[Kaos Live Report] Montelago Celtic Festival – 4-5-6/8/2016

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Giovedì 4 agosto, si aprono le porte e si issano le tende. L’Altopiano di Colfiorito (appennino Umbro-marchigiano) si riempe di persone. Il Popolo del Montelago Celtic Festival è tornato a casa, per danzare di nuovo alla luce dei fuochi e al ritmo delle cornamuse.

C’è il sole che cade a picco sulle tende, i più temerari si apprestano già alle docce gelide, in attesa dell’apertura del Mortimer Pub, per gustarsi la prima birra artigianale del festival, o i nuovi cocktail proposti a base di idromele, ambrosia e ippocrasso. Poco più in là, l’accampamento storico prende forma assieme al mercato che vende i prodotti artigianali, mantelli, cinture in cuoio, minuteria celtica… Tutto è pronto per il più grande festival a tema Celtico di Italia, che prevede ore di concerti della miglior musica Cetic-Irish Traditional, Folk Rock, Irish Folk Punk, Celtic Rock, Celtick Punk, Medieval Flok Rock, Paganfolk, ecc… Oltre alla seconda edizione dell’European Celtic Contest.

Ma, come al solito, non è solo la musica a farla da padrona a Montelago. Su tutto, vince l’atmosfera, quel senso di unità che unisce persone provenienti da tutt’Italia e dalle più disparate parti d’Europa; l’ingresso in un mondo magico, fuori dal tempo e dallo spazio della quotidianità, che ti trasporta nel mondo arcano oltre la nebbia, in un frammento di tempo che pare essersi fermato all’epoca dei celti, quando la natura veniva celebrata come divinità e i tamburi risuonavano prima di ogni battaglia.

Il tempo di montare la tenda, salutare vecchi amici e si comincia. Primo appuntamento, sotto al Mortimer Pub, l’ampio tendone che ospita concerti pomeridiani e offre menù celtico e birra artigianale a fiumi.

È il momento di un brindisi, per aprire il Montelago in bellezza come ogni anno, poi il primo giro per gli stand. Anche lì, tante facce conosciute ormai, tra venditori e avventori, più qualche nuova piacevole sorpresa. Gli artigiani hanno già cominciato a mostrare le proprie abilità: chi lavora il cuoio, chi il rame… Ci fermiamo ad osservare, ammirati, quelle lavorazioni così particolari. Alla Tenda Tolkien comincia la lezione/spettacolo su John Keats, seguita dai primi matrimoni celtici della stagione. Qualcuno ha già indossato il kilt, un suono di corno e l’odore delle pannocchie abbrustolite riempie l’aria. Uno degli stand vende assaggi di vino speziato, un altro propone una novità: il vino di visciole. Assaggiamo, ridiamo e scherziamo, mentre il giovedì trascorre con calma. Il festival non è ancora cominciato, ma siamo già ebbri dell’aria magica di Montelago. Già chi è venuto per la prima volta si sente parte di un Popolo a parte, quello celtico e già i primi “VALERIOOOOO!” hanno cominciato a risuonare per il campo.

Tuttavia è alle 21.00 che comincia il vero Festival. L’apertura al Mortimer Pub cattura, come sempre, l’attenzione della gente. Stavolta il gruppo che apre il festival sono gli Ulaid (Celtic-Irish Traditional)(//www.ulaidmusic.com/). Dónal O’Connor, John McSherry e Seán óg Graham fanno la loro figura, con chitarra, violino e cornamusa irlandese. Sono degli esperti nei loro strumenti da almeno vent’anni e la loro musica trascina come poche. La gente si alza dai tavoli. Balla, salta… L’euforia la fa da padrona, mentre gli Ulaid terminano la loro esibizione e lasciano spazio ai contendenti dell’European Celtic Contest. Nostro malgrado, il giorno dopo ci aspetta una riconferma matrimoniale e lasciamo il Mortimer per un giro, godendoci comunque la musica che invade l’altopiano. Quando rientriamo in tenda, la musica suona ancora e ci porta verso il regno di Morfeo.

