Katatonia – “The Fall Of Hearts”

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I Katatonia sono tornati con il loro decimo album “The Fall of Hearts” in uscita il 20 Maggio per Peaceville Records.
“The Fall of Hearts” è un viaggio coinvolgente e spesso disarmante attraverso i più cupi inverni metafisici, ma le vostre guide attraverso la nebbia hanno fiducia a sufficienza nei loro cuori per assicurare che l’esperienza è al tempo stesso estremamente arricchente e completamente diversa da quello che il mondo ha da offrire. L’inevitabile scomparsa dell’umanità è ormai incombente, ma i Katatonia continuano a scrivere grazie a gocce vitali di speranza dalle fondamenta della nostra caduta collettiva.
L’album si apre con “Takeover” che ben delinea il sound che avrà tutto il CD, con riff di chitarra estremamente potenti sorretti da un tappeto armonico creato dalla sempre eccellente voce di Jonas Renkse. Seguono le due power ballad “Serein” e il primo singolo rilasciato ”Old Heart Falls” che ammorbidiscono l’ascolto portando alla luce temi importanti per la sopravvivenza dell’umanità. La quarta traccia “Decima” è un prolungamento della precedente, cominciando sul fondo finale per poi ripartire con un tema che all’ascolto sembra essere un evoluzione di quello presente in “Old Heart Falls”, brano per lo più acustico con intermezzi elettrici che ricalcano delle sfumature sulla linea vocale. “Sanction” risulta essere uno dei pezzi più oscuri, soprattutto grazie alle melodie e alla potenza delle chitarre, il tutto sorretto da dei cori che rendono il tutto più funesto. “Residual” sviluppa un sound molto 70’s con scelte ritmiche, melodiche e sonore che richiamano al progressive rock di quegli anni, espediente che sia loro che Opeth utilizzano da vari album, per salire di dinamica e tornare sul versante Progressive Metal nel bridge centrale; verso caratteristico è “And I’m ready to go if you’re already there”, fulcro di questa partenza verso un luogo dove forse la speranza vi è ancora. “Serac” continua il tema del viaggio e dell’attesa con un inizio decisamente potente che poi sfocia in un tema di chitarra accompagnato da tastiere e da arpeggi di chitarra, il tutto per poi sfociare in uno dei primi assoli presenti in questo album. “Last Song Before The Fade” affronta il tema della trascendalità che poi viene continuato e ripreso in “Shifts”, brano che termina ciò che è cominciato nel precedente per terminare poi con un fade che porta a conclusione il tema. “The Night Subscriber” affronta il tema spirituale e tutte le preoccupazioni legate alla propria anima riflettendo su ciò che può influenzare essa stessa; a livello musicale il brano è un mix di break puramente Metal con intermezzi ambient e molto melodici, caratteristica dei Katatonia. “Pale Flag” sembra far riflettere sulla situazione in cui versa il mondo, il tutto osservato dalla propria tomba il tutto enfatizzato dalle armonie di un brano per la maggior parte acustico. “Passer” è l’ultima traccia e comincia con un assolo di chitarra trascinando il brano sul versante metal che rende il brano simile ad un ultimo appunto sul proprio testamento contemplando ciò che ora è il mondo e come sarebbe potuto essere.
Questo album risulta essere la pietra portante della loro carriera già costellata da grandi successi, “Old Heart Falls” sarà certamente uno dei migliori album del 2016 oltre ad essere già uno dei migliori lavori della carriera dei Katatonia.

Giuseppe Negri
Consigliato: Si
Voto: 5/5

“The Fall Of Hearts” tracklist:
Takeover [07:09]
Serein [04:46]
Old Heart Falls [04:22]
Decima [04:46]
Sanction [05:07]
Residual [06:54]
Serac [07:25]
Last Song Before The Fade [05:01]
Shifts [04:54]
The Night Subscriber [06:10]
Pale Flag [04:23]
Passer [06:25)

Jonas Renkse – Vocals
Anders Nyström – Guitar
Roger Öjersson – Guitar
Niklas Sandin – Bass
Daniel Moilanen – Drums

Haken: “Affinity”

