[Kaos Review] Head Carrier: il ritorno dei Pixies

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Visto il ritorno della storica band americana, abbiamo chiesto al nostro Giuliano Leone di Radio Sua Maestà un parere a riguardo…

La carriera dei folletti ha avuto il suo apice tra il 1987 e il 1991 quando inanellarono una serie di cinque riuscitissimi album (ci metto anche Trompe Le Monde: a molti fece storcere il naso, chi vi scrive lo adora). Nel 1991 la fine del gruppo. Frank e Kim litigavano in continuazione, troppe divergenze, troppa droga, troppe distanze a livello compositivo. Fine di un gruppo che ha più di tutti influenzato tutto il noisey rock degli anni 90 (Nirvana, Sonic Youth, Pavement compresi…).

Nel 2004 però, con gran sorpresa di tutti, i Pixies decidono di tornare insieme. Solo dal vivo, nessuna uscita discografica a parte un prescindibile brano fantasma (“Bam Thwok”, circolante solo in rete). Tanto basta ai fan. Concerti all’inizio memorabili poi via via fin troppo simili tra loro. Sei anni di greatest hits dal vivo (chi scrive li ha visti a Ferrara, concerto della vita ma già con tutti i dettami della corda tirata troppo a lungo). Altri litigi, nuove discrepanze. Frank e Kim si danno il benservito.

Ci si aspettava il definitivo calo del sipario e invece Black, Lovering e Santiago corrono ai ripari. Ingaggiano un’altra Kim al basso, le fanno fare un tour ma poi via anche lei, arriva Paz Lenchantin (già negli A Perfect Circle e Zwan), incidono un po’ di brani nuovi di zecca, li fanno usciro solo su EP’s e alla fine li raccolgono in un’unica inaspettata uscita discografica, quell’Indie Cindy più frettoloso che necessario. Segue un tour bellissimo e spiazzante, basta greatest hits, in scaletta trovano posto tantissimi brani inediti e b-sides mai eseguite prima (il sottoscritto li ha visti a Ginevra con somma goduria).

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Due anni dopo rieccoli, questa volta davvero senza che nessuno lo avesse chiesto. A dispetto del precedente però questo nuovo Head Carrier appare più compatto e coeso e con una identità più marcata. Molti i brani addirittura sorprendenti anche se i fasti sembrano ormai un ricordo. L’ispirazione c’è ma non sempre basta. I Pixies ci avevano abituati a ben altro ma tutto sommato nel 2016 ci si può accontetare. Ovviamente il furore degli esordi, la voce isterica di Black e la sezione ritmica nervosa e sincopata non sono al loro zenith ma i pezzi ci sono. Se sul disco non ci fosse il loro blasone ma un nome qualsiasi di un gruppo emergente dell’indie rock si griderebbe al miracolo.

Tra i pezzi meritevoli di attenzione, oltre alla title track, “Classic Masher”, “Tenement Song”, “Uhm Chagga Lagga”, e, ladies and gentleman, addirittura la “Where is My Mind” degli anni ’10, ossia “All I Think About Now”. In definitiva diciamo che pochissimi fan dotati di raziocinio si sarebbero aspettati un secondo clamoroso ritorno per quanto riguarda l’uscita discografica di materiale inedito. Bentornati Pixies, allora.