Dopo la pubblicazione dell’EP Amor Fati, i Donkeys tornano con un nuovo capitolo della loro evoluzione
artistica.
Il 12 giugno arriva infatti “Campari Gin”, un singolo dalle sonorità alternative punk che affronta il tema
della rinascita dopo la fine di una relazione.
In occasione di questa nuova uscita abbiamo avuto l’occasione di intervistarli, vi lasciamo qui la nostra splendida chiacchierata:
Qual è stata la scintilla che ha dato vita a “Campari Gin”?
La scintilla è stata la necessità di tirare fuori qualcosa che non riuscivamo più a dire in modo normale. Quando certe paure non sono razionali, le parole non bastano. Allora alzi il volume, prendi una chitarra e lo sputi fuori in musica.
Quanto c’è di autobiografico nel brano?
C’è dentro un po’ di noi, ma non è un diario personale. È più una fotografia sporca di quello che succede a chiunque si ritrovi in un momento di caos, che sia emotivo, relazionale o esistenziale. Non è “la nostra storia”, è una storia che può appartenere a molti.
Perché avete scelto proprio il Campari Gin come simbolo della storia?
Perché è amaro, forte, e ti brucia in gola. E perché nei momenti peggiori è facile cercare qualcosa che ti stordisca invece di affrontare quello che hai dentro. L’alcol diventa una fuga veloce, ma non risolve niente — anzi, spesso peggiora tutto
“Adesso sto già meglio” è una convinzione o un tentativo di convincersene?
È un po’ tutte e due. A volte te lo devi dire per non crollare, anche se non ci credi fino in fondo. La verità è che non esiste un interruttore: stai meglio a pezzi, a strappi, e spesso prima ti convinci e poi, forse, lo diventi davvero.
In che modo “Campari Gin” rappresenta un’evoluzione rispetto ad Amor Fati?
È un passo più diretto, più nudo. Meno filtri, meno romanticismi, più realtà addosso. Anche musicalmente e nei testi abbiamo voluto sporcarci di più, uscire dai cliché dell’amore e guardare dentro roba più scomoda: crescita, perdita, confusione. È un’evoluzione perché non cerca di essere carino, cerca di essere vero.
