Il giovane rapper romano, Chino è tornato venerdì 30 gennaio 2026 con il nuovo singolo “Stupide Canzoni”, disponibile su tutte le piattaforme con distribuzione Alta Fonte Italia per l’etichetta Grande Onda.
“Stupide Canzoni” descrive il rapporto dell’artista con l’ansia, che diviene protagonista di una lotta interiore in cui non ci sono vincitori; ma da cui si deduce una lucida presa di coscienza riguardo il male che essa produce.
In occasione di questa nuova uscita abbiamo avuto l’occasione di farci quattro chiacchiere con Chino per scoprire più da vicino la sua musica.
- “Stupide Canzoni” nasce da un rapporto molto personale con l’ansia. Quando hai capito che questo stato emotivo doveva diventare il centro del brano e cosa ha fatto scattare l’urgenza di raccontarlo?
Essendo il rap un genere che richiede di raccontare in modo autentico ciò che si vive sulla propria pelle, è stato naturale per me parlare di ansia, uno stato d’animo che fa parte di me.
Attraverso questo brano ho cercato non solo di raccontarla, ma anche di descrivere cosa ti fa provare davvero.
Inoltre, quando il pezzo è nato, mi trovavo in una fase di passaggio nel rapporto con questa emozione: raccontarla è stata una scelta quasi catartica, un’esigenza più che una decisione.
- Nel singolo descrivi l’ansia come qualcosa di ambiguo, quasi familiare, da cui è difficile prendere le distanze. Quanto è stato complesso mettere in musica questa contraddizione senza edulcorarla?
Raccontare l’ansia senza cadere in una descrizione banale o riduttiva è sempre complicato.
Ho cercato di renderla nel modo più dettagliato possibile, mostrando sia quanto a volte possa portarti fuori strada, sia come, in altri momenti, possa diventare uno stimolo utile, almeno nel mio caso, soprattutto a livello creativo.
Non era mia intenzione edulcorarla, ma descriverla con precisione, facendo capire che spesso non è altro che una brutale confusione nel rapporto con se stessi.
- La produzione di RXXMER gioca un ruolo fondamentale, con sonorità morbide e richiami al pop italiano degli anni ’60. Com’è nata questa scelta stilistica e che tipo di dialogo c’è stato tra te e il producer durante la lavorazione del brano?
Il mio rapporto con Rxxmer nasce per caso, al bar del nostro quartiere, Tormarancia.
Dopo aver scambiato qualche battuta è venuta fuori in modo spontaneo la voglia di fare qualcosa insieme, che col tempo si è trasformata in un vero percorso, costruito giorno dopo giorno.
“Stupide Canzoni” nasce durante una delle prime sessioni nel nostro studio: io avevo l’esigenza di raccontare un periodo complesso che stavo attraversando e, mentre ne parlavamo, Rxxmer ha iniziato a buttare giù delle idee.
Ci siamo resi conto quasi subito che il brano doveva avere strofe dure e dirette, ma un ritornello molto dolce, come se la produzione fosse una vera e propria dedica all’emozione.
Rxxmer riesce sempre a cucire le produzioni in modo sartoriale, esaltando quello che scrivo.
- Dopo “Mata La Hurra”, questo nuovo singolo consolida la vostra collaborazione. In che modo senti che il tuo suono e la tua scrittura stanno evolvendo grazie a questo percorso condiviso?
Da quando ho iniziato a lavorare con Rxxmer ho capito quanto fosse importante trovare un suono ancora più legato, quasi visceralmente, a ciò che sono e da dove vengo.
Il fatto di provenire dallo stesso quartiere e di condividere molte visioni ha creato una complicità che ci ha permesso di costruire un suono originale, profondamente coerente con la nostra identità.
Allo stesso tempo restiamo aperti alle contaminazioni e alla sperimentazione, sia a livello musicale che visivo e comunicativo, insieme anche alle altre persone che lavorano al progetto, arrivando a un risultato che sento davvero verace.
- “Stupide Canzoni” sembra voler essere non solo uno sfogo personale, ma anche un messaggio di liberazione per chi ascolta. Cosa ti auguri arrivi davvero alle persone quando si ritrovano dentro le tue parole?
Mi auguro che qualcuno possa riconoscersi in quello che racconto e, attraverso questa descrizione, sentirsi meno solo.
Se il brano riuscisse anche solo a far nascere un dialogo, con se stessi o con qualcun altro, per me sarebbe già tanto.
Non ho la presunzione di essere taumaturgico, ma spero di accendere almeno una piccola domanda su come iniziare a capirci qualcosa.
Foto Credits: Federico Meloni
