[Kaos Live Report] Youth Lagoon live @ MONK CLUB – 18/02/2016

0

Lo scorso 18 febbraio Alta fedeltà era presente al Monk Club per uno degli ultimi live in assoluto di Youth Lagoon: circa due settimane fa, infatti, Trevor Powers ha annunciato la volontà di mettere la parola “fine” al progetto, affermando tramite Twitter di avere ancora molte cose da dire ma non più attraverso Youth Lagoon e che questa conclusione sarà solo l’inizio di qualcos’altro.
Dopo l’opening dei Mild High Club, band pop-folk californiana, alle 23.00 Trevor Powers sale sul palco, rivolgendo un fugace “come state?” alle centinaia di persone presenti che vengono immediatamente catapultate nel suo privato universo sonoro con “No One Call Me “e “Highway Patrol Stun Gun”, entrambe estratte dal suo ultimo album “Savage Hills Ballroom”. Subito dopo i synth intonano il motivo iniziale di “Cannons” che riporta invece alle origini del progetto Youth Lagoon: “The Year Of Hybernations” (2011) è infatti l’album con il quale l’artista ha esordito a soli 22 anni.
A questo punto Trevor sembra uscire dal suo stato ipnotico e si rivolge ancora al pubblico chiedendo “Vi state divertendo?”. Alla risposta esaltata dei presenti, risponde con un lapidario ed ironico “beh io no!” che serve da introduzione alla successiva canzone “Rotten Human” presentata come “una canzone sulle persone di merda”.
Da questo momento in poi l’artista ventisettenne pare immergersi totalmente nella sua musica, abbandonando ogni tipo di inibizione e iniziando a muoversi sul palco come un eccentrico direttore d’orchestra: rivolgendosi agli altri componenti, li invita a suonare sempre con maggior enfasi i pezzi successivi “Sleeps Paralysis” estratto dal suo secondo album “Wondrous Bughouse” (2013) e “Again”, una canzone sulla quotidianità oramai governata da social network ed Internet, per poi tornare con la traccia solo strumentale “Doll’s Estate”, in un’ atmosfera più intima e ovattata. A questo punto Powers chiede ai tecnici di spegnere le luci color pesca sul palco “mi sembra di stare su una spiaggia… Ma purtroppo non è così”. Si passa poi dai delicati suoni di “July” alla solitudine di “Officer Telephone” per arrivare all’accusatoria “The Knower” sulla quale Trevor riprende a danzare come un pazzo. Dopo aver presentato i componenti della band, chiude con “Kerry” e infine con la commovente “Dropla”. Richiamato sul palco per il bis ha deliziato i presenti con una versione ridotta di “Mute” e dopo aver ringraziato il pubblico ed essere rimasto solo sul palco con le sue tastiere, ha salutato con “17”.
Questo è stato dunque l’ultimo live romano di Youth Lagoon, che ci ha regalato qualcosina di più di un concerto, concedendoci il privilegio di entrare nel suo mondo, un mondo dove la musica non è solo show ma anche terapia contro le paure, le ansie, i dolori è il luogo dove materializzare i propri umori e le proprie eccentricità.
Il viaggio di Youth Lagoon si concluderà “definitivamente” il prossimo 11 giugno a Londra, rimangono quindi poche occasioni per ascoltarlo live, ancora non si hanno notizie su quando Trevor Power tornerà con un nuovo progetto, noi restiamo in attesa, curiosi di conoscere quale sarà la sua nuova identità.