Jackie, il film sulla first lady visto in anteprima da White Canotta

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Il titolo suggerisce un biopic ma in realtà non lo è, così come non lo era il recente Neruda. Stessa mano, stessa qualità. Uscirà nei nostri cinema il 23 febbraio Jackie l’ultima fatica del talentuoso Pablo Larrain, Alessandro Giglio di White Canotta.

Presentato in concorso a Venezia dove s’è accaparrato il premio per la miglior sceneggiatura e a Toronto dove ha strappato il Premio Platform, il film ripercorre meno di una settimana della vita di Jacqueline Kennedy nei suoi giorni più difficili. Il marito John è stato appena assassinato ed è morto tra le sue braccia nell’auto che li stava accompagnando per le vie di Dallas. Il cranio del Presidente degli Stati Uniti è esploso e con esso la vita della first lady.

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Una donna che è stata icona di stile per la sua classe sofisticata. Tra le più fotografate e osservate ed al contempo la più sfuggente ed enigmatica. Larrain l’ha definita per questo come la donna famosa meno conosciuta dell’era moderna.

Ne viene fuori un ritratto atipico come nello stile del regista cileno. Una ricostruzione fatta di primi piani stretti, di atmosfere nebbiose, soffuse. Una donna che nei giorni immediatamente successivi alla tragedia, dopo aver perso marito e “trono”, rischia di perdere se stessa (illuminanti in questo senso le scene che la vedono dialogare con il prete interpretato ancora magistralmente dal compianto John Hurt).

Tutto è incentrato su di lei, come da titolo. Poteva rischiare di rimanere schiacciata dal ruolo un’attrice qualunque. Sfugge a questo destino ed anzi impreziosisce la trama, l’interpretazione puntigliosa del premio Oscar Natalie Portman (ammiratela se potete in lingua originale, ne vale pena). Curioso notare come chi la diresse nel film che le valse il premio dell’Academy (Darren Aronofsky) figuri ora tra i produttori di questo lavoro.

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Un film più complesso di quel che possa sembrare imperniato com’è sulla rilevanza della memoria come espressione di un passaggio, di vita e della Storia (la stessa che la vede non più solo madre dei suoi figli ma madre di una nazione in lutto). Una riflessione interessante su fede e mito.

Ottimo il cast che vede, oltre ad i due attori già citati, un impeccabile Peter Sarsgaard nei panni di Bob Kennedy, ed un in fondo marginale Caspar Philipson, presente in pochissime sequenze ma incredibilmente somigliante a JFK.
Io non ho dubbi, Jackie è un film da vedere.

di Alessandro Giglio