Venerdì 5 agosto è tutta una corsa. L’accampamento storico ormai è montato, il tiro con l’arco disponibile per chi vuole improvvisarsi Robin Hood e alle 11.00 si terrà il corso di falconeria. Ma quella mattina, la nostra meta è la Tenda Tolkien, dove alle 10.30 i nostri amici confermeranno la loro unione, celebrata un anno prima. In veste di testimone, aiuto a prepararsi e mi preparo, insieme all’altra testimone, a svolgere il ruolo di “dissuasore”. Durante la riconferma del legame matrimoniale, in seguito a un anno e un giorno di prova, i testimoni devono impedire allo sposo di raggiungere la sposa, che lo sfida ad entrare nel cerchio per confermare l’unione. La Tenda Tolkien si riempie di risate, mentre, tra battute e placcaggi degni del torneo di Rugby che si terrà il giorno seguente, svolgiamo il nostro dovere. La cerimonia risulta come sempre toccante, di una spiritualità e una commozione che raramente ho ritrovato nei rituali tradizionali. Un congiungimento degli sposi con la Madre Terra, a cui si presentano non più come singoli, ma come Uno, rinnovando i propri voti sulla pietra che costituirà il fondamento del loro nucleo familiare.

Dopo le nozze, come consuetudine, si brinda con idromele, ippocrasso e l’immancabile birra. Il gruppo si divide e andiamo nuovamente ad esplorare gli stand, soffermandoci ad osservare le lezioni d’arpa celtica, di cornamusa scozzese, di chitarra acustica, di tin whistle e di organetto. Alle 15.45, ci ritroviamo di nuovo tutti assieme al Mortimer, ad ascoltare il concerto degli Albaluna, la band portoghese che riesce, con i suoi suoni misti tra batterie e strumenti tradizionali come la ghironda, a creare un tessuto sonoro travolgente, perfetta fusione tra musicalità antiche e moderne. Ignoriamo completamente, per quel pomeriggio, i corsi sugli antichi mestieri del cuoio e dell’argilla e preferiamo dedicarci alla visita all’accampamento storico.

Lì ci sentiamo trasportati ancora di più fuori dal tempo. I membri dell’accampamento vivono quei tre giorni come se fossero in un’altra epoca, privi delle comodità moderne, ma ottimamente organizzati. Tende, abiti… tutto è curato sin nei minimi dettagli e crea un piccolo mondo affascinante all’interno del contesto di Montelago.
La sera ci gustiamo, in disparte, il concerto che si tiene al Mortimer Pub. Si esibiscono i The Moonrings, gruppo francese di Flok Punk irlandese, che interpreta i temi del repertorio anglosassone con un approccio rock e alternativo. Il gruppo ha cominciato la sua carriera nel 2011 e, da allora, ha girato in tutta l’Europa col suo sound inconfondibile.

Seguono i Broken Brow, gruppo celtico-strumentale originario di Lione. Le loro ballate riescono a trascinare tutti nelle danze, grazie alla fusione delle composizioni tradizionali celtiche e medievali, con influenze funk, jazz e orientali. Ma tutti noi stiamo aspettando loro, il gruppo da cui il pub principale di Montelago prende il nome: i Mortimer McGrave.

Alle 21.30 comincia il loro concerto e la folla si raduna sotto il main stage. Quasi tutto il Popolo di Montelago è presente, mentre cominciano a suonare le canzoni del loro nuovo album “Sotto la quinta non è amore” e qualche pezzo del loro repertorio classico. Gruppo di apertura dei concerti di Montelago sul main stage, ma non solo: le loro ballate tra poetico e demenziale riescono a catturare e a far danzare tutti i presenti al ritmo del Celtic Rock. Le loro canzoni sanno di nostalgia, di brughiere innevate, ma anche di quel tono comico irriverente che ricorda un po’ i Gem Boy con le loro parodie. Solo che, stavolta, le risate si fanno al ritmo di sassofono, fisarmonica, arpa celtica e percussioni, in un mix letale che scalda la folla. I Mortimer Mc Grave sono i guerrieri di Montelago, coloro che aprono le danze e che segnano una volta per tutte lo spirito goliardico del festival.

