i FatsO ritornano sul palco con una divertentissima interpretazione in chiave blues della hit dei Jackson 5 “I want you back”.

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Uno spettacolo sicuramente degno di nota per una band di grande prospettiva, che ci ha regalato una serata ricca di energia e che ha abbattuto tutte le classiche frontiere culturali presentandoci una Colombia davvero differente rispetto alla nostra immaginazione dal punto di vista culturale e musicale. In sintesi, la prova dei FatsO risulta superata a pieni voti e siamo certi che i ragazzi torneranno presto da queste parti ancora più carichi e motivati.
Probabile, infatti, un ritorno della band in Europa per il prossimo autunno.

Ant De Oto di TIPS!

Photo: Renato Brugnola
Link:
https://www.facebook.com/tipsradio
https://www.facebook.com/radiokaositaly
https://www.facebook.com/monkclubroma

Intervista a Daniel Restrepo (voce e contrabasso)

Antonio: Ciao Daniel, tutto bene?
Daniel: Ciao Radio Kaos!
A: Ci è piaciuto un sacco il vostro concerto, è stato fantastico.
D: Grazie mille!
A: Ti facciamo qualche domanda per il pubblico di Tips! e Radio Kaos Italy. Secondo noi, una delle cose che si notano subito nella tua musica, è che ti piace un sacco Tom Waits e che questo cantante per te è stato molto importante.
D: Sì, certo. Tom Waits è uno degli artisti che ho ascoltato maggiormente. In realtà, l’ho riscoperto quando ho iniziato a studiare musica. Mio padre era fissato con la musica e quando io ero piccolo metteva sempre i suoi dischi. Poi l’ho riscoperto dopo circa 15 anni e mi sono innamorato soprattutto del suo modo di scrivere canzoni. Più che del suo modo di cantare. La gente invece pensa il contrario. Mentre io le mie influenze le attribuirei di più a Joe Cocker e Leonard Cohen. Però, assolutamente sì, Tom Waits mi ha influenzato molto soprattutto con i suoi testi.
A: In questo periodo com’è fare il musicista in Colombia?
D: Si sta molto bene,sai. Davvero è un bel periodo per la musica in Colombia. Lo Stato sta investendo molti più soldi. Ci sono molti più festival. Nello specifico, Bogotà è diventata “La città della musica” nel mondo. C’è molta più visibilità, ci sono anche un sacco di fiere e conferenze. Questo per esempio ci ha permesso di fare tantissime cose. Viaggiare, fare nuovi contatti con promoter internazionali e anche venire a suonare qui a Roma.
Penso che questo sia un ottimo momento. Stanno succedendo cose belle in Colombia.

A: Come è natoil progetto “FatsO”?
D: Beh, ho iniziato a suonare e cantare da piccolo e mi sono diplomato in composizione e produzione musicale. Per un certo periodo ho fatto solo il bassista elettrico e avevo smesso di cantare. Ma il mio sogno era imparare a suonare il contrabbasso. Quando alla fine ce l’ho fatta, perché a Bogotà non era così semplice trovarne uno, sono uscite fuori queste canzoni. Così, anche solo mentre studiavo. Suonavo il contrabasso e mi venivano queste canzoni.
All’inizio misi su un trio con batteria e chitarra. Suonavo già con un sacco di altre band ma poi è mi sono stufato ed è arrivato il momento in cui ho mandato tutti a quel paese e ho deciso di fare cose mie.
A: E gli arrangiamenti, i clarinetti, i sax…
D: Di base scrivo tutto io. Anche le parti dei fiati, tranne gli assoli, ovviamente. Ho suonato per molto tempo jazz con gruppi che avevano dei fiati. E ho studiato anche percussioni. Poi ho suonato rock e ho cominciato a stufarmi della chitarra. La chitarra stava sempre davanti! Mentre il bassista sempre dietro. Me ne ero stufato! (ride). Così ho detto: “Metto su un gruppo senza chitarra!”.
E anche se a volte abbiamo suonato con la chitarra, tipo l’anno scorso quando abbiamo fatto un tour in Germania con un chitarrista, la cosa figa è questa, l’armonia che nasce dai fiati. Ed è stato stupendo conoscere questi musicisti che riescono a fare questa cosa.
A: Daniel, grazie mille per questa piccola intervista, sicuramente passeremo dei vostri brani nella nostra radio. A presto!
D: A presto! Complimenti e grazie mille per questo spazio!