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La progressive metal band inglese Haken sta per tornare con un nuovo album che segue la scia dell’EP “Restoration”, uscito due anni fa con il nuovo membro Conner Green al basso. “Affinity” è stato sapientemente lanciato tramite un sito web in versione 8-bit, il tutto interattivo, dandoti la possibilità di interagire e scoprire e tracce del brano e piccole snippet inserendo la password “Verbatim”. Il disco uscirà il 29 Aprile per la Inside Out Music ed ha già due singoli all’attivo con video ufficiale, “Initiate” e “The Endless Knot”, che hanno riscosso successo tra i fan del progressive metal.
Gli stessi membri della band hanno affermato durante questi mesi un ritorno al passato, portando quelle sonorità old school prog nella modernità: beh, in questo album si possono trovare molti riferimenti a band storiche come Rush, Camel, Phil Collins e Genesis, Dream Theater (del periodo “Awake”) ed altri colossi del prog. In brani come “Initiate” e “1985” ci sono chiari riferimenti al passato sia dal punto di vista melodico sia dal tipo di suoni utilizzati, soprattutto dal tastierista Diego Tejeda, senza mai disdegnare intermezzi più “Djent” con dei break ritmici complessi e strutturati. Il brano “Lapse”, quarta traccia dell’album, inizia con un arpeggio e strofa decisamente anni 80, con un ritornello aperto e molto melodico per poi evolversi in una sezione prog-funk nella seconda strofa e negli assoli di tastiera e chitarra. La traccia “The Architect” è il classico brano Haken, quindici minuti di puro progressive metal con poliritmie, blast beat, synth e tempi dispari con l’aggiunta di voci in growl a metà del brano. Decisamente la traccia dal lato più oscuro di tutto l’album con un break fortemente influenzato da armonie e ripetizioni del tema di chitarra alla King Crimson, insomma, una gioia per le orecchie. Nel brano “Earthrise” è forte l’influenza di Phil Collins nelle strofe del brano che poi culminano in un ritornello che cattura l’attenzione dell’ascoltatore grazie alle sue melodie molto anni 80′. La traccia conclusiva “Bound by Gravity” risulta essere una power ballad carica di armonie alla “Visions” con parti acustiche ed un finale con obbligati per nulla banali e carichi di melodia.
Gli Haken ormai sono diventati sempre più il volto del progressive metal moderno e con questo album stanno incastonando man mano i diamanti nel loro anello con album sempre nuovi e performanti. Un album che vi lascerà un senso di soddisfazione massima al termine dell’ascolto tanto che non riuscirete a smettere di ascoltarlo una volta terminato. “Affinity” vi conquisterà e per darvi un assaggio, vi lasciamo con il video del loro primo singolo “Initiate”.

Voto: 5/5
Consigliato: Sì

Giuseppe Negri

Martedì 5 Aprile – 45 SEKKI ospita “Paolo Noise” dei Punkreas

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Martedì 5 aprile 2016 alle 17:00
Drastiko di 45 Sekki
@Radio Kaos Italy [via Eugenio Torelli Viollier, 17 Roma]
Ospite: Paolo Noise (Punkreas)

Un ritorno in grande stile dalle vacanze pasquali per l’appuntamento solito con il Drastiko: a 45 SEKKI oggi l’ospite è Paolo Noise della storica band Punkreas!
Ormai amici di Radio Kaos Italy, i Punkreas pubblicheranno il 22 aprile 2016 il nuovo album intitolato “Il lato ruvido” di cui hanno già anticipato i featuring con Lo Stato Sociale,
 Modena City Ramblers, Tito Faraci e Shiva. Per tutto il resto connettetevi oggi alle 17.00 su www.radiokaositaly.com e ascoltatevi questa super puntata di 45… SEKKI!

William Stravato: “Uranus”

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Il nuovo lavoro del chitarrista romano William Stravato si intitola “Uranus” e con le sue 9 tracce ci porta all’interno delle pure atmosfere fusion/jazz rock che richiamano i grandi artisti di questo genere come Allan Holdsworth, Greg Howe o Brett Garsed. Lo stile di William Stravato si rifà a questi grandi artisti, portando fuori però le sue tipiche scelte melodiche che permettono a tutti di distinguere il suo unico stile con la 6 corde.
La prima traccia “Nemesis” comincia con un intro di 1:33 minuti per poi lasciare spazio ai fraseggi fusion di William sorretti dal solido ed elegante drumming di Daniele Chiantese.
Il basso suonato da Mario Mazzenga la fa da padrone nel secondo brano, “Wormhole”, carico di sonorità più jazz/rock che culminano in un assolo melodico ricco di dissonanze ed “out” playing.
Un bel basso pieno e slappato ci presenta il terzo brano, “Displaced Axes”, dove un arpeggio eseguito con effetti molto spaziali ci conduce al tema eseguito in unisono con il sax, suonato da Massimiliano Filosi, seguito da vari scambi di assoli tra chitarra e sassofono.
Il quarto brano intitolato “Lenny” ci porta in ambientazioni più bluesy con un Hammond pieno e graffiante sia come ritmica che solista, il tutto sorretto da un basso sempre presente e mai banale.
La quinta traccia “Voyager II” si potrebbe considerare – come il singolo di “Uranus” – un brano che ci porta nel vivo della fusion con un tema accattivante, assoli melodici ed allo stesso tempo tecnici, pieni di gusto per le melodie espresse.

