[Kaos Live Report] Dayme Arocena live @ MONK CLUB – 14/04/2016

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Quando capita di intervistare un musicista nei giorni precedenti ad una sua esibizione , l’attesa e la curiosità (soprattutto se si tratta di una prima data in Italia) la fanno sempre da padrone.
Proprio questo era lo spirito che ci ha accompagnato verso il Monk, dopo la piacevole chiacchierata che abbiamo fatto domenica sera con Dayme Arocena (in onda durante la scorsa puntata di TIPS! insieme all’intervista allo staff di Re::Life, agenzia promoter dell’evento).
Del resto, l’arrivo in città della nuova rivelazione del afro-cuban jazz, prodotta e sostenuta da Gilles Peterson con la sua etichetta Brownswood, aveva sicuramente destato interesse nei giorni precedenti fra la stampa e gli addetti ai lavori, creando così una piacevole attesa.
Prima del live la proiezione del film-documentario “La Clave” che Peterson, DJ, produttore discografico e giornalista della BBC (tra i più attenti alle sonorità globali e alle contaminazioni) ha realizzato con il regista Charlie Inman e Havana Cultura (la piattaforma di Havana Club che promuove la cultura cubana). Si tratta di un film dedicato alle radici della musica, della danza e della cultura cubana che ruotano attorno al fenomeno della “rumba”.
Il tempo di risistemare le poltrone nella sala principale de Monk e si parte con il concerto.
Dayme è sul palco accompagnata da tastiera, contrabbasso ed un trio di percussionisti, una line up molto asciutta e minimale, con l’elemento ritmico al centro delle composizioni, in pieno stile cubano.
Dopo l’esecuzione della stupenda “Madres” (riarrangiata rispetto alla versione del disco “Nueva Era”), la piccola e giovanissima cantante cubana saluta il pubblico prima in inglese, poi passando allo spagnolo per spiegare ed introdurre i successivi brani (“Madres” è dedicata alle sue simboliche madri spirituali che la inspirano dal punto di vista musicale), sempre a suo agio e abbandonandosi spesso alla sua contagiosa e simpaticissima risata.
Il concerto è un crescendo di jazz e rumba, con una scaletta dove i brani del suo primo album “Nueva Era” si alternano alle ultime cover tratte dall’EP “One Takes”; Dayme è a suo agio e dimostra la sua potenza e tecnica vocale senza mai strafare, accompagnata da una band piuttosto giovane sicuramente preparata ed interessante anche se non all’apice della propria personalità artistica. Unica pecca forse l’utilizzo della tastiera al posto del pianoforte che avrebbe certamente garantito un suono più caldo e deciso alle composizioni.

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La 24enne Dayme, vestita di bianco, ci trascina nel suo mondo colorato, fatto di rum, caffè e paesaggi caraibici, coinvolgendo parte del pubblico nelle danze e dichiarando di essere molto felice per questa prima data romana.
Gli ascoltatori, di tutte le età, ricambiano divertiti, partecipando ai controcanti e divertiti dalla straordinaria verve dell’artista cubana.
Notevole la versione di “Gods of Yoruba”, un omaggio allo storico brano del pianista e compositore jazz Horace Silver, fortemente influenzato dalle sonorità di tutta l’America Latina.
Giunge il momento del bis, con il gran finale “El 456” (un altro estratto dal nuovo EP prodotto dalla Brownswood), brano dedicato al “Volo 456” della storica compagnia di linea “Cubana de Aviacion”.
Applausi a scena aperta, ancora un gran colpo per la rassegna JAZZ EVIDENCE, che durante questa stagione ci ha regalato, anche grazie a RE::LIFE, una serie di concerti mai banali, sostenuti attraverso una direzione artistica davvero attenta alle tendenze musicali del momento in ambito di “world music”, senza mai tralasciare l’importanza dei classici e dei musicisti che hanno fatto la storia del jazz e del “groove”.
Prossimo appuntamento giovedì 21 Aprile con la prima data romana in assoluto di Robert Glasper con il suo progetto “Experiment”. Vietato mancare!

Ascolta il podcast con l’intervista a Dayme Arocena e allo staff di Re::Life

Ant De Oto
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[Kaos Live Report] Public Service Broadcasting live @ QUIRINETTA – 12/03/2016

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I Public Service Broadcasting, duo di giovani londinesi con un look da “dandy” consumati, dichiarano di avere una missione: «insegnare le lezioni del passato attraverso la musica del futuro».
Il loro spettacolo audio-video nasce dall’utilizzo di “sample” tratti da vecchi spot e cortometraggi informativi commissionati dai governi USA e UK a partire dagli anni Quaranta e per tutto il periodo della guerra fredda, a cui si aggiunge tutta la strumentazione live composta da un set di basso, chitarra e batteria, più effetti elettronici e pad.
Recentemente hanno presentato il loro nuovo album “The Race For Space” (uscito lo scorso 2 febbraio per Test Card Recordings), con due show speciali presso il “National Space Centre” del Regno Unito seguiti da un lungo tour europeo, comprese le cinque date italiane.
Il Teatro Quirinetta è sold out. Tanta affluenza, forse dovuta anche al party after-show , con un pubblico un po’ chiacchierone ma tutto sommato attento.
Si parte un po’ in ritardo, alle 23:20 circa, il tempo di ordinare una birra e la band è sul palco iniziando a travolgere gli spettatori in un lungo viaggio spazio/tempo dove passato e modernità convivono in maniera paradossalmente “pacifica” e onirica.

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La tecnica dei musicisti non è strabiliante, le idee sono però freschissime, i sample audio (raramente comprensibili per il pubblico italiano) rendono le composizioni non banali e il tiro post-wave, con sfumature di elettronica e krautrock, della band è sicuramente coinvolgente. J. Willgoose Esq ( chitarra, banjo ed effetti), il bassista JF Abraham e ed il batterista Wrigglesworth suonano con piacere e si lasciano seguire nota dopo nota sullo sfondo dei bellissimi filmati d’epoca selezionati.
Salutano il pubblico più volte in modo divertito, utilizzando sempre un effetto per rendere le voci simili a quelle robotiche e quasi radiofoniche degli speaker dei filmati, ricordando anche le trasmissioni di messaggi fra astronauti e le basi NASA.
In effetti, il tema principale dello show, come accennato, è la conquista dello spazio e in particolar modo della luna, tema centrale durante tutta la guerra fredda (ripreso, con sonorità diverse, anche dai “nostri” YOUAREHERE nel loro ultimo album).
Il concerto giunge in modo fruibile alla conclusione e c’è spazio per un ricco bis e poco prima per l’acclamatissima “Go!”, penultimo singolo dei PSB uscito nemmeno un mese fa (23 febbraio).
La gente si diverte, c’è perfino chi balla e si lascia trasportare compiaciuto dal flusso di musica e parole.
Non male per questi giovani “dandy” post-moderni, che porteranno con loro a Londra sicuramente un bel ricordo del tour italiano e dalla data romana al Teatro Quirinetta.

Ant De Oto – Tips!

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