*********

Live Report (Esp)
La misión de “Tips!”, desde el primer día, ha sido siempre la búsqueda de gemas escondidas en el panorama músical mundial e italiano, sin el más mínimo interés en el “hype” y las modas, pero mirando más hacia los proyectos artisticos que tenían en el centro de su proceso creativo, no sólo el talento técnico y compositivo, si no también una especie de autenticidad visceral.
En este sentido, los colombianos Fatso, con su música vibrante y nunca predecible, son el ejemplo clásico de banda que se acerca a nuestro “mood” y a nuestros intereses.
Empezamos a escuchar sus temas en youtube por la simple curiosidad de investigar sobre la presencia en Roma de un conjunto bogotano (Bogotà es una ciudad en gran expansión en términos culturales) de blues/jazz/rock, y nos dimos cuenta enseguida que su concierto organizado en el ambito del Festival romano “Jazz Evidence” organizada por el “Monk Club”, iba a ser una performance inolvidable.
Los temas del disco “On Tape” prometían, de hecho, un viaje virtual desde el blues al jazz, pasando por el rock y el soul, con un sonido distintivo y expresado en manera todavìa mas personal gracias a la voz profunda y aspera del cantante y líder del grupo, Daniel Restrepo.
La sala principal, amueblada con los tipicos sofas rojos, no está muy llena, pero el público enseguida parece muy interesado y absorto por las melodías de la banda, expresadas a través del groove del contrabajo de Daniel Restrepo (autor de lletra y arreglos) y nada màs que cuatro vientos ( básicamente, dos clarinetes y dos saxofones) que lo acompañan juntos a la batería de Cesar Morales.
El principio es inmediatamente decisivo: los FatsO aparecen en el escenario con el excelente sencillo “It’s getting bad”, lo que deja presagiar el alto nivel técnico de los músicos y el alma apasionada del proyecto.
La primera parte del concierto se va corriendo en una sucesión de historias y ritmos que recuerdan los primeros estupendos trabajos de Tom Waits y la teatralidad magica de las canciones de Leonard Cohen.
Sin embargo, no falta el elemento latino que, de alguna manera, resulta evidente en el espiritu de los seis músicos.
El tema “Oye Pelao”, cantado en español y arreglado con gran gusto, es sin duda prueba concreta de una actitud tipica de América del Sur, pero aún lejos del cliché clásico.
Fantástica la atmósfera de “Snake Eyes”, una pequeña joya digna del album waitsiano “Swordfishtrombone” y el estilo a lo Joe Cocker del sencillo más reciente “Hello”. Mención especial, más que merecida, por Daniel Linero (saxo alto y clarinete), Julio Panadero (clarinete), Pablo Beltrán (saxofón tenor) y Daniel Bahamón (saxo alto), capaces de hacer preciosas las canciones con las alfombras musicales muy agradables y con solos bien calibrados (Daniel Restrepo les deja el escenario para una canción entera y sus muchachos se portan muy bien).
El concierto sigue entre la gran aprobación de la gente y citas musicales muy buenas, siempre pertinentes y modeladas de acuerdo a los gustos y a las muchas influencias personales de los músicos, como el excelente cantante / bajista recuerda en uno de sus discursos para agradecer al público y presentar a la banda.
El final esta muy sabroso: los FatsO regresan al escenario con una versiòn en clave de blues del grande exito “I Want You Back” de Jackson 5.
Un espectáculo que sin duda destaca por una banda de gran perspectiva, que nos dio una noche llena de energía y que asoló todas las clásicas fronteras culturales, presentandonos una Colombia muy diferente en términos de cultura y lenguaje musical, en comparación con nuestra tipica imaginación.
En fin, la prueba de Fatso ha sido un gran éxito y estamos seguros de que los chicos estarán de vuelta pronto en estas zonas incluso más motivados.
De hecho, es muy probable que la banda vuelva a Europa este otoño.

Ant De Oto di TIPS!