Ma la serata di venerdì è speciale. Subito dopo i Mortimer, sale sul palco un altro gruppo storico del Montelago Celtic Festival: i The Real McKenzies. Il gruppo di Vancouver ripaga, come al solito, le attese. Dopo numerosi tour globali con gruppi di spicco come Rancid, Flogging Molli e Metallica, approdano a Montelago armati di kilt e tanta energia. La loro musica coinvolgente, dove punk, rock e hard folk si mischiano reinventando la tradizione celtica, riesce a scatenare un fenomeno di pogo quasi collettivo. Il sotto palco, conquistato con le unghie e con i denti, quando suonano i The Real McKenzies è d’obbligo, nonostante il rischio di essere calpestati per la troppa foga. Gli effetti scenici del palco vengono accompagnati e amplificati dalla tempesta di fulmini che si prospetta all’orizzonte, di cui gli spettatori si fermano ad ammirarne la bellezza.

Ecco, tuttavia, verso le 23.00, la grande novità musicale di Montelago. Per la prima volta sul palco dell’Altopiano di Colfiorito, il gruppo annunciato e più atteso dalla maggior parte dei presenti: i Folkstone. Non sapevo bene cosa aspettarmi da un live di questo gruppo, ma l’attesa ha ripagato ogni aspettativa. Hard Rock puro, ma composto da cornamuse, bombarde, arpa, cittern, bouzouki, ghironda e flauti… Un gruppo magico, capace di interpretare appieno l’atmosfera celtica e richiamare quella dei migliori pub d’Irlanda. La loro musica è martellante, melodica… sa di idromele e ambrosia ed è quasi difficile – mea culpa – pensare che dei talenti simili siano davvero italiani, perché il loro sound non ha niente da invidiare ai gruppi internazionali. Anche i testi non lasciano spazio all’immaginazione, alternandosi tra introspezione e autobiografia, tra critiche sociali e ballate… Il Medieval Folk Rock si riallaccia alla miglior tradizione dei cantautori italiani, in un mix davvero unico.

Alla chiusura dei Folkstone segue il concerto dei Matching Ties, al Mortimer Pub. Il gruppo tedesco ormai attivo da trent’anni sul panorama musicale, sa ancora farsi valere e trovare il giusto bilanciamento musicale tra folk e ironia. Un sound ballabile, tradizionale e spiritoso, come le cravatte che i membri indossano ad ogni esibizione. L’ideale da ascoltare mentre ti ristori al Pub, stanco e accaldato per le danze precedenti.

Il cielo risplende ancora dei fulmini lontani. Si alza una preghiera che non piova, minando le attività del giorno successivo, ma l’attenzione maggiore è sullo spettacolo naturale che si trova davanti ai nostri occhi. Qualcuno suggerisce che Odino è stato richiamato dalla musica dei The Real McKenzies. Io, personalmente, spero che Odino decida di tornarsene nel Valhalla, perché di dormire in tenda con la pioggia non mi va molto.

A quanto sembrava, Odino aveva deciso di permanere. Sabato 6 agosto si apre col diluvio universale. Stiamo tutti rintanati nelle tende, mentre fuori continua a diluviare. Alcune tende del nostro accampamento sono completamente allagate, altri attorno a noi cominciano una corsa contro il tempo per prendere l’unica navetta della giornata disponibile per tornarsene a casa. Sono bestemmie ed imprecazioni, mentre cerchiamo, nei pochi momenti in cui la tempesta ci dà tregua, di riparare ai danni. Ma lì, a Montelago, solo per quei 3 giorni, siamo dei celtici e la pioggia non ci può fermare. Una volta vestiti e assicurata l’impermeabilità delle tende ci mettiamo in marcia sotto il diluvio per dedicarci alle attività della giornata. Dal torneo di rugby a 7 “Flowers of Montelago”, ai matrimoni celtici, ai dibattiti nella Tenda Tolkien e ai corsi musicali nelle tende apposite, la nostra tenacia viene premiata e, verso le 15.00, la pioggia sembra diminuire d’intensità. Ci godiamo la premiazione del torneo di rugby al Mortimer Pub, scaldandoci con del vino caldo, prima di crogiolarci nel concerto degli Alba Fùam (Irish&Folk Music). Un po’ distrattamente, visto che la pioggia continua a cadere e la nostra preoccupazione va tutta ai fuochi sacri della serata.

