[Kaos Live Report + Interview]Hugo Race @Init 13/11/2015

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Ant De Oto di Tips!
@Init [Roma]
Venerdì 13 Novembre 2015

Hugo Race è uno di quei musicisti che hanno tanto da raccontare e trasmettere sul palco.
A maggio è uscito “The Spirit”, il suo ultimo album in studio, il tredicesimo inciso con la sua storica band “True Spirit” e in questo novembre è partito il suo tour europeo con ben sei date nella sua amata Italia.
Il cantante e chitarrista di Melbourne ha infatti vissuto diversi anni in Sicilia e ha collaborato con numerosi artisti italiani (Cesare Basile, La Crus, Sacri Cuori, ecc.), coinvolgendoli nelle proprie produzione o dando vista a veri propri progetti musicali (Hugo Race Fatalists).
Il nuovo disco “The Spirit”, prodotto dall’etichetta tedesca “Glitterhouse Records”, è stato ben accolto dalla critica e dal popolo del rock-blues italiano ed è in effetti un gioiellino: le atmosfere cupe e polverose della musica di Race emergono ancora una volta in tutta la loro pienezza evocativa, confermando il mix di qualità e di impatto emotivo presente fin dai primi album del songwriter australiano.
Il concerto comincia verso le 23, con il pubblico dell’INIT (peraltro ignaro dei fatti che stavano avvenendo il quel momento a Parigi) diviso fra gli amanti del blues e delle atmosfere cupe dei True Spirit e gli altri giunti per assistere al successivo concerto dei Flipper, storica band punk/hardcore californiana. Particolare da non trascurare , considerando che la performance di Hugo Race & True Spirit risulterà coinvolgente e fruibile anche per coloro che avevano fatto il loro ingresso all’INIT in attesa del secondo concerto.
Il live parte subito con la magia della voce baritonale di Hugo, accompagnato dall’inseparabile chitarra e da una sezione ritmica robusta ed efficace, composta da batteria (Brett Poliness) , basso (Chris Hughes) e occasionalmente dalle percussioni. Dall’altro lato, eccezionale il contributo dei due polistrumentisti Nico Mansy (chitarra elettrica e tastiera) e dell’italiano Michelangelo Russo, che stupisce il pubblico con tappeti e assoli a colpi di armonica, tromba, moog ed effetti.
La band propone un repertorio avvincente e mai noioso, dove il blues elettrico si sposa con estrema naturalezza con le sonorità dark e new wave, che hanno caratterizzato il percorso musicale di Race assieme ai Birthday Party e i Bad Seeds di Nick Cave (Hugo Race è stato membro di entrambe le band durante la prima parte degli anni 80).
Spiccano sicuramente il singolo “Elevate my love”con un giro di basso deciso che ricorda gli album di qualche anno fa di Barry Adamson (anche lui ex Bad Seeds), il blues graffiante e cadenzato della fantastica “Man check you woman”, il sound torbido di “Dollar quarter”, nonché le numerose citazioni e i brani del passato, macchiati di toni dark e krautrock (“Mushroom”, dei tedeschi Can)
In sostanza, un concerto che non ha affatto deluso le aspettative dei fan e che ha conquistato anche il pubblico di fede noise/punk che attendeva la performance successiva dei Flipper.
Hugo Race si diverte, presenta spesso le canzoni in italiano e si congeda dal pubblico con un sincero “Vi amo!”.
Dopo lo show l’abbiamo incontrato nel backstage per una breve intervista fatta in collaborazione fra TIPS e INDIELAND per Radio Kaos Italy.


(Ascolta l’intervista!)