Photo: Renato Brugnola
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Entrevista a Daniel Restrepo (Voz y Contrabajo de FatsO)

Antonio: Hola Daniel, todo bien?
Daniel: Hola Radio Kaos!
A: Nos gustò mucho tu concierto, buenìsimo!
D: Muchas Gracias!
A: Te vamos a hacer unas preguntas para el pùblico de Tips! y de Radio Kaos Italy. La primera cosa que se nota en tu musica es que, en nuestra opiniòn, te gusta mucho Tom Waits y que este cantante tiene por supuesto un significado importante en tu percurso musical.
D: Si, claro. Tom Waits es uno de los artistas que mas escuché. Despues de empezar a estudiar musica, en realidad, lo volvì a descubrir. Porque mi papà era un melomano y lo ponia siempre cuando yo era pequeňo. Pues lo volvì a descubrir despues de 15 aňos y me enamoré mucho sobre todo de la forma de Tom Waits de escribir letras. Mas que la forma de cantar. Mientras la gente piensa que es mas por la forma de cantar. Porque en realidad, mi influencias se las atribuirìa mas a Joe Cocker y Leonard Cohen. Pero claro, sobre todo por la parte de cuentero Tom Waits me impactò mucho.

A: Como es ser un musico en Colombia en esta epoca?
D: Està muy bien, sabes. Es una buena epoca para la musica en Colombia. El Estado està invistiendo mucho mas dinero. Hay muchos mas festivales. Y Bogotà, particularmente se volviò “Ciudad de la musica” en el mundo también. Entonces hay mucha mas visibilidad, hay ferias y rueda de negocios. Eso nos ha permitido esas cosas por ejemplo: viajar , hacer contactos con promotores internacionales y tambien tocar en Roma. Pienso que este es un buen momento. Estan pasando cosas muy buenas en Colombia.

A: Como nacio el proyecto “FatsO”?
D: Bueno, empecé muy de pequeňo cantando y me gradué como compositor y productor. Pero siempre fui tambien bajista electrico y tambien dejé de cantar. Pero quise siempre estudiar contrabajo. Cuando por fin conseguì el contrabajo, porque en Bogotà no era tan facil, Y me empezaron a salir estas canciones. Así, estudiando tambien. Tocaba el contrabajo y me salìan estas canciones.
Primero fue un trio, con bateria y guitarra. Estaba ya con mucha bandas, pero llegò un momento que me cansé y tuve que mandar todo al carajo y hacer lo mio.

A: Y sus arreglos, los clarinets, los saxos…
D: Yo escribo todo. Tambien todas las notas de los vientos, menos los solos, por supuesto. Toqué mucho jazz contemporaneo con bandas que tenian vientos. Y estudié percusión mucho tiempo. Toqué rock también pero me cansé de la guitarra. Es que la guitarra estaba sempre para frente. El bajista siempre a tras. Y me cansé (rie). Dije: “Voy a hacer una banda sin guitarra!”.
Y aunque a veces tocamos con guitarra, de hecho el aňo pasado hicimos una gira en Alemania con un guitarrista, el fuerte es este, la harmonia que nace de los vientos. Y fue muy bueno encontrarme con estos musicos que lo pueden hacer.

A: Muchas gracias, Daniel por esta pequeňa entrevista, nosostros iremos a pasar seguramente tu música en nuestra radio. Hasta pronto!
D: Hasta pronto! Bueno, felicidades y muchas gracias por este espacio!

