[Kaos Live Report] Tortoise live @ MONK CLUB – 20/02/2016

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Le aspettative sono alte per chi non ha mai assistito a un loro live ma, probabilmente, anche per chi ne ha già avuto l’occasione. Il live dei Tortoise è sold out, tant’è che parte del pubblico romano è costretto a fare dietrofront all’ingresso del Monk Club.
Il fermento e l’attesa sono attenuate dall’opening di Sam Prekop, collega d’etichetta della band (prodotto anche lui dalla Thrill Jockey), e il suo synth modulare che ha riscaldato a dovere il pubblico con un’elettronica minimalista, lanciando la folla nel giusto mood della serata.
Il passaggio di testimone avviene intorno alle 22.30, l’aria si fa quasi irrespirabile e il palco diventa invisibile per via della quantità di persone presenti. On stage ci sono due batterie speculari per John Herndon e John McEntire, un vibrafono, vari sintetizzatori, il basso di Doug McCombs e la chitarra di Jeff Parker.
I Tortoise usano poche parole se non per saluti e ringraziamenti, ma compensano il loro silenzio con la musica di cui sono autori. “The Catastrophist”, ultimo album pubblicato a sette anni di distanza dal precedente, sancisce ancora di più il legame che li ha sempre uniti alla città di Chicago, dove la band è nata alla fine degli anni ’80, che oggi è considerata il centro nevralgico della sperimentazione musicale americana.
L’intero live è una successione di suoni e ritmi coinvolgenti, soprattutto nella parte finale in cui il groove la fa da padrone non lasciando alcuna possibilità di rimanere immobili. Si passa da temi semplici a variazioni jazz e latine.
È proprio la sperimentazione musicale che viene messa in scena sul palco del Monk, in un susseguirsi di brani recenti e pezzi del passato in cui è piacevole perdersi.