[Kaos Live Report] The Zen Circus @ ATLANTICO – 02/12/2016

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Noi di Alta Fedeltà per Radio Kaos Italy venerdì eravamo all’Atlantico di Roma per il grande ritorno live degli Zen Circus che hanno presentato il loro nuovo album, La Terza Guerra Mondiale.

In apertura Lucio Leoni che sale sul palco salutando il pubblico presente e non nascondendo l’entusiasmo misto ad emozione di trovarsi a suonare su un palco così importante. Accompagnato da Daniele Borsato alla chitarra classica e Filippo Rea alle tastiere, apre co “Na Bucia” e “I gatti di Largo Argentina” per passare ad atmosfere più intime con “Domenica” e “Luna”.

Che dire, Lucio Bu-cho Leoni conferma di essere uno dei cantautori più originali e inspirati in circolazione, ha molto da dire (cosa non scontata di questi tempi) e lo fa bene, mischiando umorismo e malinconia, teatro e canzone, folk e beat campionati, così da non annoiare mai chi ascolta. L’opening si conclude con l’ironia e il sarcasmo di “A me mi”, brano perfetto col quale lasciare il palco alla band toscana.

Alle 22 in punto il Circo Zen sale sul palco accompagnato dall’intro de La Terza guerra Mondiale, il rumore di un elicottero e di bombe esplose a simulare uno scenario post-apocalittico, filo conduttore della nona fatica in studio della band. Chi li segue da tempo sa che ogni loro live è come una grande festa e così è stato venerdì scorso all’Atlantico.

Due novità che saltano subito all’occhio: la prima è il Maestro Pellegrini alla chitarra (ex Criminal Jockers), calato alla perfezione nel ruolo di quarto Zen; la seconda è il pubblico, mai stato così numeroso e variegato, segno di quanto la band, in quasi vent’anni di carriera, sia riuscita a tenersi stretti i vecchi seguaci e contemporaneamente a conquistarne di nuovi e soprattutto di giovani.

Appino, Ufo e Karim mancavano (e ci mancavano) live da quasi due anni e tutta la loro energia e la voglia di tornare a suonare e divertirsi insieme sono state sprigionate in più di due ore di concerto. Avvio dirompente che con soli tre brani ripercorre un po’ gli ultimi sette anni della band: “La Terza Guerra Mondiale”, “Canzone Contro la Natura” e “Gente di Merda” aprono un concerto bello carico e a tratti devastante, dove pochi sono gli attimi di respiro per il pubblico, incitato con sarcasmo a fare sempre più casino.

Si passa poi alle canzoni dell’ultimo album: l’autoironia verso la provincia di “Pisa Merda”, “Non voglio ballare”, “Ilenia”, “Il terrorista” fino ad arrivare all’unico momento “intimo” di tutto il concerto con la ballata L’anima non conta, accolta calorosamente e a gran voce.

Gli Zen hanno messo in scena uno spettacolo completo, canzone dopo canzone hanno accontentato tutti i presenti, vecchi e nuovi estimatori, proponendo quasi un greatest hit dal vivo che ha compreso: “Vent’anni“, “Figlio di Puttana”, “I qualunquisti”, “Nati per subire”, “Vecchi senza esperienza”, “L’amorale”. A metà concerto poi, il Circo Zen ritorna trio busker, a ricordare, con la solita ironia, il loro passato di “musicisti di strada”. Karim rispolvera l’amata washboard per eseguire “Mexican Requiem” (dal loro primo album 1998) e “Ragazzo eroe”, mentre il maestro Pellegrini viene simpaticamente spedito a chiedere spicci tra le prime file.

Eh si, perché un concerto degli Zen è anche fatto di scherzi, prese in giro tra loro e provocazioni verso il pubblico; quindi dopo esserci mandati tutti affanculo ed esserci augurati buon natale, sperando che nonna quest’anno ci regali i contanti, la festa si avvia al termine. Ma ogni festa che si rispetti ha invitati di eccezione, ecco quindi alternarsi sul palco il genio di Giovanni Truppi con Ti voglio bene Sabino, Francesco Motta con “La fine dei vent’anni” e l’immensa Nada con “Senza un perché”, ed è stato emozionante vedere artisti di questo spessore condividere palco, musica, pubblico ed abbracci.

A termine del concerto la quadratura del cerchio con “Andrà tutto bene”, brano dalla lunga coda psichedelica sulla quale gli Zen, ad uno ad uno, lasciano il palco e un pubblico sfinito e senza voce ma completamente soddisfatto da due ore piene di concerto, dove Appino Ufo e Karim non si sono certo risparmiati, riuscendo a far divertire, incazzare, commuovere e ballare e divertendosi loro per primi.

Hanno confermato di saper tenere un palco come pochi altri in Italia; del resto gli Zen Circus rimangono uno degli ultimi gruppi del nuovo millennio ad aver costruito la loro carriera con anni di sana gavetta live, partendo dalle strade e andando a conquistarsi il pubblico serata dopo serata. Viva il Circo Zen quindi, ma viva anche Lucio Leoni, Giovanni Truppi, Francesco Motta e Nada per aver reso un concerto bello ancora più bello.