[Kaos Live Report] Soviet Soviet @ MONK Roma – 03/12/2016

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Scrivere di un concerto è sempre un compito difficile. Usare delle parole finite per descrivere la musica è problematico, si dice sempre troppo poco ed è quasi un peccato. Specialmente se si parla di quella dei Soviet Soviet. Ecco perché.

La band di Pesaro inizia alle 22.30 precise. Il pubblico è poco ma basta qualche canzone per moltiplicarlo. La scaletta è composta dai brani del nuovissimo Endless – pubblicato il giorno precedente – ma anche da brani di precedenti lavori, che poi sono quelli che fanno muovere le teste già al secondo pezzo eseguito.

I suoni sono quelli della new-wave, dei Cure e dei Joy Division privati della superficie triste e gotica, rimpiazzata dalla velocità e dalla sfuggevolezza. Veloci nei movimenti – avete mai provato a fare una foto al cantante-bassista durante un concerto? – e nell’esecuzione dei loro pezzi che si susseguono senza una parola. Veloci a far scorrere il tempo perché un’ora passa senza che ce ne accorgiamo, distratti da giri di basso ipnotici, da una batteria che martella dritta e una chitarra circolare, che sembra muoversi per tornare al punto di partenza.

Ma non vogliamo riportare la scaletta precisa dei pezzi che abbiamo ascoltato, perché non ha senso quando si parla di un concerto dei Soviet Soviet. È un discorso unico, una canzone si lega all’altra sia per sonorità che rispettano un filo conduttore, sia per atmosfera. La macchina del fumo risucchia le tre figure, le quali, più che fisicamente, sono presenti con tutto ciò che creano sul palco. Ma a noi quello è servito, quello è arrivato ed è stato abbastanza per poter dire di aver partecipato al live di una delle band italiane più valide in circolazione (ormai da tempo), tra le poche che si distinguono davvero da questo ritorno – anche gradito – del cantautorato galoppante.

I Soviet Soviet sono un power trio e non hanno bisogno che di loro stessi. Sono tre e si bastano, non servono particolari effetti, controcanti, imbellimenti. Bastano quel sound frenetico e quella voce acidula a fare un concerto degno di essere visto più e più volte.