[Kaos Live Report] Joe Victor live @ MONK CLUB – 06/05/2016

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E insomma venerdì mi sono diretta al Monk con gli abiti più estivi di sempre, una macchinetta supersonica non mia, e l’immagine vividissima dell’ultima volta che avevo visto la metà dei Joe Victor a L’Etichetta Prude, l’uno con i capelli come il vello della pecora più morbida del regno, l’altro vestito come un operaio della Fiat. È tutto pieno, sia dentro che fuori, ma c’è pochissima fila alla cassa, e ancora meno al bagno, e questo è un miracolo. Il pubblico pare variegatissimo, e c’è pure una fan di sedici mesi (che poi sono un anno quasi e mezzo) dei McFly’s Got Time, che più o meno sembrano giovani come lei, ma entusiasmano tutti. Mi avventuro per sentire più da vicino i Brothers in Law, che sono veramente fighi. Il tempo di una birretta chiara (che mi costringe a fare il secondo turno in bagno) e salgono sul palco i quattro ragazzi più vintage di Roma Nord.
L’incipit parlava di una macchinetta supersonica non mia con cui mi aspettavo di fare foto supersoniche, ma ve lo dico già da ora, prima di farvi aprire la gallery, che è impossibile, per un profano, fare una bella foto ai Joe Victor, semplicemente perché è impossibile vederli fermi per il tempo che serve al diaframma per catturare un po’ di luce nella sala del caldissimo e buissimo Monk. E i Joe Victor non stanno fermi perché sono entusiasti, perché sono così tanto pieni di allegria purissima che devono espellerla per forza da qualsiasi parte dei loro corpi sudati e molleggiati e giovani. E portano con loro tutta un’aria di altri decenni, ti fanno sentire contemporaneamente come il personaggio di un libro di Steinbeck che mangia lardo e fagioli intorno al fuoco in una qualche parte dell’America Centrale, e come uno qualsiasi che si è preparato una vellutata di patate e zucchine e poi si è avviato a piedi a Casal Bertone per guardare il concerto di uno dei gruppi più entusiasmanti ed emergenti degli ultimi anni. Ed è meraviglioso perché potrebbero assomigliare a un sacco di cose bellissime che hai già ascoltato però poi ti concentri, fai mente locale, ripensi a come suonano loro, e a come sono quando suonano, e capisci che non c’è alcunché che assomigli ai Joe Victor.
E questo perché loro sono felici, sono divertenti, ma si divertono pure e suonano perché vogliono suonare, e lo farebbero a oltranza se qualcuno non li fermasse, ovunque vadano suonano e sorridono, suonano e si guardano tra di loro, ed è come se ti stessero mettendo a parte di quel grande segreto che permette loro di creare musica, di farla venire fuori naturalmente come una risata, ed è come se ti stessero raccontando di quella volta che si sono conosciuti in un bar e hanno cominciato a capire che avevano voglia di suonare insieme e basta, senza chiacchierare troppo, senza dire niente di troppo epico o di troppo complicato. E tu sei lì, inerte e invaso da manciate di allegria potentissima e saltellante, e devi saltellare anche tu, e devi essere felice perché davanti a te ci sono quattro tizi poco meno che trentenni, che suonano come Dio, cantano come Dio, ballano e sudano e hanno i capelli (per lo meno uno) che misurano il doppio esatto della testa, circoscrivendola.

Giorgia Melillo

[Kaos Live Report] Robert Glasper Experiment live @ MONK CLUB – 21/04/2016

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Robert Glasper è, senza dubbio, tra i jazzisti più influenti nel panorama mondiale contemporaneo. La grande attesa per questa “prima romana” con il progetto “Experiment” (all’attivo i due splendidi album “Black Radio” e “Black Radio 2” impreziositi da illustri collaborazioni) era per questo inevitabile.
La sala risulta subito piuttosto affollata e seguire con attenzione il concerto è stata in effetti una piccola impresa. Alle 22:30 in punto, Glasper si presenta sul palco assieme alla fantastica band che lo accompagna: Casey Benjamin al sax, keytar e vocoder, Mark Colemburg alla batteria e il bassista Burniss Travis II.
Poche chiacchiere e subito tanta buona musica, in un ipotizzabile viaggio fra jazz, hip hop e neo soul, dove gli omaggi ad alcuni grandi artisti come Nirvana, J Dilla e Common, già presenti nel citato doppio album “Black Radio” prendono vita e ipnotizzano il pubblico senza distinzione di età e di preferenze musicali.

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Il livello è altissimo, il pianista di Houston regala tappeti vellutati che si insinuano con grande classe fra le trame che disegnano basso e batteria, lasciando spesso spazio alle melodie sapientemente disegnate al sax, al vocoder e al keytar da Casey Benjamin (una specie di Mr. T di A-Team più sorridente e scanzonato).
Il concerto è un fiume in piena di improvvisazione, i brani sono molto più lunghi e complessi rispetto alle versioni originali; la carica “live”, scandita dall’eccellente Mark Colenburg, risulta subito evidente rispetto al disco, anche se, ad onor del vero, non possiamo negare di aver più volte sentito la mancanza delle voci ospiti (Erykah Badu, Mos Def, Bilal, ecc.).
Ecco, forse l’unica vera pecca del concerto è stata la mancanza di una vera e propria voce solista e l’eccessivo utilizzo del vocoder che, alla lunga, poteva risultare stucchevole.
Il concerto va avanti per circa due ore, in un susseguirsi di eccellenti soli (su tutti quello di Burniss Travis II al basso), citazioni di pietre miliari del rock e dell’hiphop (“Smells like thin spirit “ e “Fall in love”) e applausi scroscianti del pubblico.
Le attese sono state rispettate, protagonisti della serata certamente la grande qualità tecnica di tutti i musicisti e la capacità di Glasper di fungere da straordinario collante fra passato e futuro, in una dimensione dove il jazz trova spazio per azzeccate incursioni nel neo soul, nell’elettronica e nel rock.

