[Kaos Live Report] Joe Victor live @ MONK CLUB – 06/05/2016

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E insomma venerdì mi sono diretta al Monk con gli abiti più estivi di sempre, una macchinetta supersonica non mia, e l’immagine vividissima dell’ultima volta che avevo visto la metà dei Joe Victor a L’Etichetta Prude, l’uno con i capelli come il vello della pecora più morbida del regno, l’altro vestito come un operaio della Fiat. È tutto pieno, sia dentro che fuori, ma c’è pochissima fila alla cassa, e ancora meno al bagno, e questo è un miracolo. Il pubblico pare variegatissimo, e c’è pure una fan di sedici mesi (che poi sono un anno quasi e mezzo) dei McFly’s Got Time, che più o meno sembrano giovani come lei, ma entusiasmano tutti. Mi avventuro per sentire più da vicino i Brothers in Law, che sono veramente fighi. Il tempo di una birretta chiara (che mi costringe a fare il secondo turno in bagno) e salgono sul palco i quattro ragazzi più vintage di Roma Nord.
L’incipit parlava di una macchinetta supersonica non mia con cui mi aspettavo di fare foto supersoniche, ma ve lo dico già da ora, prima di farvi aprire la gallery, che è impossibile, per un profano, fare una bella foto ai Joe Victor, semplicemente perché è impossibile vederli fermi per il tempo che serve al diaframma per catturare un po’ di luce nella sala del caldissimo e buissimo Monk. E i Joe Victor non stanno fermi perché sono entusiasti, perché sono così tanto pieni di allegria purissima che devono espellerla per forza da qualsiasi parte dei loro corpi sudati e molleggiati e giovani. E portano con loro tutta un’aria di altri decenni, ti fanno sentire contemporaneamente come il personaggio di un libro di Steinbeck che mangia lardo e fagioli intorno al fuoco in una qualche parte dell’America Centrale, e come uno qualsiasi che si è preparato una vellutata di patate e zucchine e poi si è avviato a piedi a Casal Bertone per guardare il concerto di uno dei gruppi più entusiasmanti ed emergenti degli ultimi anni. Ed è meraviglioso perché potrebbero assomigliare a un sacco di cose bellissime che hai già ascoltato però poi ti concentri, fai mente locale, ripensi a come suonano loro, e a come sono quando suonano, e capisci che non c’è alcunché che assomigli ai Joe Victor.
E questo perché loro sono felici, sono divertenti, ma si divertono pure e suonano perché vogliono suonare, e lo farebbero a oltranza se qualcuno non li fermasse, ovunque vadano suonano e sorridono, suonano e si guardano tra di loro, ed è come se ti stessero mettendo a parte di quel grande segreto che permette loro di creare musica, di farla venire fuori naturalmente come una risata, ed è come se ti stessero raccontando di quella volta che si sono conosciuti in un bar e hanno cominciato a capire che avevano voglia di suonare insieme e basta, senza chiacchierare troppo, senza dire niente di troppo epico o di troppo complicato. E tu sei lì, inerte e invaso da manciate di allegria potentissima e saltellante, e devi saltellare anche tu, e devi essere felice perché davanti a te ci sono quattro tizi poco meno che trentenni, che suonano come Dio, cantano come Dio, ballano e sudano e hanno i capelli (per lo meno uno) che misurano il doppio esatto della testa, circoscrivendola.

Giorgia Melillo