[Kaos Live Report] Public Service Broadcasting @ Monk ROMA 10/11/2017

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Pur sapendo che questo ex duo (e adesso scintillante trio) londinese è oramai un habitué dei piani alti delle classifiche inglesi, non ho certo la presunzione di immaginare un Monk Club pieno in occasione del loro concerto. Ma basta guardarsi un attimo attorno per capire che mi sbagliavo di grosso.

Evidentemente le precedenti visite capitoline (e più in generale, italiane) che i Public Service Broadcasting si sono concessi negli ultimi 4 anni, hanno creato una sostanziosa e fedele fan base di J. Willgoose Esq. e soci. E poi la musica dei PSB è un’esperienza troppo particolare da poter circoscrivere all’ascolto di un album, tanto che per manifestarsi appieno nella sua genialità ha bisogno di librarsi nella dimensione live.
Le peripezie del già citato Willgoose, affaccendato fra campionatori, tastiere, due laptop e un vasto assortimento di chitarre che immancabilmente cambia all’inizio di ogni canzone (onore all’addetto costretto a prendere e portare dal backstage strumenti a corda – fra cui un banjo – per tutto il concerto), sono accompagnate dall’esuberanza di JF Abraham, altro meraviglioso polistrumentista che si prodiga fra tastiere, basso e strumenti a fiato con facilità disarmante, unita a un approccio trascinante che lo rende per molti versi il vero frontman del gruppo. A sostegno di questa miscela esplosiva, l’incessante martellamento di Wrigglesworth alla batteria costituisce la base su cui si sviluppano i piccoli capolavori di questo gruppo sui generis.
Seguendo il filo del discorso che caratterizza il loro ultimo lavoro Every Valley, il concerto inizia con due pezzi dell’album (“The Pit “e “People Will Always Need Coal”) contenenti registrazioni di messaggi propagandistici che esaltavano il lavoro in miniera – descritto come certezza per il presente e per un lontano futuro – a metà del XX secolo nel Sud del Galles. Dopo qualche entusiasmante viaggio fra le perle di Inform – Educate – Entertain e The Race for Space (vi segnalo “Theme From PSB”, “Signal 30”, “E.V.A.” e l’attesissima “Spitfire”), il train of thought di Every Valley si conclude con l’amarezza e la rabbia di “They Gave Me a Lamp” e “All Out”, in cui si affrontano argomenti spinosi come la problematica emancipazione femminile in un mondo prettamente maschile, o come gli scioperi fra i minatori britannici che in Galles, nel 1984, degenerarono in violenti scontri con la polizia. Le atmosfere create dalle musiche dei Public Service Broadcasting e dai video che scorrono alle loro spalle mandano in estasi un pubblico sempre più coinvolto, capace sia di lasciarsi andare (come in occasione di “Go!”) che di restare in silente adorazione (ad ascoltare la catartica “The Other Side”).
Il breve encore si chiude con “Gagarin” e il solito gran finale rappresentato da “Everest”, cavallo di battaglia che si staglia nella fitta nebbia artificiale e ci avvolge nella sua morbidezza, permettendo ai Public Service Broadcasting di congedarsi con stile.
Willgoose annuncia più volte durante la serata che li rivedremo presto, e mi vien da pensare una sola cosa: spero tanto abbia ragione.

Testo di Paolo SInacore

Foto di Alessio Belli 

Setlist:

1. The Pit
2. People Will Always Need Coal
3. Theme From PSB
4. Signal 30
5. Korolev
6. E.V.A.
7. Progress
8. Go to the Road
9. Night Mail
10. Spitfire
11. They Gave Me a Lamp
12. All Out
13. The Other Side
14. Go!
15. Lit Up

Encore
16. Gagarin
17. Everest

[Kaos Live Report] Public Service Broadcasting live @ QUIRINETTA – 12/03/2016

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I Public Service Broadcasting, duo di giovani londinesi con un look da “dandy” consumati, dichiarano di avere una missione: «insegnare le lezioni del passato attraverso la musica del futuro».
Il loro spettacolo audio-video nasce dall’utilizzo di “sample” tratti da vecchi spot e cortometraggi informativi commissionati dai governi USA e UK a partire dagli anni Quaranta e per tutto il periodo della guerra fredda, a cui si aggiunge tutta la strumentazione live composta da un set di basso, chitarra e batteria, più effetti elettronici e pad.
Recentemente hanno presentato il loro nuovo album “The Race For Space” (uscito lo scorso 2 febbraio per Test Card Recordings), con due show speciali presso il “National Space Centre” del Regno Unito seguiti da un lungo tour europeo, comprese le cinque date italiane.
Il Teatro Quirinetta è sold out. Tanta affluenza, forse dovuta anche al party after-show , con un pubblico un po’ chiacchierone ma tutto sommato attento.
Si parte un po’ in ritardo, alle 23:20 circa, il tempo di ordinare una birra e la band è sul palco iniziando a travolgere gli spettatori in un lungo viaggio spazio/tempo dove passato e modernità convivono in maniera paradossalmente “pacifica” e onirica.