Ant De Oto

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[Kaos Live Report] Dayme Arocena live @ MONK CLUB – 14/04/2016

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Quando capita di intervistare un musicista nei giorni precedenti ad una sua esibizione , l’attesa e la curiosità (soprattutto se si tratta di una prima data in Italia) la fanno sempre da padrone.
Proprio questo era lo spirito che ci ha accompagnato verso il Monk, dopo la piacevole chiacchierata che abbiamo fatto domenica sera con Dayme Arocena (in onda durante la scorsa puntata di TIPS! insieme all’intervista allo staff di Re::Life, agenzia promoter dell’evento).
Del resto, l’arrivo in città della nuova rivelazione del afro-cuban jazz, prodotta e sostenuta da Gilles Peterson con la sua etichetta Brownswood, aveva sicuramente destato interesse nei giorni precedenti fra la stampa e gli addetti ai lavori, creando così una piacevole attesa.
Prima del live la proiezione del film-documentario “La Clave” che Peterson, DJ, produttore discografico e giornalista della BBC (tra i più attenti alle sonorità globali e alle contaminazioni) ha realizzato con il regista Charlie Inman e Havana Cultura (la piattaforma di Havana Club che promuove la cultura cubana). Si tratta di un film dedicato alle radici della musica, della danza e della cultura cubana che ruotano attorno al fenomeno della “rumba”.
Il tempo di risistemare le poltrone nella sala principale de Monk e si parte con il concerto.
Dayme è sul palco accompagnata da tastiera, contrabbasso ed un trio di percussionisti, una line up molto asciutta e minimale, con l’elemento ritmico al centro delle composizioni, in pieno stile cubano.
Dopo l’esecuzione della stupenda “Madres” (riarrangiata rispetto alla versione del disco “Nueva Era”), la piccola e giovanissima cantante cubana saluta il pubblico prima in inglese, poi passando allo spagnolo per spiegare ed introdurre i successivi brani (“Madres” è dedicata alle sue simboliche madri spirituali che la inspirano dal punto di vista musicale), sempre a suo agio e abbandonandosi spesso alla sua contagiosa e simpaticissima risata.
Il concerto è un crescendo di jazz e rumba, con una scaletta dove i brani del suo primo album “Nueva Era” si alternano alle ultime cover tratte dall’EP “One Takes”; Dayme è a suo agio e dimostra la sua potenza e tecnica vocale senza mai strafare, accompagnata da una band piuttosto giovane sicuramente preparata ed interessante anche se non all’apice della propria personalità artistica. Unica pecca forse l’utilizzo della tastiera al posto del pianoforte che avrebbe certamente garantito un suono più caldo e deciso alle composizioni.

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La 24enne Dayme, vestita di bianco, ci trascina nel suo mondo colorato, fatto di rum, caffè e paesaggi caraibici, coinvolgendo parte del pubblico nelle danze e dichiarando di essere molto felice per questa prima data romana.
Gli ascoltatori, di tutte le età, ricambiano divertiti, partecipando ai controcanti e divertiti dalla straordinaria verve dell’artista cubana.
Notevole la versione di “Gods of Yoruba”, un omaggio allo storico brano del pianista e compositore jazz Horace Silver, fortemente influenzato dalle sonorità di tutta l’America Latina.
Giunge il momento del bis, con il gran finale “El 456” (un altro estratto dal nuovo EP prodotto dalla Brownswood), brano dedicato al “Volo 456” della storica compagnia di linea “Cubana de Aviacion”.
Applausi a scena aperta, ancora un gran colpo per la rassegna JAZZ EVIDENCE, che durante questa stagione ci ha regalato, anche grazie a RE::LIFE, una serie di concerti mai banali, sostenuti attraverso una direzione artistica davvero attenta alle tendenze musicali del momento in ambito di “world music”, senza mai tralasciare l’importanza dei classici e dei musicisti che hanno fatto la storia del jazz e del “groove”.
Prossimo appuntamento giovedì 21 Aprile con la prima data romana in assoluto di Robert Glasper con il suo progetto “Experiment”. Vietato mancare!

