[Kaos Live Report] Father John Misty @Fabrique Milano 16/11/2017

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Giovedì scorso siamo andati a Milano per un evento molto importante: il live di  Father John Misty al Fabrique. Un concerto incredibile raccontato dagli scatti e le parole del nostro Alessio Belli.

Cosa rende Father John Misty il mio artista preferito? Tanti motivi, così preferisco iniziare dalla prima volta che l’ho ascoltato. Tre ottobre 2014, al Late Show di Dave Letterman il Nostro esegue questo brano ed è subito colpo di fulmine. Di seguito l’ascolto del magnifico I Love You, Honeybear e del precedente lavoro, l’esordio Fear Fun. Che personaggio Josh Tillman: lascia la “sicura” batteria dei Fleet Foxes – passati al Fabrique qualche giorno prima della sua data – e dopo alcuni ardui e minimali lavori da solista, plasma l’alter-ego barbuto e sempre capellone Father John Misty: un profeta-sciamano d’amore, libertà, pace e indipendenza. Fa molto hippy, ma c’è molto altro e parecchia sostanza artistica. Un talento cristallino, canzoni superbe, una voce davvero difficile da descrivere, un’indole fuori dagli schemi, acuta, ironica e spietata.

Reputo Pure Comedy –  terza e ultima fatica discografica – il suo capolavoro e uno dei dischi più importanti del 2017. Con passione e attenzione, cinismo e dolcezza, Tillman analizza i drammi dell’uomo contemporaneo (quindi anche i suoi) in un contesto fatto di Trump, social e smarrimento. Ed è proprio il brano che da il titolo all’album ad aprire la serata live al Fabrique di Milano. Prima del musicista di Rockville, sul palco si è esibita Nathalie Mering alias Weyes Blood: angelo americano sempre vicino al synth, la cui voce arriva impetuosa, misto di emotività e forza, direttamente nel petto. L’ultimo album Front Row Seat To Earth la conferma come una delle voce più preziose dell’indie-folk e anche dal vivo la resa della musica è notevole. Dopo i primi brani, confessa ai presenti che l’Italia è il suo paese preferito e io le ho creduto ciecamente fin da subito. Un opening magnifico, di cui non possiamo non citare l’esecuzione di una delle canzone più belle degli ultimi anni (a mio umile e modesto avviso):

Ecco poi apparire dal fumo e il buio Father John Misty. Dopo l’errore di rasatura condiviso sui social (cosa molto rara che il Nostro si confidi tramite questi mezzi), la barba gli è già ricresciuta e con lento incedere e mani nell’abituale cappotto lungo si avvicina al microfono. Il Fabrique è pieno eppure ora regna il massimo silenzio: si percepiscono soltanto gli otturatori delle macchinette di noi fotografi sotto palco. Si sentono così forte che Misty ci riprende, invitandoci a scattare più piano durante l’esecuzione del brano. La più bella cazziata della mia vita. La band è impeccabile ed il brano è l’esecuzione ideale per scaldare l’atmosfera. Il cantante prende subito la chitarra acustica in mano ed esegue Total Entertainer Forever. Tutti cantano gli ormai celebri versi iniziali (e di seguito, ovviamente, tutto il brano):

Bedding Taylor Swift
Every night inside the Oculus Rift

Grandi applausi e urla, mentre si prosegue con i brani di Pure Comedy. Tillman è molto concentrato: me lo aspettavo più istrione e tendente ai sermoni, invece è molto concentrato sui brani, accompagnati dalla consueta gestualità attoriale. Concentrato, ma rilassato. Dalle prime file urlano: “How are you?”  e lui risponde :”Good, thanks!” Sarà così per tutta la prima parte del live, sciogliendosi poco a poco, arrivando a ballare sulle note di “True Affection” con tanto di synth arroganti e luci viola che più Anni ’80 non si può. Simpatico aneddoto, a conferma del mood della serata: la canzone viene eseguita su richiesta. Dal pubblico urlano il titolo del brano e Father John Misty acconsente sul momento, posando la chitarra e dando il la all’esecuzione estemporanea del brano. Estasi generale.

Intanto si va a tessere una scaletta composta dai grandi classici degli album precedenti, intervallati, adesso si, da simpatici intermezzi. Tillman racconto quanto abbia amato la  vacanza italiana a Sorrento con la moglie e di come il suo outfit della serata sia fin troppo “sciallo” (perdonate l’uso della parola tratta dal dialetto romanesco, ma rende bene l’idea), quasi più adatto ad un pigiama party! Ma il cuore del concerto non è qui: è nella sua voce, nell’intensità con cui si concede ad ogni verso, nel modo in cui afferra il microfono e accompagnato solo da pianoforte e faro bianco canta Bored in USA, in uno dei momenti più alti della serata. Eppure il meglio devo ancora arrivare: la doppietta tratta da Fear Fun I’m Writing a Novel Hollywood Forever Cemetery Sings e l’amatissima I Love You, Honeybear ci consegnano un Misty scatenato e trascinante abbracciato da una band irrefrenabile e una folla al settimo cielo.

La pausa prima dei bis è breve – grazie ai calorosi cori di apprezzamento – e appena torna sul palco, Father John Misty non solo esegue la canzone più intensa, complessa e superba di Pure Comedy, ovvero So I’m Growing Old on Magic Mountain, ma regala anche quello che reputo a tutt’oggi il brano che meglio “qualifica” l’artista americano come una delle realtà più preziose in circolazione: Holy Shit. La degna conclusione di un concerto a dir poco indimenticabile. Capito perché è il mio preferito?

Foto e Testo di Alessio Belli

Setlist: 

Pure Comedy
Total Entertainment Forever
Things It Would Have Been Helpful to Know Before the Revolution

Ballad of the Dying Man

Nancy From Now On

Chateau Lobby #4 (in C for Two Virgins)

Strange Encounter

 Only Son of the Ladiesman

When the God of Love Returns There’ll Be Hell to Pay

A Bigger Paper Bag

When You’re Smiling and Astride Me

This is Sally Hatchet

The Night Josh Tillman Came to Our Apt.

Bored in the USA

True Affection (by request)

I’m Writing a Novel

Hollywood Forever Cemetery Sings

I Love You, Honeybear

Encore:

Real Love Baby

So I’m Growing Old on Magic Mountain

Holy Shit

The Ideal Husband