[Kaos Live Report] The Warlocks live @ Monk, Roma 12-07-2017

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Serata torrida nella capitale, di quelle umide che ti appiccicano la maglietta addosso, quelle che verso le otto e mezza / nove pensi “Ma chi me lo fa fare di uscire? Me ne resto a casa attaccato al condizionatore”. Io però il condizionatore non ce l’ho e il ventilatore francamente può aspettare, se poi tornano i Warlocks, pure se siamo in mezzo alla settimana, un salto ce lo faccio.
Così mi avvio verso il Monk e quando imbocco via Mirri lo scenario che ho davanti mi sembra a dir poco surreale. E’ pieno di macchine posteggiate e devo fare diversi giri per cercare un buco, che non trovo, così alla fine la risolvo con un parcheggio che sfiora gli estremi del codice penale, ma ci sta.

E’ pieno di gente, mi sembra incredibile che a nemmeno un anno di distanza dalla loro ultima esibizione a Roma (10 mesi fa sempre al Monk, in occasione del Rome Psych Fest – Warm up) la psych-band di Los Angeles abbia richiamato così tanto seguito. Infatti non è così, perché tutta quella gente è sì al Monk, ma per il concerto degli Anathema, che si stanno esibendo in acustico e gratuitamente nella parte open air della venue romana.
La vedo male, oltretutto il concerto dei Warlocks è pure al chiuso: ok, che c’è l’aria condizionata e si sta meglio dentro la sala che fuori, ma il romano “appanzato” e sudato non lo schiodi facilmente, è proprio una questione di chimica, con la pelle che si attacca al divano o alla poltrona, servirebbe un solvente apposito e a quest’ora ormai è tutto chiuso.

Paradossalmente la band di Bobby Hecksher apre il concerto con ‘Isolation’, tratta da ‘Phoenix’ il loro primo album datato 2003, in uno scenario ai limiti della desolazione che, mentre mi appoggio alla transenna non ho il coraggio di girarmi a guardare. Sempre dal disco di esordio arriva anche la hit ‘Shake The Dope Out’ bella solare e 60’s, allora provo a voltarmi per vedere la situazione, conto una cinquantina di persone e penso che almeno è andata meglio di quando sono venute le L.A. Witch, che qualche mese fa ebbero invece la sfortuna di capitare in concomitanza con la partita di Coppa della Roma. E’ bello sentire come alla fine di ogni pezzo i presenti facciano di tutto, tra urla e applausi, per rincuorare la band sul palco, un po’ come a dire:
“Scusate, questa è una città di pupazzi che vanno solo dove va il resto del gregge, per loro avete troppo poco hype, però noi ci siamo. Daje!”

Sembrano giovarne i Warlocks, che comunque sul palco si mantengono sempre composti e compatti, ma comunque calati nel mood giusto, come confermano le espressioni concentrate nei loro visi.
Dal palco arriva il solito muro di suono, un blocco massiccio che ingloba qualsiasi cosa incontri, del resto con 3 chitarre ed un’esperienza ormai di quasi 15 anni i ragazzi hanno ben capito come portare a casa il risultato. Le diramazioni del loro sound si potrebbero descrivere come “la summa” di tutto quello che orbita nella scena neo-psichedelica degli ultimi 20 anni, l’ascoltatore dall’orecchio più fino infatti non potrà non cogliere l’ispirazione ai Brian Jonestown Massacre, o le assonanze con i Black Angles, ma anche tutto il classico background della San Francisco di fine anni 60, spinto fino ad addentrarsi in atmosfere più fosche e noise, con derivazioni vicine alla matrice Black Rebel Motorcycle Club.

Un peccato per la scarsa adesione da parte del pubblico, ma personalmente trovo che sia sempre un piacere ascoltare dal vivo questa band, che probabilmente con l’ultimo disco, ‘Songs From The Pale Eclipse’ poco ha aggiunto a quanto già detto (o che già si diceva) nella scena psych, ma che ha dalla sua un repertorio ed un’attitudine di indiscutibile caratura e che porta una performance di tutto rispetto, decisamente meglio dal vivo che su disco.

Report: Nick Matteucci
Foto: Manuel Aprile