Ascolta il podcast con l’intervista a Dayme Arocena e allo staff di Re::Life

Ant De Oto
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Lunedì 11 Aprile – TIPS! ospita “Dayme Arocena” e “Re::Life”

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Lunedì 11 Aprile 2016 alle 23:00
Ant “A Tweed” De Oto di Tips!
@Radio Kaos Italy [via Eugenio Torelli viollier, 17 Roma]
Ospiti: Dayme Arocena e Re::Life

Una nuova puntata speciale di Tips! con un’intervista alla cantante cubana Dayme Arocena, che sarà in concerto a Roma il 14 Aprile sul palco del Monk Club per un evento organizzato dall’agenzia Re::Life.
Nella seconda parte intervisteremo anche lo staff di Re::Life, parlando dei prossimi concerti e dei progetti futuri.

Cantante, compositrice, arrangiatrice, direttrice di coro e band leader, Daymé Arocena a 24 anni è già una veterana e una presenza carismatica nella scena musicale cubana, dove ha esordito da professionista all’età di 14 anni.
A cominciare dagli studi sui canti e sulle musiche tradizionali, ha via via scoperto e assimilato altri stili, in particolare il jazz e il soul.
Grazie alle sue straordinarie doti è riuscita a catturare ben presto l’attenzione degli addetti ai lavori. Nel 2010, entra a far parte del quintetto jazz fusion, Sursum Corda, con cui si esibisce anche al di fuori del suo paese. Il suo status cresce ulteriormente, finanche arrivando a duettare prima con Wynton Marsalis e la sassofonista canadese Jane Bunnett e poi con Ed Motta e Roy Ayers.
Nel frattempo era stata notata da Gilles Peterson, spesso a Cuba in ambito della collaborazione con il progetto Havana Cultura, che era rimasto estasiato al punto da volerla fortemente nel roster della sua etichetta.

Re::Life nasce nel 2003 come concept night alla Palma club di Roma dove mantenuto la sua residenza settimanale fino al 2007, anno in cui il jazz club ha chiuso i battenti. Una concept night che nel 2005/6 è sbarcata con residenze mensili anche allo storico Tunnel di Milano e alla Flog di Firenze. La concept night dopo un altro paio di stagioni è stata sospesa per mancanza di spazi adeguati. Al contempo Re::Life ha coltivato l’attività di booking ed organizzazione di eventi su tutto il territorio nazionale. Si tratta di un’agenzia specializzata in sonorità “black” e di quello che potremmo definire “organic groove”. Ha lavorato e promosso artisti del calibro di Batida, Bilal, Bixiga 70, Cola & Jimmu, Criolo, Dam-Funk, Débruit, Estére, Hidden Orchestra, Ibibio Sound Machine, James Pants, Jimi Tenor, José James, J.Rocc, Karl Hector & the Malcouns, Lucas Santtana, Madlib, Mndsgn, Metà Metà, Michael Rutten, Mo Kolours, Myron & E, Mulatu Astatke, Nicole Willis, Ondatropica, Orlando Julius, Questlove, Pat Thomas & Kwashibu Area Band, Paul White, Peanut Butter Wolf, RocketNumberNine, Rosalia De Souza, Skip “Little Axe” McDonald, Stateless, Taylor McFerrin, Teebs, The Comet Is Coming, The Heliocentrics,The Sweet Vandals, The Kondi Band, The Souljazz Orchestra.

Ospiti in studio Riccardo Rozzera e il fondatore Marco Saurini.
Si parlerà dei prossimi concerti previsti (tra cui la data romana di Dayme Arocena, i due live di José James a Milano e Bologna e la prima a Roma per Robert Glasper con il progetto “Experiment”).

TIPS! vi presenterà questo progetto con un’intervista esclusiva e le classiche “mance virtuali” di musica dall’Italia e dal mondo.

