The Pineapple Thief ft. Gavin Harrison / ORk @Largo Venue 22/02/19

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Le congiunzioni astrali erano sicuramente allineate e il sold out era sicuramente nell’aria nella cornice del Largo Venue di Roma, una “Coltre Bianca” si è sollevata per abbracciare i numerosissimi accorsi a ciò che può essere definita come una delle migliori accoppiate musicali degli ultimi anni.

Uniti dalla stessa casa discografica e dallo stesso amore per le emozioni, ORk e The Pineapple Thief  cominciano questo sodalizio musicale da Roma, città che vede il primo show in assoluto della band inglese capitanata da Bruce Soord e Gavin Harrison sul suolo romano e, dal sold out che ne consegue, possiamo affermare che il sodalizio verrà  certamente riconfermato.

I primi a salire sul palco sono gli ORk, terzo concerto nella capitale dal retrogusto leggermente amaro per via della breve performance; certamente la data non li vedeva da headliner, ma la qualità della band viene espressa anche nei trentacinque minuti di show che permette ai fans sia di vecchia data che nuovi di assaporare le atmosfere della eclettica band, alternando brani dal primo album “Inflamed Rides” e “Pyre” a brani del nuovo lavoro “Ramagehead” (uscito proprio in concomitanza della data) tra cui i “Beyond Sight”“Kneel To Nothing” e “Black Blooms” che vede al posto del guest Serj Tankian, Carmelo Pipitone anche alle vesti di cantante e, diciamocelo, fa comunque la sua porca figura.

Verso le 22:10 arriva il momento degli inglesi “The Pineapple Thief” visibilmente contenti di poter finalmente suonare a Roma dopo vent’anni di onorata carriera. La band esegue maggiormente brani dal loro ultimo album “Dissolution” che vede quasi come protagonista Gavin Harrison alla batteria, strumento suonato nei brani non solo come base ritmica del tutto, ma anche come tappeto che sorregge le strutture armoniche e melodiche dei brani, quasi come se non fosse solo un pretesto ritmico, ma anche esageratamente melodico, caratteristica che ha permesso al sound della band di evolversi e di rimanere sempre innovativo. Le composizioni di Bruce Soord sono sempre molto cariche di emozioni e la band sembra quasi più valorizzata live che in studio da questa caratteristica, i continui crescendo e diminuendo di dinamiche permettono agli ascoltatori di entrare all’interno del vestito di ogni brano, danzando tra momenti più tristi e introspettivi, a momenti carichi di intensità e potenza.

Speriamo di rivedere presto entrambe le band live a Roma, perché ai giorni d’oggi c’è bisogno di emozionarsi con la musica e con due band del genere, il risultato è senza ombra di dubbio assicurato, un momento in cui per circa tre ore si è tutti più vicini emotivamente, uniti dal profondo legame che crea la loro musica; “The Pineapple Thief + ORk” it’s a perfect match!

  • Try as I Might
  • In Exile
  • Alone at Sea
  • Threatening War
  • Far Below
  • No Man’s Land
  • That Shore
  • Uncovering Your Tracks
  • Shed a Light
  • 3000 Days
  • Part Zero
  • White Mist
  • Nothing at Best

Encore:

  • Not Naming Any Names
  • The Final Thing on My Mind
  • Snowdrops

 

[Kaos Report/Interview] Carmelo Pipitone @Na Cosetta

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“Il mio santo non piange i morti, ma ride dei vivi”, basterebbe questa frase per descrivere il nuovo lavoro, primo da solista, di Carmelo Pipitone, storica chitarra e mente dei Marta Sui Tubi, OrK e Dunk.

Venerdì 16 Novembre, presso la cornice del ‘Na Cosetta, è stato eseguito “Cornucopia”, un album acustico che urla il carattere e lo stile forte di Carmelo Pipitone, accompagnato live alle tastiere, cori e suoni vari da Nicolas Roncea che ha riempito a dovere il sound del chitarrista siciliano.

