[Kaos Live Report] Guido Möbius @ Fanfulla – 22/03/2017

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“Berlino? È come stare sulla Prenestina”…

Tralasciando questa improbabile dichiarazione di Max Gazzè, e anche le varie anologie da gentrificazione che alcuni quartieri berlinesi hanno con il nostro Prenestino/Labicano, la sera del 22 marzo in via Fanfulla da Lodi si è respirato un po di aria teutonica grazie al sound avantgarde dell’eccentrico Guido Möbius.

Direttamente da Friedrichshain, quartiere “hip” della Berlino Est, uno dei protagonisti della scena creativa di quei lidi, ha l’arduo compito di cercare di convicere l’avventore “pignetino” medio che la cultura non si sintetizza in discorsi pseudo filosofici da apericena o disquisizioni da mancati mastri birrai davanti a una delle tanti birrerie artigianali che assediano il quartiere.
Missione in cui si impegna anche il circolo Fanfulla 5/A, i quali propongono la serata a ingresso gratuito per tutti i soci possessori di tessera.

Verso la mezzanotte “l’artigiano” sonoro tedesco comincia a dare vita al corollario di pedali analogici e effettistica sparsa sul pavimento del piccolo club romano. Quello che si percepisce subito dalla sua musica, è la totale mancanza di pretese e la semplicità melodica che rende accessibile e godibile a tutti la complessità del suo lavoro sonoro fatto assemblando vari elementi elettro acustici.

Impossibile non farsi coinvolgere dalle ritmiche funky o dalle bassline che rimandano a suggestioni post punk. Anche la chitarra, strumento principe della sua proposta, viene spesso espressa con affabili riff jazzy.

Guido si mostra molto comunicativo e coinvolto fisicamente dalla sua musica. La freddezza mitteleuropea e anche di alcuni passaggi elettronici delle sue creazioni, vengono bilanciate dal suo modo di stare sul palco; spesso si lancia in balli quasi sciamanici al centro del semicerchio formato dalla catena di pedali.

I brani scelti per la serata sono principalmente riconducibili all’ultimo lavoro Batagur Baska, molti sono totalmente stravolti e quasi improvvisati in alcune parti.

Inconfondibile rimane la sola title track con le sue tre note di basso e i suoi loop sinistri, potrebbe essere la colonna sonora perfetta per guardare roma dall’alto della sopraelevata Tangenziale est in una giornata grigia.

Il concerto si esaurisce in 50 minuti scarsi, dove l’artista berlinese trova anche il tempo di scherzare con il pubblico stoppando varie volte la “giostra” per fare dell’autoironia sulle proprie capacità da strumentista.

Una serata che avrebbe potuto essere perfetta, peccato che ci fossero soltanto 20 persone che testimonieranno che il Prenestino è stato più vicino a Berlino per una cinquantina di minuti.

Marco Loretucci