Come sempre, un viaggio continuo e “worldwide”…

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[Kaos Live Report] Jon Spencer Blues Explosion live @ MONK CLUB – 11/03/2016

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Avete presente la potenza di Mike Tyson quando stendeva l’avversario con un singolo jab? E il fottutissimo tiro da 40 metri di Roberto Carlos che, nonostante la violenza dell’impatto, si insaccò con precisione assoluta scheggiando il palo alla sinistra di Barthez?
Ecco, se avete un ricordo più o meno nitido di queste prodezze sportive, potete iniziare a farvi un’idea di quello che è stato per noi il concerto al Monk Club della Jon Spencer Blues Explosion.
Proprio di questo si è trattato, di uno show in cui la potenza strumentale devastante si abbinava perfettamente ad un controllo del suono e della dinamica ancor più sorprendente. Mai qualcosa di eccessivo o fuori posto, mai eccessi di virtuosismo, mai un attimo di noia.
La “Blues Explosion” del trio newyorchese è apparsa subito evidente fin dall’inizio e c’era d’aspettarselo.
Nati nel 1990 dall’incontro fra Jon Spencer, Russell Simins (batterista degli Honeymoon Killers) e Judah Bauer, hanno all’attivo 11 album in studio e uno “live”, più diverse collaborazioni (remix ed EP usciti solo per il mercato giapponese).
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L’ultima fatica del trio è il disco “Freedom Tower” (2015), registrato presso i leggendari Daptone House Of Soul di Bushwick e mixato ad Harlem da un personaggio influente nel circuito hip-hop come Alap Momin (Dalek).
Il concerto è stato un flusso musicale continuo e impetuoso (pochi attimi fra la fine di un brano e l’inizio del successivo), un connubio costante fra le distorsioni ben calibrate delle chitarre (“Telecaster” per Bauer e l’immancabile “Zim-Gar” di Jon) e la batteria poderosa e minimale di Simins.
Il cinquantenne Jon Spencer si diverte e fa divertire, coinvolge il pubblico spesso e volentieri con la caratteristica voce effettata con l’inconfondibile “slap-back delay” e si abbandona insieme ai suoi compari a lunghi episodi di improvvisazione senza mai risultare prolisso o stucchevole.

In un concerto del genere c’è di tutto, spirito punk, chitarre blues, capacità tecnica degna dei migliori jazzisti e persino modernità funk e hip hop. Il risultato finale è stato circa un’ora e quaranta di storia del rock-blues sotto tutte le sue meravigliose sfaccettature, un’estasi di grinta e sudore, uno spettacolo carico di ricercata “violenza sonora” e di invidiabile personalità artistica che solo pochi “rocker” sanno ancora avere.
In effetti, sarebbe opportuno riflettere sul fatto che i JSBX sono inventori di questo peculiare sound e sono oggettivamente molto meno famosi di band come Black Keys e White Stripes (giusto per citarne due) che ne hanno seguito (in maniera più melodica e meno tecnica ma comunque sia encomiabile) le orme.
C’è poco da fare, “Blues Explosion” non poteva essere nome più adatto per descrivere il talento e l’attitudine “cazzuta” di questi straordinari ragazzacci di New York City.

Ant De Oto – Tips!
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[Kaos Live Report] Tortoise live @ MONK CLUB – 20/02/2016

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Le aspettative sono alte per chi non ha mai assistito a un loro live ma, probabilmente, anche per chi ne ha già avuto l’occasione. Il live dei Tortoise è sold out, tant’è che parte del pubblico romano è costretto a fare dietrofront all’ingresso del Monk Club.
Il fermento e l’attesa sono attenuate dall’opening di Sam Prekop, collega d’etichetta della band (prodotto anche lui dalla Thrill Jockey), e il suo synth modulare che ha riscaldato a dovere il pubblico con un’elettronica minimalista, lanciando la folla nel giusto mood della serata.
Il passaggio di testimone avviene intorno alle 22.30, l’aria si fa quasi irrespirabile e il palco diventa invisibile per via della quantità di persone presenti. On stage ci sono due batterie speculari per John Herndon e John McEntire, un vibrafono, vari sintetizzatori, il basso di Doug McCombs e la chitarra di Jeff Parker.
I Tortoise usano poche parole se non per saluti e ringraziamenti, ma compensano il loro silenzio con la musica di cui sono autori. “The Catastrophist”, ultimo album pubblicato a sette anni di distanza dal precedente, sancisce ancora di più il legame che li ha sempre uniti alla città di Chicago, dove la band è nata alla fine degli anni ’80, che oggi è considerata il centro nevralgico della sperimentazione musicale americana.
L’intero live è una successione di suoni e ritmi coinvolgenti, soprattutto nella parte finale in cui il groove la fa da padrone non lasciando alcuna possibilità di rimanere immobili. Si passa da temi semplici a variazioni jazz e latine.
È proprio la sperimentazione musicale che viene messa in scena sul palco del Monk, in un susseguirsi di brani recenti e pezzi del passato in cui è piacevole perdersi.