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La tecnica dei musicisti non è strabiliante, le idee sono però freschissime, i sample audio (raramente comprensibili per il pubblico italiano) rendono le composizioni non banali e il tiro post-wave, con sfumature di elettronica e krautrock, della band è sicuramente coinvolgente. J. Willgoose Esq ( chitarra, banjo ed effetti), il bassista JF Abraham e ed il batterista Wrigglesworth suonano con piacere e si lasciano seguire nota dopo nota sullo sfondo dei bellissimi filmati d’epoca selezionati.
Salutano il pubblico più volte in modo divertito, utilizzando sempre un effetto per rendere le voci simili a quelle robotiche e quasi radiofoniche degli speaker dei filmati, ricordando anche le trasmissioni di messaggi fra astronauti e le basi NASA.
In effetti, il tema principale dello show, come accennato, è la conquista dello spazio e in particolar modo della luna, tema centrale durante tutta la guerra fredda (ripreso, con sonorità diverse, anche dai “nostri” YOUAREHERE nel loro ultimo album).
Il concerto giunge in modo fruibile alla conclusione e c’è spazio per un ricco bis e poco prima per l’acclamatissima “Go!”, penultimo singolo dei PSB uscito nemmeno un mese fa (23 febbraio).
La gente si diverte, c’è perfino chi balla e si lascia trasportare compiaciuto dal flusso di musica e parole.
Non male per questi giovani “dandy” post-moderni, che porteranno con loro a Londra sicuramente un bel ricordo del tour italiano e dalla data romana al Teatro Quirinetta.

Ant De Oto – Tips!

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PUBLIC SERVICE BRODCASTING @ LANIFICIO 159 – 18 MARZO 2014

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Riuscire ad intrattenere un pubblico di quattocento persone senza aprire bocca? Chiedete lumi ai Public Service Broadcasting, duo londinese che per la seconda volta in pochi mesi (la prima all’Auditorium nell’ottobre scorso) calca la scena romana. In un’esplosione di campionature, magari eccessive, ma assolutamente funzionali alla creazione di un sound quantomeno intrigante, il frontman J. Wilgoose, Esq. trova il modo di comunicare a più riprese col pubblico del Lanificio 159 attraverso il suo immancabile laptop, riuscendo spesso e volentieri a strappare una risata ai presenti (classici come ‘Grazie mille’ e ‘Roma!’ non tradiscono mai). La particolarità dei PSB sta nel riadattare video propagandistici inglesi in bianco e nero (Public Information Films) alla loro musica moderna, infarcita di elettronica e influenze post rock; impresa che, a dirla tutta, riesce magnificamente.
Il biondino, figura quasi stereotipata dell’inglese magro, pallido e occhialuto, alimenta quell’impressione di normalità bevendosi una birra nell’atrio all’ingresso del locale in compagnia dell’altro componente della band, il batterista Wrigglesworth, ritardando così l’inizio del concerto di almeno 30 minuti. E va benissimo così, perché i due dalla prima all’ultima nota del loro breve (ma intenso) concerto non perdono un colpo. Si intuisce da subito che il supporto video alle loro spalle è fondamentale, e ‘London take it’, brano estratto dal loro EP ‘The War Room’, è il primo tuffo della serata nel ritmo coinvolgente del gruppo, testimoniato dall’inconscio movimento su e giù della testa che ci accompagnerà durante tutto l’arco dello spettacolo. Willgoose stupisce da subito per la sua versatilità, imbracciando e ‘strimpellando’ con disinvoltura un banjo mentre ci inonda di samples azzeccati e perfettamente mixati fra loro. La prepotenza di ‘Signal 30’ sposta momentaneamente l’attenzione su Wrigglesworth, solo apparentemente offuscato dal gioco dei ruoli della band, ma in realtà macchina instancabile e base affidabile su cui il suo compagno può svariare in assoluta libertà fra laptop e chitarre. Lo show prende ancora più quota con ‘If War Should Come’ seguita senza pause dalla frizzante ‘Spitfire’, estratta dall’album ‘Informate – Educate – Entertain’ del 2012. Dello stesso lavoro fanno parte ‘Lit Up’, ‘ROYGBIV’, e il pezzo finale ‘Everest’, alla cui introduzione si è addirittura sentito qualche Wooooo di ‘ammerecana’ memoria proveniente dal pubblico, sintomo di come il duo sia riuscito a fare breccia.Willgoose saluta e ringrazia per l’ennesima volta (senza aprire bocca, ovviamente), la gente sfolla con moltissima calma in attesa di un improbabile bis (sempre un buon segno), e qualche aficionado si accalca attorno al banchetto per accaparrarsi magliette, cd e altri gadget a ricordo della serata.Riepilogando, se consideriamo Informate – Educate – Entertain alla stregua di un manifesto d’intenti, direi che per quanto riguarda la parte dedicata all’intrattenimento non possiamo lamentarci.

Di Paolo Sinacore