[Kaos Live Report] The Aristocrats live @ PLANET LIVE CLUB – 18/02/2016

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Di Giuseppe Negri (Heavy Time)

Quando si uniscono tre menti sovrannaturali come quelle di Guthrie Govan (Asia, GPS, Steven Wilson, Solo Project, Hans Zimmer ecc), Bryan Beller (Dweezil Zappa, Steve Vai, Joe Satriani, Dethklok ecc) e Marco Minnemann (Paul Gilbert, Joe Satriani, Steven Wilson, Kreator ecc) il risultato è un mix di jazz, rock, metal, progressive, fusion e chi più ne ha più ne metta. Questi sono The Aristocrats e giovedì 18 Febbraio hanno nuovamente dimostrato che sono un gradino sopra tutti.
Il super divertente trio sale sul palco del Planet Live Club alle 22:00 ed eseguono “Stupid 7” tratto dal loro ultimo album “Tres Caballeros”. Le risate in questo concerto non mancano mai e grazie ai siparietti in un maccheronico italiano e alle storie surreali che si celano dietro ai loro brani coinvolgono tutto il pubblico presente. Guthrie comincia a raccontare il secondo brano, “Jack’s Back”, la cui storia comincia nel primo album nel brano “Furtive Jack”: nella sua mente appare Jack che ruba oggetti di ogni genere alle persone e furtivamente scappa, mentre nell’ultimo album con la sopracitata canzone, Jack fa il suo ritorno in azione. Bryan prende la parola e ci spiega la storia dietro al terzo brano, sempre da “Tres Caballeros”.
È la volta di “Texas Crazypants” che racconta di quando lui, in viaggio a causa del divorzio, fa una fermata per del caffè, ma accidentalmente colpisce con il retro del furgone una macchina ferma, senza accorgersene. Entrando nella gas station viene rimproverato da tre sorelle texane che gli urlano “Hai colpito la mia macchina, hai colpito la macchina di nostra sorella!”. Bryan allora, stufo, chiede aiuto ad un passante che però da ragione alle tre sorelle e il malaugurato bassista è costretto a dare loro 150$, per poi ricevere un abbraccio, non voluto, da una di esse.
Il quarto brano “Pressure Relief”, scritto da Marco Minnemann, lo vede protagonista di un’indipendenza notevole quando nelle ultime fasi del brano comincia a suonare la melodia del pianoforte sul suo iPhone, il tutto mentre continua con le sue parti di batteria.
I seguenti brani “Culture Clash”, “Louisville Stomp”e “Desert Tornado + Drum Solo”, preceduto da “Pig’s Day Off” presente nell’ultimo album (introduzione a cura del giocattolo Oink) provengono dal secondo album “Culture Clash”. L’ultimo pezzo tratto da “Tres Caballeros” è “The Smuggler’s Corridor”, scritto da Bryan Beller da una sua idea ispirata dalla famosissima serie “Breaking Bad”; con le caratteristiche della tipica ballad texana, l’idea alla sua base è l’esser stata scritta come se fosse una seconda sigla per la serie TV.
Arrivati alla metà del brano, Bryan e Marco chiedono di cantare il coro presente nel CD e tutto il Planet si rende partecipe; viene chiesto prima agli uomini con la loro voce e poi salendo di un’ottava, poi al 2% del pubblico, cioè l’audience femminile, poi a due fans venuti direttamente da Osaka per poi chiedere a tutti di eseguire questi cori usando la tipica voce Death Metal.
L’ultimo brano è “The Kentucky Meat Shower” ed è ispirata ad una storia vera avvenuta a Rankin, Kentucky, dove il 3 Marzo 1876 cadde dal cielo carne di cavallo; diverse sono le teorie a riguardo, ma Guthrie ci spiega che degli avvoltoi mangiarono carne di cavallo (già morto da giorni) e quando si trovarono in volo sulla cittadina vomitarono (l’analisi è che gli avvoltoi vedendo un loro compagno eseguire una qualsiasi pratica, siano automaticamente spinti a fare la stessa cosa) quanto mangiato.
Divertente è stato il pensiero finale di Guthrie: “Sapete cosa pensò la gente di Rankin nel 1876? Oh. cibo gratis!”. Come bis il trio esegue “Get It Like That” tratto dal loro primo album “The Aristocrats”.
Il concerto è stato assolutamente fantastico e divertente allo stesso tempo. Il pubblico risponde sempre presente ogni volta che il super trio strumentale calca il suolo italiano e ci auguriamo che The Aristocrats tornino presto in Italia.