In “Mare Tranquillitatis” entra nel vivo il basso fretless che, insieme a chitarra e sassofono, ci porta in un mare jazz arricchito da un assolo di pianoforte eseguito da Dario Zeno, presente alle tastiere in tutti i brani del CD.
Nel brano “Magnitude 6.0” vediamo la partecipazione di Lorenzo Feliciati al basso.
Un riff di chitarra acustica ci porta al penultimo brano del CD, “Miranda’s Suite” che vede la partecipazione al basso di Andrea Rosatelli; composizione che trasuda rock da tutti i pori pur rimanendo in quei fraseggi tipicamente fusion.
L’ultimo brano si intitola “Under a Martian Sky” e ci riporta un po’ a quelle sonorità precedentemente ascoltate in “Cybertones”, CD rilasciato da William nel 2002. Gli accordi aperti di tastiera e chitarra ci portano nell’aperto spazio, soprattutto durante l’assolo a cui un sottofondo di tastiera fa da perfetto shuttle che lancia le melodie solistiche della chitarra.
Album consigliatissimo per gli amanti dei virtuosismi ricchi di melodia e gusto melodico. Una sezione ritmica perfetta permette a William di esprimere tutto il suo playing.

Voto: 4,5/5

Giuseppe Negri

Koza Mostra: “Keep Up the Rhythm”

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Per quanto la musica sia universale, siamo abituati ad essere bombardati da cantanti e gruppi di lingua anglosassone o nativa. Costituisce quindi una piacevole sorpresa, se non un vero e proprio stupore, quando alle orecchie ti giunge della buona musica il cui testo non sia in inglese.
Dai ritmi, le sonorità e anche le apparizioni video spesso fatte in kilt, non ci si aspetterebbe mai che i Koza Mostra (//www.koza-mostra.com/ ) non siano una folk band irlandese, ma lungi dal provenire dalla Terra Verde, i membri di questo gruppo sono tutti originari della Grecia e cantano – a differenza di molti gruppi che prediligono l’universalità dell’inglese – nella loro lingua.

Già esibitisi in Italia in occasione del Folk Festival in Umbria nel 2013 e nel 2015, i Koza Mostra esordiscono sulla scena europea in occasione dell’Eurovision Song Contest 2013, in cui rappresentano la Grecia e conquistano il sesto posto. Sul palco presentano il loro singolo più famoso: “Alcohol is free”, assieme a Agathonas Iakovidis.

Nel suo album d’esordio Keep up the rhythm, rilasciato dalla Platinum Records, il gruppo greco spazia con fluidità dai generi folk tradizionali (come il rebetiko) al ritmo martellante dello ska e alle sonorità punk. L’album, vincitore di tre platini, è disponibile sia in CD, sia in download sui canali della Platinum Records.

Un ascolto originale, per chi non vuole fermarsi ai puri confini della musica, ma preferisce spaziare tra i generi e le realtà minori dell’industria musicale.

M. M.

Wolfmother: tutti i dettagli sul nuovo album “Victorious”

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I Wolfmother, già vincitori di un Grammy Award, hanno pubblicato il loro nuovo attesissimo album “Victorious” il 19 febbraio su Universal Music Enterprises. La band sarà in concerto all’Alcatraz di Milano l’8 maggio.
Il seguito di “Cosmic Egg” del 2009 e di “New Crown” dello scorso anno è un’elettrizzante testimonianza dell’arte del compositore, cantante e chitarrista Andrew Stockdale. Registrato agli Henson Studios di Los Angeles con il produttore Brendan O’Brien (Pearl Jam, AC/DC, Chris Cornell, Bruce Springsteen), l’album contiene canzoni taglienti, cariche d’inventiva e senza compromessi e possono già essere annoverate tra le migliori mai scritte dalla band.
Stockdale iniziò a lavorare sul disco lo scorso gennaio nel suo studio Byron Bay nel New South Wales, occupandosi di tutti gli strumenti e utilizzando il medesimo approccio impiegato per l’album di debutto una decina di anni fa. “Agli esordi suonavo chitarra, basso e batteria, e presentavo poi le mie idee al resto della band con cui mettevo mano agli arrangiamenti. Ho pensato che sarebbe stato bello tornare a quell’approccio, realizzando i demo e suonando tutto. È un buon modo di lavorare perché lo stile risulta così più coeso”.
Oltre ad occuparsi delle voci, Stockdale ha suonato il basso e la chitarra accompagnato da Josh Freese (Nine Inch Nails, Bruce Springsteen, A Perfect Circle) e Joey Waronker (Air, Beck, REM) che si alternano alla batteria.

