[Kaos Live Report] Mokadelic @ Monk Roma 26/11/2016

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In un sabato sera particolare, dove si trova tranquillamente tempo e modo di consumare un lauto aperitivo prima di un concerto in programma alle 22.45, la performance dei Mokadelic sul palco del Monk è il finale perfetto.

Il gruppo romano si fa anche attendere, ma poco importa. Il pubblico non vede l’ora di abbandonarsi al post rock evocativo e avvolgente della band, capace di creare un’atmosfera unica, mai noiosa, anche se a tratti particolarmente soave e delicata. Il supporto visivo alle loro spalle è un simbolo di quello che più intimamente rappresentano i Mokadelic: una macchina perfetta che sforna colonne sonore riuscendo a legare musica e immagini come pochissimi altri.

I saltatori con gli sci che si susseguono sulla rampa fanno da sfondo alla splendida “…but I Will Come Back”, pezzo che apre il concerto contribuendo immediatamente a modellare i nostri sensi, istintivamente persi nella suggestiva cornice di un palco magnificamente riempito in ogni suo elemento: i componenti della band sono schierati ai lati, come se volessero lasciare la scena a quello che il proiettore mostra sullo schermo. E osservano insieme a noi, quasi come non fossero loro i veri attori protagonisti dello spettacolo.

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L’ultimo lavoro, Chronicles, si manifesta nella splendida doppietta formata da “Sleep One Eyed” e “Nest Memories”, preludio all’attesissima scarica di adrenalina rappresentata dalle tracce della colonna sonora di Gomorra.

Nel mentre un mix di immagini d’archivio di sport estremi e imprese mozzafiato d’altri tempi si alterna allo spettacolo armonioso della natura, perfezionando sempre più il connubio audio-video che caratterizza tutto il concerto. Senza voler essere banale, devo però sottolineare l’effetto elettrizzante di “Doomed to Live” accompagnata da alcune delle scene più famose della già citata serie tv diretta da Stefano Sollima.

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L’encore si chiude con “Panda Strip (Part One)”, tratta da Hopi (datato 2006) in un crescendo di chitarre che ricorda vagamente la struttura di “Rano Pano” dei Mogwai. Non è un caso, e senza dubbio non è una cosa negativa: sono tante le sonorità che riportano alla mente la band scozzese, e se vi piace il genere non può che essere un bene. Alla fine la sensazione che prevale è quella che un simile spettacolo potrebbe andare avanti per ore, e tale sarebbe l’estasi che il tempo sembrerebbe sempre volare.

Di Paolo Sinacore