INTERVISTA HUGO RACE @ INIT, ROMA
(A: Antonio De Oto; H Hugo Race)
A: Siamo qui, per RKI, ad intervistare Mister Hugo Race, dopo aver apprezzato il suo concerto. Allora, prima domanda: il tuo ultimo album è uscito nel 2015 (The Spirit, ndr) e hai prodotto numerosi album. Perché, al giorno d’oggi, le band non fanno uscire album ogni anno durante la loro carriera come, ad esempio, succedeva a cavallo degli anni ’60-’70?
H: E’ vero. Le band, un tempo, facevano uscire due o tre album all’anno. Credo che la causa sia dovuta alla quantità di musica prodotta nell’arco degli ultimi vent’anni. Oggigiorno ci sono molti artisti che hanno inciso talmente tanti album, molto più che negli anni precedenti, che c’è solo più musica; quindi penso che la gente sia satura e quando penso di andare ad incidere un disco devo chiedermi perché lo sto facendo, se sto facendo un buon disco e se sto veramente creando qualcosa di nuovo o mi sto solo ripetendo.
Infatti con l’album “The Spirit” ho impiegato sette anni prima di inciderlo perché cercavo un’ispirazione. Chiesi ai musicisti della band di comporre l’album insieme a me. E’ stata la prima volta per me fare una tale richiesta. In passato avrei scritto l’album e solo successivamente avrei richiesto i musicisti. Questa volta ho voluto creare una situazione più intima con la band. Così abbiamo lavorato per tre anni per far uscire questo progetto.
A: Qual è la linea che hai tracciato dagli anni ’80 ad oggi? Hai lavorato con molte band, The Wreckery, Dirtmusic, Fatalists, l’esperienza con Nick Cave.
Qual è il filo conduttore che hai seguito?
H: Penso che quando abbiamo iniziato a produrre musica, parlo anche a nome di band della scena musicale di Melbourne degli anni ’80, era perché pensavamo che la musica in quel momento storico non era abbastanza di qualità. Volevamo divertirci con il tipo di musica che volevamo ascoltare. Melbourne era una città molto isolata e non avevamo la possibilità di acquistare facilmente album da Londra, New York o Los Angeles, quindi abbiamo dovuto sviluppare le nostre idee. Parlo per me stesso, ma forse è vero anche per le altre persone che hanno lavorato con me nei Bad Seeds e della scena di Melbourne, abbiamo messo insieme tutto ciò che sapevamo del vero Rock ‘n’ Roll e del Blues.
A: Si, infatti, sulla scena erano presenti molte band…
H: Effettivamente c’erano due concetti diversi per quanto riguarda le band: a Sidney la radio trasmetteva il blues di Detroit, mentre a Melbourne ce n’era un’altra di cui la gente scrive libri e si cerca ancora di darle un nome.
Ora come ora, credo che avesse a che fare con il blues, nel senso di riportarlo all’entusiasmo primordiale di quel genere di musica che non proveniva dalla mente ma dall’anima.
Era questa l’idea!

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A: Ultima domanda in italiano per Radio Kaos Italy. Ti chiediamo, visto che hai vissuto tanto tempo in Italia e collaborato con grandi artisti, che noi apprezziamo molto, come Cesare Basile e Mauro Ermanno Giovanardi (La Crus), qual è il musicista italiano, se c’è, e quali sono i progetti italiani che ti hanno colpito in questi anni, che non hai conosciuto personalmente, ma con cui vorresti lavorare, che ti sono piaciuti e hai apprezzato particolarmente?
H: Difficile da dire. Come scrittore, come testi, io penso, personalmente, che Cesare Basile è molto forte. Non solo perché è un mio amico, ma perché lui è un uomo molto indipendente e segue la sua strada da sempre; perché ha prodotto cose meravigliose nel 1999 (Stereoscope, ndr), tanto tempo fa, e già sapeva esattamente cosa voleva fare. Ancora ascolto le cose che fa adesso. Infatti stiamo collaborando su alcune cose in questi giorni.
Dal punto di vista musicale, i Sacri Cuori mi hanno colpito moltissimo.
A: Tant’è che hai collaborato con loro per il progetto Fatalists.
H: Si. infatti ho iniziato a suonare con Antonio Gramentieri prima dei Sacri Cuori, eravamo amici e abbiamo suonato tanto. Poi lui ha fondato i Sacri Cuori, mentre riguardo il progetto Fatalist è stato costruito in maniera più organica.
Mi piace quello che fanno, nel senso che prendono un sacco di roba storica italiana mista con altre cose e sembra che indichi una strada per la musica italiana, magari in futuro. Nel senso di aprire la mente verso diverse forme di musica, perché se no fosse così la musica italiana rimane isolata, in Italia.
A: Noi di Radio Kaos Italy, siamo d’accordo con te su tutte queste tematiche anche perché cerchiamo proprio di supportare questo tipo di musica anche in Italia.
H: E’ molto importante. E’ una cosa importante da fare!
Traduzione: Azzurra Posteraro
Tecnico Audio, Post-produzione: Luigi Giannetti
Montaggio e simultanea: Simone Mercurio 
Intervista e live report: Ant De Oto

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