Riusciamo comunque a goderci i giochi celtici di lancio della pietra e del tronco, ma la giornata scorre lenta. Il fango e il freddo ci spingono a ripararci in tenda, almeno fino alle 20 quando, dopo una cena veloce, ci apprestiamo attorno alle cataste di legno.

L’atmosfera diventa sospesa. Improvvisamente non sentiamo più né il freddo, né il vento che continua a soffiare forte su di noi. Ecco il momento che il Popolo di Montelago aspetta dall’inizio del festival, il vero attimo in cui il velo tra i mondi si solleva e si entra in un’altra dimensione: l’accensione dei fuochi. E’ Morrigan, l’inno di Malleus scritto apposta per il Montelago Celtic Festival, che prepara la serata e ci lascia rapiti e affascinati, mentre le fiammelle cominciano a divorare il legno della pira. Stiamo salutando in religioso silenzio, con l’eccezione delle note dell’inno, il Nuovo Giorno, il fuoco simbolo di speranza e ritorno alla vita in seguito all’Inverno che si prospetta davanti a noi. In quel momento, si può quasi sentire il pulsare del cuore della Madre Terra sotto di noi, mentre gli elementi danzano e creano fantastici giochi di luce.

La magia non viene spezzata neanche dall’inizio dei concerti sul Main Stae. Il Druido per eccellenza, Davy Spillane, maestro mondiale di cornamusa, accompagnato dalla Montelago Celtic Orchestra, sa bene come mantenere l’atmosfera con ritmi dapprima lenti, poi più rapidi e infine quasi guerreschi e battaglieri. Il concerto d’apertura della serata si inserisce perfettamente in un continuum musicale quasi religioso con l’Inno di Malleus. La scena musicale, per i concerti di chiusura del Festival, è elevatissima. A Davy Spillane seguono i francesi Plantec, che mischiano i ritmi della musica techno con i sound tradizionali irlandesi, creando un mix di Electro Celtic Rock veramente interessante e selvaggio. Ma il mio amore, quella sera, è tutto per gli irlandesi Kila, perfetti eredi della tradizione musicale dell’Isola di Smeraldo, che dopo sei anni tornano finalmente sul main stage di Montelago. La loro musica parla di natura, è ricca della forza degli elementi e pare scaturire direttamente dalle radici più profonde della terra. Mentre suonano i The Moonrings, riusciamo a conoscere Rossa Ó Snodaigh, tin whistle, chitarra, sax, percussioni e voce dei Kila, con cui brindiamo con l’ippocrasso e che ci omaggia dei loro ultimi CD. Credo che il mio inglese non sia mai stato così balbettante come quella sera per l’emozione.

Montelago sta giungendo al termine, sulle note dei Broken Brow. Siamo stanchi, provati dalla giornata tempestosa, ma soddisfatti. Sabato ci addormentiamo sulle note nostalgiche degli Albaluna, preparandoci al rientro alla civiltà del giorno successivo.

La domenica di Montelago è sempre un trauma. La civiltà chiama, ci sono telefonate da fare, treni da prendere, orari da rispettare, ma quei tre giorni al festival forniscono la carica giusta per sopravvivere un altro anno alla vita moderna, tra computer, cellulari e mezzi pubblici.
Ancora una volta, il Montelago Celtic Festival lascia soddisfatti e un po’ amareggiati, perché dovremo aspettare un anno prima di tornarci e rivivere nuove e vecchie emozioni.
Non penso di aver descritto appropriatamente le sensazioni che suscita il trovarsi immersi nella comunità di Montelago, ma posso solo concludere il report invitandovi a presentarvi l’anno successivo a questa fantastica manifestazione. Chiunque vi sia stato almeno una volta, non può esimersi dal tornarvi, perché Montelago, prima di essere un festival, di proporre buona musica (e birra!) e attività interessanti, è un ritorno a casa e alla parte più spirituale di tutti noi.