[Kaos Live Report] Postepay Rock in Roma: Slayer + Amon Amarth 12/07/2016

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Martedì 12 Luglio l’Ippodromo delle Capannelle si è trasformato in un ritrovo di guerrieri vichinghi e di metallari arrabbiati pronti ad assistere ad una serata di serratissimo Metal; gli headliner del Postepay Rock in Roma di ieri sono stati Amon Amarth e Slayer supportati dai “The Shrine”. La band hard rock apre le danze e seppur trovandosi fuori contesto con le ambientazioni della serata, vengono apprezzati dai fans presenti grazie al loro sound californiano con uno stile molto vicino ai Wolfmother; arrivato il momento dei guardiani di Asgaard il pubblico è gremito e pronto ad alzare le corna e a dar sfogo all’headbanging selvaggio accompagnato dal Viking Metal degli Amon Amarth. La band parte subito con dei cavalli di battaglia come “The Pursuit of The Vikings” e “As Loke Falls” per poi passare ad nuovo brano dal loro ultimo album, “First Kill”. Successivamente gli AA sfoggiano una serie di evergreen come “Cry for the Black Birds”, “Death in Fire”, “Deceiver of The Gods”, “Runes to my Memory” e “War of the Gods”; piccola pausa per far respirare i fan stanchi da headbanging e mosh pit a cui segue il discorso di Joan Hegg riguardo un detto svedese sulla birra che recita “Versate una birra all’uomo assetato, versatela allo stanco perché la birra è amica del corpo ed ispira lo spirito”, detto succeduto dalla bevuta di birra da parte di tutta la band dai loro corni, seguita dalla canzone “Raise your Horns.” Giunge purtroppo al termine il live con gli ultimi due brani “Guardians of Asgaard” e “Twilight of the Hammer God” ovviamente preceduta da lampi, tuoni, pioggia e dall’immancabile martellata al palco; gli Amon Amarth lasciano il palco e dopo 30 minuti di sistemazione del palco è il momento degli Slayer. Aprifila è il nuovo brano “Repentless” tratto dall’omonimo album del 2015 e il pubblico è già carico e pronto al mosh più selvaggio. Loro parlano davvero poco sul palco e lasciano l’azione ai loro strumenti facendo assaporare al pubblico vecchie glorie e brani più recenti come “Postmortem”, “Hate Worldwide”, “God Send Death” e poi l’immancabile “War Ensemble” con l’urlo di tutto il pubblico del Rock in Roma. Gli Slayer concedono brevissime pause al pubblico per cambio strumenti ed accordatura, tempo che permette ai fans di recuperare fiato e prepararsi ai prossimi brani “When the Stillness Comes”, “You Against You”, “Mandatory Suicide”, “Fight Till Death”, “Death Skin Mask” e “Seasons in The Abyss” che porta con se il primo cambio del telone sullo sfondo con il logo classico della band. Battute finali anche per gli Slayer che, di fila, ci portano nelle cupe atmosfere di “South of Heaven”, “Raining Blood”, “Black Magic” e per ultima, “Angel of Death” dedicata al compianto Jeff Hanneman con un telo per l’Angel of Death scomparso 3 anni fa. Il Rock in Roma regala ogni anno a noi fan del metal di concerti indimenticabili, davvero un peccato non parteciparvi, ma per coloro che si son persi questo evento, ecco le foto degli interpreti di ieri sera, The Shrine – Amon Amarth e Slayer!

Giuseppe Negri