[Kaos Live Report] Jon Spencer Blues Explosion live @ MONK CLUB – 11/03/2016

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Avete presente la potenza di Mike Tyson quando stendeva l’avversario con un singolo jab? E il fottutissimo tiro da 40 metri di Roberto Carlos che, nonostante la violenza dell’impatto, si insaccò con precisione assoluta scheggiando il palo alla sinistra di Barthez?
Ecco, se avete un ricordo più o meno nitido di queste prodezze sportive, potete iniziare a farvi un’idea di quello che è stato per noi il concerto al Monk Club della Jon Spencer Blues Explosion.
Proprio di questo si è trattato, di uno show in cui la potenza strumentale devastante si abbinava perfettamente ad un controllo del suono e della dinamica ancor più sorprendente. Mai qualcosa di eccessivo o fuori posto, mai eccessi di virtuosismo, mai un attimo di noia.
La “Blues Explosion” del trio newyorchese è apparsa subito evidente fin dall’inizio e c’era d’aspettarselo.
Nati nel 1990 dall’incontro fra Jon Spencer, Russell Simins (batterista degli Honeymoon Killers) e Judah Bauer, hanno all’attivo 11 album in studio e uno “live”, più diverse collaborazioni (remix ed EP usciti solo per il mercato giapponese).
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L’ultima fatica del trio è il disco “Freedom Tower” (2015), registrato presso i leggendari Daptone House Of Soul di Bushwick e mixato ad Harlem da un personaggio influente nel circuito hip-hop come Alap Momin (Dalek).
Il concerto è stato un flusso musicale continuo e impetuoso (pochi attimi fra la fine di un brano e l’inizio del successivo), un connubio costante fra le distorsioni ben calibrate delle chitarre (“Telecaster” per Bauer e l’immancabile “Zim-Gar” di Jon) e la batteria poderosa e minimale di Simins.
Il cinquantenne Jon Spencer si diverte e fa divertire, coinvolge il pubblico spesso e volentieri con la caratteristica voce effettata con l’inconfondibile “slap-back delay” e si abbandona insieme ai suoi compari a lunghi episodi di improvvisazione senza mai risultare prolisso o stucchevole.

In un concerto del genere c’è di tutto, spirito punk, chitarre blues, capacità tecnica degna dei migliori jazzisti e persino modernità funk e hip hop. Il risultato finale è stato circa un’ora e quaranta di storia del rock-blues sotto tutte le sue meravigliose sfaccettature, un’estasi di grinta e sudore, uno spettacolo carico di ricercata “violenza sonora” e di invidiabile personalità artistica che solo pochi “rocker” sanno ancora avere.
In effetti, sarebbe opportuno riflettere sul fatto che i JSBX sono inventori di questo peculiare sound e sono oggettivamente molto meno famosi di band come Black Keys e White Stripes (giusto per citarne due) che ne hanno seguito (in maniera più melodica e meno tecnica ma comunque sia encomiabile) le orme.
C’è poco da fare, “Blues Explosion” non poteva essere nome più adatto per descrivere il talento e l’attitudine “cazzuta” di questi straordinari ragazzacci di New York City.

Ant De Oto – Tips!
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