La formula vincente del ‘Na Cosetta permette ai fans e ascoltatori un contatto stretto e ravvicinato con i musicisti, creando quella comprensione e complicità che da sempre invoglia i musicisti a dare il meglio, cosa che è avvenuta durante il live di Venerdì, dove Carmelo e Nicolas hanno eseguito brani da Cornucopia, dal progetto solista Roncea e delle cover d’eccezione di Tom Waits e Kyuss, con una resa sonora ineccepibile; raramente un live acustico può dare l’illusione di completezza e sicuramente la perfomance di Pipitone ha colpito nel segno, regalando un’ora di vera musica a chiunque fosse presente al ‘Na Cosetta, regalando nel bis anche una chicca dei Marta sui Tubi, “31 Lune”.

Qui sotto troverete l’intervista fatta prima del live, dove “Cornucopia” e la visione della musica di Carmelo Pipitone si uniscono a delle considerazioni personali sul mondo e sulla vita.

[Kaos Live Report] ORk live @ MONK – 14/03/17

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Martedì 14 marzo è avvenuto il ritorno a Roma di un super gruppo composto da Pat Mastelotto, Colin Edwin, Carmelo Pipitone e Lef, stiamo parlando degli ORk. Presso il Monk, la band ha regalato ai fans accorsi dei momenti semplicemente stupendi, uno show che è sembrato quasi come guardare un film e venire colpiti dalla colonna sonora che ti lascia assolutamente a bocca aperta.

Lo show vede come opening act Marco Machera, bassista dalla grande esperienza acquisita grazie ai live con Tony Levin, Paul Gilbert e tanti altri; il suo concerto anticipa un pò le armonie che poi gli ORk ci presenteranno e con la sua mezz’ora ci scalda perfettamente le orecchie per ciò che di li a poco arriverà.

Gli ORk subito ci fanno ripassare il precedente album, Inflamed Rides, suonando Breakdown e Funfair con una carica ed una chimica diversa dal live dell’anno scorso, il tempo passato insieme in tour per il mondo li ha uniti musicalmente e personalmente e il risultato è questa potenza e sintonia indescrivibile. I comici siparietti della band sul palco spezzano bene i brani e vedere Colin e Pat che provano a parlare italiano ci fa sempre ridere di gusto.

Fine del ripasso e via di brani dal nuovo album Soul of An Octopus. “Searching for the Code” e “Collapsing Hopes” ci portano nei nuovi ORk, dei brani che sembrano essere vere e proprie colonne sonore che ti permettono di viaggiare con le emozioni come con pochi gruppi li fuori, il tutto poi impreziosito dalla presenza di Eleuteria Arena al cello che arricchisce il sound già completo della band.

Arrivano i brani che personalmente reputo i migliori del nuovo lavoro e gli ORk ci deliziano con “Till the Sunise Comes”, “Scarlet Water”, “Dirty Rain” e “Capture or Reveal”, quest’ultima preceduta dal primo singolo “Too Numb” e da “Jellyfish”, brano in stile Tool del primo lavoro. Quando arriva il momento di salutare i fans, Pat Mastelotto ci descrive l’ultimo brano che di lì a poco andranno ad eseguire e ci parla un po’ dell’attuale situazione americana e della paura che gli americani hanno sia che gli altri hanno di loro e spera che tutto prima o poi vada per il meglio.

Oltre a questo significato, Pat ci ricorda che l’anno scorso abbiamo perso tanti musicisti eccezionali e dedica questo brano anche a loro, detto questo la band esegue, con l’aggiunta anche di Marco Machera al secondo basso, “I’m Afraid of Americans” di David Bowie, che come successivamente ci rivelerà lo stesso Pat, nel ritornello cambia leggermente le parole in “I’m Afraid For Americans, I’m Afraid For The World”.

La performance volge al termine e i musicisti dopo aver smontato gli strumenti si regalano minuti con i fans tra foto, chiacchiere e autografi; vedere gente che di martedì sera si muove per un concerto fa sempre strano a Roma essendo che purtroppo, le stesse persone ci hanno abituato all’esatto contrario, ma quando band del genere calcano questi palchi, è impossibile rimanere a casa.