[Kaos Live Report] AINÉ live @ MONK CLUB – 24/05/2016

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“Dopo la pioggia, col sole tornerai…”. È così che vale la pena iniziare questo articolo su quello che probabilmente è il talento vocale più puro e cristallino della scena italiana soul e neo-soul. Le parole di Ainé nel ritornello del singolo “Dopo la pioggia” scritto e cantato insieme ad un ispirato Sergio Cammariere, fanno pensare proprio ad un simbolico ritorno del sereno nella musica italiana dopo anni di appiattimento nelle produzioni musicali, sia sul versante pop (vittima dello strapotere dei talent show) sia per quanto concerne il panorama indipendente (dove troppo spesso brani anche potenzialmente interessanti non sono supportati da arrangiamenti degni di questo nome o dalla padronanza tecnica e vocale nei live).
“Generation One”, l’atteso primo album di Arnaldo Santoro a.k.a Ainé, è uscito proprio il 24 maggio, in concomitanza con la presentazione ufficiale del progetto al Monk Club di Roma.
Si tratta di un lavoro venuto alla luce dopo vari mesi di gestazione, curato fino all’ultimo dettaglio e prodotto dalla neonata etichetta “Totally Imported” di Francesco Tenti. Il risultato è un eccellente disco di 12 tracce (più la bonus track “Mommy”), impreziosite da featuring con artisti italiani (Ghemon, Sergio Cammariere, Davide Shorty, Gemello) e stranieri (Alissia Benveniste, Kyle Miles) e che ha ricevuto persino l’approvazione del rapper americano Common (protagonista di una jam con Ainé qualche mese fa sul palco del Cohouse).
Una miscela delicata e al tempo stesso esplosiva di neo-soul, hip-hop, pop e soft rock, registrata e mixata nei prestigiosi studi del Forum Music Village dall’ottimo Davide Palmiotto e sotto la direzione e produzione musicale di Pasquale Strizzi, pianista e arrangiatore barese diplomato al Berklee College of Music di Boston.
Abbiamo deciso di raccontarvi “Generation One” direttamente nella sua versione live ascoltata durante il release party al Monk.
Nonostante si tratti di un martedì, il pubblico romano risponde puntuale popolando la sala principale del Monk fin dai suggestivi brani intro “Spirit” e “Madness” che fanno da ponte alla sontuosa apertura con “Dimmi se puoi”, piccola gemma in pieno stile Nu-Soul/R&B, che incanta subito i presenti.
In questo modo Ainé e la sua giovanissima band rompono immediatamente il ghiaccio e conquistano il palco come fossero veterani.
Si continua con “Niente”, riuscitissimo incontro fra groove e melodie pop, per poi passare all’esecuzione di ben cinque brani in lingua inglese (dove forse il vocalist romano da il meglio di sé).

ainé

Di grande impatto la vena profondamente black di “Leave me alone”, il tessuto pregiato e ricco di incastri di “Brighter than gold” e le ballate pop/rock “Be my one” e “Promises”(la prima vicina alle atmosfere di una romantica colonna sonora cinematografica e la seconda che sembra addirittura ricordare la vena acustico/sperimentale di certi brani dei Porcupine Tree), impreziosite dalla chitarra di Alessandro Donadei che interpreta il suo ruolo alla perfezione.
Ainé non può lasciare indifferente, domina il palco da vera star e, benché visibilmente emozionato, non sbaglia nulla. Mai una nota fuori posto, mai una piccola imperfezione, per quello che potremmo definire un controllo vocale e una dote personale valorizzati negli anni anche attraverso lo studio e il confronto quotidiano con realtà internazionali.
Impossibile non menzionare la straordinaria attitudine e il talento dei musicisti che lo accompagnano: Seby Burgio (all’attivo collaborazioni con artisti come Fabrizio Bosso, Francesco Cafiso e Mario Venuti) dipinge sofisticati tappeti al piano e al rhodes che rimandano al percorso di Robert Glasper con il progetto Experiment, alla batteria Dario Panza conquista tutti con una ritmica robusta, personalissima e al tempo stesso raffinata, così come il bassista Emanuele Triglia che non fa mai rimpiangere i colleghi americani che hanno interpretato i brani sul disco.
Sul palco, per un brano, anche l’eccellente trombettista Daniele Raimondi, uno dei giovani talenti più seguiti nel panorama jazz della penisola.
Giunge il momento dei singoli, dove il presente di Ainé abbraccia il suo passato.
“Dopo la pioggia”, il cui originalissimo video diretto dal regista Raoul Paulet ha da poco superato le undicimila visualizzazioni su youtube, va dritto al segno e resta subito nella testa dei numerosi fan presenti; “Cosa c’è” (single track uscita nel 2014) chiude il cerchio e rende magica l’atmosfera coinvolgendo il pubblico che canta a memoria il primo ritornello.
C’è tempo per l’inedito “Dancing for joy” e per una chiusura da pelle d’oca:
il concerto termina con “Nascosto nel buio”, struggente brano dedicato ad un amico scomparso, a metà strada fra il sound di Prince e le delicate melodie del primo Damien Rice.
Con Ainé si sogna ad occhi aperti, il cantante/polistrumentista ci lascia sbalorditi e con un pizzico di amaro in bocca, alla fine di un live magnifico anche se piuttosto breve (circa 50 minuti di show).
Il futuro è alle porte e l’uscita di “Generation One” può davvero rappresentare un cambio di marcia per quanto riguarda la congiunzione fra panorama underground e musica pop in Italia.
Il duro lavoro, la passione e le idee saranno ripagati, su questo non dovrebbe esserci dubbio.
Ad Maiora, Ainé!

Ant De Oto

Il video del singolo “Dopo La Pioggia” feat. Sergio Cammariere:

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