[Kaos Live Report] Youth Lagoon live @ MONK CLUB – 18/02/2016

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Lo scorso 18 febbraio Alta fedeltà era presente al Monk Club per uno degli ultimi live in assoluto di Youth Lagoon: circa due settimane fa, infatti, Trevor Powers ha annunciato la volontà di mettere la parola “fine” al progetto, affermando tramite Twitter di avere ancora molte cose da dire ma non più attraverso Youth Lagoon e che questa conclusione sarà solo l’inizio di qualcos’altro.
Dopo l’opening dei Mild High Club, band pop-folk californiana, alle 23.00 Trevor Powers sale sul palco, rivolgendo un fugace “come state?” alle centinaia di persone presenti che vengono immediatamente catapultate nel suo privato universo sonoro con “No One Call Me “e “Highway Patrol Stun Gun”, entrambe estratte dal suo ultimo album “Savage Hills Ballroom”. Subito dopo i synth intonano il motivo iniziale di “Cannons” che riporta invece alle origini del progetto Youth Lagoon: “The Year Of Hybernations” (2011) è infatti l’album con il quale l’artista ha esordito a soli 22 anni.
A questo punto Trevor sembra uscire dal suo stato ipnotico e si rivolge ancora al pubblico chiedendo “Vi state divertendo?”. Alla risposta esaltata dei presenti, risponde con un lapidario ed ironico “beh io no!” che serve da introduzione alla successiva canzone “Rotten Human” presentata come “una canzone sulle persone di merda”.
Da questo momento in poi l’artista ventisettenne pare immergersi totalmente nella sua musica, abbandonando ogni tipo di inibizione e iniziando a muoversi sul palco come un eccentrico direttore d’orchestra: rivolgendosi agli altri componenti, li invita a suonare sempre con maggior enfasi i pezzi successivi “Sleeps Paralysis” estratto dal suo secondo album “Wondrous Bughouse” (2013) e “Again”, una canzone sulla quotidianità oramai governata da social network ed Internet, per poi tornare con la traccia solo strumentale “Doll’s Estate”, in un’ atmosfera più intima e ovattata. A questo punto Powers chiede ai tecnici di spegnere le luci color pesca sul palco “mi sembra di stare su una spiaggia… Ma purtroppo non è così”. Si passa poi dai delicati suoni di “July” alla solitudine di “Officer Telephone” per arrivare all’accusatoria “The Knower” sulla quale Trevor riprende a danzare come un pazzo. Dopo aver presentato i componenti della band, chiude con “Kerry” e infine con la commovente “Dropla”. Richiamato sul palco per il bis ha deliziato i presenti con una versione ridotta di “Mute” e dopo aver ringraziato il pubblico ed essere rimasto solo sul palco con le sue tastiere, ha salutato con “17”.
Questo è stato dunque l’ultimo live romano di Youth Lagoon, che ci ha regalato qualcosina di più di un concerto, concedendoci il privilegio di entrare nel suo mondo, un mondo dove la musica non è solo show ma anche terapia contro le paure, le ansie, i dolori è il luogo dove materializzare i propri umori e le proprie eccentricità.
Il viaggio di Youth Lagoon si concluderà “definitivamente” il prossimo 11 giugno a Londra, rimangono quindi poche occasioni per ascoltarlo live, ancora non si hanno notizie su quando Trevor Power tornerà con un nuovo progetto, noi restiamo in attesa, curiosi di conoscere quale sarà la sua nuova identità.