“Siamo voluti tornare a quel BIG SOUND. L’album è l’esatto bilanciamento tra l’energia garage e una grande produzione. È selvaggio, energico e perfetto per il palco principale di un festival”.
I Wolfmother hanno lasciato per la prima volta il segno nel 2005 con il debutto omonimo che era esattamente ciò di cui il rock’n’roll aveva bisogno all’epoca: un disco capace di resuscitare un genere ed allo stesso tempo esplodere nel mainstream.
L’album è diventato disco d’oro negli Stati Uniti, Regno Unito e Canada e cinque volte platino in Australia, paese natale della band. Il singolo “Woman” è entrato nella top-ten della Hot Modern Rock Tracks Chart e ha vinto un Grammy per la “Migliore Performance Hard Rock”. Le loro canzoni sono apparse in film (Shrek, Jackass, Due Date, The Hangover I, II & III), videogiochi (Need For Speed, MLB: The Show, Saints Row) e spot televisivi (Apple, Mitsubishi). Rolling Stone l’ha incluso tra i migliori album dell’anno, Q Magazine l’ha definito “divertimento immenso”, NME ha scritto che il disco ha “tutti i requisiti del rock & roll” e l’ha definito “assolutamente, totalmente da brividi”, mentre Pitchfork ha sottolineato “il bilanciamento tra il carnoso vintage metal e le melodie stoner rock”.
Guidati da Stockdale, i Wolfmother si sono costruiti una solida fanbase in tutto il mondo, suonando davanti a platee enormi, compresi festival come Coachella, Lollapalooza, Bonnaroo, Isle of Wight, Rock Am Ring, Reading e Leeds, oltre a dividere il palco con icone del rock come Aerosmith e AC/DC. Quando i Led Zeppelin sono entrati nella Music Hall of Fame britannica, i Wolfmother sono sTati invitati come ospiti e la band di Stockdale ha ricambiato l’apprezzamento suonando una elettrizzante cover di “Communication Breakdown”.
Dieci anni dopo la loro nascita i Wolfmother sono tornati con il loro migliore lavoro di sempre. Con “Victorious”, Stockdale arriva ancora una volta nel momento giusto: in un’era dominata dai download di singole canzoni, questo è un album che vale la pena ascoltare dall’inizio alla fine.

Gli A Perfect Day annunciano l’uscita di “The Deafening Silence”

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Gli A Perfect Day hanno firmato per Scarlet Records, che pubblicherà il secondo album della band “The Deafening Silence”il 18 marzo 2016.

Formatisi nel 2011, gli A PERFECT DAY nascono da un’idea di Andrea Cantarelli, chitarrista e co-fondatore dei LABYRINTH, e comprendono il batterista Alessandro Bissa (LABYRINTH), il cantante Marco Baruffetti, e il bassista Gigi Andreone (ODD DIMENSION).

Ispirati dai suoni post-grunge, metal, rock and hard rock, gli A PERFECT DAYsono una di quelle band in cui la melodia gioca un ruolo fondamentale, così come l’abilità di questi musicisti di serie A e arrangiamenti di classe.

La band ha pubblicato l’album di debutto su Frontiers Records con il talentuoso Roberto Tiranti (LABYRINTH) al basso e alla voce e si è guadagnata immediatamente l’attenzione per la sua capacità nel combinare atmosfere molto rilassate con sonorità aggressive, in maniera davvero unica. Roberto ha lasciato il gruppo nel 2014 ed è stato sostituito da Marco Baruffetti, che ha portato il suo talento e un’atmosfera positiva negli APD.

La band dichiara: “Siamo estremamente eccitati all’idea di pubblicare questo nuovo album. Abbiamo lavorato molto duramente per oltre due anni, cercando di mantenere intatto il marchio stilistico del nostro debutto, ma allo stesso tempo evolvendoci in molteplici direzioni. Le canzoni sono in-your-face, le melodie sono immediatamente capaci di catturare l’attenzione dell’ascoltatore e il suono estremamente variegato attrarrà un’audience ampia e diversa”. Prodotto in collaborazione con Giovanni “Meniak” Nebbia (co-produttore e ingegnere del suono di LABYRINTH,VISION DIVINE, TIMO TOLKKI), descritto come il “quinto membro della band”, l’ album – la cui tracklist sarà svelata ai fan il 18 febbraio su Facebook (www.facebook.com/APDBand) – offre un’esperienza unica. “Abbiamo messo insieme il disco sorretti da una grande fiducia, senza sentire il bisogno di includere canzoni commerciali. L’abbiamo realizzato per noi stessi; volevamo dare vita a qualcosa di cui essere orgogliosi anche negli anni a venire. The Deafening Silence vi farà intraprendere un viaggio che non dimenticherete!”.